Crea sito


20
Apr 17

Foglio di via per Cialdini

Una buona notizia, che riporta un minimo di giustizia alle migliaia di anime di meridionali trucidate durante gli anni successivi al 1861: è stata approvata in Giunta, su proposta del Sindaco de Magistris, la delibera con la quale viene revocata la Cittadinanza Onoraria di Napoli ad Enrico Cialdini, Generale dell’esercito piemontese e, successivamente dal luglio 1861, Luogotenente Regio delle province meridionali.

Le revoca è stata decisa come atto di riconoscimento della memoria storica delle vittime delle stragi che il Generale Cialdini ha perpetrato nel nostro territorio e nel Mezzogiorno d’Italia.

Una notizia importantissima che va nella direzione di una nuova memoria storica condivisa che, va riconosciuto, finalmente compie i primi passi grazie all’amministrazione de Magistris.

Lucilla Parlato per Identità Insorgenti


17
Apr 17

Gianni Brera, le casseruole lombarde e quella “colonia” chiamata Sud

Uno dei miti del giornalismo sportivo che ho sempre apprezzato è stato Gianni Brera.

Soprattutto per la dotta polemica e per quel sottile anti meridionalismo, meno volgare di quello di Giorgio Bocca, che partendo dal pallone arrivava al fegato e ti faceva incazzare. Soprattutto negli anni in cui il Napoli di Maradona dava del filo da torcere proprio al Milan di Brera.

Oggi, quasi per caso, un post apparso sulla timeline di Facebook, ad esempio, mi ha ricordato di quando Brera, giocava a fare il leghista ante litteram, mostrando quell che poi era un sentimento piuttosto comune all’epoca che mai si è sopito:

[…] nel giugno del 1970, accompagnato da Guido Gerosa, Gianni Brera,
candidato per il Psi in un collegio senatoriale della Lombardia, tenne
un comizio in una sezione di Rozzano. “Se mi eleggerete” promise ai
molti presenti che affollavano la sala “la prima cosa che farò sarà
quella di dotare l’Italia d’impianti sportivi”. L’adunanza applaudì con
fervore. “La seconda” suggiunse non appena scemarono i battimani “sarà
quella di fare aprire le case chiuse”. Qualche solitario entusiasmo fu
smorzato dall’imbarazzato silenzio dell’establishment socialista
locale. “La terza” elencò subito dopo “sarà quella di rimandare i meridionali al Sud”.

Dal mare di teste che nereggiava nella sala emerse un ometto.
“Compagno Brera” protestò “io sono di Potenza. Faccio il maestro ed
insegno qui da anni. Sono stimato da tutti. Perché mi vuoi cacciare?”

Quel terrone impudente, ancorché insegnante, pretendeva
probabilmente di mettere in imbarazzo Gioannbrerafucarlo, come amava
connotarsi il giornalista. Era mai possibile? Aveva quel “napoli”
qualunque, una qualche chance di riuscire a mettere in difficoltà il
famoso Brera, colui che in cinquant’anni di agone giornalistico, s’era
scontrato con eminenti colleghi (anche a cazzotti); aveva sostenuto e
imposto a insigni allenatori pratiche di gioco; aveva affibbiato
soprannomi teneri e appellativi graffianti a giocatori e a giornalisti;
si era azzuffato con scrittori e letterati che misconoscevano
l’originalità del suo stile e il valore dei suoi lemmi; aveva zittito e
aspreggiato cuochi valenti ed esperti sommelier?

Questa sfilata di pregnanti interrogativi si disegnò a mezz’aria tra
la calca e il soffitto. Tutti si chiedevano che cosa avrebbe risposto
Brera senza perdere la faccia e i voti. Come avrebbe replicato il
grande giornalista a quella domanda che pure sembrava legittimamente
motivata oltre che sul piano umano anche su quello politico?

Gioannbrerafucarlo, ribatté senza imbarazzi. Da par suo.”Tu rimani”
disse rivolto all’ometto. “Tu sei l’eccezione che conferma la regola”.[..] (fonte: odg della Lombardia)

In una lettera al comandante Lauro, presidente dell’allora Calcio Napoli, pubblicata nella rubrica ” l’Arcimatto” del Guerin Sportivo, il 27 novembre 1961, Brera dimostrava grande conoscenza di talune dinamiche economiche che sottendevano l’ (presunta) epopea risorgimentale:

Vedendo Napoli, comandante, mi sono un poco adirato di notare che era “scontata”, e che dovevo la delusione alle troppe cartoline illustrate, perfino alle scatole di un cacao piemontese. Fuor dall’atmosfera per tricromie, a due passi dal mare, il grigiore ossessivo della miseria: e la rassegnazione atavica dei napoletani che indignava in me il populista che sono sempre stato (non per degnazione, comandante, bensì per nascita).

Nonché infastidirmi per i trucchi di cui sovente ero vittima, i napoletani producevano in me profondissima tristezza e solidarietà umana. I loro occhi, più antichi e desolati dei miei, sapevano di privazioni e di stenti, di furberie disperate, di umiliazioni continue di fronte alla vita.
Ben presto ebbi il sospetto, tuttora vivo in me, che ai poveri napoletani si rivolgessero mille e un elogio gratuito per gabbarli. Noti, comandante, che io non sono di quegli italiani che auspicano seriosamente lo scavo di un canale divisorio a sud di Siena. Ho studiato abbastanza per capire che l’unione nazionale, perfezionata con la conquista del Sud, ha assicurato alle Regioni del Nord un buon mercato per le loro industrie. Che poi l’Italia unita presenti il quasi comico paradosso di un Paese governato politicamente dalle proprie colonie economiche, questo non mi riguarda. io so che vendere una casseruola lombarda a Canicattì è soltanto possibile perché i nostri governanti – meridionali per il 90 per cento – ci proteggono con alti dazi dalle casseruole tedesche o inglesi, che costerebbero forse la metà delle nostre. So pure che quelle casseruole sono di difficile logorio nelle cucine meridionali. E non disgiungo affatto, nei napoletani, la facile resa al sentimento dal difficile logorio delle casseruole.

Dimostrando di conoscere quel fenomeno di ascarismo meridionale che tanto ha aiutato l’industria padana della nuova Italia e soprattutto che i napoletani non sono quei gran furbi che si vuole far credere , con il solo intento di continuare a prenderli per il culo.


17
Mar 17

Caro Corsera, impietoso il confronto tra Roma e la Napoli di oggi

Interessante spunto di riflessione di un lettore del Corriere della Sera che invia, alla Rubrica epistolare tenuta da Paolo Conti, la seguente missiva, mettendo a confronto Roma e Napoli:

Caro Conti,

da qualche anno il confronto tra Roma e Napoli vede quest’ultima prevalere su ordine, pulizia, decoro, iniziative per migliorare la città e lotta al degrado. Roma ricorda sempre più la New York degli anni 80, col degrado fatto a sistema o la Napoli di una decina di anni fa immersa nella monnezza. Napoli oggi è ordinata, il centro è in gran parte pedonalizzato (pedonalizzazione vera, non quella nominale del centro di Roma), decorosa. La metropolitana è un fiore all’occhiello, curata, pulita, quasi ci si dimentica di essere in Italia. I graffiti sono assenti sia sulla struttura sia nei vagoni. Bellissimo il lungomare, anch’esso in gran parte pedonalizzato dal sindaco De Magistris e molto frequentato dalla città che prima lo ha criticato e adesso non potrebbe più farne a meno. Il confronto con il lungotevere o il lungomare di Ostia è impietoso. Come disse Joyce, Roma sembra un tizio che vive esibendo ai viaggiatori il cadavere della propria nonna. Un cadavere che ultimamente inizia a puzzare. L’augurio è che Roma possa cambiare passo e riprendere il suo posto tra le città più belle del mondo.

Andrea Zurechn


13
Mar 17

Io, il “censore” che ha cancellato decine di insulti contro i meridionali

di Rosario dello Iacovo

«Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire», ogni volta che leggo questa bufala, citazione attribuita a Voltaire che Voltaire non ha mai pronunciato, mi sale l’embolo.
È una di quelle frasi a effetto che nelle intenzioni di chi la utilizza dovrebbe testimoniare una straordinaria tolleranza, uno spirito radicalmente democratico che si spinge fino all’estremo sacrificio per permettere anche al nemico di esprimere la sua opinione. Oltre che, naturalmente, far emergere lo spessore culturale di chi la pronuncia con aria solenne.
Ma nella stragrande maggioranza dei casi sa che l’illuminismo fu la radicale affermazione dell’uomo al centro dell’universo, contro la religione e contro il potere politico di monarchia e aristocrazia? Sa che c’è l’illuminismo dietro le teste mozzate dei re? Altro che darei la vita, eccetera, eccetera.
Qualche giorno fa un nutrito numero di artisti napoletani ha realizzato come “Terroni Uniti” la canzone “Gente do Sud”, per ribadire i valori dell’accoglienza e della solidarietà in occasione della venuta in città di Salvini. Bene, mentre il leghista si calava nella parte del pentito per le offese rivolte a Napoli negli anni precedenti io, che sono uno degli amministratori del canale YouTube sul quale il pezzo è stato pubblicato, ho cancellato decine di insulti razzisti nei confronti dei meridionali.
Sono stato un censore? Avrei dovuto “dare la vita” per permettere a qualcuno di scrivere: “Terroni di merda”, “Parlate italiano”, “Lavatevi”, “Parassiti”? Su, spiegatemelo, perché la follia di quest’epoca rovescia il senso dei concetti.
Libertà di parola non vuol dire libertà di insulto, libertà di opinione non vuol dire che tu sei libero di venire ad abbattere il posto dove vivo con le ruspe.
No signori miei, la libertà è un concetto nobile che vale per tutti quelli che lo rispettano, così come la tolleranza si applica ai tolleranti. Io non avrei dato la vita perché Hitler potesse dire che ebrei, rom e avversari politici dovevano essere sterminati nei campi di concentramento, voi? Non darei la vita perché il Ku Klux Klan possa continuare a urlare “Negri di merda”.
E non la darò oggi perché Salvini possa venire qua a spiegarmi che sono italiano come lui e che il nemico oggi viene da lontano, mentre il ventre putrido della lega continua a dirmi che resto un terrone e parlo una lingua incomprensibile.
Ma non è mica solo una questione di inaccettabili offese, perché la lega negli ultimi due decenni ha contribuito a inasprire la distribuzione ineguale delle risorse in questo paese. Quando togli risorse a un territorio, quando lo trasformi in una pattumiera a cielo aperto per abbattere i costi di smaltimento dei rifiuti industriali delle industrie del nord, grazie alla complicità delle mafie e della politica, quale risultato credi si ottenga: sviluppo, qualità della vita, giustizia sociale?
E non è un caso che sotto il palco di Salvini a Napoli ci fossero solo pezzi dell’ex PDL e neofascisti dichiarati, speranzosi di salire sul carroccio delle prossime politiche portando a casa poltrone. Ascari, traditori della propria gente in cambio del tornaconto personale, mascherato stavolta dietro il “Prima gli italiani”.
Come un secolo e mezzo prima, nello stesso nome dell’Italia e degli italiani, bersaglieri e carabinieri dei Savoia radevano al suolo paesi del sud, fucilavano finanche bambini di dieci anni, chiamando briganti i contadini che pur avevano creduto a un’unità che significasse più giustizia sociale, e invece di una riforma agraria più ugualitaria, si videro togliere anche le terre di uso comune.
Mi dispiace amici miei, io non darò mai la mia vita perché questa gente possa continuare a insultarmi, discriminarmi, privarmi di opportunità. Voi fate quello che volete, ma per favore non chiamatela libertà.
La libertà è un’altra cosa!


08
Mar 17

Cha “capata” Napoli-Real…

Un mio racconto per il Napulegno, ispirato da Paride Mazzone:

Non solo la serata non è stata proprio delle migliori (però, ragazzi, che “capata” Napoli-Real) ma avevo pure dimenticato le chiavi della macchina a casa, parcheggiata a Fuorigrotta dalla mattina in modo da avere il posto migliore e poter ritornare più comodamente in auto, a casa, dopo il match serale.
Così, mentre quella santa donna di mia moglie, a fine partita, era tornata a casa per riprendere le maledette chiavi, ripensando a quanto era ormai stato, mi avviavo coi miei figli a recuperare la vettura.
Giocavano a passarsi una lattina vuota, Elian e suo fratello, cercando di restituire, forse, una sorte migliore, al risultato della partita appena conclusa.
Li precedevo di una decina di passi, quando, una grossa auto coi finestrini oscurati si avvicinava a loro. Mi blocco e, preoccupato la osservo.
Un uomo cala il finestrino posteriore, allunga verso uno dei miei bambini una maglietta azzurra: “Tieni” gli sussurra.
“E’ gratis?” chiede mio figlio con un dubbio acerbo
“Certo che lo è…sai chi sono io?”
“No…”
“Sono il vicepresidente del Napoli”
Solo a quel punto Elian ha raccolto il prezioso cimelio, mentre il finestrino si richiudeva e la macchina si allontava.
“Rog! Rog! È la maglietta di Rog!” ha esultato Leon dopo aver strappato di mano la maglietta al fratello.
Questa mattina, appena sveglio, Elian mi ha chiamato, chiedendomi di mostrargli quella maglietta di Rog, per essere certo di non aver vissuto un sogno, meraviglioso, ma pur sempre sogno. La maglietta azzurra era lì a suggellare un patto d’amore che durerà tutta la vita.


05
Feb 17

Eugenio Bennato ad AvaNposto Numero Zero

Entra nel vivo la stagione dell’AvaNposto Numero Zero, il nuovo spazio culturale nel centro storico di Napoli, fondato e diretto da Egidio Carbone. In scena Versi proibiti, tratto dall’antologia L’inferno della poesia napoletana con Fabio Balsamo (The Jackal), Nevrotika vol. 1-2-3 di e con Fabiana Fazio, Eugenio Bennato e Amleto De Silva. Lunedì 27 febbraio, proiezione del documentario Sulla Via dei Mille con Mio Padre del regista e sociologo visuale Marco Rossano, che inaugura le proiezione della terza edizione del premio cinematografico Fausto Rossano Per il Pieno Diritto alla Salute.

 

È un cartellone caratterizzato da grandi collaborazioni e anteprime quello proposto dall’AvaNposto Numero Zero, che nelle sue prime settimane di programmazione, propone lavori di approfondimento sul tema del rapporto fra individuo e società che vanno a toccare alcuni dei nervi più sensibili e scoperti di questa relazione.

 

Si comincia venerdì 10 febbraio (repliche l’11 e il 12) con Versi proibiti, interpretato da Fabio Balsamo (The Jackal), con Francesco Saverio Esposito, Carlo LiccardoSerena PisaLuigi Castiello e Antonio Zuozo. Una pièce che porta in scena con prosa, poesia e canzoni una collezione di capolavori nascosti, scritti dal ‘500 ad oggi, fra i cui autori spiccano i nomi di Eduardo De Filippo, Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, ma che comprende anche brani realizzati da religiosi rimasti anonimi, raccolti da Angelo Manna nell’antologia L’Inferno della poesia napoletana, con intermezzi dialogati di Maurizio Capuano. La regia è di Giovanni Merano. Una rappresentazione che tocca nel vivo l’ipocrisia e il falso perbenismo, attraverso la carnalità più estrema, la sessualità, l’esaltazione del corpo e delle sue necessità. Un modo per sovvertire la scala dei valori e portare all’attezione del pubblico i veri scandali che non sono gli atti naturali, ma i tagli alla Cultura, alla Sanità, i piani di sviluppo meramente economici che ci abituano a desiderare solo cose spendibili. Lo spettacolo procede per quadri, animati da personaggi con la duplice funzione di rappresentare delle condizioni umane, il contadino rozzo, l’aristocratico, la prostituta interpretando, come se le avessero vissute, storie che non appartengono alla loro biografia. Una lotta tra ipocrisia e autentico naturalismo, per riscoprire il senso delle parole lirismo e oscenità esaltando con tante risate, anche amare, l’eros e gli eccessi della gola. Divertimento e riflessione per opere scritte per protesta. Nel tempo le tematiche non sono cambiate; sesso, società, corruzione, religione, i dubbi della vita clericale, perché la vera oscenità, è cancellare una vita fatta di rispetto e ricca di contenuti, o la cittadinanza attenta e scrupolosa, per la quale non sembra valga mai la pena impegnarsi. Come sosteneva il comico statunitense Lenny Bruce: «È la repressione di una parola quella che le dà la violenza, forza, malvagità. Di conseguenza tutto potrebbe essere osceno nella misura in cui lo reprimiamo, più reprimiamo e più è osceno».

 

Si prosegue, sabato 18 febbraio (replica domenica, 19 febbraio) con Nevrotika vol. 1-2-3 scritto, diretto e intepretato da Fabiana Fazio che si esibisce sul palcoscenico con Valeria Frallicciardi e Giulia Musciacco. Aiutante alla regia Angela Carrano. Liberamente ispirato agli scritti dello psicologo e filosofo austriaco, naturalizzato statunitense Paul Watzlawick (Istruzioni per rendersi infelici), il quale propone una serie di esercizi che rendono impossibile ogni gesto della nostra vita e dello psicologo e antropologo cileno Claudio Naranjo (Carattere e Nevrosi), lo spettacolo riflette sulle conseguenze che una società sempre più malata può avere sugli individui e scava in profondità, focalizzandosi su singole problematiche, come ipocondria, paura, insicurezza, amore in maniera dissacratoria, divertente e autoironica per dimostrare l’assuto che, siamo noi stessi a costruirci le nostre prigioni. Un progetto nato dalla voglia di lavorare insieme che, partendo da uno studio personale e da letture di approfondimento, ha dato vita a dei testi, in particolare i monologhi, pensati per le attrici in scena. Pur procedendo all’analisi di singoli casi, l’opera sviluppa il rapporto fra soggetto e società. La nevrosi è, infatti, un sintomo dell’inconciliabilità dell’individuo con il mondo esterno. La pressione e i messaggi esterni, possono renderci ancora più insicuri, alimentando il processo di allontanamento dai nostri reali bisogni. Lo spettacolo lancia una provocazione che fino ad ora ha suscitato nel pubblico una forte senso di identificazione: andare fino in fondo e renderci totalmente infelici, per dimostrare quanto siamo noi stessi a costruire i mostri della nostra mente.

 

Venerdì 24 febbraio, sotto le volte a botte del locale, Eugenio Bennato si esibirà in concerto con i musicisti del suo gruppo, in una coinvolgete interpretazione del proprio repertorio in versione totalmente acustica. Un ulteriore tassello delle sua ricerca musicale che ha dato vita al movimento Taranta Power, che ripropone la riscoperta, la rivisitazione e il rinnovamento, proiettandoloa verso il futuro,  della tradizione per resistere all’appiattimento della globalizzazione e della comunicazione massificata.

 

L’AvaNposto Numero Zero ospiterà quest’anno la terza edizione del Premio Cinematografico Fausto Rossano per il Pieno Diritto alla Salute, dedicato alla memoria dell’ultimo Direttore dell’Ospedale Leonardo Bianchi di Napoli, prematuramente scomparso nel 2012. Lunedì 27 febbraio, proiezione di Sulla via dei Mille con mio padre del documentarista e sociologo visuale Marco Rossano, nei giorni a seguire, presentazione in anteprima delle opere in concorso. Il Premio è promosso e organizzato da Associazione Premio Fausto Rossano, Associazione Italiana di Psicologia Analitica (AIPA), Associazione Italiana Residenze per la Salute Mentale (AIRSaM), GESCO, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e l’Assessorato alla Scuola e all’Istruzione del Comune di Napoli. Partner del concorso sono il Festival S/paesati di Trieste, la Rete del Caffè Sospeso, il Festival Lo Spiraglio di Roma, il Premio Solé Tura di Barcellona, la Fondazione Pascual Maragall di Barcellona, l’Associazione Centro Studi Antonio D’Errico, l’Università di Barcellona, la rassegna su cinema e migrazione S-cambiamo il Mondo.

 

Venerdì 3 marzo sarà di scena Amleto da Silva con il suo Amlo legge i dieci peggio, spettacolo promosso dall’Associazione GUAPANAPOLI.

 

Infine, ogni martedì a partire dal 14 marzo, fino a giugno, si inauguerà il laboratorio di formazione teatrale, a cura di Egidio Carbone, fautore e promotore della teoria dell’Attore Costitutivo.

 

PROGRAMMA FEBBRAIO-MARZO – AvaNposto Numero Zero

VERSI PROIBITI. UNA LOTTA. TRA IPOCRISIA E AUTENTICO NATURALISMO. Adattamento teatrale de L’inferno della poesia napoletana e intermezzi dialogati di Maurizio Capuano. Con Fabio Balsamo, Francesco Saverio Esposito, Carlo Liccardo e Serena Pisa. Musiche, Luigi Castiello, Antonio Zuozo. Regia Giovanni Merano.

Venerdì 10 e sabato 11 febbraio 2017, ore 21.00

Domenica 12 febbraio 2017, ore 18.00

 

NEVROTIKA. Scritto e diretto da Fabiana Fazio, con Fabiana Fazio, Valeria Frallicciardi, Giulia Musciacco. Aiuto regia, Angela Carrano

Sabato 18 febbraio 2017, ore 21.00

Domenica 19 febbraio 2017, ore 18.00

 

EUGENIO BENNATO in concerto acustico con il suo gruppo

Venerdì 24 febbraio 2017, ore 21.00

 

PREMIO FAUSTO ROSSANO PER IL PIENO DIRITTO ALLA SALUTE. Premio dedicato alla memoria dell’ultimo Direttore dell’Ospedale Leonardo Bianchi di Napoli.

Lunedì 27 febbraio 2017, ore 20.00 proiezione del documentario ‘Sulla via dei Milla con mio padre’ di Marco Rossano. Ingresso libero.

Nei giorni a seguire, proiezione delle opere in concorso. Ingresso libero

 

AMLO legge I DIECI PEGGIO. Uno spettacolo di e con Amleto De Silva. Evento promosso dall’Associazione GUAPANAPOLI.

Venerdì 3 marzo 2017, ore 21.00. Contributo associativo 10€. Contributo soci GUAPANAPOLI 5€

 

LABORATORIO DI FORMAZIONE TEATRALE A CURA DI EGIDIO CARBONE

Periodo marzo-giugno, per un totale di 48 ore di attività

Ogni martedì, ore 19.00-22.00. Quota di iscrizione 50€

 

Contributo associativo AvaNposto Numero Zero 10€. Ingresso riservato ai soci. Il botteghino è aperto tutti i giorni dalle 18.00 alle 20.00, prima dello spettacolo o, previo contatto, in altri giorni e orari.

 

Botteghino: cell. 3661149276; [email protected], web. www.facebook.com/APNumeroZero;

VIA SEDILE DI PORTO, 55 – 80134 NAPOLI (Via Mezzocannone)


15
Gen 17

A Napoli si cammina più che a Roma e Milano

Molto interessante questo grafico che mette a confronto le maggiori metropoli europee in materia di mobilità urbana.

A Napoli, per gli spostamenti, si usa la bicicletta più che a Roma e Madrid (certo la percentuale è bassa rispetto a metropoli come Berlino) e, soprattutto, si cammina molto più che a Roma e Milano.

La scarsa diffusione del mezzo pubblico, invece, spinge all’uso dell’auto.

image


04
Gen 17

Dacia sceglie Napoli e Genny Savastano per il suo nuovo spot (video)

photo

Tra frizzi, lazzi, luoghi comuni (o stereotipato iperrealismo militante?), Dacia, gruppo Renault, sceglie Napoli e “Genny Savastano” per il suo nuovo spot. Si tratta pur sempre di un linguaggio pubblicitario fatto di iperboli.

A conferma che Partenope ha sempre più appeal  non solo tra i turisti ma anche come set, sia per i propri luoghi che per la musica che riesce ad esprimere con una new wave di tipico neapolitan sound, oltre quel neomelodismo che ne aveva caratterizzato ed i propri anni 90


29
Dic 16

Ad un figlio dei “Quartieri” il premio “Giocatore dell’anno” del Guardian

fabio-pisacane-cagliari-666x381

La storia di Pisacane è definita dal Guardian di «grande ispirazione». Al giocatore, come è noto, fu diagnosticata da giovanissimo la grave malattia che si manifesta con una paralisi progressiva. Pisacane trascorse tre mesi e mezzo in ospedale e per 20 giorni rimase addirittura in coma. Poi la riabilitazione, la lenta risalita, il sogno di giocare in serie A inseguito con coraggio e determinazione e infine realizzato il 18 settembre scorso. Il tecnico del Cagliari, Massimo Rastelli, lo ha fatto debuttare nella massima serie nel match contro l’Atalanta vinto dai sardi per 3-0. E a fine partita, Pisacane non ha trattenuto l’emozione: «Scusate, non ce la faccio», ha detto davanti ai microfoni, prima di scoppiare in lacrime.

FABIO L’INCORRUTTIBILE

La sua favola calcistica ha conquistato il Guardian, che nel suo lungo articolo dedicato a Pisacane ricorda anche come nel 2011, quando giocava col Lumezzane, il giocatore cresciuto nei quartieri spagnoli a Napoli rifiutò 50mila euro per alterare il risultato di una partita: un gesto premiato anche dalla Fifa con la nomina ad ambasciatore per il calcio pulito nel mondo, la stessa conferita in precedenza a Simone Farina.

LA SORPRESA

Ora che è arrivato anche il riconoscimento del Guardian, Pisacane non nasconde il suo stupore: «Onestamente, niente di quello che faccio è per essere un esempio per le altre persone. Non fa parte del mio modo di essere, io sono un ragazzo semplice e umile», sottolinea il giocatore, che riguardo la grave malattia che lo ha colpito da giovane afferma: «Ho sempre detto che la malattia non era venuta per uccidermi, altrimenti ora non sarei qui. La malattia è venuta per darmi qualcosa di buono».

Fonte: La Stampa.it


29
Dic 16

Surgelata appena sfornata e a domicilio in 24h. L’idea di due imprenditori napoletani

a-pizza

L’idea non poteva che essere Made In Naples. Se surgelata deve essere, che almeno sia buona e fatta con prodotti d’eccellenza. A lanciarla due imprenditori partenopei, Maurizio Ramirez e Guido Freda.

Si chiama ‘A pizza, la prima pizza artigianale preparata secondo la tradizione dei pizzaioli partenopei, subito surgelata per poter essere consumata comodamente a casa in ogni momento. Lo slogan è chiaro: “Dal forno di Napoli a casa tua. Il Gusto che non si perde per strada!”.

‘A pizza viene cotta in alcuni forni a legna a Pozzuoli dove i pizzaioli campani “ammaccano e conciano” pizze come farebbero in una vera pizzeria: impasto tradizionale, solo farina 00, acqua e lievito madre, nessun conservante né aromi aggiunti.

Appena sfornata ‘A pizza viene poi surgelata attraverso un processo di abbattimento rapido che ne preserva fragranza e gusto: le pizze sono inserite in un tunnel di refrigerazione che le surgela, facendole passare da 90 gradi a -20 gradi in pochi minuti. Bastano poi otto minuti nel forno di casa a 200 gradi per gustare una vera pizza napoletana come appena sfornata. ‘A pizza si ordina via telefono al numero verde 800 931193 oppure online: si può scegliere tra sette varianti (Margherita, Bufalina, Bianca, Primavera, Porcina, Vegetariana, Friariella).

Entro 24 ore, questa la rivoluzione, arriva a domicilio in tutta Italia in una bag di cartone: il prodotto viene confezionato in uno speciale frozen packaging. Il prezzo va dai 4,50 ai 7 euro.

“Il progetto è nato dalla volontà di portare i prodotti napoletani ‘artigianali’ nel mondo. Anziché esportare pizzaioli, come spesso capita, abbiamo deciso di tenerli qui e di esportare solo le pizze, mantenendo integre le loro qualità organolettiche.” ha raccontato Ramirez a Dissapori, l’on line dedicato alla cucina e alla ristorazione. Ci sono voluti due anni e mezzo per mettere a punto l’idea imprenditoriale, dal calibrare una pizza che rispetti la tradizione e il suo rigido disciplinare al trasportarla e consegnarla senza alterarne il sapore. Forse i napoletani non apprezzeranno la surgelata doc. Ma certo nel resto d’Italia è un’ottima soluzione per mangiare una buona pizza originale anche se surgelata.

fonte: Identità Insorgenti