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22
Set 14

Roma: aggredito autista bus, perchè aveva “cadenza napoletana”.

E’ davvero inquietante quanto racconta ai microfoni di Radio Roma Capitale (93fm) la leader degli auto-ferrotranvieri auto organizzati del M410: la scorsa settimana un autista autobus sarebbe stato aggredito a Grottarossa per la sua “cadenza napoletana”.

“Adesso vorrei che il sindaco di Roma faccia seguire alle parole i fatti. Abbiamo letto il suo comunicato stampa, ma questo è il momento di mettere in campo azioni concrete. Noi autisti non possiamo più fare capro espiatorio Mercoledì scorso un autista a Grottarossa aggredito da italiani perché aveva una cadenza napoletana. Per questo motivo non parlerei di problema razziale, non mi piace e non mi interessa. Non è questo il problema. Pensiamo di organizzare un sit-in per la difesa alla salute di noi autoferrotranvieri”. (fonte Radio roma capitale, OmniRoma.it e Il Mattino).

La situazione nella Capitale sta davvero sfuggendo dalle mani a chi dovrebbe assicurare l’ordine pubblico. Soprattutto perchè una parte di queste aggressioni hanno origine da motivazioni legate all’appartenenza  territoriale delle vittime. E non è di certo il primo caso.


16
Set 14

Sei napoletano? Non puoi protestare contro l’abusivismo

Il frutto dell’informazione di questi giorni che descrivela varia umanità napoletana come priva di diritto a rivendicare fattispecie (ed ipotesi) di legalità e giustizia, un pò come le mele, si coglie in Trentino dove il presidente della provincia autonoma, Ugo Rossi, a proposito delle manifestazioni animaliste per l’orso Daniza, che, a quanto si apprende, ha visto la partecipazione anche di animalisti napoletani ha scritto:

‪#‎Pinzolo  sono arrivati anche da Napoli per gridare assassini e urlare contro le mele e – testuale – contro l’abusivismo. Non ė una battuta”

Insomma, i napoletani non hanno diritto ad urlare contro l’abusivismo. Chissà se analogo atteggiamento, venato di evidente razzismo, il presidente lo ha anche quando migliaia di tifosi del Napoli, portano soldi alle strutture alberghiere della zona in occasione dei raduni estivi della squadra di De Laurentiis, che fanno registrare sempre il tutto esaurito nella provincia autonoma.


31
Ago 14

Apple riconosce napoletano e siciliano come lingue madri

Segue il riconoscimento Unesco la Apple, il colosso della mela morsicata considera, infatti, il napoletano ed il siciliano come lingue madri, proprio come aveva fatto l’organizzazione delle Nazioni Unite, nel proprio sistema operativo.

Il nuovo sistema operativo OSX Yosemite permetterà agli utenti di sceglierle per il proprio dispositivo. Per impostare “sicilianu” e “napulitano” basterà accedere alle Preferenze di Sistema e selezionare “zona e lingua”.

Ciò vuol dire che il sistema operativo le riconoscerà nel caso vengano sviluppate App che le utilizzano.

Bene così.


23
Giu 14

“C’erano un marocchino, un napoletano e un rom…”

mesQuanto vorrei evitare post del genere. E invece ogni giorno, in Italia, un aspirante  alla grolla di padania non può far a meno ed esimersi dal trattare l’appartenenza territoriale legandola a fenomeni delinquenziali.

Oggi è il turno del Messaggero, se non ricordo male, una new entry.

Il quotidiano romano scrive, parlando del fenomeno dei parcheggiatori abusivi in un quartiere romano:

Gli abusivi “in servizio”, nell’ultimo week-end, oscillavano tra le 30 e le 40 unità. Una minoranza è rappresentata da tunisini e marocchini, mentre la stragrande maggioranza è formata da napoletani e rom. I più spregiudicati sono proprio i rom, alcuni dei quali pretendono anche di poter accedere liberamente e senza pagare un euro alle manifestazioni (per utilizzarne i bagni).

 

Il lettore affezionato lo sa, si tratta di un vizio tutto italiano. L’indicazione territoriale, tra l’altro nel caso dei napoletani, come succede spesso, viene rappresentata nella sua appartenenza municipale e non nazionale, come avviene ad esempio per marocchini e tunisini di cui, per paradossale coerenza, avrebbero dovuto indicare la città d’appartenenza e invece non viene fatto.

Ora alcune domande, provocatorie e proditorie: visto che non si legge siano stati fermati dall”autorità giudiziaria e quindi non hanno esibito alcun documento, come fa l’estensore del pezzo a dedurre in maniera così certa l’appartenenza territoriale dei parcheggiatori?

Serve questo atteggiamento, ora come in altri casi, forse a dimostrare che l’indigeno non c’entra mai nulla e i problemi sono sempre “esterni”? Eppure, proprio a voler seguire la linea del giornalista, oltre che le esperienze personali, su un noto blog della Capitale più volte è stata segnalata la natura anche autoctona dei parcheggiatori abusivi in parecchie zone di Roma. Inoltre, sempre incidentalmente e provocatoriamente, giusto per farvelo sapere, è un fenomeno diffuso quello di delinquenti che, casco integrale in testa, per depistare, imitano l’accento napoletano per rapinare i Rolex. Successe a Lino Banfi potete leggere qui.

È così necessario indicarla in questo modo, senza correre il rischio di identificare il delinquente con un’area geografica aumentando stereotipi e razzismo, oltre che discriminazione, o quanto meno, insofferenza verso “l’altro” che ha in comune con il delinquente, solo l’origine nazionale o municipale (e nient’altro)? Così poi da trasformare proprio quella appartenenza (od origine), in aggettivi atti a connaturare in maniera deteriore certi comportamenti?  “non fare il napoletano”…”sembri uno zingaro” eccetera..

Nella fattispecie di cui sopra, aggiunge o toglie qualcosa alla corretta narrazione dei fatti la provenienza dei parcheggiatori abusivi? Non è forse delinquente e basta chi non rispetta la legge?

Sono certo si possa far cronaca anche in modo diverso come ricordavo in questo post un pò di tempo fa.  Ad esempio, quando un pazzo criminale uccise un soldato in Francia, per i quotidiani d’Oltralpe era appunto solo un criminale. In Italia le maggiori testate nazionali titolavano “caccia al nordafricano” oppure “si tratterebbe di un immigrato” e via discorrendo.

“Clandestini”…come direbbe Manu Chao.


12
Mar 14

C’erano un italiano, un serbo ed un napoletano…

pdvVi sembra l’incipit di una barzelletta? No sono istantanee di neorealismo sul giornalismo italiano.

Come più volte ho fatto notare, per gran parte degli autori degli articoli che leggiamo sui rotocalchi o dei servizi che ascoltiamo in tv, la connotazione geografica è fondamentale nell’individuazione del crimine.

Così il napoletano che vince l’oscar è italiano. O come il primo astronauta che passeggia nello spazio, diventa da siciliano, italiano. Non per l’omicida che spara in strada, che resta calabrese.

Fondamentalmente a qualcuno importa sapere, con zelo e pruderia lombrosiana, l’origine territoriale dell’autore di un reato? No.

Su Padovaoggi (badate che il fenomeno coinvolge anche le testate nazionali a più ampia diffusione ) che a proposito di una baby gang fa notare:

Furto di una borsa al pub 131 di Noventa Padovana
„I tre giovani responsabili intercettati da una pattuglia di militari sono un italiano e un serbo entrambi di vent’anni e un napoletano 19enne. I carabinieri li hanno sorpresi ancora in possesso della borsa rubata.“

 

Ecco lo screenshot dell’articolo:

 

pdv

E’ successo,ad esempio tempo fa, su altre testate, anche per l’omicidio di Brescia, di quella ragazza uccisa con un figlio in grembo. Nei titoli dei giornali non era unica col suo nome e cognome, ma “la brasiliana” come a voler rimarcare le suggestioni di chissà quale immaginario maschile che potesse giustificare un delitto così efferato.

O come quando Preiti, il 28 aprile scorso, ha sparato a due carabienieri all’esterno di Montecitorio. Non era iltaliano, ma “calabrese”, tanto che un amico dall’Ecuador mi inviò la rassegna stampa dei giornali locali, che spiegavano la dinamica dell’incidente, individuando il colpevole con la didascalia “calabrese (sur italia)”.

Anche Daniele Sensi, blogger de L’Espresso, evidenziava, più o meno un anno fa, questa abitudine tipicamente italiana. Così, quando il delinquente è straniero, è marocchino, albanese, cingalese, o se diventato italiano, se ne rimarca comunque l’origine(d’origine slava, nord africana). Non accade ad esempio in Francia, dove un delinquente è delinquente e basta senza la necessità di citare, nei titoli, la provenienza territoriale.

Ecco la foto del post dell’epoca

PS: alle 13.51 l’articolo è stato modificato. L’italiano resta italiano. Il Serbo resta serbo. Il napoletano diventa, “italiano originario di Napoli” (il che conferma la tendenza che ho scritto qualche riga qui sopra) Mistero sulle origini del primo italiano (che verosimilmente sarà del luogo).


27
Feb 14

“E’arrivato il napoletano che puzza di …” condannati i vicini di casa

E certo è solo uno sfottò, come no, ripetetemelo ancora.

La notizia viene riportata da Condominioweb un sito che tratta di problematiche relative alle questioni condominiali.

Appartenere ad una specifica regione d’Italia, può essere un elemento di discriminazione? Sì. E’ questa la triste verità che dobbiamo commentare alla luce di un recente intervento della Corte di Cassazione, che condanno una coppia di coniugi che aveva offeso i propri vicini per il solo fatto di essere nati al Sud. Decisiva, ai fini delle condanna, è stata ricostruzione dell’episodio: un uomo rientra a casa, poi si ferma a parlare con un vicino, ma, a sorpresa, diviene bersaglio di un insulto con la seguente frase: “ecco che è arrivato il napoletano che puzza di m…”». Ma non basta, si va oltre. Ad aumentare la dose di sdegno interviene il marito, il quale, con un fare caricaturale, inizia a ballare la tarantella (ballo tipicamente di origine napoletana).Offesa la dignità. Esito scontato, ci verrebbe da dire. Insulti a sfondo razziale, offesa all’onere della persona. Il Giudice di pace, sanziona I due coniugi, complessive 900,00 euro. Ma secondo coppia rea di aver insultato il loro vicino, manca l’offensività nelle parole rivolte a un vicino di casa. Obiezione, ovviamente, respinta dalla Corte di Cassazione che rigetta il ricorso condannando i coniugi al pagamento delle spese del procedimento.
La miccia è una banale questione di parcheggio che fa emergere le frizioni già preesistenti con la famiglia di origine meridionale che abitano al piano terra. Le frasi che “volano”, di fronte anche a persone non residenti nel condominio, sono di questo tenore: “ solo dei terroni possono parcheggiare in quel modo…siete una categoria di m…”. Secondo il Giudice veronese, in queste offese è riconducibile anche l’aggravante dello sfondo razzista che scatta quando l’agente esprime in maniera inequivocabile un sentimento di “ grave pregiudizio e un giudizio di disvalore” nei confronti della categoria dei cittadini italiani del Meridione intesa come popolazione distinta per origini e tradizioni. Quindi l’offesa è “appesantita” dall’aggravante ex articolo 3 della legge 133/93 per avere commesso il fatto per «finalità di discriminazione o di odio etnico o razziale».
La notizia non ha avuto grande eco perchè in questo paese  politically correct a seconda della moda e dei costumi del momento, come ripeto stesso, v’è una gerarchia di razzismi. Da quello più trendy a quello fuori moda.

13
Feb 14

“Cicciona napoletana”: la nuova frontiera del bullismo a trazione territoriale

Bullismo da prof, a denominazione d’origine territoriale.

Accade ad Ancona, la storia la raccona Il Mattino.

“Cicciona Napoletana”: l’avrebbe chiamata così la professoressa, e lei, colpita nell’orgoglio, ha smesso di mangiare. Per dieci giorni. Fin quando non è svenuta in classe nel pomeriggio di ieri. E’ l’episodio accaduto nella scuola media Donatello di Ancona: protagonisti una professoressa e una ragazzina di 13 anni.
I fatti sono stati confermati anche dalle compagne di classe della ragazza.
“Ha perso 10 chili in pochissimo tempo” – racconta ancora la mamma. “Un calo elevatissimo per una ragazzina in fase di crescita”. Nei giorni scorsi, poi, era stata ancora la madre a voler parlare con il vicepreside Marco Domenichelli, insegnante di Religione, che ha avviato un’inchiesta interna. “Una cosa inaudita – spiega ora il vicepreside – stavamo compiendo accertamenti. Non vorrei che ci trovassimo di fronte a una battuta interpretata male”.
Ecco come, ancora una volta, l’italiano non perde il vizio di associare l’elemento territoriale all’insulto. Che così diventa denigratorio anche territorialmente, perfino più grave perchè colpisce lap ersona e le sue origini. Con tutto il retroterra di cultura ed usi che comporta. Ed è pefino più grave se a porlo in essere è un “educatore”.
Non mancano i tafazzisti napoletani,ovviamente edallora, proprio sul sito del Mattino, si possono leggere commenti del genere “offesa gratuita, professoressa “inadeguata”, ecc. d’accordo, ma guardandoci con un po’ di attenzione mi sembra che in questa città ci sia un po’ di generalizzata tendenza alla pinguedine …”. Amici della Lorenzin, supporter della cattive abitudini alimentari dei campani, gente che guarda il dito e non la luna..

23
Nov 13

“caro napoletano di m…” cartelli razzisti in via Toledo

Resta ancora un mistero la serie di cartelli in plastica affissi questa mattina in Via Toledo a Napoli, dal contenuto, diciamo discutibile…

“Caro napoletano di m…l’azione di nascondere i tuoi rifiuti dietro le auto in sosta non ti salva dall’essere sporco e vigliacco. Riesci solo a lamentarti se in altre zone d’Italia ti definiscono napoletano di m…”

La notizia diffusa dalla testata giornalistica ilDesk, erano posti all’esterno della catena svedese di abbigliamento “H&M”. I dipendenti del negozio negano ogni responsabilità.

Ma tant’è, questo è lo strano clima che si respira talvolta anche a Napoli. Autoctono o di importazione?

 


17
Set 13

Napoletano: ovvero di quando la connotazione geografica diventa un fattore diminutivo

Guardate questa didascalia. Accanto all’immagine di Schettino, campeggia in rosso il marchio di connotazione territoriale “NAPOLETANO”. Un marchio a memento della codardìa di un uomo, della cialtronesca attitudine ad “abbandonare la nave” nel momento del pericolo.

La scelta, a mio parere infelice, è del Fatto Quotidiano del 17 Settembre, pagina 9.

Le azioni di Schettino, si commentano da sole, non è mia intenzione scendere nel merito della vicenda che vedrà in giudizio la sua risoluzione, ma ancora mi chiedo perchè l’informazione debba connotare geograficamente un individuo per affibbiargli un marchio diminutivo e deteriore.

Qualcuno ha mai visto, ad esempio, una tale didascalia “TOSCANO” accanto alle foto della buonanima di Pacciani?

O la didascalia “GENOVESE” accanto all’immagine del comandante della “Jolly Nero” che travolse ad alta velocità la torre piloti del porto di Genova, causando 9 morti?

E giustamente, direi, fondamentalmente a qualcuno importa sapere, con zelo e pruderia lombrosiana, l’origine territoriale dell’autore di un reato?

E’ successo, di recente, anche per l’omicidio di Brescia, di quella ragazza uccisa con un figlio in grembo. Nei titoli dei giornali non era unica col suo nome e cognome, ma “la brasiliana” come a voler rimarcare le suggestioni di chissà quale immaginario maschile che potesse giustificare un delitto così efferato.

O come quando Preiti, il 28 aprile, ha sparato a due carabienieri all’esterno di Montecitorio. Non era iltaliano, ma “calabrese”, tanto che un amico dall’Ecuador mi inviò la rassegna stampa dei giornali locali, che spiegavano la dinamica dell’incidente, individuando il colpevole con la didascalia “calabrese (sur italia)”.

Anche Daniele Sensi, blogger de L’Espresso, evidenziava, qualche tempo fa, questa abitudine tipicamente italiana. Così, quando il delinquente è straniero, è marocchino, albanese, cingalese, o se diventato italiano, se ne rimarca comunque l’origine(d’origine slava, nord africana). Non accade ad esempio in Francia, dove un delinquente è delinquente e basta senza la necessità di citare, nei titoli, la provenienza territoriale.

Ecco la foto del post dell’epoca

 

Così Angelo Forgione, dal suo blog, ha commentato la didascalia de Il Fatto Quotidiano: Ma evidentemente i cialtroni sono solo i napoletani… e i napoletani, solo cialtroni.
Impossibile stare a questo gioco. Schettino è stato un irresponsabile, prima sbruffone e poi codardo, e dovrà evidentemente saldare il conto con la giustizia, ma i napoletani non hanno di certo il copyright della cialtroneria certificata, che appartiene invece a qualche operatore dell’informazione.(Blog Vanto)

Napoletano, calabrese, brasiliana, marocchino…aggettivi apparentemente innocui ma che conducono pericolosamente il lettore oltre le righe…E mi chiedo, e vi chiedo, ma perchè?

PS: per la cronaca una parte della tecnologia, relativa al monitoraggio dell’andamento delle onde, usata per raddrizzare la Costa Concordia era proprio napoletana, ma questo non lo hanno detto, ovviamente: http://ilazzaro.altervista.org/recupero-concordia-team-napoletano-monitora-landamento-delle-onde/


05
Lug 13

Erri De Luca : Italiano? Sono prima di tutto napoletano e mediterraneo

 

Interessante (e sagace,oltre che identitaria) battuta di Erri De Luca a margine della manifestazione per lo Ius Soli tenutasi a piazza del Gesù a Napoli.

Italiano? In prima battuta sono napoletano e mediterraneo.

“Prima di tutto napoletano, poi mediterraneo. Abbiamo ricevuto più storia dal mare che da quella cresta di gallo delle alpi filtrata da quel setaccio…”