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07
Set 17

L’allarme di Save the Children: al Sud mancano mense per le scuole

Io non mi stupisco, considerati gli investimenti riservati al “Mezzogiorno”. Sostantivo che evoca pranzo e piatto a tavola, ma non per i piccoli studenti meridionali dove mancano mense scolastiche e, soprattutto aumenta la dispersione scolastica.

E poco importa se il 26 aprile 2016, l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva dichiarato, in pieno orgasmo da campagna elettorale, che le scuole napoletane sarebbero rimaste aperte addirittura anche d’estate! Ovviamente non se ne è fatto nulla ed il progetto è stato rimandato di un ulteriore anno. Nulla di nuovo sotto il sole del meridione, dove a scuola non si riesce a mettere neanche il piatto a tavola (sic!)

A certificare questo stato di disinteresse totale da parte dello Stato, nella mancanza di misure di investimento per le scuole del Sud è Save The Children nel suo ultimo report “(Non) Tutti a Mensa”, dove conferma la stretta correlazione tra dispersione scolastica, mancanza di mense e mancata attuazione del tempo pieno.

Ovvero ragazzi che, nelle realtà più degradate delle nostre periferie, diventano preda della richiesta di manovalanza da parte della criminalità organizzata.

Gli alunni in Italia iscritti alle primarie delle scuole statali per l’a.s. 2016/2017 secondo i dati forniti dal Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca (MIUR)71 sono 2.572.969, divisi in 131.372 classi, aloro volta inserite in 15.088 sedi scolastiche statali.
Tra questi milioni di bambini poco meno della metà non possono accedere alla mensa scolastica, non avendo dunque la possibilità di usufruire di tutti i benefici che essa comporta in termini nutrizionaliquanto educativi. Per comprendere la vastità del
problema della mancanza di accesso al servizio, basti pensare che nell’anno scolastico 2015/2016 solo il 52% circa degli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado ha avuto accesso alla mensa. A ben vedere questi dati risultano più che preoccupanti, soprattutto se affiancati al dato sulla dispersione scolastica, che proprio nei territori
dove il tempo pieno e la mensa sono carenti, è più diffusa. Come dimostrato anche nei precedenti monitoraggi, permane una forte correlazione tra i
fenomeni.

Nella tabella di seguito riportata si analizza il dato aggiornato degli early school leavers72 in relazione ai dati forniti dal MIUR73 relativi alla % di alunni frequentanti le scuole primarie che non accedono alla mensa scolastica e la % di classi prive di tempo pieno. Come si può vedere dalla tabella, la differenza tra il Sud e Nord è molto ampia, così come le alte percentuali di mancato accesso al servizio mensa in tutta Italia
vengono di fatto confermate. Si va da un’altissima percentuale di alunni che non usufruiscono della mensa in Sicilia (80,04%), Puglia (73,10%), Molise
(69,34%), Campania (64,58%) e Calabria (63,11%) a percentuali sotto il 30% per le regioni Piemonte (28,85%) e Liguria (29,86%). Rispetto alle variazioni percentuali, oltre a un leggero aumento per la Valle d’Aosta (+2,93%), le altre regioni, seppur con piccole
variazioni, rimangono stabili nella classifica. Questi dati confermano dunque la gravità della mancanza di un’offerta congrua del servizio mensa in tutte le regioni italiane e in misura ancora maggiore nel Mezzogiorno, dove insistono le prime
cinque regioni che hanno un’offerta più scarsa di tempo pieno, e si confermano le stesse in cui il servizio mensa è disponibile solo per una fascia percentuale di alunni che va dal 20% al 37% circa. Il mancato accesso al servizio mensa, superiore al
50% degli alunni in ben 8 regioni italiane, è davvero allarmante: più di 1 bambino su 2 in queste regioni non ha la possibilità di usufruire del servizio mensa. 

La situazione migliorerà per il prossimo anno? Assolutamente no, visto che il criterio di ripartizione di fondi e risorse tra i comuni, si basa sulla “spesa storica”. Ovvero rispetto al fabbisogno degli anni precedenti. In parole povere se non c’erano mense due anni fa, non v’era esigenza vi fossero e quindi non ci saranno neppure in futuro.

La richiesta ai comuni, secondo quanto riporta Marco Esposito su Il Mattino sarebbe stata fatta attraverso un questionario:

Del resto, qualche giorno fa, col principio era d’accordo anche un esponente dell’ Anci, ovvero l’associazione dei comuni italiani (?!?!?!): se Reggio Calabria ha meno asili è giusto che abbia meno fondi.

Come a dire che se una macchina ha solo 3 ruote è inutile investire nel comprare una quarta, in fondo ne ha già abbastanza, perché spendere soldi per un’altra?!?!

Tra l’altro la richiesta di Save The Children al Governo è proprio quella di trasformare il servizio mensa in servizio pubblico essenziale.

Fateci un piacere, per combattere la camorra meno esercito e più scuole aperte. Pure 24 ore!!


28
Apr 17

Made in Italy sulla pelle dei migranti: i video dell’inchiesta

Lo avevo scritto un paio di anni fa, confermato dalle associazioni di categoria campane: i grandi marchi della moda avevano deciso di abbandonare la delocalizzazione extra UE (nell’esempio che feci si parlava di calzature) e tornare in Italia. In modo specifico avevano deciso di investire in Campania, dove, per sopravvivere alla grande crisi, almeno all’inizio, le piccole fabbriche a gestione familiare impiegavano manodopera proveniente direttamente dal nucleo parentale, con turni di lavoro massacrante, pur di “continuare a sopravvivere”. Qualche volta si “chiamava” qualcuno di esterno.

Il mito della Campania a basso costo ha iniziato ad ingolosire, successivamente, anche marchi più piccoli. E così, chiacchierando con gli operatori del settore a nord del Garigliano, in tanti hanno spostato alcune fasi della produzione proprio nel distretto calzaturiero a cavallo delle province di Napoli e Caserta (ma anche in Puglia).

Il volume d’affari nel corso degli anni è cresciuto, le piccole fabbriche a conduzione familiare non avrebbero potuto farcela da sole.
E ieri, guardando l’inchiesta, ho capito perché:

Prima Parte:

Terza Parte:

Quarta Parte:


10
Gen 17

A.A.A. coltivatore per la vigna della Reggia di Caserta cercasi

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La Direzione della Reggia Di Caserta ha deciso di concedere in gestione un’area di circa 2 ettari ubicata all’interno del Bosco di San Silvestro per ripristinare la coltivazione dell’antica vigna borbonica omonima facente parte dell’antico complesso vanvitelliano.

A tale scopo sul sito della Reggia di Caserta è stato pubblicato un avviso per raccogliere le manifestazioni di interesse da parte di operatori economici.

Il canone di concessione sarà fissato in sede di procedura concorsuale ma è orientativamente stimabile in duemila euro mensili, da corrispondere a partire dal terzo anno della concessione oltre alle royalties sulla vendita del prodotto.

Una vicenda che certamente andrà monitorata e seguita per valutare, in eventuale sede di assegnazione, l’operato del “prescelto” e quanto, in termini fattuali, seguirà all’assegnazione.

Per ora i requisiti per effettuare la richiesta sonoquelli generali di idoneità morale, capacità tecnico-professionale ed economico-finanziaria previsti dall’art. 80 del D. Lgs. 50/2016 del Codice dei Contratti.

Il servizio ha per oggetto la gestione dell’area all’interno del Bosco di San Silvestro per ricreare l’antica vigna borbonica con la piantumazione dei vitigni originari e la successiva produzione vinicola. L’attività dell’impianto potrà comprendere le seguenti funzioni: 1) Impianto della vigna secondo le indicazioni storiche disponibili; 2) Lavorazione della vigna secondo le necessità agronomiche stagionali;  Raccolta delle uve e conferimento in cantina dell’azienda per la produzione del vino; 3) Piano di marketing per la Commercializzazione del prodotto con marchio esclusivo dedicato alla Reggia. E’ inclusa la possibilità di utilizzo del marchio ufficiale della Reggia di Caserta.

Una iniziativa che,  se “fatta bene”, costituisce comunque un potenziale valore aggiunto per la valorizzazione di un sito che accresce di anno in anno il numero dei propri visitatori.

Cliccate qui per poter visionare il bando completo


08
Nov 16

POMPEI è record di visitatori nella sua storia

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Che Napoli e la Campania stiano segnando un trend fortemente positivo nelle presenze turistiche è certificato anche dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali.

Infatti è super record di visitatori per Pompei che nel 2016, “per la prima volta nella sua storia”, ha superato i 3 milioni di visitatori.


08
Nov 16

Terra dei Fuochi e quei terreni mai inquinati. Chi approfittò del clamore?

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Lo confesso, fui tra i primi ad appassionarmi in maniera compulsiva del contenuto delle denunce della buonanima del boss pentito, Schiavone, sull’inquinamento dell’agro identificato dai confini della Terra dei Fuochi.

Ne seguirono mesi (e qualche anno) di campagne deleterie e generalizzate per tutto il comparto agroalimentare campano, messo letteralmente in ginocchio da notizie sovente prive di fondamento. O interessate. I primi dubbi, sulla buona fede di certe informazioni, mi sorsero con le pubblicità dei colossi del cibo surgelato i quali, pubblicizzavano i propri prodotti, tenendo con solerzia a sottolineare che la provenienza non fosse campana, da una parte. Dall’altra in qualche caso, sorse il sospetto che finissero per comprare l’ortofrutta sottocosto dagli agricoltori disperati proprio dell’agro casertano. I dubbi si accentuarono quando il magistrato Donato Ceglie parlò di una campagna volta, dolosamente, ad affossare il settore dell’ortofrutta campano, per avvantaggiarsi di quote di mercato nazionali (intorno al 6/7 %), rese disponibili dalla crisi dall’assenza dell’agroalimentare  infettato dalla campagna mediatica indiscriminata, priva di prudenza, sulla Terra dei Fuochi.

Proprio in quel periodo, però, scoprii su Facebook, una task force, Pandora, diretta dalla dottoressa Paola Dama, che dati alla mano cercava di dimostrare che gran parte dei terreni sequestrati (con grave danno per il tessuto economico di “terra di lavoro”) avrebbe potuto essere in realtà non contaminata.

Oggi leggo il loro comunicato stampa inequivocabile: Dissequestro dei pozzi e delle relative colture a Caivano.

Era novembre 2013 quando a Caivano, con enorme clamore mediatico, furono sequestrati i primi 13 pozzi agricoli assieme ai 43 ettari di pregiate colture orticole che quei pozzi provvedevano a irrigare. L’ipotesi di reato era quella di “avvelenamento delle acque dei pozzi” con conseguente “avvelenamento delle colture ivi effettuate destinate all’alimentazione umana”: nelle acque irrigue, era stata rilevata la presenza di fluoruri, manganese, arsenico e solfati.
Oggi a distanza di tre anni quei parametri sono stati riconosciuti dall’ARPAC e quindi dalla Procura di chiara origine naturale. Da qui e’ seguito il dissequestro dei terreni. Per quelli in cui si sono ritrovati contaminati che superano le CSC (concentrazioni soglia di contaminazione) di chiara origine antropica e’ prevista la caratterizzazione del sito, per la definizione, questo significa che sono siti potenzialmente contaminati.

La Task Force Pandora fin dal primo momento ha seguito questa triste vicenda che ha fatto rimbalzare il nostro comparto agroalimentare alle cronache, additandolo come prima causa di morte del nostro territorio.
Uno dei più gravi e scellerati atti di disinformazione portati avanti da gente che ha correlato l’inquinamento dei terreni, alla frutta e verdura contaminata e quindi alla patologia tumorale.
Purtroppo ai non addetti ai lavori non e’ facile comprendere la complessità dei meccanismi che sono alla base dei fenomeni, che solo una persona preparata e competente e’ in grado di spiegare. Oggi siamo qui a riparare i danni di un disastro innanzitutto sociale, culturale e di conseguenza ambientale. La scarsa conoscenza ci induce inevitabilmente a perseverare negli errori che non salveranno vite umane e non possiamo ancora tollerare che certi argomenti vengano portati avanti dai testimonial di turno.
La Task Force Pandora ha anche collaborato alla stesura della proposta di legge presentata lo scorso 27 maggio del 2016 dall’On.Gianpiero Zinzi, Presidente della III Commissione Speciale su Terra dei Fuochi, Bonifiche e Ecomafie, proprio per la definizione dei valori di fondo, mancando in Campania (come si leggera’ nel decreto qui linkato) il regolamento, previsto dall’articolo 241 del D.Lgs.n. 152/2006.

 


13
Gen 16

Campania: seconda per musei più visitati

Non avrà avuto i finanziamenti dell’Expo di Milano e neppure quelli della Roma giubilare eppure la Campania fa oltre 7 milioni di visitatori nei propri musei, piazzandosi solo dietro al Lazio

Ciò dimostra, a coloro che non lo hanno ancora realizzato, che insieme al settore enogastronomico, il turismo rappresenta un driver di sviluppo economico imprescindibile.

Alla faccia di chi sostiene che il flusso ingente di turisti a Napoli nel corso di dicembre sia solo frutto del caso.

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16
Dic 15

Campania: regina della produzione di tabacco

Novecento aziende campane, sono protagoniste di un accordo con Philip Morris Italia, che assicura l’acquisto del tabacco prodotto da oggi e fino al 2020. Il nuovo contratto, già in essere, è stato presentato oggi a Caserta, territorio tra quelli che maggiormente contribuiscono alla produzione di tabacco usato per i prodotti di Philip Morris Italia: l’accordo è nazionale ed è stato firmato attraverso Coldiretti (riguarda infatti solo aziende iscritte all’associazione) e prevede in tutto il Paese un investimento di mezzo miliardo di euro da parte di Philip Morris nei cinque anni. In Campania si produce infatti il 50% del tabacco che Philip Morris acquista in Italia e la regione copre in generale il 30% della produzione totale di tabacco del Paese.

“Già dal 2011 – ha spiegato Eugenio Sidoli, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia – compriamo direttamente dagli agricoltori attraverso il rapporto con Coldiretti, che ci permette di essere un investitore rilevante in questo territorio. Collaboriamo con imprese locali dando molto lavoro: si tratta di imprese familiari importanti soprattutto del Casertano e del Beneventano. Abbiamo rinnovato a luglio degli accordi con il Ministero delle Politiche agricole e forestali per l’acquisto di tabacco per i prossimi sei anni, fino al 2020. Un investimento per un settore che ha bisogno di avere prospettive per il futuro, soprattutto in questa fase nella quale gli aiuti che arrivavano dall’Unione Europea sono esauriti e quindi dobbiamo vivere delle nostre stesse risorse”. L’accordo è stato commentato positivamente dal Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, secondo cui “l’accordo tra Philip Morris e produttori agricoli di tabacco ha un valore straordinario: elimina l’intermediazione parassitaria e forme di soggezione alle quali soggiacevano i contadini, dando loro respiro”. “Avere un contratto da qui al 2020 – ha aggiunto De Luca – significa avere una certezza del mercato per i propri prodotti. L’accordo copre moltissimo la provincia di Caserta e Benevento, ma anche porzioni significative della provincia di Salerno e qualche zona di Avellino. Credo che sia un modello importante di accordo. Noi cercheremo di dare una mano e stiamo verificando anche la possibilità di dare un ulteriore contributo alle imprese agricole”.


10
Dic 15

Stelle Michelin: Campania seconda. La lista di tutti i ristoranti stellati della regione.

Dopo il boom dei turisti per il ponte dell’Immacolata, altra buona notizia per uno dei due driver dell’economia campana, il settore enogastronomico, che al turismo si sposa.

Secondo quanto riferisce l’AGI:

Sono 24 le nuove ‘stelle’ inserite quest’anno nell’edizione 2016 della Guida Michelin. Guida che vede confermarsi al primo posto tra le regioni italiane la Lombardia (58 ristoranti stellati) e al secondo la Campania (37 con 3 ‘new entry’) davanti a Piemonte e Veneto (36).

Ecco la lista di tutti i locali che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento insieme alle new entry, nella tabella elaborata da Scatti di Gusto:

Località Prov. Stelle Locale
Vallesaccarda AV 1 stella Michelin Oasis-Sapori Antichi
Sorbo Serpico AV 1 stella Michelin Marennà
Telese BN 1 stella Michelin Krèsios
Caserta CE 1 stella Michelin Le Colonne
Vairano Patenora CE 1 stella Michelin Vairo del Volturno
Brusciano NA Taverna Estia
Capri (Isola di) / Anacapri NA 2 stelle Michelin L’Olivo
Capri (Isola di) / Anacapri NA 1 stella Michelin Il Riccio
Ischia (Isola d’) / Lacco Ameno NA 1 stella Michelin Indaco
Massa Lubrense / Nerano NA 2 stelle Michelin Quattro Passi
Massa Lubrense / Nerano NA 1 stella Michelin Taverna del Capitano
Massa Lubrense / Termini NA Relais Blu
Napoli NA 1 stella Michelin Il Comandante
Napoli NA 1 stella Michelin Palazzo Petrucci
Quarto NA 1 stella Michelin Sud
Sant’agata Sui Due Golfi NA 2 stelle Michelin Don Alfonso 1890
Sant’Agnello NA 1 stella Michelin N Don Geppi
Sorrento NA 1 stella Michelin Il Buco
Sorrento NA 1 stella Michelin Terrazza Bosquet
Pompei NA 1 stella Michelin President
Vico Equense NA 1 stella Michelin L’Accanto
Vico Equense NA 1 stella Michelin Antica Osteria Nonna Rosa
Vico Equense NA 1 stella Michelin Maxi
Vico Equense / Marina Equa NA 2 stelle Michelin Torre del Saracino
Capri NA 1 stella Michelin Mammà
Amalfi SA 1 stella Michelin La Caravella
Caggiano SA 1 stella Michelin Locanda Severino
Eboli SA 1 stella Michelin Il Papavero
Maiori SA 1 stella Michelin Il Faro di Capo d’Orso
Mercato San Severino SA 1 stella Michelin Casa del Nonno 13
Paestum SA 1 stella Michelin Le Trabe
Positano SA 1 stella Michelin La Sponda
Positano SA 1 stella Michelin Zass
Ravello SA 1 stella Michelin Rossellinis
Ravello SA 1 stella Michelin Il Flauto di Pan
Salerno SA 1 stella MichelinN Re Maurì
Valva SA 1 stella MichelinN Osteria Arbustico

06
Ago 15

Campania: le cassette per il trasporto del pesce diventano ecosostenibili

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Niente più cassette in polistirolo per il trasporto del pescato, in Campania i contenitori diventano ecosostenibili e ad utilizzarle tutti gli aderenti al  Consorzio Pescato Campano.

Il progetto pilota è finanziato dal Fondo Europeo per la Pesca gestito dalla Regione Campania. La sperimentazione sul campo è affidata a Federpesca e al Consorzio Pescato Campano.

“Nelle prossime settimane – spiega Fulvio Giugliano, presidente del Consorzio Pescato Campano e delegato Federpesca in Campania – a bordo di pescherecci strascico e circuizione aderenti al Consorzio saranno sperimentati i primi modelli di cassette che verranno poi seguite e monitorate da tecnici lungo tutta la filiera ittica di distribuzione del pescato. Il mare è tradizione ed economia ed ha bisogno di rispetto. Le nuove cassette daranno un contributo alla difesa dell’ambiente”.

Poi dice che i fondi europei vengono usati senza criterio…

 


31
Lug 15

Sanità made in Italy: meno fondi dove si muore prima. Così si beffa la Campania.

La denuncia in un lungo articolo di oggi sulle pagine de Il Mattino, formato da Marco Esposito che ne anticipa i contenuti sul proprio profilo Facebook:

Provo a far chiarezza sulla vicenda dei fondi sanitari. Intanto di che si parla? Dei criteri per il riparto di qualcosa come 109 miliardi di euro (109!).

La formula attuale, inventata da Calderoli nel 2011, prevede un solo criterio: più anziani, più soldi. In Campania, dove si vive due anni in meno, in troppi si ammalano giovani e ciò fa perdere risorse per prevenzione e cure. Una follia che solo la mente cinica di un leghista poteva partorire.

Per il 2015 la musica doveva cambiare. La legge 190/2014 al comma 601 prevedeva nuovi criteri, che tenessero conto per esempio di situazioni specifiche di rischio territoriale come la Terra dei Fuochi.

Perché i nuovi criteri entrassero in vigore, però, serviva l’intesa delle Regioni, con la scadenza del 30 aprile 2015 indicata nella legge. In caso di mancato accordo, valevano le vecchie regole (cioè quelle del leghista Calderoli) anche per il 2015.

Come racconto oggi sul Mattino né il 30 aprile, né nella prima riunione utile dopo il voto del 31 maggio e cioè il 2 luglio, si è trovato l’accordo. Anzi: il Sud non ha neppure avviato la discussione. E così il Veneto, che ha in mano il pallino della sanità regionale, ha avuto buon gioco a far passare con una noticina l’utilizzo anche per il 2015 dei vecchi criteri, danneggiando in modo gravissimo il Sud, Campania in testa.

Danneggiando i cittadini, sia chiaro, perché i governatori vecchi e nuovi avranno sempre una buona scusa per dire che loro non hanno colpa.

Coerente in fondo con le scelte di un governo che ha completamente escluso il Sud dall’agenda degli investimenti.