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Sud: per il Pd va tutto bene, tutt’ a post!

Mi veniva segnalato ieri un interessante articolo di Giuseppe Lanese sul magazine online “Resto al Sud” che riporta un dossier di Palazzo Chigi sul Sud.

Senza farvela troppo lunga, il dossier sostiene che il PD ha operato in maniera virtuosa per il Sud (e quindi non c’è poi tanto da lamentarsi, va tutto bene) perchè ha condotto alcune “operazioni” che hanno salvato importanti siti produttivi e quindi posti di lavoro e soprattutto: 1) l’impianto Ilva di Taranto e 2) grazie allo “sblocca Italia” avrebbe  “con i suoi due articoli ovvero 36 e il 38 ha di fatto accelerato le attività estrattive là dove esse erano già avviate da anni, ma che avevano bisogno di superare una serie di lentezze burocratiche soprattutto a livello locale per poter essere proseguire.”

Premesso che taluni accordi tra Governo ed aziende che nel pezzo vengono citate tipo: la vendita del sito campano della Ericsson agli americani della Jabil e dei poli Ansaldo Breda di Napoli, Reggio Calabria e Palermo ai giapponesi della Hitachi, non assicurano (nè garantiscono nel lungo periodo) in alcun modo la permanenza delle attività produttive in quei luoghi e neppure l’attuale regime occupazionale, quello che veramente stupisce, e che ancora di più dimostra la lontananza del sentimento piddino dalla realtà meridionale e della assoluta ignoranza del Sud, sta nel pontificare la bontà dell’industria siderurgica pesante (e del consistente inquinamento che reca agli abitanti, vedi Taranto) e delle trivellazioni.

Proseguendo in tal modo una visione arcaica di una destinazione industriale del Mezzogiorno la cui vocazione (enogastronomica e turistica) negli ultimi cinquant’anni è cresciuta tantissimo tanto è vero che risultano essere due settori, driver (trainanti) dell’economia meridionale.

Secondo Confartigianato, scrivevo in un post di qualche mese fa:

Il Sud sta anche diventando un ‘laboratorio’ di nuove piccole imprese in settori trainanti: manifatturiero, alimentare, energie rinnovabili, Ict, turismo, smart city, trasporti, edilizia. In questi settori, l’artigianato nel Mezzogiorno conta 348.633 aziende, il 25,1% del totale delle imprese artigiane. […]

Alimentazione e turismo made in Sud hanno messo in moto la crescita di piccole aziende. Le imprese artigiane del settore alimentare sono 36.394, pari al 40,2% del totale nazionale. In aumento anche il settore dell’agriturismo, con 3.709 aziende, pari al 17,7% del totale. Quanto al turismo, le imprese artigiane coinvolte sono 65.927, vale a dire il 30,6% del totale nazionale.
In particolare, il Mezzogiorno è un ‘giacimento’ di specialità alimentari di qualità: appartengono infatti alle regioni meridionali 106 prodotti agroalimentari DOP e IGP,  pari al 40,9% del totale nazionale di questa tipologia di produzioni.
“Quelle dell’artigianato e delle piccole imprese – sottolinea Rosa Gentile, Vice Presidente di Confartigianato, delegata al Mezzogiorno, che ha presentato alla Convention il Progetto Sud 2020 – sono potenzialità che vanno aiutate ad emergere con azioni di sostegno coerenti con le peculiarità del patrimonio imprenditoriale del Mezzogiorno. La programmazione della prossima stagione dei Fondi europei 2014-2020 è una occasione da non perdere per valorizzare il ‘tesoro’ imprenditoriale del Mezzogiorno. Per far questo, dobbiamo assicurarci l’accesso ai nuovi finanziamenti promuovendo un migliore utilizzo delle risorse e degli strumenti che l’Europa ci mette a disposizione”.

A tale scenario va aggiunto quello che vede (parlo di una realtà geografica che conosco) in talune aree della Campania la rilocalizzazione produttiva dei grandi marchi della moda (ad esempio del calzaturiero e che prima investivano in Oriente) che utilizzano piccole aziende a conduzione familiare, per la propria produzione, visto il bagaglio storico di know how e qualità di cui godono

Davanti a questa realtà, anzichè porre in essere tutte quelle condizioni logistiche e strutturali (alta velocità ferroviaria, trasporti, strade, infrastrutture portuali), anzichè abbassare il costo del denaro (che al Sud è più alto) per favorire questi driver, anzichè creare professionalità in grado di esaltare questi volani di sviluppo (come non ricordare i tagli operati agli atenei del Sud) a cosa aspira il sentimento piddino? Ad esaltare l’industria petrolifera (o quella pesante) che crea scarsa occupazione, è altamente inquinante, versa sul territorio royalties più basse di quelle riservate ai paesi comunemente definiti del Terzo Mondo, e che non ha sedi legali nei territori in cui operano (proprio come l’Ilva) Ciò si traduce nel fatto che le tasse locali che pagano riverberano i propri benefici altrove.

Poi ci ammorbate con la solita solfa “hanno tutto per sviluppare il turismo e non sono in grado”. Già, ma se a qualche chilometro di distanza ci piazzateil pozzo petrolifero o il sito di industria pesante che scarica a mare e nell’aria la sua monnezza, capite bene che viene difficile sponsorizzarne la “beltà del loco” e la bontà dei prodotti della terra.

Infine una piccola chiosa: il Salento quest’anno ha registrato un boom impressionante di turisti. Per raggiungerlo non c’era alcun Frecciarossa. In compenso per Rimini o Riccione, ne avreste potuti trovare di stracolmi.

In questo banale esempio il gap tra le macroaree del Paese.

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  1. […] Senza farvela troppo lunga, il dossier sostiene che il PD ha operato in maniera virtuosa per il Sud (e quindi non c’è poi tanto da lamentarsi, va tutto bene) perchè ha condotto alcune “operazioni” che hanno salvato importanti siti produttivi e quindi posti di lavoro e soprattutto: 1) l’impianto Ilva di Taranto e 2) grazie allo “sblocca Italia” avrebbe  ”con i suoi due articoli ovvero 36 e il 38 ha di fatto accelerato le attività estrattive là dove esse erano già avviate da anni, ma che avevano bisogno di superare una serie di lentezze burocratiche soprattutto a livello locale per poter essere proseguire.”(continua) […]