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18
Feb 15

Milano: 5 ore per strada vestito da “musulmano”, i commenti della strada

Cinque ore tra le strade di Milano vestito da”musulmano” ed una telecamera nascosta pronta a raccogliere i vari commenti, più che da paese razzista, diciamo da paese profondamente, intimamente provinciale che,  ancora si stupisce di un signore vestito da cittadino mediorientale. Lo stesso che coi petroldollari compra brand di lusso della moda e gloriose squadre di calcio.


26
Nov 14

Milano è…la la la la…sciala la la la…Expo!

Ero davvero di cattivo umore stamattina. Una pila di bollette da pagare, il vicino che si lamenta perchè dice che ho le pantofole rumorose, un pelo incarnito sul naso. Avrebbe potuto iniziare peggio la giornata? Fino a quando l’illuminazione di gioia che precede un tracollo peggiore. Vengo rapito da un vortice di musica, colori e immagini anni 80 che mi portano indietro nel tempo…al quando “si stava meglio, quando si stava peggio”, ai pomeriggi tra Nutella e Mazinga, alla buonanima di Craxi prima di Renxi.

La osservo e ne resto visivamente drogato, penso, una parodia meravigliosa che evidentemente un genio ha realizzato per ridere un pò su quello che viene definito un EVENTO in grado di contribuire alla crescita di Milano, della Lombardia, del Norde, del Sudde e dell’Italia. Immagini al limite della psichedelìa da pinghefloyd, un tormentone che ti rapisce catapultandoti con ironia nell’evento.

Non riesco a smettere di ascoltarla, ma chi l’ha fatta, Crozza? O Gino Fastidio con il Tastierino Robotronico regalato dai Transformers, quello sdeghetè sdeghetè? No no, aspetta questa mi riporta alla memoria il ritornello della televendita del vibromassaggiatore che vendevano nelle tv commerciali 20 anni fa, ve lo ricordate, con la modella che vibrava come burro nella lavatrice ed ammiccava? Si, si..Milano è…Milano è..scialalà là…

Poi la doccia gelata. Non è nessuna parodia. Come no? No. E’ la sigla ufficiale dell’Expo? Ma che dite? Ma se ci hanno rotto le scatole per mesi che volevano i bronzi di Riace, idee platoniche dell’arte e della classicità, fondamenta della Magna Grecia, protesi ideali di armonia e poi …questo?? Con L’Uomo Vitruviano di Leonardo che rappa “Milano è shopping”?

Ma tu pensa se i calabresi mandavano i bronzi, ce li ritrovavamo legati ad un palo della lap dance nella sigla “Milano Ecspò oh oh oh sciala là là là…spuntini selvatici. (che mammasantissima sono?) yeah…”.

Aggiat pacienz…e pensare che per settimane vi siete pure inalberati ed indignati, in senso esteticamente nominalista, perchè il naso del logo dell’Expo si chiamava Uagliò e invece andava sostituito con un più milanese “Ambrogio”…

PS: nelle ultime ore i capoccia dell’Expo hanno preso le distanze dal video “Il brano non ha la nostra autorizzazione , non ne sappiamo niente”. L’Autore, Sebastiano Fumagali in arte Sebax aveva dichiarato “Abbiamo presentato la nostra canzone “Milano è Expo e l’organizzazione ha deciso di farla diventare l’inno ufficiale che si affiancherà alla composizione lirica di Andrea Bocelli. Siamo al settimo cielo e incrociamo le dita perché questa canzone diventi un successo per noi, per la Brianza e per un evento così importante come l’Expo di Milano ”. Insomma fateci capire, chi è che racconta la verità?


20
Nov 14

Il “sistema” delle cave milanesi tra rifiuti e criminalità organizzata (video)

Nella provincia milanese un sistema di cave utilizzato da aziende che sono risultate in diversi casi vicino alla ndrangheta del nord.

Vedete che quando colpevolizzavate i cittadini della Terra dei Fuochi accusandoli di aver taciuto, eravate completamente fuori strada? Interi territori, alle latitudini disponibili, alla mercè degli stessi attori: chi pianificava, chi chiudeva gli occhi e chi eseguiva. O’ Bisiness.

Di seguito il video dell’ottima inchiesta di Antonio Musella:

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18
Nov 14

La città più sicure d’Italia? Benevento e Matera. Ecco i criteri del computo.

Secondo i dati riportati da Il Sole 24 Ore le città con minor denuncia di reati sarebbero state, nel 2013, Benevento e Matera.

Nella top ten, nonostante i luoghi comuni, solo due comuni sono del Nord, Pordenone e Belluno.

Tra le dieci città in cui si sono consumati il maggior numero di reati invece, non figura alcuna città meridionale.

Al primo posto Milano, seguita da Rimini, Bologna, torino e Roma.

Al solito coro (stonato) fatto di “ma al Sud non si denuncia” , riporto un vecchio post di questo blog a proposito dei criteri di computo del Ministero dell’Interno.

Si tratta di  un estratto tratto dal Rapporto sulla criminalità in Italia – Ministero Dell’Interno (http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/14/0900_rapporto_criminalita.pdf) con una particolare attenzione al rapporto tra le regioni settentrionali e quelle meridionali (da pagina 38 del rapporto medesimo):

A partire dal 2004 sono state introdotte innovazioni di grande importanza che mutano del tutto modi, tempi e contenuti del processo di raccolta dei dati. A partire da quell’anno, infatti, il vecchio sistema di trasmissione all’ISTAT dei dati relativi alle denunce sul modello 165, il prospetto su cui ciascuna delle tre Forze di polizia trascriveva il numero di reati di cui era venuta a conoscenza, è stato sostituito con un nuovo sistema di rilevazione, molto diverso e assai più efficiente e ricco di informazioni. Si tratta del cosiddetto SDI, acronimo di Sistema di indagine. SDI è una banca dati che raccoglie informazioni e comunicazioni di cui le Forze di polizia sono venute a conoscenza. Il contenuto dello SDI può essere ricondotto a due grandi categorie fondamentali. 

1) FATTI, cioè avvenimenti d’interesse per le Forze di polizia, che a loro volta si distinguono in reati ed eventi non sanzionati penalmente; 

2) PROVVEDIMENTI, cioè atti formali emessi dalle autorità competenti nei confronti di soggetti od oggetti coinvolti in uno specifico reato o evento. 

Per quanto riguarda i fatti, l’unità di rilevazione della banca dati non è necessariamente un reato o la denuncia di un reato, bensì il cosiddetto “fatto SDI”, un termine che include qualsiasi avvenimento di interesse per le Forze di poliziaGli individui possono essere inseriti nella banca dati in veste di autori di denunce, vittime di reati, autori di reati o persone sospettate di avere commesso reati. Di questi vengono raccolte molte informazioni relative a caratteristiche sociodemografiche e altre di interesse investigativo, come eventuali precedenti penali, o segnalazioni – ovvero informazioni provenienti da indagini condotte dalle Forze di polizia – o ancora provvedimenti emessi nei loro confronti dalle autorità competenti. Gli oggetti registrati nei fatti SDI possono essere documenti, automobili, targhe, armi, opere d’arte, beni rubati o qualsiasi altro oggetto di interesse per il sistema SDI. In questo caso sono raccolte molte informazioni. Le informazioni contenute in SDI provengono da tutte le Forze di polizia, compresa la Polizia Penitenziaria, la Direzione investigativa antimafia, il Corpo Forestale dello Stato e, indirettamente, i Corpi di polizia locali e le Capitanerie di Porto.

Come per una grande maggioranza dei fenomeni economici, politici e sociali, in Italia la variabile territoriale offre ricche e preziose informazioni. Ogni reato ha una sua precisa distribuzione a livello territoriale che è riconducibile a quelle caratteristiche che distinguono i borseggi dagli scippi e dai furti in appartamento. Ad esempio, questi ultimi sono più diffusi al Nord, mentre al Sud si rileva un maggiore numero di scippi. Questa è un’osservazione importante da tenere a mente perché smentisce l’opinione comune che tutti i reati siano in larga misura più frequenti nel Sud rispetto al Nord Italia. Si tratta di una credenza piuttosto diffusa e duratura nel tempo che si può far risalire alla scuola positivista italiana alla fine del XIX secolo, quando venivano attribuiti i più alti tassi di delinquenza – sia violenta che contro a proprietà – al meridione sulla base di aspetti razziali e indicatori socioeconomici delle due aree geografiche.

 Inoltre le differenze nel tipo di reato tra Nord e Sud non dipendono, come sostengono alcuni, da una diversa propensione a denunciare i reati subiti da parte dei cittadini sulla base di un supposto maggior senso civico di chi vive nelle regioni settentrionali. Le indagini di vittimizzazione hanno infatti mostrato che si denuncia di più quanto più alto è il valore della refurtiva e quando è stata stipulata una relativa assicurazione. I diversi tassi di furti, scippi e borseggi tra Nord e Sud si spiegano meglio sulla base delle opportunità che si presentano sul territorio e in base agli stili di vita e alle attività della popolazione.

L’ ammontare del danno subito e un’assicurazione sul bene rubato incidono fortemente sul tasso di denunce. Ciò dipende anche dal reato: difficilmente non si denuncia un furto in appartamento o quello di un auto (soprattutto se in presenza di polizza assicurativa).


07
Nov 14

Renzi: se il Sud fosse come il Nord avremmo un gran bel pil

Se la buonanima di mio nonno avesse avuto tre ruote, sarebbe stato un meraviglioso Ape car. Se il Sud fosse stato come il Nord avremmo avuto un pil meraviglioso. Più “pil” per tutti. Parola di monsieur de La Palisse, Matteo Renzi, che nel corso della cena da mille euro per finanziare il Pd (lontani i tempi delle grigliate per raccogliere fondi alla festa de l’Unità), si è pronunciato.

Queste le parole del Renzi così come riportate da Milano Today:

“Se avessimo il Sud in linea con il resto del Paese, avremmo un pil positivo. Ma ci sono due Italie. C’e’ l’Italia che viaggia a ritmi pazzeschi e quella che per anni e’ stata abbandonata”

Ora, altrettanto lapalissianamente, ci aspetteremmo che per invertire la tendenza si smetta di abbandonare il Sud, in modo da avere un pil migliore e da vivere tutti felici e contenti dalle Alpi a Lampedusa.

Ed invece se non fosse per quell’1% raccolto grazie alle attività illecite, il pil registrerebbe scarsissimo appeal: il Governo di Renzi non solo ha tagliato, per tre grandi regioni meridionali, il cofinanziamento per i fondi europei (che verosimilmente andranno persi) dal 50 al 25 per cento; non solo i 3,5 miliardi destinati al Sud per il triennio 2015-2018 vengono distratti per finanziare gli sgravi contributivi previsti dall’articolo 12 finalizzati all’assunzione di lavoratori, cui si aggiungono altri 500 milioni per far quadrare i conti con l’UE ma ha anche tagliato fuori il Mezzogiorno da buona parte delle grandi opere (resta soltanto l’ipotesi della cosiddetta Tav Napoli-Bari, subito ridimensionata da Delrio che ha detto che prima dovranno valutare bene l’opera perchè c’è la catena degli Appennini di mezzo, si proprio così, sic!) e dagli investimenti ferroviari (al Nord andranno invece circa 4 miliardi) a ciò è da aggiungere i tagli dei trasferimenti agli enti locali che ha fatto si che le tasse al Sud siano più alte che altrove per servizi che non hanno l’efficienza di “altrove”. Nonostante tutto ciò il buon Matteo ci fa pure il predicozzo lapalissiano che lascia la “questione meridionale”, irrisolta come da 154 anni a questa parte, con i morti che superano i vivi proprio come un secolo e mezzo fa. Ehh, in questi casi, ci vorrebbe proprio un Presidente del Consiglio.

 


07
Ott 14

Ecco la ‘ndrangheta di origine non calabrese

Chi legge  questo blog con regolarità sa da quanto vado dicendo che ormai la mafia, infiltratasi al Nord, ha affiliati e fiancheggiatori di origine non meridionale, che confutano il clichè e lo stereotipo che vuole le mafie come fenomeno esclusivamente di importazione e dalle caratteristiche totalmente genetiche.

Considerazioni manichee e superficiali smentite dai fatti.

Scrive il Corsera:

Il milanese ha sostituito il calabrese. Dialetto lombardo, boss e cumenda. Affiliati ai clan nati e cresciuti al Nord. Senza neppure una goccia di sangue d’Aspromonte. La ‘ndrangheta cambia, e anche a Milano – suo feudo imprenditoriale ed economico – le regole si adattano al limite del mutamento genetico. Per esempio aprendo le porte a nuovi «battezzati» che «non hanno origine calabrese» e vengono «affiliati all’interno dei vari locali della ‘ndrangheta lombarda con cariche e doti secondo gerarchie prestabilite, con cerimonie e rituali tipici». Ma non solo. Sotto la lente della squadra Mobile di Milano e della Dda guidata da Ilda Boccassini, sono finiti anche due medici. Chirurghi noti e stimati nell’ambiente sanitario lombardo oggi sospettati di «essersi messi a disposizione di affiliati e dei loro parenti» per ottenere «scarcerazioni e cure privilegiate».

 

Lo ripeto come un mantra, senza acquiescenza dei territori infettati nessun male, come quello mafioso riesce ad infiltrarsi. È accaduto il contrario, mentre si continuava a ripetere di stare tranquilli perchè era solo roba da terroni. Comprese le parole di stima di quel sindaco emiliano verso un boss della ‘ndrangheta?


16
Set 14

Due catanesi inventano il tessuto eco vitaminico

L’idea è venuta a due studentesse catanesi, Adriana Santanocito, esperta in nuovi materiali e tecnologie per la moda ed Enrica Arena, laurea in Cooperazione internazionale, coinquiline a Milano durante l’università: utilizzare lo scarto degli agrumi raccolti in Sicilia, scorza, polpa e semi di frutti non commercializzabili che prima di questa scoperta venivano convertiti in biomasse per le energie rinnovabili. L’uso che ne deriverà dal deposito del brevetto, trasformerà quello che in gergo si chiama “pastazzo” , in un tessuto tessile,

foto sole 24 ore

simile all’acetato di cellulosa, con effetti benefici sulla pelle: grazie all’utilizzo delle nanotecnologie sono state inserite nelle fibre delle microcapsule con oli essenziali di agrumi e vitamina C a lento rilascio. Un filato cosmetico ed “intelligente”, dunque, categoria che si prevede rappresenterà entro il 2030 l’80% del mercato totale del tessile.” (Il Sole 24 Ore).

Il brevetto è stato depositato presso il Politecnico di Milano, con il quale le due ragazze catanesi hanno sviluppato il progetto.

Le ragazze, insignite del Premio Marzotto, la scorsa primavera sono sbarcate anche a Wall Street. Il “pastazzo” raccolto in Sicilia viene portato a Como  presso l’azienda Taborelli, dove viene realizzato il tessuto, filato con la seta.

Oro del Sud, che, nel deserto degli investimenti per la ricerca, si trasferisce altrove.


10
Ago 14

“La vera bellezza italiana? Andate verso Sud”

Si può discutere sulla qualità della vita, aprire infiniti dibattiti con l’aria saccente di chi si rivolge al “selvaggio buono” sulle modalità di effettuare la raccolta differenziata, si può discutere, con sottile razzismo, sul grado di “civiltà”, su una certa attitudine a delinquere e su una vasta congerie di stereotipi e luoghi comuni che una certa parte del paese ha nei confronti dei meridionali. Ma, permettetemi d’assecondare una provocazione, una cosa appare indiscutibilmente legata al patrimonio del Mezzogiorno, un bagaglio apprezzato e condiviso soprattutto all’estero: la capacità di custodire l’anima e di coltivare l’accoglienza.

Nelle classifica delle dieci città più ostili al mondo, stilata attraverso il feedback e le segnalazioni del lettori, dalla rivista di turismo “Condè Nast Traveller”, non appare nessuna città meridionale.

Milano, invece, si piazza all’ottavo posto,insieme al consiglio, piuttosto esplicito, “di andare verso il Sud”, dove è possibile trovare “la vera bellezza italiana”. I milanesi sono “freddi e scostanti”, secondo i lettori stranieri del giornale. Inoltre, stando a quanto riporta Repubblica.it, a ciò si aggiunge la situazione politica, la criminalità, i cattivi collegamenti.

Insomma, pare che nonostante le ingenerose e strumentali campagne di stampa made in Italy, che modellano all’occorrenza, ingigantendole, o regionalizzandole, situazioni e degrado per spostare, come si fa con l’agroalimentare, fette di mercato altrove, il sud resta comunque, per la percezione dello straniero che lo visita, così come succedeva due secoli fa, una meta ambita per il patrimonio umano che riesce a custodire e trasmettere.

Intanto, mezzo secolo fa, per decisioni prese altrove, con l’avallo di una classe politica cieca più che miope, anzichè sfruttare capacità ricettive, umane e paesaggistiche, riconosciute da secoli, si è pensato di deturpare le nostre coste con scheletri di cemento dell’industria pesante. E si è continuato mortificando la logistica ed i collegamenti.

 

 


24
Apr 14

Io turista milanese, vado via da Napoli senza pregiudizi

Questa una bella lettera di un turista milanese al Mattino. Giunto con un pò di pregiudizi, va via con la consapevolezza degli incontri e delle persone:

Tornavo dopo anni a Napoli, non senza pregiudizi. Dopo pochissimo il castello di pregiudizi è crollato per lasciare spazio ad un edificio di luminoso stupore e apprezzamento.

Cortesia, gentilezza, disponibilità le virtù che fanno grande una popolazione e che ci sono state profuse in questa settimana vissuta alacremente nella faticosa “professione di turista”.

Lasciamo domani Napoli con il ricordo di occasionali incontri che ci hanno arricchito moralmente e culturalmente, con dialoghi in libertà tra anonimi passanti con figure che difficilmente scorderemo: Stefano un autodidatta cultore dell’arte, delle scritture sacre, dell’iconografia che ci ha “traghettati” con sapiente maestria tra la cappella del Piccolomini al soffitto del Vasari in Sant’Anna dei Lombardi e che “trovarne…di persone così”; di un piccolo imprenditore che si adopera per rivalutare il proprio mercato e che ha trasformato la sua vita in un work in progress e crede nel suo lavoro; di un assistente capo della Polizia di stato che oggi verso le 14 in servizio al posto di polizia all’interno di Castel Capuano ci ha favorevolmente impressionati per le sue conoscenze storiche e per la passione per l’arte e che ci ha svelato alcuni aspetti che difficilmente si colgono d’acchito.

Il motivo conduttore che unisce queste tre figure è l’amore per la loro città, che è un amore condiviso con tutta la popolazione di Napoli. Napoli è un caleidoscopio di situazioni, è un melting pot, un crogiolo di etnie che condividono in vari modi una sola lingua. Napoli è un museo a cielo aperto i cui tesori non sempre espone e che ti vengono segretamente mostrati solo se dimostri dinesserne veramente interessato. Un grazie a Napoli per averci deliziato con i suoi tanti monumenti e grazie ai tanti sconosciuti che abbiamo incontrato, e che hanno condiviso le loro conoscenze con noi e che confidando nel destino ritroveremo un giorno.

Insomma da quando Severgnini ha scritto sul giornale americano che a Napoli non viene più nessuno, c’è stato un viavai di cancelliere tedesche e boom di presenze.

Perchè più che un luogo fisico il sud, come dice il turista di cui sopra, è una condizione dell’anima.


04
Apr 14

Spopola la moda del “libro sospeso”

La tradizione napoletana del caffe sospeso si estende attraverso i vasi comunicanti della sensibilità e della solidarietà.

Partita dalla provincia di Salerno l’iniziativa si è estesa anche a Milano e nel resto d’Italia:il libro sospeso, che riprende l’usanza partenopea del caffè sospeso, ovvero il caffè offerto al primo sconosciuto che coglie l’opportunità di un caffè già pagatonal bar.

A Polla si partecipa acquistando due libri: uno per sé, l’altro per uno “sconosciuto” dai 10 ai 18 anni. Il libro acquistato viene preso in consegna dal libraio e consegnato a un ragazzo che si recherà in libreria nei successivi sette giorni. Per sapere a chi è andato il “libro sospeso” basterà chiedere in libreria oppure via email.

Ma la moda, partita dalla Campania, ha contagiato anche la Lombardia:

Cristina Di Canio, proprietaria della libreria, ammette che l’idea non è venuta a lei, ma ad un cliente che, ispirandosi al “caffè sospeso napoletano” (pratica che consisteva nel lasciava un caffè già pagato al bar a vantaggio di chi entrava nel bar e non poteva permettersi di pagarlo da sé), aveva comprato il libro “David Golder” di Irene Némirovsky lasciandolo volutamente in cassa. Trovando l’idea geniale, la responsabile ha rilanciato l’iniziativa su Facebook e su Twitter creando l’hashtag #librosospeso. Il risultato è stato stupefacente: oltre 50 libri passati di mano in mano in appena 6 giorni. (fonte: libreriamo.it)