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26
Nov 14

Milano è…la la la la…sciala la la la…Expo!

Ero davvero di cattivo umore stamattina. Una pila di bollette da pagare, il vicino che si lamenta perchè dice che ho le pantofole rumorose, un pelo incarnito sul naso. Avrebbe potuto iniziare peggio la giornata? Fino a quando l’illuminazione di gioia che precede un tracollo peggiore. Vengo rapito da un vortice di musica, colori e immagini anni 80 che mi portano indietro nel tempo…al quando “si stava meglio, quando si stava peggio”, ai pomeriggi tra Nutella e Mazinga, alla buonanima di Craxi prima di Renxi.

La osservo e ne resto visivamente drogato, penso, una parodia meravigliosa che evidentemente un genio ha realizzato per ridere un pò su quello che viene definito un EVENTO in grado di contribuire alla crescita di Milano, della Lombardia, del Norde, del Sudde e dell’Italia. Immagini al limite della psichedelìa da pinghefloyd, un tormentone che ti rapisce catapultandoti con ironia nell’evento.

Non riesco a smettere di ascoltarla, ma chi l’ha fatta, Crozza? O Gino Fastidio con il Tastierino Robotronico regalato dai Transformers, quello sdeghetè sdeghetè? No no, aspetta questa mi riporta alla memoria il ritornello della televendita del vibromassaggiatore che vendevano nelle tv commerciali 20 anni fa, ve lo ricordate, con la modella che vibrava come burro nella lavatrice ed ammiccava? Si, si..Milano è…Milano è..scialalà là…

Poi la doccia gelata. Non è nessuna parodia. Come no? No. E’ la sigla ufficiale dell’Expo? Ma che dite? Ma se ci hanno rotto le scatole per mesi che volevano i bronzi di Riace, idee platoniche dell’arte e della classicità, fondamenta della Magna Grecia, protesi ideali di armonia e poi …questo?? Con L’Uomo Vitruviano di Leonardo che rappa “Milano è shopping”?

Ma tu pensa se i calabresi mandavano i bronzi, ce li ritrovavamo legati ad un palo della lap dance nella sigla “Milano Ecspò oh oh oh sciala là là là…spuntini selvatici. (che mammasantissima sono?) yeah…”.

Aggiat pacienz…e pensare che per settimane vi siete pure inalberati ed indignati, in senso esteticamente nominalista, perchè il naso del logo dell’Expo si chiamava Uagliò e invece andava sostituito con un più milanese “Ambrogio”…

PS: nelle ultime ore i capoccia dell’Expo hanno preso le distanze dal video “Il brano non ha la nostra autorizzazione , non ne sappiamo niente”. L’Autore, Sebastiano Fumagali in arte Sebax aveva dichiarato “Abbiamo presentato la nostra canzone “Milano è Expo e l’organizzazione ha deciso di farla diventare l’inno ufficiale che si affiancherà alla composizione lirica di Andrea Bocelli. Siamo al settimo cielo e incrociamo le dita perché questa canzone diventi un successo per noi, per la Brianza e per un evento così importante come l’Expo di Milano ”. Insomma fateci capire, chi è che racconta la verità?


17
Nov 14

Ecco il Sud che si unisce e fa “sistema”

Lamento sempre su queste pagine il fatto che uno dei peccati del Sud sia quello di non riuscire a “fare sistema”, agendo, ogni sua unità imprenditoriale o municipale che sia, in un’autonomia che è isolamento.

Oggi, per fortuna, leggo di un’iniziativa che smentisce questo male atavico.

Succede che in Occasione dell’Expo 2015, i sette parchi nazionali del Mezzogiorno si prsenteranno come un’unica entità. Dall’Abruzzo alla Sicilia.

Obiettivo prioritari e condiviso è quello di rappresentare, in un quadro di coesione territoriale per il Sud, i temi centrali di EXPO 2015 in relazione alle singole realtà delle aree protette nazionali, attraverso un progetto che coinvolga ogni singolo parco, il suo territorio e le sue eccellenze.

I Parchi nazionali del Sud, richiamando lo spirito della Carta di Matera, da essi sottoscritta, in coerenza con gli indirizzi diffusi dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, intendono, con questa intesa realizzare iniziative comuni e condivise di valorizzazione della biodiversità e dello sviluppo sostenibile, applicate al capitale naturale ed alla qualità e sicurezza del cibo, energia per il pianeta.

Con questa iniziativa s’intende dar seguito all’impegno svolto in questi anni dalle aree protette italiane, in particolare i Parchi del Sud, nella valorizzazione dei prodotti tipici, a partire dall’Atlante dei prodotti tipici dei Parchi italiani, nella crescita delle filiere di qualità e di modelli di sviluppo e conservazione delle tradizioni alimentari come elementi culturali dei territori interessati dalle stesse aree protette.

Le iniziative avranno come temi principali la sostenibilità alimentare e la corretta produzione e consumo del cibo, la dieta
mediterranea, il racconto dei luoghi e delle comunità interessate e la promozione dei prodotti e delle tradizioni ad essi legate. Il tutto in un mix di esperienze e di contenitori culturali capaci di contribuire a far crescere la cultura e la consapevolezza della necessità di frenare la perdita di biodiversità e a conservare il paesaggi e la natura.

Attenzione importante sarà posta a temi sensibili quali : la multifunzionalità dell’agricoltura moderna; i diritti e la legalità; i beni comuni; la coesione sociale e l’identità culturale del mondo rurale per promuovere la sicurezza alimentare, il risparmio di energia e di risorse naturali; la manutenzione del territorio e la tutela del paesaggio; la promozione dell’agricoltura sociale e di nuovi modelli di turismi.


04
Set 14

L’Expo Express? Ovviamente si ferma a Napoli

Continuo a ripeterlo, altro che manovrine e ripresa, questo paese è in deficit di intelligenza e buon senso. Fino a quando mancheranno questi fondamentali resterà sempre indietro.

Riavvolgiamo i fili di questa nuova vicenda. Si chiama ExpoExpress, il treno-mostra realizzato da Ferrovie dello Stato Italiane, Expo 2015 S.p.A., che toccherà tredici città italiane per presentare Expo Milano 2015, l’Esposizione Universale che per sei mesi catalizzerà l’attenzione di tutto il mondo su Milano e l’Italia.

A bordo del convoglio di Trenitalia costituito da tre carrozze (Casa Expo, Carrozza Live, Carrozza Food), si potrà sperimentare un percorso dedicato al racconto interattivo del progetto Expo, grazie ad immagini, video e infografiche.
Casa Expo, in particolare, sarà il luogo in cui il pubblico incontrerà Foody (un nome italianissimo, complimenti), la mascotte di Expo, con cui potrà interagire giocare e imparare e dove si potranno scoprire in anteprima, per esempio, le cinque Aree Tematiche di Expo Milano 2015.
ExpoExpress, che sarà inaugurato a Venezia in occasione della 71° Mostra internazionale d’arte Cinematografica, si concluderà il 12 dicembre 2014 dopo aver toccato altre 11 città italiane: Verona, Padova, Milano, Genova, Trieste, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Pisa e Napoli.
Coerentemente con la filosofia TreniTaglia, l’Expo Express (e secondo me è già un gran concessione) si fermerà a Napoli, tagliando fuori una parte consistente del Paese, proprio quella in cui “risiedono” quei bronzi di Riace protagonisti di una strumentale, pretestuosa ed infantile querelle. Ma era così difficile prevedere una tappa anche a Reggio Calabria per portare i turisti a visitare i Bronzi ed il contesto dove essi “vivono”? Usando tale “pretesto” per mostrare quella Italia di cui sembra quasi vergognarsi? Poi però, nella richiesta dei beni archeologici calabresi, si ribadisce che l’Expo è un evento che riguarda tutta Italia. Quella a Nord di Napoli evidentemente.
“il treno è occasione di incontro e scambio culturale tra persone, proprio come avverrà per i Paesi che animeranno Expo Milano 2015” fanno sapere da Trenitalia. Ma Evidentemente questo scambio non riguarda chi vive a Sud del capoluogo campano.
Insomma Cristo s’è fermato a Napoli Centrale e lì è rimasto.

 


03
Set 14

Bronzi di Riace ad agosto oltre 40mila visitatori

Giusto per far crollare lo strumentale castello di sabbia, costruito da presidenti di regione e storici dell’arte, volto allo spostamento dei Bronzi di Riace a Milano per l’Expo.

Ricordate quando in tutte le trasmissioni si ridacchiava storcendo il naso per lo scarso afflusso di visitatori al museo  che ospita i Bronzi, adducendo dati non proprio corretti? Bene nello scorso mese di agosto i visitatori del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, dove dal dicembre scorso hanno fatto rientro i Bronzi di Riace, sono stati oltre 40 mila,per l’esattezza 40.247. 
“Si tratta della migliore dimostrazione, al di fuori di ogni polemica – ha aggiunto la sovrintendente Bonomi – che i Bronzi conservano la loro attrattività anche nel Museo di Reggio Calabria”.

Secondo quanto riporta l’Ansa, ottima anche la performance di altri siti archeologici calabresi:  Significativa anche la “performance” registrata dal Museo e dal Parco Archeologico Nazionale di Scolacium, a Roccelletta di Borgia (Catanzaro), che hanno registrato, sempre ad agosto, 8.074 visitatori, con un incremento del 77% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Un altro sito calabrese che risulta tra i più visitati è il Museo archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, visto da 1.876 persone (+9%).


30
Ago 14

Expo: dopo i bronzi vogliono pure un “Caravaggio” napoletano

Più che l’Expo sembra una televendita di opere d’arte sulle reti private, dove il tizio con la “erre moscia” cerca di piazzare quadri ed amenità varie a chiunque rientri nelle prime cento telefonate. Dalla Lombardia, un andirivieni verbale di richieste di beni archeologici, senza precedenti. Mah.

Dopo la richiesta dei bronzi di Riace, di un pò di roba di Pompei, oggi interviene addirittura la Curia di Milano e la Santa Sede che vorrebbero in Lombardia , per l’Expo, alcune opere di Caravaggio (di proprietà del Pio Monte di Misericordia di Napoli), custodite ed esposte a Napoli, le Sette Opere di Misericordia.

Nella diatriba la presa di posizione della deputata PD Giovanna Palma: «tentativo di scippo al popolo napoletano».

Credo che in fondo, le opere d’arte andrebbero ammirate, ove possibile, sempre nel contesto in cui si trovano, dove vengono custodite da secoli, nell’ambiente dove si sono impregnate degli umori e delle caratteristiche del luogo che in fondo le hanno rese quelle che sono.

E alle prime cento telefonate un cd di “Gigione & Donatello” col brano di successo “O ball dò cavallo”.

 


28
Ago 14

“Milano ha bisogno dei Bronzi di Riace non viceversa”

Il capriccio di Sgarbi e Maroni sull’ipotesi di trasferimento dei Bronzi calabresi in Lombardia per l’Expo, continua a tenere banco. Questa volta Pino Aprile fa sentire le proprie ragioni sul settimanale “Oggi”.

“I Bronzi di Riace all’Expo di Milano? Vittorio Sgarbi vi ha spiegato che sarebbe un bene per il Paese e le stesse opere. Gli argomenti sarebbero condivisibili, se il Paese non fosse l’Italia. Li riassumo:
1) i Bronzi avrebbero enorme visibilità e il loro trasferimento non comporta rischi; 2) il numero di visitatori sarebbe ben più alto, le statue renderebbero di più; 3) i turisti, non dovrebbero spostarsi in Calabria; 4) comunque, spetta al ministro ai Beni culturali decidere.”
Ma l’Italia non è un Paese equo, giusto; spostare i Bronzi sarebbe l’ennesima prepotenza ai danni della sua parte più svantaggiata e un rischio inutile per statue uniche al mondo. Per impedirlo, farei la catena umana intorno al Museo di Reggio Calabria, già preannunciata.

 

Così esordisce l’autore di “Terroni” che poi entra nel merito della vicenda, spiegando le ragioni per le quali è l’Expo ad avere bisogno dei bronzi calabresi e non viceversa, come Sgarbi & C. intendono far credere:

1) I Bronzi sono già le statue più famose del pianeta: non l’Expo darebbe loro “visibilità”, ma il contrario. E già una volta, per un trasferimento si sono persi e ci son voluti 2500 anni per ritrovarli.
2) Sgarbi prevede un milione di visitatori in cinque mesi, all’Expo. Più di 6.600 al giorno; mentre da gennaio a luglio, al Museo di Reggio sono stati 115mila (cifre lontane dal milione all’anno di trent’anni fa).

 

Inoltre, Aprile, spiega che esiste un procedimento molto severo che anticipa la vista dei bronzi e che quindi il tanto sbandierato “non c’è alcun problema ed alcun pericolo nel trasferimento” è una falsità: “Chi è stato al Museo di Reggio Calabria lo sa: i visitatori entrano a gruppi di 20-25, in un ambiente in cui subiscono una prima decontaminazione, per 20 minuti, mentre guardano un video ritrovamento e restauro degli eroi. Si passa poi, in un’altra sala, per la decontaminazione totale (3 minuti). Infine, si è ammessi nella sala dei Bronzi: massimo 20 minuti”.

Poi l’affondo: Chiaramente la cultura consumista che si respira negli ambienti milanesi (Franco Arminio spiega come sia Milano ad aver bisogno di noi e non noi di Milano), prevede che i bronzi ‘vengano messi a frutto’. Che quindi portino economia per le vetrine internazionali per cui le cose buone del Sud diventano le cose buone d’Italia solo all’occorrenza. La cultura politica ‘usa e getta’ perpetrata da un secolo e mezzo ai nostri danni.”

Pino Aprile dimostra calcoli alla mano che in realtà converrebbe proprio lasciarli dove sono per incrementare il turismo dell’intera penisola piuttosto che confinarli tra le mura dell’Expo: “ A Milano, si calcola, renderebbero 15 milioni di euro, a Reggio Calabria, si è scritto, ne hanno reso 840. Ma dovendo ridurre il numero di visitatori al giorno, i 15 milioni scendono a meno della metà. Quegli 840 euro a Reggio Calabria, invece, sono al giorno, riguardano il costo dei biglietti, ma arrivano, in realtà, sino a 2.000-2.500 (dai biglietti, il Ministero ha incassato finora 160 mila euro, non 840). Ma mentre all’Expo i visitatori pagherebbero 15 euro e un biglietto di metropolitana, quei 115 mila, per andare a Reggio, non ne hanno spesi meno di 100-150, a tenersi stretti (in realtà, molto di più): ben più di 15 milioni impossibili e della scarsa metà più realistica. E senza mettere i Bronzi a rischio. Quanto renderebbero di più al Paese intero e ai turisti dell’Expo, per varietà e interesse del soggiorno in Italia, dei viaggi Milano-Reggio a costi contenuti, magari dall’asfittico aeroporto di Malpensa? Così si mostrerebbero agli ospiti, anche tesori paesaggistici, culinari, artistici del Sud che non possono esser sempre e solo portati: altrove. L’economia ne avrebbe giovamento e Milano, guadagnandoci, ridurrebbe la pressione di troppi visitatori insieme nello stesso posto.”

Quindi l’affondo al Ministro Franceschini che ha nominato una commissione (esterna) per decidere se è pericoloso o meno portare i bronzi a Milano:  “Spetta al ministro ai Beni culturali decidere e Dario Franceschini annuncia che nominerà una commissione di esperti esterni al Ministero. Quelli interni sono incompetenti? O vuole sceglierli in modo da essere certo del risultato? Il Comitato contro lo spostamento dei Bronzi ricorda che da decenni gli esperti del Ministero sconsigliano il trasferimento delle statue; l’ex ministro Massimo Bray, prima di Franceschini, lo aveva escluso.
L’eventuale “prestito forzoso” dei Bronzi sarebbe visto come l’ulteriore conferma dell’iniquità di uno Stato che quando c’è da dare al Sud come al resto del Paese (strade, treni, asili…) lo esclude”

Pino Aprile non manca neanche di ricordare un argomento che proprio su questo blog abbiamo trattato due anni fa e cioè l’esclusione il bando per i lavori all’Expo negava la partecipazione a fornitori non lombardi o più lontani di 350 chilometri, ed ora, ennesima contraddizione, l’inquinamento non preoccupa se si parla di Bronzi a 1250 km.

Infine un invito alla riflessione ai milanesi: se i Bronzi fossero “di” Milano, li prestereste a Reggio Calabria, per un’ Expo che ha perso cinque anni, vi esclude dagli appalti e ha alcuni tra i suoi ex dirigenti in carcere? Quante volte Milano ha prestato a Reggio Calabria un’opera d’arte “che il mondo ci invidia”? In una comunità sana e unita, i percorsi valgono nei due sensi.

L’invito è a leggere l’articolo completo presente su Oggi che raccoglie provocazioni e suggestioni che in tanti in queste settimane stanno facendo circolare in rete.

 


21
Ago 14

A questo punto non era meglio fare l’Expo a Riace?

Questa storia della incessante e capricciosa richiesta dei bronzi per portarli dalla Calabria a Milano, davvero inizia a “puzzarmi” di bruciato.

Oggi Maroni e Sgarbi come quei bambini che chiamano la mamma perchè il bulletto non gli restituisce il pallone, hanno scritto al ministro Franceschini, per l’ennesima volta, tanto è vero che pare che ora la casella di posta elettronica di Franceschini, appena legge “Sgarbi” sussurri “uanem n’ata vot chist, ma nun ten nient a fa!” e sposti automaticamente nella cartella “spam”. C’è qualcosa di profondamente misterioso e apodittico (oltre che insano) che sfugge ad ogni umana comprensione, in questa insistenza.

Maroni e Sgarbi scrivono a Franceschini che :

“soltanto ignoranza e malafede legano esclusivamente alla Calabria (i bronzi, ndr).Essi che onorano la Calabria, sono bensì patrimonio di tutti, patrimonio nazionale e beni dello Stato”.
Ci manca solo “gnè gnè” in calce alla missiva ed il quadro sembrerebbe completo. Tra l’altro dimenticando che, per fortuna, i calabresi sono notoriamente “capatosta” ed ora che li hanno fatti impuntare , col cavolo che glieli prestano i bronzi, dopo tutte le fregature ricevute.

Ora dico io, ma perché costoro si sono così fissati coi bronzi di Riace, quasi che la riuscita dell’Expo dipendesse solo dai due omaccioni calabresi? Chè forse hanno dei poteri occulti a noi sconosciuti? Custodiscono il sacro graal? Se gli si “sfrocolea” il…dito si apre una porta verso un universo parallelo dove tutti gli eventi avvengono senza arruobbo?

Mah…ci vorrebbe l’implacabile Giacobbo a sbrogliare la matassa.

Mi permetto una soluzione al problema: visto che i bronzi non si muoveranno da Reggio, spostiamo l’Expo in Calabria…


14
Mag 14

Frigerio: a Roma arrivano troppi meridionali

Destinate a suscitare polemica alcune delle intercettazioni pubblicate da Il Mattino che coinvolgono gli attori del presunto arruobbo dell’Expo.

In particolare sono quanto mai interessanti le lamentazioni di carattere territoriale,  volte a rivendicare (nell’arruobbo generale?) piu spazio. Frigerio traccia questa strategia al telefono.

Uno degli errori gravi delle forze politiche lombarde è quella di star troppo chiusa a Milano. Poi a Roma arrivano i meridionali e scassano tutto… quindi uno come te non può fare tutta la vita qui.

E  poi quella davvero piu divertente:

«La Lombardia senza il Paese non si salva… e guardando il quadro della classe di- rigente che abbiamo a Roma… tu sei sprecato qui per certi aspetti do-po questa esperienza … dobbiamo fare uno sforzo per migliorare la classe dirigente romana,usandole energie migliori che abbiamo anche in Lombardia».

 

Ahh beh, se questo è il meglio della classe politica lombarda….meno male che auspicavano misure contro questi meridionali che scassano tutto, và…O forse, in un momento visionario e lisergico si riferivano all’arrivo di Cantone, il magistrato?

Insomma niente di nuovo. La solita missione etica di origine territoriale. Da una parte i buoni e gli onesti (loro, sic!!) e dall’altra quei rozzi del resto del paese…

Una risata ci seppellirà…


09
Mag 14

La scure della Nemesi sull’Expo

Ci siamo persi negli infiniti dibattiti suscitati da una folta schiera di editorialisti e scrittori sull’arretratezza del Sud, dedotta ad idea platonica di inciviltià e disonestà ataviche e genetiche (otre che territoriali). Ci siamo sorbiti anni ed anni di pistolotti sulla endemica impresentabilità e disonestà della classe politica meridionale. Non a torto intendiamoci, ma elevare la stessa a esclusivo paradigma del malcostume di un intero paese è paradossale. Oltre che smentito dalle cronache recenti, provenienti da latitudini diverse da quelle meridionali.

Così mentre speciali e controspeciali ci hanno detto praticamente tutto su Genny a’ Carogna, nei talk show si tace sul valzer delle tangenti e su ex ministri (non meridionali) che avrebbero favorito certi latitanti.

A proposito dell’Expo, quanti di voi sanno che il bando internazionale per un concorso di idee per gli allestimenti dell’Expo 2015,  prevedeva l’assegnazione di un punteggio superiore, al concorrente che avesse presentato progetti che avrebbero previsto l’uso di materiali con provenienza geografica entro i 350 chilometri dal capoluogo lombardo?

E’ successo un paio d’anni fa e a tanti quel provvedimento apparse chiaramente ed apertamente discriminatorio geograficamente, perchè di fatto tagliava via dalla partecipazione al bando tutte quelle aziende a Sud di Firenze. Non c’era nessun giudice sportivo ad intimare la chiusura della curva con la condizionale.

L’allora assessore alle attività produttive, Marco Esposito, di cui spesso pubblico interventi su questo blog, insieme al Comune di Bari, presentò un ricorso all’Unione Europea.

Bruxelles diede ragione ai ricorrenti, ritenendo quel bando, volto a “raccogliere idee” e presentare progetti, fortemente discriminatorio.

E’ lo stesso Esposito che mi spiega, in soldoni, quanto avvenne.

Il bando recitava: presentate progetti per l’Expò, nei punteggi c’era un premio per chi presentava idee per l’utilizzo di materiali entro i 350 km da Milano. La Ue disse: il limite di distanza è contrario ai trattati e vigileremo che nei bandi veri e propri (quindi non nel concorso di idee) tale limite non esista.

L’ex assessore alle attività produttive del Comune di Napoli non credeva alla storiella della tutela ambientale:

se la regola ambientale fosse stata valida, sarebbe stata estensibile a tutte le altre circostanze. Quindi, ad esempio, al Sud appalti solo per imprese del Sud.”

Nei fatti se i comuni di Napoli e Bari, insieme alle Camere di Commercio di Napoli e Palermo, non avessero sollevato il problema, e l’UE non avesse minacciato controlli e ritenuto territorialmente discriminante quel bando, probabilmente i “bandi veri” , come li chiama l’ex assessore, avrebbero ufficializzato un trattamento differente su base geografica (un pò come nei fatti avviene per le assicurazioni, a voler essere provocatori).

E allora tutta questa storia, filtrata dalle vicende e dalle cronache giudiziare di questi giorni, dei meridionali, considerati come una fattispecie generale ed astratta, spesso elevati ad archetipo dell’illegalità, mi ricorda che su di noi neo magnogreci s’adagia il velo perequativo della Nemesi, ossia  di quella dea che provvedeva “soprattutto a metter giustizia ai delitti irrisolti o impuniti, distribuendo e irrorando gioia o dolore a seconda di quanto era giusto, perseguitando soprattutto i malvagi e gli ingrati alla sorte.”


04
Feb 14

Expo: la mascotte si chiama Guagliò. Per qualcuno, al nord, è solo un nome terrone.

La scelta, a seguito di un sondaggio, del nome della mascotte dell’Expo 2015, scopre nuovi anfratti di sapore razzista in questa penisola chiamata Italia.

Quel “Guagliò” disturba troppo. Eccessivamente napoletano. Fèt, puzza.

C’è poco da fare, per qualche giornalista lombardo e per la lega, l’Expo è un affare lombardo e padano. Amen. Non deve avere alcun inquinamento terrone.

Partiamo con la raccolta:

“Il fatto che Milano e i Lombardi debbano essere rappresentati davanti agli occhi del mondo, in una vetrina a rilevanza globale quale è Expo 2015, da una mascotte con un nome napoletano, è una stupida provocazione per guadagnare i titoli di stampa e l’ennesimo insulto all’identità lombarda” (segreteria Lega,fonte Blitzquotidiano)

È il turno di Mario Giordano dal quotidiano Libero, secondo cui i meridionali non avrebbero un cavolo da fare nella vita e quindi si sarebbero tutti fiondati a votare :

“Al concorso hanno partecipato in tantissimi, è stato detto, in tutta Italia, dal Nord al Sud. Un po’ di più al Sud, evidentemente, ma che ci volete fare? Al Nord sono sempre così sgobboni che non hanno mai tempo per divertirsi” (infatti al Sud tra un rogo tossico e un altro, con gli stipendi ai livelli dei paesi post sovietici, la disoccupazione un tanto al chilo, ci divertiamo proprio come i pazzi)

Tentativo dall’ aroma lombrosiano per giustificare la scelta (un pò come a dire che i napoletani puzzano, i terroni sono criminali abituali e chi ha la voce querula potrebbe sviluppare strane tendenze, risibile,no?).

Quindi insulti sparsi in giro per la rete:

La prossima mascotte: Pummarola”.  “A Milano? Vergognoso … nemmeno lo capiamo il napoletano… ma la mente superiore che ha pensato ‘sta trovata a dir poco fuori luogo sarebbe chi??? Voglio Il nome di ‘sto violentatore beffardo della nostra tradizione e identità culturale… ci saremmo accontentati anche di una mascotte in italiano, (che tristezza…)”.  “Ci identificano sempre con Napoli, sono stufa degli spaghetti, camorra e mandolino. L’Italia è ben altro ed è ora di farlo capire a tutto il mondo”.  “Il Nord è in mano alla camorra ed alla ‘ndrangheta dagli anni ’50 del ’900 grazie al confino ideato dai giudici. L’Expo è il risultato di loschi appalti arraffati dalle mafie. È normale che al suo interno ci siano i simboli di tali influenze”. Ma la palma d’oro va a chi ha avuto questa illuminazione : “Tanto vale chiamarlo… Exposito” (geniale).

Così Angelo Agrippa sul Corriere: Non si capisce perché mai non debbano essere i napoletani ad arrabbiarsi, dato che è dal loro dialetto che è stato scelto il nome della mascotte senza ricavarne alcun beneficio. Certo, si sarebbe potuto riparare ad ogni torto invertendo i ruoli: a Napoli l’Expo e alla mascotte il nome di Ambroeus. Ma a questo, evidentemente, gli arrabbiati lumbard non ci hanno ancora pensato.

Pochissimi ricordano, invece, che il disciplinare di gara del bando sulle architetture di servizio di Expo 2015, escludeva dalla partecipazione tutte le aziende che si trovassero oltre il confine dei 350 km da Milano. Per combattere l’inquinamento, si disse ufficialmente. Per evitare infiltrazioni mafiose si sussurrava ufficiosamente (ed è servito? credo di no). Praticamente, al di là di tutto, si voleva circoscrivere geograficamente la partecipazione di talune aziende a discapito di altre.

God bless Italy, Guagliò…