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Sofia Puteolana, eh si, ci hai tradito

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“Avevi già la cittadinanza puteolana, era proprio necessario accettare quella di Napoli, cara Sofia, forse non eravamo all’altezza?”

Ecco , non ci sarà puteolano vero, puteolano nato a Pozzuoli, che in queste ore che precedono la consegna della cittadinanza onoraria napoletana alla signora Scicolone, che non stia elaborando, dal Rione Terra a Monteruscello, dal porto alla piazza fino a rind u cannalon , pensieri di tal guisa.

Perché il puteolano vero, quello che usa l’articolo determinativo u in luogo del più napoletano o (differenza che la buonanima del professore Adinolfi faceva risalire alla presenza ed alla conquista di Dicearchia, Pozzuoli, da parte di quei Rudi barbari Montanari degli osco sanniti) è orgoglioso e fortemente possessivo e giá mal sopporta quella estrema vicinanza con Partenope (di cui ha sempre detto, lo si insegna ai figli della Solfatara sin dalla più tenera etá , “se non fossimo stati così vicini a Napoli, saremmo stati provincia”, sic!). E pure adesso che le province sono state abolite, al puteolano questa ossessione resta viva , questo ancestrale complesso di inferiorità che trae origini dalle pieghe di una storia millenaria che nasce sulla Rocca di tufo del Rione Terra.

E Sofia, due volte colpevole, tutto questo lo sa, perché non ha mai nascosto i pesanti dittonghi della lingua puteolana, neanche in televisione, non ha mai fatto mistero di tifare per la Puteolana neanche in mondovisione durante i sorteggi per i mondiali di calcio del 90. Eh no, l’oltraggio è grosso, il dispetto rivolto ai concittadini non è roba da poco.

Sufäïa (perdonatemi ma le comuni tastiere non contemplano i caratteri necessari per poter scrivere in lingua puteolana) sta a Pozzuoli come i lari ed i penati stanno ai popoli latini, un nume tutelare, una divinità, una leggenda metropolitana. Ogni qualvolta viene a Pozzuoli “a trovare la zia” ( e credetemi non esiste famiglia puteolana che che non vanti amicizia con la zia centenaria di donna Sofia, a cui pure è dedicata la sala cinematografica della città) la voce dell’arrivo si diffonde dai vicoli del centro storico fino a “Pozzuoli alta” con un tam tam di rara efficacia: ed infatti non è difficile trovare sempre una folla di puteolani pronti a renderle omaggio come si fa con le statue dei patroni durante le processioni cittadine.

Perfino l’Istituto Virgilio (l’imponente complesso scolastico situato aret ‘a croce) dove donna Sofia ha frequentato le scuole magistrali, conserva ed espone nelle occasioni importanti la pagella della illustre alunna. Ed il “Pino Daniele” puteolano, il neo melodico del Rione Toiano, Franco Calone, la chiama a musa ispiratrice nella sua “Pozzuoli”, canzone che sta al popolo della Solfatara come Napul’è sta a quello partenopeo.

Eh no, cara Sofia, da puteolano da oltre una cinquantina di generazioni, nato nell’ospedale cittadino, con tanto di prozia amica della tua, ti confesso che l’annuncio del conferimento della cittadinanza napoletana ha ferito anche me, non læva fá! (tra l’altro pure i maggiori tabloid cittadini , volutamente, stanno ignorando la notizia per lesa maestà).

Solo l’uso del sacro e gutturale idioma puteolano, quello tanto sbeffeggiato dai vicini napoletani, come una sorta di profanazione cercata e voluta in casa di Partenope, all’atto di ringraziamento davanti al sindaco De Magistris, potrà lavare l’onta.

Con immutata stima

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