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21
Lug 14

Caro Perotti, a starti a sentire non avremmo avuto più il Tempio di Augusto

Il bocconiano professor Perotti è uno con la fissa per i fondi europei. Da un pò di tempo, ormai, insiste: chiediamo all’UE di non inviare più fondi all’Italia (ricordiamo che se tutto va liscio e non vengono dirottati al Nord per altre opere, la gran parte di quei fondi sono destinati alle aree depresse del Sud) e il corrispettivo di quel che non ci viene inviato, venga scontato dall’Italia per quanto da versare nel fondo comune del bilancio europeo.

“Se chiedessimo di avere 3 mld in meno all’anno, ottenendo uno sconto di 3mld sui contributi da versare – dice il professore – per il bilancio europeo non cambierebbe nulla, ma noi risparmieremmo 6 miliardi, perché ci eviteremmo gli ulteriori 3 mld di cofinanziamento”. Soldi che per Perotti “potrebbero essere spesi per altre finalità”.

Già il professor Viesti, economista, aveva risposto a Perotti:

Il nostro Paese fa delle politiche di sviluppo regionale, sempre di meno rispetto al passato e quasi esclusivamente attraverso i fondi europei, che hanno come principio quello del cofinanziamento: associa qualche risorsa nazionale a quelle continentali. Fare i conti del dare-avere sulle politiche pubbliche in questo modo ha l’effetto di ignorare tutti gli effetti che tali politiche hanno. Si tratta di un modo contabile sui generis di vedere le cose. Se non fossimo in Europa risparmieremmo il contributo che versiamo all’Ue ma forse perderemmo qualche altro introito in più rispetto a quel risparmio.

E sull’esito dei finanziamenti, di cui si paventano oscure apprensioni, sulle politiche europee Viesti precisava:

Innanzitutto questa è una delle politiche più trasparenti, nel senso che è l’unica politica italiana per la quale tutti i passaggi sono disponibili on line, grazie al portale Opencoesione. Cosa che non accade per nessun’altra politica pubblica italiana. Inoltre tali politiche, prevalentemente per merito delle regole europee, hanno sin dall’inizio una componente di valutazione -prima, durante e dopo- molto ampia. Per cui è assurdo sostenere che si tratta di interventi con esiti ignoti

Tempo fa Perotti aveva anche avanzata un’altra ipotesi: dirottiamo i fondi europei alle imprese, attraverso la riduzione delle tasse. (che era un altro modo per dire sempre la stessa cosa, prendiamo i soldi dalle aree depresse e portiamoli al Nord).

È il 21 luglio e non voglio tediarvi con discorsi accademici sui fondi europei, sul loro impiego, sul cattivo uso della gestione fatta in Italia. Ma voglio portarvi un esempio, specifico, tra tanti e virtuosi che avvengono nel nostro Sud.

Se avessero ascoltato Perotti, questo che vedete qui sotto oggi, sarebbe un rudere perso nella notte dei tempi e dei rimorsi, ricoperto d’erbacce e di oblio sulla identità e le radici.

Le foto che vedete si riferiscono al Tempio di Augusto e si trova a Pozzuoli. Questo tempio, che poi è la Cattedrale del capoluogo flegreo, è un unicum al mondo. Un edificio bianco, candido, sul punto più alto della rocca, visibile anche dal mare. Non è stato mai abbattutto, e, durante il medioevo, tra sacro cristiano e sacro pagano, ha ospitato il culto cristiano. Poi gli spagnoli nel diciassettesimo secolo, decisero  di inglobarlo in una chiesa barocca. Elevandolo a cattedrale e duomo della città. Fino a quando un incendio e l’abbandono imposto agli abitanti della rocca, lo hanno portato alla lenta distruzione.

L’unicum è legato al fatto che le strutture, di periodi diversi e lontanissimi nel tempo, sono esattamente attaccate, intersecate, l’una custodisce l’altra, quasi senza volerle arrecare disturbo e fastidio. Pagano e cristiano, epoche storiche diverse, culture diverse, popoli diversi, secoli diversi, in una sintesi sacra, senza soluzione di continuità. Sacra quanto l’accoglienza ed il ricordo di chi questa città l’ha fondata. Dei profughi giunti coi barconi, fuggiti da Samo, dove governata un tiranno.

Insomma senza i fondi europei, tutto questo, compreso il Rione Terra, radice della “puteolanitudine”, custode di strati e vite che dall’epoca magnogreca salgono fino a quella moderna, sarebbe ancora a marcire ricoperto d’erbacce. Senza i fondi europei i cinesi non sarebbero venuti a corteggiarci, con la scusa dello studio del bradisismo, in realtà prendendo informazioni sui bandi per la concessione della gestione delle strutture ricettive (alberghi, hoel) che sono già pronti proprio nei pressi del tempio, sotto cui è nascosta un’altra città visitabile, di epoca romana.

A starti a sentire, oggi a tanti giovani non verrebbe mostrata una prospettiva seria di occupazione e di sviluppo. Abbiate pazienza ci avete ammorbato l’aria per 50 anni con l’Italsider e la Sofer che ora giacciono come inutili cattedrali (cadaveri) di uno sviluppo che si sarebbe dovuto basare sull’industria metallurgica e pesante! A sinistra il golfo di Napoli, al centro Capri, a destra Procida e Ischia e quale è stata l’idea di sviluppo? L’industra metallurgica. Un pò come è successo e succede a Taranto.

Senza i fondi europei tutto ciò non sarebbe avvenuto.

Una settimana prima dell’inaugurazione, prima di imbarcarsi per Ischia, il sindaco ha trovato due persone che pretendevano di visitare il tempio. Una donna con lo zainetto sulle spalle, accanto ad un interprete ed al marito  che insisteva “voglio visitare il tempio me lo ha consigliato un amico professore di Berlino!”. Mentre in Italia ci si interrogava Urbi et Orbi con quale modulo l’Italia avrebbe vinto i mondiali brasiliani. Lei è Angela Merkel. Che al termine della visita ha detto, con compiaciuto disappunto: ” Avete visto che i fondi europei servono”?. Proprio così. Forse era venuta ad accertarsi personalmente dell’uso che ne avevamo fatto.

foto l’Iniziativa


08
Lug 14

Viesti: basta linguaggio da gossip quando si parla di fondi europei

Su Formiche.net, il professor Viesti, economista, torna sul fuoco incrociato di accuse sull’inutilità dei fondi europei di investimento rivolti al Sud. Per quei pochi che arrivano, ovviamente, visto che su questo blog più volte vi ho raccontato di come quei soldi finiscano poi altrove. In particolare l’economista si riferisce al rapporto “Il disastro dei fondi strutturali europei” pubblicato su Lavoce.info dagli economisti Roberto Perotti e Filippo Teoldi,

Viesti se la prende soprattutto col tandem Voce.info/Repubblica, come aveva già fatto Pino Aprile lo scorso sabato. Risponde Viesti all’intervistatore:

E’ strano che un sito di altissima qualità come Lavoce.info, che si occupa con grande attenzione di molteplici temi, quando tocca le politiche per il Mezzogiorno scelga un linguaggio da Novella 2000: ovvero “l’è tutto da rifare”. O meglio, da disfare. Gli autori sono abituati a un linguaggio di matrice scientifica che, mai come in questo caso, si può applicare proprio in virtù della complessità dell’argomento. Invece, chissà perché, hanno scelto un linguaggio “grillino”: tutto mafia, tutto disastro.

 

E sull’utilità dei fondi europei:

Il nostro Paese fa delle politiche di sviluppo regionale, sempre di meno rispetto al passato e quasi esclusivamente attraverso i fondi europei, che hanno come principio quello del cofinanziamento: associa qualche risorsa nazionale a quelle continentali. Fare i conti del dare-avere sulle politiche pubbliche in questo modo ha l’effetto di ignorare tutti gli effetti che tali politiche hanno. Si tratta di un modo contabile sui generis di vedere le cose. Se non fossimo in Europa risparmieremmo il contributo che versiamo all’Ue ma forse perderemmo qualche altro introito in più rispetto a quel risparmio.

 

E sull’esito dei finanziamenti, di cui si paventano oscure apprensioni, sulle politiche europee Viesti precisa:

Innanzitutto questa è una delle politiche più trasparenti, nel senso che è l’unica politica italiana per la quale tutti i passaggi sono disponibili on line, grazie al portale Opencoesione. Cosa che non accade per nessun’altra politica pubblica italiana. Inoltre tali politiche, prevalentemente per merito delle regole europee, hanno sin dall’inizio una componente di valutazione -prima, durante e dopo- molto ampia. Per cui è assurdo sostenere che si tratta di interventi con esiti ignoti


07
Lug 14

2011: quei fondi europei per la Avellino Salerno usati a Trieste

E’ una notizia non recente ma che, nel tourbillon di di stantìe accuse al Sud sul cattivo utilizzo dei fondi europei calza a pennello. Correva l’anno 2011 quando i fondi europei destinati alla Salerno-Avellino, con “Legge Obiettivo” , destinati all’allargamento per realizzare la terza corsia e mettere in sicurezza il raccordo Salerno-Avellino, una delle strade più pericolose d’Italia, dove, nei pressi di Mercato San Severino si riscontra un’elevata incidentalità anche mortale, furono “scippati” per la linea ferroviaria Trieste Lubiana

Sottosegretario alle infrastrutture era il leghista Roberto Castelli, giusto per ricordarlo ai tanti che tra Avellino e Salerno hanno votato lega alle ultime europee.

Luigi Cianci della Feneal Uil così spiegava la vicenda:

«Per me si tratta di una vera e propria rapina ai danni del Sud. Di fronte alla quale il presidente della Provincia di Salerno non prende posizione. Ecco come Tremonti leva i fondi al Fas e li sposta al Nord. Qui, nel meridione, aspettiamo tempi biblici per vedere un finanziamento, quando si tratta del settentrione, invece, si fa tutto in pochissimo tempo»

Occorrevano 240 milioni per sistemare il raccordo Avellino-Salerno, 190 di questi furono trovati proprio tra le pieghe dei fondi Fas. E poi scomparvero, col magico gioco delle tre carte, mentre i politici meridionali dormivano.

Giusto per non dimenticare…

Ah per la cronaca ad oggi i fondi per il raccordo non sono ancora arrivati, dopo che il Cipe con delibera 62/2011, ha riassegnato il finanziamento, ma dimezzato: 123 milioni.

L’Anas alza le mani: non potrà mettere in campo un impegno significativo per il 30 giugno 2014, quindi, di fatto, i 123 milioni del Cipe impegnati per il raccordo autostradale Salerno-Avellino torneranno indietro. Dove finiranno? Chissà. La Regione spera che almeno restino in Campania. E intanto raggranella 84 milioni alternativi, per non disperdere un carico di speranze decennali. Anche se, lo sappiamo, i fondi pubblici hanno la prodigiosa capacità di apparire e sparire e riapparire fra una delibera e l’altra, allo stato dei fatti sembra che il potenziamento del tracciato fra i due capoluoghi e le due autostrade si allontani di qualche anno. Ora però precisiamo i fatti. (Fonte: la città di Salerno)

 


27
Feb 14

Il Sole 24 Ore: basta coi fondi europei al sud, finanziamo le imprese

1921108_713344482044000_24019663_oCosì Marco Esposito*, quest’oggi, dal proprio profilo Facebook:

Questa mattina sul Sole 24 Ore c’è una proposta “personale” di Roberto Perotti. Così personale che diventa l’editoriale del quotidiano di Confindustria (presente al governo con il ministro Federica Guidi). Così personale che Perotti è coordinatore di un gruppo di lavoro della segreteria di Renzi sulla spesa pubblica. La proposta in soldoni è: basta dare soldi europei al Sud, anche perché vanno cofinanziati al 50% dai fondi nazionali. Chiediamo alla Ue di ridurre il contributo dell’Italia in cambio della fine dei fondi per il Mezzogiorno. Con i soldi risparmiati riduciamo le tasse per le imprese (che sono più al Nord). Ora, nessuno può negare che i fondi europei in Italia (in Lombardia come in Sicilia) non siano stati utilizzati al meglio. Laddove in Portogallo si costruiva il ponte sul Tago e in Grecia quello di Patrasso, da noi si usavano i fondi come sostitutivi della spesa ordinaria per scuole e marciapiedi. Però la proposta Perotti è agghiacciante. E’ la prova provata che in Separiamoci ho visto giusto: i fondi europei vanno gestiti dai meridionali per i meridionali.

*Giornalista de Il Mattino e presidente di Unione Mediterranea.


21
Feb 14

Perchè Calabria e Puglia ZERO euro di incrementi di fondi europei?

foto di Lametino.it

foto di Lametino.it

Non parto con un preconcetto. Ma pongo lo stesso problema e la stessa domanda avanzata dall’onorevole Laratta e riportata da Lametino.it, Approdo News : perchè non sono stati stanziati nuovi fondi europei 2014-2020, per la Calabria e per la Puglia? Ci sarà una ragionevole motivazione che ignoriamo suppongo.

O forse la Calabria è uscita dal novero delle regioni con un basso sviluppo economico?

“La notizia è de ‘Il Sole 24 ore’ di ieri, che ha riportato i termini  dell’accordo tra il mi­nistero per la Coesione territo­riale e le regioni, per la ripartizio­ne degli oltre 31 miliardi di euro assegnati all’Italia con i fondi strutturali europei per il 2014-2020 – scrive in una nota l’onorevole Franco Laratta – guardando bene i dati, colpisce che le ‘Regioni più sviluppate’  ottengano tutte, ma proprio tutte, un forte incremento finanziario rispetto alla precedente programmazione. E così all’Emilia Romagna vengono assegnati 321 milioni di euro in più, alla Lombardia 607, al Piemonte 253, al Veneto 245. E così via per tutte le regioni del centro-nord. Andando alle ‘Regioni meno sviluppate’, tutte del sud, troviamo che la Basilicata arrivi ad ottenere un notevolissimo incremento di fondi pari a 433,5 milioni di euro in più rispetto al 2007/2013, la Campania ne ottiene 53 e la Sicilia 73, milioni. E la Calabria? La nostra regione se ne viene fuori dalla ripartizione degli oltre 31 miliardi, con uno sconfortante e deprimente ZERO: nemmeno un cent in più per il 2007/2014! Cosa sarà successo? (fonte: Il Lametino.it)

Prosegue Laratta:

Immagino e voglio sperare che ci sia una ragione, una sola, che sia credibile e sopportabile. Certo, si dirà come non sia importante ottenere sempre più risorse se poi non vengono utilizzarle. Così come conti la qualità dell’utilizzo prima ancora della quantità. Ma rimane il fatto che in una regione come la nostra che ha un disperato bisogno di investimenti e risorse per la crescita e lo sviluppo, faccia male vedere che non si aggiunga un cent per la programmazione 2014-2020. Nemmeno uno”. (fonte Approdo News)

Nella domanda trovo tuttavia bizzarro che Laratta, sedendo in parlamento, non si sappia spiegare le ragioni di questo mancato stanziamento. Insomma, queste decisioni dove sono state prese?

In ogni caso quanto dice Laratta vale anche per la Puglia. Qualche esperto del settore ci puòspiegare perchè? Per carità, senza polemica, solo per capire..


17
Dic 13

Cari Rizzo e Stella, e i fondi europei usati da un’impresa funebre piemontese?

di Lino Patruno*

Se il Sud muore”, muore tutta l’Italia. Questo devono sapere Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella autori di un libro con quel titolo allarmato. Ma il Sud non muore, anche se si fa di tutto per tirargli le gambe. Il Sud resiste nonostante tutto. Soprattutto il Sud non muore, si spera, delle malattie delle quali parlano i due grandi saggisti. Esempio: i fondi europei distribuiti come coriandoli, tanto a me tanto a te, tutti contenti ma spreco senza alcuno sviluppo. Oltre 75 mila, hanno conteggiato. E questo mentre gli altri, con quei soldi, “costruiscono aeroporti e stendono binari dell’alta velocità e dotano città e campagne di reti internet a banda larga e raddoppiano le corsie autostradali”.
Bisognerebbe capire chi siano “gli altri”. E capire quanto può morire anche il Centro Nord, visti tutti i coriandoli che Rizzo e Stella ignorano (forse per carità di patria). Basta consultare lo stesso semplice sito ufficiale che hanno consultato loro. Degli oltre 700mila progetti europei, il 73 per cento è andato proprio al Centro Nord. E non è la Sicilia la regina del tanto a me tanto a te, ma la Lombardia: 298.842 progetti contro i 189.967 non della Sicilia, ma dell’intero Sud. Chi muore, allora?
A proposito di morte, il collega Marco Esposito sul “Mattino” si è divertito (suo malgrado) a confutare la madre di tutte le nefandezze secondo i due autori: i 3264 euro elargiti all’agenzia funebre “Al giardino dei fiori” di Gangi (Sicilia), senza parlare per par condicio dei 3000 andati all’impresa funebre Ongaro di Baveno (Verbano-Cusio-Ossola). E se il massimo dello sdegno spetta anche ai corsi, sempre siciliani, per “operatori olistici del benessere e del massaggio” (non si fregano così lo Stato e l’Europa) che dire dei 1500 euro in Friuli per un corso di “insaccatori di salumi”? E dei 47.998 per insegnare le “tecniche di pizzeria” a Tolmezzo (Udine)? O dei 17.992 a Ravenna per “strategie di filiera per il turismo ciclabile”?
Stop. La classifica degli sprechi italiani non fa onore a nessuno, né al Nord né al Sud. Non per niente questo Paese si trova con le pezze al sedere. Ma questa classifica non deve essere sempre occasione per sparare sul solito Sud brutto sporco e cattivo. Perché se andiamo a consultare altri tristi capitoli, altro che cuccagna per quel Nord molto meno virtuoso di quanto una stampa a senso unico voglia accreditarlo. Il capitolo dei sussidi alle imprese, per dire. Trenta miliardi l’anno: un coriandolo, anzi un coriandolone per tutti, ma in stragrande maggioranza per il Nord che imprese ne ha più di tutti. E coriandoli da loro arraffati anche al Sud (andare a leggere lo sconvolgente libro “Mani bucate” di Marco Cobianchi, giornalista con nulla di terrone).
Alla larga dall’idea del siccome così fan tutti, lo facciamo anche noi. E hanno ragione Rizzo e Stella a dire quanto sarebbe più utile che quei fondi europei fossero utilizzati per aeroporti e alta velocità ferroviaria. Anche se si dovrebbe obiettare: scusi, ma perché l’alta velocità ferroviaria al Nord è stata fatta coi soldi pubblici italiani e al Sud non solo non è stata fatta, ma si dovrebbe fare con quelli europei? I fondi europei non dovrebbero essere aggiuntivi? O ci devono essere i soliti figli e figliastri mentendo poi col famoso “tutti i soldi che abbiamo dato al Sud”? Intanto per ora l’alta velocità è solo al Nord. Mentre il Sud si deve battere non tanto per l’alta velocità, quanto per avere puramente treni.
Ecco. Se il Sud rischia sia il deserto industriale con le aziende che chiudono, sia quello umano con la gente che se ne va e coi morti che superano i nati, bisognerebbe aggiungere qualcos’altro alla giusta condanna per tale andazzo. L’andazzo esecrabile, vero, della “sopravvivenza ricattata, delle clientele, dei favori pietiti in cambio dei voti, dei cantieri che non chiudono mai perché i soldi girano finché un cantiere è aperto, dei rapporti ambigui con le mafie”. Ma bisognerebbe chiedersi anche perché Matera non ha ancòra le ferrovie dello Stato, perché fra Napoli e Bari non c’è un treno diretto, perché la Salerno-Reggio Calabria non è ancòra completa dopo oltre 50 anni (a proposito di cantieri sempre aperti), perché non ci sono aerei fra le città meridionali. Bisognerebbe chiedersi perché questo divario del 40 per cento di infrastrutture. E perché nonostante questo divario la spesa pubblica dello Stato continua a essere maggiore al Nord rispetto al Sud, cioè tutto il contrario della logica.
Ma nel frattempo il Sud dovrebbe chiedersi se non spetti a se stesso occuparsi di se stesso, se non debba uscire dal lamento e smetterla di autoassolversi, se non debba spazzare dirigenti furbetti e maneggioni non meno di cittadini conniventi con loro. Partendo da chi ci è rimasto e continua a lavorarci. E che è il Sud senza il quale anche l’Italia morirebbe.

*Giornalista Pugliese


13
Giu 13

La bufala di oggi: ovvero del Sud che non sa spendere i fondi europei

 

 

 

 

 

di Marco Esposito, portavoce di Unione Mediterranea ed autore del libro  “Separiamoci”:

Una delle tante “leggende settentrionali” – ovvero fesserie ripetute come vere a dispetto della realtà – è che il Sud non sa spendere i fondi europei. Il 12 giugno il ministro della Coesione territoriale Carlo Trigilia ha tenuto una relazione in parlamento dalla quale, spulciando gli allegati, si ricava una verità diversa. I dati sono molto aggiornati perché relativi al 31 maggio 2013. Si ricorda che i fondi del ciclo 2007-2013 possono essere spesi entro il 31 dicembre 2015.

Come può leggersi nella tabella 1.1 al link

http://www.coesioneterritoriale.gov.it/wp-content/uploads/2013/06/ALLEGATI-Relazione-al-Parlamento-Ministro-Trigilia.pdf

i programmi operativi che non hanno raggiunto gli obiettivi sono sei su 52.

Tutti i programmi delle otto regioni del Sud, sedici tra Fesr e Fse, sono stati superati, ovvero la percentuale di spesa ha raggiunto l’obiettivo. Per le regioni del Centronord le bocciature sono tre: Lazio Fesr (43,5% raggiunto contro 48,4% obiettivo), Lazio Fse (44,9% raggiunto contro 48,3% obiettivo) e Piemonte Fesr (44,7% raggiunto contro 48,3% obiettivo). Bocciato anche un programma nazionale degli otto attivi: Ricerca e competitività con una percentuale del 41,9 contro un obiettivo del 47,8. La performance migliore rispetto all’obiettivo è relativa al Fesr Campania, con 23,0 a fronte del 15,2 obiettivo. In termini di spesa significa aver raggiunto la cifra di 1.052,5 milioni di euro invece di 695,6 obiettivo.

Appare significativo il fatto che siano al di sotto degli obiettivi due programmi interregionali su due ovvero Attrattori Fesr (speso 23,7% contro 29,2% obiettivo) ed Energie Fesr (speso 39,7% su 45,2% obiettivo). Tali programmi riguardano le regioni del Mezzogiorno, a conferma che la frammentazione in tante regioni al Sud non facilità la capacità di sviluppare azioni nell’interesse comune dell’area, problema che potrebbe essere superato se il Sud avesse una macroregione.