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SWG: il Sud è una polveriera pronta ad esplodere

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Così Pino Aprile dal proprio porfilo Facebook commenta un recente dossier della SWG sulla rabbia che monta al Sud:

“Rabbia. Risentimento. Disgusto per la politica. Ansia e apprensione per il futuro… Bisogno di mutamenti forti, decisi, netti… il dito puntato contro tutte le élite; contro i poteri forti (anche locali) che hanno bloccato, fermato, ma, soprattutto, sfruttato e saccheggiato a proprio vantaggio il Mezzogiorno… Il Sud è sempre più una polveriera… può avere effetti politici dirompenti nel futuro prossimo”.

Sono parole dell’analisi di cosa accade oggi nel Mezzogiorno, di uno dei più stimati istituti di sondaggi, la Swg. Se uno qualsiasi di noi avesse usato queste espressioni, ci saremmo sorbiti i soliti professorini della moderazione, di “ma le responsabilità della classe dirigente locale?” (per caricare tutto sulle spalle della gentaglia-gregaria del posto, e salvare la gentaglia colonialista che impone il sistema e il saccheggio, ma fa campare i professorini); o “è tutta colpa del Sud” (questa vince sempre: mai si trovasse una colpa altrove!); “e perché non spendete i soldi dell’Europa?” (forse perché se li fottono Renzi e Delrio per spenderli al Nord; esattamente come hanno fatto gli altri e Tremonti, prima di loro? Ma dirlo è maleducazione); o “possibile che sia sempre colpa degli altri?” (certo non di quelli che, pur di inondare il Nord di soldi, fanno le autostrade inutili; inutili dighe anti-acqua alta a Venezia: sarebbero bastate le mazzette del Mose a prosciugare l’alto Adriatico; continuano a forare l’Appennino all’amianto per un “terzo valico” che fa solo danni e non serve a nulla, salvo riempire le tasche dei soliti noti; eccetera); e che ne dite di: “ma tutti i soldi che hanno dato al Sud?” (era stata fatta un’agenzia, dal governo Ciampi, per rendere chiaro, momento per momento, dove e a chi andavano i soldi. Fu la prima cosa che il governo Lega-Berlusconi tolse di mezzo, perché non si sapesse). Che faccio, continuo?

Cosa dice questo sondaggio? Che al potere coloniale che ha unificato i confini della Penisola con annessione armata, distruzione delle fabbriche meridionali, saccheggio delle risorse e genocidio della popolazione incapace di apprezzare tanta fortuna, spoliazione che dura da un secolo e mezzo, non basta più raccontare balle sulla storia nazionale nelle scuole; non bastano più i giornaloni, le tv pronti a scatenare campagne “di denuncia” lunghe mesi sui “furbetti del cartellino” che timbrano e vanno al bar, tacendo sulla criminalità finanziaria che sta dissestando parte sempre più ampia del sistema bancario italiano (i dirigenti rapinano gli istituti di credito dall’interno e si arricchiscono insieme agli amici, ben protetti da leggi cucite loro addosso, dall’“aspettiamo la Cassazione” e persino da buone parentele con amicizie in ambienti mafiosi e al governo).

Non basta più accusare il macchinista o il capotreno per le stragi ferroviarie sui binari unici del Sud, in quelle fortunate parti del Mezzogiorno dove il treno comunque c’è, come sia sia.

Non basta più la pagliacciata di un venditore di pentole fallate alla sagra della porchetta, convinto che basti rompere il silenzio con il rumore della sua voce, per prendere tutti in giro. Non ha capito che le pentole fallate (i “patti per il Sud”, “l’Italia è partita”, seee, di testa…) puoi portale una volta allo stesso mercato, forse due, ma la gente poi ti sgama.

Questo sondaggio dice che il Sud ha ritirato, per disgusto (62 per cento), la delega politica a questi peracottari e spende la rabbia accumulata (49 per cento) nell’acquisizione di informazioni, sapere, consapevolezza; in forme nuove di aggregazione per far politica sull’uscio di casa e risolvere da solo i problemi, pur se enormi, o almeno provarci, ignorando le istituti complici e corrotte e muovendosi contro di loro, ove sia ostacolo o parte del problema.

Lo vediamo nella Terra dei Fuochi, a Taranto contro l’inquinamento industriale, in Basilicata contro l’appecoronamento della dirigenza locale e delle istituzioni alle prepotenze dei petrolieri (non hanno manco il coraggio di chiedere che si metta il contatore all’oleodotto, per sapere, così, per curiosità, quanto petrolio si fottono), in Sicilia contro il racket del pizzo, come in Calabria, specie nella Locride. Lo vediamo nel recupero della storia propria, delle eccellenze locali (dal Bergamotto all’accoglienza, ai centri storici…).

Non hanno capito, non hanno voluto capire; hanno paura, adesso, di capire.
“Il tempo sta per scadere e il livello di esasperazione è al calor bianco. L’emergenza Sud non è solo economica e sociale, assume i tratti di un cambio di paradigma politico: un processo di radicalizzazione strutturato e consolidato, che trova nella distanza e nell’essere altro rispetto alle vecchie classi dirigenti locali e regionali il collante dell’identificazione”.
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Non lo dico io, ma la Swg di Trieste. A modo suo, lo aveva anticipato Luigi de Magistris, in gergo non scientifico, ma sicuramente più chiaro: “Vi dovete cacare sotto!”.
Mi sa che hanno cominciato.

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