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San Leucio : ritorna la seta nell’opificio borbonico

Si torna a tessere la tela in quello che fu uno dei poli industriali più importanti del Mezzogiorno, l’opificio di San Leucio. La notizia è riportata dal settimanale di economia e finanza Il Denaro:

Nel cuore di San Leucio si tornano a tessere le preziose sete. Sulle ceneri, infatti, di quello che fu l’ultimo e forse il più antico opificio presente nella Real Colonia di Ferdinando IV di Borbone e, cioè, nei capannoni dell’allora Aos (Antico opificio serico) con il prossimo dicembre torneranno nuovamente in funzione i telai. L’operazione di reinsediamento (le sopravvissute fabbriche del luogo, infatti, hanno delocalizzato gli impianti ormai già da diversi lustri) è stata resa possibile grazie all’intervento di una famiglia di imprenditori casertani: il Gruppo Letizia Spa.

Ed ancora:

“Setificio Leuciano”, questo il nome della società a responsabilità limitata fortemente voluta da Bartolomeo Marco Letizia, amministratore del Gruppo e primogenito del fondatore Gaetano, per restituire alla Colonia di San Leucio la produzione serica per cui il sito borbonico è diventato famoso nel mondo. Ma anche, più in generale, per recuperare semplicemente la vocazione industriale che è nel dna di questo sito, dal momento che nei piani industriali della famiglia Letizia, oltre al setificio, è previsto anche un laboratorio di ricerca ed una fabbrica di componenti in fibre composite. Ma questo è un altro discorso. “Credo sia un preciso dovere per la nostra famiglia, come cittadini casertani e come imprenditori che traggono utili e soddisfazioni imprenditoriali da altre attività, provare a tenere in vita non solo la tradizione della più pregiata tessitura italiana, ma anche e soprattutto lo spirito che ha informato la prima industria, non solo casertana, ma dell’intero Mezzogiorno”, sottolinea Bartolomeo Marco Letizia. In proposito è appena il caso di precisare, peraltro, che il Gruppo Letizia Spa non è subentrato nella produzione all’Aos – opificio da ultimo ridotto a poco più di una testimonianza di archeologia industriale – bensì ha acquistato in sede di asta giudiziaria da fallimento i soli immobili, che ora torneranno, appunto, per una parte, alla produzione serica originaria e, per l’altra, come accennato, a una diversa attività industriale.

Fonte: Il Denaro.it

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