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17
Dic 16

Mentre “altrove” avvisi di garanzia e arresti, a Napoli #unpopoloincammino contro la camorra

State tranquilli, questa notizia non l’ha data alcun telegiornale. Perché la Napoli “pulita” non fa notizia e non è funzionale. Neppure quella che manifesta contro la camorra.

Da Identità Insorgenti:

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foto Identità Insorgenti

Mentre i fedeli al Duomo invocavano San Gennaro che oggi non ha concesso il prodigio, a poche centinaia di metri, piazza Dante, centinaia di persone scendevano in piazza con altri preti, quelli dei quartieri Sanità e Forcella, uniti sotto il nome di Un Popolo in Cammino. Una marcia contro le camorre dai alcuni di quei quartieri che ne sono più infestati, quelle di cui non sentirete parlare dai Saviano, dai Santoro, o dalla stampa nazionale.

La racconta così Ivo Poggiani, presidente della 3 Municipalità, proprio quella che include la Sanità: “Un tranquillo venerdì di dicembre:

MILANO: Il sindaco Sala si autosospende perché coinvolto nell’inchiesta per corruzione e turbativa d’asta relativa ai maxi-appalti di Expo, il colossale grande evento che tenne in ostaggio la città lo scorso anno, senza alcun beneficio per i cittadini, ma solo come grande vetrina e fonte di profitto dei soliti noti.

ROMA: arrestato per corruzione, Marra, già uomo di punta del potere della Capitale durante il governo Alemanno e difeso a spada tratta dal sindaco a 5 stelle Virginia Raggi.

NAPOLI: migliaia di persone sfilano in corteo per denunciare la connivenza tra camorra, malapolitica ed imprenditoria, per chiedere che la violenza nei quartieri di periferia si interrompa e per ottenere giustizia e verità per tutte le vittime, dai morti innocenti che si trovavano al posto sbagliato al momento sbagliato a tutti coloro che si sono ammalati perché la camorra ha smaltito nel loro territorio i residui industriali delle imprese, anche e soprattutto di quelle settentrionali.

A volte le coincidenze servono a descrivere in modo straordinariamente efficace la realtà. Mentre la politica nazionale (tutta, inclusa la presunta rivoluzione dei 5 stelle) è al tracollo, presa tra la gestione di affari colossali, le inchieste, gli interesi di bottega, nella nostra città abbiamo deciso che non siamo più disposti ad aspettare.
A Napoli da tempo esiste qualcuno che non ci sta più e che alza la voce, in strada, nelle scuole, nelle università, nelle istituzioni.
Hanno provato a ricattarci, a toglierci risorse, a chiederci di inginocchiarci ai poteri forti. Ma a Napoli non siamo più disponibili.

Oggi Napoli è il più grande laboratorio di democrazia del paese: i razzisti e i leghisti che si sono affannati per rimandare un’immagine degradata della città, farebbero bene a prendere appunti.
Adelante!”

A noi piace aggiungere che forse è questo il miracolo di oggi, una comunità che si ritrova in piazza contro la camorra. Una comunità che prova a riprendersi i territori lordati dalla criminalità organizzata e a lanciare un segnale esterno che non sia la consueta narrazione tossica della città. Una Napoli che rialza la testa e che dimostra di saper marciare a testa alta.

23
Apr 16

Un Popolo in Cammino: la militarizzazione contro la camorra, non serve

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Questo quanto dichiara l’associazione “Un Popolo in Cammino” che manifesta contro la camorra, manifestazione di un potere autoritario ed oppressivo del tutto simile a quello nazifascista da cui Napoli comunque riuscì a liberarsi:

Oggi siamo stati in Piazza Sanità per ribadire che la città non appartiene a chi spara, ma a chi ama le strade ed i propri quartieri. Lo sconforto e la rabbia non può sopraffare la speranza e la determinazione di chi da mesi, dopo la morte di Genny e di tutte le vittime innocenti si sta opponendo allo status quo. Sono mesi che diciamo che la militarizzazione non serve, ma serve un esercito di maestri di strada, politiche sociali e lavoro. Il silenzio del Governo in questi mesi é imbarazzante, abbiamo provato a chiedere risposte, ma non ne abbiamo ottenute.
Per questo rilanciamo i percorsi di mobilitazione sin dai prossimi giorni. Il 25 Aprile la manifestazione in occasione della giornata della Liberazione finirà proprio in Piazza Sanità per ribadire, se ce ne fosse ancora bisogno, che i militari non sono la soluzione. Proprio oggi abbiamo bisogno di liberarci dall’oppressione delle Camorre, come ieri ci siamo liberati dal giogo del nazifascismo.
Inoltre il giorno 3 maggio ci sarà un ulteriore tavolo in Prefettura per parlare del progetto proposto da ‪#‎UnPopoloInCammino‬ di scuole aperte in tutti i quartieri di Napoli. Se le risposte non ci soddisferanno annunceremo una mobilitazione nel mese prossimo a Roma, sotto al Parlamento. Troviamo scandaloso l’atteggiamento dei Parlamentari Italiani che si ricordano solo in campagna elettorale del problema delle Mafie e che, dopo circa 70 morti negli ultimi mesi, non hanno mai calendarizzato una discussione in merito. Quel giorno chiederemo anche un incontro con il Primo Ministro Renzi.
#UnPopoloIncammino


21
Apr 16

Un milione di Super Azzek contro i proiettili dei mitra

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È schizofrenica e duale, borderline, eccome come è Napoli borderline. E su questo ventre molle, che come un pendolo oscilla tra bellezza ed autodistruzione, volteggiano gli avvoltoi e si avvicinano gli sciacalli del “veloavevodetto”, professionisti dell’anticamorra da fiction.

La bellezza e la creatività non hanno niente a che vedere con le sventagliate dei mitra. La fantasia che possiede come un demone questo popolo e lo allontana dalla globalizzazione, non può piegare la testa davanti a quattro animali cresciuti nelle riserve  da edilizia sovietica progettati da architetti e costruita dagli amici degli amici che con la classe politica degli anni 80 mangiavano i milioni, mentre ci abboffavano di caffè.

Prendete la confezione di una colla da carta, eccolo, il “Super Azzek”, che con ironia cerca di prendere per culo e per il portafogli un colosso delle multinazionali, non imitandone pedissequamente il formato e la confezione, ma rielaborandolo. Ebbene un popolo che produce siffatta avanguardia contro il conformismo dell’industria globale, che cosa ha in comune con chi vuole trasformarne le strade della periferia in prigioni per i propri abitanti? Perchè ancora tace verso uno Stato che ha mandato esercito e blindati a presidiare il nulla, visto che si consentono sventagliate di mitra contro un avamposto di frontiera, in quello che di fatto è un porto franco? Il popolo del super Azzek è anarchico, libero non ha niente a che vedere con i manovali ed i macellai eredi di Tore ‘e Criscienzo.

Pure le multinazionali del fast food faticano a trovare collocazione e pubblico tra i vicoli dove impera l’unto della pizza fritta e del cuoppo di mare, nel gusto di un popolo insofferente ad ogni imposizione , capace di partorire fenomeni dell’editoria in grado di fatturare più dell’originale. Da “Cioè”, rivista italiana per adolescenti a cavallo del i 80 e 90, a “Sciuè” fanzine dell’universo neomelodico, che riproponeva in chiave linguistica (e non solo) partenopea la medesima esperienza del settimanale .

I boss delle cerimonie e di Gomorra sono cavie allevate per anni, cresciute per essere funzionali ad un sistema che spara a Napoli e fa affari e denari a Brescello (comune dell’Emilia Romagna sciolto per mafia) o a Milano.

Su questo palcoscenico , investito dai giudizi lombrosiani della platea, un popolo troppo spesso silente e acquiescente, che se ne fotte, addormentato, perso nel proprio egoismo, complice e succube delle opinioni dei sociologi da talk show radiofonico, incapace di innamorarsi e riconoscere se stesso nella genialità….del Super Azzek.


16
Mar 16

Camorra edizione 2016: “in grado di mantenere saldi i rapporti con le pubbliche amministrazioni, non solo locali ma anche di livello superiore”

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Chiunque veda la camorra come uno strumento di libertà od emancipazione territoriale, si sbaglia e di grosso.

La relazione annuale antimafia dichiara esplicitamente, a proposito della camorra: i clan percorrono maggiormente la strada “di corrompere il pubblico amministratore e di rimettere allo stesso le modalità più efficaci per raggiungere lo stesso risultato illecito”. […] “in grado di mantenere saldi i rapporti con le pubbliche amministrazioni, non solo locali ma anche di livello superiore”” […]  “buona parte dei loro patrimoni sono ancora nelle mani di imprenditori che sono stati la sponda economica del sodalizio. Inoltre molti dei politici che si sono fatti strada grazie all’appoggio dei capi-clan, sono ancora operativi e presenti nelle amministrazioni non solo locali”.

Insomma diciamo pure che non sempre la politica ha la risposta giusta alla domanda: che fare contro le mafie.

Ecco una sintesi della relazione, oltre il gossip ed il gomorrismo:

La “fibrillazione criminale” nell’area di Napoli.  Il tessuto della criminalità organizzata che opera nella provincia è in trasformazione, mostrandosi “più che mai eterogeneo”, diviso fra gruppi strutturati e consolidati e “aggregazioni caratterizzate da frequenti mutamenti”. Il vuoto di potere causato dall’azione investigativa, e dalla conseguente cattura dei principali esponenti dei clan (sono 215 i regimi di 41-bis riferibili a membri dei clan operanti tra Napoli e Avellino), ha innescato il tentativo di giovani camorristi di occupare quel vuoto, attraverso “metodi violenti e senza la capacità di misurare il rapporto tra benefici e costi delle proprie azioni criminali”. Recrudescenze si registrano nell’area della città di Napoli, non nell’area del nolano e in quella vesuviana, dove la strategia adottata è l’inabissamento.

“Va ribadita – scrive la DNA –  la caratteristica propensione delle aggregazioni camorristiche alla contrapposizione, passando con eccessiva disinvoltura da situazioni di alleanza a situazioni di contrasto violento… Tuttavia, a differenza di quanto accaduto nel passato, quando la maggior parte degli eventi omicidiari era riconducibile agli scontri alimentatisi all’interno della galassia dei cd.Scissionisti nell’area nord di Napoli (Secondigliano e territori limitrofi), i luoghi in cui tali eventi si sono consumati ed i profili criminali delle vittime tratteggiano un quadro d’insieme caratterizzato dall’esistenza di molteplici focolai di violenza disseminati nell’area metropolitana e nella provincia di Napoli”. Una “fibrillazione criminale” che si manifesta soprattutto “nell’area settentrionale e orientale di Napoli, nel quartiere Sanità e dei Quartieri Spagnoli e Forcella”. Nuovi assetti che rendono imprevedibili le azioni dei gruppi criminali, proprio perché non legati ad una strategia precisa, e complicano l’attività di contrasto.

I quartieri. A preoccupare maggiormente la DNA sono i quartieri del centro storico che hanno sempre stimolato le attenzioni dei clan per il controllo dei mercati di droga, estorsione e contraffazione. “Hanno rappresentato e rappresentano tuttora la vera emergenza criminale per il distretto di Napoli. I quartieri di Forcella, della Maddalena, dei Tribunali sono stati teatro di gravissimi fatti di sangue nei quali sono stati coinvolti e rimasti vittima, tra l’altro, anche innocenti incensurati e hanno determinato ed innestato una situazione di diffuso terrore e di vera e propria ‘guerriglia urbana’ con quotidiani spargimenti di sangue, da una parte e dall’altra”.

La zona orientale composta dai quartieri Ponticelli, Barra – San Giovanni, caratterizzata da insediamenti industriali e commerciali, è sottoposta ad una forte pressione estorsiva praticata dai radicati gruppi criminali che “nel corso degli anni si sono atteggiati a volte da alleati a volte da nemici, con il conseguente verificarsi di sanguinose faide caratterizzate da molteplici omicidi di capi e gregari di opposte fazioni”. Ponticelli, feudo in passato del clan Sarno, subisce particolarmente questa faida in cui operano “vere e proprie bande che si contendono il predominio su quel territorio”, oggi principale polo cittadino per la vendita delle droghe leggere e dunque molto ambito.

Gli ‘affari’: il crescente interesse verso scommesse e gioco on line. Nella provincia di Napoli i clan assumono “contorni di intensa ramificazione nel tessuto economico ed amministrativo delle realtà locali”, così come emerge una forte “connivenza di larghi strati del corpo sociale”. I principali settori economici di interesse sono la ristorazione, il commercio di capi di abbigliamento e quello la gestione degli impianti di distribuzione di carburante, quest’ultima in “sostanziale” regime di monopolio. Un settore in cui i camorristi stanno investendo parte dei proventi illeciti sono le agenzie di scommesse, ramificate a livello territoriale e legate alla pratica del gioco on line. “L’ambito imprenditoriale in questione, al contrario di altri che vengono tradizionalmente assegnati all’interesse della camorra e che non presentano particolari difficoltà esecutive, richiede un certo grado di esperienza, anche nei contatti con i referenti delle società che raccolgono scommesse sportive (per lo più straniere)… La gestione criminale del gioco on-line si muove nel solco tracciato dall’analoga gestione della distribuzione delle macchine utilizzate per il video-poker”.

L’area vesuviana si conferma centrale nel mercato internazionale degli stupefacenti, i clan mantengono stretti rapporti in tal senso con ambienti criminali stranieri, spagnoli e olandesi su tutti. Cambiano le aree di spaccio: le piazze ‘storiche’ di Scampia e Secondigliano, seppur ancora fiorenti, stanno cedendo il passo “ad altre aree di distribuzione che vanno progressivamente rafforzandosi nel più ampio mercato della droga”.

I collaboratori di giustizia. Nell’azione di contrasto, investigativa e giudiziaria, assumono un peso specifico rilevante le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. In tal senso la Direzione Nazionale Antimafia sottolinea i pericoli che vengono “dalla attuazione di strategie di repressione violenta dei fenomeni di dissociazione e di riduzione del danno” perseguite dai clan “mediante intimidazioni e sovvenzioni economiche, ovvero, mediante condizionamento dei collaboratori e testimoni di giustizia, inducendoli alla violazione dell’obbligo di compiutezza e verità delle dichiarazioni da rendere”. Evidente è anche l’effetto dissuasivo che strategie di questo tipo, spesso rivolte a familiari dei collaboratori “totalmente estranei a contesti criminali”, possono causare. Nel periodo 2014-2015 si sono comunque registrate 44 nuove collaborazioni, tutte riferibili al territorio della provincia di Napoli. “L’andamento del fenomeno della collaborazione con la giustizia è direttamente proporzionale all’intensità e continuità dell’azione repressiva chiamata a dispiegarsi su fronti in continua modificazione”.

I Casalesi: meno omicidi, più corruzione. La DNA sottolinea la totale assenza, ormai da qualche anno, di fatti di sangue legati alla matrice camorristica, una caratteristica che aveva reso tristemente famoso il territorio della provincia di Caserta. Il dato viene spiegato principalmente con l’azione di contrasto che ha smantellato l’ala militare dei sodalizi criminali, modificando il modus operandi dell’intera struttura mafiosa sul territorio. Se la violenza e il ricorso all’omicidio sono diventati un’estrema ratio, non mostrano flessione i reati di rilievo patrimoniale: riciclaggio, gestione degli appalti e delle scommesse d’azzardo online e sulle slot machine, usura ed estorsioni.

Particolarmente esplicativo il seguente passaggio della Relazione: “Mentre il perdurante svolgersi di attività estorsive in buona parte della provincia testimonia come la forza del vincolo associativo sia ancora salda ed idonea ad indurre assoggettamento ed omertà, sul piano delle relazioni esterne al clan si rileva come la componente ‘imprenditoriale’ dell’organizzazione, che rispetto al passato ha acquisito maggiore rilievo, induca un sempre maggiore ricorso al metodo corruttivo ed un sempre minore ricorso alla vera e propria cooptazione degli amministratori nei sodalizi: più corruzione, più concorso esterno e meno partecipazione all’associazione mafiosa”. Se in passato si utilizzava maggiormente l’intimidazione come strumento per ottenere lo scopo, ad esempio un appalto, ora i clan percorrono maggiormente la strada “di corrompere il pubblico amministratore e di rimettere allo stesso le modalità più efficaci per raggiungere lo stesso risultato illecito”.

L’operatività dei clan. “Allo stato, sul fronte casalese, appaiono scarsamente operativi i clan Bidognetti e Iovine, fortemente indeboliti dagli arresti che li hanno interessati negli anni scorsi”. Preoccupa invece la DNA “l’operatività dei clan Zagaria e Russo-Schiavone. Proprio con riferimento al clan Zagaria, che mantiene una forte struttura imprenditoriale, si rileva che l’ala militare, sia pur mantenendo un basso profilo, rimane tuttora capace di controllare il territorio rimanendo molto radicata nella provincia di Caserta e, soprattutto, in grado di mantenere saldi i rapporti con le pubbliche amministrazioni, non solo locali ma anche di livello superiore”.

Misure di contrasto. Sul futuro dell’azione di contrasto la DNA evidenzia come, a fronte degli innegabili successi ottenuti in questi anni, sia necessario mantenere alta la guardia su 3 aspetti:

1) se i principali boss sono stati assicurati alla giustizia “buona parte dei loro patrimoni sono ancora nelle mani di imprenditori che sono stati la sponda economica del sodalizio. Inoltre molti dei politici che si sono fatti strada grazie all’appoggio dei capi-clan, sono ancora operativi e presenti nelle amministrazioni non solo locali”;

2) risulta “prioritaria una lotta senza quartiere alla camorra che opera ad un livello più basso, ma che toglie l’aria ai numerosissimi piccoli imprenditori e commercianti che sono soffocati dalla intollerabile, capillare e persistente attività estorsiva e da quella usuraia”;

3) “guardare con attenzione ai fine pena dei camorristi condannati, che da qui a qualche anno, cominceranno a riacquistare la libertà”.

(fonte: Claudio Foirleo su Avviso Pubblico)


08
Set 15

Napoli è una capitale, ribelliamoci alla camorra!

Riporto condividendo quanto scritto dal sindaco Luigi de Magistris a proposito del revanscismo di una camorra gomorroide a cui è necessaria una ribellione decisa. Una ribellione che sciolga quel giogo cui siamo sottoposti e che ci rende subalterni.

Un appello serio rivolto da chi vive in città a chi vive in città contro tutti i professionisti dell’anticamorra che pontificano fuori sede o che non hanno mai vissuto a Napoli (non smetterò mai di ricordare che il dottor Sandro Ruotolo continua a fare inchiste sul campo, in terra di camorra nonostante le minacce di morte, serie, che gli sono state rivolte)

Napoli sta vivendo una stagione di riscatto culturale e sociale e di risveglio civile senza precedenti. Una rivoluzione culturale che vede negli abitanti i suoi principali protagonisti. Un’onda in piena di turisti contro lo tsunami dell’immondizia e della mala politica delle precedenti amministrazioni.
La rivoluzione non si arresta. Camorre e violenza non condizioneranno il cambiamento. Ma Napoli, come tutte le capitali più affascinanti del mondo, è anche conflitto, contraddizioni, violenza, crimine. Ma la camorra e il crimine non dominano la città.
I reati sono inferiori a quelli commessi in altre città italiane.
La maggioranza dei napoletani sono persone oneste e perbene.

Come Sindaco ho dichiarato guerra alla corruzione ed al rapporto tra camorra e politica. Napoli non è mafia capitale.
La politica può fare a meno delle mafie, le mafie senza politica moriranno per assenza di ossigeno.
A Napoli moltissima gente, tantissime associazioni e comitati producono anticamorra dei fatti e non solo delle parole.
Governi e pezzi di Stato sono corresponsabili di quanto sta accadendo: tagli alle risorse destinate alla sicurezza e al contrasto al crimine; tagli ai servizi pubblici: sanità, politiche sociali, cultura.
Tagli agli enti locali che ricadono su polizia municipale e servizi di prossimità. L’austerità favorisce il crimine e consolida chi vuole comunità impaurite, rinchiuse in casa, dove pratiche sicuritarie hanno il sopravvento sulla liberazione di corpi e anime.
Attenzione alla violenza che vuole incidere sul cambiamento politico in atto.

C’è anche necessità di maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio, non certo dell’esercito. Il Sindaco in Italia non ha poteri e responsabilità in materia di prevenzione e repressione dei reati, ma non per questo non deve stare sempre in prima linea. La rivoluzione per la giustizia ed una legalità giusta la dobbiamo fare tutti insieme. Donne e uomini delle istituzioni, cittadini, abitanti, ognuno deve lottare per sconfiggere paura, violenza, sopraffazione.

Più gente scende in strada e più cultura attraversa Napoli, meno crimine occuperà vicoli e strade. Il migliore antidoto all’insicurezza è riempire la città di vita, cultura, iniziative. Napoli si sta riscattando con le sue forze e non e’ ammissibile che bande di criminali possano mettere in difficoltà il consolidamento della rinascita e della riscossa.
La città va liberata ovunque da degrado, incuria, sopraffazione, indifferenza, violenza. Alla globalizzazione dell’indifferenza opponiamo la globalizzazione delle differenze. Occupare spazi pubblici significa liberarli dall’occupazione del panico e dei poteri criminali. I tagli dei governi liberisti producono poche risorse per mezzi e personale delle forze dell’ordine, forte riduzione delle politiche sociali, welfare e politiche socio-sanitarie considerate un lusso.
Si deve lavorare sul territorio, con attività in strada come presidio all’insicurezza. Costruiamo alternative e punti di riferimento per i giovani della città.
Nessuno nasce delinquente. Il riscatto di Napoli produce economia pulita e lavoro. Nessuno ceda alla lusinga del denaro bagnato di sangue.
Scegliete l’amore per Napoli e per la vita.
Bisogna ribellarsi all’opulenza che toglie ossigeno a cuori e menti. Napoli va liberata per sempre da una politica che tenta ancora di mettere le mani sulla città e convivere con la camorra. Oggi a Napoli le mafie non governano, ma vorrebbero ritornare a governare.
Attenzione alle manine all’opera. Operiamo laddove c’è pericolo, devianza, rischio. Sporcarsi le mani nella carne del conflitto sociale. Dobbiamo fare in modo che tutti possano scegliere, che tutti possano avere un’alternativa. Ribellatevi alla violenza e alla sopraffazione.
Con l’odio si generano mostri, con la camorra si va in galera o al cimitero. Con l’amore e l’impegno civile si costruiscono relazioni che creano legami di solidarietà e di vita. Napoli ha sete di giustizia e noi dobbiamo dare forza a chi ha sete di giustizia e di riscossa civile.

Ribellatevi! I napoletani vinceranno, come sempre. Mai mollare !!


27
Ago 15

De Magistris: Caro Saviano, se racconti solo Gomorra, vince la camorra

Caro Roberto ho letto il tuo articolo e sono rammaricato che tu abbia travisato il mio pensiero. Provo un’altra volta a ritornarci, confidando nella tua capacità e sensibilità. Ho sempre pensato che le cose brutte, quelle che non vanno, i problemi, il malaffare, le deviazioni dei poteri, vadano sempre raccontate e denunciate. Anzi dico di più, vanno anche contrastate quotidianamente come ho cercato di fare con tutte le mie forze da magistrato – tanto da essere stato illegalmente fermato proprio da settori istituzionali per avere investigato sui rapporti tra criminalità organizzata e politica ed istituzioni – ed oggi da Sindaco, rimanendo autonomo e lontano dal Sistema, cercando anche di dare voce a chi voce non ha mai avuto. Insomma stando più tempo possibile tra la gente.

Così scrive Luigi de Magistris allo scrittore Roberto Saviano, interpretando un sentimento diffuso tra i cittadini napoletani. Prosegue la lettera:

E’ quando lotti contro il Sistema che pochi raccontano, perché non ci sono tanti che vogliono parlare contro il potere. Ed il cambiamento da’ fastidio a tanti. Ho scelto di operare sempre al Sud proprio perché lo amo profondamente e ci sono anche tante cose che non vanno e che bisogna impegnarsi giorno per giorno per cambiarle. Mi limito a sostenere, con semplicità e finanche ovvietà, che fare solo letteratura unilaterale, raccontare solo una parte, parlare solo della piazza di spaccio e non anche della piazza recuperata dai cittadini con l’antimafia dei fatti e non solo delle parole, è proprio quello che le mafie vogliono: non raccontare la lotta, il cambiamento, la svolta dal basso, la vittoria possibile. Dire che i politici sono tutti uguali e che non ci sia invece chi cerca di andare in direzione ostinata e contraria al sistema finisce per aiutare proprio i peggiori. Insomma se racconti solo Gomorra e non anche l’AntiGomorra quotidiana rischi che sia proprio Gomorra ad esultare. Questa e’ l’opinione di chi ha denunciato, ha lottato, ha operato in prima linea sul territorio e nelle istituzioni per sconfiggere le mafie e le corruzioni, ha anche perso, ma non si è mai perso. Anche senza l’aiuto di chi poteva raccontare e non lo ha fatto. Raccontare solo una parte, che sia quella brutta o che sia quella bella non e’ operazione intellettualmente corretta. Se non racconti, ad esempio, che nei nostri territori tantissimi abitanti, associazioni, comitati hanno conquistato pezzi di territorio con la lotta sottraendoli al degrado, all’abbandono, ai poteri criminali, non credo si faccia un’operazione giusta e di verità. Perché raccontare storie belle significa far conoscere che ci sono alternative, che possiamo farcela, suscitare risveglio, riscatto, emulazione in positivo. Raccontare solo il male significa non far vedere le alternative, si rafforza il messaggio del tanto non cambia mai niente. So bene che sono in tanti a volere questo, anche tanti insospettabili vivono e a tratti godono del fatto che il bene non possa alla fine prevalere sul male. Ma non bisogna arrendersi mai: alle mafie, alle corruzioni, ai poteri criminali, alle istituzioni corrotte, alla propaganda ed anche a chi potrebbe ogni giorno sporcarsi le mani ma invece rimane indifferente o peggio costruisce con malizia storie che non esistono. Dispiace che non ci sia la voglia di capire che oggi si sta costruendo anche un potere diffuso, una forte partecipazione dal basso, un riscatto culturale forte, un’azione concreta sul territorio. Esattamente quello che in tanti cerchiamo di raccontare. Ci sono fatti belli e fatti brutti. C’è la piazza di spaccio e quella della legalità. Vanno raccontate entrambe. Non fermarsi alla prima, perché la seconda è la conquista del popolo con l’aiuto della parte sana delle Istituzioni. Dispiace che non si vuole raccontare tutto questo, ma comunque grazie sempre Roberto del tuo stimolo che ci fa comprendere che la condotta intrapresa è quella giusta.


28
Lug 15

Gomorra incendia le attività produttive anticamorra. Non si volevano “piglià il perdono”.

Vi divertono le fiction dove Salvatore Conte e Gennaro Savastano mostrano una realtà fatta di ricchezza e sopraffazione immersa in un tessuto sociale di povertà, ignoranza e degrado indotto?

E allora sicuramente potrebbe affascinarvi il video che posto qui sotto che mostra come i boss di Gomorra, quella vera, si divertono a far incendiare di notte le attività produttive campane che servono a dare respiro e lavoro, onesti, a chi, la maggioranza delle persone, non abbassa la testa, crede nella legalità e nel riscatto di un territorio ceduto, da un secolo e mezzo, al controllo delle mafie.

Così nei giorni scorsi la camorra ha reagito duramente al lavoro delle cooperative sociali sui fondi confiscati: la Cleprin va a fuoco riportando danni per 2 milioni di euro e a Chiaiano, vicino Scampia, sul Fondo Rustico Amato Lamberti, un grave furto a seguito di velate minacce.

Lo fanno di notte, quando non c’è nessuno, in una guerra dove le armi le hanno solo loro, in territori dove hanno sepolto monnezza tossica che uccide sin da piccoli. In territori dove finisci per scoprire che onorevoli e gente incravattata, si vestiva di anticamorra cinque minuti dopo aver omaggiato il boss di turno.


21
Apr 15

Quel presidente del Napoli “mafioso” della tv tedesca

foto ulaola.it

Nun ce stà nient a fà, è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio. E fino a quando il pregiudizio e lo sfottò sono divertenti ci può pure stare, ma quando insistono su stantii luoghi comuni che costituiscono la piaga di un territorio e determinano quella quotidiana “battaglia” non solo psicologica, per dimostrare di essere altro rispetto alle rappresentazioni stereotipate, danno davvero fastidio.

Succede che in Germania per pubblicizzare la partita tra la squadra tedesca del Wolfsburg (sconfitta dal Napoli con 4 goal) e, soprattutto, la presunta volontà da parte del Napoli Calcio di acquistare un giocatore (che non accetta l’invito) si metta in scena una squallida pantomima in cui il “napoletano” è rappresentato col solito clichè del mafioso, con musiche d’atmosfera in tema, usi e modi da criminali, “l’offerta che non si può rifiutare” e la testa di cavallo mozzata.

Conoscendo i tedeschi sono certo che se replicassimo la stessa cosa a Napoli usando lo stereotipo del nazista, gli amici teutonici andrebbero, e giustamente, su tutte le furie.

La segnalazione è di un lettore de Il Napolista, il video potete trovarlo qui


25
Feb 15

Uomini D’onore. Film Documentario sulla ndrangheta (video)

Un video documentario sulla storia della ‘ndrangheta calabrese dalle sue origini ad oggi. Degno di nota, il contributo di Nicola Zitara intervistato dagli autori del documentario, che tocca argomenti interessanti relativi al ruolo delle mafie al Sud come forza di controllo del territorio delegato dallo Stato.


07
Feb 15

Lombroso: la camorra non è solo a Napoli

Contrordine compagni. Quello che andiamo scrivendo da qualche anno e cioè che la camorra non è nè era un fenomeno regionalistico ed esclusivamente meridionale, ma una categoria dell’animo, che di geografico ha poco, veniva “asseverato” anche da Cesare Lombroso!!

La scoperta è di Gian Antonio Stella che dalle pagine del Corriere della Sera scrive, riportando le parole dello studioso veronese:

Non v’è solo la camorra nel golfo di Napoli e fra i cocchieri e i rivenduglioli: purtroppo ve n’è pure, e di terribile nel seno delle Facoltà e nelle regioni governative, se non proprio nel Governo, così forte, in ogni modo, da forzare a questo la mano». Lo scrive, scandalizzato per come vanno in cattedra certi colleghi universitari, Cesare Lombroso. È il 16 maggio 1901, il padre dell’antropologia criminale è da decenni lo scienziato italiano più celebre nel mondo e il «Corriere» ospita i suoi interventi, non frequentissimi, dando loro il massimo risalto. Anche quando prende a martellate il mondo dell’accademia.

 

In parole povere e semplici, Lombroso mette in evidenza una peculiarità insita dell’animo umano e (forse un po’ più) comune alle latitudini italiche, quell’indole alla “mafiosità” che, col compromesso, ha permesso alla criminalità organizzata di elevarsi a “sistema”.

Prosegue Lombroso in: scritti per il «Corriere» 1884-1908, edito dalla Fondazione Corriere, non riferendosi certo ad attitudini napoletane

«Quanto più è scarso di ingegno e di cultura, tanto più egli si arrabatta colle arti dell’intrigo per restare nella sua nicchia, per avere favorevole quella maggioranza della Facoltà che non manca mai agli indotti e agli intriganti, e restare per lo meno a perpetuità straordinario»

 

Degna di nota una chiosa di Gian Antonio Stella (se ne è reso conto pure lui, Deo gratias) sulle bizzarre teorie lombrosiane:

Lombroso era un utopista che credeva nella missione redentrice della scienza». Con risultati tragicamente capovolti, spesso. Al punto d’esser presi a sostegno delle tesi più razziste sui neri, gli zingari, gli arabi, i meridionali o addirittura gli ebrei come lo stesso Lombroso…

 

Alla fine tanti dubbi ed interrogativi che solleviamo quotidianamente, insieme alle battaglie condotte dal comitato No Lombroso, come si vede, fanno sì che il dibattito su certi argomenti porti alla luce aspetti sconosciuti che arricchiscono tesi ed antitesi. E vedrete che prima o poi anche i crani esposti nel Museo di Lombroso torneranno a casa.