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14
Giu 17

Caro CENSIS, non tutti i falsi sono quello che sembrano. Pezzotto cammina con me

Immagine di Identità Insorgenti

Ieri il CENSIS ha detto senza mezzi termini che, siccome a Napoli c’è una organizzata filiera del falso, vi è mancanza di senso civico e cultura della legalità.

Che la camorra sia dietro una parte della filiera del falso è il segreto di pulcinella. Esiste tuttavia una parte dell’economia da pezzotto che è al di fuori dei circuiti della criminalità organizzata ed è piuttosto comune in quei piccoli distretti manifatturieri del Made in Italy, così diffusi in Italia.

Ieri sera a questo pensavo, non riuscendo a prendere sonno. Poi mi sono addormentato. Mi sono trovato in una stanza con drappi rossi, piena di borse, scarpe, abiti, cinte e un nano che parlava in casertano, ma al contrario. E non capivo un cazzo.

Poi per fortuna è entrato un signore con la barba è una maglia del Napoli taroccata: ” Sono Peppe ‘o pezzotto, e non tutti i pezzotti, sono quello che sembrano”…

Gesucrì, abbi pazienza fammi svegliare. Ma Peppe ha insistito: “ti racconto una storia, pezzotto cammina con me”

A questo punto Peppe si è seduto su una poltrona, ha iniziato a parlare con accento milanese e al posto della maglietta tarocca del Napoli sono comparse una giacca e una cravatta Made in Italy.

Partiamo da un dato: da qualche anno i distretti manifatturieri campani, sono diventati altamente competitivi (know how, professionalità, qualità e prezzi bassi) tanto che molti brand della moda (e non solo, spesso si tratta anche di piccole aziende di altre regioni italiane) trovano molto più conveniente commissionare un lavoro (sia finito che solo alcune fasi del processo produttivo) a piccole aziende familiari campane, piuttosto che de localizzare all’estero.

La rivincita dei terzisti casertani e napoletani. Ora se voi credete che il lavoro commissionato da un grosso brand sia improntato all’etica e non al profitto vi sbagliate, così, il committente profumato e ben vestito che si presenta alla porta del piccolo artigiano del sottoscala posto a cavallo delle province di Napoli e Caserta, pretende di ottenere un ulteriore sconto sul prezzo concordato in sede di sottoscrizione dell’accordo iniziale.

E il paio di scarpe che poi troverete in negozio a 500€, verrà venduto dal terzista , compreso di packaging, per un prezzo che si aggira dagli 8 ai 25 euro.

Il piccolo imprenditore campano, che impiega come manodopera l’intera famiglia più qualche immigrato e che, per rientrare nei costi, fa smaltire poi illegalmente i rifiuti industriali a qualche campo Rom che contribuisce così alla scenografia della Terra dei Fuochi, lavora 20 ore al giorno, festivi compresi per rispettare i termini della consegna.

Ma secondo voi, può sopravvivere solo con il lavoro commissionato dal grande brand?

No. E allora sapete che pensa? ” Un po’ di stoffa (o di pelle) mi è avanzata , qualche etichetta ce l’ho, qualche scatola o confezione mi è rimasta….ma mo’ sai che faccio? Mi produco un po’ di merce per cazzi miei e me la rivendo in negozio e così guadagno qualcosa…”

E così voi trovate in negozi e mercatini, prodotti “tale e quale” all’originale, anzi, come direbbero al Censis ” indistinguibili dall’originale” ( e grazie al cazzo sono gli stessi) ad un prezzo che, in ottica proletaria, è più giusto, equo ed accessibile a tutti. Fino a quando interviene la Finanza, sequestra tutto e il Censis contribuisce all’ernia scrotale col suo pistolotto sulla legalità di stampo geografico.

A questo punto, mi dice Peppe, il racconto potrebbe interrompersi qui, se non fosse che ci sarebbe pure un altro particolare.

Qualche volta accade che il committente si accorga pure di qualche ammanco di materia prima o packaging e fa finta di nulla. Salvo poi, al momento opportuno, farlo presente al terzista…e chiederne conto. Perché si sa, un “po’ di nero ” fa comodo a tutti, pure alle persone perbene in giacca e cravatta con accento non napoletano.

Alla fine, Peppe mi congeda : “ci rivediamo, tra 25 anni”.

Abbi pazienza, no. E mi sono svegliato.

 


21
Feb 15

Rapporto Censis: furti in casa è record nel Nord Ovest

Sono 689 al giorno, cioè 29 ogni ora: uno ogni due minuti. E’ quanto emerge dall’11esimo numero del ‘Diario della transizione’ del Censis.

Si tratta, evidenzia il Censis, di un aumento molto più accentuato rispetto all’andamento del numero totale dei reati (+19,6% nel periodo 2004-2013) e dei furti nel complesso (+6%), e in controtendenza rispetto all’andamento dei furti di autoveicoli (-32,2%) e degli omicidi (-29,7%).

La zona d’Italia più colpita è il Nord-Ovest, dove nell’ultimo anno i furti in abitazione sono stati 92.100, aumentati del 151% nel decennio. Oltre il 20% dei furti denunciati è avvenuto in tre province: Milano (19.214 reati), Torino (16.207) e Roma (15.779).

Considerando il numero di reati rispetto alla popolazione residente, in cima alla graduatoria delle province italiane più bersagliate si trovano Asti (9,2 furti in abitazione ogni mille abitanti), Pavia (7,1 ogni mille), Torino (7,1 ogni mille) e Ravenna (7,0 ogni mille).

E le province in cui i furti in casa sono aumentati di più nell’ultimo decennio sono Forlì-Cesena (al primo posto, +312,9%), Mantova (+251,3%), Udine (+250,0%), Terni (+243,7%) e Bergamo (+234,3%). Tra le grandi città, gli aumenti maggiori si registrano a Milano (+229,2% nel periodo 2004-2013), Firenze (+177,3%), Torino (+172,6%), Padova (+143,3%), Palermo (+128,4%), Venezia (+120,9%), Roma (+120,6%), Bologna (+104,5%) e Verona (+103,4%).

Nel 2013 sono state denunciate a piede libero per furti in abitazione 15.263 persone (+139,6% rispetto al 2004), di cui 1.366 minori (il 9% del totale). E sono state arrestate 6.628 persone, di cui 486 minori (il 7,3% del totale). I detenuti per furto in abitazione e furto con strappo sono 3.530 nel 2014, con una crescita del 131,9% rispetto al 2007.

Si svaligia sempre e comunque: di notte e di giorno, da soli o organizzati in bande, spesso sfidando gli ignari inquilini mentre si trovano in casa. o.

Per quanto riguarda le rapine al Sud 1.380 nel 2013, pari al 38,1% del totale, mentre il 61,9% al Centro Nord.  Nella graduatoria provinciale in base all’incidenza di questo reato rispetto alla popolazione residente, al primo posto si trova Trapani (14,4 rapine in abitazione ogni 100.000 abitanti), seguita da Asti (14,1 ogni 100.000) e Palermo (13,8 ogni 100.000).

Insomma al Sud resta ormai poco da rubare rispetto al resto del Paese. Dopo il definitivo arruobbo dei fondi europei, si intende.


15
Ott 14

Calabria: sottostimata per patrimonio archeologico

Secondo il Censis la Calabria si posiziona al top di tutte le regioni europee per patrimonio culturale disponibile, soprattutto di quello archeologico, ma la conoscenza effettiva – da parte della popolazione locale e da parte di chi sceglie come meta di visita l’Italia – è ben al di sotto di quanto ci si potrebbe aspettare.

Prosegue il direttore del Censis: valorizzare i beni culturali significa potenziare e rendere più sofisticato il processo di comunicazione intorno a questo patrimonio. La ricerca consente di approfondire il concetto di «capitale culturale» di un territorio, in questo caso la Regione Calabria, al fine di orientare le strategie di sviluppo – sociale, ma anche economico – basate sul ruolo che educazione, istruzione e cultura possono svolgere nell’ambito delle nuove direttrici di crescita delle economie avanzate.

Pur concordando col direttore del Censis, mi viene una domanda: ma come si fa a rendere la giusta stima a dei luoghi se mancano infrastrutture in grado di collegarla col “resto del mondo”?

Allora, tutta l’istruzione e la cultura che volete ma se ci vogliono 9 ore per collegare Bari a Reggio Calabria, risulta tutto piuttosto vano…


18
Set 13

Il Censis ha pubblicato alcuni dati sulla Campania: bene la propensione alla denuncia e alla tutela del bene comune

 

Il Censis ha pubblicato alcuni dati, diffusi da Il Mattino:

La propensione dei cittadini campani al bene comune, almeno nelle intenzioni, non è inferiore alla media nazionale. L’83,8% si dice disponibile a denunciare la criminalità organizzata, il 79,5% a denunciare chi non paga le tasse, il 62,7% a segnalare abusi edilizi. Quindi più di tre quarti della popolazione si sentono pronti a comunicare all’autorità pubblica piccole o grandi illegalità. Positivo è anche il dato sulla disponibilità a darsi da fare in caso di calamità naturali (74,1%). Probabilmente la tragedia dell’Irpinia e le più recenti alluvioni hanno lasciato un segno profondo nelle coscienze.

E già questi dati, come andiamo scrivendo da tempo, sfatano il luogo comune che ci sia una scarsa propensione alla denuncia. Attitudine questa smentita anche da un rapporto del Ministero degli Interni.

Buona anche la percezione dei non Campani nei confronti della Campania e dei suoi abitanti:

l’opinione che mette d’accordo gli italiani è che la Campania è una regione bellissima: ne è convinto l’81,6%. Eppure, circa la metà ritiene che sia un posto pericoloso, sebbene il 47,8% credea che sia ingiustamente descritta male dai media. Circa il 60% degli italiani ha visitato la Campania almeno una volta nella vita. Di questi, solo il 4,4% l’ha trovata peggiore di come gliel’avevano raccontata, mentre il 44,2% la considera migliore di come viene descritta. Tra coloro che non l’hanno mai visitata, il 68,4% se ne sente attratto e gli piacerebbe visitare la regione.

L’articolo completo:

Campania, una regione bellissima per l’81,6% degli italiani.