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11
Ott 13

Ex Assessore:” A Monte di Procida rifiuti pericolosi di Ilva e Selenia”

E’ FreeBacoli a raccogliere la confessione di un ex Assessore di Monte di Procida, comune dell’Area Flegrea.

“Ho visto, non posso più tacere. E’ il momento che tutti, cittadini e politici, dicano ciò che sanno”. Raimondo Mancino, ex amministratore del Comune di Monte di Procida dal 1973 al 1993.

“Ho bisogno di parlare, di dire la verità ai miei concittadini affinchè reagiscano. Ad Acquamorta, al laghetto, nelle cave si è scaricato rifiuto, scarto industriale, materiale edile. C’è bisogno di analisi ulteriori per comprenderne la pericolosità ma, ciò che è certo, è che presso il porticiollo montese sono giunti centinaia di camion dell’Ilva di Bagnoli ed autobotti della ex Selenia”.

Ho un ricordo molto personale della “loppa” (un sottoprodotto del processo di produzione della ghisa) che stando all’intervista dell’assessore, non sarebbe un prodotto proprio salutare. La maggior parte delle scogliere del litorale puteolano sono fatte di loppa, accumulatasi lì proveniente dall’Ilva di Bagnoli, negli anni in cui era in funzione l’altoforno.. Ancora oggi, sugli scogli di loppa, si prende il sole…

Continuiamo così, facciamoci del male.


16
Set 13

La chiusura dell’Ilva è colpa dell’ecologismo esasperato!

Così Angelo Panebianco, editorialista del Corriere della Sera, nella difesa, a spada tratta, della siderurgia italiana e dei suoi (della siderurgia) “capitani coraggiosi”:

un orientamento anti-industriale, travestito da ecologismo, che punta alla decrescita, alla de-industrializzazione, perché tratta l’industria in quanto tale come una minaccia per l’ambiente. Da utile mezzo per contrastare le esternalità negative (i costi collettivi prodotti dall’inquinamento) l’ecologismo è diventato un’arma ideologica al servizio della mobilitazione anti-industriale (si veda il bel saggio di Carlo Stagnaro sull’ultimo numero della rivista Limes ). Se non fossero stati sostenuti da questa diffusa sindrome anti-industriale, i magistrati di Taranto avrebbero forse attivato, come chiedeva il governo, percorsi dagli esiti meno distruttivi per l’industria italiana.

 

In poche parole, se l’Ilva chiude, in tutta Italia, a causa del casino sollevato dai tarantini, la colpa è dei magistrati che hanno accolto le istanze di chi ha provato ad alzare la voce e ribadire l’insostenibilità ambientale di impianti non a norma (i soldi tra l’altro c’erano ma, secondo la procura di Milano, avrebebro preso altre destinazioni). Questa è l’Italia, signori miei.

La risposta di Pino Aprile, giornalista e scrittore, dal suo profilo Facebook:

L’infamia dell’editoriale del Corriere della sera di oggi: se l’Italia perde la sua siderurgia, non è perché da vent’anni si tenta in tutti i modi di costringere i Riva a rispettare le norme per fare l’acciaio senza ammazzare la gente, mentre portano all’estero i soldi; no, la colpa è della magistratura che pretende di far rispettare la legge!!! Il signor Panebianco, che firma questo editoriale, senza una-parola-una sui Riva, vada a vivere nel rione Tamburi con i suoi cari. E poi scriva un altro editoriale.

 

Il giornalista pugliese, cresciuto a Taranto, già lo scorso Novembre lanciò una provocazione ai Riva e all’allora ministro Clini, per risolvere la questione Ilva:

Far trasferire tutti i “responsabili” (dal ministro Clini ai proprietari dell’Ilva, ai dirigenti, ai politici coinvolti, ai sindacalisti), nella palazzina delle case popolari in cui sono cresciuto io, a Taranto, rione Tamburi: basta attraversare la strada, per essere nello stabilimento siderurgico. Mia madre ha raccolto chili e chili di carbone in polvere, in casa.
Naturalmente, i “responsabili” (in ogni senso…), dovranno risiedere lì finché non avranno trovato una soluzione decente. Dovranno andarci a vivere con mogli, figli, nipoti, con le loro allergie, e nonno asmatico. Con i bambini che non possono giocare (lo vieta un’ordinanza comunale) nei giardini, per strada, causa abnorme tasso di diossina; dovranno mangiare la verdura comprata al mercato rionale, con il dubbio che venga da orti prossimi alla madre di tutti i veleni; dovranno mangiare formaggi e animali che possono aver pascolato lì intorno (centinaia vennero abbattutti, perché avevano carne intossicata).

02
Set 13

Taranto, 1 cancro ogni 18 abitanti all’Ilva, 1 su 26 altrove.

Anche in Puglia, a Taranto, zona Ilva, come nella terra dei fuochi, si muore con un’alta incidenza di cancro. Anche a Taranto, per qualche politico italiano, sarebbe colpa dell’elevata quantità di sigarette di contrabbando che girerebbero tra le strade della città.

Un caso di cancro ogni 18 abitanti a Taranto nei pressi dell’Ilva. Uno ogni 26 abitanti appena pochi chilometri più in là. I dati di Peacelink sulla situazione tumori a Taranto, dove sotto accusa per l’inquinamento e le malattie causate alla popolazione c’è lo stabilimento Ilva, si scontra con la media italiana. Un caso di cancro ogni 20 abitanti la media Italiana.

Alessandro Marescotti, presidente dell’associazione ambientalista Peacelink, spiega al Corriere della Sera la situazione tumori a Taranto:

“«Per la precisione sono 4.328 malati su 78mila abitanti. Questo significa che se venti persone si riuniscono in una stanza nel quartiere Tamburi almeno una ha un tumore». Nei restanti quartieri, quelli più lontani dalle industrie, c’è «un malato di cancro ogni 26. Infatti nel distretto sanitario 4 che comprende il resto della città – aggiunge Marescotti – vi sono 4.588 malati di tumore su 120mila abitanti. Questa è la situazione attuale»”.

Marescotti parla poi di “prevalenze” della malattia nelle vicinanze dell’Ilva:

“Le cifre di Taranto indicano che cinque persone su 100, vicino all’Ilva, o quattro su 100 negli altri quartieri, hanno o hanno avuto un cancro, un dato chiamato prevalenza”.

 

 


23
Lug 13

Ilva, polveri tossiche ai senatori il gesto polemico degli ambientalisti

 

I rappresentanti delle associazioni ambientaliste Peacelink e Fondo antidiossina onlus di Taranto consegneranno stamani un sacchetto di polvere minerale, diffusa nell’aria dall’Ilva e ritenuta tossica, alle delegazioni delle commissioni Industria e Ambiente del Senato che ieri hanno compiuto un sopralluogo nello stabilimento siderurgico e che oggi stanno incontrando, in tempi diversi nella Prefettura di Taranto, rappresentanti delle istituzioni, dei sindacati, degli ambientalisti e i custodi giudiziari degli impianti dell’Ilva sotto sequestro.

Ilva, polveri tossiche ai senatori il gesto polemico degli ambientalisti – Corriere del Mezzogiorno.

 


14
Lug 13

Taranto: i tumori? colpa delle sigarette di contrabbando

 

Dopo le sagge opinioni del Ministro della salute Lorenzin sugli stil di vita sbagliati dei Campani, addotte come spiegazione all’elevata incidenza di tumori nella “terra dei fuochi”, oggi è il turno del commissario straordinario dell’Ilva di Taranto, Bondi, il quale mette nero su bianco che «i criteri adottati e Ia procedura valutativa seguita dall’Arpa e dalla Regione Puglia nel rapporto sulla valutazione del danno sanitario dello stabilimento Ilva di Taranto presentino numerosi profili critici, sia sotto il profilo dell’attendibilita scientifica, sia sotto il profilo delle conclusioni raggiunte».

In particolare I consulenti di Bondi ripescano tesi già utilizzate in passato dall’Ilva e dalla famiglia Riva, la più singolare – e che però fa capire bene quale sia il livello dello scontro – riguarda la diffusione del tumore al polmone tra i tarantini. Diffusione, secondo gli esperti di parte, non dovuta agli effetti dei fumi prodotti dall’acciaieria più grande d’Europa ma agli stili di vita dei tarantini perché «è noto che a Taranto, città portuale, la disponibilità di sigarette era in passato piu alta rispetto ad altre aree del Sud Italia dove per ragioni economiche il fumo di sigaretta era ridotto fino agli anni ’70»

L’articolo completo:

La Gazzetta del Mezzogiorno.it.

 


03
Lug 13

Ilva, mille euro per 25 famiglie: iniziativa del sindaco di Assago

 

Graziano Musella, sindaco di Assago, ideatore e fondatore del “Fondo di Solidarietà Locale e Nazionale – Azioni contro la Povertà”, consegnerà 1000 euro pro-capite a 25 famiglie di Taranto “che vivono il dramma della povertà generata dalla crisi dell’Ilva”, nel corso di un incontro che si svolgerà il 2 luglio prossimo nel municipio del capoluogo ionico. Al progetto hanno aderito anche Barbara Lugarà, Responsabile della promozione dello stesso, e Barbara Benedettelli, Fondatrice del Movimento ‘L’Italia Vera’. I 25 beneficiari sono stati individuati a seguito di attenta valutazione effettuata dall’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Taranto che ha tenuto conto dello stato sociale e di salute dei componenti il nucleo familiare.

L’articolo:

Ilva, mille euro per 25 famiglie: iniziativa del sindaco di Assago – Il Giorno – Sud Milano.

 

 

 


28
Mag 13

“La salute non è un valore assoluto” parola dei legali del patron dell’Ilva

E’ sconcertante quanto viene riportato dal Corriere della Sera, a proposito dei legali del patron dell’Ilva.

Questi, in una sorta di difesa che sa più d’arrampicata sugli specchi che di ragionevole (e ragionata) difesa del proprio cliente dichiarano, in un articolo di Giusi Fasano:

“La salute non è un valore assoluto e non giustifica tutto. Solo un talebano in malafede può sostenere che ci siano valori assoluti sopra ogni cosa e in ogni circostanza”. “Con la sentenza della Corte Costituzionale, sul decreto “salva Ilva” – prosegue – si dice che la tutela della salute è demandata a poteri diversi dalla magistratura e che ci sono poteri attribuiti al giudice amministrativo sui quali i magistrati della procura di Taranto non possono minimamente interferire. E’ invece loro si sono arrogati quei poteri”. Secondo De Luca verso Riva ci sarebbe un vero e proprio accanimento giudiziario: “Emilio è in condizione di salute precaria – ha affermato-  Si arrabbia perchè è convinto di subire ingiustizie. Sono preoccupato per lui. E’ l’unico caso in Italia dove un uomo di 87 anni è ai domiciliari da luglio dell’anno scorso”.

Premesso che la tutela della salute è uno dei diritti costituzionalmente garantiti, siamo preoccupati anche noi per le sorti dell’87enne Riva.

Chissà se il signor Riva (ed il suo avvocato) hanno mai pensato a tutti quei tarantini che alla  veneranda età  di 80 anni non ci sono mai arrivati, non per colpa loro, ma per le malattie contratte a causa dell’inquinamento che insisteva sulla città di Taranto…

 


23
Feb 13

Suvvia l’Ilva non inquinava…

Creato il 06 gennaio 2013 da Ilazzaro

Un video esplicativo sull’inquinamento prodotto dall’Ilva a Taranto tratto dal canale youtube [email protected].

Ecco quanto si legga alla presentazione del video stesso:

“Oggi, 26 giugno 2012, alle ore 10,30, mi sono recato presso gli uffici della Questura di Taranto, sezione DIGOS, per depositare un esposto per la Procura di Taranto concernente alcuni episodi, da me documentati, che si sono verificati, a più riprese, a ridosso della rada di Mar Grande, esattamente di fronte agli sbocchi delle acque di raffreddamento dei canali 1 e 2 dell’ILVA di Taranto.
Ho riscontrato, in momenti diversi, dunque, che nell’area indicata si propagavano fanghi e sostanze verosimilmente oleose, nonchè schiumose di colore giallo bruno, marrone intenso ed addirittura “nero pece” per diverse centinaia di metri nelle immediate vicinanze degli sbocchi dei canali sopramenzionati, come si può evincere facilmente dalle foto e dai video effettuati che testimoniano la veridicità di quanto da me asserito; a tale riguardo, questa mattina ho consegnato una corposa ed esaustiva documentazione video e fotografica alle autorità di polizia giudiziaria per farla giungere in tempi brevissimi nelle mani del magistrato competente.
Fabio Matacchiera (Fondo Antidiossina Taranto Onlus)

 


23
Feb 13

Quando il padrone dell’Ilva scriveva a Bersani

 

Creato il 27 novembre 2012 da Ilazzaro

Quando il padrone dell'Ilva scriveva a Bersani

Un articolo pubblicato oggi dal Fatto Quotidiano, rivela  una certa vicinanza epistolare tra Bersani ed il patron dell’Ilva, Riva. Ecco una parte dell’articolo:

IL REGALO DI BERLUSCONI
Il senatore del Pd della Seta si oppone al disegno di legge che agevola l’Ilva sulle emissioni di benzo(a)pirene. Fabio Riva parla con suo padre Emilio e gli dice “Archinà vuole che lui (Emilio) faccia una lettera a Bersani, in merito alla polemica sul benzoapirene (…). Fabio dice che il senatore Della Seta ha detto delle falsità assolute (…) che Berlusconi ha fatto un regalo all’Ilva e aggiunge che la lettera serve per dire a Bersani di non fare il ‘coglione'”.
CARO PIERLUIGI
L’email viene spedita: “Mi rivolgo a lei per un episodio di cui è stato protagonista il senatore Della Seta che mi ha molto sconcertato (…) Scusi lo sfogo ma, proprio per quello che negli anni di reciproca conoscenza, ha potuto constatare in merito a come la mia azienda opera, confido che saprà comprenderlo…”. Tra gli anni di reciproca conoscenza, spicca il 2006, quando il gruppo Riva finanziò la campagna elettorale di Bersani con 98mila euro.

FAR USCIRE IL SANGUE A DELLA SETA

E mentre i Riva pensavano di scrivere a Bersani, il deputato del Pd Ludovico Vico veniva intercettato. E, parlando con un dirigente Ilva, commentava “Ora, a questo punto… lì alla Camera dobbiamo farli uscire il sangue a Della Seta…”. (il fatto quotidiano)

Così mentre a Taranto la gente si ammalava e moriva, anzichè cercare una soluzione “sostenibile” a quel mostro che divorava ambiente e vite, la nostra lungimirante classe politica, pensava al modo di sistemare (ancora una volta) la polvere sotto al tappeto (almeno stando alle intercettazioni pubblicate dal Fatto Quotidiano). Così come avviene in tutte le zone del Mezzogiorno dove le bombe ecologiche vengono disinnescate con il silenzio.

E poi la colpa sarebbe della magistratura, ministro Clini?


23
Feb 13

Ilva: intercettazioni “2 tumori in più ogni anno? Una minchiata”

 

Creato il 26 novembre 2012 da Ilazzaro

 

 

 

A Taranto, come a Bagnoli come nella Terra dei fuochi, un solo imperativo per minimizzare ogni fenomeno dannoso alla salute umana: mentire, mentire sempre e comunque. Mentire per poter continuare ad inquinare ed uccidere quegli sporchi terroni puzzolenti.

Distruggerli nella bellezza delle loro terre e nella loro salute.

E mi sovviene la dichiarazione di quel tal ministro che disse, a proposito della terra dei fuochi, che non era ancora possibile accertare una correlazione tra gli incendi continui di diossina (causa rifiuti tossici provenienti dal Nord e smaltiti dalla immondizia umana autoctona) e l’incremento più che esponenziale dei morti per cancro.

Poi succede che escano, come nel caso dell’Ilva, delle intercettazioni e ci rendiamo conto che, oltre al danno, la beffa:

”Due casi di tumore in piu” all’anno? Una minchiata”, secondo qualcuno vicino all’Ilva, forse dei dirigenti.

Sarebbe questo, riporta l’Ansa, il contenuto di un dialogo che coinvolge dirigenti Ilva intercettato telefonicamente dalla Guardia di finanza nel corso dell’inchiesta sul’Ilva di Taranto per disastro ambientale. Lo ha riferito il procuratore di Taranto,Franco Sebastio, durante una conferenza stampa.

Pazzesco.