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27
Ago 15

“Via quegli immigrati”…ma erano solo turisti dell’Expo

Non ho mai smesso di decantare le lodi della Nemesi, dalle pagine di questo blog, e ieri costei, la dea Nemesi, ma mietuto un’altra vittima: il sindaco leghista di Cologno Monzese.

E già, perchè a furia di “dagli all’immigrato” si è giunti al paradosso (evidentemente razzista) di considerare clandestini, immigrati ed extracomunitari  anche un gruppo di studenti britannici in visita all’Expo, che, scaricati presso una struttura alberghiera, grazie al sempre utile (idiota) tam tam di Facebook, ha finito per allertare la cittadinanza tutta contro i poveri studenti ed il sindaco (leghista a capo di una giunta di centro destra) reo di aver acconsentito all’accoglienza.

Per giustificars,i magnifica inversione ad U dello stesso sindaco che ha dovuto chiarire:

“La deformazione della realtà che ho visto in atto è una vergogna e un pericolo, attenzione tutti, di qualunque matrice politica: nero non equivale a clandestino” (sic, cosa avrà pensato Salvini??) ed ancora:

“Tali voci sono totalmente false Verifiche tempestivamente effettuate con la proprietà della struttura ricettiva,i carabinieri e la polizia locale, hanno permesso di appurare senza dubbio che l’albergo ospita, in questi giorni, esclusivamente clienti paganti privati, del tutto regolari”.

“Per motivi di tutela della privacy, posso aggiungere solo che le voci comparse su Facebook  sono frutto di un clamoroso equivoco che deriva, con tutta probabilità, da semplicistiche ed ottuse associazioni di idee sull’aspetto fisico delle persone”. ..un messaggio al segretario leghista?


24
Lug 15

Riotta, i giornalisti italiani e l’Expo: spigolature d’Aprile

Vi propongo delle interessanti spigolature di Pino Aprile sui temi “caldi” di questa settimana:

1 – Gianni Riotta spiega che è stato “inviato” pure in Iran (ah…, era l’Iran? Chissà cosa avevo capito su dove l’avevano inviato) e non gli è successo quel che è capitato a Napoli. Probabilmente, in Iran avrà fatto il giornalista come nella trasmissione dedicata a Milano, dove non si è accorto che l’Expo se la batte con il deserto del Sahara, per numero di esseri umani a chilometro quadrato; non si è accorto dei ritardi, delle opere incomplete e di quelle mai fatte, delle retate a gogò che hanno trasferito camionate di appaltatori e dirigenti da Expo e dintorni nelle carceri della zona. È andato in Iran a scegliere i tappeti da srotolare dinanzi ai suoi ospiti milanesi, per le sue più che perdibili “interviste di garanzia”? (Alcuni bravissimi giornalisti televisivi statunitensi usavano presentarsi in studio in maniche di camicia. Se qualcuno vuole avvisare Riotta che non basta togliersi la giacca per essere come loro, lo faccia con cautela: la sorpresa potrebbe procurargli conseguenze serie).

2 – I “grandi giornali” spendono le migliori penne per spiegare che bisogna risolvere il problema “fra magistratura e industria”, a proposito del processo per le presunte porcate dello stabilimento siderurgico di Taranto: 44 imputati fra manager, politici e varia umanità. E qual è il problema? Se alcune industrie se ne fottono delle leggi e fanno quel che gli pare, c’è rischio che qualche magistrato si ricordi che sta lì per far rispettare le leggi e non per evitare di dar disturbo all’industria che produce calpestando ogni norma. Il problema non è fra “magistratura e industria”, ma fra alcuni industriali e il codice penale. L’industria non avrebbe fastidi se rispettasse le leggi. Ma l’incredibile (a)morale di certi padroni di industrie e di giornali è che, se vengono presi con il sorcio in bocca, il governo (non importa quale: il caso Ilva dimostra che centrodestra o centrosinistra è uguale, magari si fanno prestare i tappeti da Riotta) vara norme di sartoria, cucite addosso a chi finisce nel mirino dei magistrati, per rendere a posteriori lecito quello che non lo è. Se i giudici insistono, ecco la prova che “hanno un problema con l’industria”. Chissà perché, quando i magistrati mandano in galera il ladro dell’auto degli editorialisti da pronto soccorso per “salvare la produzione”, nessuno scrive che la giustizia “ha un problema con il furto”.
Sono gli stessi, spesso, che a proposito delle inchieste su alcuni politici, scrivono che si rende necessaria un’opera di pacificazione fra magistratura e politica. Dimenticando che il primo passo, che renderebbe inutile il secondo, sarebbe la fine della guerra di certi politici al codice penale.
Forse fra i problemi da risolvere, in questo Paese, ce n’è uno davvero enorme (che ci pone in coda alla classifica mondiale della libertà di stampa): quello fra i giornalisti e i fatti, i giornalisti e la decenza. È chiaro che non sono tutti asserviti o con un codice morale ormai deviato; come non sono tutti corrotti i politici; né i magistrati tutti comprensivi a fini di carriera (basti vedere certi discutibili criteri meritocratici, diciamo così, del Consiglio superiore della magistratura, grazie ai quali, per dirne iuna, il dottor Nino Di Matteo non è abbastanza esperto di mafia, per far parte della Procura nazionale antimafia).
Ma se c’è una cosa di cui sono sicuro, a proposito del processo Ilva, è che di tutti i protagonisti (politici compiacenti, corrotti; industriali troppo sbrigativi e avidi, dirigenti pronti ad assecondare, a danno di tutti, meno che il proprio…), gli unici dinanzi ai quali mi toglierei il cappellino sono i magistrati di Taranto. Non so se c’è ancora un giudice a Berlino, ma a Taranto sì; il che dà ancora speranza che le leggi non siano scritte invano.

3 – Giuseppe Sala, commissario dell’Expo (ma dove li trovano quelli così?) ha spiegato, senza arrossire, senza che nessuno fosse ricoverato per sincope da eccesso di risata improvvisa o per crisi di vomito, che i numeri dei visitatori dell’Expo sono taroccati dal caldo, che manderebbe in tilt i contatori automatici (mai che accada con i contatori del gas, della luce, che stabiliscono quanto ci tocca pagare!). La tragedia dell’Expo sta diventando una costosissima barzelletta; Sandro Giacobbo, per Voyager, ha inutilmente cercato di scoprire quanta gente è andata (sia pure con biglietto gratis) all’Expo, poi ha vilmente ripiegato su altri misteri, riuscendo a portare in studio l’uomo delle nevi, lo Yeti dell’Himalaya, per una intervista, resa comprensibile a tutti, grazie alla traduzione istantanea fatta da un marziano rintracciato da Giacobbo su Astra Centauri (ecco un altro a cui piace vincere facile: dicci quanti sono i visitatori a Milano, invece di cavartela con queste sciocchezze e il quarto segreto di Fatima!). L’informativa del fantasioso pallonaro dell’Expo è rimasta parziale, però, perché non ci è stato detto nulla delle conseguenze del caldo sui neuroni dei dirigenti di Expo, né a quale temperatura vadano in tilt, come i contatori. In assenza di altre spiegazioni, per ora, tocca prendere per buona la possibilità che l’assenza di notizie a riguardo sia dovuta all’assenza di neuroni;

4 – …a proposito di Expo e informazione: non sarebbe corretto che i giornali e le reti televisive, persino quelle pubbliche, in apertura dei loro servizi (smettetela di ridere) sulla Fiera, avvisassero: questo giornale, questo editore, questa rete tv hanno preso tot soldi da Expo, a questo titolo? Così, giusto per sapere.


16
Giu 15

I visitatori dell’Expo? Come il quarto segreto di Fatima

foto di Terroni di Pino Aprile.

Quanti visitatori sta macinando l’Expo di Milano? Mistero. Pino Aprile, dalla propria pagina Facebook così commenta quello che non esita a definire “il quarto segreto di Fatima”.

Cronache di drammatica comicità dal Paese dei pazzi: continua l’embargo di fatto sui dati di affluenza e di incassi della (mezza) Expo di Milano. Non vengono fornite le cifre sul numero di visitatori, sui biglietti pagati (appena il 40 per cento di quelli spacciati per già venduti) e, come potete leggere nel post poco più sotto, ripreso dal solito Fatto, per evitare che si scopra quale grande (in)successo è l’Expo, sono diventati segreti anche i numeri di biglietti del metro e le quantità di spazzatura e cibo avanzato.

È attualmente in corso un vertice fra Maroni“PrimailNord”, presidente della Lombardia, sindaco di Milano, presidente della Provincia e responsabile del KGB per la piazza di Milano, per decidere se sia il caso di segretare l’esistenza della città di Milano e lasciare “in chiaro” solo l’Expo, per evitare che la gente continui ad andare a Milano, fottendosene della fiera.

A maggio gira voce che siano stati (de)portati all’Expo gli incolpevoli studenti, per fare numero, eppure mancano all’appello quasi un milione di ingressi, rispetto alle previsioni. A giugno, il piano segreto del comitato segreto prevede il dirottamento all’Expo dei treni di pellegrini per Lourdes, in cambio di una coroncina gratis da far benedire.

E sarebbe stata prevista una leggera deviazione dei giapponesi che arrivano a Bari con voli charter, per andare a vedere Matera: il treno ad alta velocità Bari-Matera sarebbe diventato Bari-Expo-Matera. Poi, qualcuno ha avvertito i pianificatori del successo meneghino che 37 treni veloci (quanti ne sono stati programmati per l’Expo, con lo sconto del 20 per cento) non ci sono in tutto il Sud; a parte un paio di linee, i treni veloci non ci sono per niente, al Sud; e a Matera non c’è proprio il treno di Trenitalia, manco lento, manco a spinta umana, manco bestiame, avendo un lieve ritardo di un secolo e mezzo.

Fra le iniziative collaterali segrete del comitato segreto (quello a piede libero; un po’ di dirigenti sono assenti giustificati, perché in seduta permanente, a parte l’ora d’aria, a San Vittore e altre carceri della zona) c’è quella di offrire l’ingresso gratis ai dipendenti e titolari dei locali di Milano costretti a chiudere, perché, pur di incrementare gli scarsi ingressi, l’Expo apre di sera e ruba aficionados de la movida alla città.

Progetto segreto dei membri del comitato segreto dell’Expo clandestina è invitare tutti i loro parenti, pur acquisiti, di settimo grado e con liti familiari in corso, per l’anniversario del proprio matrimonio, anche se cade in altre date, anche se sono divorziati, anche se non sono sposati, dando loro appuntamento in un locale dell’Expo, per costringerli a passare dai tornelli e fare numero.

Una paraculata (ma tenete il segreto, vi prego; pensatevi controllori della metropolitana a cui chiedono: «State vendendo qualche biglietto in più del metro, per l’Expo?» e rispondete: «Perché, si paga a Milano, in metro?») su cui il comitato segreto della pagliacciata segreta sta riflettendo è di mandare anonimamente a “Chi l’ha visto?”, messaggi degli scomparsi che rivelano di essersi nascosti fra i padiglioni dell’Expo (senza specificare quale dei due…), in modo che l’afflusso di parenti, cronisti, curiosi, teleoperatori… incrementi il numero dei visitatori.

Ok, temo che questo modo paradossale sia rimasto l’unico per occuparsi della penosa faccenda. Non so in quale Paese mai sarebbe passata senza conseguenze una gestione di evento pubblico, stra-ultra-iper-pagato da tutti, per fare la figuraccia che abbiamo rimediato su scala planetaria (grandi opere non fatte, padiglioni completati a Expo iniziata da settimane; quello della Lombardia, chiuso e rifatto…), con Ciccio, Franco e Pappagone che devono segretare pure la monnezza per non far sapere cose che, con il rilevamento automatico ai tornelli, dovrebbero essere note minuto per minuto! Non è una fiera internazionale (vengono persino da San Marino!!!), è il quarto segreto di Fatima.

 

Ma ci pensate cosa avrebbero scritto Corriere della sera, Repubblica, Libero, Giornale, Stampa e gli altri campioni della libertà di informazione, se queste assurdità (i termini sarebbero altri, ma lasciamo perdere) le avessero fatte De Magistris, Crocetta, Emiliano, a Napoli, Palermo, Bari? E cosa non sarebbe stato capace di indossare il tale che non avendo nulla da dire con la testa, deve ridursi a farselo scrivere sulle felpe? E i talk-show “di denuncia” degli inflessibili censori di scooteristi in due senza casco e caffé senza scontrino che offendono la civiltà occidentale?

 

Il segreto sui biglietti del metrò, dell’Expo, del monnezzò e del chennesò! Non dico vergognatevi (per quello ci vuole una faccia), ma almeno da ridere vi viene? Immaginate di doverlo raccontare a un amico di New York (noi, vi dice quello, con il freedom of information act, possiamo chiedere e ottenere, online, documenti già top secret sull’omicidio di J. F. Kennedy), o di qualsiasi altro Paese. L’Italia è già 72ma nella lista della libertà di informazione, preceduta da Paesi in cui la democrazia è quella del machete; ora abbiamo speranza di scivolare sotto Piùschifolandia.

Suggerisco uno scoop a giovani cronisti: piazzarsi dinanzi all’Expo e contare, per tutto un giorno, gli ingressi. Poi pubblicare. Già…: dove? Ricordo la battuta di uno storico direttore del Corriere della sera, Mario Missiroli: «Per scrivere certe cose, mi ci vorrebbe un giornale».
A proposito: Giuseppe Sala, il commissario per l’Expo, pare che poi voglia candidarsi a sindaco di Milano. Finalmente una persona seria: lui non lascia mai le cose a metà…


02
Mag 15

Ogni volta che paghi la Tari contribuisci a finanziare (anche) Expo, lo sapevi?

expo

Sapevate che ogni volta che pagate la tariffa sui rifiuti solidi urbani, contribuite a finanziare Expo?

La “rivelazione” è di Marco Esposito, candidato alla Regione Campania per la lista civcia MO:

Fonte: il contributo è previsto con legge nazionale e applicato con legge regionale

Legge Regionale Campania n. 5 del 24.01.2014 legge Reg. n. 5 del 24.01.2014
“Riordino del servizio di gestione rifiuti urbani e assimilati in Campania”
all’articolo 6 c’è la seguente dicitura:

“Nel calcolo dei costi di gestione degli impianti che concorrono alla determinazione della tariffa è da includere il contributo ambientale previsto nell’articolo 28, in conformità con quanto disposto dall’articolo 3, comma 3 quater del decreto-legge 26 aprile 2013, n.43 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell’area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015) convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71″

In parole semplicissime, ogni volta che volta che si pagano le tasse sui rifiuti in campania, come altrove, una parte di quanto pagate serve per il rilancio dell’area industriale di Piombino, per il contrasto alle emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015 . Mo lo sapete. Chissà se lo sanno anche a L’Aquila.


26
Apr 15

I bronzi salvati dal disastro Expo

Interessanti “spigolature” dalla pagina Facebook di Pino Aprile:

I Bronzi di Riace l’hanno scampata bella! L’Expo sarà inaugurata nella monnezza, nel senso che i rifiuti anche tossici (amianto e residui di idrocarburi), materiali edili di risulta vecchi e nuovi, non saranno rimossi prima di un paio di mesi e più (se va bene; finora è andata male). I visitatori attraverseranno un panorama da discarica, nascosto da pannelli chiamati “camuffatori” (mais en français, c’est plus jolie); e andranno per capannoni, passerelle, edifici non collaudati, per scoprire, da soli e a proprio rischio, se reggono o no. Naturalmente, si parla solo di quelli che, il giorno dell’inaugurazione, saranno completati; se no i visitatori avranno l’ebrezza di poter collaudare strutture ancora incompiute.

Speriamo che rimuovano almeno i tabelloni in cui Milano e l’Expo compaiono già arricchite delle ciclopiche opere che non saranno mai realizzate e di cui non è stato posato un mattone.

E in questo disastro (che, secondo uno che ci lavora, ci farà fare, nel mondo una colossale «figura di merda») volevano portare le due statue in bronzo più preziose e famose del pianeta? Opere fragilissime che hanno bisogno di ambienti iper-tecnologici, con umidità e temperature calibrate, nettatori di aria e cariche antibatteriche, basamenti antisismici appositamente studiati, per permettere a non più di 20-25 visitatori alla volta, preventivamente decontaminati, di ammirare, per non più di 20 minuti, di cosa è capace il genio umano?

Avrebbero dovuto i Bronzi e i loro visitatori collaudare, a proprio rischio, ambienti così sofisticati, posto che i pataccari dell’Expo fossero riusciti a costruirli in tempo? Ci si rende conto, ora, di quale pericolo hanno corso le statue, se non fossero state difese da una civile ma durissima sollevazione popolare? E se la commissione nominata dal ministro Franceschini, presieduta dal professor Giuliano Volpe, non avesse certificato l’intrasportabilità delle opere?

Vorrei stringere la mano a tutti quelli che hanno impedito, ognuno secondo le proprie capacità, un danno irrimediabile ormai certo, si scopre, a due capolavori che pure sono sopravvissuti a un naufragio e a 2.500 anni in fondo al mare. Due parole di onestà ora sarebbero il minimo, da parte di chi pretendeva (secondo l’uso leghista del presidente lombardo Maroni e soci) di portarli a Milano. Ma quelle parole non arriveranno; ed è l’unica certezza.
Forse, il ministro Franceschini e la sovrintendente di Salerno che rendono possibile il trasferimento a Milano, per l’Expo, della lastra della Tomba del Tuffatore di Paestum, dovrebbero chiedersi se non sia il caso di rivedere la decisione. E altrettanto dovrebbe fare chi ha dato l’ok alla trasferta lumbard delle fragili e faticosamente recuperate Dee di Morgantina.

Forse, quello che non fanno le istituzioni per impedire queste scellerate avventure a opere uniche al mondo, dovrebbero farlo i cittadini, replicando la mobilitazione che ha salvato i Bronzi. Certo, ci diranno che “da Milano” hanno fornito tutte le rassicurazioni, le garanzie…, insomma le chiacchiere di cui ci hanno riempito le orecchie presuntuosi mega-manager e politici del “ghe pensi mi”. Gli stessi che si erano impegnati a fare della “loro” Expo, l’ottava meraviglia del mondo, anche se al modico prezzo di più di 15 miliardi di euro. E che in nove anni, e con quella cifra, non sono riusciti manco a pulire lo spiazzo dell’Expo e a costruire dei capannoni.

Forse, perché molti di loro, nel frattempo, sono finiti in galera.


14
Apr 15

Contro l’Happy Meal di Mc Donald la “pizza a portafoglio” (Video)

foto da tripadvisor

Antefatto: da un paio di settimane la catena di fast food più nota al mondo, divenuta anche sponsor ufficiale dell’ Expo che in teoria si dovrebbe occupare di biodiversità ed alimentazione e che invece ha ceduto alle lusinghe dell’idea platonica del cibo globalizzato, sta mandando in onda una pubblicità in cui,all’interno di una pizzeria, un bambino preferisce l’Happy Meal ad una più tradizionale pizza.

Levata di scudi di parlamentari, associazioni di categoria,dietologi, Meccdonalt replica che non aveva intenzione di offendere nessuno e la consueta ridda di candidati che speculano sull’attacco ad uno dei simboli dell’agroalimentare campano, per fare campagna elettorale in vista delle europee.

Una delle risposte più efficaci è questa che, con ironia, esalta lo street food napoletano e le centinaia di migliaia di pizze e cibo venduto in strada che ostacolano il successo, a Napoli, delle multinazionali dell’ alimentazione veloce. Nella fattispecie, uno dei simboli del cibo di strada napoletano, la pizza cosiddetta a “portafoglio” perchè piegata in 4 parti. Il Costo? Da 1 euro a 1 euro e 50. Col costo di un “pasto felice” ci mangiate in 4.

Il video è di Puok e Med:

Nei giorni scorsi ha fatto scalpore lo spot di una grossa multinazionale in cui viene screditato il pasto simbolo di una città, la PIZZA. Ecco la risposta ironica del popolo napoletano <3#puokemed______________________________Idea: Egidio Cerrone Regia e Montaggio: Giuseppe TuccilloSoundtrack: Danjlo TurcoSi ringraziano affettuosamente Mastergrill e Dal Presidente per aver messo a disposizione i locali, Maria Bellopede per l’aiuto sul set e tutti i meravigliosi attori, su tutti il piccolo Francesco e la sua famiglia

Posted by Le avventure culinarie di Puok e Med on Martedì 14 aprile 2015


08
Apr 15

Se l’Expo non ce la fa? Colpa della crisi, della sfortuna, del terremoto

Così Pino Aprile a proposito dell’Expo, sulla propria pagina Facebook:

 

Almeno questa volta non dev’essere colpa dei meridionali, perché all’Expo di Milano (sì, perché la paga l’Italia, ma è “di Milano” o di MacDonald’s, non ricordo bene) terroni pare non ce ne siano, dal momento che vi si parlano solo i “cento dialetti del Nord Italia” e le “lingue di mezzo mondo” (vuol dire che ci lavorano soltanto settentrionali ed extracomunitari? Magari qualche terrone c’è, ma non pare meritevole di menzione): lo ha scritto La Stampa, e Il Fatto le fa le pulci, sospettando che il quotidiano di Torino abbia prodotto la sviolinata per farsi perdonare un peccato di corretta informazione: l’inchiesta, pubblicata qualche giorno prima, con cui si avvisavano i lettori che la grande Fiera non sarà pronta per l’inaugurazione e che, a meno di un mese dal via, appena il 9 per cento delle opere è completato. Chi vuole, vada a leggersi i dettagli sul sito de “La Stampa”.

E, invece, vuoi vedere che pure stavolta è colpa dei meridionali? Perché, fra quei dettagli, ce n’è uno che contiene tutte le deformazioni del modo nordico di informare. Seguiamo il ragionamento (?): Milano sì aggiudicò l’Expo, “grazie all’impegno della giunta Moratti” (si mossero il governo Prodi, il resto del Paese…, ma mica puoi fare l’elenco). Poi, però, “qualcosa è successo e, come sempre in questi casi, un po’ di colpa è anche della sfortuna. Infatti a un certo punto è arrivata, imprevista, la grande crisi economica”. Capito? Loro sono stati bravi, peccato che la sfortuna, la crisi… E non basta! “Poi, ancora più imprevisto, è arrivato il terremoto de L’Aquila, e i fondi per la costruzione della quarta linea della metropolitana milanese sono stati dirottati in Abruzzo”.

Ecco perché l’Expo rischia di farci fare la più clamorosa figura di merda della nostra storia (in tempo di pace): nonostante “l’impegno della giunta”, la crisi (la prima della storia dell’umanità), la sfortuna (azz…) e i terroni terremotati. Firmato: Michele Brambilla. E che c’entra la metropolitana con le grandi opere extra annunciate e non fatte (manco una, a partire dalle strombazzate “vie d’acqua”); che c’entra con i padiglioni esteri e il palazzo Italia non completati? Brambilla, evidentemente, lo sa; ma ha dimenticato di dircelo. Dopo la sfortuna, la crisi e il terremoto serve un’altra scusa?

E la metropolitana di Milano è quella che, a Tangentopoli, fece finire un po’ di gente in galera, perché a chilometro costava almeno tre volte più che in altre metropoli d’Europa? Il terremoto d’Abruzzo è lo stesso per il quale il governo tremontian-leghista di Berlusconi impiegò i fondi Fas per lo sviluppo del Sud, facendo pagare il terremoto solo a terremotati e parenti terroni? (La cifra si aggirava sui 4,5 miliardi; la stessa pagata, fino ad allora, in multe europee, per le truffe degli allevatori padani: e pure per quei soldi si pescò nei fondi per il Sud). E l’Expo è la stessa verso cui i governi continuano a dirottare soldi destinati al Mezzogiorno, inclusa (vergogna delle vergogne) una parte di quelli stanziati per la Terra dei Fuochi?

La crisi, la sfortuna, il terremoto…

Milano cominciò a muoversi per l’Expo 9 anni fa e riuscì a farsela assegnare, con l’aiuto di tutto il Paese. Poi non fece più niente, perché la sindaca Letizia Moratti, il presidente della Regione Roberto Formigoni e altri caimani litigarono per anni su chi doveva decidere e gestire l’opera e il malloppo (e l’han fatto così bene, che continuano a riempirsi le galere), finché non passò la pretesa di fare l’Esposizione su suolo di privati (per la prima e unica volta al mondo), da ben pagare con soldi pubblici. E quando si misero d’accordo anche sui lavori, ormai era tardi e nessuna delle grandi opere che l’Italia si era impegnata a fare è stata realizzata, né lo sarà più. Nemmeno i banali capannoni sono riusciti a costruire in tempo.

La crisi, la sfortuna, la paura di un altro terremoto al Sud… Naturalmente, siamo tutti convinti che Brambilla avrebbe scritto le stesse cose se lo svergognamento nazionale by Expo l’avesse procurato Napoli. Ma gli altri?

Come si dice: i giornali sono il cane da guardia del potere (nel senso che lo proteggono?).


28
Feb 15

Expo: si al coccodrillo no al porcellino sardo

Discriminazione alimentare? E’ quello che paventano gli operatori agroalimentari sardi, fatto sta che appare piuttosto bizzarro che a Milano, per l’Expo, si possa degustare carne di coccodrillo, quella di insetti e non quella dei suini sardi. La causa è nel blocco dei suini che arrivano dall’isola per la peste suina. Il ministero ha ribadito il suo no.

«È irragionevole che per l’Expo venga concessa una deroga alla carne extra Ue e si neghi alle carni suine sarde trattate termicamente, i cosiddetti “porcetti termizzati” di arrivare nel Padiglione Italia a Milano. Serve un intervento del ministro della Salute. Le carni suine termizzate non rientrano tra quelle a rischio di peste suina africana» ha dichiarato in una interrogazione parlamentare Roberto Capelli.

«È inaccettabile che il ministero della Salute e la Commissione europea stiano valutando di autorizzare l’arrivo all’Expo 2015 di prodotti animali provenienti da tutto il mondo, che non rispettano le normative vigenti nell’Ue e continuino a impedire il movimento delle nostre carni suine sane e termizzate, che è risaputo non creerebbero alcun problema di carattere sanitario. Esistono norme comunitarie che disciplinano per la Regione le deroghe per l’esportazione di carni trattate e il ministero deve autorizzare questi movimenti, senza imporre ostacoli incomprensibili. Noi osserviamo le leggi e lo stesso devono fare a Roma e Bruxelles nei confronti delle 8 mila aziende sarde che rispettano i requisiti di biosicurezza» ha replicato  l’assessore regionale all’Agricoltura Elisabetta Falchi.


19
Feb 15

Lo stand di Expo 2015 gli Usa lo presentano a Napoli

Dopo aver inviato, lo scorso gennaio, il proprio  vice ambasciatore in Italia, quello con la delega ai rapporti commerciali, al Consorzio Mozzarella Dop, in Campania, gli Usa hanno deciso di presentare il proprio padiglione Expo…a Napoli.

Gli Stati Uniti pongono ancora una volta il capoluogo campano al centro delle dinamiche alimentari italiane (con tutto il bagaglio di eccellenze agroalimentari che evidentemente suscitano più di un interesse) e soprattutto Napoli che torna a porsi strategicamente nel Mediterraneo, dopo le ultime vicende di politica internazionale.

(video di Pupia TV)


05
Feb 15

M5S: i soldi per il pattugliamento della Terra dei Fuochi dirottati sull’Expo

Diciamolo con franchezza, a tanti, me compreso, la cosa dell’esercito che veniva a pattugliate la terra dei fuochi è apparsa sempre come enorme idiozia non in grado di risolvere il problema. Ed infatti, dando ragione a tutti i critici,  i roghi sono continuati, poco disturbati.

La solita misura emergenziale per risolvere con superficialità le criticità del Mezzogiorno, da sempre: inviare l’esercito. Facite ammujna.

Anche il governo evidentemente si è accorto che si trattava di un provvedimento inefficace ed infatti, secondo quanto riferisce una nota del Movimento 5 Stelle, ha deciso di spostare quelle risorse economiche previste per il pattugliamento, verso l’Expo.

Ecco cosa scrivono i deputati pentastellati:

«Dei 10 milioni di euro stanziati per il 2015 per la Terra dei fuochi ben 9,7 milioni di euro vengono dirottati altrove. Noi non siamo contrari a che eventi a rischio terrorismo come l’Expo 2015 godano del servizio di vigilanza straordinario delle nostre Forze Armate, ma chiediamo che questo non avvenga a discapito delle operazioni di contrasto della criminalità organizzata in Campania. Per questo – proseguono i parlamentari – avevamo proposto di finanziare la nuova operazione attingendo risorse dai fondi destinati alle missioni militari internazionali, ma la nostra proposta emendativa non è stata neanche presa in considerazione». I deputati M5S ricordano come la Commissione Difesa «a larga maggioranza ha approvato una risoluzione che chiede al governo di sperimentare forme di pattugliamento della Terra dei Fuochi più moderne ed efficaci, come quelle con l’ausilio dei droni. Con il Milleproroghe si toglie ogni riserva finanziaria per questa sperimentazione, di fatto rinviandola al 2016. Riteniamo questo un fatto grave e un regalo indiretto alla camorra»

La cosa del pattugliamento affidato ai droni appare come l’ennesima “supercazzola” che lascia intatto il problema. Nelle più classiche delle soluzioni all’italiana. Non riescono a controllare il territorio con esseri umani figuriamoci coi droni…

Jatevenne..