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31
Ago 14

Apple riconosce napoletano e siciliano come lingue madri

Segue il riconoscimento Unesco la Apple, il colosso della mela morsicata considera, infatti, il napoletano ed il siciliano come lingue madri, proprio come aveva fatto l’organizzazione delle Nazioni Unite, nel proprio sistema operativo.

Il nuovo sistema operativo OSX Yosemite permetterà agli utenti di sceglierle per il proprio dispositivo. Per impostare “sicilianu” e “napulitano” basterà accedere alle Preferenze di Sistema e selezionare “zona e lingua”.

Ciò vuol dire che il sistema operativo le riconoscerà nel caso vengano sviluppate App che le utilizzano.

Bene così.


23
Giu 14

“C’erano un marocchino, un napoletano e un rom…”

mesQuanto vorrei evitare post del genere. E invece ogni giorno, in Italia, un aspirante  alla grolla di padania non può far a meno ed esimersi dal trattare l’appartenenza territoriale legandola a fenomeni delinquenziali.

Oggi è il turno del Messaggero, se non ricordo male, una new entry.

Il quotidiano romano scrive, parlando del fenomeno dei parcheggiatori abusivi in un quartiere romano:

Gli abusivi “in servizio”, nell’ultimo week-end, oscillavano tra le 30 e le 40 unità. Una minoranza è rappresentata da tunisini e marocchini, mentre la stragrande maggioranza è formata da napoletani e rom. I più spregiudicati sono proprio i rom, alcuni dei quali pretendono anche di poter accedere liberamente e senza pagare un euro alle manifestazioni (per utilizzarne i bagni).

 

Il lettore affezionato lo sa, si tratta di un vizio tutto italiano. L’indicazione territoriale, tra l’altro nel caso dei napoletani, come succede spesso, viene rappresentata nella sua appartenenza municipale e non nazionale, come avviene ad esempio per marocchini e tunisini di cui, per paradossale coerenza, avrebbero dovuto indicare la città d’appartenenza e invece non viene fatto.

Ora alcune domande, provocatorie e proditorie: visto che non si legge siano stati fermati dall”autorità giudiziaria e quindi non hanno esibito alcun documento, come fa l’estensore del pezzo a dedurre in maniera così certa l’appartenenza territoriale dei parcheggiatori?

Serve questo atteggiamento, ora come in altri casi, forse a dimostrare che l’indigeno non c’entra mai nulla e i problemi sono sempre “esterni”? Eppure, proprio a voler seguire la linea del giornalista, oltre che le esperienze personali, su un noto blog della Capitale più volte è stata segnalata la natura anche autoctona dei parcheggiatori abusivi in parecchie zone di Roma. Inoltre, sempre incidentalmente e provocatoriamente, giusto per farvelo sapere, è un fenomeno diffuso quello di delinquenti che, casco integrale in testa, per depistare, imitano l’accento napoletano per rapinare i Rolex. Successe a Lino Banfi potete leggere qui.

È così necessario indicarla in questo modo, senza correre il rischio di identificare il delinquente con un’area geografica aumentando stereotipi e razzismo, oltre che discriminazione, o quanto meno, insofferenza verso “l’altro” che ha in comune con il delinquente, solo l’origine nazionale o municipale (e nient’altro)? Così poi da trasformare proprio quella appartenenza (od origine), in aggettivi atti a connaturare in maniera deteriore certi comportamenti?  “non fare il napoletano”…”sembri uno zingaro” eccetera..

Nella fattispecie di cui sopra, aggiunge o toglie qualcosa alla corretta narrazione dei fatti la provenienza dei parcheggiatori abusivi? Non è forse delinquente e basta chi non rispetta la legge?

Sono certo si possa far cronaca anche in modo diverso come ricordavo in questo post un pò di tempo fa.  Ad esempio, quando un pazzo criminale uccise un soldato in Francia, per i quotidiani d’Oltralpe era appunto solo un criminale. In Italia le maggiori testate nazionali titolavano “caccia al nordafricano” oppure “si tratterebbe di un immigrato” e via discorrendo.

“Clandestini”…come direbbe Manu Chao.


12
Mar 14

C’erano un italiano, un serbo ed un napoletano…

pdvVi sembra l’incipit di una barzelletta? No sono istantanee di neorealismo sul giornalismo italiano.

Come più volte ho fatto notare, per gran parte degli autori degli articoli che leggiamo sui rotocalchi o dei servizi che ascoltiamo in tv, la connotazione geografica è fondamentale nell’individuazione del crimine.

Così il napoletano che vince l’oscar è italiano. O come il primo astronauta che passeggia nello spazio, diventa da siciliano, italiano. Non per l’omicida che spara in strada, che resta calabrese.

Fondamentalmente a qualcuno importa sapere, con zelo e pruderia lombrosiana, l’origine territoriale dell’autore di un reato? No.

Su Padovaoggi (badate che il fenomeno coinvolge anche le testate nazionali a più ampia diffusione ) che a proposito di una baby gang fa notare:

Furto di una borsa al pub 131 di Noventa Padovana
„I tre giovani responsabili intercettati da una pattuglia di militari sono un italiano e un serbo entrambi di vent’anni e un napoletano 19enne. I carabinieri li hanno sorpresi ancora in possesso della borsa rubata.“

 

Ecco lo screenshot dell’articolo:

 

pdv

E’ successo,ad esempio tempo fa, su altre testate, anche per l’omicidio di Brescia, di quella ragazza uccisa con un figlio in grembo. Nei titoli dei giornali non era unica col suo nome e cognome, ma “la brasiliana” come a voler rimarcare le suggestioni di chissà quale immaginario maschile che potesse giustificare un delitto così efferato.

O come quando Preiti, il 28 aprile scorso, ha sparato a due carabienieri all’esterno di Montecitorio. Non era iltaliano, ma “calabrese”, tanto che un amico dall’Ecuador mi inviò la rassegna stampa dei giornali locali, che spiegavano la dinamica dell’incidente, individuando il colpevole con la didascalia “calabrese (sur italia)”.

Anche Daniele Sensi, blogger de L’Espresso, evidenziava, più o meno un anno fa, questa abitudine tipicamente italiana. Così, quando il delinquente è straniero, è marocchino, albanese, cingalese, o se diventato italiano, se ne rimarca comunque l’origine(d’origine slava, nord africana). Non accade ad esempio in Francia, dove un delinquente è delinquente e basta senza la necessità di citare, nei titoli, la provenienza territoriale.

Ecco la foto del post dell’epoca

PS: alle 13.51 l’articolo è stato modificato. L’italiano resta italiano. Il Serbo resta serbo. Il napoletano diventa, “italiano originario di Napoli” (il che conferma la tendenza che ho scritto qualche riga qui sopra) Mistero sulle origini del primo italiano (che verosimilmente sarà del luogo).


27
Feb 14

“E’arrivato il napoletano che puzza di …” condannati i vicini di casa

E certo è solo uno sfottò, come no, ripetetemelo ancora.

La notizia viene riportata da Condominioweb un sito che tratta di problematiche relative alle questioni condominiali.

Appartenere ad una specifica regione d’Italia, può essere un elemento di discriminazione? Sì. E’ questa la triste verità che dobbiamo commentare alla luce di un recente intervento della Corte di Cassazione, che condanno una coppia di coniugi che aveva offeso i propri vicini per il solo fatto di essere nati al Sud. Decisiva, ai fini delle condanna, è stata ricostruzione dell’episodio: un uomo rientra a casa, poi si ferma a parlare con un vicino, ma, a sorpresa, diviene bersaglio di un insulto con la seguente frase: “ecco che è arrivato il napoletano che puzza di m…”». Ma non basta, si va oltre. Ad aumentare la dose di sdegno interviene il marito, il quale, con un fare caricaturale, inizia a ballare la tarantella (ballo tipicamente di origine napoletana).Offesa la dignità. Esito scontato, ci verrebbe da dire. Insulti a sfondo razziale, offesa all’onere della persona. Il Giudice di pace, sanziona I due coniugi, complessive 900,00 euro. Ma secondo coppia rea di aver insultato il loro vicino, manca l’offensività nelle parole rivolte a un vicino di casa. Obiezione, ovviamente, respinta dalla Corte di Cassazione che rigetta il ricorso condannando i coniugi al pagamento delle spese del procedimento.
La miccia è una banale questione di parcheggio che fa emergere le frizioni già preesistenti con la famiglia di origine meridionale che abitano al piano terra. Le frasi che “volano”, di fronte anche a persone non residenti nel condominio, sono di questo tenore: “ solo dei terroni possono parcheggiare in quel modo…siete una categoria di m…”. Secondo il Giudice veronese, in queste offese è riconducibile anche l’aggravante dello sfondo razzista che scatta quando l’agente esprime in maniera inequivocabile un sentimento di “ grave pregiudizio e un giudizio di disvalore” nei confronti della categoria dei cittadini italiani del Meridione intesa come popolazione distinta per origini e tradizioni. Quindi l’offesa è “appesantita” dall’aggravante ex articolo 3 della legge 133/93 per avere commesso il fatto per «finalità di discriminazione o di odio etnico o razziale».
La notizia non ha avuto grande eco perchè in questo paese  politically correct a seconda della moda e dei costumi del momento, come ripeto stesso, v’è una gerarchia di razzismi. Da quello più trendy a quello fuori moda.

13
Feb 14

“Cicciona napoletana”: la nuova frontiera del bullismo a trazione territoriale

Bullismo da prof, a denominazione d’origine territoriale.

Accade ad Ancona, la storia la raccona Il Mattino.

“Cicciona Napoletana”: l’avrebbe chiamata così la professoressa, e lei, colpita nell’orgoglio, ha smesso di mangiare. Per dieci giorni. Fin quando non è svenuta in classe nel pomeriggio di ieri. E’ l’episodio accaduto nella scuola media Donatello di Ancona: protagonisti una professoressa e una ragazzina di 13 anni.
I fatti sono stati confermati anche dalle compagne di classe della ragazza.
“Ha perso 10 chili in pochissimo tempo” – racconta ancora la mamma. “Un calo elevatissimo per una ragazzina in fase di crescita”. Nei giorni scorsi, poi, era stata ancora la madre a voler parlare con il vicepreside Marco Domenichelli, insegnante di Religione, che ha avviato un’inchiesta interna. “Una cosa inaudita – spiega ora il vicepreside – stavamo compiendo accertamenti. Non vorrei che ci trovassimo di fronte a una battuta interpretata male”.
Ecco come, ancora una volta, l’italiano non perde il vizio di associare l’elemento territoriale all’insulto. Che così diventa denigratorio anche territorialmente, perfino più grave perchè colpisce lap ersona e le sue origini. Con tutto il retroterra di cultura ed usi che comporta. Ed è pefino più grave se a porlo in essere è un “educatore”.
Non mancano i tafazzisti napoletani,ovviamente edallora, proprio sul sito del Mattino, si possono leggere commenti del genere “offesa gratuita, professoressa “inadeguata”, ecc. d’accordo, ma guardandoci con un po’ di attenzione mi sembra che in questa città ci sia un po’ di generalizzata tendenza alla pinguedine …”. Amici della Lorenzin, supporter della cattive abitudini alimentari dei campani, gente che guarda il dito e non la luna..

23
Nov 13

“caro napoletano di m…” cartelli razzisti in via Toledo

Resta ancora un mistero la serie di cartelli in plastica affissi questa mattina in Via Toledo a Napoli, dal contenuto, diciamo discutibile…

“Caro napoletano di m…l’azione di nascondere i tuoi rifiuti dietro le auto in sosta non ti salva dall’essere sporco e vigliacco. Riesci solo a lamentarti se in altre zone d’Italia ti definiscono napoletano di m…”

La notizia diffusa dalla testata giornalistica ilDesk, erano posti all’esterno della catena svedese di abbigliamento “H&M”. I dipendenti del negozio negano ogni responsabilità.

Ma tant’è, questo è lo strano clima che si respira talvolta anche a Napoli. Autoctono o di importazione?

 


17
Set 13

Napoletano: ovvero di quando la connotazione geografica diventa un fattore diminutivo

Guardate questa didascalia. Accanto all’immagine di Schettino, campeggia in rosso il marchio di connotazione territoriale “NAPOLETANO”. Un marchio a memento della codardìa di un uomo, della cialtronesca attitudine ad “abbandonare la nave” nel momento del pericolo.

La scelta, a mio parere infelice, è del Fatto Quotidiano del 17 Settembre, pagina 9.

Le azioni di Schettino, si commentano da sole, non è mia intenzione scendere nel merito della vicenda che vedrà in giudizio la sua risoluzione, ma ancora mi chiedo perchè l’informazione debba connotare geograficamente un individuo per affibbiargli un marchio diminutivo e deteriore.

Qualcuno ha mai visto, ad esempio, una tale didascalia “TOSCANO” accanto alle foto della buonanima di Pacciani?

O la didascalia “GENOVESE” accanto all’immagine del comandante della “Jolly Nero” che travolse ad alta velocità la torre piloti del porto di Genova, causando 9 morti?

E giustamente, direi, fondamentalmente a qualcuno importa sapere, con zelo e pruderia lombrosiana, l’origine territoriale dell’autore di un reato?

E’ successo, di recente, anche per l’omicidio di Brescia, di quella ragazza uccisa con un figlio in grembo. Nei titoli dei giornali non era unica col suo nome e cognome, ma “la brasiliana” come a voler rimarcare le suggestioni di chissà quale immaginario maschile che potesse giustificare un delitto così efferato.

O come quando Preiti, il 28 aprile, ha sparato a due carabienieri all’esterno di Montecitorio. Non era iltaliano, ma “calabrese”, tanto che un amico dall’Ecuador mi inviò la rassegna stampa dei giornali locali, che spiegavano la dinamica dell’incidente, individuando il colpevole con la didascalia “calabrese (sur italia)”.

Anche Daniele Sensi, blogger de L’Espresso, evidenziava, qualche tempo fa, questa abitudine tipicamente italiana. Così, quando il delinquente è straniero, è marocchino, albanese, cingalese, o se diventato italiano, se ne rimarca comunque l’origine(d’origine slava, nord africana). Non accade ad esempio in Francia, dove un delinquente è delinquente e basta senza la necessità di citare, nei titoli, la provenienza territoriale.

Ecco la foto del post dell’epoca

 

Così Angelo Forgione, dal suo blog, ha commentato la didascalia de Il Fatto Quotidiano: Ma evidentemente i cialtroni sono solo i napoletani… e i napoletani, solo cialtroni.
Impossibile stare a questo gioco. Schettino è stato un irresponsabile, prima sbruffone e poi codardo, e dovrà evidentemente saldare il conto con la giustizia, ma i napoletani non hanno di certo il copyright della cialtroneria certificata, che appartiene invece a qualche operatore dell’informazione.(Blog Vanto)

Napoletano, calabrese, brasiliana, marocchino…aggettivi apparentemente innocui ma che conducono pericolosamente il lettore oltre le righe…E mi chiedo, e vi chiedo, ma perchè?

PS: per la cronaca una parte della tecnologia, relativa al monitoraggio dell’andamento delle onde, usata per raddrizzare la Costa Concordia era proprio napoletana, ma questo non lo hanno detto, ovviamente: http://ilazzaro.altervista.org/recupero-concordia-team-napoletano-monitora-landamento-delle-onde/


05
Lug 13

Erri De Luca : Italiano? Sono prima di tutto napoletano e mediterraneo

 

Interessante (e sagace,oltre che identitaria) battuta di Erri De Luca a margine della manifestazione per lo Ius Soli tenutasi a piazza del Gesù a Napoli.

Italiano? In prima battuta sono napoletano e mediterraneo.

“Prima di tutto napoletano, poi mediterraneo. Abbiamo ricevuto più storia dal mare che da quella cresta di gallo delle alpi filtrata da quel setaccio…”


04
Lug 13

E’ stato un napoletano a inventare gli Stati Uniti d’America

La passione civile di Filangieri l’aveva spinto a credere che la felicità dei popoli fosse raggiungibile attraverso il cambiamento delle leggi, la repubblica, la democrazia, la liberalizzazione delle istituzioni politiche e civili.

Ma l’elemento grandioso, per il quale dovremo per sempre essere grati agli Stati Uniti è l’affermazione di quel diritto al perseguimento della felicità mai prima sancito in alcuna Carta o Dichiarazione.  Chi ne è il padre? La Dichiarazione d’indipendenza ha un padre napoletano. Nell’ottobre 1999 era mio ospite nella casa di Monte San Quirico, nel verde della bella collina lucchese, un amico americano, un sociologo di Oxford. (..che mi diede, ndr)  una notizia straordinaria e per me completamente nuova: la Dichiarazione aveva avuto una precedente stesura che in quel punto cruciale recitava: «L’uomo ha diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà». L’inserimento di quest’ultimo diritto (come disse il mio amico) era nato da una proposta di John Locke che, tuttavia, non aveva convinto Benjamin Franklin, il padre della Rivoluzione americana. Questi fece allora qualcosa di straordinario. Inviò una delegazione di due ambasciatori in Italia, con la bozza della Dichiarazione, l’atto di nascita di quella nuova nazione, e la missione di incontrare chi avrebbe saputo completarla.

L’articolo:

E’ stato un napoletano a inventare gli Stati Uniti d’America – dichiarazione d’indipendenza, stati uniti, 4 luglio, gaetano filangeri, napoletano – Libero Quotidiano.


01
Mar 13

Napoletano,Siciliano e Sardo nell’application form per cercare lavoro negli Usa

Napoletano,Siciliano e Sardo lingue riconosciute dal Governo Usa

 

Non chiamateli dialetti, sono lingue a tutti gli effetti.

Altro che macroregione, il Governo Usa riconosce il Napoletano, il Siciliano ed il Sardo come lingue la cui capacità di espressione è un valore aggiunto negli application form per cercare lavoro negli Stati Uniti.

Non c’è da stupirsi. Trattasi di lingue riconosciute come tali, e non come dialetto, dall’Unesco.

Come da immagine, uno screen shot proprio di un modulo di applicazione per cercare lavoro negli States: Italian-Neapolitan, Italian Sicilian, Italian Sardinian.

Così il 21 Febbraio ha scritto Angelo Forgione, su Napoli,com, proprio a proposito del napoletano : È la lingua del Sud-Italia secondo l’UNESCO, la più parlata dopo l’Italiano con una stima che va dai 7,5 agli 11 milioni di conoscitori, emigranti esclusi, proprio perchè lingua correntemente parlata e capita in un antico Stato sovrano che continua a mantenere la sua dignità. Non dialetto, e non può esserlo un idioma che sostituì il latino nei documenti ufficiali e nelle assemblee del Regno di Napoli per decreto del 1442 di Alfonso d’Aragona. E del resto la stessa UNESCO identifica il territorio di diffusione tra Campania, Basilicata, Abruzzi, Molise, Calabria settentrionale, Puglia settentrionale, basso Lazio, Marche e parte dell’Umbria; sostanzialmente si tratta dei vecchi confini del Regno di Napoli, dove il Napoletano, lingua madre, abbracciò anche i dialetti locali delle varie Province del Regno stesso.

Anche il siciliano non è una lingua derivata dall’italiano (e quindi non un dialetto) ma – al pari di questo – direttamente dal latino, e costituì la prima lingua letteraria italiana. Anche l’UNESCO riconosce al siciliano lo status di lingua madre e lo inserisce tra le lingue europee non a rischio di estinzione (wikipedia).

Stesso discorso per la lingua sarda, lingua ufficiale della regione autonoma di Sardegna, in regime di coufficialità con l’italiano.