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Si è vero, a Napoli siamo animisti e profondamente pagani

Non farò nomi per non alimentare la sete di notorietà di chi continua a speculare e fare audience sull’ethos e le abitudini dei  napoletani, ma, anche ieri sera, con i soliti strascichi odierni della consueta blogger in cerca di presenza sul “webbe”, è andato in onda il consueto teatrino radical chic, spocchioso, che ha definito vergognose le immagini dei funerali di Pino Daniele e al limite dell’animismo certi comportamenti dei fan napoletani. Una eccessiva ed incomprensibile. per loro,  richiesta del cadavere e del sangue (sic!).

Premesso che, basterebbe cercare su Youtube i video del funerale in Piazza del Plebiscito, per notare 100 mila persone composte a partecipare al rito con comportamento quasi anglosassone. In ogni caso, anche a voler cedere all’idea di una certa tendenza all’animismo nei confronti del culto dei morti a Napoli, ma in tutto il Sud, non comprendo per quale motivo bisogna attribuire un valore positivo o negativo ad un comportamento e ad un retaggio antichi quanto il Mediterraneo e la Magna Grecia.

Talete affermava, “Dio è in tutte le cose” dimostrando contaminazioni animiste nel pensiero ellenico che di certo hanno contaminato la cultura partenopea e meridionale.

Si è vero, siamo pagani ed animisti e allora? Vi stupisce? L’affermazione è piuttosto lapalissiana, la scoperta dell’acqua calda. Come spiegare altrimenti il culto animista al limite del feticismo delle ossa al cimitero delle Fontanelle? Ossa che i napoletani hanno preso in custodia nel corso del tempo, anonime nella maggior parte dei casi su cui è stata creata una identità ed una storia, per ciascun omero lucidato quasi quotidianamente o su ciascun cranio disposto ed illuminato con devozione (il culto delle “anime pezzentelle”).

Una volta ho portato parenti non campani, nel cimitero di Pozzuoli (luogo ove custodiamo la porta per accedere all’Ade), dove, quotidianamente, è possibile assistere, intorno alle tombe, a  veri e propri dialoghi,  che vanno avanti per ore, tra i membri della famiglia ed i cari del defunto, che si siedono lungo il perimetro del marmo. Lasciando oggetti, come si fa da millenni in buona parte del e culture del Mediterraneo (e non solo)

dal dí che nozze e tribunali ed are

diero alle umane belve esser pietose

di se stesse e d’ altrui, toglieano i vivi

all’ etere maligno ed alle fere

i miserandi avanzi che Natura

con veci eterne a sensi altri destina.

 

Rimasero piacevolmente stupiti per il senso di legame ed attaccamento che continua oltre la morte, Con contaminazioni animiste? Si, se volete, fa parte della nostra cultura. Mediterranea e magno greca. Anche al limite del feticismo. La medesima cultura intrisa di paganissima pietas che spinge a prenderci cura delle tombe dei defunti che non hanno più alcun familiare in vita “perchè se no pare brutto”.

Trovate tutto ciò vergognoso? Se si badate che certe contaminazioni sono probabilmente anche alla base della religione che praticate.

 

« Restai colpito dallo spettacolo che si offriva ai miei occhi. […] In due larghe gallerie, alte una dozzina e lunghe un centinaio di metri, vi erano allineati migliaia e migliaia di crani e di ossa, illuminati da migliaia di candele. Le ossa sono tutte ben ordinate per tipo e ammassate in precise forme geometriche tranne alcuni crani che sono racchiusi in bacheche di legno o di marmo. »
(Roger Peyrefitte. da wikipedia)

 

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