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04
Lug 17

Il Monaldi, San Procolo e la mia personalissima Frittole

Esistono giornate particolari in cui il diaframma sottile che divide categorie e dimensioni geografiche distanti tra di loro, sembra frantumarsi in un unico istante, in un solo posto.

Succede che per una serie di circostanze inaspettate vadano completamente fuori uso il navigatore dell’automobile ed il cellulare, così da trovarmi, irrimediabilmente, senza alcun punto di riferimento e senza alcuna meta precisa. O meglio la meta io ce l’avevo ma ero fuori strada di circa 50 km. Nell’entroterra marchigiano.

Vi confesso che stavo per mettermi a piangere quando all’improvviso un cartello, che per qualsiasi puteolano che si rispetti rappresenta un obbligo morale: chiesa di San Procolo. Una pia illusione, seguita, senza ulteriori interrogativi, per devozione. Ho sempre creduto, infatti,  che Procolo  fosse un santo legato alla tradizione esclusiva dei Campi Flegrei.

Mi sbagliavo. E l’ho imparato soltanto seguendo quella strada sterrata che mi ha condotto in una frazione di un paese sconosciuto e remoto, tale Monte Vidon Combatte, un nome più vicino all’epopea del Signore degli Anelli che ad una località geografica vera e propria.

Fino alla frazione di San Procolo, una manciata di case sparse nella campagna marchigiana su colline e crinali indorati dal grano e baciati dal sole. Non più di una cinquantina di abitanti.
Come Massimo Troisi, avevo trovato la mia Frittole. Una chiesa completamente diroccata e semidistrutta dal recente terremoto, sostituiva il passaggio a livello cinematografico che costrinse al ritorno al 1492, il duo di “Non ci resta che piangere”. Una chiesa sulla cui parete principale campeggiava l’intitolazione a San Procolo.

Ho parcheggiato proprio davanti alla chiesa al termine di un percorso che aveva finito per soccorrermi, dopo essermi perso, con l’evocazione geografica della mia Pozzuoli.

Una signora minuta proprio fuori ad una casa prospiciente la Chiesa è stata il mio “Vitellozzo”.

-Signora mi scusi ma questa è proprio la chiesa di San Procolo?

-Certo, non sa leggere?

-Sì ha ragione, ma io credevo che il santo fosse rigorosamente puteolano..

– Guardi che questa chiesa è qui dal Medioevo …abbiamo anche il busto con la reliquia..vuole vederla?

Io a questa fede feticista onestamente non credo, ma il fatto che  qualcun altro potesse possedere le reliquie del santo “nostro” un po’ mi faceva incazzare.

– Signò ma sicuro che questi frammenti sono del Santo?

Un lungo silenzio ha accompagnato la risposta a quella considerazione da miscredente municipalista.

– Guardi se cerca la via per l’autostrada deve svoltare lì dove c’è la targa del Monaldi.

– Monaldi? Il Monaldi quello dell’ospedale?

Si lui.

 

Insomma, San Procolo, Monaldi che ho sempre creduto napoletano e che invece era nato in quelle campagne da meno di 50 abitanti e che poi aveva insegnato a Napoli fino a diventare senatore e ministro, in una cinquantina di metri quadri un filo oro come il grano univa luoghi distanti 400 chilometri.

E allora mi sono perso ancora di più, per sentirmi più vicino a casa, in questa mia personalissima Frittole.

Ps: la chiesa di San Procolo, pur facendo parte del FAI, è inagibile dallo scorso anno e, con altissima probabilità, rimarrà diroccata fino a quando non provvederanno a salvarla fondi privati. Solo privati.


22
Feb 13

Monaldi: eccellenza campana

 

Creato il 07 agosto 2012 da Ilazzaro

L'ospedale napoletano Monaldi tra le eccellenze italiane

Nonostante ogni anno centinaia di pazienti campani si muovano verso nord in cerca di strutture sanitarie efficienti, creando compassati mal di pancia ai governatori padani, si scopre che alcune strutture napoletane guadagnano la ribalta nazionale, ponendosi in posizione d’eccellenza.

E’ il caso dell’Ospedale Monaldi che, secondo quanto riporta l’edizione odierna del Mattino, si classifica al secondo posto dietro Le Molinette diTorino.

Per la prima volta nella storia, un ospedale napoletano raggiunge il podio nazionale che premia le migliori strutture sanitarie del Paese. L’onore tocca al Monaldi, che, nella classifica diffusa dal ministero della Salute, si piazza al secondo posto, subito dietro Le Molinette di Torino. Anche la terza piazza è appannaggio del Piemonte , con il Cto-Maria Adelaide. Questa regione si conferma in assoluto l’eccellenza nel settore: nell’ultimo monitoraggio effettuato, infatti, aveva ottenuto 5 posizioni nelle prime dieci. Ora ne ha 8 nelle prime venti.
Per la Campania, invece, l’ingresso dell’azienda di via Bianchi segna una novità assoluta per il territorio. «È il premio – sottolinea il manager dell’Azienda dei Colli Antonio Giordano – alle straordinarie professionalità in possesso del Monaldi e agli sforzi realizzati in questi anni nel campo della ricerca e dell’innovazione sanitaria. Grazie a questi elementi, si stanno raggiungendo vette di eccellenza internazionale in tutte le branche medico-specialistiche. Il traguardo ottenuto è il giusto riconoscimento a quanti ogni giorno mettono la loro esperienza e la loro capacità al servizio dei pazienti. Li ringrazio a nome di tutta l’amministrazione». 

Speriamo che il vento cambi e tali rari esempi diventino la consuetudine in un Mezzogiorno ricco di professionalità e ricchezze troppo spesse, mistificatamente, taciute e mortificate.