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20
Mar 15

Basilicata: la giornata mondiale dell’acqua sia riflessione sull’uso degli idrocarburi

Ola (Organizzazione lucana ambientalista)

In Basilicata la giornata mondiale dell’acqua, occasione per riflettere sull’uso e sulla estrazione degli idrocarburi, questo l’auspicio di Maurizio Bolognetti dei Radicali lucani:

“Siamo fatti di acqua, viviamo di acqua, l’acqua è vita. Eppure, in nome del dio denaro, facciamo cose che mettono a repentaglio preziose riserve di acqua dolce, che invece dovremmo preservare e tutelare.

Tra pochi giorni, il 22 marzo, festeggeremo la giornata mondiale dell’acqua. Una ricorrenza che in Basilicata assume un significato particolare e che dovrebbe spingere tutti a riflettere sull’impatto esercitato dalle attività di estrazione idrocarburi sulle preziose e strategiche riserve idriche presenti sul nostro territorio.

In Basilicata, la giornata dell’acqua dovremmo dedicarla al Pertusillo, agli invasi di Montecotugno e della Camastra, alle sorgenti contaminate da idrocarburi.

E dovremmo ricordarci di onorare quell’art. 3-quater del Codice dell’Ambiente che recita: “Ogni attivita’ umana giuridicamente rilevante ai sensi del presente codice deve conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualita’ della vita e le possibilita’ delle generazioni future”.

Spero che – a partire dalle massime istituzioni regionali – si rifletta e si agisca non solo in nome del profitto e dell’interesse di alcuni, ma per tutelare, appunto, i bisogni delle generazioni che verranno, dei nostri figli e dei figli dei nostri figli. Spero che si comprenda che la strada che abbiamo imboccato non potrà che produrre disastri e che il vero oro della Basilicata è rappresentato dall’acqua, fonte di vita e risorsa, essa sì, strategica.

Il geologo Franco Ortolani ha proposto di recente l’istituzione di “Santuari dell’Acqua potabile” e cioè di aree ad “elevata tutela ambientale, inaccessibili a qualsiasi installazione di pozzi petroliferi o discariche o interventi inquinanti”, che possano contaminare acquiferi di importanza strategica.

C’è del buon senso nelle parole del geologo partenopeo e se davvero volessimo onorare la giornata mondiale dell’acqua dovremmo trasformare questo buon senso in azione e sostenere questa proposta.

Così come oso sperare che prima o poi si riesca ad avviare una seria riflessione su un modello di sviluppo basato sul mito della crescita senza limiti, che sta producendo un ecocidio planetario. (fonte: Ola Ambientalista)


17
Mar 15

Il petrolio lucano fa bene all’export pugliese

Secondo i dati trimestrali forniti dall’Istat, l’export pugliese del 2014 fa registrare un segno positivo: +1,9%, in linea con il dato italiano (+2%) e superiore a quello del Mezzogiorno continentale (più 1,1%).

Un risultato certamente positivo per la regione forse più vivace imprenditorialmente del Sud, ma il dato risulta “drogato” dalla voce«cokee prodotti petroliferi raffinati», che registra un +156% dal 2013 al 2014.

Il petrolio che parte dal porto di Taranto e quindi contabilizzato statisticamente tra l’export pugliese sapete da dove proviene? Dalla Basilicata, che, di fatto è cornuta e mazziata.

Soddisfacenti i risultati, al di là delle esportazione petrolifera, nel campo dell’alimentare +8,7% , del 10,3% di quelli del tessile abbigliamento, del 12,6% del pellame.


12
Mar 15

Lucania infelix: Bolognetti (Radicali) abbiamo consegnato la Basilicata tutta nelle mani di interessi che non sono quelli del Paese

“Non abbiamo bisogno di un “sussulto di responsabilità”, ma di un sussulto di dignità e di una verità che non corrisponda a quella dettata da Assomineraria. Occorre al più presto guadagnare la consapevolezza che è necessario difendere e preservare le vere ricchezze della Basilicata”. E’ quanto afferma, in una nota,Maurizio Bolognetti (segretario dei Radicali Lucani), rispondendo sulal questione petrolio al presidente della Regione, Marcello Pittella.

“Se dobbiamo seguire la strada della verità occorre al più presto applicare l’art. 251 del Codice dell’Ambiente e pubblicare l’elenco dei siti contaminati dalle attività di prospezione, ricerca, coltivazione e trasporto idrocarburi. Inutile ripetere che in Basilicata, da quasi dieci anni, una legge dello Stato viene calpestata e vilipesa; non l’unica, ahinoi. Ciò che invece gioverà ripetere a futura memoria è quanto affermava nel 2000 la Commissione Bicamerale sul Ciclo dei Rifiuti: “Nel complesso l’indagine ha censito 890 siti inquinati, la metà dei quali connessi alle attività di prospezione ed estrazione petrolifera”. L’ultima volta che in questa regione si è parlato di sviluppo auto propulsivo abbiamo registrato una crescita esponenziale della povertà relativa ed assoluta e dell’emigrazione. E non starò certo a ricordarLe, Presidente, quello che scrivevano nel rapporto “Petrolio e Ambiente” gli esperti ingaggiati nel 1996 dalla stessa Regione Basilicata: “Eventuali incidenti potrebbero recare danno alle risorse idriche compromettendo una delle principali risorse(rinnovabili) dell’area”.

Una preoccupazione più che legittima e che si è in parte già concretizzata.

Quanto al balletto sui pozzi, credo che onorare la verità significhi anche raccontare che complessivamente – come risulta sul sito dell’Unmig – in Basilicata sono stati fatti 482 “buchi per terra”. Un dato molto concreto e che poco c’entra con l’immaginario collettivo dei lucani. Certo un dato storico, ma pur sempre reale.

Questo per non dire che qualche pozzo, come risulta da un’inchiesta condotta negli anni ’90 dalla dott.ssa Macchia, è stato utilizzato anche per smaltimenti illeciti di rifiuti. Dott.ssa Macchia che, l’8 luglio 1998, così si esprimeva in sede di Commissione Bicamerale: “Le nostre indagini sulle attività dell’AGIP nel territorio della Basilicata hanno già portato ad un decreto di citazione in giudizio di cinque tra dirigenti e dipendenti; esse riguardano il ritrovamento, in un pozzo minerario esaurito, di rifiuti di origine chimica che i nostri consulenti hanno definito assolutamente incompatibili con le attività di estrazione mineraria. Si tratta quindi di rifiuti illegalmente smaltiti in questa cavità geologica profonda e lì confinati”.

Operazione verità, Presidente? Facciamola, ma fino in fondo e senza omissis.

Raccontiamola tutta la verità su questi lustri di attività minerarie senza controlli e senza monitoraggi. Spieghiamo ai lucani gli N.P. e gli N.D. che troppo spesso accompagnano i dati sulla qualità dell’aria in Val d’Agri. Raccontiamo delle preoccupazioni per l’impatto delle attività estrattive, che costantemente emergono da documenti ufficiali prodotti dalla Regione, ma – ahimè – ignoti ai più. Raccontiamo della costante sovrapposizione e commistione tra organi di controllo e controllati. Di quale verità parliamo e quale “Sblocca trivelle” ha letto, Presidente?

Quale sarebbe il successo ottenuto da noi terroni?

Per come la vedo io, abbiamo consegnato la Basilicata tutta nelle mani di interessi che non sono quelli del Paese e tanto meno della Lucania infelix.

Come hanno ottimamente spiegato i miei amici della Ola, sono stati gli stessi uffici del Dipartimento ambiente a raccontare come stanno davvero le cose. La Regione Basilicata è stata di fatto esautorata e una spada di Damocle pende sulla testa di ogni cittadino lucano, e questo anche grazie ai trucchi da treccartari che avete messo in campo. Certo, a giudicare da quello che è stato fatto, dalla svendita del territorio di già operata in questi anni, verrebbe quasi da dire che poco cambia se a decidere sarà il Governo centrale o la Regione. Ma un fatto è certo: la vittoria non c’è e ci sono, invece, tutti i presupposti per ipotizzare – come ho ripetutamente denunciato – che buona parte del territorio lucano diventi una sorta di petrol valley. Un sussulto di responsabilità? Sì, ne avremmo davvero bisogno. Così come, caro Presidente, faremmo volentieri a meno di certe immaginifiche conferenze stampa da imbonitori. Proprio vero: abbiamo bisogno di verità, ma temo che non sia quella che state provando a venderci”.


09
Mar 15

Basilicata: ecco come le estrazioni fanno scempio del paesaggio (foto)

Le foto in basso appartengono all’associazione No Profit OLA testimoniano lo scempio delle attività petrolifere sulle montagne lucane. Riguardano l’area ove si sta perforando il pozzo Pergola 1. Le foto “prima” (a sinistra) dell’area pozzo Pergola 1 nel Comune di Marsiconuovo, sono state scattate prima dello scempio. Risalgano alla primavera del 2014. Mentre a destra le foto della stessa area pozzo Pergola 1, come si presentavano qualche mese fa, prima che venisse montata la torre di trivellazione.

Pergolaprimadopo2


27
Feb 15

L’Eni chiede scusa ai lucani: parole offensive

A seguito dell’articolo apparso sul Foglio in cui si definivano “pecorai e morti di fame” i lucani, senza prospettive di estrazioni petrolifere, quest’oggi Giuseppe Tannoia, Direttore attività Italia ed Europa dell’Eni, ha scritto una lettera ai cittadini della Basilicata:

Cari cittadini lucani, le parole offensive nei vostri confronti da parte di una testata nazionale lo scorso martedì colpiscono anche me personalmente. Anche io – se me lo consentite – sono un uomo del Sud, conosco la fatica del vivere in una terra dove la dignità e la ricerca di un futuro migliore sono valori non negoziabili e nei tantissimi anni di lavoro in Italia ed in giro per il mondo ho sempre vissuto con fierezza questo senso di appartenenza. Ma conosco anche uno per uno i nostri lavoratori, a partire da coloro che operano in Basilicata, il loro impegno e la loro professionalità. Conosco il rispetto che hanno per il lavoro. So quanto apprezzano la dignità e la sobrietà di una terra – la vostra – alla quale ci lega un’attività ormai ventennale, e con la quale condividiamo l’obiettivo di un futuro fatto di lavoro, sviluppo e qualità della vita. Tutti noi di Eni operiamo in Basilicata, grazie all’impegno e alla professionalità di centinaia di lavoratori lucani. E continueremo a farlo, nel pieno rispetto della sicurezza, della salute, dell’ambiente. Ma, prima di ogni altra cosa, rispettando la dignità delle persone, i valori umani di cui ognuno di noi è portatore, e la storia dei territori in cui operiamo. Non potrebbe essere altrimenti per l’azienda creata da Enrico Mattei. Nessuno più di noi, siatene certi, sa che non c’è futuro possibile, per un’impresa come per una comunità, se non ne sono pienamente protagoniste le persone in carne ed ossa, con il loro carico di cultura, di speranze e di umanità.

Contrordine, petrolio, anche perchè dove saranno più i felici allevatori di ovini in grado di produrre pecorino?


26
Feb 15

Ma quanto è costato “Il Foglio” (anche) ai lucani?

Oggi ho usato Google per cercare se il quotidiano il Foglio (quello dei lucani pecorai e morti di fame senza petrolio) avesse mai preso finanziamenti pubblici. Viene in soccorso Il Fatto Quotidiano che pubblica i dati  della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per l’informazione e l’editoria.

“Certo, qualcosa al bilancio dello Stato è costato”:  ha detto un rilassato Giuliano Ferrara parlando del suo giornale “Il Foglio” davanti alla Commissione Cultura della Camera dei deputati  nell’ambito dell’esame della proposta di legge del Movimento 5 Stelle per l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria. Qualcosa? 50 milioni 899 mila 407 euro, ecco per l’esattezza quello che  “Il Foglio” di Ferrara è costato ai contribuenti a partire dal 1997, data in cui il giornale ha cominciato a riscuotere i contributi pubblici per l’editoria: 2 milioni 994 mila euro l’anno,  250 mila euro al mese, 8 mila euro al giorno. Per 17 anni. Una bella sommetta (Il Fatto Quotidiano).

 

Ecco i dati:

 

CONTRIBUTI STATALI PERCEPITI DA “IL FOGLIO” (1997-2013)

 

1997     114.966,73 €
1998 3.250.158,97 €
1999 3.157.813,05 €
2000 3.408.615,54 €
2001 3.674.626,21 €
2002 3.202.032,77 €
2003 3.511.906,92 €
2004 3.821.781,05 €
2005 3.821.781,05 €
2006 3.821.781,06 €
2007 3.745.345,44 €
2008 3.745.345,44 €
2009 3.441.668,78 €
2010 3.205.317,44 €
2011 2.251.696,55 €
2012 1.523.106,65 €
2013 1.201.463,75 €

TOT. 50.899.407,39 €

 

Insomma con 8000 euro al giorno sai quanti bei investimenti in terra di Lucania, senza le trivellazioni petrolifere ed evitare “il ritorno di pecorai e morti di fame”? Che poi, che male c’è nel fare il pastore di ovini? Mah…


25
Feb 15

La Basilicata? Senza petrolio è una terra di pecorai e morti di fame

Ipse dixit, Federico Pirro in questo articolo apparso su Il Foglio commentando la trasmissione di Presa Diretta andata in onda domenica, che trattava del provvedimento “Sblocca Italia” anche detto “sblocca trivelle” a proposito delle estrazioni petrolifere in Basilicata.

Scrive Pirro:

Un autorevole dirigente dell’Eni – dopo aver visto il programma – mi ha detto che se lo si vorrà, a causa dell’estremismo ecologista, l’Eni potrebbe anche andarsene dall’Italia e dalla Basilicata, cosìcché – là dove Rocco Scotellaro celebrava l’uva puttanella – tornerebbero finalmente i pecorai e i morti di fame.

 

Il quotidiano online Basilicata24 risponde a Pirro in maniera sdegnata e ponendo una serie di domande.

Scrive Eugenio Bonanata:

Se (Pirro,ndr) uscisse dal solipsismo del suo desk e si facesse un giro a Viggiano e Pisticci Scalo, anche la penna dell’illuminato giornalista si ribellerebbe al suo padrone. Nel frattempo, segnaliamo il passaggio di ieri del Procuratore nazionale Antimafia Roberti, il quale, nella relazione annuale presentata a Roma, ha dedicato grande attenzione “ai reati ambientali per sfruttare il ricco sottosuolo lucano”. Si riferiva all’inchiesta sul presunto “smaltimento illecito di reflui petroliferi” che vede indagati proprio i vertici di Eni. Ma i fatti non contano per il Foglio. La chiusura del pezzo dedicato alla Basilicata petrolizzata, infatti, è solo un esempio di razzismo antimerdionalista .(Fonte Basilicata24)

 

In un articolo a firma della redazione di Basilicata 24 si legge:

Federico Pirro è professore associato di Storia dell’Industria presso il Dipartimento di Filosofia, Letteratura, Storia e Scienze Sociali (FLESS) dell’Università di Bari. Dal suo curriculum si legge che dal 2007 è componente del Centro Studi di Confindustria Puglia; collabora inoltre alla rivista economica del Mezzogiorno della Svimez ed è autore, con Angelo Guarini direttore di Confindustria Brindisi, del volume Grande Industria e Mezzogiorno 1996-2007, con prefazione di Luca Cordero di Montezemolo cui nel 2009 sono stati conferiti il Premio Sele d’Oro Mezzogiorno e il Premio Basilicata. Perché un professore pugliese mostra il suo interessamento alla questione lucana al punto tale da riportare meschine e gratuite offese pur di sostenere l’importanza dell’operato delle compagnie petrolifere nella nostra Regione? Sarà forse perché le politiche industriali pugliesi, in materia di petrolio, sono legate alle estrazioni petrolifere lucane? Sarà forse perché il Distretto Meridionale dell’ENI, con un livello di produzione che si attesta sugli 82.000 barili di olio/giorno e 3,4 milioni Smc/giorno di gas, rappresenta la maggiore realtà italiana quanto a produzione di idrocarburi? Sarà forse  per la presenza dell’oleodotto di circa 137 km adibito al trasporto dell’olio grezzo prodotto dal Centro Olio Val d’Agri e diretto alla Raffineria di Taranto per le successive lavorazioni ed in funzione dal lontano 2001? Sarà forse perché il Centro Olio di Pisticci che, occupandosi della separazione del gas dalle acqua di strato, provvede a stoccarlo in appositi serbatoi e avviarlo tramite autobotti alla Raffineria di Taranto? Solo il 16 dicembre scorso, sul giornale on-line “formiche.net” la cui società editrice vede nel consiglio di amministrazione Chicco Testa, compare un articolo a firma di Federico Pirro in cui si legge: “il governo avrebbe intenzione, introducendo un emendamento alla legge di stabilità, di consentire l’effettiva attuazione del Progetto “Tempa Rossa” e soprattutto della sua sezione terminale riguardante l’area di Taranto, ove – all’interno della raffineria dell’Eni – si dovrebbero costruire due serbatoi di stoccaggio della capacità complessiva di 180mila metri cubi per conservare il greggio proveniente dall’area estrattiva di Corleto Perticara in Basilicata e destinato, dal raggruppamento Total, Shell e Mitsui che lo estrarrà all’esportazione e non alla lavorazione presso l’impianto di raffinazione tarantino” (**).(Fonte Basilicata24)

 

Nonostante il petrolio, la Basilicata è la regione più povera d’Italia, acquistata per qualche buono benzina elargito solo ai titolari di una regolare patente di guida: ah, andate a guardare a quanto ammontano le royalties pagate al territorio lucano e comparatele con quelle date, ad esempio, alla Nigeria…

Siamo sicuri che l’agroalimentare ed il turismo, su cui investire veramente rendano meno e creino meno occupazione?


19
Nov 14

Proseguono le proteste dei giovani lucani contro la “trivella libera” dello “Sblocca Italia”

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“C’è un’eccellenza italiana che nasce in Basilicata”. E’ questo il claim pubblicitario dell’Eni che secondo Basilicata 24, potete trovare sulle pagine dei giornali lucani in questi giorni. Si legge: “2281 occupati nel settore estrattivo nel 2013”. E ancora: “Sistema di monitoraggio all’avanguardia in Europa con 400 punti investigativi”.
Cifre e numeri messi in discussione da sempre dai comitati di cittadini, altrimenti chiamati “comitatini” da don Matteo Renzi che, con lo Sblocca Italia, di fatto, sancisce il Trivella libera tutti in gran parte delle regioni italiane, soprattutto in quelle meridionali. Per qualche spicciolo di royalties che, come scrivevo, è di gran lunga inferiore a quelle pagate in Nigeria o Norvegia. Ma tanto chi se ne frega di una regione piccola che non ha affatto l’aspetto e la ricchezza di un paese mediorientale da cui estrarre petrolio come vaticinava la buonanima di Mattei.

Insomma, come successo a Taranto per l’Ilva si fa leva sull’aspetto occupazionale: inutile che scendete in piazza a protestare, le attività estrattive portano lavoro. E non preoccupatevi dell’inquinamento è tutto sotto controllo.

Secondo Basilicata 24 si tratta di uno specchietto per le allodole:

Ma il Cane a sei zampe omette di dire che il controllore e il controllato dei monitoraggi spesso è la stessa figura (Eni). Omette di dire che è in corso un’inchiesta dell’Antimafia su come i reflui petroliferi in partenza dal Centro Oli di Viggiano arrivano nell’impianto di Tecnoparco (Pisticci Scalo) e poi giù nel Basento acque radioattive comprese). Omette di dire che l’Arpab, con l’ausilio dell’Istituto di Sanità, ha trovato tracce di idrocarburi nel lago del Pertusillo, che si trova a due passi dai pozzi della Val d’Agri, di proprietà della stessa Eni. Ma sono dimenticanze, più che omissioni.

E se il presidente della Regione Basilicata, Pittella invita a cogliere le opportunità offerte dal petrolio (non si capisce quali visto che le attività estrattive in Basilicata hanno luogo da anni senza che si fermasse l’emorragia di emigranti e lasciando comunque la Lucania come fanalino di coda per la ricchezza tra le regioni italiane), posizione diversa, prende Pino Aprile che dal proprio profilo Facebook incalza:

I figli mettono sotto accusa i padri: gli studenti medi della Lucania scioperano da giorni contro il delinquenziale provvedimento con cui, nello Sblocca Italia (le parole smentiscono i fatti, perché blocca la democrazia), Renzi regala la regione lucana, il suo petrolio e la salute dei suoi abitanti alle compagnie petrolifere, spogliando le autorità locali del diritto di decidere del proprio futuro. Mentre la dirigenza politica locale, con rarissime eccezioni (ma forse bisognerebbe usare il singolare…) plaude con le mani sporche di petrolio e la generazione di padri tace, in cambio di qualche briciola, gli adolescenti e i giovani non ci stanno: è il loro futuro che stanno imbrattando, avvelenando, svendendo. Forza ragazzi, fateci vergognare del nostro silenzio!


14
Nov 14

Chi ascolta le proteste dei lucani?

Immagino che in pochi sappiano che in questi giorni a Potenza è in corso una serrata protesta contro lo “sblocca Italia (altrimenti definito “trivella libera”, proprio perchè darà la possibilità di “spertosare” il sottosuolo lucano, onde succhiare barili di petrolio). Giusto 7-8 righe dell’Ansa. Per non turbare evidentemente la serenità del Presidente del Consiglio che definì “comitatini” tutti quelli che si battevano contro la disruzione di un territorio che del petrolio non sa proprio che farsene.

“Richiamate i vostri uomini, fateli venire da qualsiasi paese straniero si trovino e dite loro che qui finalmente c’è lavoro”. Urlava Enrico Mattei cinquant’anni fa dai palchetti allestiti nei paesi lucani. Lo aveva scandito anche a Ferrandina, mentre dava il via alla prima trivella della regione.

E invece non solo non solo gli uomini non tornarono, ma continuarono ad andarsene pure le donne, i figli ed i nipoti. Altro che sviluppo, giusto qualche buono  da un centinaio di euro, una elemosina ai soli patantati, che, con la benzina alle stelle, di certo non aiuta e royalties che neanche ai paesi africani pagano. In Basilicata siamo intorno al 7-8% in qualche caso si arriva al 10. Pensate che le royalties in Norvegia ed in Indonesia sono all’80% in Libia al 90. I petroleuro caduti in Basilicata hanno arricchito le multinazionali del petrolio e lo Stato italiano. La Basilicata resta la regione più povera d’Italia.

Ma le compagnie petrolifere, col benestare dei governi succedutisi nel tempo, si sono messe in testa di abbeverarsi ancora di più alle mammelle del petrolio lucano. “Il petrolio si serve della marginalità e del sottosviluppo”, nota l’antropologo Enzo Alliegro. Altro che Texas, altro che “Libia di casa nostra”, come andava dicendo l’entusiasta governatore Vito De Filippo, Pd. Dopo decenni di trivellazioni Potenza non è Dubai, la Val d’Agri non ha l’aspetto di un emirato.

Uno dei leader della mobilitazione potentina di questi giorni spiega ad Identità Insorgenti che l’obiettivo è :

 

Impedire le trivellazioni e la creazione di nuovi opifici in Basilicata, in totale ne sono previsti undici. Abbiamo contattato tutti i sindaci inviando loro una richiesta di delibera a mezzo mail pec per esprimersi contro lo “sblocca Italia” proprio per fare pressione sul Presidente della regione Basilicata alcuni sindaci hanno deliberato, altri ancora no.Con il via libera alle trivellazioni, la nostra situazione peggiorerà ulteriormente, dal punto di vista ambientale e non solo. Abbiamo le cosiddette “zone no-food”, conseguenza di azioni compiute all’oscuro dei lucani. Vogliamo evitare questi disastri. La nostra economia non si basa sull’industria, ma sull’agricoltura, il turismo e tutte le attività connesse e una volta danneggiato l’ambiente, avremo solo malattie. I dati sono allarmanti, Matera risulta la provincia con più alto tasso di tumori in Italia. A questo si aggiunge il problema dell’emigrazione con il conseguente spopolamento ed è inaccettabile dal momento che la Basilicata è la regione d’Italia più ricca di risorse ma al tempo stesso più povera economicamente e con tassi di disoccupazione da capogiro.

 

Neanche il contentino si stabilire la sede sociale in Basilicata in modo da lasciare traccia delle tasse pagate sul territorio. No, neanche quello. Con un modus operandi sempre più vicino a trattamenti di carattere coloniale.

Mò Bast.

 


11
Set 14

Trivella libera, Sicilia come il Texas?

Con lo “Sblocca Italia” canottiera e…trivella libera. Togliendo, in tal modo, di fatto e di diritto, alle Regioni il potere di veto sulla ricerca e sulla trivellazione di pozzi di petrolio e di metano. Alla base del provvedimento  c’è la Strategia energetica nazionale (Sen), che vuole più che raddoppiare entro il 2020 l’estrazione di idrocarburi in Italia, fino a 24 milioni di barili l’anno.

Al Sud il discorso riguarda Sicilia, Basilicata, Puglia, Abruzzo (anche se non dimentichiamolo, proprio l’anno scorso furono effettuati dei sondaggi e delle trivellazioni anche nell’area dei Campi Flegrei, di cui non si conosce l’esito).

«Investimenti per 15 miliardi di euro, 25 mila nuovi posti di lavoro e un risparmio sulla fattura energetica nazionale di 5 miliardi all’anno». Ciò non spiegherebbe allora perchè la Basilicata resti la regione più povera d’Italia pur essendo un pò la “zezzenella” petrolifera italiana. Dove l’inghippo? Semplice, royalties da fame pagate ai territori e benefici, in termini di tasse versate (e quindi di incremento di Pil), che vanno ai luoghi in cui queste compagnie hanno le sedi legali. In Italia quasi sempre a Milano e Roma.

E intanto il Renzi tronfio di soddisfazione : «La Basilicata e la Sicilia sono meglio del Texas» e «il Mar Mediterraneo è pieno di oro nero», ma non si può «raddoppiare la percentuale del petrolio e del gas» né «dare lavoro a 40mila persone» perché si ha «paura delle reazioni di tre-quattro comitatini». La solita fuffa che ha condotto sulle nostre coste  le cattedrali nel deserto dell’industria pesante, che hanno lasciato morti, inquinamento, edifici inutili, aree da bonificare e operai in pensione a 40 anni.

Fabio Granata, coordinatore nazionale di Green Italia al magazine di informazione “Tempi e Terre” dichiara«La Sicilia non è un hub petrolifero, Renzi e Crocetta troveranno ben altro che comitati locali sulla loro strada: esiste un’Isola a che ha puntato su turismo, cultura, rinnovabili e agricoltura che non intende farsi ancora demolire in nome di interessi delle multinazionali.

E il governo cerc’ ‘o  ppetrolio americano
mentre abballano ‘e beduine mentre  cantano ‘e ttribbu’
 cu ‘o binocolo a  tracolla cu ‘o turbante e ‘o narghile'”…Italia da Caravanserraglio a Caravan Petrol..