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Solidarietà ad Emanuele Feltri, dopo la nuova intimidazione

Quindici giorni fa, il primo avvertimento: quattro delle sue pecore erano state uccise a colpi di fucile e una sgozzata lo attendeva davanti la porta d’ingresso. Oggi il terrore torna a bussare alla porta di Emanuele Feltri, proprietario di una piccola impresa biologica nella Valle del Simeto. Venerdì mattina ha ritrovato uno dei suoi animali sventrato con accanto una sbarra di ferro coperta di sangue. Ma il coraggioso bio-pastore non si è arreso ed è subito corso a denunciare le minacce subite. Prima su Facebook che dai carabinieri e la notizia si è diffusa tra le centinaia di amici, conoscenti o semplici cittadini che si sono mostrati solidali.

Così scrive Emanuele sulla sua pagina Facebook:

è davvero surreale o forse non ci siamo mai resi conto di chi controlla realmente il territorio e a questo punto anche le nostre vite. Dopo l’episodio del 30 giugno, le mie denunce, la passeggiata e l’assemblea di solidarietà, dopo giorni di presidio a Sciddicuni con tanti cari amici venuti anche da lontano per non lasciarmi da solo, dopo tutto questo e un silenzio assordante da parte delle istituzioni e delle forze dell’ordine che non hanno ancora fatto nulla di concreto e nemmeno proposto di farlo sul piano della mia sicurezza personale e sul controllo di quel territorio dove è ovvio che girano interessi grossi forse troppo grossi, tanto da permettere a degli sconosciuti di introdursi nuovamente nella mia proprietà dove fino alle 4 di ieri mattina c’era un fuoco acceso, dei torcioni che illuminavano il piazzale, delle macchine parcheggiate e un evidente presenza di più persone a farmi compagnia dentro casa. con sicurezza data solo da un evidente copertura su più fronti un ultimo chiarissimo messaggio è stato lasciato proprio accanto la mia abitazione. neanche a dirlo. una pecora morta con il ventre squarciato e una sbarra di ferro insanguinata abbandonata accanto! Stavolta pochi dubbi sulla veridicità dell’ episodio: foto, testimoni più che attendibili, denuncia immediata ai carabinieri e il gelo che riscende lungo la mia schiena. Lo sconforto, lo sconforto e poi la rabbia per una Sicilia ancora una volta offesa e violentata, un senso di sopraffazione mi ha colpito inesorabile e ho impiegato ore a scrollarmelo di dosso! Non so cosa accadrà ma so di sicuro che quella è la mia terra e non sarò io ad andarmene dalla valle del Simeto!

A lui ed a tutti i giovani che lottano per il proprio futuro, la nostra solidarietà!

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