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09
Nov 14

“Statt bbuon” , arrivedorci Padania

Finisce un’epoca, finisce la storia di uno dei quotidiani che ha contribuito, con i suoi titoli e le sue provocazioni (chissà se davvero provocazioni) a dare voce ad intolleranza e discriminazione nei confronti di meridionali, extracomunitari e chiunque venisse da oltre Rubicone: la Padania.

Verrà sostituità degnamente, ed evidentemente, dai tweet compulsivi del nuovo Politburo patano.

Tutta questa soddisfazione che leggo in giro, in realtà, la condivido ma moderatamente se non altro perchè il ruolo svolto dal quotidiano leghista, oggi, con più testa (e per questo in maniera più grave) e meno pancia, è recitato pure da altri quotidiani, ipocritamente borghesi e parossisticamente radical chic che, da destra a sinistra, con un registro diverso (e quindi con maggiore efficacia) puntano al medesimo risultato.

Pazienza, prima o poi chiuderanno anche loro, soverchiati dal peso di siti e sitarielli pregni di bufale un tanto al chilo che fanno il pieno di click e pubblicità sul web. Figli della mala informazione che, in fin dei conti, hanno loro stessi contribuito a creare.

Statt bbuon, arrivedOrci Padania, un tweet ci seppellirà..

Mi piace ricordarli così, con una serie di prime pagine da antologia che ancora vengono serbate gelosamente dalla rete…


04
Nov 14

De Magistris: grazie alla Lega 1200 lavoratori napoletani e palermitani rischiano la retribuzione

Un duro atto d’accusa del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris che, dal proprio profilo fwcebook lancia l’allarme:

Un emendamento voluto dalla Lega ha cancellato dalla Legge di Stabilità, dopo 31 anni, il pagamento delle retribuzioni per i lavoratori delle cooperative di Napoli e Palermo.

Un emendamento incomprensibile ed inaccettabile che le altre forze politiche presenti in Commissione Bilancio non hanno contrastato adeguatamente e che la Lega vuole far passare per un taglio alle mance del Sud. E’ un’offesa a 1200 lavoratori che a Napoli in molti settori della vita della Città svolgono un lavoro essenziale e che da gennaio rischiano di non percepire la retribuzione.
Come Amministrazione ci siamo mossi subito sia, come sempre in maniera istituzionale, scrivendo al Presidente della Camera Boldrini sia chiedendo un risoluto intervento a tutti i Parlamentari campani di ogni forza politica.

Cosa facevano ,nel mentre, onorevoli campani e siciliani? Erano adagiati come al solito tra le braccia di Orfeo? O si dedicavano all’invio compulsivo di tweet?


19
Ott 14

Prima gli italiani. Ma non voi, gli altri…

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Siamo passati da “Prima il Nord” a “Prima gli italiani” in un camouflage etnico geografico, dal notevole gusto antropologico. Nello stesso luogo, nello stesso momento.

Onestamente a me calabresi, campani, pugliesi, col cartello “prima gli italiani”,ieri a Milano, facevano tenerezza. Se solo si fossero spostati in piazza a qualche centinaio di metri più in lá, la loro fierezza italica sarebbe stata fortemente messa in discussione dal cartello che invocava immantinente secessione e aggiungeva “Italia m….”

Se quei corregionali del Sud si fossero spostati in giro per la piazza avrebbero trovato qualcuno che a chiamarli italiani, proprio non ci ha mai pensato, condensando nel sintetico “terroni” un profondo sentimento di accoglienza. Da 60 anni a questa parte. Tra l’altro lo stesso signore che arringava dal palco (e che per scaramanzia non nomino), in qualche video che ancora gira per la rete ha dimostrato di pensarla allo stesso modo.

Sono forse italiani i calabresi quando ci impiegano 9 ore per andare da Reggio a Bari?
Sono forse italiani i campani, quando qualche gerarca veneto invoca meno assunzioni di insegnanti meridionali e prima i veneti nelle assunzioni in scuole ed ospedali?
Sono forse italiani, i campani, lucani, calabresi e siciliani per i quali la Tav è soltanto una idea platonica di cui se ne discute come si fa come se fosse lo Spirito Santo?
O sono forse italiani, tutti costoro quando la stampa ne adduce l’origine geografica a sinonimo di delinquenza?

Chissá, eppure ieri sfilavano fieri della loro italianità. Rivendicando la precedenza (meglio un autoctono idiota in fabbrica o in ospedale, che un “esterno” capace?) sugli immigrati. Fino a quando qualcuno, con un bell’annuncio di affitto o di lavoro, che spesso ho denunciato su questo blog, gli chiarirà il concetto e l’appartenenza “no stranieri, no meridionali”.

Prima gli italiani. Ma non voi, gli altri.


01
Ott 14

“Basta tour in Veneto per i nostri concorsi! Lavoro prima ai veneti!”

A ogni regione i suoi lavoratori, scelti ovviamente su base territoriale. Sei nato a Napoli? Puoi fare i concorsi solo a Napoli. Sei nato a Milano? Solo a Milano. E se non bastasse, meglio costruire muri alti alti alti fino al soffitto, come diceva il buon Giobbe Covatta, con tanto di avvoltoi che impediscano lo scavalcamento.

A seguire questo ragionamento, non ci sarebbe stato alcun boom economico, le fabbriche al Nord che necessitavano di manodopera probabilmente avrebbero chiuso.

Ma tutto questo non lo sa tale Nicola Finco, la cui biografia su Twitter recita: “Consigliere Regionale del Veneto-Presidente commissione Ambiente, Lavori Pubblici, Protezione Civile-Coordinatore Nazionale Giovani Padani del Veneto-Lega Nord”.

Tuona Finco: “POSTI DI LAVORO PRIMA AI VENETI! Ieri centinaia di candidati da Sud sono arrivati a Vicenza per un posto da infermiere. Ma io dico: è giusto o no che le nostre Ulss assumano laureati in Veneto, di cui conosciamo preparazione e qualità? E’ giusto o no che con 200.000 disoccupati noi diamo priorità ai veneti nei concorsi pubblici? Non è così che fa qualunque azienda, dando precedenza a chi si è formato al suo interno?”

Caro Finco, ma qualcuno impedisce forse ai Veneti di partecipare ai concorsi?

Ma l’esilarante delirio su base etnicodidattica, riportato dal sito di informazione Roadtvitalia, è questo:

“Vorrei poi capire se i candidati del sud, destinatari da sempre di voti di laurea più generosi dei nostri, riescono a garantire ai pazienti degli ospedali vicentini e padovani una qualità di servizio di assoluta eccellenza, frutto di anni di studio in Atenei come quelli veneti”.

Caro Finco, lei ha ragione, le lauree albanesi garantiscono una maggiore preparazione.

PS: mi viene un dubbio, per partecipare ai concorsi secondo le teorie di Finco, vale il luogo di nascita o quello di residenza? Sono ammessi i meridionali di seconda generazione? E se uno ha un genitore meridionale ed uno veneto, quali dei due si può far valere come criterio di precedenza?

PPS: facciamo valere questo criterio anche per le formazioni delle squadre di calcio?

PPPS: intanto il partito di questo signore viene ancora invitato in tutte le trasmissioni televisive come interlocutore pure di un certo spessore e, paradosso etnografico, si presenterà con un autorevole leader come Boirghezio proprio al Sud.

Adda passà a nuttat…ma quanto è lunga questa nottata…

foto tratta da Roadtvitalia


15
Set 14

“Chi aderisce alla Lega Sud deve lo stesso cedere il posto ai milanesi in metropolitana?”

Salvini ha lanciato la ferale notizia: faremo la lega al Sud. Modestamente, qualche mese fa, anticipando le intenzioni del segretario leghista avevo anche stilato un possibile (e probabile) identikit del potenziale iscritto. Ad uso eventualmente dei vertici leghisti per reclutare militanti:

  • Ha sostituito tutti i poster di Marika Fruscio e Sophia Loren con quelli di Silvye Lubamba (fiera icona leghista).
  • Ha sostiuito tutte le immagini sacre della Madonna dell’Arco e di San Gennaro, con quelle di San Marco e di Sant’Ambrogio.
  • Ha anteposto l’uso della doccia a quello della vasca, perchè non fa perdere tempo e non conduce all’ozio tipico dei meridionali.
  • Beve solo thè perchè il caffè lo rende nervoso.
  • Per lui Gullit è megl’ e Maradona.
  • Fa la pizza solo secondo la tradizione di casa Salvini.
  • A Natale niente struffoli, solo panettone.
  • Quando c’è la nebbia si commuove.
  • Si lamenta che intorno a sè ci siano troppi napoletani.
  • Adora l’Arena , il programma di Rai 1, si finge falso invalido  e si fa intervistare da Giletti.
  • Ha cambiato il proprio accento d’origine, cercando di riprodurre il più fedelmente possibile, quello dei territori a nord del Rubicone. Purtroppo riesce a rivolgersi all’interlocutore, solo con improbabili suoni gutturali più simili alla lingua degli elfi  de “il Signore degli Anelli”.
  • Ha una residenza farlocca fuori Campania per risparmaire sulla tariffa Rc Auto.
  • Quando guarda “Li chiamarono Briganti” di Pasquale Squitieri, fa spudoratamente il tifo per Cialdini.
  • Si fa fotografare senza casco su uno scooter 50 insieme al “cuggino”, alla fidanzata, al nipote, allo zio, al figlio del vicino di casa. Poi pubblica la fotografia su Facebook con la didascalia: “Succede solo a Napoli”. E chiama la troupe di Studio Aperto per documentare tutto.
  • Quando risponde al telefono, esordisce con “Ohi..ciao” anzichè con “Uè..”
  • Nel condominio è acerrimo nemico di Gennaro Esposito del terzo piano.
  • Le vacanze al mare le fa a Chioggia.
  • Alle pizzette di ciurilli, preferisce gli scagliuozzi di polenta.

Anche Pino Aprile, quest’oggi, dal proprio profilo Facebook, entusiasta per la notizia (“Wow!”) pone alcune domande al polit bureau padano per approfondire la questione (con la solita, apprezzata vis polemica):

1 – il nuovo soggetto politico chiamato Lega Sud è così “autonomo”, che ne dà l’annuncio il segretario della Lega Nord;
2 – chi aderisse a questa Lega Sud dovrebbe lo stesso cedere il posto ai milanesi in metropolitana meneghina, come da proposta del Salvini?
3 – a proposito della puzza dei “napoletani colerosi e terremotati” (citaz di Salvini), “merdacce mediterranee” (ciatz Borghezio) e “topi da derattizzare” (citaz. Calderoli) o “porci” (citaz. Bossi), gli aderenti alla Lega Sud, meriterebbero ugualmente di essere “lavati” in occasione di eruzioni del Vesuvio o dell’Etna?
4 – e comunque, un dirigente della Lega Sud, intervistato mentre svolgeva il suo compito di tappetino dinanzi all’ingresso della sede della Lega Nord, ha assicurato che “questo nostro nuovo soggetto politico è davvero autonomo. Non è una cosa della Lega Nord, è una cosa nostra, diciamo…”


17
Ago 14

Alberto da Giussano? No, grazie…

Che pessimo risveglio di una domenica d’agosto. Ho letto che Salvini, dopo l’exploit della Lega al sud, vorrebbe fare un partito da trapiantare tra quelli che in 30 e passa anni di lega sono sempre stati i terún, un partito meridianoleghista con l’immagine di Alberto da Giussano, che, per chi non lo sapesse, sarebbe quel tizio che campeggia nel simbolo della lega con la spada puntata verso il cielo a mò di parafulmine.

Alberto da Giussano, secondo Wikipedia, è un personaggio leggendario che avrebbe guidato i comuni lombardi contro Federico Barbarossa. Appunto, eccoun motivo in più per rispedire al mittente il presunto progetto identitario made in patania. Non si capisce infatti a quale presunta identità meridionale faccia riferimento un personaggio che ha combattuto il nonno dello “stupor mundi”, il “puer apuliae”, ovvero Federico II di Svevia di cui Federico Barbarossa era, per l’appunto, un ascendente.

Restando nel campo di quella che sarà sicuramente una provocazione, Federico II è uno dei pilastri imprescindibili della storia del sud, con la sua opera innovativa nel campo della cultura, delle arti e della legislazione di un Regno (entro i cui territori   convivevano ebrei, musulmani e cristiani, pensa te) che, dal punto di vista della geografia politica, ha mantenuto più o meno gli stessi confini sino ad un secolo e mezzo fa.

Quindi caro Salvini, facci il piacere tieniti pure in padania il buon Alberto che, anche in questo caso, con noi , qui al sud ha poco a che vedere dal punto di vista identitario e storico. Continuiamo ad essere agli antipodi.

Del resto lo sa bene l’elettorato leghista che, nei soliti commenti fatti di ampie aperture mentali, sul sito del quotidiano Libero scrive, ad esempio: “alberto da giussano simbolo della lega sud? Meglio metterci un qualunque Mustafà…è più in carattere col carattere locale” per poi concludere che da noi al sud mancherebbero i cromosomi per “fare” la lega. Per fortuna direi.


14
Lug 14

Il redditizio gioco della compravendita delle frequenze radiofoniche…al Sud

“Radio Padania ci sta assediando. Noi editori delle emittenti locali facciamo fatica a realizzare anche le più piccole modifiche tecniche per farci sentire meglio nel nostro territorio. Dobbiamo rispettare mille cavilli burocratici e se sgarriamo siamo ogni volta puniti dal ministero con una sanzione minima di 6 mila euro. Invece c’è un’emittente che può fare tutto: Radio Padania. Occupa le frequenze libere anche al sud e poi le cede. A Trapani ha già acceso un suo ripetitore due volte. Arriva e poi se ne va”. Queste le parole di Salvo Giordano, della emittente palermitana Prima Radio (al Fatto Quotidiano) che mette in evidenza un fenomeno del tutto legale intendiamoci (grazie alle solite leggi ad personam che vengono create in Italia) e che sono state messe in evidenza con una interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio, lo scorso 1 luglio, rivolta dai deputati  Nuti e De Lorenzis del Movimento 5 Stelle.

Gia’ altre volte avevamo dato conto dell’arrivo al Sud delle trasmissioni di Radio Padania, lo facevamo con preoccupazione, salvo poi scoprire (per fortuna, con piacere) che dopo qualche mese di trasmissione il segnale spariva. A cosa era dovuto? Semplice, secondo quanto si apprende, l’emittente patana aveva venduto le proprie frequenze ad altri.

Come scrivevo e’ un sistema tutto legale, introdotto, manco a farlo apposta, nel 2001, quando la lega governava con Berlusconi, da un emendamento leghista il quale stabilisce che: «i soggetti titolari di concessione radiofonica comunitaria in ambito nazionale sono autorizzati ad attivare nuovi impianti (…) sino al raggiungimento della copertura di cui all’articolo 3, comma 5, della legge 31 luglio 1997, n. 249. Decorsi novanta giorni dalla comunicazione di attivazione degli impianti al Ministero delle comunicazioni ed in mancanza di segnalazioni di interferenze, la frequenza utilizzata si intende autorizzata».

Nella fattispecie di  “titolari di concessione radiofonica comunitaria in ambito nazionale” rientrano due emittenti: radio padania e Radio Maria.

Nuti e De Lorenzis scrivono:

la citata previsione normativa costituirebbe un ingiusto e smisurato favore nei confronti di due emittenti radiofoniche politicamente e culturalmente schierate, di cui una, Radio Padania Libera, costituisce emittente radiofonica di un partito politico, che, tra l’altro, sempre ad avviso degli interroganti, è solita dar voce ad opinioni xenofobe, razziste, omofobe e contrarie all’unità nazionale, così come sancita dalla Costituzione;
inoltre, costituirebbe un provvedimento di assoluto sfavore nei confronti delle numerose emittenti radiofoniche locali, il cui numero negli ultimi anni è drasticamente diminuito, anche a causa delle evidenti difficoltà economiche;
la norma richiamata in premessa, ha consentito a Radio Padania Libera e a Radio Maria di acquisire gratuitamente un elevato numero di frequenze, garantendo un aumento considerevole del proprio patrimonio, senza alcun costo;
in molti casi le frequenze radiofoniche così acquisite sono state cedute a titolo oneroso ad altre emittenti radiofoniche commerciali ovvero in cambio di frequenze di altre aree, in alcuni casi con una differenza di valore che ha consentito comunque di ottenere plusvalenze, anche ingenti;

 

Secondo i parlamentari del 5 Stelle:

la conferma viene anche dal fatto che Radio Padania Libera ha provveduto, sin dall’entrata in vigore della norma, ad occupare frequenze radio su tutto il territorio nazionale, solitamente non trasmettendo ovvero limitandosi a trasmettere i propri programmi per i primi 90 giorni, vale a dire la durata minima richiesta dalla legge affinché la frequenza possa essere acquisita, per poi cedere le frequenze radiofoniche a titolo oneroso ovvero permutandole in cambio di altre frequenze presenti nelle zone settentrionali del Paese.

 

E’ per questo motivo che, secondo Gianni Barbacetto del Fatto Quotidiano, l’emittente padana avrebbe iniziato a trasmettere a Cagliari e a Palermo, a Gallipoli e a Salerno, a Trapani e Avellino. Quanto ci ha guadagnato l’emittente da questa compravendita (legale grazie all’emendamento leghista di cui sopra)?

Sempre secondo Gianni Barbacetto del Fatto Quotidiano:

Il  fatturato di Radio Padania, che nel 2006 era di soli 100 mila euro, nel 2007 cresce a 1, 5 milioni e nel 2008 raggiunge quasi i 2 milioni di euro. Il salto non può essere spiegato con gli introiti pubblicitari, perché le radio comunitarie per legge non possono trasmettere spot per più di 3 minuti ogni ora. Mistero su come vengono contabilizzati gli “scambi”, ma anche sul numero delle frequenze occupate: almeno un centinaio, forse addirittura trecento, secondo le stime degli esperti del settore. Per un valore che potrebbe attestarsi attorno a un minimo di 10 milioni di euro, ma che potrebbe essere anche il doppio.

 

Lo ribadisco, non c’e’ nulla di illegale in certe pratiche. Ma di certo non c’e’ neanche nulla di eticamente accettabile visto che l’etere e’ un bene della collettivita’ e che in questo caso, la compravendita pone una forte disparita’ di trattamento soprattutto nei confronti delle emittenti piu’ piccole realmente radicate sul territorio (minando il principio di pluralita’ dell’informazione). Proprio come la palermitana Prima Radio.


27
Giu 14

A Luglio chiude Telepadania noi la ricordiamo così

Dopo sedici anni di attivita’ chiude ‘Telepadania’. La Lega Nord ha deciso di puntare sui nuovi media e chiudere le casse del Movimento: la societa’ che gestisce la tv, la ‘Celticon’, controllata dal partito attraverso la finanziaria Fingroup, ha, quindi, avviato la procedura per cessare l’attivita’ a partire dal primo luglio.

Una notizia che non mancherà di generare “moderata soddisfazione” in chi negli anni si è sentito vilipeso ed offeso gratuitamente, nella dignità e nella identità, dai contenuti di uno degli organi di informazione della Lega Nord.

Mi piace ricordarla con un video offensivo nei confronti dei napoletani e col la risposta che seguì da parte del sindaco De Magistris.


27
Mag 14

L’identikit del campano che vota Padania (reloaded)

Post semiserio su un fenomeno che sfugge ad ogni logica razionale. Con l’invito a sorridere.

Ecco alcune caratteristiche del terùn (campano) che vota Patania:

  • Ha sostituito tutti i poster di Valentina Nappi e Sophia Loren con quelli di Silvye Lubamba (fiera icona leghista).
  • Ha sostiuito tutte le immagini sacre della Madonna dell’Arco e di San Gennaro, con quelle di San Marco e di Sant’Ambrogio.
  • Ha anteposto l’uso della doccia a quello della vasca, perchè non fa perdere tempo e non conduce all’ozio tipico dei meridionali.
  • Ha spostato la propria residenza ad Agerola (in provincia di Napoli) o Maletto (in provincia di Catania), dove la Lega è il primo partito.
  • Beve solo thè perchè il caffè lo rende nervoso.
  • Per lui Gullit è megl’ e Maradona.
  • Fa la pizza solo secondo la tradizione di casa Salvini.
  • A Natale niente struffoli, solo panettone.
  • Quando c’è la nebbia si commuove.
  • Si lamenta che intorno a sè ci siano troppi napoletani.
  • Adora l’Arena , il programma di Rai 1, si finge falso invalido  e si fa intervistare da Giletti.
  • Ha cambiato il proprio accento d’origine, cercando di riprodurre il più fedelmente possibile, quello dei territori a nord del Rubicone. Purtroppo riesce a rivolgersi all’interlocutore, solo con improbabili suoni gutturali più simili alla lingua degli elfi  de “il Signore degli Anelli”.
  • Ha una residenza farlocca fuori Campania per risparmaire sulla tariffa Rc Auto.
  • Quando guarda “Li chiamarono Briganti” di Pasquale Squitieri, fa spudoratamente il tifo per Cialdini.
  • Si fa fotografare senza casco su uno scooter 50 insieme al “cuggino”, alla fidanzata, al nipote, allo zio, al figlio del vicino di casa. Poi pubblica la fotografia su Facebook con la didascalia: “Succede solo a Napoli”. E chiama la troupe di Studio Aperto per documentare tutto.
  • Quando risponde al telefono, esordisce con “Ohi..ciao” anzichè con “Uè..”
  • Nel condominio è acerrimo nemico di Gennaro Esposito del terzo piano.
  • Le vacanze al mare le fa a Chioggia.
  • Alle pizzette di ciurilli, preferisce gli scagliuozzi di polenta.

Ogni riferimento a fatti, persone e circostanze è puramente casuale. Se ti senti chiamato in causa, passat nà man pà cuscienza,fatti un esame di coscienza :).


27
Mag 14

Agosto 2010: quando Bossi raccontava la verità sul Sud

Saranno contenti quei 50mila e passa meridionali che hanno votato la Lega. Di leggere quando nel 2010 Bossi rivelava una verità che poi era anche la vision del movimento.

Quattro anni fa a Busto Arsizio, un Umberto Bossi ancora in sella al carroccio dichiarava: il Sud doveva essere solo una colonia interna. Un’ammissione che, funzionalmente, non ebbe molta eco.

L’ex leader ed ispiratore del movimento lo fece  al Museo del Tessile, il 27 agosto 2010. Un quotidiano lombardo così riportava la croanca:

Queste le prime parole del leader del Carroccio sul palco bustocco mentre subito dopo si è lanciato in una “visione alternativa” dell’unità d’Italia che farà discutere ad un anno dal 150esimo compleanno del Paese, parlando del libro “Il regno del Nord”, presentato nei giorni scorsi a Cortina d’Ampezzo, e secondo il quale Cavour era un federalista e la decisione di riunificarel’Italia è stata frutto del bisogno delle imprese del nord di avere una colonia dove vendere i propri prodotti: “ Non pensavano allora che venisse fuori un guazzabuglio di questo tipo – ha detto ancora Bossi nella sua rilettura dell’Unità d’Italia – e furono gli stessi imprenditori del nord a finanziare Garibaldi per prendere il sud”. Germania e Inghilterra mandarono i loro eserciti in India e in Africa per vendere i loro prodotti e il Piemonte decise di prendersi il sud-Italia. Alla fine, secondo Bossi, il nord pagò mille volte di più questa scelta decidendo di non trasformare il sud in una colonia vera e propria.

Quello che Bossi (ed oggi Maroni e Salvini) ignorava ed ignora sono gli studi di Paolo Savona che invece dimostrano proprio il contrario, e cioè che quell’esperimento è riuscito benissimo. Su 10 euro spesi al sud, solo 3 circa, restano in media sul territorio.

Molto più autorevole, di certo, la citazione di Einaudi:

É vero che noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano dopo la conquista dell’unità e dell’indipendenza nazionale, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio ed ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale, con la conseguenza di impoverire l’agricoltura, unica industria del Sud; è vero che abbiamo spostato molta ricchezza dal Sud al Nord con la vendita dell’asse ecclesiastico e del demanio e coi prestiti pubblici. (da Il buongoverno)