Crea sito


23
Mar 16

Nella storia il nostro futuro: Calabria prima e dopo l’unificazione

800px-Mongiana_2

Il 3 Aprile, alle ore 16:00, a Dasà (Vibo Valentia), presso la Biblioteca comunale in via Aldo Moro, si terrà un importante convegno dal titolo: “NELLA STORIA IL NOSTRO FUTURO: LA CALABRIA PRIMA E DOPO L’UNIFICAZIONE”. L’evento è stato organizzato e voluto dall’Associazione Culturale Dasaese, il cui Presidente è il prof. Francesco Romanò. L’incontro, tratterà un tema forte e sempre più importante, la storia della nostra Terra, la Calabria, la sua storia, le sue verità, il suo presente e le speranze di un futuro migliore. L’evento vede al tavolo relatori, oltre al Presidente dell’Associazione Culturale Dasaese, prof. Francesco Romanò, lo scrittore e ricercatore storico Antonio Ciano, che ricordiamo come autore del best seller “I Savoia e il massacro del Sud”. Ciano, da sempre impegnato nella ricerca storica, è un grande meridionalista e studioso di quelle verità nascoste che purtroppo ancora sono oscurate da uno stato al quale di certo non conviene mostrare ciò che ha fatto per una unità che fino ad oggi, di unito non mostra nulla; la scrittrice Francesca Gallello, presidente dell’Associazione Politico Culturale Meridionalista RADICI; Pasquale Demasi, Presidente dell’Associazione Culturale MoMo Mongiana, associazione attiva e molto importante sul territorio; Francesco Angiletta, membro del direttivo di MoMo Mongiana; Valerio Rizzo, Presidente di BRIGANTI, associazione che è divenuta un vero e proprio punto di riferimento del mondo meridionalista; Domenico Ceravolo, responsabile territoriale dell’associazione Briganti.

UN INCONTRO CULTURALE DA NON PERDERE, AMARE LA CALABRIA E IL SUD TUTTO, SIGNIFICA IMPEGNARSI FATTIVAMENTE PER RICOSTRUIRE UN TERRITORIO CHE DA DAL 1861 VIENE OFFESO E DERUBATO… ANCHE NELLA STORIA. L’Associazione Dasaese nasce nel 1983 e, sin dalla fondazione, si è impegnata fattivamente nel promuovere iniziative di ricerca su temi che maggiormente possono interessare la comunità locale, come indagini sulla condizione sociale degli anziani, delle donne, dei giovani. Promuovere dibattiti su temi di attualità culturale e scientifica nonché di carattere sociale ed economico. Allestire mostre fotografiche, di pittura e di altro genere. Organizzare spettacoli teatrali, musicali, sportivi e di intrattenimenti vari. Istituire (nei limiti del possibile) brevi corsi su temi scientifici e culturali in particolar modo per i giovanissimi. Promuovere ogni altra iniziativa che, in qualche modo, possa favorire lo sviluppo e la divulgazione di tutto ciò che fa cultura. Nell’arco di trent’anni di attività l’ACD si è distinta per la promozione sociale e culturale della comunità dasaese con tantissime iniziative: convegni su argomenti di interesse sociale, culturale, sulla sicurezza e sulla lotta alla criminalità organizzata; mostre di pittura, estemporanee, manifestazioni culinarie, di aggregazione per gli emigrati, spettacoli teatrali con compagnie di artisti locali e quant’altro necessario per sviluppare la promozione culturale principalmente nelle nuove generazioni.


04
Mar 16

Calabria: al posto della discarica, il mulino “social”

  
Non è il set di una pubblicità con Banderas e le sue improbabili creazioni gastronomiche. E non è neppure una discarica o, almeno, quello avrebbe dovuto essere. Ed invece nella Calabria dimenticata dal Padreterno e pure dagli uomini , succede che la popolazione, con l’aiuto dei social si riappropria dei suoi spazi.

Siamo a San Floro, nell’entroterra catanzarese, su una collina di 4 ettari: gelsi, pini, fichi e grano (Senatore Cappelli) a perdita d’occhio. Quasi a 360 gradi, ma poi lo sguardo precipita in un burrone, una fossa che è ancora una ferita per i 600 abitanti del paese: in quella enorme vasca di 40 ettari, con una capacità di “abbanco” di 3 milioni di metri cubi, da qui a poco sarebbe sorta l’isola ecologica di Battaglina, la discarica per rifiuti solidi e speciali più grande d’Europa. Una pattumiera da 300 tonnellate al giorno, vasta più di Malagrotta, alla quale il comitato No Bat e i cittadini dei comuni di San Floro, Girifalco, Borgia, Amaroni, Cortale, Settingiano e Caraffa, supportati da Legambiente, hanno saputo opporsi con tutta la proverbiale passione che i calabresi nutrono per la propria terra. Alla fine di maggio, la Regione , dopo dure battaglie burocratiche e giudiziarie, ha annullato il decreto per la concessione dell’area alla società che avrebbe dovuto costruire l’ecomostro. Resta una voragine incolmabile e un’indagine della Procura.
Stefano Caccavari

Stefano Caccavari
Le famiglie si abbonano all’ orto di Stefano
Nei campi di Stefano Caccavari, studente in Economia aziendale all’università Magna Grecia di Catanzaro, si coltiva “L’orto di famiglia”, progetto agricolo di custodia della territorio. Social e innovativo: aggrega dal vivo (ma anche attraverso il web) le famiglie del circondario, coinvolgendole nella lavorazione della terra, rigorosamente bio. Per tornare a mangiare come un secolo fa. Ma la formula è nuova: «Propongo in abbonamento 100mq per coltivare in sei filari ortaggi di stagione – spiega Stefano – io e la mia squadra ci dedichiamo alla semina e alla crescita delle piante, senza usare concimi chimici. Gli abbonati vengono il sabato a raccogliere i frutti». Sono partiti in 10, adesso sono in 100 (numerosi i professori dell’università e i professionisti della zona). Considerata la lista d’attesa, fra pochi mesi gli ortisti di famiglia saranno 500. Ottantamila euro il reddito raggiunto da Stefano in meno di un anno di attività. Così a San Floro, nel cuore della Calabria, è nata una bio valley. Che attira turisti e vip di passaggio, come gli ospiti del Magna Grecia Film Festival, che si è appena svolto a Catanzaro Lido.(fonte: food24 del sole 24 ore)

Risale al 14 febbraio scorso la prima richiesta di fondi da parte di Stefano. Ed i soldi sono arrivati dall’Italia e dall’estero.

Agricoltura di qualità , biologi al, eccellenze enogastronomiche che insieme al turismo costituiscono i driver principali dell’economia meridionale. Driver pronti a combattere contro  le speculazioni del territorio fatte di petrolio, monnezza e cattedrali nel deserto utili solo a prendere finanziamenti.


21
Nov 15

Cresce l’oro verde calabrese. Primo posto alla Puglia.

È stimata in 246 mila tonnellate in Calabria la produzione di olio d’oliva per la campagna 2015-2016. E il prezzo a litro per l’extravergine, secondo le ultime quotazioni disponibili, si aggira intorno a poco meno di quattro euro. Nella regione – secondo i dati di Coldiretti Calabria – la superficie dedicata all’Olea europaea, nome scientifico della pianta che da secoli denota il panorama collinare e pianeggiante del territorio calabrese, è pari 185.915 ettari, cioè un terzo della superficie agricola regionale. Con 51 milioni 388 mila piante, inoltre, la Calabria mantiene saldamente la posizione di seconda regione olivicola italiana dopo la Puglia, la cui produzione svetta ancora incontrastata malgrado i problemi legati alla diffusione del batterio della Xylella. Il legame tra la Calabria agricola e l’ulivo è comunque sempre molto forte: nel decennio che va dal 2000 al 2010 la superficie coltivata ad olivo é del 16,6%, nonostante si sia dovuta registrare una riduzione di circa settemila aziende.

Del totale degli uliveti calabresi, inoltre, l’11% è destinato alla produzione di olive da mensa, pari a circa 20.450 ettari. Sono oltre 21 le varietà di olive calabresi che hanno consentito il riconoscimento delle dop Bruzio, Lamezia e Alto Crotonese nonché della Igp Olio di Calabria. Il complesso del sistema legato alla produzione e al confezionamento del prodotto si completa con la presenza di 754 frantoi attivi, con diversi centri di imbottigliamento, e oltre 137.000 aziende olivicole. In Calabria sono oltre 50 le filiere dell’oro verde certificate. E i numeri calabresi non sono certo poca cosa se raffrontati al quadro nazionale, che vede un consumo pro-capite di olio extravergine di oliva dell’ordine dei 13 litri annui. La produzione media nazionale di olio extravergine di oliva è pari a circa 700 mila tonnellate, mentre l’importazione annua si colloca mediamente intorno alle circa 200 mila tonnellate, poco meno di un quarto della produzione nazionale. La presenza dell’oro verde in Calabria si perde nella notte dei secoli. Dagli scavi del villaggio protostorico degli Enotri, la cui origine risale a 3.500 anni fa, furono recuperati degli oli che dimostrano come l’olio di oliva fosse conosciuto e apprezzato a partire dall’Età del Bronzo e prima dell’arrivo dei coloni greci, che sbarcarono in Calabria nel VII secolo a.C. Un connubio che è confortato anche dalle proprietà del prodotto. Tra le componenti dell’olio extravergine di oliva ci sono i fitosteroli, un gruppo di steroli che ha la proprietà di ridurre i livelli di colesterolo nel sangue. I polifenoli invece, insieme agli stessi fitosteroli, al beta-carotene ed alla vitamina E, hanno proprietà antiossidanti che sono in grado di contrastare l’attività dei radicali liberi.

Fonti: Coldiretti, Ansa, Giornale della Calabria, Giornale di Calabria


20
Nov 15

Le clementine? Uno snack tutto calabrese

  
Questa è una bella storia di imprenditoria giovanile rigorosamente meridionale. Calabrese per la precisione:

ClemenTime è il figlio un po’ ribelle, ma vitale e creativo, nato dal matrimonio di due aziende storiche calabresi che si trovano nel cuore antico e fecondo della Piana di Sibari: l’azienda agricola “Favella Spa” che vanta più di 80 anni di storia, oltre la metà dei quali dedicati all’agrumicoltura e “COAB” che dagli anni ’90 è azienda leader nella commercializzazione e distribuzione delle clementine.

Il Prodotto

La Clementina di Calabria (IGP)
La Clementina di Calabria (IGP) è un prodotto ortofrutticolo italiano a “indicazione geografica protetta” caratteristico della Regione, e negli ultimi decenni è stato l’agrume più venduto dopo le arance. Le clementine sono frutti di un gruppo di piante sempreverdi del genere Citrus, sono frutti particolarmente ricchi di acidi organici, soprattutto di acido citrico oltre alla vitamina C, presente nella misura di circa 50 mg per 100 g di prodotto, e contengono inoltre: vitamina A e, in misura minore, le vitamine B1, B2 e B3.

Dall’amore per questo frutto tanto generoso nasce Clementime S.r.l. Questa giovane newco si occuperà di selezionare, confezionare e distribuire nel mercato europeo questo agrume secondo modalità e strategie assolutamente innovative.

L’eccellenza italiana e l’originalità certificata della clementina raggiungerà in modo capillare e funzionale chiunque oggi creda in una alimentazione sana ed equilibrata, venendo incontro alle aspettative e alle esigenze di quanti debbano coniugare il tempo del lavoro o dello studio con il tempo per sé.

Attraverso i distributori automatici un break o una merenda si trasformerà in un momento di salute, vitalità e freschezza; in qualsiasi istante, per placare la sete e la fame, sarà possibile “raccogliere” una clementina fresca, completamente integra e non trattata dopo la raccolta.

ClemenTime arriverà dall’albero al consumatore, attraverso i distributori automatici in una confezione accattivante di cartone per uso alimentare appositamente studiata e adatta alla refrigerazione. Il packaging conterrà due clementine intere.

Un test attento e trasversale ha dimostrato che la nostra clementina si adegua perfettamente alle esigenze del mercato finale e alle necessità del distributore; infatti rispetto ad altri tipi di frutta snack commercializzati attualmente nei distributori automatici, Clementime offre alcuni importanti vantaggi:
Shelf life: 15-­‐18 giorni.

Prodotto stagionale: la clementina viene prodotta da Ottobre a Febbraio, con possibilità di offrire al consumatore un prodotto invernale aumentando così le vendite in un periodo solitamente negativo per la frutta snack.

Prodotto naturale: le clementine vengono raccolte e confezionate senza subire alcuna lavorazione, mantenendo così inalterate le proprietà organolettiche.

Facilità di consumo: il frutto si sbuccia facilmente ed è del tutto privo di semi.

Packaging prodotto: logistica ed esposizione del prodotto agevolata grazie al packaging pensato appositamente per i distributori automatici.


15
Ago 15

Ecco i calabresi ignorati dall’Italia

Immagini eloquenti di volontari (molti anche provenienti da Lucania e Puglia) calabresi che si danno da fare dopo l’alluvione. Le tv erano impegnati a parlare del solleone agostano.

SI ci sono anche degli immigrati, perchè che tu sia giallo, bianco o nero se sei parte di una comunità la senti come casa tua. Nonostante il delirio di bimbiminkia che compulsivamente twittano odio coi soldi dei contribuenti.

11836844_10153514126003948_915635349256014738_n 11888007_10153514166268948_693628132962131530_n

11903946_10153514305323948_563587301905717011_n 11836887_10153514305563948_1478640655754963697_n


01
Lug 15

Salvini al Sud, ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?

Salvini torna in questi giorni in Calabria. Sul tema interessanti e provocatorie considerazioni di Pino Aprile:

C’è gente che farebbe qualsiasi cosa, pur di non lavorare: Matteo Salvini, per esempio, perseguita gli ultimi della Terra, a pro dei padroni della Terra (se lo fa consapevolmente, decidete voi cos’è; se lo fa inconsapevolmente, decidete voi cos’è; io non so dire quale delle due possibilità sia più umiliante).

Ora, il giustiziere dei poveri cristi opera in trasferta, in Calabria, a casa di quei terroni che, per anni (finché non gliene sono serviti i voti), da direttore di Radio Padania, ha ferocemente insultato e fatto insultare, fomentando i peggiori sentimenti. E cosa va a fare? A cercare dei titoli sui giornali di domani e dopodomani, con le sue inutili ma irritanti incursioni in un campo rom e in un centro di accoglienza: prima rompe le palle, perché “quelli” non li vogliono a casa loro, poi se li va a cercare dove stanno. Rom e immigrati in Terronia: tombola! (Qualche fascitello locale gli tiene la felpa).

Naturalmente, ci spiegherà che viva la ruspa e bisogna raderli al suolo; perché sono ladri, perché sporcano, perché rubano il lavoro e perché violentano le nostre donne.

Nemmeno a me piace essere derubato, ma so che tutti i ladri rom ed extracomunitari messi insieme non fanno il danno di uno solo dei ladroni dell’Expo o del Mose (oggi un interessante articolo di Sergio Rizzo, sul Corriere della sera, segnala che i soli “collaudatori” del Mose, a botte di milioni e centinaia di migliaia di euro, sono 316!!!). Ma quelli, il Salvini, dimentica di andarli a provocare a Venezia e a Milano, con uso di ruspa o senza.

Sporcano i rom e gl’immigrati? Salvini (mi sono perso qualcosa?) non ha mai minacciato la ruspa contro chi ha fatto della sua Lombardia la regione più inquinata d’Italia e una delle più inquinate d’Europa; né ha mai minacciato la ruspa contro i suoi corregionali che scaricano illegalmente i rifiuti tossici industriali nella Terra dei Fuochi e in giro per l’Italia. Per dirla tutta, pur avendo così facilmente disponibilità di ruspe, l’uomo che per non perdere il pensiero unico se lo scrive sulla felpa, non si è mai offerto di usarle per bonificare quei terreni.

Il lavoro che “rubano” gli stranieri è, normalmente, quello che non fanno gli italiani. E tanti di coloro che arrivarono con un barcone, si sono integrati, hanno creato imprese che producono una quota importante della ricchezza nazionale; e danno lavoro anche a italiani.

Quanto agli stranieri stupratori, sono dei delinquenti come tutti gli altri delinquenti, ma in forte minoranza, perché quelli che “violentano le nostre donne” sono quasi sempre italiani e familiari di quelle donne (però… “nostre”?).

La questione dei migranti è colossale, ma non si risolve gridando contro di loro, istigando (cosa vuol dire “radere al suolo”?) e blaterando che la legge che fa schifo: l’ha fatta un leghista, primo firmatario, Umberto Bossi. Voi la fate, Maroni progetta la rete dei centri d’accoglienza e poi la colpa è degli altri?

Ma tutto questo schiamazzo non è inutile. Intanto, abbiamo un disoccupato in meno: Salvini. Poi, è facilmente spendibile un’accusa generica, contro chi non può difendersi e c’entra pure poco e niente. Ma rende dire che “bisognerebbe…” e fermarsi lì. Nessuno, come la Lega con Berlusconi, nella storia italiana (a parte il dittatore Mussolini) ha governato tanto tempo, con una maggioranza così grande. Chi avesse un minimo di pudore andrebbe a nascondersi per la vergogna, per non aver risolto le questioni per le quali oggi accusa gli altri (e che non intendo difendere).

Ma è così comodo creare un nemico su cui far sfogare la rabbia del popolo in difficoltà! Pensate se la gente, incazzata nera, se la prendesse con chi è davvero responsabile dei nostri disastri. Invece di assaltare la carrozza del re e del conte zio, si regalano scarpe chiodate al popolo, per prendere a calci i mendicanti, chi è già a terra.

Il razzismo non è mai gratis, ma sempre al servizio di una economia. Se si “dimostrava” che i neri erano più animali che esseri umani, era solo perché servivano “mandrie” di lavoratori gratis nei campi di cotone dei latifondisti americani; fino a che lo scontro armato fra due civiltà (quella industriale, nuova e dilagante negli Stati del Nord, e quella agricola degli Stati del Sud) recuperò i neri al genere umano. Tanto, da poter dire che se Satchmo Armstrong suonava la tromba da dio, non era perché si trattava di una specie di pappagallo o cane ben addestrato, ma perché era un genio; come quell’altro nero, pianista e cantante, considerato uno dei 10 più grandi artisti di tutti i tempi, Ray Charles, il pioniere del genere “soul”, che vuol dire “anima” e pare sia una dote umana (azz…, pure Salvini? Pensa quant’è stato bravo a non farsene accorgere!)


14
Mag 15

Dalla Calabria, eccellenze surgelate italiane

C’è un luogo a pochi chilometri dal simbolo della provvisorietà meridionale e della superficialità italiana, la Salerno-Reggio Calabria, dove si macinano utili ed un’azienda di successo che esporta prodotti calabresi nel mondo dando del tu alle multinazionali del settore cui, in passato, ha pure venduto i propri prodotti.

Il fondatore è Antonio Tenuta, imprenditore calabrese, ex bancario ed ex assistente volontario di matematica finanziaria all’ Università di Bari, un “contadino dal cervello fino” che vicino Cosenza, a Mongrassano, sul finire degli anni 70, ha messo su un piccolo impero economico basato in gran parte sulla trasformazione del pomodoro.

Tutto inizia con qualche quintale di pomodoro non raccolto, destinato al macero che il signor Tenuta decide di non distruggere ma di piazzarlo in grosse celle frigorifero per rivenderle all’industria conserviera: nasce uno dei più importanti stabilimenti italiani di surgelati, la Gias. Prodotti di qualità e controllo diretto sulla filiera produttiva mettono in evidenza il lavoro dell’azienda calabrese, così che anche la Findus le mette “gli occhi addosso”. In senso buono ovviamente, soprattutto su quei San Marzano che produceva il signor Tenuta, divenendo primo cliente dell’azienda oggi guidata da una donna, Gloria, prime esperienze lavorative a Milano per una multinazionale, figlia del fondatore e che non si perde d’animo neppure quando la multinazionale di cui sopra decide di defilarsi. Così  al Sole 24 Ore dichiara:

«Sono tornata con minime aspettative e ho affrontato situazioni difficili –  racconta la presidente  –  Quando la Findus ha internalizzato le produzioni abbiamo sofferto. Ma con sacrificio ne siamo usciti. E abbiamo sempre mantenuto  l’impegno di restituire al consumatore ingredienti e sapori autentici»

Temperamento calabrese. Ma l Gias macina utili e profitti :

L’azienda fattura  30 milioni di euro, ha  250 clienti (il 30% all’estero) e 80 dipendenti che durante la produzione orticola salgono a 350. Sono 350mila le tonnellate delle materie prime processate, 370 le referenze prodotte. Il futuro è soprattutto nei piatti pronti ispirati alle tradizioni regionali (in packaging più funzionali e accattivanti, in vendita nella grande distribuzione, da Esselunga a Auchan): scialatielli all’amalfitana, carbonara, strozzapreti alla siciliana. Le vendite sono incoraggianti. La crisi, fortunatamente,  non ha danneggiato  il  mercato del surgelato: solo nel 2014 il comparto ha registrato una lieve flessione (-1%) a fronte di un calo complessivo del settore alimentare del 3%, per un fatturato complessivo di circa 28 miliardi di euro (un quarto di quello dell’industria alimentare). Contro ogni pregiudizio,  il  frozen food piace a circa il 70%  degli italiani (soprattutto al Nord)  e spopola addirittura tra i giovani, che ne apprezzano praticità e varietà, come risulta da uno studio dell’Istituto Italiano Alimenti Surgelati.

Quando mangiate le prossime melanzane surgelate beh pensate che con elevatissima probabilità provengono proprio dalla Calabria che fa impresa.  Chissà quanto sarebbe bella se avesse pure una rete autostradale come le regioni settentrionali e, perchè no, pure una bella linea d’alta velocità che la collegasse al resto d’Europa. Come ai tempi di Mongiana. E se la si smettesse pure di pensare, come dico spesso, che l’agricoltura è roba da “poveri”, invece di considerare che insieme al turismo è un settore di traino dell’economia meridionale, forse riusciremmo a prenderci cura delle nostre terre affrancandole dai nuovi feudatari e dagli interessi di chi specula con rifiuti tossici, monnezza ed industria pesante.


15
Apr 15

Calabria dimenticata: la Magna Grecia di Locri

La Calabria, seppur vilipesa dalla mancanza cronica di infrastrutture e dalla interruzione di arterie viarie importanti che provocano (come denunciava ieri nel corso di una intervista, il direttore del Garantista, Sansonetti) custodisce tesori unici, oltre al noto museo dei Bronzi di Riace.

Su Zoomsud, Paolo Veltri racconta di Locri e dei tesori della sua Magna Grecia:

La culla della Magna Grecia, Locri Epizefiri, ha bisogno della valorizzazione tanto attesa. Nel 2014 sono stati quasi 15mila i visitatori del parco archeologico e del museo ma potevano essere molti di più. A spiegare le potenzialità inespresse dell’antico sito la dottoressa Rossella Agostino, direttrice del parco di Locri: «Noi facciamo di tutto per mantenere alta l’attrazione dei turisti, ma le nostre richieste restano “lettera morta”. La mancanza di infrastrutture (esasperata, inoltre, dalla contrazione dei treni sulla linea jonica) ci isola dal resto della Calabria e, soprattutto, dall’Italia».

I Locresi della Grecia arrivarono nel territorio di capo Bruzzano nel VIII-VII secolo a. C. e il dominio di Locri Epizefiri raggiunse uno sviluppo unico in quel periodo (Zaleuco diede agli abitanti un corpo di leggi che va considerato il più antico di quanti abbiamo notizia in Europa), arrivò anche sul mar Tirreno e si arrestò – secoli dopo – con l’invasione militare di Roma.

A Locri c’è un Museo che

sta creando una serie di piccole o grandi iniziative interessanti anche se le risorse sono poche: la vendita di arance biologiche per raccogliere fondi; la creazione del bookshop (gestito dalla casa editrice Laruffa); l’allestimento di una sala per i non vedenti affinché tocchino con le mani i reperti.

«La carenza di personale è un altro problema evidente – aggiunge la direttrice Agostino –. Servono delle guide preparate. Inoltre bisogna predisporre una pulizia della zona sistematica e non straordinaria, lo stesso vale per i fondi: ci servono fondi ordinari e non straordinari per programmare interventi di lungo periodo».

Un’area archeologica che  si da da fare per implementare quanto il territorio e la storia offrono cercando di creare un network virtuoso tra Soprintendenza, privati ed enti locali per esaltare le ricchezze calabresi e creare occupazione col turismo. Nonostante la mancanza di investimenti per la Calabria ed il Sud. Perchè la storiella “potrebbero campare di turismo” è l’alibi idiota di chi non vuole programmare nè spendere un euro per un Mezzogiorno che programma il proprio futuro.


25
Feb 15

Le Birre dell’anno 2015? Sul podio Calabria, Sicilia e Sardegna

Quarantadue giurati italiani e stranieri e ottocento birre artigianali. Questi i dati di partenza del premio Birra dell’Anno 2015 – giunto alla decima edizione con il sostegno di Unionbirrai – andato in scena lo scorso week end a Rimini, in occasione della manifestazione brassicola Beer Attraction, la nuova kermesse internazionale dedicata ai birrifici indipendenti che ha riunito presso la Fiera della cittadina romagnola un numero sempre crescente di estimatori della birra di qualità e gli operatori del settore (cui sono interamente dedicate le giornate del 23 e 24 febbraio).

La manifestazione ha mantenuto le aspettative, offrendo una vetrina importante alle ultime tendenze birrarie – tra birrifici, produttori e rivenditori di materie prime, impianti e attrezzature per la produzione, fino alle soluzioni di logistica e conservazione della birra – e radunando le proposte più interessanti e diverse con oltre duecento espositori in arrivo non solo dall’Italia, ma anche da Danimarca, Austria, Belgio, Spagna, Stati Uniti , Germania e Repubblica Ceca.

Ma chi l’ha detto che le migliori birre vengono tutte da latitudini…non mediterranee?

Come riporta il comunicato di Unionbirrai sul podio sono finite in tutto ottanta etichette suddivise in ventisei categorie, che contribuiscono a conferire la meritata visibilità al panorama brassicolo italiano, mettendo in luce regioni finora non sempre considerate come Calabria, Sicilia e Sardegna. Ed aggiunge “il Sud dello Stivale, sempre più in vetrina per la qualità e la fantasia delle ricette brassicole artigianali”-

E’ il caso, tra le tante, della Siciliana  Trisca, ad esempio, del birrificio Tarì, premiata a Rimini nella categoria «spezie e cereali, alta e bassa fermentazione, dopo il riconoscimento della Guida alle Birre d’Italia 2015 Slow food nella categoria “Birra Quotidiana.


19
Feb 15

Anche l’ultimo rapporto di “Save the Children” sulla drammatica assenza di asili nido al Sud

L’ultimo rapporto dell’organizzazione internazionale Save the Children, finisce per mettere il dito nella piaga sulle drammatiche situazioni che vive l’infanzia al Sud per carenza di infrastrutture e risorse, frutto di politiche del Governo assolutamente deficitarie.

+30% la mortalità infantile al Sud; oltre 1 parto su 3 con taglio cesareo. Il rapporto di Save the Children “Mamme in arrivo” e il progetto “Fiocchi in Ospedale” per il supporto ai bambini e ai neo-genitori all’interno dell’Ospedale Cardarelli di Napoli ha coinvolto 1000 neonati e adulti.

«Con il rapporto Mamme in arrivo abbiamo cercato di documentare le disfunzioni di una rete sanitaria che, pur essendo riconosciuta come una delle migliori al mondo, non assicura dappertutto e in ogni circostanza le condizioni di sicurezza fondamentali. Inoltre abbiamo posto l’attenzione sul sostegno sociale al percorso nascita, cioè sull’insieme di servizi, misure e politiche che dovrebbero essere a disposizione della mamma e della coppia affinché il parto e la maternità siano vissuti in modo positivo. Abbiamo constatato però come il sostegno sociale sia inadeguato e le mamme e le coppie si ritrovino spesso sole, nonostante i tentativi di miglioramento promossi attraverso l’emanazione di una serie di linee guida», spiega Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children

Ed ancora:

«I bambini che nascono e vivono in famiglie in povertà assoluta sono ormai 1.434.000, pari al 13,8% del totale di minori; circa 400 neonati, ogni anno, non sono riconosciuti dalle madri e vengono lasciati in ospedale; per quanto riguarda i servizi territoriali per la salute materno-infantile i consultori si sono ridotti di numero negli anni e attualmente sono 1.911, circa 1 ogni 29 mila abitanti; la copertura degli asili nido pubblici riguarda solo il 13% dei bambini 0-2 anni e scende ulteriormente in alcune regioni,toccando quota 2% circa in Calabria e Campania: d’altra parte è appena del 4,8% la percentuale di risorse destinate alle famiglie, sul totale della spesa sociale».

Anche per questo al Sud,  il numero dei morti supera quello dei nuovi nati.