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31
Lug 15

Sanità made in Italy: meno fondi dove si muore prima. Così si beffa la Campania.

La denuncia in un lungo articolo di oggi sulle pagine de Il Mattino, formato da Marco Esposito che ne anticipa i contenuti sul proprio profilo Facebook:

Provo a far chiarezza sulla vicenda dei fondi sanitari. Intanto di che si parla? Dei criteri per il riparto di qualcosa come 109 miliardi di euro (109!).

La formula attuale, inventata da Calderoli nel 2011, prevede un solo criterio: più anziani, più soldi. In Campania, dove si vive due anni in meno, in troppi si ammalano giovani e ciò fa perdere risorse per prevenzione e cure. Una follia che solo la mente cinica di un leghista poteva partorire.

Per il 2015 la musica doveva cambiare. La legge 190/2014 al comma 601 prevedeva nuovi criteri, che tenessero conto per esempio di situazioni specifiche di rischio territoriale come la Terra dei Fuochi.

Perché i nuovi criteri entrassero in vigore, però, serviva l’intesa delle Regioni, con la scadenza del 30 aprile 2015 indicata nella legge. In caso di mancato accordo, valevano le vecchie regole (cioè quelle del leghista Calderoli) anche per il 2015.

Come racconto oggi sul Mattino né il 30 aprile, né nella prima riunione utile dopo il voto del 31 maggio e cioè il 2 luglio, si è trovato l’accordo. Anzi: il Sud non ha neppure avviato la discussione. E così il Veneto, che ha in mano il pallino della sanità regionale, ha avuto buon gioco a far passare con una noticina l’utilizzo anche per il 2015 dei vecchi criteri, danneggiando in modo gravissimo il Sud, Campania in testa.

Danneggiando i cittadini, sia chiaro, perché i governatori vecchi e nuovi avranno sempre una buona scusa per dire che loro non hanno colpa.

Coerente in fondo con le scelte di un governo che ha completamente escluso il Sud dall’agenda degli investimenti.


17
Apr 15

Maroni/Whirlpool: bene investimenti al Nord. Marco Esposito: orripilante.

Eh si alla faccia degli 800 operai di Carinaro,di quelli marchigiani e piemontesi Bobo Maroni si loda e si sbroda da solo a proposito del piano Whirlpool che prevede il licenziamento di manodopera soprattutto al Sud:

“Ho letto le notizie circa il nuovo piano industriale di Whirlpool, che prevede la chiusura di alcuni stabilimenti in Italia, ma il potenziamento di quelli in Lombardia. È chiaro che apprezzo molto questo sforzo della Whirlpool, che premia un territorio come il nostro, che ha investito molto su ricerca e innovazione”. Lo ha spiegato il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, commentando il nuovo piano industriale della Whirlpool che prevede il rafforzamento del più grande polo europeo di prodotti da incasso di Cassinetta (Varese).

“Noi, come Regione Lombardia, – ha proseguito il presidente – avevamo già messo in atto un anno e mezzo fa un piano con Whirlpool, attraverso l’assessore Melazzini, e penso che la loro decisione di portare qui le produzioni e investire qui sul centro di ricerca, sia anche frutto dell’iniziativa assunta dalla Regione Lombardia, per cui esprimo la mia soddisfazione per questo annuncio della Whirlpool”

La replica di Marco Esposito della Lista Civica campana MO:

Maroni “apprezza molto” che la Whirlpool chiuda in Campania e apra in Lombardia. Orripilante.

Caro Bobo guarda che questi ci mettono poco a cambiare idea pure sulla Lombardia, come hanno fatto del resto con la Campania…


11
Apr 15

Cinque trucchi sui tagli alle Città Metropolitane come Napoli

“Cosa c’entra il numero di occupati con la manutenzione delle strade? E il reddito dei lavoratori dipendenti con la gestione del territorio? Palesemente nulla – denuncia Marco Esposito, candidato presidente per la lista MO – sono solo dei trucchi che servono a favorire le aree più ricche del Paese”.

La Città metropolitana di Napoli – sottolinea in un comunicato la lista civica MO! – è stata considerata ricca e quindi destinata a subire tagli più pesanti perché si pagano tariffe Rc auto più care. Oltre al danno di prezzi discriminatori nei confronti dei napoletani, quindi, si aggiunge la beffa di considerare quelle tariffe un indice di agiatezza economica, da punire con maggiori tagli e con ulteriori imposte per chi prende la nave o l’aereo.

“Qualcuno – dice Esposito, esperto di federalismo fiscale – si è stupito che nel ripartire i tagli del 2015 tra le Città metropolitane, Napoli sia stata particolarmente danneggiata, con una sforbiciata del 16,4% (65,8 milioni) contro il 6,6% (20,3 milioni) della Città metropolitana di Torino. In realtà siamo di fronte a calcoli volutamente discriminatori”.

Il diverso trattamento tra le Città metropolitane di Napoli e di Torino – secondo la lista civica MO – nasce da cinque trucchi nei criteri di valutazione di costi ed entrate. Eccoli.

TRUCCO NUMERO 1. Si è tagliato di più agli enti con maggiori voci di entrata. Sembra un criterio logico se non fosse che il principale attivo delle ex province è la tassa sulla Rc auto, calcolata all’aliquota massima del 16%. Si dà il caso che a Napoli tale tassa sia carissima, perché si applica a tariffe molto salate. Napoli risulta quindi una città ricca, mentre è solo tartassata.

TRUCCO NUMERO 2. Per le funzioni di istruzione si è considerata una maggiorazione solo per gli edifici in zone fredde e non anche, per esempio, per le aree sismiche.

TRUCCO NUMERO 3. Per le funzioni del territorio (costruzione e gestione delle strade provinciali e la regolazione della circolazione stradale) si è considerato un parametro di merito il “numero di occupati” che palesemente non ha nulla a che vedere con la rete stradale ma favorisce sfacciatamente le aree più ricche.

TRUCCO NUMERO 4. Per le funzioni di gestione del territorio si è maggiorato il costo in base allo scostamento percentuale rispetto alla media nazionale dei redditi da lavoro dipendente, considerando quindi costi più elevati dove ci sono redditi più elevati, senza che vi sia alcuna connessione logica tra i due parametri.

TRUCCO NUMERO 5. Per le funzioni generali si è aumentato il costo in base al livello dei redditi da lavoro dipendente, ancora una volta favorendo le aree più ricche del Paese.

Il link: 


23
Set 14

Famiglia Esposito: chi sta proteggendo De Santis?

All’indomani dell’arresto di “Genny a’ Carogna”, avvenuto dopo 4 (quattro!!) mesi di indagini , oggi la famiglia di Ciro Esposito lancia nuovi interrogativi sulla drammatica vicenda che ha coinvolto il tifoso di Scampia, interrogativi che passano decisametne sotto traccia, in un sistema di informazione che va avanti per feticci a trazione territoriale (basta che siano rigorosamente made in Naples), tipo Genny a Carogna. Insomma le fattispecie per cui è stato arrestato “a carogna”, erano piuttosto evidenti e lampanti, c’è stata anche una trattativa in diretta tv, ma l’arresto, come certe ferite da taglio, sono avvenute in differita. Mah.

In tutto ciò, la domanda topica che ci si pone è: ma De Santis, che fine ha fatto? Di che natura sono le “coltellate” che neppure egli stesso ricorda, oltre che chi gli ha prestato primo soccorso al Gemelli? Perchè è ancora in ospedale?

Alcune ipotesi le propone offre oggi Vincenzo Esposito, zio di Ciro, durante una conferenza stampa: «Dietro la morte di mio nipote c’è un complotto tra servizi segreti deviati e destra eversiva. Chi copre De Santis fa parte di un pezzo di Stato che non ha compiuto il proprio dovere e ostacola le indagini»

Insomma la questione di una diatriba tipicamente ultras sembra vacillare.

 


12
Set 14

Fondi Europei: la gestione del Governo, a due velocità

In un intervento sul proprio profilo Facebook, il giornalista Marco Esposito spiega bene la nuova gestione fondi europei, figlia del taglio del cofinanziamento statale per le regioni meridionali.

Esposito racconta, in maniera lineare, le evidenti discriminazioni che però non tutti i cittadini conoscono. Ma partiamo da principio:

I fondi Ue hanno una regola: l’Europa te li dà se lo Stato che li riceve partecipa al finanziamento dei progetti autorizzati in misura variabile  (50% se è uno stato ricco e 25% se è uno stato povero). I soldi europei non rientrano nel famoso “patto di stabilità”, cioè possono essere spesi senza sfondare le soglie di deficit annuo (3% del Pil). Il cofinanziamento invece oggi è una spesa che fa aumentare il deficit.

 

Così esordisce il giornalista de Il Mattino che poi prosegue:

Molti paesi europei stanno dicendo all’Europa: ma se non ce la faccio a spendere il cofinanziamento per il vincolo del deficit al 3% non spendo neppure i fondi europei con danni per la crescita e gli investimenti: è più giusto che tutti i fondi europei (quelli che arrivano dalla Ue e quelli che mette lo stato nazionale) siano fuori dal patto di stabilità. Un ragionamento sensato in fase di crisi come adesso. E che sembra che la Ue stia per accogliere.

 

L’Italia del tandem Renzi/Del Rio si organizza:

Per prima cosa tagliano il cofinanziamento dal 50% finora utilizzato in tutta Italia al 25%; ma il taglio riguarda solo le regioni del Sud. In questo modo risparmia 12 miliardi di euro (2014-2020) che, dice Derlrio, finiranno in un nuovo fondo sempre a disposizione del Sud che quindi non perderebbe un centesimo. Nel frattempo l’Italia lascia al 50% il cofinanziamento dei fondi europei destinati al Centronord.

 

Tutto come prima, allora? Ma neanche per sogno:

se l’Ue dice sì alla regola della libera spesa dei fondi europei (quelli provenienti dalla Ue e il cofinanziamento) il Nord Italia per ogni euro che riceve da Bruxelles ne aggiunge uno da Roma e tutto l’investimento è liberamente spendibile. Al Sud, con il cofinanziamento al 25% dell’investimento per ogni euro che arriva da Bruxelles Roma mette appena 33 centesimi, ovvero un terzo di prima e un terzo del Nord.

Poi Roma, per accontentare il Sud, dichiara che in un fondo “parallelo” ci saranno i tanti 67 centesimi risparmiati dal cofinanziamento per ogni euro ricevuto da Bruxelles, per un totale di 12 miliardi.

 

Poichè, tuttavia  quei 12 miliardi, sono fuori dai  Fondi Ue, succede che: rientrano sicuramente nel deficit e quindi mettono a rischio il parametro del 3%. In parole semplici: non si potranno spendere o lo si potrà fare in modo molto diluito nel tempo.

Carta vince, carta perde, signori..fate il vostro gioco

 


12
Set 14

Caro Brambilla, mi perdoni ma quanti luoghi comuni nella sua predica

Ho appena finito di rileggere l’ “editoriale”di Michele Brambilla, giornalista de La Stampa (e l’ho fatto due volte per evitare che fosse la pancia a rispondere) dal titolo: Quel che non si può dire sulle morti di Roma e Napoli.

Il titolo mi faceva presagire chissà che novità nelle opinioni, che rivelazioni ,ed invece ci troviamo davanti all’ennesimo articolo scritto per conoscenza indiretta e  de relato. Il solito pistolotto con la puzza sotto al naso che si può ascoltare nei bar di provincia dal Garigliano a salire.

Brambilla parte dalla morte di Ciro Esposito. E già mettere insieme l’episodio del giovane tifoso con quella di Davide Bifolco fa presagire, dal punto di vista della comunicazione, un’inclusione e un paragone (proditori) che non hanno senso se non nell’intenzione di voler pervenire a conclusioni che possiamo immaginare e che riguardano Napoli. E infatti,  l’autore del pezzo, a proposito delle manifestazioni pro Ciro, storce il naso perchè i cittadini chiamano la vittima  “eroe” proprio a Scampia (sic!), un quartiere dove “non tutti hanno le carte in regola per chiedere giustizia.”

Un pò come se decidessimo di celebrare i processi solo sulla base della purezza della fedina penale e la richiesta di giustizia fosse un’aspirazione solo degli incensurati. Insomma Barabba a quest’ora starebbe ancora al posto suo ed un ex presidente del Consiglio, certamente non di Scampia, oggi non siederebbe con altri a decidere le sorti di questo Paese e probabilmente tanti, in parlamento e negli enti locali, manco svolgerebbero le funzioni di amministratore.

Ma  tant’è, andiamo avanti. Scrive ancora Brambilla: l’altro ieri una perizia del Racis dei carabinieri si conclude affermando che De Santis, l’uccisore di Esposito, «fu vittima di un tentato omicidio» e sparò solo dopo essere stato già ferito, forse a coltellate

Premesso che ci sarà un processo e le prove verranno valutate dal giudice, chi era per strada in quella drammatica sera, testimonianza ne sono video reperibili anche su youtube, sa bene che il commando di De Santis aveva attaccato dei tifosi inermi su dei bus diretti allo stadio, quindi invocare la legittima difesa appare un tentativo surreale di descrivere certi eventi. Quello che “non si dice” come scrive lei nel titolo dell’articolo è che, lo riportano “voci della strada” e blog indipendenti che conoscono “l’ambiente”, pare ci siano state presenze che potrebbero imbarazzare qualcuno importante, in quel gruppetto di delinquenti. Tanto è vero che della identità di costoro, dei complici, ancora non se ne fa menzione da nessuna parte. E allora viene il dubbio, per carità solo il dubbio di un cittadino che vive nel paese della strage di Ustica e dell’Italicus,  che pure certe perizie servano a mitigare alcune posizioni. Ma questo non si dice.

Scrive ancora Brambilla: se a Cuneo vai in tre su uno scooter ti fermano e ti sequestrano il motorino. A Napoli invece non solo si può andare in tre, ma ci si può andare senza casco.

Anche questo è falso Brambilla. Le faccio l’esempio di Roma dove, in alcuni quartieri, leggendo anche qui le testimonianze di cronaca dei cittadini, oltre che l’esperienza diretta, si possono osservare giovani sullo scooter senza casco. Pratica da censurare senza se e senza ma. Il che dimostra l’acquiescenza dello Stato a certi comportamenti che sono diventati abitudine. Perchè fa finta di non vedere? Che dinamiche ci sono? Non sarà che “l’equilibrio” di certe aree di confine, è frutto di un accordo che, alla fine della fiera, con droga, prostituzione e sigarette di contrabbando contribuisce al Pil di questo Paese? Perchè si “girano dall’altra parte”? Che idea si trasmette in questo modo al cittadino se vede che lo stato fa finta di guardare altrove? Le ispirerebbe un sentimento di fiducia tutto ciò?

Aggiungo un altro elemento che lei non conosce perchè non vive a Napoli e neppure per la strada. Che farà storcere il naso a tanti, che a leggerlo sicuramente trasuda di paradosso, ma che rispecchia la realtà. Nella città che ha gli stipendi da paese post sovietico e i redditi in caduta libera, conosco molte famiglie, come quella presa in giro lo scorso agosto ovunque, che gira in tre sullo scooter. Si perde il fiato a spiegare loro che non si fa, che è pericolso, contrario alle regole e al buon senso ma talvolta resta, per alcune di esse, sia ben chiaro, l’unico modo per coprire grandi distanze considerato che: non hanno i soldi per acquistare un’ automobile nè per mantenerla, che l’assicurazione costa il doppo dello scooter che dovrebbe assicurare (può verificarlo da lei sui siti che comparano le Rc Auto ed è una delle iniquità inflitte a questa città), che i mezzi pubblici talvolta sono un’utopia e che quello resta l’unico modo per spostarsi e guadagnare qualche spicciolo recandosi  al posto di lavoro a nero per 400 euro al mese. Se sono fortunati.

Scrive ancora il giornalista:  solo un prete ha avuto il coraggio di dire che, quando è la camorra ad ammazzare per sbaglio un ragazzo, a Napoli non va in piazza nessuno.

Anche questo non è completamente vero. A novembre un fiume di persone è sceso in piazza contro la camorra per i danni provocati nella Terra dei Fuochi.

Pensi, nel 2008 a Chiaiano la gente è scesa in piazza per protestare contro la discarica gestita dalla camorra, ma fu tacciata di essere manovrata dai criminali, fu manganellata e mandata a casa. Solo nel 2014 si è scoperto che aveva ragione (confronti gli articoli dell’epoca e i video su youtube e si stupirà) e l’equivoco era nato da un granchio preso dai servizi segreti.Ma questo la stampa nazionale non lo ha detto e, nell’era della comunicazione, sono rimasti delinquenti.

Altri episodi sparsi in giro per la rete trovati con Google: Funerale di Mariano Bottari pensionato ucciso per errore dalla camorra: Ci sono anche la madre e il padre di Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ucciso a Roma prima della finale di coppa Italia Napoli-Fiorentina, nella chiesa del Redentore di Portici (Napoli) dove si sono celebrati i funerali di Mariano Bottari, il pensionato di 75 anni ucciso per errore lunedì scorso per strada, a pochi metri da casa. La chiesta era gremita ; Lino Romano ucciso per errore dalla camorra: Scene di forte commozione si sono avute al termine del rito quando una cugina di Pasquale Romano, Antonella ha letto un breve ricordo della loro infanzia. Applausi all’uscita dalla chiesa della bara, sulla quale era stata collocata la maglia numero 1 da portiere e la sciarpa azzurra del «Club Napoli» di Cardito. La cittadina a nord di Napoli si è fermata completamente nella giornata di lutto cittadino. Chiusi negozi ed uffici, case con persiane abbassate; Carabiniere ucciso a Maddaloni (di cui gira notizia del funerale andato deserto): Circa 5mila persone per l’addio a Tiziano della Ratta , l’appuntato 34enne dei carabinieri ucciso sabato scorso a Maddaloni nel corso di un tragico tentativo di rapina.

Insomma di certo sono poche e andrebbero fatte quotidianamente, ma la si smetta di dire che i cittadini sono omertosi. Passa la stessa  bufala anche per le denunce (mancate) nella Terra dei Fuochi e poi si scopre di documenti della metà degli anni 80 (uno è del PCI di Casal di Principe), che avevano chiesto conto alle autorità di strani traffici. Richieste rimaste inascoltate. Così come tante denunce di cittadini comuni (la invito a guardarsi il documentario “A Biutiful Cauntri” per verificare) spesso cadute nel vuoto. Come tante denunce (e ne ho esperienza diretta) che si perdono nel “ma chi glielo fa fare”, o ” no da noi non può presentarla”, o “vada nell’altro ufficio”, che fanno presupporre quello che poi si è scoperto con le rivelazioni di Schiavone, e cioè che certe aree erano state destinate a pattumiera con l’acquiescenza (e la conoscenza) dello Stato.

Intanto stiamo ancora aspettando manifestazioni contro le mafie al Nord, dove diversi comuni sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose.

Brambilla conclude: si deve invocare l’intervento dello Stato, non la sua ritirata

Solo da questo blog, per non parlare delle istanze portate avanti da associazioni, comitati, professori universitari e giornalisti, sono due anni che si invoca l’intervento dello Stato e non la sua ritirata. In cambio abbiamo ottenuto: il taglio di tutti i presidi in queste terre di frontiera (tagli indiscriminati alle scuole e ai centri di assistenza, ad esempio, tanto che la stessa Save the Children mise in guardia i governi succedutisi nel tempo sostenendo che ciò avrebbe comportato problemi per la crescita sana dell’infanzia nel Sud dell’Italia), taglio al corpo docente, non erogazione di fondi per la costruzione di scuole (questa è recente ed è frutto dell’accoppiata Renzi Del Rio e della erogazione in base alla spesa storica, secondo cui se non hai asili continui a non averne) e al taglio del cofinanziamento statale per i progetti finanziati con fondi europei. Solo al Sud ovviamente. Abbiamo anche invocato più Stato contro i roghi tossici. Per tutta risposta invece di aumentare gli organici di vigili del fuoco e forze dell’ordine, hanno mandato l’esercito che non ha i poteri necessari a reprimere il fenomeno, che infatti prosegue tranquillamente. Ed i nostri polmoni lo sanno bene.

Brambilla, non parla, nell’articolo, della circostanza di non essersi fermati al posto di blocco (che pare non ci fosse) da parte di Davide Bifolco.. Quello forse lo sa, succede spesso anche ad altre latitudini, su questo blog ho raccolto alcuni episodi accaduti di recente al Nord.  Come vede, una pratica “illegale” che non è patrimonio solo di Napoli. Ma che, quando non succede nel capoluogo partenopeo, non suscita indagini sociologiche, e diventa solo “una bravata”.

Insomma a continuare questo ritornello della Napoli che chiede giustizia ma che in fondo è colpevole e delinquente, si contribuisce a consegnarla proprio a quella camorra cui, dal 1861, venne delegato il controllo dell’ordine pubblico. Si ricorda la storia di Salvatore de Crescenzo, no?

PS: Voi giornalisti, che invocate continui cortei anticamorra, dovete spiegarmi perchè molti organi di stampa, compreso il suo giornale, abbiano trasmesso in diretta i funerali di Bifulco. Da una parte si sostiene fosse un delinquente, dall’altra gli si trasmettono funerali in diretta, come un capo di Stato. La stessa cosa, volendo usare il vostro metro di giudizio e il vostro metro di valutazione ed i vostri interrogativi retorivi, non è stata fatta  col povero pensionato di Portici ucciso dalla camorra per errore, ad esempio. Perchè?


18
Giu 14

Marco Esposito ed Emanuele Felice: perchè il Sud è rimasto indietro?

Due tesi opposte a confronto sul tema della debolezza economica del Sud. Emanuele Felice, autore di un saggio sull’argomento, accusa le classi dirigenti meridionali, che operano per la rendita e non per lo sviluppo; Marco Esposito, giornalista economico del Mattino, analizza i dati delle politiche nazionali, ritenute responsabili del divario di ricchezza fra le diverse aree del Paese.

Senza voler essere oggettivo ma assolutamente fazioso, io il libro di Emanuele Felice l’ho letto ed in taluni punti sembra contraddirsi da solo, oltre che esser confutato dagli studi del professor Malanima.

Credo che sia del tutto strumentale e paradossale (viste anche le ultime vincede giudiziarie con flussi di denaro sottratti agli investimenti per il Sud) dire è “tutta colpa…”, del Sud.

I mali del Sud nascono da un pese unificato in maniera duale, con una parte scientemente destinata a fungere da colonia interna per lo sviluppo industriale dell’altra, con minori diritti. Così non fosse giù al Sud, avremmo i treni come nel resto d’Italia, autostrade e non la Salerno-Reggio Calabria, più università e non emigrazione culturale, più aeroporti, gli asili al quartiere Sanità, l’Ilva in condizioni di sicurezza e la Terra dei Fuochi che si hiamerebbe ancora “Terra di lavoro” con distese di coltivazione d’origine protetta.


03
Mag 14

A quanto ammontano gli investimenti delle Ferrovie al Sud?

Il sempre puntuale Marco Esposito, giornalista del Mattino, pone un interessante interrogativo : quanto investono le Ferrovie dello Stato al Sud?

Per chi si trova a vivere la realtà delle linee ferrate dal Garigliano scivolando verso Reggio, fino alla Sicilia, esse sono oggetto ormai solo di viaggi lisergici e visioni ultraterrene, la risposta è abbastanza chiara. Ma proviamo a quantificarla.

Scrive Esposito:

L’obiettivo medio per le aziende pubbliche italiane è di investire per legge (tra incentivi e infrastrutture) il 45% nel Mezzogiorno. Il dato è elevato perché serve, nelle intenzioni, a riequilibrare il divario Nord-Sud ed è quindi superiore sia alla superficie del Mezzogiorno (che è il 40,8%) sia alla popolazione (pari al 34,3%), sia alle tasse pagate dai meridionali (che sono il 24,5% e cioè in linea con la ricchezza prodotta). Ma tale obiettivo è rispettato? Dall’Anas e dall’Enel sì. Meno dall’Eni e dalle Poste. Molto meno da aziende ex Iri come Alitalia, Finmeccanica, Fintecna e Rai. Per niente dalle Fs.

Secondo l’ultimo aggiornamento dei Conti pubblici territoriali, le Ferrovie nel 2010 avevano destinato al Mezzogiorno appena il 22,1% degli investimenti e cioè la metà dell’obiettivo e meno persino delle tasse pagate dai meridionali. Ma con la crisi quel 22,1% deve essere apparso un lusso e così nel 2011 la quota è scesa al 13,7% e nel 2012 addirittura al 12,6%. Quindi i meridionali contribuiscono alla cassa comune per il 24,5% e ricevono in Ferrovie il 22,1% quando va bene e il 12,6% quando va male. La fonte dei dati è pubblica, ma non fa titolo nei telegiornali: http://www.dps.gov.it/opencms/export/sites/dps/it/documentazione/politiche_e_attivita/CPT/BD_CPT/2014/Quote_enti_SPA_2014.pdf

Però, come disse Moretti, l’ex ad di Trenitalia, quello che si lamentava per lo stipendio basso, i cani possono viaggiare sui Frecciarossa. A Sud di Salerno, le persone no.


12
Mar 14

La balla sulla solidarietà del federalismo fiscale

Prosegue su Il Mattino l’inchiesta di Marco Esposito sulla sperequazione fiscale in questo paese.

Sul numero del 12 Marzo, il quotidiano partenopeo, pubblica i dati che dimostrano l’assenza d’equità prodotta dal federalismo, dovuta anche alla mancata attuazione di fondi perequativi, previsti tramite l’attuazione di decreti legislativi che avrebbero, nei fatti, dovuto attivare quella solidarietà ,che rappresenta uno dei principi cardine di  tutti i paesi federali.

L’inchiesta è lunga e approfondita e di certo, quello che salta agli occhi è la disparità di trattamento per gli asili nido.

Così Esposito raconta ell’esistenza della Sose, una società controllata dal Ministero del Tesoro e dalla Banca d’Italia, che stabilisce con precisione scientifica il fabbisogno di ogni singolo comune in relazione ai servizi che eroga. Fino al punto, ad esempio, di individuare il numero esatto di Vigli Urbani di cui una città ha bisogno per il proprio fabbisogno.

Il paradosso, a voler non pensare male, tuttavia, è relativo al fabbisogno standard di asili nido, che la Sose non è riuscito ad individuare correttamente, nonostante l’Unione Europea che ha individuato e fissato l’obiettivo di coinvolgimento dei bambini fino a 3 anni.

Così scrive Esposito:

Conoscendo il costo degli asili, nei Comuni che hanno attivatoil servizio, e scartando quelli con costi troppo alti, era facilissimo arrivare a calcolare il fabbisogno standard. Ma a quel punto sarebbe emerso che a fronte del 33% obiettivo (stabilito dall’Unione Europea,ndr) la Calabria è al 2%, la Campania al 2,6%, la Puglia al 4,4% e qindi avrebbero dovuto ricevere fondi per coprire il fabbisogno esattamente uguale al servizio fornito. Ecco allora che è emersa l’idea geniale di rifarsi sulla spesa storica, ovvero si è definito il fabbisogno esattamente uguale al servizio fornito.

 

In parole povere, per evitare di trasferire fondi che avrebbero dovuto condurre all’obiettivo fissato dall’Unione Europea, il criterio utilizzato è stato il seguente: nell’area X individuata dai comuni Y non c’è mai stato un asilo? Vuol dire che non ce n’è mai stata alcuna necessità, e quindi è giusto che non continuino ad esserci. E poco importa l’analisi sulla densità abitativa della zona .

Con l’assurdo paradosso che se a Reggio Calabria il fabbisogno standard per asili nido 0,8 milioni, a Modena (stessi abitanti) diventa 16,2. Con tutto quello che ne consegue.

 

 

 


06
Mar 14

Con il federalismo tasse più alte al Sud, parola della Corte dei Conti

Qualche settimana fa, riportai le parole di Marco Esposito, che, sulle pagine de Il Mattino, dimostrava, dati alla mano, come in realtà, nella sublimazione dei paradossi italiani, al Sud si pagano più tasse per ricevere meno servizi.

Esposito immagina due famiglie tipo di 4 persone con un reddito di 40000 euro lordi. Una risiede a Napoli, l’altra a Milano.

In base a un conto su quattro voci di uscita e a una comparazione su quattro tipologie di servizi essenziali si può sintetizzare che a Napoli si paga il 69% in più e si riceve il 58% in meno.
Si immagini che entrambe le famiglie abbiano solo un’automobile (1900 diesel) e un ciclomotore (il classico cinquantino) la prima guidata in esclusiva da un patentato esperto di 55 anni, in classe di massimo scon- to, il ciclomotore guidato da un diciottenne. Ebbene, per il solo effetto della residenza, secondo le rilevazioni ufficiali dell’Ivass in base ai prezzi effettivamente praticati, la famiglia napoletana paga 1.360 euro di Rc au- to e 1.323 euro di Rc moto per un tota- le di 2.683 euro all’anno. La medesima famiglia residente a Milano versa per le due polizze 1.088 euro.
E non finisce qui. Al momento di
versare l’addizionale Irpef, su 40.000 euro di reddito la famiglia napoleta- na si vede prelevare il massimo possi- bile e cioè 320 euro dal Comune (0,80%) e 812 dalla Regione (2,03%) per un totale di 1.132 (2,83%); la medesima famiglia milanese paga 288 al Comune e 598 alla Regione per un totale di 886 euro. Per la sola tassa sui rifiuti la famiglia napoletana deve sborsare 781 euro che diventano 698 per l’analogo nucleo familiare mila- nese. Entrambe le famiglie versano 11.520 di Irpef nazionale per cui, sot- tratti dal reddito lordo le tasse nazio- nali e i balzelli locali, alla famiglia di Milano restano netti 160 euro al mese rispetto all’analoga famiglia che vive a Napoli

 

Così scriveva Esposito. Galli della Loggia lo definirebbe un intellettuale sudista, se non fosse che oggi la Corte dei Conti, conferma quanto proprio questo gruppetto di sudisti asserisce da tempo, sbugiardando le balle che vogliono i meridionali a godersi la vita, pagando meno tasse degli altri territori.

«Il ricorso alla leva fiscale è molto differenziato sul territorio con una “regola distorsiva” che penalizza i territori con redditi medi più bassi ed economie in affanno». Lo ha detto il presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri in Parlamento, evidenziando che Irap e addizionali Irpef «sono mediamente più alte nel Mezzogiorno».

I divari territoriali, si legge nel documento della Corte dei Conti presentato ai parlamentari, «sono particolarmente pronunciati anche nel caso dell’Irap con quasi due punti (67%) fra Calabria e provincia autonoma di Bolzano». Si tratta di differenze, ha sottolineato Squitieri, «che finiscono per colpire più pesantemente i livelli di imponibile più bassi» e le Regioni con «le realtà economiche più povere».

Queste ultime, ha detto Squitieri, «contando su una ridotta capacità fiscale del proprio territorio e costrette ad aumentare le aliquote per ripianare il deficit della sanità, finiscono per deprimere ulteriormente l’economia del territorio e la capacità di generare base imponibile. Un circolo vizioso che si concentra in misura particolare nel Mezzogiorno». (fonte il Mattino)

Portate dei gastroprotettori in via Solferino…