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Sblocca Italia: 95 comuni lucani a rischio trivelle

Sarebbero quasi 100 i comuni lucani che fanno gola alle società petrolifere, la denuncia è dell’ Organizzazione lucana ambientalista che dichiara:

La legge Sblocca Italia potrebbe aprire scenari inquietanti per il territorio della Basilicata, a breve e medio termine. Si prospetta, infatti, una vera e propria “petrolizzazione” per gran parte della superficie regionale, estesa su 9.992 Kmq. Per la Ola (Organizzazione lucana ambientalista) i dati illustrati da Presa Diretta (Rai Tre) non sono affatto “disinformati”, mentre lo sono quelli di quanti hanno interesse a fare disinformazione sui dati ufficiali. Dopo le 20 concessioni di coltivazione di idrocarburi già operanti in Basilicata che impegnano una superficie di 1.993,99 Kmq, incombono ben altre 18 istanze di permesso di ricerca, con una superficie territoriale “petrolizzabile” pari a 3.856,63 Kmq che interesserebbero 95 comuni lucani.

A questa superficie bisogna aggiungere quella relativa ai 10 permessi di ricerca (di cui 8 attualmente sospesi) pari a 1.358,51 Kmq, 1 concessione di stoccaggio in Val Basento (“Cugno le Macine” della società Geogastock spa) con una superficie di 48,16 Kmq ed 1 istanza di riattribuzione del giacimento marginale denominato “Canaldente” – della società Canoel – pari a 65,26 Kmq.

Il totale complessivo della superficie assoggettata a titoli minerari vigenti è di 7.322,65 Kmq. Essa rappresenta oltre il 78% della superficie regionale. Ma quale sarebbe la mappa del rischio petrolizzazione a breve e medio termine in Basilicata?

Ed ancora:

Per 95 comuni (vedi cartina in alto che riguarda solo le 18 istanze di permesso di ricerca e non le attuali concessioni e permessi di ricerca) si aprono scenari imprevedibili, che potrebbero assumere accelerate incontrollabili, ove si guardi agli attuali status degli iter autorizzativi per il rilascio dei pareri della VIA regionali in via di trasferimento al Ministero dell’Ambiente. Oltre alle 3 istanze già di competenza del Ministero dell’Ambiente (“Monte Foi”, “San Fele”, “Muro Lucano”) potrebbero aggiungersi altre 11 istanze oggetto di sollecito di rilascio di Intesa regionale regionale da parte del Ministero dello Sviluppo Economico già nel 2012 e/o quelle con procedure VIA già avviate. Una petrolizzazione che le comunità e le amministrazioni locali non vogliono e che, invece, il governo Renzi vorrebbe imporre ai territori della Basilicata.

La preoccupazione dei cittadini verte sull’inquinamento ambientale denunciato da cittadini ed associazioni e ai conseguenti danni alla salute.

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