Crea sito


15
Nov 16

Fondi per la manutenzione delle strade: le città con meno disoccupati beccano più soldi

cxsmpslwqaaz_8d

Sulle pagine de “Il Mattino” Marco Esposito torna a parlare di fabbisogni e servizi essenziali, smascherando le evidenti disparità nel riparto di risorse per la manutenzione di 130 mila chilometri di strade provinciali. Il servizio pubblico preso a campione mette a confronto i criteri di assegnazione dei fondi per la Città metropolitana di Milano e la Città metropolitana di Napoli, la prima con meno strade da manutenere e più soldi da spendere, la seconda con più strade da mettere a posto e la metà di fondi da gestire. <<La Determinazione dei fabbisogni standard per le Province e le Città metropolitane>> nasconde in 88 pagine-spiega Esposito-delle vere e proprie trappole per il Mezzogiorno. Le strade gestite dalla Città metropolitana di Milano ammontano a circa 800 chilometri;  quella di Napoli gestisce 1.629 chilometri, il doppio. Eppure a Milano vengono assegnati 27 milioni per la manutenzione mentre alla Città metropolitana di Napoli appena 15 milioni. Come si spiega una tale disparità?

La formula per la ripartizione di risorse  viene calcolata dalla Sose (società del Ministero del Tesoro) e approvata dalla Commissione tecnica sui fabbisogni standard (Ctfs). Il parametro per l’assegnazione dei fondi è stabilito in base al numero di chilometri da manutenere, e pertanto, a Napoli come <<fabbisogno base>>  viene destinato almeno il doppio del finanziamento necessario per Milano. Ma è qui che scatta lo stratagemma per fregare il Sud. I tecnici della Sose hanno applicato due bonus aggiuntivi di finanziamento: il primo  proporzionale ai chilometri di strada in montagna, l’altro legato al numero di occupati sul territorio, che da solo vale più di tutte le somme destinate per la riparazione dei tratti stradali.  Come chiarisce l’inchiesta, per ogni chilometro di strada in montagna scatta un bonus di 2.744 euro. Nonostante la presenza del Vesuvio e del Faito, per la Città metropolitana di Napoli non è previsto nessun incentivo, garantito per le Province meno montane di Pavia, Rimini e Cesena. E’ calcolato invece in 17,87 euro il gettone aggiuntivo per ogni occupato: per riparare le buche, Milano riceve 34mila euro per chilometro, la città campana solo 9mila euro.

“Cosa c’entri il tasso di occupazione con la riparazione delle buche non si capisce. Ma gli occupati guarda caso, hanno il non trascurabile merito di essere presenti più al Nord che al Sud e così tornando al confronto Milano-Napoli con quasi 1,4 milioni di occupati la città lombarda riceve un bonus di 25 milioni, ossia 10 volte il fabbisogno di base, mentre Napoli deve accontentarsi di 10 milioni”, conclude Esposito. (fonti: Il Mattino, Marco Esposito, Unione Mediterranea)


19
Ott 16

Trasporto pubblico al Sud? Vale zero

14695425_10211014246614716_1203507178169126965_n

di Pierluigi Peperoni

Da un’inchiesta de “il Mattino” a firma di Marco Esposito si evince che nel 2017 per il fabbisogno legato al trasporto pubblico è stato stimato in 0 per tre comuni del sud Italia: Trani, Cosenza e Caserta e due del centro (Macerata e Fermo).

Sarebbe a dire: a Caserta, Trani, Cosenza non c’è bisogno di autobus. Non ne hanno avuti nel 2013, non ne hanno bisogno nel 2017. Peccato che hanno conteggiato il servizio erogato solo nel 2013, appunto, quando le aziende di trasporto pubblico per varie ragioni non hanno potuto erogare il servizio. A Caserta era addirittura fallita.

La vergogna di questi 0 si aggiunge a quella degli asili nido, trucco già utilizzato in passato e denunciato da MO – Unione Mediterranea per spostare circa 700 milioni di fondi pubblici da sud a nord.

Andando ad approfondire si evince che queste tabelle vengono definite dalla CTFS (Commissione Tecnica sui Fabbisogni Standard) nella quale confluiscono una serie di soggetti, tra cui ben 3 rappresentanti dell’ANCI (l’Associazione Nazionale dei Comuni d’italia).

Alcuni giorni fa è stato eletto il nuovo Presidente dell’ANCI. Questa volta è toccato ad Antonio Decaro, sindaco di Bari, tra mille polemiche. Alcuni esultavano perché finalmente c’è un Presidente meridionale dopo anni di guida a trazione settentrionale. Altri che invece vedevano questa scelta come un contentino per il mezzogiorno dato da Renzi per sponsorizzare il sì al referendum.

Io mi limito a fare gli auguri al dott. Decaro, chiedendogli come primo impegno quello di far sparire questi 0 dalle tabelle, schierandosi CONTRO quelli che l’hanno preceduto. Si tratta di una battaglia di dignità per tutti gli abitanti del mezzogiorno continentale e per l’intero sistema italia. Per chi ha ancora voglia di crederci.


10
Mar 16

E il Pd si rimangia pure la tariffa Rc Auto per i virtuosi. Esulta Il Giornale di Sallusti.

7482-rc-auto

Durante la scorsa campagna elettorale per accaparrarsi i voti di quei terroni di campani, pugliesi e calabresi, i deputati di ogni schieramento hanno fatto a gara a proporre la perequazione per le tariffe RC Auto. Un principio di civiltà giuridica che oggi sacrifica l buona fede di tutti gli onesti cittadini meridionali che si trovano a dover pagare tariffe fuori mercato (a Napoli costa più il premio assicurativo che uno scooter) in nome di un generico principio di elevata incidentalità territoriale o, peggio ancora, di elevato rischio truffe. Smentiti tra l’altro anche dai dati pubblicati dall’Aci quando proprio l’incidentalità diminuiva (e allora si tirava fuori dal cilindro, il coniglio della truffa).

Come, lo ripeto, se si fosse fatto pagare (principio abominevole e paradossale) ai parmigiani, o ai cittadini del Nord, il latte tre o quattro volte in più rispetto alla media nazionale dopo lo scandalo della Parmalat di Tanzi o quello delle truffe per le quote latte imposte dalla UE (per la cronaca gli importi delle multe sono stati estesi a tutti i contribuenti italiani e non su base regionalistica).

Per non farvela lunga i deputati e senatori del Pd, Impegno e Tomaselli in testa, hanno poposto la Tariffa Unica Nazionale il cui testo, uscito dalla Camera, prevedeva, per gli automobilisti virtuosi, uno sconto che doveva essere tale da «commisurare la tariffa applicata a quella media applicata a un assicurato con le medesime caratteristiche soggettive e collocato nella medesima classe di merito, residente nelle regioni con un costo medio del premio inferiore alla media nazionale, riferito allo stesso periodo».

Contrordine campagni, probabilmente sotto le ingerenze delle lobby delle assicurazioni, i senatori piddini hanno cambiato idea. Lo spiega Marco Esposito su Il Mattino:

Il Partito democratico, però, è lo stesso Pd che ha promosso la Tariffa Italia e che anzi l’ha inserita tra gli obiettivi raggiunti dal governo Renzi. È scoppiato quindi uno scontro interno, ancora acceso in queste ore, tra chi come i parlamentari campani chiede il rispetto di quanto approvato con gran fatica alla Camera e chi nel Parlamento e nel governo non è sordo ai desideri delle compagnie assicurative, le quali si sono dette da subito contrarie a qualsiasi forma di tariffa vincolata.

La differenza tra il testo approvato alla Camera e l’emendamento presentato dalla maggioranza al Senato può apparire minima. Anche nel testo del Senato si parla di sconti per i virtuosi, sconti che devono essere «aggiuntivi e significativi» oltre che «obbligatori». E c’è persino una multa per chi non li pratica. Ma quelle parole, come ben sa una massaia, non vogliono dire nulla se non si conosce il prezzo al quale si applica il bonus. Lo sconto può anche arrivare al 70% come nei saldi di fine stagione, però se il prezzo nel frattempo viene aumentato il risultato finale non cambia. Davvero una beffa, in tale quadro, è il raddoppio del valore delle multe per le assicurazioni che non si adegueranno a queste condizioni: praticare uno sconto significativo su un prezzo deciso dalla stessa compagnia infatti non è certo un vincolo difficile da rispettare. L’assicurazione, in pratica, potrà alzare a piacere le tariffe a Napoli e a Caserta e poi praticare uno sconto significativo a chi installa la scatola nera, senza però portare il livello di prezzo del cliente in prima classe di Napoli allo stesso livello di quello in prima classe di Milano.

Manco a farlo apposta esulta un quotidiano come Il Giornale che per l’appunto scrive:

Se i rumors fossero confermati, gli automobilisti settentrionali potrebbero tirare un sospiro di sollievo perché cadrebbe definitivamente l’ipotesi della tariffa nazionale che avrebbe penalizzato le Regioni più virtuose

Qualcuno spieghi ai giornalisti de Il Giornale che in Italia la responsabilità civile, penale o amministrativa si misura su base individuale e non d’appartenenza regionale. Non esistono regioni più o meno virtuose di altre, semmai cittadini. Ma nell’Italia del terzo millennio si fa ancora fatica (per interessi) a comprenderlo.


17
Feb 16

Il Sole fa sparire i porti del Sud

  

L’articolo del Sole 24 Ore ha un obiettivo: dimostrare visivamente che i porti che contano sono tutti al Nord. Quelle palle infatti stanno lì a dire al lettore cosa pesa di più in Italia. Al Sud c’è qualcosa a Napoli, a Palermo e un puntino a Gioia Tauro. Nulla a Taranto. 

In realtà nel traffico container – di questo si parla – Gioia Tauro è PRIMO in Italia con 2,5 milioni di container movimentati, ovvero quattro volte Trieste che ha il cerchio più grande di tutti. 

Il Sole ha creato le condizioni “falso-oggettive” perché gli investimenti pubblici e privati nei porti (e nelle ferrovie che li collegano) vadano tutti a Nord. Gli effetti già si vedono: Gioia Tauro nel 2015 è ancora primo ma con un preoccupante -17%. 

Marco Esposito


29
Ott 15

Fondo Strategico Italiano: zero investimenti giù al Sud

A voi sembra verosimile che al Sud non vi sia alcuna realtà che possa in prospettiva meritevole di investimenti prospettici ad uno sviluppo profittevole? A quanto pare no. la denuncia è dell’associazione MO:

Togli di qua, riduci di là prima o poi doveva capitare: con il Fondo strategico italiano (Fsi) si è raggiunto il record di 100% di investimenti pubblici al Centronord e 0% al Sud. Lo si ricava dalle slide di presentazione del rapporto Svimez.

Il Fondo strategico italiano ha azionisti pubblici, quindi spende soldi anche nostri, e investe in aziende italiane “con potenziale di crescita”. Finora ha erogato oltre 2 miliardi di euro, con una peculiarità: tutte le aziende selezionate sono al Nord.

Un esempio? Metroweb ha ricevuto 200 milioni di euro: la società è proprietaria della più grande rete di fibra ottiche di Milano e della Lombardia. Nel sito del fondo si legge: “Fsi ha un’opzione d’investire ulteriori € 300 milioni per il finanziamento della seconda fase di investimenti”


01
Ott 15

Discriminazione territoriale pure sull’aiuto alle famiglie bisognose

La denuncia del giornalista Marco Esposito:

Sembra assurdo che un provvedimento sacrosanto, come l’aiuto alle famiglie povere annunciato dal premier Renzi, possa contenere del veleno, Ma, purtroppo, è così. Le soglie di povertà infatti, per desiderio della Lega Nord, dal 2005 sono calcolate in modo che siano più alte al Nord e portano all’assurdo statistico che il 55% della povertà è al Centronord. In pratica una coppia con figlio che guadagna 1000 euro al mese è considerata povera per l’Istat se vive al Nord e agiata se vive nel Mezzogiorno.

Il trucco è nel sistema di calcolo dei prezzi: nel paniere della povertà non si considera, come intuitivo, il prodotto “più economico” ma il “più venduto” in un determinato territorio. Ed è evidente che il televisore (sì, la tv è nel paniere del povero) “più venduto” a Milano è di migliore qualità del televisore “più venduto” a Napoli. Per l’esattezza l’Istat calcola che il primo costi 238 euro e il secondo 171, ma non si tratta dello stesso oggetto.

Tutte le indagini su prodotti identici certificano che a parità di bene acquistato, il prezzo è più caro al Sud e in particolare in Calabria per i maggiori costi di distribuzione. Con le soglie di povertà assolute calcolate in base al prodotto “più venduto” in pratica si dice che va aiutato di più il povero del Nord perché ha diritto a comprare prodotti di migliore qualità.

Le tabelle con le soglie territoriali ci sono dal 2005 ma finora non erano mai state utilizzate ai fini pratici. Il primo ad attuare il progetto leghista di spostare le politiche sociali in favore del Nord con il trucco dei prodotti “più venduti” è il governo Renzi.

Nella tabella, tratta dal Mattino oggi in edicola, sono riportati tre esempi di come famiglie altrettanto in difficoltà verrebbero aiutate al Nord e non al Sud.

 


18
Ago 15

Piano Junker per l’Italia: giù al Sud neanche le briciole

Questa è una di quelle notizie che sbugiardano tutta la retorica e la propaganda agostana che vuole “milioni di euro” inviati al Sud che dovrebbero (addirittura) far risollevare le regioni meridionali di un 3% di Pil (sic!!).

La commenta Marco Esposito:

Ricordate il “piano Juncker”? 315 miliardi per rilanciare gli investimenti in Europa. Molta fuffa, perché di soldi veri c’erano appena 21 miliardi. Ebbene: 2 miliardi veri stanno per toccare l’Italia. Dove andranno? A Trieste (Arvedi), per la Pedemontana e per le Autovie Venete. Cioè un po’ al Nord, qualcosa al Nord e il resto al Nord.

Quando in un dibattito sul Sud si dice che la colpa dei mali del Sud è dei meridionali, so che l’affermazione è astuta e giustissima allo stesso tempo. Astuta, perché si racconta che siamo brutti, sporchi e ladri per giustificare scelte economiche tutte a vantaggio della parte “bella”, “pulita” e “onesta” del Paese. E però l’affermazione è anche giustissima, perché è solo colpa dei meridionali – e di chi se no? – se passano in silenzio scelte che umiliano il Sud, come i 7 miliardi a 0 dei fondi Cef, questi del piano Juncker e tanto altro. Scetammoce.


17
Ago 15

Sole 24 Ore: le tasse locali puniscono il Centro e il Sud

Come pubblicato qualche mese fa, riprendendo un’analisi della Corte dei Conti, anche il Sole 24 ore, quotidiano di Confindustria sfata il luogo comune del Sud gaudente, terra di frontiera dove tutto costa meno (ah qualcuno si è anche accorto della discriminazione assicurativa).

Questo il commento di Marco Esposito giornalista de Il Mattino e candidato presidente alla Regione Campania con la lista civica meridionalista “Mo”:

Dopo anni di conti furbescamente sbagliati, nei quali le tasse si misuravano in rapporto agli abitanti, finalmente la Banca d’Italia fa un po’ di chiarezza e considera il peso delle imposte in rapporto al reddito. E così si scopre quel che si fa finta di non vedere: che le tasse, con il federalismo, sono aumentate soprattutto al Sud, che si pagano aliquote più elevate in Campania e Sicilia rispetto alla Lombardia o al Veneto. E che, in soldoni, il Sud paga di più per ricevere meno. E’ questa la verità.


25
Lug 15

Le “interessate” classifiche delle Università italiane

Come ogni anno, a luglio arrivano le classifiche di qualità degli atenei italiani (prima Il Sole 24 Ore, oggi Repubblica-Censis). E ogni anno aumentano i divari e si rafforza il primato delle Università del Nord.

Tali classifiche, in realtà, misurano soprattutto il contesto intorno agli atenei e quindi certificano che l’Italia è sempre più spaccata in due: una dove è più facile trovare lavoro, vedersi riconosciuta dalla Regione una borsa di studio, attrarre investimenti privati e così via… L’altra dove tutto è più difficile.

L’obiettivo di queste classifiche non è neutrale. Il calo demografico, molto forte nelle generazioni delle neomatricole, spinge gli atenei a una forte competizione per assicurarsi l’iscrizione degli studenti meridionali, più numerosi in quelle classi di età. E più studenti significa più fondi, finanziamenti e turnover anche per il futuro.

Ecco perché, invece di aprire una vertenza nazionale affinché il 100% dei ragazzi che hanno diritto a una borsa di studio la riceva davvero (e non il 100% al Nord e il 50% al Sud, come oggi), si utilizza quel parametro di inefficienza per spingere famiglie e ragazzi del Sud ad anticipare l’emigrazione e scegliere l’iscrizione in una università del Nord.

Tanti accusano i meridionalisti di essere innamorati e nostalgici del nobile passato della nostra terra. Ma la tratta dei cervelli è furto di futuro.

Marco Esposito*

*Giornalista e scrittore


21
Lug 15

De Magistris: Caro Renzi, Napoli sarà la tua Grecia

Così Luigi de Magistris in calce ad una tabella preparata da Marco Esposito per il Mattino, commentando la promessa di tagli alle tasse sulla casa promesse da Renzi:

Renzi fa propaganda quando dice di voler tagliare le tasse, stesso frasario berlusconiano. Per ora sappiamo che è l’uomo dei tagli. Massacratore di diritti e di giustizia. Tagli ai servizi che eroghiamo ogni giorno a cittadini, scuole, asili nido, manutenzione stradale, scolastica e degli edifici, al welfare, ai poveri, ecc. Solo al Comune di Napoli ci hanno tagliato 117 milioni di euro nel 2015 e nel 2016 arriveremo a più di 200 milioni, per non parlare del 2011 e del 2012. Tutto questo per strangolarci, come i potentati europei con il popolo greco. Tutto sulla pelle dei cittadini. Renzi pensa che l’Italia sia un suo granducato. Napoli e’ dei napoletani e delle persone che qui dimorano provenienti da ogni parte del mondo. Non ci faremo schiacciare, la nostra forza e’ il nostro coraggio, la nostra onesta’ e la nostra autonomia. Caro Renzi, Napoli sarà la tua Grecia; sarà il popolo a sconfiggere te, il tuo autoritarismo e le oligarchie antidemocratiche che rappresenti.