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Sulla Sicilia troppe imprecisioni, lettera aperta a Riccardo Iacona

presaIl professor Massimo Costa, scrive su LinkSicilia, una lettera aperta a Riccardo Iacona, dopo l’ultima trasmissione di Presa Diretta

Gent.mo Iacona,
ho visto gran parte della sua puntata di Presa Diretta, “Grecia Italia”, e – per ciò che riguarda la Sicilia in particolare – ho deciso di scriverle.
Ho deciso di scriverle perché complessivamente mi fido del tipo di informazione che Lei fa. Talvolta capita di sentire amici o conoscenti che di fronte a notizie o servizi apertamente faziosi dicono “perché non gli scrivi?”. Di solito non raccolgo mai questo invito. Con i giornalisti faziosi e prevenuti non vale neanche la pena di perdere tempo. Con quelli seri, se sbagliano, sì.
Per questo le scrivo. Nel suo servizio, in molte parti veritiero e meritorio, ci sono alcune inesattezze piuttosto gravi per un mezzo di divulgazione così importante come il suo.
Vengo all’errore più clamoroso, anche perché lo ha ripetuto più volte nel corso della serata: la Sicilia ha un deficit di “5 miliardi”. 5 miliardi, capite? Un’enormità, un paradosso, uno scandalo,…
Ora, guardi, se mi conoscesse saprebbe che io qui in Sicilia sono stato sempre o quasi un oppositore di chi ci ha, di volta in volta, governato. Ma qui ha preso un grosso, grossissimo granchio.
Molti profani, come lei, confondono la grandezza flusso (il disavanzo, cioè lo sbilancio tra le entrate e le uscite), con la grandezza stock o fondo (il debito vero e proprio, cioè la differenza tra le attività e le passività, ovvero addirittura soltanto le passività lorde, senza neanche sottrarre le attività).
Tecnicamente il “deficit” appartiene alle seconde, ma viene scambiato per le prime. E così ha fatto lei.
In altre parole, se – per ipotesi di scuola – la Sicilia diventasse domani mattina un paese indipendente ed ereditasse il solo deficit della Regione, questo sarebbe pari a meno del 10 % dell’intero PIL regionale, contro al 134 % o giù di lì dello Stato italiano. Saremmo cioè lo Stato più solido dell’Unione Europea, dopo il Lussemburgo!
Dirlo come lo ha detto lei, equivarrebbe a dire che l’Italia ha un deficit che supera i due trilioni di euro, che – quella sì – è una vera enormità. Ma il vincolo del 3 % o il pareggio in bilancio o il rientro del debito a tappe forzate del Fiscal Compact, non comporta alcun azzeramento di quella grandezza fondo (semmai un suo ridimensionamento in vent’anni a soltanto, si fa per dire, il 60 % del PIL) ma solo del disavanzo, cioè del flusso.
Ora la Regione sbilancia, se sbilancia, di poche centinaia di milioni di euro, su un bilancio di circa 15 miliardi di euro. I 5 miliardi sono invece debito consolidato che, certo sono un problema, ma non come sembra far credere.
In altri termini, avere 5 miliardi di debito per una Regione che ha le dimensioni di un medio stato europeo (più dell’Irlanda o della Danimarca) e quasi tutte le funzioni pubbliche trasferite dallo Stato italiano, non è assolutamente in sé un fatto patologico. Cosa pretendereste? Che una Regione non faccia mai assolutamente neanche un centesimo di debito? Il debito è una cosa, il disavanzo è un’altra cosa completamente diversa. Non so se sono stato sufficientemente chiaro.

In altre parole il debito non pesa sulle uscite del bilancio finanziario se non per le rate in scadenza, proprio come per l’Italia e per qualunque altra amministrazione nello spazio e nel tempo. Se uno studente di Economia mettesse il debito tra le uscite sarebbe immediatamente “bocciato”, capisce? E’ come dire che il bilancio di una famiglia è “sotto” di 100.000 euro sol perché ha comprato una casa…mentre magari gli equilibri sono a posto e le entrate sono in grado di far fronte al pagamento delle rate del mutuo. Forse così è più chiaro.
In questo modo non fate sufficiente luce sulle reali condizioni finanziarie della Sicilia, anzi accreditate un’immagine del tutto fuorviante. Credo che il solo comune di Torino o di Roma ne abbiano di più di debiti, per non parlare, appunto, dello Stato…
Poi ci sono altre inesattezze piuttosto gravi nel vostro (e purtroppo non solo nel vostro) servizio. Non ve lo imputo, perché quando si parla di Sicilia si parla sempre per luoghi comuni, ma – che diamine!- di fronte alla gente che sta morendo di fame, vogliamo cominciare a mettere i puntini sulle i? Altrimenti, al di là delle giuste responsabilità della classe politica (in egual misura statale, regionale e locale), si degenera facilmente in un “antisicilianismo” viscerale che alimenta solo odio e che fa scambiare la vittima, che qui E’ LA SICILIA, con il carnefice, facendola passare per “fancazzista” e sprecona (mi passi il termine volgare).

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