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Svelato (forse) il mistero dei voti leghisti in Sicilia

 

Per mesi ci siamo arrovellati sul senso e la natura del voto leghista al sud. Più di 35mila preferenze incassate dal carroccio nelle regioni meridionali.

Oggi forse un tassello del puzzle può essere sistemato al posto giusto e trovare collocazione nel più vasto fenomeno di politica (forse, eh non si sa, ci vogliono sempre tre gradi di giudizio) collusa con le attività criminali.

Usiamo ovviamente il condizionale e ricordiamo che sono tutti innocenti fino alla sentenza definitiva.

Salvo Palazzolo, su La Repubblica di oggi, riporta di una serie di arresti compiuti in Sicilia e, per quello che riguarda la nostra personalissima indagine scrive:

Mafia, un patto fra Palermo e Canada: 21 fermi I boss votavano il sindaco siciliano della Lega

L’ultima indagine dei carabinieri ha svelato anche le complicità eccellenti dei padrini: nell’ottobre 2012, avrebbero sostenuto la candidatura alle Regionali di Giuseppe Scrivano, il sindaco di Alimena (Palermo) che è stato candidato con la lista di Nello Musumeci, il candidato di centrodestra alla presidenza della Regione. Scrivano è stato candidato anche alle ultime Politiche, come capolista della Sicilia Orientale per la Lega Nord e numero due in Sicilia Occidentale. Questa mattina ha ricevuto un avviso di garanzia per voto di scambio: le intercettazioni lo hanno sorpreso mentre contatta alcuni boss di Bagheria per avere voti alle Regionali. Secondo la ricostruzione dell’accusa, quei voti sarebbero stati pagati. Scrivano è risultato il primo dei non eletti della sua lista per le Regionali 2012, con 4.166 voti. A febbraio, poi, ha consegnato al partito di Bobo Maroni il 22 per cento dei voti di Alimena, un piccolo comune di 2000 abitanti: in lista, Scrivano si era portato la moglie e diversi parenti. E con orgoglio dichiarava: “Sono parenti, sì. Ma non ci sono amanti, come accade in altri partiti. Tremonti mi ha studiato. Ha visto che sono una persona perbene e mi ha dato via libera”.

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