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Sicilia senza soldi nè peso politico ma ricca strategicamente

Leggevo stamani una serie di considerazioni interessantissime su SiciliaInformazioni.com, che riguardano la Sicilia ma che possono essere per converso estese anche ad altre regioni meridionali come Puglia e Basilicata (per questioni energetiche). O anche la Campania se pensiamo al peso che avuto nello smaltimento (e nell’accoglimento) illegale dei rifiuti che ha alleviato i costi che avrebbero dovuto affrontare altrimenti le grandi e piccole aziende italiane.

Quanto la redazione del magazine online rileva è una profonda apparente contraddizione che riguarda la Trinacria, che poi tanto contraddittoria non è se la si osserva sotto la lente di ingrandimento della logica coloniale.

Dalla Sicilia si spostano realtà industriali importanti come l’Averna e la Fiat, ad esempio, ma raddoppiano tutte quelle realtà industriali legate alla  vendita di prodotti petroliferi e di gas prodotto o veicolato attraverso l’Isola.

A Gela e Ragusa, ad esempio, sono riprese le trivellazioni ed il gas proveniente dall’Africa viene trattato e veicolato attraverso l’Isola per poi arrivare sul mercato italiano ed europeo.

Gli impianti radar Muos di Niscemi sono l’occhio militare americano che osserva la vasta area del Mediterraneo, così come importante supporto logistico forniscono alla Nato le basi di Catania, Augusta e Trapani.

Per quanto riguarda le telecomunicazioni le fibre ottiche:

attraversano l’Isola in lungo e largo, prima di re-immergersi nel Tirreno ed arrivare in ogni parte del mondo, assicurando la navigazione di dati e conversazioni audio-video, oltre che una sorta di “supervisione” del flusso informativo, ove necessario.

 

Se politicamente ed economicamente dunque la Sicilia ha poco peso, strategicamente è importante dal punto di vista militare, energetico e delle comunicazioni. Lo capiranno i politici (quelli “liberi” ovviamente) siciliani?

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