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Salvate Saviano: riportatelo a Napoli!

L’unico modo per salvare Roberto Saviano da alcune inesattezze che da qualche anno scrive su Napoli è quello di riportarlo a Napoli. Eh già perchè lo scrittore di certo non lo fa in mala fede, il problema vero è che manca dalla vita di Napoli da tanto di quel tempo che non conosce più cosa è diventanto e sta diventando una città che nel bene e nel male è sempre stata “liquida”.

L’ultimo “anacronismo” è il seguente:

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Il giornalista napoletano Francesco Andoli descrive bene questa epifania del buon Roberto che va salvato, riportandolo a Napoli:

Il Museo di Arte Contemporanea Madre di Napoli abbandonato? Ma veramente? E da chi? Forse da Roberto Saviano che, nella sua ormai insanabile idiosincrasia con questa città, nella sua totale estraneità alla vita quotidiana di chi, nonostante tutto, qui vi è rimasto, non si è nemmeno accorto che l’autorevole rivista del settore “Artribune” (mica Topolino!), per due anni di seguito, ha insignito il Madre del riconoscimento di migliore museo d’Italia.

E allora – per quanto ti sforzi di assolverlo e giustificarlo in considerazione delle disumane condizioni in cui è costretto a vivere e per l’umana compassione che ne scaturisce – capisci che usa la parola “abbandonato” di default, giusto perché si parla di un’ attrazione culturale e turistica partenopea. Esattamente come fanno quei detrattori a tempo perso contro i quali ci ritroviamo a combattere in trincea brandendo un minimo di sana e onesta controinformazione. Nella sua nefasta incontinenza verbale ci infila l’aggettivo “abbondonato” così, a cazzo di cane, come è buona abitudine ogni qualvolta ci si ritrova a parlere di Napoli. E lo fa persino in un post come questo, apparentemente innocuo e simpatico, ma che ti riserva l’ineludibile amaro sul finale. Adesso, se l’autore fosse uno dei tanti sputtanatori di Napoli per hobby, diciamoci la verità, la cosa potrebbe farci persino sorridere perché, dagli e ridagli, il callo l’abbiamo pure fatto. Ma se a pontificare è un tuo conterraneo con una sovraesposizione mediatica allucinante (oltre 2.500.000 di seguaci solo contando Facebook) allora, abbi pazienza Roberto, ci girano le palle. Sí, perché le conseguenze di una parola usata con così tanta superficialità possono essere molto gravi e vanificare il durissimo lavoro fatto in questi ultimi tempi dal direttore del Museo Madre, Andrea Viliani, e dai suoi collaboratori al fine di risollevare le sorti di una struttura che, tra le altre cose, non è nemmeno un “piccolo gioiello” bensí un “grande gioiello” con uno spazio espositivo di quasi 3000 mq all’interno dello storico e splendido Palazzo Donnaregina in via Settembrini.
Allora, caro il mio conterraneo Roberto Saviano, fossi in te, sarei molto meno felice e orgoglioso di ritrovare un adesivo con la tua faccia di fianco a una tazza del cesso, seppure del cesso del migliore museo di Arte Contemporanea del Paese. Ti basti pensare che, la medesima sorte, recentemente, è toccata a tale Gonzalo Higuain. Fossi in te, rifletterei un pochino su questo…fratm

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