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20
Apr 16

Controstoria del Risorgimento: i “Briganti” regalano un libro

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Il giorno 19 aprile del 2016, l’Associazione Briganti, a completamento del
Progetto Scuola, avviato già da un anno, ha dato alle stampe un libro di testo
che analizza in modo critico il cosiddetto “Risorgimento”. Il volume, destinato
agli alunni delle scuole secondarie di 1° e 2° grado, quale approfondimento ai
testi scolastici già in uso, si intitola: “L’Altra Storia, analisi critica del Risorgimento. L’Unità d’Italia vista dalla parte dei Briganti”. Il libro fa un lungo percorso storico, ricostruendo un periodo di “splendore” in tutti i campi sociali ed economici, che ha caratterizzato l’ex Regno delle Due Sicilie, fino ad arrivare al cosiddetto “Risorgimento” che, invece, ha rappresentato la fine brusca di tutto ciò che di buono era stato fatto.
Da quel 1861, nulla fu come prima e, nel testo, si evidenziano sia lo scempio
fatto dai “conquistatori”, mediante stragi e soprusi, sia la creazione di un’Italia
con al suo interno una colonia: il Sud.

Al fine di favorirne l’adozione, Briganti ne invierà una copia, a titolo
completamente gratuito, ai docenti (certificati) che ne faranno richiesta,
mediante mail, all’indirizzo: [email protected]


23
Mar 16

Nella storia il nostro futuro: Calabria prima e dopo l’unificazione

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Il 3 Aprile, alle ore 16:00, a Dasà (Vibo Valentia), presso la Biblioteca comunale in via Aldo Moro, si terrà un importante convegno dal titolo: “NELLA STORIA IL NOSTRO FUTURO: LA CALABRIA PRIMA E DOPO L’UNIFICAZIONE”. L’evento è stato organizzato e voluto dall’Associazione Culturale Dasaese, il cui Presidente è il prof. Francesco Romanò. L’incontro, tratterà un tema forte e sempre più importante, la storia della nostra Terra, la Calabria, la sua storia, le sue verità, il suo presente e le speranze di un futuro migliore. L’evento vede al tavolo relatori, oltre al Presidente dell’Associazione Culturale Dasaese, prof. Francesco Romanò, lo scrittore e ricercatore storico Antonio Ciano, che ricordiamo come autore del best seller “I Savoia e il massacro del Sud”. Ciano, da sempre impegnato nella ricerca storica, è un grande meridionalista e studioso di quelle verità nascoste che purtroppo ancora sono oscurate da uno stato al quale di certo non conviene mostrare ciò che ha fatto per una unità che fino ad oggi, di unito non mostra nulla; la scrittrice Francesca Gallello, presidente dell’Associazione Politico Culturale Meridionalista RADICI; Pasquale Demasi, Presidente dell’Associazione Culturale MoMo Mongiana, associazione attiva e molto importante sul territorio; Francesco Angiletta, membro del direttivo di MoMo Mongiana; Valerio Rizzo, Presidente di BRIGANTI, associazione che è divenuta un vero e proprio punto di riferimento del mondo meridionalista; Domenico Ceravolo, responsabile territoriale dell’associazione Briganti.

UN INCONTRO CULTURALE DA NON PERDERE, AMARE LA CALABRIA E IL SUD TUTTO, SIGNIFICA IMPEGNARSI FATTIVAMENTE PER RICOSTRUIRE UN TERRITORIO CHE DA DAL 1861 VIENE OFFESO E DERUBATO… ANCHE NELLA STORIA. L’Associazione Dasaese nasce nel 1983 e, sin dalla fondazione, si è impegnata fattivamente nel promuovere iniziative di ricerca su temi che maggiormente possono interessare la comunità locale, come indagini sulla condizione sociale degli anziani, delle donne, dei giovani. Promuovere dibattiti su temi di attualità culturale e scientifica nonché di carattere sociale ed economico. Allestire mostre fotografiche, di pittura e di altro genere. Organizzare spettacoli teatrali, musicali, sportivi e di intrattenimenti vari. Istituire (nei limiti del possibile) brevi corsi su temi scientifici e culturali in particolar modo per i giovanissimi. Promuovere ogni altra iniziativa che, in qualche modo, possa favorire lo sviluppo e la divulgazione di tutto ciò che fa cultura. Nell’arco di trent’anni di attività l’ACD si è distinta per la promozione sociale e culturale della comunità dasaese con tantissime iniziative: convegni su argomenti di interesse sociale, culturale, sulla sicurezza e sulla lotta alla criminalità organizzata; mostre di pittura, estemporanee, manifestazioni culinarie, di aggregazione per gli emigrati, spettacoli teatrali con compagnie di artisti locali e quant’altro necessario per sviluppare la promozione culturale principalmente nelle nuove generazioni.


08
Ott 15

FUOCO NERO: Rifiuti tossici e trivelle al sud

Cosa accomuna gli attivisti sardi di “NO al Progetto Eleonora” alle battaglie contro le trivellazioni in Basilicata, Puglia e Abruzzo e qual è il legame con i comitati campani contro i roghi tossici e gli sversamenti in Terra dei fuochi? Lo racconteranno gli stessi protagonisti a Caivano, nell’Auditorium ISC – Lorenzo Milani (via Peppino Impastato) alle 18 di venerdì 16 ottobre 2015, attraverso parole, immagini e musica di “FUOCO NERO – Rifiuti tossici e trivelle al sud”, incontro organizzato dal blog “Georgika –Terra dei fuochi. E di vita”, con la collaborazione dell’Associazione Briganti, di Decrescita Felice Social Network, del Movimento per la Decrescita Felice di Salerno e della Società Cooperativa sociale “L’uomo e il Legno”. Protagonisti come Franco Ortolani, ordinario di Geologia alla Federico II, Paolo Piras promotore del comitato No Al progetto Eleonora, il giornalista lucano Andrea Spartaco, autore del film-denuncia “Amara Lucania”, padre Maurizio Patriciello, parroco di Caivano, volto e simbolo della Terra dei Fuochi, Luigi Russo, giornalista e sociologo pugliese, che saliranno sul palco con la conduzione di Pino Ciociola, inviato speciale.
La Sardegna condivide con la Campania il triste primato di regioni più inquinata d’Italia, mentre, sul fronte petrolio e trivellazioni, il dramma che vive la Basilicata è simile a quello di alcuni territori pugliesi, siciliani o abruzzesi. E poi l’esperienza degli attivisti sardi di “NO al Progetto Eleonora” contro le trivellazioni ad Arborea e la recente sentenza del Tar che ha rigettato il ricorso della Saras, possono offrire un esempio per chi si oppone all’inquinamento da petrolio. Ma anche per chi vuole fermare la “terribile strage” (con le parole di Roberto Pennisi, magistrato della Direzione nazionale antimafia, esperto in crimini ambientali) che sta consumandosi a sud di Caserta e nord di Napoli. Mettendo insieme le esperienze realizzate nelle diverse regioni meridionali e magari anche le persone, per arrivare a fare proprie tutte le iniziative contro ecocidi e biocidi.


18
Giu 15

110 anni fa moriva Carmine Crocco: l’ebook gratuito con l’autobiografia del “generale dei Briganti”

Sia mio padre che mia madre, che Iddio li abbia in
pace, non ci lasciavano mancare nulla.
Bello era al mattino quando mio padre apriva l’ovil
e e le capre uscivano all’aperto,
saltellando per nutriti pascoli, mentre noi bambini
scorazzando uniti, andavamo a gara in
cerca di fiori per portare alla mamma.
E mia madre quanta bontà nei suoi sguardi pieni di
affetto, quanto amore nelle sue cure,
quanta assidua volontà di lavoro! Si alzava all’alba, preparava la bisaccia del marito,
rassettava la casa, curava i figli e poscia con faticosa lena si dava al lavoro, sicura di
guadagnare i suoi 40 centesimi prima del tramonto.
Quanta pazienza deve avere una madre nell’allevare
i suoi figli! Il bimbo piange, strilla a
più non posso e la mamma fa tutti i tentativi per tranquillizzarlo e spesso non vi riesce; gli
dà la poppa, no; gli dà del pane, lo butta; gli dà
il balocco, lo rompe; lo pone a sedere per
terra, si rotola nel fango; lo corica nella culla,
si butta giù, e la mamma pazienza, lo bacia,
lo vince coll’amore. Eppure ho inteso da certi uomini dire: «Eh sono femmine e basta!»
quale disprezzo massimo per le donne. Taci fellone:
la femmina è la madre dell’uomo, la
femmina è la moglie dell’uomo, senza di essa non vi
è vita. La femmina è la figlia
dell’uomo senza di essa non vi è padre contento; e
finalmente la femmina è sorella
dell’uomo e senza di essa non vi è fratello content
o, né famiglia contenta.
Pensa a quanto scrisse Guerrazzi: «rispettare la donna poichè sua madre fu tale» e se
questo rispetto non senti profondamente in te, impugna l’aratro e zappa la terra, tu non
meriti sorte migliore.
Io sentivo per mia madre un’affezione così potente
e così forte, che nei momenti di
maggior orgasmo la sua memoria era sprone all’ardir
e ed all’audacia ed essa mi appariva
col suo sguardo fiero e mi fissava vivamente in vis
o, come per dirmi: «colpisci, vendicami,
altri non ebbero pietà di me, di tuo padre, di tua
sorella!».
Queste parole sono di Carmine Crocco, raccolte nell’autobiografia “Così divenni brigante”,ripubblicata nel 1964 dall’Editore Lacaita, nella collana “Briganti e Galantuomini”, a cura di T. Pedio. Parole che sembrano stridere con l’immagine che la storiografia  ufficiale ha rappresentato per 150 e passa anni.
Ed ancora al sindaco di Sant’Andrea, uno dei paesi occupati dalla sua banda:
«Signori di Conza.
«Occupo come ben sapete, Sant’Andrea colla mia banda. Vi intimo, pena la mia venuta
costà, di mandarmi la bandiera tricolore del comune, il quadro del Re Vittorio Emanuele e quello di Garibaldi esistenti nella sala del Consiglio, non che la cassa della fondiaria.
«Il tutto dovrà essermi presentato dal Comandante l
a Guardia Nazionale di persona.
«Dò tempo otto ore. Carmine Crocco
Generale di Francesco II».
Interessante la sintetica analisi sulla sconfitta dell’esercito borbonico:
Oh, perchè il Borbone non seppe utilizzare tanto va
lore e tanto eroismo così spontaneo,
nei figli di questa forte regione, cosicchè il potente esercito borbonico fu messo in fuga daun pugno di giovanotti e questi furono chiamati eroi, e vili quelli? La verità di quelle facilivittorie, la causa delle fughe, il facile sbandarsi
…..e chi nol sa!
Bisognava vedere un quartiere militare borbonico ch
e cosa era; ed io lo vidi e lo conobbi.
Ho visto quante infamie si commettevano, e la frusta, il bastone e le fucilazioni sommarie, e le punizioni tremende, di guisachè in noi soldati
prevaleva il concetto: «Questo regno è tuo e de’ tuoi sbirri, difendili da te e con i tuoi, non io morirò per la gloria tua e per conservare sul tuo capo la corona».
Ed alcune considerazioni sugli eserciti:
Non dovete però credere che i miei fossero tutti pastorelli.
Avevo un piccolo esercito con quadri completi, un capitano, un luogotenente, un medico,
sergenti maggiori, caporali tutti appartenenti al d
isciolto esercito borbonico. Avevo
seicento soldati di tutti i corpi, cioè cacciatori,
cavalleria, artiglieria, volteggiatori, zappatori,
minatori, granatieri della guardia e che so io. Che
importa se costoro erano pastori,
contadini, cafoni? Forse che gli eserciti attuali n
on sono composti tutti di figli della
miserabile plebe. Che se poi dovessi io sciegliere
fra due reggimenti uno di studenti, l’altro
di pastori o di contadini sarei sempre pei secondi,
perchè avvezzi al freddo, alla fame, alle
fatiche ed al camminare. Non dico che gli studenti
siano vili; no, Iddio mi guardi da sì
infame calunnia, ma preferisco l’uomo rozzo, il caf
one, più facile ad allenarsi, più pronto ad
ubbidire, meno esigente nel mangiare, e incapace di
criticare gli ordini ricevuti.
La rivista Il Sud On Line regala l’ebook completo con l’autobiografia di Carmine Crocco, basta cliccare qui e seguire le istruzioni.

21
Giu 14

Potenza: manifesti celebrano Carmine Crocco

Succede a Venosa in provincia di Potenza. Un manifesto celebra l’anniversario della morte del piu’ noto tra i Briganti, Carmine Donatelli Crocco, ex garibaldino, che riusci a tenere testa all’esercito regolare italiano, con bande ben addestrate di briganti.

I Briganti sono come il fuoco sotto la cenere, sono come l’acqua di una falda, sono come un soffio di vento

 

La foto e’ stata postata e diffusa dal gruppo Facebook Briganti.

Cosi scriveva Crocco nelle memorie consegnate ad un militare dell’esercito italiano:

“Se io ammetto una organizzazione, non sarò più nulla; mentre restando in questi boschi sono onnipotente, nessuno li conosce meglio di me: se entriamo in campagna, questo non accadrà più. Del resto i soldati mi hanno nominato generale, ed io ho eletto i colonnelli e i maggiori e gli altri ufficiali, i quali nulla più sarebbero, se cadessi. Del resto io non sono stato che caporale, lo che vuol dire che di cose militari non me ne intendo! Dal che ne segue che non avrò più preponderanza il giorno in cui si agirà militarmente.”

 


20
Giu 14

Patate e buoi dei paesi tuoi: le Salento Chips

Esperienze di acquisto a chilometro zero, di produzione dal territorio, rigorosamente Made in Sud. E se ci ripetono che dobbiamo fare da soli, noi li prendiamo alla lettera.

Da una delle regioni del Sud più imprenditoralmente attiva ed intraprendente, la Puglia, nascono le patatine del Salento.

I nomi rigorosamente salentini :Classico, Grika e Pizzika L’azienda che le produce è la Salento Chips. Una iniziativa che è corroborata dall’impegno dell’associazione identitaria e meridionalista “Briganti”, che ha fatto del Compra Sud un cavallo di battaglia.

Contro l’assistenzialismo che si perde nei rivoli e nelle tasche dei soliti noti, l’imprenditoria ed il consumo si fanno consapevoli. Per fermare l’emorragia di menti e denaro, lo sviluppo va creato ed incentivato sul territorio.

Le patate delle quali l’azienda pugliese si serve sono coltivate nel Salento e IMG-20140619-WA0041in Campania, mentre gli altri passaggi industriali per confezionare lo snack sono distribuiti tra la provincia di Lecce, la Basilicata e Napoli. Uno dei propositi principali della Salento Chips è quello di poter realizzare tutta la filiera – dalla coltivazione al packaging – nel  territorio, creando così un prodotto completamente “made in Salento”.
Una filiera che utilizza le risorse e le materie prime rigorosamente made in Sud, senza il timore e l’orgoglio di indicarne la provenienza. Perchè le produzioni agroalimentari meridionali sono ricche di eccellenza e qualità, oltre che di rigorosissimi controlli.
Come sosteneva l’economista Paolo Savona “Dal sud escono risorse per 72 miliardi l’anno e di questi 63 miliardi vanno al centro-nord sotto forma di acquisti netti, mentre i trasferimenti pubblici sono stimati in circa 45 miliardi”.
IMG-20140619-WA0036Se, provocatoriamente ma non troppo,  riuscissimo a trattenere sul territorio, col consumo consapevole e l’acquisto a chilometro zero, parte di quei 63 miliardi, forse riusciremmo ad invertire la tendenza di un Pil in caduta libera. E a migliorare anche l’ambiente. E se riuscissimo davvero a costruire una rete imprenditoriale, come questa, non gelosa del proprio particolare, ma in grado di condividerla ed interagire con gli altri attori del territorio, per affrontare le sfide del mercato globale e le carenze logistiche ed infrastrutturali, avremmo raggiunto un buon risultato.

09
Giu 14

Il neo sindaco di Pompei con la coccarda dei Briganti

Spulciando le pagine di quel flusso di cronache e cronaca che è Facebook, mi sono imbattuto stamattina in alcune foto e in un video del neo sindaco di Pompei , Ferdinando Uliano, sostenuto da una lista civica.

Sul petto Uliano ha una coccarda rossa, che non è una coccarda comune è quella portata da alcuni briganti, all’indomani della capitolazione dell’ultimo avanposto a difesa del Regno delle Due Sicilie.

Secondo quanto si legge in “Briganti e Partigiani” (a cura di: Barone, Ciano, Pagano, Romano) era la coccarda rossa che, dopo la caduta di Gaeta, i briganti mostrarono con orgoglio e nella quale compariva il giglio, e che veniva attaccata sia sui copricapo a grosse falde che sul petto.

Ho cercato l’autore di quelle foto e l’ho trovato, si chiama Nello Sicignano che del sindaco è anche amico. E’ lui ad aver consegnato al neo sindaco la coccarda.

Nessun intento secessionista o separatista– ci tiene a precisare Nello- ho consegnato io stesso la coccarda al sindaco perchè conosce la nostra vera storia ed è un’omaggio alla nostra identità e alla nostra appartenenza territoriale.

Gliel’ho messa io al petto – prosegue Nello- ne ho raccontato al sindaco il significato ed il legame con la nostra storia e lui con grande rispetto l’ha tenuta al petto. E’ il simbolo di chi difende la propria terra e di essa ne è orgoglioso.

E chi siete?

Siamo una lista civica fatta da persone per bene. Quella coccarda è un’affermazione identitaria e di divulgazione della nostra vera storia quella che ancora oggi ci negano.

In bocca al lupo al sindaco ed ai pompeiani.

 


17
Apr 14

Video: Perchè Briganti? La presentazione dei libri

Motta Santa Lucia – 12 Aprile 2014

Video della Presentazione di:

PERCHE’ BRIGANTI – La vera storia del “brigante” Giuseppe Villella di Motta S. Lucia (di Domenico Iannantuoni e Francesco Cefalì)

LOMBROSO E IL BRIGANTE – Storia di un cranio conteso (di Maria Teresa Milicia)


25
Mar 14

Storie di briganti del Nord

La dimostrazione che il fenomeno della rivisitazione storica di alcuni tòpoi , come quello del brigantaggio, suscita interesse e passione anche lontano dai luoghi d’origine del fenomeno stesso da cui sono partiti, è un libro di Silvino Gonzato che racconta in Briganti Romantici, l’epopea di alcuni briganti. La novità è che il testo narra,con l’eccezione della brigantessa campana Michelina di Cesare, la storia di alcuni briganti del Nord Italia.

Come scrive Gonzato nell’introduzione, vi fu nelle azioni a volte efferate di quei malavitosi anche una ribellione alle iniquità che vedevano. In alcuni casi s’erano dati alla malavita a causa delle sopraffazioni dei potenti. Erano spietati ma non abbietti. Abbietto era invece il campionario umano che li circondava, complici o sbirri o sicari o delatori o cacciatori di taglie. Avevano il più delle volte, i briganti, il sostegno dei popolani affamati e bistrattati. C’era del Robin Hood in alcuni dei loro comportamenti, non c’era invece nessun afflato religioso nei comportamenti di preti e arcipreti dediti al contrabbando quando non anch’essi agli ammazzamenti. (Fonte il Giornale)

Ecco la presentazione del libro:

Si sono dati alla macchia per combattere le ingiustizie di cui erano state vittime le loro famiglie, le comunità contadine che li ospitavano o loro stessi. Sono diventati briganti per caso, non per vocazione. Hanno fatto un fardello delle proprie illusioni e, da veri romantici, si sono rintanati nei boschi, convinti di poter combattere con le armi un mondo che ritenevano ingiusto. Qualcuno li chiamava criminali e banditi, altri briganti.
Spesso, tuttavia, anche se molti di loro si dichiaravano anarchici, erano pover’uomini, analfabeti che non avevano fatto altro che reagire d’impulso ai torti di cui erano stati vittime; disperati che progettavano di far cadere tutti i potenti del paese, chiunque essi fossero.
Questo libro racconta cinque storie di briganti, dal Seicento alla fine dell’Ottocento, che mai avrebbero pensato di darsi alla macchia se le loro vite non fossero state sconvolte da qualcosa di inatteso e irreparabile. Persone come Giovanni Beatrice (detto Zanzanù) che diventò bandito per vendicarsi della fazione rivale che aveva barbaramente giustiziato suo padre nella piazza del paese; come Antonio Tosolini (detto Menotto), friulano, che imbracciò l’archibugio per punire il conte che lo aveva licenziato e che pagava troppo poco i braccianti. E ancora briganti come Michelina Di Cesare, di Caspoli, nel Casertano, che raggiunse nei boschi un ex sergente borbonico di cui si era innamorata; come Giuseppe Mayno, fuggito per colpa della sparatoria da lui innescata in cui morirono due gendarmi, o Francesco Demichelis (detto il Biondìn) arrestato per omicidio volontario, dopo aver ucciso un rapinatore per eccesso di legittima difesa.
Scritte col piglio del racconto d’avventura ma arricchite dalle splendide e rigorose ricostruzioni storiche a cui Silvino Gonzato ci ha ormai abituato, Briganti romantici è un affresco che, dal Seicento all’Ottocento, narra di gendarmi e soldati, sicari e spie, vagabondi e generali, e dell’avventuroso destino di coloro che sarebbero passati alla storia come briganti.
Gendarmi, soldati, popolani, spie, nobili e generali, e l’avventuroso destino di cinque «briganti romantici».
Manca nell’elenco, l’epopea del piemontese Carlo Antonio Gastaldi che, da soldato dell’esercito piemontese ed operaio, venne al sud per combattere la causa della resistenza del brigantaggio meridionale.

18
Mar 14

Dj Jad (ex articolo 31): ecco il video con la canzone dedicata ai briganti

La storia siamo noi, e le note vi travolgeranno.

Anche la tradizione hip hop milanese canta dei Briganti e del Risorgimento visto da Sud (piùo meno un anno fa ci avevano già provato, con successo,i Modena City Ramblers con “la guerra d’l Baròt” ), una scelta , dal basso, di diffondere quella verità non raccontata per la ferma volontà di “voler fare gli italiani” a tutti i costi.

È lo stesso Dj Jad, ex articolo 31, a raccontarlo a La Repubblica:

si chiama “Fratelli d’ItaGlia”, e racconta la storia della nostra unità nazionale vista dagli occhi del sud. “Nella canzone  – piega Tueff – cito la storia di Carmine Crocco e degli altri briganti del meridione che si opposero al Regio Esercito, considerato invasore. Ecco perché mi ha fatto molto piacere contattare i ragazzi dei Briganti. Non solo per il nome, ma anche per il fatto che siano l’unico team a rappresentare il Mezzogiorno nel campionato Fidaf. Un orgoglio per noi”

 

Già, perchè nel video ci sono anche i ragazzi della squadra di football americano dei Briganti, che, con la divisa della squadra cantano l’unica strofa in napoletano:

 “Ma quali fratelli d’Italia: nun simm’ frat’  ‘e sta nazione”

Nel video anche Pino Aprile, in persona e con citazioni, riconducibili allo scrittore e giornalista pugliese.

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso…