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Se questa è la ripresa io, meridionale, sono la Fata Turchina

Chiariamoci subito: se intendiamo per “Italia” quella che si ferma alle regioni centrali della penisola, partecipiamo pure all’orgia collettiva dell’entusiasmo condito dalla salsa della campagna elettorale, allineamoci alla stampa e ai telegiornali da Minculpop e affermiamo fieri: l’Italia è uscita dalla crisi.

Se invece consideriamo per Italia, anche quelle regioni completamente uscite dall’agenda politica di questo governo, quelle meridionali, allora ci pensano i quotidiani stranieri come l’Economist a dimostrarci che c’è una parte importante di questo paese chiamato Italia che continua la discesa nelle sabbie mobili della crisi, in maniera costante ed inesorabile dal 2007. Impantanato nella sostanza di una economia fortemente duale (e strutturalmente oltre che politicamente, pianificata)

Ecco il grafico dell’Economist:

Cosa ci sarebbe da esultare non lo so visto che come molti economisti sostengono, da Viesti a Savona, questo governo non può continuare a “foraggiare” una economia duale, puntando sulla “locomotiva” chiamata Nord. E’ un non senso. Inefficace.

Scrive Savona: Se si ritiene che la crescita del Centro-Nord possa più che compensare la decrescita del Sud puntando solo maggiori esportazioni, coltiviamo illusioni […] e al Nord, in molti sono convinti che hanno anche una specifica palla al piede dovuta al Sud, nonostante le statistiche da me prodotte con Zeno Rotondi indichino il contrario, ossia che il loro sviluppo beneficia di quel mercato di sbocco.

L’economista invoca interventi pubblici, partendo dalle grandi opere e dall’ edilizia, e anche i consumi azionando le leve esogene dello sviluppo, ad esempio detassando.

Una nazione seria è legata dal vincolo della solidarietà. De Gasperi e Vanoni lo avevano capito. I governanti moderni no.

Ma è mai esistita questa Nazione che pare sempre più un esperimento fallito?

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