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San Gennaro vede e provvede

Scherza con i fanti ma lascia stare i santi, sostiene (evidentemente empiricamente a ragione) un vecchio adagio popolare, che conoscono poco sulle sponde dell’Arno.

E se dalle parti di Trigoria, sponda giallorossa, si parla di un pool di maghi pronti a dispensare fortuna a piene mani alla squadra capitolina, ieri sera l’intervento di San Gennaro, chiamato in causa dai tifosi viola dopo i soliti incitamenti all’eruzione del Vesuvio e gli ormai arcinoti cori di discriminazione territoriale (“San Gennaro pezzo di m..”), è stato piuttosto evidente e chiaro.

Se l’intento dei tifosi della viola era quello di offendere i mos maiorum partenopei, hanno trovato contro di loro il patrono che ha deciso di occuparsi, per una sera, di questioni profane. Evidentemente contrariato da quelle assimilazioni fecali.

Due tiri in porta e due gol per la squadra napoletana, mentre la Fiorentina si perdeva in un lungo assedio ed un lampo di luce che accecava l’arbitro su un rigore negato.

Del resto, l’importanza del santo di Benevento, intimamente legata alle sorti della città, in un fitto, invisibile reticolo al confine tra sacro e profano, che a Napoli diventano materie indistinguibili, era nota anche  alle truppe francesi che occupavano Napoli nella breve esperienza della Repubblica Partenopea.

I napoletani arrivarono addirittura a “detronizzare” San Gennaro, accusato di parteggiare per i giacobini, artefici di una guerra sistematica contro la fede cattolica. Il generale francese Jean Étienne Championnet impose all’arcivescovo di Napoli, Capece Zurlo, di dichiarare che la liquefazione del sangue era avvenuta nel giorno dell’arrivo dei francesi. Quando le armate della Santa Fede, guidate dal cardinale Fabrizio Ruffo, giunsero a liberare la città, era proprio il 13 giugno, e il posto di patrono di Napoli fu assegnato a Sant’Antonio da Padova, raffigurato da quel momento con la bandiera borbonica. San Gennaro sarebbe tornato al suo “posto” solo dopo la Restaurazione del 1815, circa quindici anni dopo.
Celebre il Canto dei Sanfedisti, in cui Sant’Antonio è protagonista della riscossa. (Angelo Forgione).

Ma tant’è, I Love San Gennaro…

Ecco il coro


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