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Salvini, che fa, concilia? E poi diceva che Napoli era la capitale delle multe evase…

foto del 2013

foto del 2013

Basta ascoltarli dal sior Giletti dopo il ragù della domenica, o la sera da Del Debbio, quando tra  un bicchiere di vino e due fave, l’italiano medio si sfoga coi fannulloni e gli immigrati, soffocando la voce della coscienza di ognuno, che ogni tanto ricorda le piccole/grandi illegalità di ciascuno.
Insomma, i superni custodi della moralità e della legalità a trazione rigorosamente territoriale.
Per costoro, anche con eleganti artifizi televisivi e giornalistici, i giusti, gli onesti, gli operosi sono al Nord. Gli irregolari, gli illegali, i delinquenti hanno la residenza in tutti i Sud del mondo. Isole comprese. Eppure, come vado sempre scrivendo, accade sempre che per i severi censori della pagliuzza nell’occhio altrui, la trave finisce sempre per conficcarsi nel…silenzio di gran parte della stampa prona ed asservita.
 
Così si scopre che il magister legis, Matteo Salvini, colui che, tre anni fa, dopo una bevuta di limoncello si metteva “sereno al volante” al volante (come da lui stesso twittato) non vuole neanche pagare le multe che gli vengono comminate dal Comune di Milano.
 
Matteo Salvini e il suo autista sono in corsa per le amministrative di Milano. E in città vanno proprio forte, a 87 chilometri all’ora per l’esattezza. Quando beccano la multa però non fanno i milanesi che pagano, ma mettono in mezzo gli avvocati del partito. Tutto per non sborsare 165 euro di sanzione al Comune che si propongono di amministrare e salvare i punti della patente del dipendente della Lega. Il risultato è un surreale ricorso che fa leva sul “ruolo istituzionale” e sul “rischio sicurezza“. La multa risale al 9 novembre scorso, di prima mattina, mentre l’auto di servizio della Lega passava a gran velocità su viale Enrico Fermi, dove il limite è 70, diretta alla sede della Lega lì a due passi.
 
Salvini, capolista a Milano nonché candidato a leader di tutto il centrodestra, sta dietro. Davanti c’è Aurelio Locatelli, lo storico autista dei big del Carroccio con licenza di agente di pubblica sicurezza che, scarrozzando Salvini, s’è guadagnato pure lui la sua candidatura. E allora: nessuno rallenti la corsa elettorale dei due compagni di viaggio uniti dal partito, dal motore a scoppio e da un singolare ricorso. In via Bellerio la pensano così ma prendono l’imperativo un po’ troppo alla lettera. Su procura del segretario, i legali del Carroccio hanno infatti chiesto di annullare la sanzione con un ricorso di sei pagine depositato l’11 marzo scorso. Non contestano affatto la violazione, certificata da telecamere ben note ai milanesi, ma rivendicano una sorta di “immunità” da codice della strada per il leader. Il passaggio forse più ardito verte su ragioni imperative di sicurezza. I legali ricordano che il loro assistito ha subito “recenti e gravissimi attacchi alla sua persona e alla vettura su cui viaggia” e per questo la sua auto “è regolarmente preceduta e scortata da vetture condotte da agenti delle Forze dell’Ordine”, sostenendo una sorta di diritto transitivo a commettere violazioni. È vero, argomentano, che l’auto della Lega è una vettura privata e come tale non può eludere limiti e divieti, come una volante che invece può farlo nei limiti di prudenza e diligenza e “nell’espletamento dei servizi di istituto”, cioè accendendo la sirena. Ma – scrivono – “tale obbligo può ritenersi assolto nella misura in cui l’auto di proprietà della Lega Nord viene affiancata e/o preceduta costantemente da una vettura della PS con apposito dispositivo attivo”. Ammesso che sia così, c’è un problema: le foto scattate al varco elettronico mostrano l’auto di Salvini in perfetta solitudine sul ponte. Nessuna volante, né davanti né di fianco. Così, la multa per ora resta e tocca vedere che cosa ne farà il Prefetto, mentre si scopre un’altra funzione di estrema utilità della scorta ai politici: far da paraurti alle multe che si meritano, perfino nelle città che vorrebbero amministrare.(fonte: Il fatto Quotidiano)
 
Sei mesi fa di Napoli diceva: “capitale delle multe evase”: i santoni del relativismo etico su base d’appartenenza geografica.

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