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23
Lug 15

Campania seconda per prodotti agroalimentari tradizionali

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana la quindicesima revisione dell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali (PAT), che dal 2008 sono considerati espressione del patrimonio culturale italiano.

L’elenco si arricchisce di 68 nuovi prodotti tradizionali e conta quest’anno 4881 prodotti tradizionali. La Toscana detiene il primato con 461 PAT, mentre al secondo posto si colloca con 457 prodotti la Campania, seguita da Lazio con 393, Emilia Romagna 378 e Veneto 370.

Si definiscono “Prodotti Agroalimentari Tradizionali” quei prodotti le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura risultano consolidate nel tempo. In particolare, devono risultare praticate sul territorio di riferimento in maniera omogenea secondo regole tradizionali e protratte nel tempo, comunque per un periodo non inferiore ai 25 anni. Sono esclusi i prodotti agroalimentari registrati come Dop e Igp.

Disponibile sul sito del Mipaaf l’elenco aggiornato dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali


29
Mag 15

I nomi degli impresentabili in Campania e Puglia

Ecco l’elenco dei cosiddetti impresentabili, presenti nelle liste elettorali per le elezioni regionali campane e pugliesi, così come stilata dalla commissione antimafia.

I nomi sono 17: tutti candidati in Puglia e Campania. E le loro situazioni sono molto diverse dal punto di vista giudiziario: ci sono persone con condanne non definitive, altre con processi in corso ma assolti in primo grado, altre che non hanno questioni in corso con la giustizia.

Campania
– Alberico Gambino, Fratelli d’Italia, a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Luciano Passariello, Fratelli d’Italia, a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Antonio Scalzone, Popolari per l’Italia (che ha ritirato la candidatura), a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Antonio Agostino Ambrosio, Forza Italia, a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Sergio Nappi, Caldoro Presidente, a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Fernando Errico, NCD per Caldoro, a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Sandra Lonardo Mastella, Forza Italia, a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Francesco Plaitano, Popolari per l’Italia, a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Raffaele Viscardi, Popolari per l’Italia, a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Vincenzo De Luca, candidato alla presidenza della regione per il PD
– Domenico Elefante, Centro Democratico-Scelta Civica, a sostegno di Vincenzo De Luca (PD)
– Biagio Iacolare, UdC, a sostegno di Vincenzo De Luca (PD)
– Carmela Grimaldi, Campania in rete, a sostegno di Vincenzo De Luca (PD)

Puglia
– Enzo Palmisano, a sostegno di Francesco Schittulli (“Oltre con Fitto”)
– Massimiliano Oggiano, a sostegno di Francesco Schittulli (“Oltre con Fitto”)
– Giovanni Copertino, a sostegno di Adriana Poli-Bortone (Forza Italia)
– Fabio Ladisa, Popolari con Emiliano, a sostegno di Michele Emiliano (PD)

Credo che forse solo nelle elezioni che si tengono sul pianeta delle scimmie, succeda che prima vengano presentate delle liste elettorali, raccolte delle firme, ammessi dei candidati alla competizione e  poi intervenga una commissione a dire che sono “impresentabili”.

Un pò come se ad una partita di calcio, vi facessero sapere che ci sono alcuni giocatori delle due squadre che hanno barato in precedenti partite o si sono dopati. Ad arbitrare l’incontro il mitico Moreno. Paghereste il biglietto per guardare ugualmente la partita?

W l’Italia…


30
Apr 15

In Campania nasce la prima birra alla…mela annurca

Prendete una tipicità ed una eccellenza agroalmentare campana e caratterizzatela con un prodotto classico: ecco la prima birra all’essenza di mela annurca (prodotto IGP del nord della Campania).

E’ così che nasce BirTa, la prima birra artigianale realizzata con la filiera corta ed aromatizzata alla mela annurca: dalla produzione dell’orzo e del luppolo, che in alcune zone del territorio regionale cresce spontaneamente, fino alla trasformazione in birra.
Anche l’acqua utilizzata arriva direttamente dalle sorgenti del Monte Taburno. La birra sarà stagionata in botti utilizzate per l’affinamento del vino aglianico docg ed inoltre verrà utilizzata anche essenza della mela annurca dop, altro prodotto tipico del territorio per dare un sapore caratteristico e unico.
Per il progetto BirTa, sono state sviluppate quattro diverse tipologie di birra alla mela Annurca impiegando malto base Pilsner.
Tra i partner del progetto BirTa ci sono 6 imprese agricole di Frasso Telesino, Dugenta e Sant’Agata dei Goti che hanno destinato parte dei propri terreni alla coltivazione dell’orzo e del luppolo, per complessivi sei ettari


24
Apr 15

Caro De Luca, ma quale fiume di denaro al Sud?

Nel programma del candidato in Campania Vincenzo De Luca si legge: “I fiumi di pubblico denaro che si sono riversati sul Mezzogiorno nell’ultimo ventennio…”

Il testo (http://www.cambiareora.it/category/fondi-europei/) è senza firma: è un passaggio di un articolo di Nicola Rossi pubblicato lo scorso primo aprile sull’inserto ascaro del Corriere della Sera.

Se De Luca avesse almeno sfogliato la sintesi dell’ultimo rapporto Svimez, si sarebbe imbattuto nella tabella in foto e forse avrebbe maturato un’opinione diversa da quella copincollata dal collega di partito Rossi.

Sono oltre venti anni, come dimostra la Svimez, che i fiumi di denaro pubblico hanno preso una strada e una strada soltanto, quella del Nord, peraltro con un corollario di scandali da far impallidire Tangentopoli, che pure era a Milano.

I pregiudizi sui meridionali incapaci e assistiti sono alimentati dagli stessi (cattivi) politici del Sud e non sono facili da scardinare. (fonte: Lista Civica MO Campania)


07
Apr 15

Vendite su ebay: prodotti enogastronomici campani in testa. Bene il Sud.

Esiste una speciale classifica, quelle delle vendite sul celebre sito di compravendita online, ebay per l’appunto, in cui i prodotti campani vanno letteralmente a ruba.

17mila i prodotti enogastronomici campani, seguono Lombardia (12mila) e Piemonte (11mila). Tra le altre regioni spiccano Emilia Romagna con 9mila prodotti, Lazio (7mila), Marche (6mila), Puglia (4mila) e Sicilia (3mila).

In occasione dell’Expo, inoltre, la vendita di prodotti enogastronomici non prevederà le consuete commissioni imposte dal colosso delle vendite online.

I dati dimostrano ancora di più quanto le eccellenze agroalimentari ed enogastronomiche del Sud siano strategiche per l’intero Mezzogiorno, altro che petrolio ed industria pesante.


02
Mar 15

Low cost made in Campania: così gli artigiani conquistano le griffe

Chi lavora nel settore aveva “annusato” questa tendenza da un po’ di tempo e cioè un cambio di strategia nella delocalizzazione fuori dai confini italiani ed un ritorno in patria sfruttando le opportunità offerte da alcune aree geografiche, come il Sud e la Campania in particolare, dove conviene produrre più che all’estero utilizzando manodopera altamente qualificata.

Succede ad esempio nel comparto calzaturiero dove l’area a cavallo delle province di Napoli e Caserta ha registrato un +10% nell’export ed un fatturato di oltre 2 miliardi di euro, capace di trainare anche tutto l’indotto legato alla logistica, trasporti ed accessoristica.

Sul punto sono concordi sia Unioncamere che l’osservatorio permanente di Intesa Sanpaolo :

“l’ottima qualità delle calzature confezionate in Campania si fa strada grazie alla capacità delle aziende di ridurre i costi a carico dei clienti”

ed ancora:

“L’ingresso delle nuove generazioni nelle aziende del distretto – soprattutto quelle a conduzione familiare ha profondamente innovato l’intero sistema. Le aziende hanno cominciato a introdurre processi in grado di rendere più efficiente la produzione”.(Fonte Il Denaro) .

 

Know how, qualità, maestranze qualificate, costi di gestione ridotti (grazie a decine di piccole aziende a conduzione familiare “la dimensione ridotta in questo caso sia un punto di forza perché garantisce una gestione meno dispendiosa e un profitto maggiore, soprattutto se il cliente è una grossa multinazionale”, secondo l’Osservatorio Intesa Sanpaolo) questo il segreto della competitività dei prezzi offerti dall’artigianato calzaturiero campano hanno conquistato anche le grandi griffe

Dior, Fendi, Ferragamo, Gucci, Lvhm, Max Mara, Prada, Saint Laurent, Sergio Rossi. Qualche esempio delle storie che stanno facendo la fortuna del polo? L’azienda Paolo Scarfora di Casandrino, 70 anni di lavoro alle spalle, punta tutto sul Made in Italy di eccellenza. Produce non più di 20 paia di scarpe al giorno, vende il 95 per cento del prodotto in America, dove si posiziona in una nicchia riservata alla clientela più esigente, e si fa pagare bene: tra gli 800 e 1200 euro per ciascun prodotto. Il fatturato medio annuale si attesta sui 2 miliardi di euro. Altro caso è quello del calzaturificio Dei Mille, che dal centro di Napoli si sposta ad Arzano, nel cuore del distretto, per abbattere i costi di gestione e realizzare un prodotto industriale ma di qualità superiore alla media. “Una scelta obbligata – spiegano i proprietari – per vincere la dilagante concorrenza cinese”. Risultato? 60mila scatole di scarpe prodotte ogni anno, 25 mila delle quali finiscono alle grandi Maison del settore. (Fonte il Denaro)

 

Il limite? L’incapacità di fare il “salto di qualità” creando network e consorzi  tra gli operatori e gli artigiani che elevino l’azienda dal livello prettamente “familiare” e che al contempo possano permettere  di tenere bassi i costi ed affrontare insieme, ancora in maniera competitiva, le sfide del mercato globale, creando, così,  occupazione e ricchezza per il territorio.


27
Feb 15

Confcommercio: i contribuenti campani, più tartassati dal fisco

Secondo i dati diffusi da Confcommercio nella ricerca su «Finanza pubblica e tasse locali», Un contribuente campano con imponibile Irpef e Irap pari a 50.000 euro versa 2.350 euro in più rispetto al minimo (quello cioé che si paga in Sardegna) e 850 euro in più rispetto a quanto avviene in Lombardia. Per dirla con Confcommercio: «a servizi spesso peggiori corrispondono imposte maggiori» per giunta «con una perdita di reddito netto rispetto ai minimi di oltre il 7%».

Che è un pò quanto ci permettemmo di far all CGIA di Mestre, un mesetto fa, visto anche il taglio drastico dei trasferimenti dallo Stato centrale e l’ammontare di tutte le tasse locali, come già aveva anticipato la Corte dei Conti, del resto.


24
Feb 15

Campania: siamo oltre il 50% di differenziata

La notizia è stata data dal presidente delle Regione, Caldoro nel corso di un incontro col  ministro dell’Ambiente Galletti  “Abbiamo dei dati molto positivi  un dato straordinario e’ che la Campania nel 2014 e’ oltre il 50% di differenziata: e’ la prima regione al sud; abbiamo superato molte regioni italiane come Toscana e Liguria.

I dati positivi, erano in realtà, già stati annunciati da Legambiente nel corso dello scorso autunno, quando solo 8 Municipi sui 358 censiti in Campania avevano una percentuale di differenziata minore del 35% e 230 superavano il 55% di differenziata (di cui 143  oltre il 65%).

Ma non è che Caldoro nel pieno della campagna elettorale vuole assumersi la paternità del buon risultato che è figlio anche delle buone pratiche municipali di tanti virtuosi comuni campani (e dei loro cittadini)?


19
Feb 15

Anche l’ultimo rapporto di “Save the Children” sulla drammatica assenza di asili nido al Sud

L’ultimo rapporto dell’organizzazione internazionale Save the Children, finisce per mettere il dito nella piaga sulle drammatiche situazioni che vive l’infanzia al Sud per carenza di infrastrutture e risorse, frutto di politiche del Governo assolutamente deficitarie.

+30% la mortalità infantile al Sud; oltre 1 parto su 3 con taglio cesareo. Il rapporto di Save the Children “Mamme in arrivo” e il progetto “Fiocchi in Ospedale” per il supporto ai bambini e ai neo-genitori all’interno dell’Ospedale Cardarelli di Napoli ha coinvolto 1000 neonati e adulti.

«Con il rapporto Mamme in arrivo abbiamo cercato di documentare le disfunzioni di una rete sanitaria che, pur essendo riconosciuta come una delle migliori al mondo, non assicura dappertutto e in ogni circostanza le condizioni di sicurezza fondamentali. Inoltre abbiamo posto l’attenzione sul sostegno sociale al percorso nascita, cioè sull’insieme di servizi, misure e politiche che dovrebbero essere a disposizione della mamma e della coppia affinché il parto e la maternità siano vissuti in modo positivo. Abbiamo constatato però come il sostegno sociale sia inadeguato e le mamme e le coppie si ritrovino spesso sole, nonostante i tentativi di miglioramento promossi attraverso l’emanazione di una serie di linee guida», spiega Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children

Ed ancora:

«I bambini che nascono e vivono in famiglie in povertà assoluta sono ormai 1.434.000, pari al 13,8% del totale di minori; circa 400 neonati, ogni anno, non sono riconosciuti dalle madri e vengono lasciati in ospedale; per quanto riguarda i servizi territoriali per la salute materno-infantile i consultori si sono ridotti di numero negli anni e attualmente sono 1.911, circa 1 ogni 29 mila abitanti; la copertura degli asili nido pubblici riguarda solo il 13% dei bambini 0-2 anni e scende ulteriormente in alcune regioni,toccando quota 2% circa in Calabria e Campania: d’altra parte è appena del 4,8% la percentuale di risorse destinate alle famiglie, sul totale della spesa sociale».

Anche per questo al Sud,  il numero dei morti supera quello dei nuovi nati.

 


17
Feb 15

Cento milioni di euro di danni all’agroalimentare campano, chi ci ha guadagnato?

Raccontavo proprio ieri, dati Eurispes alla mano, del boom delle agromafie nostrane che hanno macinato utili, nel 2014, nonostante la profonda crisi economica a dimostrazione del fatto che in Italia il settore agroalimentare è strategico e, in particolare, è una delle due gambe su cui si muove, insieme al Turismo, l’economia della Campania (o almeno era).

Lo era perchè nonostante i suoi 500mila ettari di superficie agricola (come Catalogna e Puglia), il comparto dell’agroalimentare campano ha subito, negli ultimi anni, un danno economico di oltre cento milioni di euro.

Dalla mozzarella ai pomodori, passando per le cipolle ed il caffè, un intero settore è stato messo alla berlina da una serie di scandali e da azioni mediatiche (secondo qualcuno create a tavolino) che gli hanno sottratto importantissime fette di mercato. Basta l’immagine, virale sui social network, di un limone malformato perchè affetto da un comunissimo parassita, a paventare, anche quando non occorre, l’incubo incombente sulla salute, proveniente dalla Terra dei Fuochi e a suscitare la psicosi del consumatore che, con le sue scelte, filtrate da una comunicazione artefatta, manda al macero prodotti sicuri e mette in ginocchio aziende sane.

Se ne è occupato ieri Luciano Pignataro dalle pagine de Il Mattino mettendo in evidenza un episodio emblematico:

Esemplare la vicenda di Gaia, principale azienda produttrice di Cipolle di Montoro in provincia di Avellino, un territorio a oltre 60 chilometri dall’area a rischio, esportatrice in Germania di prodotti bio di quarta gamma. Ebbene i tedeschi hanno bloccato la vendita e sottoposto la merce a nuove analisi, a spese dell’azienda. «I risultati -spiega il propietario Nicola Barbato – sono stati di assoluta sicurezza per la salute e abbiamo ripreso ad esportare».
Ma anche quei 5000 euro spesi per fare le analisi rientrano nei danno subiti dal nostro sistema agroalimentare.

 

Dalle successive inchieste gastronomicamente psicodrammatiche sul caffè napoletano che faceva schifo, passando per la pizza cotta nel forno a legna e quindi cancerogena, un carosello di allarmismo ingiustificato che, accostato a quello della Terra dei Fuochi, ha dato un ulteriore mazzata al comparto agroalimentare campano. L’ultimo caso quello di due settimane fa:

in una trasmissione di Rai Due si parlava di brucellosi con una mozzarella
in studio omettendo di dire che il livello di incidenza di questa malattia in Campania è sotto la media nazionale e che, soprattutto, non c’entra nulla con il latticino perché per produrlo bisogna riscaldare il latte a una temperatura in cui tutti i batteri muoiono.

 

Disinformazione (in malafede?) che, lo ripeto, ha provocato un danno economico alla regione di 100 milioni di euro. Ma il mercato globale è liquido, quei soldi sono andati a finire certamente da un altra parte. Chi si è arricchito? Sempre Luciano Pignataro scrive che il vuoto lasciato dall’agroalimentare campano è stato colmato dalle:

aziende di pomodori del Nord, multinazionali che hanno vantaggio dalla difficoltà della dop nonostante che le uniche mozzarelle sequestrate siano state quelle blu riconducibili alla Granarolo. Per non parlare dei mediatori di ortofrutta che hanno fatto «girare» i prodotti campani dal Lazio e dalla Puglia. Nel frattempo nasce il marchio Mozzarella Stg sostenuto da Zaia e molti hanno iniziato a riconvertire gli allevamenti
da bovini in bufalini.

 

Se poi a tutto ciò aggiungiamo i dati sulle agromafie che, a differenza del saldo negativo campano, non hanno registrato alcun segno meno, beh il quadro appare ancora più inquietante. O, probabilmente, esplicativo.