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«Radici poetiche del linguaggio subalterno»: il concorso che difende i dialetti

Ogni dialetto porta in sé le radici storico culturali di un popolo, l’identità unica e specifica che ci fa sentire figli di un determinato luogo. La casa editrice il Papavero, attraverso il concorso “Radici poetiche del linguaggio subalterno”, desidera ripercorrere l’Italia e unirla attraverso il filo sottile delle sue meravigliose diversità, vuole recuperare quelle radici, lasciarne traccia prima che, come già è accaduto in alcune grandi città, il dialetto si perda completamente lasciando il posto solo ad accenti specifici che rendono riconoscibile la provenienza e l’appartenenza a un luogo piuttosto che a un altro. Ripercorrere l’Italia attraverso una lingua (più lingue) familiari e affettive per combattere in parte quell’assurda afasia emotiva che sembra dilagare a macchia d’olio. Recuperare un linguaggio atavico, viscerale che ci consenta di parlare da cuore a cuore, di scavare con ogni parola nel vivo delle emozioni e della semplicità d’animo, perché in dialetto, come sosteneva Raffaele Baldini, poeta romagnolo, «si può parlare con Dio, non si può parlare di Dio». (fonte Corriere del Mezzogiorno, Edizioni il Papavero)

Madrina del concorso è Rosaria Troisi, sorella dell’immenso Massimo,che della lingua napoletana fece una nota sublime e caratteristica della propria arte.

Per chi vuola partecipare qui il bando.

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