Crea sito


26
Nov 16

Zero euro per i tarantini? Scontro nel Pd: Boccia s’incazza e De Magistris: “Vergogna” #siamotuttitarantini

15134570_1861714807449080_6164584783793977677_n

La commissione Bilancio della Camera ha bocciato l’emendamento alla legge di Bilancio che avrebbe consentito di spendere 50 milioni di euro, per affrontare le criticità sanitarie provocate dall’inquinamento dell’ Ilva nella città di Taranto.

L’ emendamento non è stato proprio ammesso, perché ‘non autorizzato da Palazzo Chigi’. E le promesse fatte ai tarantini?

La proposta è stata fermata, secondo quanto ha riferito l’ agenzia Ansa, per un problema sulle coperture, perché le risorse sarebbero state sottratte a quelle per la stabilizzazione dei medici.

Di parere opposto il Governo che se la prende sulla mala gestione della sanità da parte del governatore pugliese Emiliano (sempre PD):

La violenta polemica innestata in queste ore sulla mancata destinazione di risorse alla sanità della città di Taranto risulta infondata e fuorviante: non è vero che il Governo si è opposto a sostenere, anche con la destinazione a questo scopo di ulteriori risorse finanziarie, il rafforzamento delle strutture sanitarie nell’area di Taranto“.

Lo dicono i parlamentari del Pd Salvatore Tomaselli e Federico Massa, i quali precisano che “è vero esattamente il contrario: le risorse ci sono ed il Governo ha confermato l’impegno ad individuare le modalità per spenderle rapidamente“.

Lo stesso sottosegretario De Vincenti – proseguono – ha confermato la convocazione per il prossimo 12 dicembre del Tavolo istituzionale per Taranto in cui verranno verificati, tra gli altri, proprio gli interventi in materia sanitaria. Nello specifico il Governo ha ribadito l’impegno a concordare con la Regione Puglia apposite deroghe al decreto ministeriale 70 sull’organizzazione dei servizi sanitari regionali in modo da rafforzare i presidi sanitari nell’area di Taranto“. Dunque “gli interventi ci saranno e saranno effettivamente destinati e vincolati all’area tarantina“, assicurano Tomaselli e Massa. (fonte: Quotidiano di Taranto)

Il governatore Emiliano intanto replica: “Talmente assurdo che potrebbe sembrare che il Governo ce l’abbia con me”.

E pure il parlamentare pugliese Boccia (che di certo non è un nemico di Renzi) tuona:

boccia

De Magistris intanto accusa:

Dalla manovra finanziaria il Governo cancella i 50 milioni di euro che dovrebbero finanziare le strutture sanitarie per i bambini con problemi respiratori a causa dell’inquinamento provocato dall’acciaieria Ilva a Taranto. Il Governo non solo non pensa alla bonifica dei nostri territori ma non cura nemmeno chi si ammala. Che il popolo prenda coscienza della noncuranza di questo Governo. Ci vuole una sana e costituente ribellione civile popolare e democratica nei confronti di un governo che per la banca del papà della Boschi – madrina della deforma costituzionale – trova i soldi, che per le armi per contribuire alle guerre trova i soldi (64 milioni al giorno), ma che invece per la salute dei più deboli non trova denari, ma mostra solo viltà. Vergognatevi !

 


13
Mar 15

La vedova Riva: «La Puglia ha tolto la vita a mio marito»

Quando il paradosso tocca il grottesco e si confonde con esso, vengono fuori talvolta delle narrazioni che stravolgono il senso della storia. Tipo questa che parla della vedova del patron dell’Ilva di Taranto, Riva, che dichiara, a margine della presentazione del libro “Emilio Riva, l’ultimo uomo di acciaio, edito da Mondadori con prefazione di Vittorio Feltri”, «La Puglia ha tolto la vita a mio marito».

Ed ancora:   «veramente lo hanno ammazzato e la storia, in Italia, non gli ha reso alcuna giustizia. Altrimenti non avrei scritto il libro. A me la Puglia non ha tolto niente: a mio marito, invece, ha tolto la vita». E il disastro ambientale di Taranto? «Per me, assolutamente, un disastro ambientale non c’è stato». La colpa? Ovviamente della stampa. «Sì, proprio della stampa che lo ha accusato di disastro ambientale».(Corriere del Mezzogiorno)

A quanti pugliesi avrà tolto la vita l’Ilva?


10
Mar 15

La Cina chiude le acciaierie più inquinanti. In Italia si tiene in vita l’Ilva di Taranto.

C’è un interessantissimo approfondimento di Gianluca Coviello, sulla pagina “Terroni di Pino Aprile”, a proposito del provvedimento del Governo cinese di chiudere le acciaierie più inquinanti, facendo il paragone con l’Italia e più in generale focalizzando l’attenzione sulla questione Ilva di Taranto.

Scrive Coviello:

La Cina chiude le acciaierie più inquinanti. L’Italia, invece, fa l’esatto contrario: tiene in vita l’Ilva, buttando milioni di euro degli italiani per salvare gli investimenti delle banche. Ovviamente perché Taranto è Sud. A Nord la produzione a caldo, quella più inquinante, l’hanno vietata da un pezzo. Non con una legge ma con i fatti. Quando a Genova le mamme scesero in strada e le istituzioni locali, unite, portarono avanti le lotte, fu l’allora direttore generale del Ministero dell’ambiente, Corrado Clini, a pronunciare queste parole: “La chiusura dell’altoforno e della cokeria delle acciaierie è una questione urgente. Sul piano dei danni ambientali, dell’inquinamento e della salute dei cittadini siamo già in ritardo”. Poteva permettersi queste parole da “Masaniello del Nord-Ovest” perché c’era Taranto. Quelle stesse cokerie, così pericolose secondo l’ex Ministro dell’Ambiente, vennero portate in riva allo Ionio potenziando la produttività (e l’inquinamento) dello stabilimento. Così, come si butta la monnezza dentro al cassonetto.

Più recentemente, quello stesso Clini “ambientalista”, così come chi l’ha succeduto, ha difeso a spada tratta la produzione a Taranto anche di fronte all’evidenza dei numeri che indicano nell’acciaio un settore sempre meno prolifico in Europa. Non è necessario citare cifre per comprendere che i conti non tornano nelle scelte degli ultimi governi. Si potrebbe, addirittura, ignorare il fatto che gli studi indichino che la richiesta di acciaio nel vecchio continente calerà ulteriormente e che oggi l’Ilva di Taranto viaggi al minimo, accumulando debiti e non ricchezza. Basterebbe semplicemente tenere presente che una volta che in un territorio si è costruito tutto, dalle case alle auto, la sola esportazione non può motivare la sopravvivenza di uno stabilimento così grande e problematico. Bisogna inventarsi altro visto che il suolo edificabile è stato consumato quasi tutto (altro disastro) e non si può chiedere agli italiani di cambiarsi l’auto ogni due-tre anni.

I paesi emergenti, che tra l’altro hanno anche le materie prime che invece l’Italia importa, hanno imparato a farsi l’acciaio a casa propria. Tra questi, la Cina ha iniziato da un pezzo. Ha fatto della siderurgia il proprio fiore all’occhiello anche se con danni pesantissimi per l’ambiente. Grazie alle proteste e alle pressioni della società civile, però, qualcosa sta cambiando: è stata fatta una legge ad hoc per permettere al Governo di intervenire contro chi commette reati ambientali (è entrata in vigore lo scorso gennaio); è stato istituito un dicastero specifico e si è iniziato a chiudere le fabbriche più inquinanti.

Nella città di Linyi (nella regione di Shandong) molte fabbriche sono state fermate e difficilmente riprenderanno la produzione. Come mai proprio da Linyi si è cominciato? Perché lì si sono concentrate la maggior parte delle manifestazioni popolari. Un ruolo importante nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica l’ha svolto anche un film realizzato dal regista Chai Jing dal titolo “Under the Dome – Investigating China’s Smog”.

Sempre lungo il parallelo tra la Cina e l’Italia è molto interessante quanto dichiarato da Cheng Xubao, un analista della Custeel, e riportato dal sitowww.greenreport.it:: “La lotta di Pechino contro l’inquinamento farà aumentare i costi per le acciaierie ed obbligherà quelle che non sono competitive a mettere la chiave sotto lo zerbino”.
È una considerazione utile a riflettere se confrontata con quanto sostenne il Tribunale del Riesame nel rigettare il ricorso dell’Ilva alla richiesta di sequestro firmata dal gip Patrizia Todisco. È luglio del 2013, un anno esatto dopo che la Magistratura, con l’inchiesta “Ambiente Svenduto”, aveva scoperchiato il vaso di Pandora che conteneva tutti (o quasi) i segreti dell’Ilva. Si legge: “Appare evidente che la produzione degli eventi delittuosi, le deficienze impiantistiche mantenute dai vertici aziendali e non adeguatamente eliminate e le violazioni di legge sono sicuramente in rapporto di immediata derivazione causale con il vantaggio patrimoniale conseguito dall’azienda per effetto degli ingenti risparmi economici realizzati”.
Non serve aggiungere altro.

In una cosa, però, l’Italia sta scegliendo di fare come la Cina: negli aiuti di Stato. Mentre l’Europa è pronta a mettere dazi contro l’acciaio orientale sostenuto dal Governo, fa quasi finta di nulla di fronte al commissariamento dell’Ilva e lo stanziamento di incredibili risorse per fare quello che sarebbe dovuto toccare al privato (si ricorda che solo una parte ridottissima di esse è destinata alle bonifiche; la quasi totalità della cifra verrà usata per ammodernare alcuni impianti che resteranno comunque nocivi alla salute umana e all’ambiente). Alla faccia della direttiva europea in materia ambientale che sancisce il principio “chi inquina paga”.


08
Feb 15

Taranto: questione Ilva chiusa a “tarallucci” e…diossina

foto greenstyle

Per effetto di un provvedimento del governo, la questione dell’inquinamento dell’Ilva si chiude senza alcun risarcimento per la città.

La denuncia è del portavoce nazionale dei verdi, Angelo Bonelli:

” Il tribunale di Taranto nella seduta di oggi del giudice per le udienze preliminari,  ha dovuto prendere atto del decreto del governo sull’Ilva e dell’avvio della procedura di amministrazione straordinaria è ha stabilito che in virtù di questo decreto Ilva spa, Riva Fire e Riva forni elettrici non hanno responsabilità civile  e pertanto sono escluse dal processo ” Ambiente Svenduto ” quali responsabili civili” Lo dichiara il co-portavoce nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che è parte civile nel processo per conto della federazione dei Verdi.

” Questo significa addio ai risarcimenti per la popolazione- denuncia il leader dei Verdi- che non vedrà alcuna giustizia perché i patrimoni e i conti correnti di quelle società potranno riposare e accrescere mentre la città di Taranto muore nei veleni.

Nei prossimi giorni verranno abbattuti 64 bovini perché contaminati dalla diossina. ” continua l’esponente ecologista. “Dei terreni contaminati, delle morti per diossina, dell’economia distrutta non pagherà chi ha provocato l’inquinamento ma lo stato ovvero i cittadini.  Quella di oggi è una notizia dramamtica peggio di una pugnalata per la popolazione ed è uno schiaffo alla democrazia , alla nostra costituzione e al principio chi inquina paga. In Italia chi inquina non solo solo non paga, ma si arricchisce.   La misura è ormai colma ed è per questo che presenteremo già domani la denuncia presso il tribunale dei diritti dell’uomo a Strasburgo e non abbiamo parole per dimostrare la nostra indignazione” conclude Bonelli.


31
Gen 15

Ilva a Taranto: ma non è meglio creare posti di lavoro con la bonifica?

Riporto questa interessante riflessione del Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti di Taranto:

«Io sono qui, anche oggi, per solennizzare l’entrata in funzione di un grande stabilimento industriale, questa volta rappresentato dal complesso degli impianti del IV centro siderurgico dell’Italsider. E anche in questa occasione voglio recare agli italiani del Mezzogiorno l’assicurazione che lo Stato ha preso effettivamente e seriamente coscienza della realtà meridionale e si adopera per mutarla».

Lo disse Saragat nel discorso inaugurale del IV ° centro siderurgico italiano il 10 aprile del 1965. Eccola la “mutazione”: una città abbandonata e devastata in ogni settore, dove si vive di pane avvelenato e disoccupazione e si muore per lavoro e sul lavoro.
50 anni dunque, di malapolitica e complicità istituzionale il cui epilogo è il seguente: un’intera provincia e la sua economia sputati nel calderone del FALLIMENTO, eccola la MUTAZIONE .Le banche sono garantite da decreto, i 3 commissari godono di immunità garantita da decreto. Non gode di garanzie chi si ammala, nessuna garanzia per i lavoratori ILVA e ancor meno per quelli dell’ indotto. Niente garanzie per i mitilicoltori, per gli allevatori, i commercianti, gli imprenditori onesti, per i cittadini rovinati NIENTE! Non interessano, i NOSTRI crediti vanno pretesi dalla Bad Company (la vecchia compagnia)ci tocca fare il solito processo all’italiana , lungo un decennio dove paga la comunità.
Il settimo decreto governativo apprezzato e sostenuto dai pupazzi politici nostrani, sta per essere convertito in legge. Garantisce con “soldi veri” e subito disponibili la New Company (la nuova compagnia), pulita e cristallina come non mai. Garantisce subito le materie prime necessarie ad andare avanti, garantisce l’acciaio e il PIL che sono gli unici veri interessi!
Subito risorse dunque, risorse pubbliche su investimenti senza ritorno, tanto sono risorse pubbliche e chi se ne frega… Non pagano i Riva che si sono arricchiti, i loro capitali sono garantiti, non da decreto in questo caso, ma da collusione. E poi quali altre risorse ipotizzate? 1,2 miliardi che spacciano per sequestro ai Riva. Chiamandoli per nome sono l’equivalente di tasse non pagate allo stato, quindi soldi della comunità.
Le uniche risorse apparenti dunque, sono nostre risorse e, sempre per decreto, è previsto che siano utilizzate per sostenere una fabbrica che non garantisce futuro occupazionale e sviluppo del territorio.
L’acciaio è in crisi, lo dice il mercato! Per quale ragione dunque è considerato PLAUSIBILE investire sostanziose risorse pubbliche in impianti fatiscenti per garantire un prodotto che non ha richiesta? Non sarebbe piu’ logico pretendere tutti insieme che le risorse siano destinate a bonificare il territorio e rilanciarlo? Si fa spesso riferimento a quanto accaduto Bagnoli e non si fa mai riferimento alla diversità di trattamento ricevuta a Genova. Perché?
Stiamo continuando una guerra tra poveri sostenuta e fomentata da chi ritiene utopistico un decreto salva Taranto e lavoratori, che preveda la programmazione dello spegnimento programmato di tutte le fonti inquinanti, garantisca le bonifiche e un piano di conversione economica per questo territorio. Ci sarebbe lavoro per tutti!


13
Set 14

Taranto: “quello di Renzi un incontro tra amici vietato a chi lotta da anni contro l’inquinamento”

In un comunicato, l’associazione Cittadini e lavoratori liberi e pensanti , che da anni si batte contro l’inquinamento dell’Ilva nella cità di Taranto e contro i ricatti imposti ai lavoratori, denuncia le modalità della vista di Renzi nella città dell’Ilva.

Un incontro tra amici vietato a chi lotta da anni contro l’inquinamento e ne tocca con mano ogni giorno le conseguenze – denuncia l’associazione –
Invece di riunire intorno al tavolo i movimenti presenti sul territorio (perlomeno per sentire una campana diversa rispetto a quella ovattata del suo partito), Renzi si è limitato ad ascoltare quelle forze sociali che sono concausa del disastro Ilva (dai sindacati a Confindustria). Era inevitabile, quindi, che questa mattina andasse in scena l’ennesimo triste teatrino tra strette di mano, sorrisi, pacche sulle spalle e chissà, forse qualche selfie.

Quindi la denuncia: come associazione Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti avevamo presentato una formale richiesta di partecipazione. Volevamo portare l’unica cosa che mancava a quel tavolo, la più importante: la voce della città. Volevamo dare voce agli operai che fanno parte del comitato ma anche a tutti gli altri che non sono iscritti a nessun sindacato (la maggioranza all’interno dell’Ilva).

Le richieste dell’associazione erano quelle di ascoltare i pediatri della città di Taranto che  avevano invano chiesto di poter intervenire, secondo l’associazione e i lavoratori dell’Ilva che stanno vedendo crollare pezzo dopo pezzo la fabbrica.

L’affondo poi ai sindacati che  da decenni sono complici e silenti di fronte alla distruzione della città e della salute di chi dovrebbero rappresentare.

L’associazione dei Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti organizza da un paio d’anni, a Taranto, il 1 maggio, un contro concerto (rispetto a quello ufficiale dei sindacati di Roma) a cui hanno partecipato, nell’ultima edizione, cantautori e gruppi del calibro di Caparezza, Fiorella Mannoia, Vinicio Capossela, Sud Sound System, 99 Posse.

Un concerto che un infelice tweet della Cisl definì “una sagra paesana”.


14
Giu 14

Taranto: contro i cattivi odori l’Ilva Magique

L’iniziativa, provocatoria, è di Pep Marchegiani, un artista esplicitista,: dei grandi alberelli profumati, di quelli che si usano sui cruscotti per profumare l’abitacolo delle auto, per purificare l’aria di Taranto dai fumi dell’Ilva.

“Finalmente è arrivato l’alberello salva-Taranto – si legge sui volantini – formula soddisfatti o sotterrati. Disponibile in undici diverse profumazioni. L’ulivetto profumato Ilva Magique è un prodotto 100% itaGliano; assolutamente inquinante, non biodegradabile e nuoce alla salute dei cittadini”.

“Taranto è salva – commenta sarcasticamente Pep Marchegiani –. La sconfitta dei cattivi odori emanati dall’Ilva è un successo senza precedenti. La soluzione definitiva per salvare la città non è stata ideata dalla politica e non è frutto della tecnologia o della scienza. A guardare quegli ‘Ilva Magique’ di tutti i gusti verrebbe da sorridere, se non fosse che ci troviamo davanti ad una immane tragedia, mentre i cittadini muoiono ed il mondo osserva l’Italia sbigottito”.

L’arte dunque come forma di sensibilizzazione provocatoria ed alternativa, dopo quella della musicale del concerto del primo maggio tarantino, per sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto quella politica verso un problema su cui in tanti hanno responsabilità. E ci si stanno addormentando sopra.

Complimenti a Pep Marchegiani per l’irriverente idea.

Intanto Luciano Manna di Peacelink Taranto in una nota dichiara:

«Mentre ieri si celebrava la Giornata della memoria per i caduti sul lavoro, nella zona industriale di Taranto si celebravano vistose emissioni che molti cittadini hanno potuto osservare anche dalle zone balneari che distano dalla città diversi chilometri. Per la precisione abbiamo documentato emissioni dall’Ilva, dall’Eni e da una zona esterna agli impianti che sembra essere attribuita ad una discarica adiacente»


17
Gen 14

Riva: l’aria di Taranto è migliore di quella di Milano

Così Fabio Riva a Milena Gabanelli e Sabrina Giannini che lo hanno intervistato per il Corriere della Sera: «… e guardi la qualità dell’aria a Taranto è migliore che a Milano in Via Senato, perché la storia è cambiata negli ultimi tempi, avesse visto cos’era anni fa

Ma le giornaliste aggiungono: L’aria è cambiata perché, a causa dello stato pessimo degli impianti la produzione è stata ridotta; altrimenti non si capisce perché il commissario Bondi non li attivi. I periti dell’Arpa dicono che si muore. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata al «disastro ambientale e avvelenamento di alimenti

Ora non si sa se debbano essere più preoccupati i tarantini per le parole rassicuranti di Riva o i milanesi per le rivelazioni shock sulla qualità dell’aria nel capoluogo lombardo.

E poteva mancare la solita accusa ai poveri che fumano troppo e così muoiono, (altro che inquinamento)?

«I contaminanti sono presenti ovunque nell’ambiente, più elevati nelle società industrializzate. I poveri vivono in zone inquinate e fanno una vita meno sana, fumano di più.»

Ovvero antropologia economica e culturale secondo Fabio Riva.

I dirigenti dell’Arpa e i custodi giudiziari scrivono che nello stabilimento di Taranto le irregolarità riguardano i filtri per abbattere i fumi tossici, emissioni non convogliate nei camini, sistemi privi di controllo automatici, nessun accorgimento per limitare la dispersione di polveri minerali che trasportano particelle tossiche nei polmoni. Infine stimano gli interventi necessari: 8 miliardi di euro.

E va bene così, continuiamo a farci del male. Per la cronaca ricordiamo che Fabio Riva è a Londra, libero su cauzione.


05
Dic 13

Ilva : The Italian Dust, il documentario

E’ di due registi salernitani il documentario che verrà presentato domani a Roma.

«La polvere dell’Ilva ricopre Taranto. E pesa sul futuro». Questa è la frase che racchiude l’essenza del documentario «The Italian Dust» realizzato dai salernitani Vincenzo Luca Forte e Giovanna Testa sulla realtà quotidiana tarantina, condizionata dalle vicende politiche ed economiche del centro siderurgico.


22
Nov 13

Taranto,Terra dei Fuochi & C.: una faccia, una razza

Se vi fermate un attimo a porre l’uno accanto all’altro i casi Ilva a Taranto e Terra dei Fuochi, in Campania, trovereste alcuni punti di contatto.

A parte la medesima condizione geografica, che qualche testo di geografia edito dalla Mondadori ricondurrebbe all’essere “regioni periferiche” , ci sarebbe anche la medesima volontà di sacrificare quei territori, e la salute dei cittadini, al superiore interesse della industria nazionale. Ed al suo profitto.

Bizzare strategie di risanamento, grottesche forme di “complicità” tra controllore e controllato, pacche sulle spalle condite da una buona dose d’ascarismo militante, che non guasta mai.

Ecco, ad esempio, che spiegazione trovereste al fatto che, per consentire il risanamento dell’Ilva (?!?!?!) si autorizzi l’utilizzo di discariche interne, per la gestione dei rifiuti pericolosi derivanti dal risanamento dell’azienda, anzichè l’uso di discariche autorizzate?

Ha senso tutto ciò? Un pò come accadeva nella Terra dei Fuochi, dove, nonostante la situazione di estrema criticità, fino alle dichiarazioni di settembre di Schiavone, si continuava ad inviare rifiuti industriali da fuori regione, per lo stoccaggio in aree prive di strutture adeguate.

La spiegazione, più plausibile? Evidentemente, la solita, il “risparmio”.

E’ il Corriere della Sera che realizza a tal proposito un interessante servizio:

Le discariche attive all’Ilva per smaltire risparmiando

Quei sacchi di polvere alla diossina altamente tossici presto smaltiti per legge nella discarica dentro l’ILVA

Il video: