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10
Gen 17

A.A.A. coltivatore per la vigna della Reggia di Caserta cercasi

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La Direzione della Reggia Di Caserta ha deciso di concedere in gestione un’area di circa 2 ettari ubicata all’interno del Bosco di San Silvestro per ripristinare la coltivazione dell’antica vigna borbonica omonima facente parte dell’antico complesso vanvitelliano.

A tale scopo sul sito della Reggia di Caserta è stato pubblicato un avviso per raccogliere le manifestazioni di interesse da parte di operatori economici.

Il canone di concessione sarà fissato in sede di procedura concorsuale ma è orientativamente stimabile in duemila euro mensili, da corrispondere a partire dal terzo anno della concessione oltre alle royalties sulla vendita del prodotto.

Una vicenda che certamente andrà monitorata e seguita per valutare, in eventuale sede di assegnazione, l’operato del “prescelto” e quanto, in termini fattuali, seguirà all’assegnazione.

Per ora i requisiti per effettuare la richiesta sonoquelli generali di idoneità morale, capacità tecnico-professionale ed economico-finanziaria previsti dall’art. 80 del D. Lgs. 50/2016 del Codice dei Contratti.

Il servizio ha per oggetto la gestione dell’area all’interno del Bosco di San Silvestro per ricreare l’antica vigna borbonica con la piantumazione dei vitigni originari e la successiva produzione vinicola. L’attività dell’impianto potrà comprendere le seguenti funzioni: 1) Impianto della vigna secondo le indicazioni storiche disponibili; 2) Lavorazione della vigna secondo le necessità agronomiche stagionali;  Raccolta delle uve e conferimento in cantina dell’azienda per la produzione del vino; 3) Piano di marketing per la Commercializzazione del prodotto con marchio esclusivo dedicato alla Reggia. E’ inclusa la possibilità di utilizzo del marchio ufficiale della Reggia di Caserta.

Una iniziativa che,  se “fatta bene”, costituisce comunque un potenziale valore aggiunto per la valorizzazione di un sito che accresce di anno in anno il numero dei propri visitatori.

Cliccate qui per poter visionare il bando completo


16
Dic 15

Campania: regina della produzione di tabacco

Novecento aziende campane, sono protagoniste di un accordo con Philip Morris Italia, che assicura l’acquisto del tabacco prodotto da oggi e fino al 2020. Il nuovo contratto, già in essere, è stato presentato oggi a Caserta, territorio tra quelli che maggiormente contribuiscono alla produzione di tabacco usato per i prodotti di Philip Morris Italia: l’accordo è nazionale ed è stato firmato attraverso Coldiretti (riguarda infatti solo aziende iscritte all’associazione) e prevede in tutto il Paese un investimento di mezzo miliardo di euro da parte di Philip Morris nei cinque anni. In Campania si produce infatti il 50% del tabacco che Philip Morris acquista in Italia e la regione copre in generale il 30% della produzione totale di tabacco del Paese.

“Già dal 2011 – ha spiegato Eugenio Sidoli, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia – compriamo direttamente dagli agricoltori attraverso il rapporto con Coldiretti, che ci permette di essere un investitore rilevante in questo territorio. Collaboriamo con imprese locali dando molto lavoro: si tratta di imprese familiari importanti soprattutto del Casertano e del Beneventano. Abbiamo rinnovato a luglio degli accordi con il Ministero delle Politiche agricole e forestali per l’acquisto di tabacco per i prossimi sei anni, fino al 2020. Un investimento per un settore che ha bisogno di avere prospettive per il futuro, soprattutto in questa fase nella quale gli aiuti che arrivavano dall’Unione Europea sono esauriti e quindi dobbiamo vivere delle nostre stesse risorse”. L’accordo è stato commentato positivamente dal Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, secondo cui “l’accordo tra Philip Morris e produttori agricoli di tabacco ha un valore straordinario: elimina l’intermediazione parassitaria e forme di soggezione alle quali soggiacevano i contadini, dando loro respiro”. “Avere un contratto da qui al 2020 – ha aggiunto De Luca – significa avere una certezza del mercato per i propri prodotti. L’accordo copre moltissimo la provincia di Caserta e Benevento, ma anche porzioni significative della provincia di Salerno e qualche zona di Avellino. Credo che sia un modello importante di accordo. Noi cercheremo di dare una mano e stiamo verificando anche la possibilità di dare un ulteriore contributo alle imprese agricole”.


30
Ago 15

Edgar Colonnese voleva solo fare il suo lavoro: vendere libri

Edgar Colonnese vende libri. Non in un luogo qualunque, ma all’interno della Reggia di Caserta. Avete presente un “bookshop” da museo? Ecco quello lì. Ma non può fare il suo lavoro perchè, nonostante le denunce, nessuna istituzione lo protegge (anche fisicamente) dagli abusivi.

Ecco l’appello che ha lanciato dal proprio profilo Facebook:

Gestire il bookshop della Reggia di Caserta potrebbe sembrare il mestiere più facile del mondo.
Per contratto, sei l’unico, in tutto quel sito, che possa vendere libri e gadget.
Potrebbe sembrare una cuccagna, ma non in Campania.
In Campania, intorno ai beni culturali, c’è un “sistema” parassitario e illegale.
Ne fanno parte tipografie abusive, venditori abusivi di libri, addetti alla vigilanza che non vigilano o sono “amici” dei primi, superiori gerarchici che non sorvegliano il lavoro dei secondi e in questo modo lasciano indisturbati i primi, sindacati che giustificano l’inazione dei secondi e dei primi, vigili urbani che avrebbero il compito di reprimere il commercio abusivo ma non lo reprimono.
Nella Reggia di Caserta, c’è ancora di più: caso raro perfino in Campania, questo sistema parassitario e illegale non lo trovi appena fuori il sito, lo trovi dentro.
Il venditore abusivo, la cartomante con l’uccellino, ed altre figure da oleografia (altre figure che ricoprono di merda la Campania, in realtà) stanno dentro la Reggia di Caserta.
Il venditore abusivo di libri, parte di un sistema illegale che inizia nella tipografia abusiva, io ce l’ho fuori al bookshop.
Lo sento urlare ai turisti: <<nun iate a ddu chill’, e’ prezz’ mii song’ a mità>>.
E tu, che paghi le tasse, che paghi le utenze, che hai personale e costi, chiami l’addetto alla sorveglianza.
Ma l’addetto alla sorveglianza non ritiene essere suo compito cacciare l’abusivo.
Quando sta di genio, riferisce al superiore.
Ma il superiore non ritiene suo compito cacciare l’abusivo.
E in genere, non fa nulla.
Non chiama i vigili urbani, non chiama la Polizia.
Se ti rivolgi al sindacato, il sindacato dice che i dipendenti pubblici pagati da noi hanno ragione a dire che non è compito loro.
Ma qual è, allora, il compito loro?
Lo ha detto benissimo Philippe Daverio ” ora voglio vedere un direttore da Bologna alle prese con i sindacati dei custodi alla Reggia, non sarà certo una passeggiata”.
Poi ci sono i Vigili Urbani, che hanno competenza in materia di commercio abusivo, ma a Caserta che fanno?
Boh.
Dunque, devi chiamare tu la Polizia o i Carabinieri, dai quali ti senti dire : <<ma ci sono i sorveglianti, perché non li cacciano loro?>>.
Già, e che ne so?
E allora ogni giorno, per cacciare gli abusivi dalla Reggia di Caserta, deve venire una Volante chiamata da me, se può venire, perché la Volante non dovrebbe servire a reprimere il commercio abusivo.
Ma in Campania ci sono addetti alla sorveglianza che dicono che non è compito loro, superiori gerarchici che li appoggiano, sindacati che dicono che è giusto così, vigili urbani che non si sa che cazzo facciano: tutta gente che prende uno stipendio pubblico, cioè vive con i nostri soldi.
Ho denunziato la cosa al Soprintendente, decine di volte.
Ho denunziato la cosa al Ministro, decine di volte.
Ho cominciato a chiamare io i Carabinieri, che qualche volta sono venuti, e li hanno cacciati.
Una di queste volte, l’altro ieri, gli abusivi sono stati cacciati perché io li ho fatti cacciare.
Dopo tre ore, io sono uscito per tornare a casa, e un abusivo, spalleggiato da altri tre, mi ha detto che IO me ne devo andare, che IO devo morire, e che loro si devono mettere coi chioschetti al posto mio.
Mi sono fermato e gli ho chiesto se ce l’avesse con me.
Mi ha risposto di si, e che mi deve uccidere.
Lui è nel giusto.
Perché qualche accattone di politico, qualche accattone di dipendente pubblico, qualche accattone di funzionario, lo avrà blandito, avrà trattato con lui.
Perché nel “sistema” di cui sopra dobbiamo introdurre altri attori: i politici, i funzionari, e i vertici istituzionali, che in Campania interpretano creativamente, diciamo, la distinzione tra legale e illegale, e trattano con gli abusivi, gli fanno promesse, prefigurano scenari futuri.
Ci lamentiamo della trattativa Stato-mafia?
La trattativa Stato-illegalità, da noi, avviene ogni giorno.
Sotto casa vostra, con lo spacciatore di zona.
Nella piazza davanti casa, con il parcheggiatore abusivo.
Sotto il mio negozio, con il venditore abusivo.
Questa trattativa Stato/illegalità serve a prevenire i reati di sangue?
Questa trattativa Stato/illegalità fa risparmiare lavoro alle forze dell’ordine?
Signori cari, la trattativa Stato-illegalità, se serve forse a mantenere l’ordine pubblico, ha delle vittime: l’imprenditore onesto che vuole investire, che vuole creare posti di lavoro, e viene umiliato, calpestato, “ridotto alla sussistenza, per un “accordo” illegale preso altrove da chi la legge dovrebbe farla rispettare e basta.
Ieri, ho messo penna su carta, e ho denunziato tutto questo.
Mi minacceranno ancora?
Mi aggrediranno?
Mi colpiranno nell’incolumità fisica?
Non mi fermerò.
Non posso fermarmi, e lo devo fare per il Sud.
Per tutti quegli imprenditori che vogliono aprire un cantiere e costruire, e va il parassita a chiedere la tangente, e la polizia non fa nulla, magari perché anche lì c’è stata una trattativa Stato/illegalità, sulla pelle di quell’imprenditore, sul suo sangue, sulla sua vita, sulla pelle sangue e vita dei suoi dipendenti.
Il sud deve essere percepito come un territorio dove si può investire senza dover fare i conti con le intimidazioni.
Dove la smettiamo di proteggere l’illegalità.
Dove individuiamo e puniamo tutti i dipendenti pubblici, dovunque essi si trovino, se essi non fanno il loro dovere ma “trattano”.
Io non tratto.

Noi con lui, non trattiamo perchè ci siamo rotti le scatole di questi parassiti non perseguiti da uno Stato che non ascolta le denunce dei cittadini meridionali, semplicemente perchè ha delegato alle mafie un welfare state parallelo ed il controllo stesso del territorio.


01
Apr 14

E’ di Caserta il migliore olio biologico del mondo. A due aziende pugliesi l’oscar italiano dell’olio

A dimostrazione del fatto che l’agroalimentare campano è un settore strategico, le cui quote di mercato fanno gola a tanti mercenari:

La Campania Felix che vince. Soprattutto a tavola. L’olio casertano prodotto dall’azienda agricola Monte della Torre è stato premiato come il migliore olio bio a livello mondiale. L’extravergine di Terra del Lavoro ha conquistato il riconoscimento nella XIX edizione della manifestazione internazionale “Biol 2014“, dopo essere stato giudicato da una giuria di esperti internazionali tra i 425 oli in gara, giunti da 17 paesi nel mondo.

L’azienda, aderente a Confagricoltura Caserta, si erge sulle colline di Francolise alle fonti della sorgente Calena, per oltre 20 ettari a 200 metri sul livello del mare, ed è specializzata nella produzione di olio extravergine. La coltivazione dell’olivo in questa zona è frutto di una tradizione millenaria, e la famiglia Marulli è presente sul territorio fin dagli inizi del 1600 dove possiede alberi ultracentenari, tra cui l’Olivastro di Caserta e la Pignarola insieme al Frantoio, al Leccino e al Pendolino.

 

(Fonte: Charme Napoli)

 

Altro che trasformare tutto in “Sciarmàlscècc”…

Sono due aziende pugliesi invece le i vincitrici dell’Ercole Olivario, l’Oscar dell’olio italiano. Al primo posto, nella categoria «olio extravergine di oliva fruttato leggero», si è piazzato «L’olio di Felice Garibaldi» dell’azienda agricola De Carlo di Bitritto (Bari). Nella categoria «olio extravergine di oliva fruttato medio», invece, ha vinto l’olio «Lucia Di Meo» dell’azienda agricola Lorizzo Valentina di Trani. A quest’ultima azienda è stato assegnato anche il premio «Il coraggio di fare nuove imprese agricole». Erano nove le aziende pugliesi finalisti nelle tre categorie (fruttato leggero, medio e intenso).

 

 


20
Mar 14

Caserta: si ricicla e ci guadagni

Una importantissima iniziativa per la sensibilizzazione al riciclo a San Nicola la Strada, in provincia di Caserta:

[…] è attivo da sabato 15 marzo il primo negozio del riciclo ‘EcoLady’, primo punto di opere di recupero presente in regione Campania. Quest’importante attività, con il patrocinio del comune di San Nicola La Strada e gestita dalla concittadina sannicolese Palma Ferrante, ha come scopo di operare nel rispetto di quattro fattori fondamentali: persone, qualità, ambiente e sicurezza. Pertanto i materiali come plastica riciclabile e non, alluminio, carta e cartone ed oli esausti che i cittadini stessi consegnano presso tale esercizio, saranno trattati e trasformati con l’obiettivo di riutilizzarli industrialmente. Inoltre, il cittadino che si reca presso il negozio sarà registrato sul sito www.ecolady.it, dove potrà sempre visualizzare la sua posizione e avvalersi di novità ed informazioni, e il suo materiale consegnato attraverso un processo di catalizzazione sarà controllato e se conforme all’attività di recupero e in base al valore stesso del materiale, al cliente-venditore sarà accreditato un corrispettivo monetario. La missione principale infatti di ‘Ecolady’ è di fornire essenzialmente dei servizi per il riciclo del materiale e pertanto trasformali in prodotti finiti, si pensi infatti che con ben 800 lattine si ricava una bicicletta e con 37 si produce una caffettiera. Pertanto questa nuova attività rappresenta non solo un vantaggio a livello economico per le famiglie ma anche un beneficio qualitativo sul piano sociale, se si consideri che ciò rappresenta il primo punto di raccolta dei materiali di riciclo proprio in una delle zone passive dell’emergenza Lo Uttaro. (Fonte: Interno18.it)


23
Feb 14

Salute ed eccellenze locali: la carne di bufalo

Qualche anno fa, ho provato per la prima volta un prodotto dalle indiscusse qualità. E soprattutto una eccellenza campana: la carne di bufalo.

Tante le aziende della provincia di Caserta e dell’agro pontino che hanno deciso di investire  nel settore.

Se il consumo di carne di bufalo è rimasto fino ad oggi limitato, è solo per pregiudizio e ignoranza.

Ecco come una azienda del settore , di Grazzanise, descrive il perché di una scelta imprenditoriale che può diventare anche una scelta del consumatore.

Essa è rossa, tenera e succosa. Ma si fa apprezzare soprattutto per il basso contenuto di grassi saturi e l’elevato livello di ferro. Grazie alla sua digeribilità, al sapore e al basso livello di colesterolo essa è indicata soprattutto nella dieta dei bambini e degli anziani.

La tabella seguente mostra i valori nutrizionali della carne di bufalo (100 g.) rispetto ad altre carni più consumate:

 

 

Bufalo

Bovino

Pollo

Agnello

proteine

24

22

29

26

% grassi

1,5

19

3

15

colesterolo

35

80

80

92

calorie

130

280

152

241

% ferro

2

1

Da sempre le aziende bufaline hanno puntato sulle femmine Ma oggi comincia a farsi strada l’idea che anche i maschi, circa il 50 % delle nascite, possono contribuire, per la carne, al loro budget economico. D’altra parte è riconosciuto che la carne di bufalo possiede caratteristiche dietetico-nutrizionali ed organolettiche degne di nota

La carne bufalina, per i suoi contenuti di acido stearico e di acido linoleico, agisce nella riduzione della colesterolemia umana. Il contenuto di colesterolo è nettamente inferiore a quello dei bovini mentre risulta avere apprezzabili contenuti in ferro, zinco e cromo..

Per quanto riguarda le caratteristiche organolettiche, la carne di bufalo risulta più tenera rispetto alle varie razze bovine ed è più succosa, grazie alla sua capacità di ritenzione idrica.Cotta su piastra, inoltre, fa registrare perdite di liquido inferiori rispetto ai bovini.

Insomma un prodotto ed una eccellenza dell’agroalimentare che,insieme alla mela annurca, fa bene alla salute.


18
Nov 13

Bufala Dop, rigorosamente campana e senza rischi

E’ da un pò di tempo che lo ripeto, forte anche di quanto assicurato dalle associazioni di categoria, ad oggi, proprio per il problema della terra dei fuochi, i prodotti campani sono i più sicuri degli altri, perchè sono sottoposti a controlli costanti e quotidiani che gli altri prodotti non hanno.

Ecco quanto riferisce, ad esempio,il consorzio della mozzarella di bufala DOP, in un articolo riportato da localgenius.eu:

“Il nostro primo referente era e rimane il consumatore”. Un concetto chiaro e preciso quello espresso da Domenico Raimondo, Presidente del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, nel corso di un incontro con le principali associazioni che operano a difesa del diritti dei consumatori. Incontro fortemente voluto dal Consorzio stesso per avviare un’operazione indispensabile per fornire al pubblico dei consumatori un quadro reale della situazione in un momento in cui allarmismo e confusione stanno sconvolgendo il mercato dei principali prodotti del Sud, creando un effetto domino assolutamente preoccupante. E’ quanto si legge, testualmente, in una nota stampa ufficiale diramata dal Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop il 15 novembre 2013 e che riportiamo integralmente. “Dichiarazioni di pentiti, titoli terroristici, voglia di sensazionalismo – Antonio Lucisano, Direttore del Consorzio, cerca di fare il punto della situazione –. Nessuno vuole negare la realtà dei fatti e girare la testa dall’altra parte ma occorre riportare tutto sul piano della verità. E la verità è che la Terra dei Fuochi esiste ma i suoi effetti non toccano minimamente i prodotti dei territori circostanti mentre qui si sta asfaltando l’agricoltura dell’intera regione campana che invece continua a produrre straordinarie eccellenze”.

Fortunatamente – prosegue la nota stampa – qualcosa sta cambiando negli ultimi giorni. “Importanti trasmissioni ci chiedono confronti leali e notizie – rileva Raimondo – offrendo allo spettatore l’opportunità di approcciare la questione in modo più realistico. E importanti personaggi come Oscar Farinetti, patron di Eataly, dichiarano dal salotto televisivo di Bruno Vespa l’importanza di affidarsi ai marchi Dop, gli unici in grado di offrire precise garanzie ai consumatori”. E proprio sul fronte dei consumatori, il Consorzio avvia una interessante “operazione trasparenza” che verrà avviata nei prossimi giorni. “Abbiamo contattato le principali associazioni che lavorano per la difesa dei diritti dei consumatori – spiegaLucisano – e chiesto loro di procedere con una serie di acquisti random dei nostri prodotti. E saranno sempre queste associazioni a consegnarli direttamente a un laboratorio di analisi tedesco riconosciuto a livello internazionale che provvederà a effettuare i più sofisticati test, proprio allo scopo di dimostrare l’assoluta salubrità delle nostre mozzarelle. La nostra è una sorta di sfida che si basa sulla certezza del lavoro capillare di controllo che svolgiamo tutti i giorni a tutela della qualità dei nostri prodotti e, di conseguenza, della salute dei cittadini”.

Positiva la risposta delle associazioni che hanno aderito all’iniziativa. Federconsumatori, Unione Nazionale dei Consumatori, Codici eAdusbef che, nel dichiarare di ritenere l’operazione un passo importante nella direzione della chiarezza, hanno posto ben in evidenza quelli che dovranno essere i principi guida del protocollo d’intesa: autonomia, trasparenza e onestà. “Per noi va benissimo così – ha sottolineato il Presidente Raimondo – ed è un piacere lavorare con delle realtà come le associazioni a tutela dei consumatori che rappresentano un trait d’union necessario tra il mondo della produzione e quello del consumo”. I risultati dell’operazione verranno resi noti al termine delle analisi svolte dal laboratorio Tuv Sud Gmbh di Siegen, in Germania. “La scelta di un laboratorio tedesco – ha concluso Lucisano – non è certamente dovuta a una scarsa considerazione di quelli nostrani che anzi, a mio parere, restano tra i migliori. Ci sembrava però giusto coinvolgere anche realtà straniere, soprattutto perché quello che sta accadendo evidentemente coinvolge anche i mercati esteri.

 


12
Lug 13

Caserta: la pubblicità dei matrimoni senza distinzione di genere

 

E’ l’Ansa a diffondere questa foto, di matrimoni senza distinzione di genere ”Qualunque sia la vostra idea di matrimonio, da noi sarà una festa”. Gli autori? Una ditta di Caserta specializzata in organizzazione di ricevimenti per nozze che evidentemente anticipa i tempi.

Matrimoni: sala ricevimenti a Caserta si propone per feste coppie omosessuali

foto ansa


06
Lug 13

Dalla monnezza alla bellezza

l comune di Camigliano ospiterà 40 giovani artisti, provenienti da diverse nazioni europee, che trasformeranno materiale di scarto, comunemente considerato rifiuto, in opere d’arte, realizzando elementi di arredo urbano tali da creare una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto in una delle piazze di Camigliano; coadiuvati dai rispettivi docenti, titolari della cattedra di pittura presso le Accademie Nazionali della Belle Arti di: Brera (Milano), Torino, Bologna, Roma, Napoli, Reggio Calabria, Catania. Saranno assegnate tre borse di studio agli artisti che realizzeranno le opere ritenute, da un’apposita commissione, di maggior pregio.

Il sito:

Dalla monnezza alla bellezza – Camigliano Caserta.

 


06
Giu 13

Caserta: chiude il complesso della Indesit. Ecco la lettera di un’operaia:

Oramai non fa quasi più notizia: grandi nomi, grandi aziende chiudono,fanno due conti e spostano la loro realtà altrove, in un posto più conveniente…Scene viste e riviste in tv, tante persone,bandiere, urla, disperazione…
Sono scene a cui tristemente ci stiamo abituando. Sono scene che fanno male soprattutto quando pensi che dietro ad ognuna di quelle bandiere, dentro ad ognuna di quelle urla ci sono una famiglia, dei figli, una coppia che ha investito nel sogno di vivere insieme, di costruire una vita.
Da ieri, dietro quelle bandiere ci sono anche io, con la mia vita di madre, donna, laureata ma cassintegrata…Solo fino ad un mese fa l’Indesit garantiva che è un’azienda Italiana, e in Italia rimarrà.E’ passato solo un mese e quelle che sembravano certezze spariscono..
Appaiono così i numeri freddi e taglienti come un verdetto, un’impietosa sentenza: c’è un esubero di 1.400 persone tra dirigenti , impiegati delle sedi centrali e operai e impiegati di fabbrica (1.250) per non parlare dell’indotto.
Sono stati chiesti negli anni sacrifici enormi ai lavoratori che sempre hanno reagito rimboccandosi le maniche e affrontando le nuove sfide, le svariate richieste che l’azienda imponeva, i cambiamenti : cambio di orari, cassa integrazione,privazioni..
Ma anche produzione, produttività, qualità, numeri di pezzi…quante volte ho sentito mio marito parlare di questo, quante volte l’ho affiancato e sostenuto quando stressato e stanco mi parlava della sua realtà lavorativa.
L’indesit per noi del sud che tendiamo a personalizzare sempre tutto era una certezza, una casa, un vero cuore produttivo. E quando vengono a mancare le certezze ci si svuota…ti senti solo…sei solo.
Anche l’INDESIT, la nostra, la loro INDESIT ha fatto due conti e ha deciso che in Italia non conviene più, gira i tacchi e pensa di andare via…1400 persone, il loro futuro interessa poco, forse nulla.
Illude quelli che rimangono privandoli della loro attività.
in Indesit , a Caserta, si è sempre fatto lavatrici e frigoriferi io sono cresciuta con mio padre e mio marito che guardavano le “loro” lavatrici nei centri commerciali ammirandole come figlie, come frutto di qualcosa realizzato con amore e devozione.
Piani cottura, forse,faranno fare a quei pochi che resteranno, insomma un ripiego. Affidano al Sud un’attività tappabuchi che servirà a placare l’animo a quei pochi che restano per, forse, qualche mese.
Io però non ci sto. Io non posso essere d’accordo. Io non posso pensare che politici, media, tv, imprenditori possano permettere che la gente venga privata di qualcosa che sente come anche suo, che anni di storia, di vita e sacrifici vengano stropicciati e buttati via…
Con la vita e con l’anima della gente…non si gioca.

Valentina Arces, figlia e moglie di lavoratori indesit.

Iniziamo un sano boicottaggio delle aziende che delocalizzano…