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16
Giu 17

“Infame” e “Terrone di merd*a” (Video)

Torna la cara vecchia lega, per bocca di quel simpaticone del senatore Centinaio che, tra una pausa e l’altra delle comparsate televisive, dove spazia da Rai 3 a La 7, fino a pontificare Urbi et Orbi, in versione post meridiana, finanche su Rete 4, trova anche il tempo di offendere un avversario politico col più classico degli epiteti razzisti paTani: “terrone di mer*a”.

Per la gioia e la felicità di tutti i meridionali che votano lega che, appassionati di burro e dei suoi molteplici usi lenitivi, finiranno sicuramente per perdonare il buontempone patano.

Chissà se costoro, strenui difensori terroni dello ius soli, capiranno che quello difende Centinaio è uno status che non gli appartiene e non gli apparterrà mai e che continueranno a restare, senza riserve, italiani di serie B. Con la benedizione della Lega di Centinaio.


11
Mag 17

Maroni al Corsera: basta con le Pen, torniamo alle origini “meno soldi al Sud”

Se ne facciano una ragione i sovranisti in salsa verde meridionale, gli adulatori del Salvino nazionale lepenista : il politburo della Patania ha intenzione di scaricare il nazionalismo di don Matteo e di ritornare alle origini.

In occasione del referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto, Maroni tuona:

«Certo. Per tenerci più soldi e mandarne meno al Sud. Non è che io chieda mezza competenzina in più: io voglio che la metà del nostro residuo fiscale, e cioè 27 miliardi, resti in Lombardia e non vada ad alimentare altri sprechi al Sud. Non so se è chiaro. Se non lo è, farò un manifesto. Questa è la Lega Nord, questo è il messaggio forte che noi dobbiamo rilanciare».

Addio grande ammucchiata bruno verde, si torna al localismo etno/economico dei bei tempi che furono.

Intanto proprio al proposito del referendum  autonomista di ottobre, volto ad appagare lo sfizio di chi “mangia” con la (presunta) questione settentrionale, l’economista Gianfranco Viesti, dalle pagine de Il Mulino, scrive:

I presidenti leghisti della Lombardia e del Veneto sono espliciti: il vero obiettivo dell’iniziativa è ottenere maggiori risorse pubbliche rispetto alla situazione attuale; il referendum serve a ottenere sostegno politico per questa richiesta. Si dice: per trattenere sul suolo regionale una maggiore quota delle tasse pagate dai cittadini. Ma le regole della tassazione e dell’allocazione della spesa nel nostro paese sono stabilite dai grandi principi costituzionali: ad esempio, la progressività della tassazione e l’istruzione obbligatoria e gratuita.[…]

Con buona pace dei leghisti di ieri e di oggi, non esistono «soldi del Nord» che vengono sottratti: il «residuo fiscale» che si può stimare (la differenza fra le tasse pagate dai cittadini di una regione e la spesa pubblica che ricade in quella stessa regione) è semplicemente l’esito ex post, in Italia come in tutti gli altri paesi, dell’applicazione delle norme costituzionali in presenza di differenze territoriali nei redditi. Il tentativo del referendum, dietro le richieste di maggiore autonomia, è quello di ottenere dallo Stato l’allocazione, in via preventiva, di maggiori risorse. Naturalmente, sottraendole a tutti gli altri cittadini italiani. È una evidente scelta politica che si colloca nella tradizione leghista; nel dilagante «egoismo dei ricchi»: date più soldi pubblici a noi e meno agli altri.

Il voto serve dunque a portare tanti lombardi e veneti a esprimersi sulla domanda implicita: volete sottrarre risorse pubbliche agli altri cittadini italiani per beneficiarne voi?Una deriva assai pericolosa. Dispiace che il sindaco di Milano (già paladino della riforma costituzionale), sostenga che «se si farà il referendum io consiglierò di votare positivamente». Forse perché non è al corrente delle motivazioni politiche per cui è stato deciso? O forse perché ritiene che sostenere un’iniziativa che potrebbe forse portare più risorse alla sua città (anche se a spese delle altre) sia coerente con l’essere il sindaco della «capitale morale» d’Italia?

Nel frattempo, frotte di terroni con lo spauracchio dell’immigrato e dello zingaro appoggiano un progetto politico volto a togliergli risorse. Nel solco della tradizione italiana.

 


21
Mar 17

Il sindaco lumbard duro e puro: “Napoli fogna”. Se questo è un sindaco…

So’ cos’ ‘e pazz!! Tutto in nome della libertà di parola (pace all’anima sua) viene concesso a questo signore (che tra l’altro è pure un sindaco) di affermare tranquillamente che “Napoli è una fogna”.

E allora visto che Facebook è un bel programmino privato, di proprietà del signor Zuckerberg, convinciamolo a chiudere il profilo di questo signore capace di esprimere pubblicamente (nonostante “uomo delle istituzioni”) opinioni altamente lesive della dignità e dell’identità di un popolo.

Lo ripetiamo, costui è (nientepopodimeno che) il sindaco di Cantù: ci sarà qualcuno che ne chiederà le dimissioni come è stato fatto per De Magistris che ha autorizzato un corteo le cui intenzioni erano proprio quelle di opporsi al leghismo/xenofobo/razzista strisciante?

In fondo il pensiero di Bizzozero è lo stesso della base del partito di Salvini, pronto a blandire i meridionali con specchietti e cocci rotti. Con promesse di emancipazione (ma non troppo) dallo status di selvaggi a cui i teorici del leghismo duro e puro li hanno da sempre confinati.

Questo il testo della sua pagina:

“SALVINI: “NAPOLI È CASA MIA”. FOSSI STATO PRESENTE GLI AVREI SEMPLICEMENTE DETTO CHE CASA MIA INVECE È CANTÙ E LA LOMBARDIA È LA MIA TERRA, MENTRE NAPOLI PER ME RESTA UNA FOGNA INFERNALE (EMBLEMA DELL’INTERA itaGlia) DALLA QUALE MI TENGO BEN LONTANO. Salvini lo ha dichiarato in diretta ieri sera a “QUINTA COLONNA” su Rete 4 e nessuno dei presenti gli ha detto nulla. Io avrei dovuto essere lì in trasmissione a quell’ora ma stranamente, verso le 15.00, mentre già ero a metà del viaggio per Roma, mi hanno telefonato dalla redazione per dirmi che sarei slittato nella seconda metà della trasmissione (cioè dopo la comparsata salviniana). Vi sembra un caso? A me per niente. Così il candidato premier naziunal partenopeo l’ho solo incrociato. Lui usciva dallo studio ed io entravo … e confesso che mi ha fatto una sola impressione: mi è sembrato molto basso … anzi … più che basso direi … piccolo. UN PICCOLO INSIGNIFICANTE LEADERUCCIO NAZIUNAL PARTENOPEO che ha paura dei confronti pubblici con chi sa che lo metterebbe in difficoltà. Che un personaggio così insignificante rappresenti Napoli e la fogna italica non mi sorprende. I napoletani fanno benissimo a votarlo: è perfetto per loro. Che rappresenti invece noi lombardi … mi sembra invece una nostra gravissima responsabilità e sorprendente che alcuni fra noi ancora lo votino”

Giustamente, scrive Drusiana Vetrano su Identità Insorgenti:

Dove sono i Mentana di turno adesso? Dove sono i Gasparri che sbraitano delle dimissioni di de Magistris? Dove sono i Renzi, i de Luca, i piddioti che nei giorni scorsi hanno solidarizzato con Salvini?

Dove siete tutti voi, soloni del pensiero “democratico”, quando ad essere insultato da pezzi di Stato-seppur microscopici- è un intero popolo? Invocatela ora la legge Mancino. Non ce la fate, eh? E allora la invochiamo noi, chiedendo le dimissioni del sindaco di Cantù. Immediate e senza esitazioni.


14
Ago 16

L’indignazione diversamente leghista per quei terroni con la lode

no-alle-prove-invalsi-2013

Una Italia (quella che inizia a nord della linea del Garigliano) intrisa di razzismo contro “negri, zingari e terroni” non puo’ ammettere che questi ultimi (come i primi ed i secondi) possano eccellere nella istruzione.

Pure Brera rimase stupito dalla velocità di quel terrone di Mennea, non poteva essere.

Ora monta l’indignazione per le lodi profuse nelle scuole meridionali. Pure i governatori delle regioni del nord si sono indignati dimenticando che il figlio di un notabile, pezzo grosso patano leghista la laurea se l’era comprata direttamente in Albania.

E chi lo dice che ci sarebbe il trutto? Quella boiata pazzesca dei test Invalsi.

Ecco cosa scrive Pino Aprile a tal proposito:

E se fosse falsa, sbagliata, inattendibile la valutazione Invalsi, contestata quasi ovunque, fortemente avversata in Italia, boicottata, condotta con dati monchi, criteri superati in molti Paesi e, secondo parecchi eperti, poco oggettivi?

Sud è essere messi nella condizione di non fare e non essere, ed essere poi accusati di non fare e non essere.

E l’Invalsi sembra fatto apposta… Vi sembra corretto paragonare i risultati di uno studente che ha una scuola ben attrezzata con uno che a stento ha il banco? Uno che ha una famiglia con reddito sicuro e l’altro che deve preoccuparsi di cosa deve mangiare oggi? Uno che ha biblioteca, computer, laboratori e palestre e l’altro che se li sogna? Uno che ha il tempo pieno e l’altro il tempo corto? Uno che ha la mensa e l’altro il panino da casa? Uno che ha mezzi pubblici a iosa per raggiungere la scuola e l’altro che ha i treni e i collegamenti del Sud? E poi ci si stupisce se con questi criteri, negli Usa, stabilirono “scientificamente” che i neri sono meno intelligenti dei bianchi?

Quello che suona intollerabile ai razzisti del Nord (e non solo a loro) è che in qualcosa il Sud non sia “sotto” il Nord. Poco importa che sia vero o no: è l’idea che il dogma della minorità meridionale venga infranto e si metta in crisi la base di una identità a sfondo razziale, costruita con le armi (fucilazioni, stragi, carcere, deportazioni, rappresaglie) e in un secolo e mezzo di discriminazioni in infrastrutture, investimenti pubblici e diffamazioni a mezzo stampa “nazionale”.

E questa perdita di sicurezza “razziale” (ormai sono i termini da usare) è misurabile dal livore con cui si grida al complotto, al trucco, all’imbroglio; e rivoli di indignazione colano dalle boccucce a culo di gallina di censori padani, a difesa “del futuro dei nostri ragazzi” (quelli del Sud sarebbero figli di nessuno), vittime dello “squilibrio” (hanno avuto il coraggio di usare questo termine!!) che li sfavorisce rispetto ai loro colleghi meridionali.

Non voglio rifare tutta la storia (autostrade a Nord sì, a Sud Salerno-Reggio; treni a Nord sì, a Sud gli scarti del Nord e a Matera manco quelli; alta velocità solo al Nord e una coda al Centro; aeroporti ogni 50 chilometri a Nord, a Sud intere regioni, come la Basilicata o larga parte di regioni, senza…: per nessuno di questi “squilibri” gli “indignati” nordici hanno sentito vibrare le loro offese antennucce e si son messi a fare i conti per denunciarne l’ingiustizia); fermiamoci alla scuola.

A memoria e al volo: chi si è indignato quando, a opera di una disgraziata serie di ministri all’Istruzione (Maria Stella Gelmini, Francesco Profumo, Maria Grazia Carrozza, Stefania Giannini), si è:

sottratto al Sud quasi mezzo miliardo destinato alle scuole pericolanti, per spenderlo altrove;

sono stati esclusi dai programmi di studio della Letteratura del Novecento, nei nostri licei, tutti gli autori e i poeti meridionali, anche se premi Nobel per la letteratura e ancora è così, dopo sei anni di battaglie, mozioni, interrogazioni parlamentari, Relazione al governo (questo) della Commissione parlamentare Cultura;

si è stabilito che il tempo pieno fosse a Nord e al Sud no;

sono state rese “razziali” anche le borse di studio per gli universitari, grazie a uno dei soliti ragionamenti “finto-logici” modello Lega Nord: a Sud possono averle i meritevoli (sino a esaurimento dei fondi: quindi tanti le meritano, pochi le pigliano, perché i soldi sono scarsi) con reddito familiare entro i 15mila euro; al Nord entro i 26mila (lasciate perdere i discorsi: la vita costa di più. Palle. Con un reddito solo, a Sud, devono campare più persone che al Nord, vista la disoccupazione altissima, e l’assenza o pochezza dei servizi pubblici assorbe buona parte del reddito e le tasse sono più alte). Quindi, se vuoi la borsa di studio, vai al Nord;

i soldi per le scuole terremotate (24mila, di cui quasi 13mila in sole tre regioni meridionali: Sicilia, Calabria, Campania) sono stati distribuiti per il 97 per cento a Centro-Nord, un terzo della somma alla sola, terremotatissima Lombardia (noi credevamo L’Aquila…);

i soldi per combattere l’evasione scolastica, record europeo a Scampia e alcuni quartieri di Palermo, sono stati dati in buona parte alla Lombardia e al resto del Nord;

le norme sulla “spesa standard” sono state violate “a maggioranza”, per impedire che andassero al Sud soldi per gli asili nido, e continuare a darli tutti o quasi al Nord, sorvolando sul fatto che lì gli asili li hanno già, e in gran parte del Sud zero asili;

l’immondo decreto Carrozza-Letta sulla “meritocrazia” universitaria (sono proprio spudorati!) stabilisce che sono “migliori” gli atenei più ricchi, che sorgono in territori dove ci sono molte aziende che danno contributi; in cui si pagano tasse più alte (il reddito al Nord è quasi doppio che a Sud) e i cui laureati trovano più facilmente lavoro, nell’anno, entro 100 chilometri dalla sede dell’università. Criteri clamorosamente razzisti, derivanti da un piano che prevede la chiusura delle università meridionali, cui si nega la possibilità di fare ricerca (anche se il Politecnico di Bari, per dire, con quattro soldi, rispetto a Genova e Milano, è uno dei migliori). Solo un esempio: in base a questi criteri, se il Trota si laureasse a Padova e lo assumesse un’azienda dei dintorni, mentre trenta Einstein si laureassero a Potenza, prendessero trenta premi Nobel, e fossero assunti alla Sorbona, a Oxford e alla Nasa, l’università lucana meriterebbe la chiusura e le sottrarrebbero risorse che andrebbero a Padova…

E questa gentaglia parla di “squilibri”? O ritiene tali sono quelli che non siano, come tutti gli altri, a danno del Sud? Quanti posti per insegnanti al Sud ci sarebbero se fossero corrette le storture razziali della scuola italiana? (Uso il termine razziale, per rendere meglio l’idea; forse, da non marxista, bisognerebbe rispolverare termini desueti e di nuovo attualissimi, come “scuola di classe”: via poveri, terroni e cani dalla scuola “pubblica” riservata, ma con i soldi di tutti, a lorsignori. I quali, poi, si riserverebbero di chiamare “ignoranti” gli esclusi: Sud è essere messi nella condizione di non fare e non essere, ed essere poi accusati di non fare e non essere).

Gli indignati per i voti, se in buona fede, rifacciano i conti e ne diano conto. Nessuno è indenne da errori e la qualità delle persone è nel non temere di ammetterli, il che accresce la loro autorevolezza. I finti indignati per paraculismo razziale (ma IlFattoQuotidiano.it che chiede lumi all’iperleghista Zaia sullo “squilibrio”, ne vogliamo parlare?) sono ormai persi alla decenza. E non possono ripensare alle proprie azioni: correrebbero il rischio di dover denunciare per diffamazione la propria biografia.

 


27
Ago 15

“Via quegli immigrati”…ma erano solo turisti dell’Expo

Non ho mai smesso di decantare le lodi della Nemesi, dalle pagine di questo blog, e ieri costei, la dea Nemesi, ma mietuto un’altra vittima: il sindaco leghista di Cologno Monzese.

E già, perchè a furia di “dagli all’immigrato” si è giunti al paradosso (evidentemente razzista) di considerare clandestini, immigrati ed extracomunitari  anche un gruppo di studenti britannici in visita all’Expo, che, scaricati presso una struttura alberghiera, grazie al sempre utile (idiota) tam tam di Facebook, ha finito per allertare la cittadinanza tutta contro i poveri studenti ed il sindaco (leghista a capo di una giunta di centro destra) reo di aver acconsentito all’accoglienza.

Per giustificars,i magnifica inversione ad U dello stesso sindaco che ha dovuto chiarire:

“La deformazione della realtà che ho visto in atto è una vergogna e un pericolo, attenzione tutti, di qualunque matrice politica: nero non equivale a clandestino” (sic, cosa avrà pensato Salvini??) ed ancora:

“Tali voci sono totalmente false Verifiche tempestivamente effettuate con la proprietà della struttura ricettiva,i carabinieri e la polizia locale, hanno permesso di appurare senza dubbio che l’albergo ospita, in questi giorni, esclusivamente clienti paganti privati, del tutto regolari”.

“Per motivi di tutela della privacy, posso aggiungere solo che le voci comparse su Facebook  sono frutto di un clamoroso equivoco che deriva, con tutta probabilità, da semplicistiche ed ottuse associazioni di idee sull’aspetto fisico delle persone”. ..un messaggio al segretario leghista?


07
Giu 15

Bossi: fuori i meridionali da Pontida

foto di Voci di Popolo

foto di Voci di Popolo

Le vicende giudiziarie non ne hanno spento l’irredentismo patano e la fissa dei meridionali fuori dai confini dell’ineffabile repubblica verde: l’Umberto Bossi è categorico, con buona pace dei 20-30 mila meridionali che hanno portato voti al carroccio e che avrebbero voluto godere dello stesso status degli altri elettori di quel di Patania:

“Salvini deve fare esperienza  ad esempio non ha preso voti al Sud, mentre lui si immaginava di andare bene. Il problema e’ che il Sud ha partecipato troppe volte al banchetto romano coi soldi del Nord”. Ma e’ quando gli viene chiesto se e’ d’accordo a “invitare gente del Sud a Pontida”, come ha annunciato Salvini, che Bossi torna tranchant: “No, quella e’ una festa identitaria del Nord, fa parte della nostra storia. Se invitiamo degli estranei, Pontida rischia di perdere la sua valenza. E poi non ho ancora conosciuto gente del Sud che vuole darci una mano contro l’assistenzialismo”. (fonte AGI)

Non basta una laurea in Albania che partorisce gerundio in luogo del participio presente e neppure una felpa col nome della località dove si chiedono voti. Si resta comunque terroni. Anche se si sostituisce la pizza fritta con gli scagliuzzo di polenta per sentirsi più identitariamente…patani.

Coccooo, cocco bello, accattatev ‘o cocco…


03
Mar 15

La banconota della Padania indipendente

Nel nuovo numero di Limes sulla geofinanza, dal titolo Moneta e Impero, Edoardo Boria descrive e commenta un reperto del 1996 emesso dalla Banca della Padania Libera e Indipendente in occasione della dichiarazione di indipendenza della nazione padana,15/9/1996» (sic!). Lontanissimi ancora i tempi in cui la Lega in nome di un grottesco volemosebbene, contrordine patani, caro sud ti chiedo scusa, elemosina voti al Mezzogiorno. Alla fine ritorna dal passato un memento all’intima idea ed aspirazione. Al “core business” del movimento.

Il percorso del Po come richiamo simbolico in un oggetto che evoca una necessità molto più prosaica di ogni progetto politico: finanziarsi. Bandiere, cavalieri e allegorie sparse, compreso l’edificio del parlamento della Padania, allora ospitato proprio vicino al Po in corrispondenza del cuore.Sul retro della banconota, insieme al ritratto di un giovanile Umberto Bossi, è riportata l’espressione dialettale «cincentmila. Pagabil a vista al portadur» con firme di «el guvernadur»e «el caser». (fonte Limes)

Sarà questa l’arma segreta di Salvini per il dopo euro?

Ecco le immagini:

fonte: Limes

fonte: Limes

fonte: Scripofiliia

fonte: Scripofiliia

 

 


06
Gen 15

Quando Pino Daniele fu rinviato a giudizio per aver insultato Bossi

Credetemi, nelle ultime ore ho letto una liturgia di idiozie su Giuseppe Daniele che neanche avrei immaginato. Elucubrazioni e speculazioni stucchevoli, inopportune, inutili. Era di destra o di sinistra (un pò come la vasca o la doccia)? Qualcuno lo ha definito garibaldino, qualcun altro mazziniano, un noto quotidiano del Nord, il cui nome inizia con la “L”, ha addirittura pubblicato un sondaggio disgustoso in cui si chiede conto ai lettori di un presunto tradimento di Pino alla città di Napoli (un pò come a domandare, per sillogismo, se pure Virgilio, Leopardi o Pergolesi avessero mai disprezzato la terra natìa)

Come se amare una città volesse dire vivere esclusivamente in quest’ultima. Facciamola semplice, Pinuccio era semplicemente napoletano e fieramente anti leghista, come ha avuto modo di ricordare in maniera infelice anche una pagina di meridionali sostenitori di Salvini (ehh, la sindrome di Stoccolma…)

Quasi nessuno ricorda che Giuseppe Daniele è stato uno dei pochissimi e rari artisti napoletani, insieme a Massimo Troisi, ad aver preso sempre una posizione chiara e netta contro il razzismo verso i meridionali e verso i napoletani, sia pubblicamente nel corso di eventi, che all’interno delle proprie canzoni. A tal punto da essere stato rinviato a giudizio, nel 2007, per aver insultato Bossi, allora leader leghista, durante una conferenza stampa, a Sanremo, all’epoca del festival della canzone italiana del 2001, commentando la performance canora leghista in un ristorante di Napoli.

«Bossi che canta Maruzzella a Napoli? È un uomo di m…, mi fa schifo».

 

Trovatemi ora un solo artista napoletano o meridionale che abbia dato una definizione tanto esplicita del senatùr.

Venerdì il gup Eduardo Brasco di Sanremo ha rinviato a giudizio Daniele, fissando la data di inizio del processo al prossimo 23 gennaio. Il giudice ha così ravvisato in quella frase gli estremi della diffamazione.
Per via di quegli insulti Daniele potrebbe essere costretto a sborsare 500 mila euro, la cifra che i legali di Bossi avrebbero chiesto come risarcimento danni. (Corriere della Sera).

Solo per inciso, oggi apprendo da Gigio Rosa, speaker radiofonico, quello che diffuse il brano Napul’è di cui vi parlavo ieri, prima della partita Napoli-Inter, che sarebbe stata la società sportiva calcio Napoli a chiedere di non riproporre più la canzone di Pino Daniele. Questo scrive lo speaker sul proprio profilo Facebook:

Il Calcio Napoli mi impedì di mettere ancora Napul’è prima dell’ingresso delle squadre in campo. Questo il motivo della fine della mia collaborazione allo stadio San Paolo. Adesso ti onoreranno Pino. Adesso. Solo adesso. Vedrai. Questa città è sempre stata così: ti onora quando è sicura di non poterti dare più soddisfazione guardandoti negli occhi. Ti rispetta in ritardo, ti ignora e poi, quando non ci sei più, ti esalta e ti rimpiange. Tu lo sapevi e ci hai fatto più di una canzone. Grazie e perdonaci se non siamo riusciti ad amarti di più. Per me da oggi, la musica cambia. Gigio Rosa


15
Dic 14

Salvini: fenomenologia del leader del centro destra creato in tv

foto tratta da Metronews

Siamo passati nel giro di pochissimo tempo dal Salvini su youtube che rutta e intona cori contro i napoletani, al Salvini che fa la pizza e posta la foto sui social network, al Salvini “Che Guevara”, al Salvini che balla con la Le Pen e diventa per una precisa scelta della comunicazione e dei media (forse pure a sua insaputa) il leader del centro destra da contrapporre a Renzi. Utile anche perchè pesca nell’elettorato grillino e nel Movimento 5 Stelle che viene di fatto depotenziato.

L’imprimatur per il leader della felpa personalizzata è sicuramente arrivato dopo la benedizione di Berlusconi: Salvini è il nostro goleador. Amen.

Nel deserto della destra, la lega diventa con una perfetta operazione di maquillage, un partito di destra, di quella destra populista che raccoglie il voto di protesta, degli scontenti, dei bufalari da internet che attribuiscono agli immigrati (e prima ai meridionali) l’origine di ogni male.

Si parla di ricette? Tac, Salvini sforna la pizza. Si parla di calcio? Salvini alla trasmissione sui mondiali. A qualsiasi ora del giorno e della notte te lo trovi davanti. Che se ancora ci fosse stato “Colpo Grosso” ce lo saremmo sorbito pure là, dopo “Porta a Porta”. “Cin cin cin cin, ricoprimi di baci”. Meno male o ci avrebbero devastato pure qualsiasi timida ed acerba aspirazione onanista.

Qualcuno si sta divertendo a segnalare tutte le comparsate del buon Matteo verde e chiede perchè sia ovunque. Ed io ovunque rispondo allo stesso modo: non è un caso, ma una precisa scelta volta a creare un antagonista di comodo (o davvero credete che Salvini possa vincere le elezioni? Un progetto sull’Italia ” e si, un attimo, da qualche parte ho i foglietti…”) che faccia vincere le elezioni a quell’altro Matteo e alla sua große koalition in salsa italiana, quella del gattopardesco “volemose bbene”.

Ecco il progetto per l’Italia (sono 30 anni che parlano di secessione figurati che gliene frega). Dal minuto 42:00 :


05
Dic 14

Cota e il questionario per Torino sui “campi zingari”

Nonostante il fiorente business emergenziale indotto, che ruota intorno ad immigrati e campi rom, scoperchiato dalle cronache giudiziarie capitoline, con un tempismo perfetto, l’ex presidente della Regione Piemonte (quello delle mutande verdi),il leghista Cota lancia un sondaggio tra i cittadini per sviscerare i problemi all’ombra della Mole:

«Lei, come cittadino del Piemonte, si sente discriminato rispetto agli immigrati irregolari?»

Ed ancora (questa è surreale):

«Pensa che sia giunto il momento di dire: prima i nostri?»

Chi sarebbe incluso nella categoria “nostri” resta tuttavia frutto dell’ermetismo leghista. I torinesi? I piemontesi? Gli abitanti del quartiere xyz? I leghisti (ancora? siete insaziabili!) I patani? Gli abitanti del pianeta terra? i tifosi della Juve? I tifosi del Toro?

Sui “campi zingari” invece è tutto chiaro alla faccia del politicamente corretto.

Per la felicità di chi sulle emergenze dell’immigrazione ci campa e alla fine non capisci mai se questi venticelli che soffiano sull’intolleranza siano ingenui o in malafede.

PS:ho addirittura letto di teorici dell’ “immigrazione mai storicamente esistita” e figlia solo di eventi contigenti degli ultimi anni. Teorie capaci di radere al suolo pagine e pagine di libri di storia. Comprese le fondamenta della Magna Grecia.