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Repressione del brigantaggio: un nuovo studio all’Università di Perugia

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E’ Gigi di Fiore a darne notizia sul proprio blog:

è in libreria un nuovo studio, scritto dal professore Alberto Stramaccioni, docente di Storia contemporanea all’Università per stranieri di Perugia. E’ stato da poco pubblicato per la Laterza, si chiamaCrimini di guerra – Storie e memoria del caso italiano. E le pagine iniziali, manco a dirlo, sono dedicate alla Repressione nel Sud. Nell’elencare alcuni esempi di vicende, su cui da qualche anno, si è ravvivata la memoria nonostante l’assenza di interesse in gran parte degli storici per professione, il docente cita “la deportazione al Nord di migliaia di militari borbonici, nella fortezza di Fenestrelle e a San Maurizio Canavese vicino Torino, mentre al Sud, a Pontelandolfo e Casalduni, furono fucilati centinaia di civili”

Cosa scrive in particolare l’autore del saggio?

“I metodi repressivi adottati dall’esercito al Sud suscitarono nel Parlamento italiano e all’estero critiche e condanne fino a far emergere poi precise accuse per aver compiuto, ante litteram, i primi crimini di guerra o crimini contro l’umanità. L’attenzione si concentrò su alcune vicende tra il 1860 e il 1861″

Come ricorda Di Fiore:

Dapprincipio fu Carlo Alianello, con il suo La conquista del Sud. Fu lui, l’autore lucano dell’Eredità della priora, ad azzardare le prime analogie tra i crimini delle Ss in Italia e la violenza della repressione militare nella guerra contadina nel Mezzogiorno dal 1861. E giù polemiche, accuse di esagerazioni. Paragoni azzardati? Cosa c’entrano quelle migliaia di fucilazioni senza processo, a freddo, assai spesso ignorate nei rapporti militari, dei poveri cristi accusati di far parte o appoggiare le bande dei briganti, con le stragi naziste?

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1 comment

  1. Piano piano verrà fuori tutta la verità e si dovranno riscrivere I libri di Storia……. a quel punto certi nordisti non sapranno dove mettere la faccia