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26
Ott 16

Votum: una mostra che coniuga la tradizione partenopea all’amore per l’arte e la scienza

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Votum: è questo il tema scelto dall’O-ring Art Studio, che coniuga la tradizione partenopea all’amore per l’arte e la scienza, ma soprattutto alla “fede” verso la natura umana. In fin dei conti, cos’è la fede se non un atto di fiducia rivolto a un’entità, che sia essa visibile o intangibile? Ed è proprio la fede, l’elemento che emerge in questi lavori, non intesa in senso religioso, ma come legame incondizionato. Non a caso, il marchio che rappresenta gli artisti è un cerchio, un O-ring, ossia, una guarnizione, ma che agli occhi dei più appare come un anello (“la” fede), un circolo, un elemento eterno e indivisibile, come lo era la sfera di Parmenide, che rappresentava l’Essere nella sua pienezza e perfezione.

Michela Alfè e Mauro Caccavale, napoletani per origini e studi, uniti nella vita così come nell’arte, fondano l’O-ring Art Studio nel 2011: entrambi di formazione scientifica (chimico dei materiali con dottorato in Ingegneria Chimica lei, fisico sismologo con dottorato in Rischio Sismico lui), sentono poi l’esigenza di esprimersi in maniera più creativa. E così, Michela segue il fascino della pittura grazie all’artista Tullia Matania, mentre Mauro si appassiona alla fotografia tradizionale stampata in camera oscura, sotto la guida del fotografo Ugo Pons Salabelle. Da questo connubio nasce l’intuizione di fondere le diverse competenze scientifiche con le esigenze artistiche.

Esordiscono nel 2011 con il progetto di fotografia analogica Sovraimpressioni, selezionato per la mostra NICE (New Independent Curatorial Experience) – Place to be alla X edizione di Paratissima (Torino Esposizioni, 2014) ed esposto alla galleria Art design Factory di Rivoli. Nel 2015 allestiscono Heartquake prima personale nella suggestiva chiesa seicentesca di San Biagio Maggiore in via San Gregorio Armeno, un lavoro che integra mappe sismiche e cartografiche con antiche tecniche di stampa fotografica (cianotipia). Nello stesso anno presentano Materica, nelle cave di tufo di Napoli Sotterranea, una mostra di macrofotografia “tecnologica” che reinterpreta i nanomateriali avanzati di ultima generazione, svelandone la pittoricità intrinseca, inserita nella XIX ed. di Futuro Remotoe nella rassegna Come alla corte di Federico II al Centro Congressi dell’Università. Heartquake e Materica: esposizioni di gran pregio, che rispecchiano le attitudini dei due artisti, ma presi singolarmente. Senza dubbio, il “passaggio” a Votum integra coerentemente le loro vocazioni più profonde. Il primo votum nasce nel 2014 da una scintigrafia total body e partecipa alla X ed. di Paratissima: da qui l’intuizione di continuare questo percorso carico di misteri e significati. Votum trae ispirazione dall’antica consuetudine da parte dei fedeli di elargire alla divinità un dono in seguito a una grazia ricevuta, ma va ben oltre l’aspetto visibile: si tratta di un lavoro altamente ricercato che, partendo dalle immagini trasparenti ed eteree di risonanze magnetiche, TAC, radiografie, ecografie e affini, raffiguranti dorsi, crani, denti, braccia, gambe, finiscono poi per “reincarnarsi” in un corpo rinnovato. Ogni votum, anche se apparentemente impersonale, conserva in sé la peculiarità di chi ne ha fatto parte, non a caso, il materiale strumentale appartiene a conoscenti degli artisti che scelgono di offrirlo affinché, una volta rielaborato, (proprio sulla scia degli ex voto), possano riceverne nuova vita o esorcizzare il male per cui richiedono protezione. Questa offerta rituale di “pezzi” corporei ai nostri tempi potrebbe apparire senza dubbio assurda, o addirittura macabra tuttavia, si perde nelle origini di religioni cristiane e pagane. Largamente diffusa nella cultura partenopea  si riscontra soprattutto in moltissime chiese barocche con ex voto in metalli pregiati, quali oro o argento, raffiguranti le parti anatomiche malate interessate al “miracolo”. Tutto ciò è solo il substrato del progetto che si dipana in maniera molto più sottile e intimistica: i due artisti, infatti, una volta scelte le immagini strumentali più significative le rielaborano e adattano ai “corpi “ in loro possesso. Molto spesso si tratta di figure in terracotta o manichini impagliati  (la “struttura” dei personaggi) che Michela e Mauro si procurano a San Gregorio Armeno, la ben nota strada dei pastori. Questo è in perfetta aderenza sia con il culto della morte, da sempre presente in Campania e legato a una sorta di scaramanzia intrinseca nel popolo napoletano, sia con la tradizione degli ex voto in terracotta. Chi ha avuto il piacere di visitare Napoli potrà, infatti riconoscere nel poderoso trittico Votum (radici), per le sue “ramificazioni”, le strabilianti Macchine anatomiche di Raimondo di Sangro contenute nel Museo Cappella Sansevero che mostrano gli scheletri di un uomo e di una donna in posizione eretta, con il sistema artero-venoso quasi perfettamente integro.

Non solo, osservando Sospensione è naturale ricordare le “capuzzelle” contenute nel Cimitero delle Fontanelle, posto noto per il rito delle “anime pezzentelle”, che prevedeva l’adozione di un cranio, a cui corrispondeva un’anima abbandonata, al fine di ricevere una grazia di qualsiasi tipo.

È evidente che la cultura napoletana si respira fortemente in Votum, tuttavia, la bellezza di questo “corpus” artistico si manifesta per la sua umanità: ogni immagine strumentale appartiene a una persona reale, concreta, spesso è parte inconfessata di una storia di dolore e calvario: ogni opera racconta il suo vissuto, più o meno drammatico, eppure ignoto a chi li osserva. Le singole lastre ai raggi x o le risonanze archiviate su un cd, nelle mani di Michela e Mauro non sono più tali: riprendendo “corpo” si trasformano in altre “persone” dalla nuova identità. Ovviamente si tratta di un lavoro altamente sofisticato, dove ogni singolo pezzo, di modeste dimensioni, è immortalato con la macrofotografia, secondo luci e posizioni accuratamente progettati sulla base dei raggi x e delle ecografie a loro disposizione. Così, le piccole terrecotte, si integrano con quell’anima e nella foto in bianco e nero assumono le sembianze di statue di marmo o riproduzioni in gesso d’età classica, simili ai filosofi di altri tempi, sospesi su uno sfondo “asettico” di grande pulizia e nitore, affinché nulla possa tubarne la visione. Se ne discostano, in piccola parte, alcuni votum che invece presentano elementi apparentemente sconnessi, ma che in maniera criptica identificano chi ha donato la sua “storia”: è questo il caso del Votum (la veronica) che nelle palline da tennis sospese nell’aria ricordano la volée alta di rovescio, con un riferimento a un’artista incisore che nelle sue opere rappresentava le bolle di sapone fluttuanti verso il cielo. Questi lavori, di estremo interesse, depistano e incuriosiscono lo spettatore che cerca la soluzione dell’enigma occulto al pari di un colto rebus.

Infine, di rilievo è il tipo di allestimento scelto dall’O-ring Art Studio: ogni fotografia digitale, stampata su carta Hahnemuhle photo rag matt, è montata su pannelli di legno intelaiati, come se la stoffa stessa fosse il sudario e la traccia ultima di un corpo pulsante. A completare il tutto, una serie di schizzi, i pezzi originali di terracotta, i manichini da cui sono stati tratti i lavori, un  lightbox con lastre a raggi x, fanno in modo che il pubblico possa avere piena coscienza del tipo di lavoro effettuato, dalla fase di ideazione alla sua realizzazione finale.

Senza ombra di dubbio a prescindere dalla pregevolezza estetica e dalla perizia tecnica delle opere, questa dell’O-ring Art Studio è un’esposizione che fa riflettere, sul valore della vita, sul senso di perdita della morte, ma soprattutto sulla fiducia e speranza che qualcosa possa cambiare e che sempre ci sarà qualcuno che veglierà su di noi… Come scriveva  Parmenide nel poema Sulla natura, «Compito del filosofo è unicamente quello di rivelare la nuda verità dell’Essere nascosta sotto la superficie degli inganni»: potremmo così asserire che nelle opere di Michela e Mauro, eliminata la doxa, ossia l’apparenza (rappresentata esteriormente dal corpo), l’uomo si rivela nella sua vera essenza (l’interno non visibile a occhio nudo, ma fulgido come un’aura), unica, perfetta e immutabile, perché l’anima non ha confini e pur nel giorno del suo epilogo, essa continuerà a esistere attraverso il ricordo di chi l’ha amata…

Conclude la serata le video-proiezioni inedite in HD, Simulacri e simulazioni, a cura di Lux In Fabula, con montaggio e postproduzione video di Michele Albano, che consentono allo spettatore di avere un contatto ravvicinato e uno sguardo privilegiato con le sculture custodite all’interno del Museo Archeologico e con l’opera caravaggesca Sette opere della Misericordia.


02
Set 16

Pozzuoli fürdő, atmosfera da bagno termale sovietico nella città della Loren

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Io non lo sapevo che la mia città, Pozzuoli, nascondesse atmosfere da Goodbye Lenin. Non sapevo che sul lungomare devastato dall’industria pesante dell’Italsider i puteolani si fossero riappropriati di un pezzo di natura trasformandolo in bagni termali. In stile Széchenyi fürdő. Avete presente? Acqua sulfurea, vapore che risale dalla riva, gruppi di persone che chiacchierano su panchine immerse nell’acqua o giocano a scacchi, come si vede nei documentari in bianco e nero dell’Ungheria sovietica.

Non v’è la mano dello Stato (figuratevi) o dal privato: qui tutto è stato una conquista popolare. Scelta con coscienza ed autogestita.

acqua calda

acqua calda

Da quando un gruppo di uomini di buona volontà s’è ricordato che quel punto della riva del “lungomare di Via Napoli” nascondeva delle fonti d’acqua termale sottomarina. Fonti che da ragazzini scoprivamo scavando la sabbia vulcanica con i piedi.

 

Di lì, piccone in  pugno, hanno spaccato ed eliminato la “loppa” ovvero tutti i residui di lavorazione dell’industria pesante dell’Italsider (che per fortuna non c’è più) che hanno violentato e coperto la costa puteolana. Perchè nessuno ha detto a Renzi che anche questa è un’area da bonificare e che in mezzo alla loppa chissà che cazzo c’è impastato.

Scoperta la fonte di acqua termale (siamo intorno ai 70/80 gradi centigradi credo), hanno diviso, con grossi sassi d’origine vulcanica, un’area di una ventina di metri quadri, con tre piscine. Ciascuna con una gradazione diversa: calda, tiepida e fredda. Poi hanno poggiato delle lunghe tavole di legno, puntandole contro gli scogli più grossi, a mò di panchine, in modo da fornire delle sedute per chi vuole evitare il contatto diretto con i sassi bollenti che giacciono sul fondo.

Quindi un cippo: “Terme Popolari”, che finiscono per solleticare fantasia e nostalgia post sovietica (ed infatti la domenica le terme popolari sono piene di badanti dell’est europa che respirano aria di casa).

acqua tiepida

acqua tiepida

Ma Pozzuoli è anche greca e latina, oltre ad avere profonde radici cristiane (San Paolo nel suo viaggio verso Roma scoprì a Puteoli una delle prime comunità cristiane), così qualcuno, per stemperare il clima troppo “popolare e comunista”, ha apposto su un secondo cippo, un’ ulteriore indicazione “Balneum Sant’Anastasiae”.

Stamattina mi sono unito anche io alla comitiva degli utenti delle terme popolari, alla faccia dei ticket, della Lorenzin, della fertilità e della cervicale che mi ha tormentato tutta la notte. Ad accogliermi, sullo sfondo in cemento prospiciente il tratto di mare, un manifesto di Star Wars (?!?!) e dei cartelli “Opera realizzata con fondi europei”. Ironia tipicamente puteolana, eclettismo da fumarole, cartelli posticci che indicano l’indole anarchica di un popolo capace di prendersi quanto gli appartiene, a prescindere dall’ordine costituito, e di metterlo a disposizione della collettività.

acqua fredda

acqua fredda

Quando arrivo chiedo se c’è posto, una coppia si sposta e mi cede il proprio. Poi mi accorgo di non avere uno strumento per bagnarmi la nuca con quell’acqua che sgorga dalle viscere della terra.

“E qual’è u probblaem”, dove sta il problema, mi incalza un anziano con la pelle cotta dal sole porgendomi un recipiente di plastica, un innaffiatoio artigianale. Non è l’unico, ce ne sono una decina. Ognuno ne usa uno, lo condivide e quando va via lo ripone al proprio posto. Anche i tempi sono scanditi con regolarità e ordine. Quando i nuovi arrivano chi è immerso da più tempo, si sposta lasciando libero il proprio posto.

Mi accomodo accanto ad una signora sulla settantina, viveva a Mergellina, poi cinque anni fa ha deciso di spostarsi a Pozzuoli. Intorno a lei tre persone che ascoltano pillole di

Balneum Santanastiasiae

Balneum Santanastiasiae

storia. La donna, con accento da napoletana borghese, non si lascia intimidire dal suono gutturale e della vocali fortemente alterate di noi puteolani proletari (oltre che dall’articolo “U” in luogo del partenopeo “O”, eredità tipicamente greca) racconta dello sbarco mitico di Enea sui nostri lidi e del valore della lingua Napolitana fino a 155 anni fa, quando a sud del Tronto era quella ufficiale del Regno delle Due Sicilie.

Nessuno scivola con la propria mente sul fatto che quel dono prezioso della natura, nasconde una verità terribile e devastante: lì sotto ci sono gas e magma. La tremenda caldera dei Campi Flegrei.

eclettismo balneare puteolano

eclettismo balneare puteolano

I “bagnanti” di Pozzuoli Furdo ci scherzano, il piano di evacuazione li trasferirebbe a Milano, dove “le autiste degli autobus sono tutte belle donne”. Quanto invece li preoccupa sul serio è l’assegnazione delle concessioni di quel tratto di mare. Quello si, potrebbe consentire al gestore assegnatario della concessione di mettere fine alle terme popolari e alla loro gratuità.


05
Nov 15

Quella emigrazione che costruisce ponti e non rinnega le origini 

  “Noi non emigriamo, sono più di 150 anni che colonizziamo” così Luca ‘o Zulù Persico, dei 99 Posse, in una canzone di un paio di anni fa. Ed in effetti , noi di quella che fu la Magna Grecia, non abbiamo perso questa abitudine, colonizzati a nostra volta dai figli di Ulisse ed Enea.

E quale è la prima espressione di “colonizzazione” di un meridionale emigrante? La fondazione di una squadra di calcio. Così come è successo in Australia è accaduto anche in Francia, in una storia poco conosciuta che racconta Danilo Pontillo ed annunciata lo scorso agosto dal Pozzuoli Calcio, una storia che unisce le città di Verdun e Pozzuoli.

La squadra di calcio della città francese, infatti, è stata fondata da emigrati puteolani. La società, via web ha chiesto quindi un gemellaggio sportivo (ignorando tuttavia che a Pozzuoli le società calcistiche sono più di una ).

Scrive Laurent, coach della squadra francese:

Improvvisamente ti arrivano questi messaggi e pensi a tantissime cose….

Pozzuoli è davvero TANTO peccato che solo in pochi lo capiscono….

” Buongiorno,

prima di tutto la prego di scusarmi per il mio italiano.

Mi chiamo Laurent Martin, sono francese e vivo nella regione di Verdun.

Sono l’allenatore di un club di calcio che si chiama ES TAVB.

Vi scrivo perche da tempi cerchiamo col nostro club di costituire una relazione con Pozzuoli senza riuscire.

In effetto, nel nostro paese, tanti giocatori sono figli di immigranti paretane arrivati in francia negli anni 50. Le famiglie Tamburrino, Masiello, Cilindro, Martorelli, Picone, che vivono nel nostro paese sono tutti originari della regione di Pozzuoli.

La nostra squadra è stata propria creata da questi italiani. Ed oggi ancora, si parla il vecchio dialetto nelle vie del nostro paese.

L’idea, sarebbe di creare tra i nostri due club una sorta di legame simbolico a traverso il web ! Delle belle idee possono essere trovate. Una amicizia che si svilupperebbe aldilà delle Alpi. Perché noi, figli di immigranti, sarebbe importante.

Non so se lei è in relazione con la sede della Squadra di Pozzuoli, e se lei puo comunicare la mia domanda.

Aspetto la sua risposta con piacere,

Cordialmente,

Laurent Martin.”

Il gemellaggio cercato dagli abitanti di Verdun sono una attestazione di stima e riconoscenza per quei “forestieri” venuti dai Campi Flegrei, che hanno arricchito la piccola comunità d’oltralpe con la propria identità.


27
Ott 15

Anche al Sud hanno imparato a fare la differenziata!

Ascoltate bene la conduttrice che lo dice con naturalezzza, insomma pure quegli zoticoni giù al Sud, hanno imparato a fare la differenziata.

Pensate che nei Campi Flegrei siamo ben oltre l’80% e la Campania lo scorso anno ha superato la Toscana nella raccolta differenziata. Il problema cari ‘taliani, non è di coscienza o di buona educazione, semplicemente bisogna essere messi in condizioni di poterla fare la differenziata.

Le emergenze rifiuti, infatti, hanno generato la Terra dei Fuochi ed ha arricchito le mafie, i poltici loro lustrascarpe e tutti coloro che puntualmente con le emergenze ci campano.

Stamattina mi sono goduto questo servizio, con soddisfazione, ricordando, lo raccontavo proprio su questo blog, di quando di fronte casa, in quel di Pozzuoli,lo scorso anno si + scatenata una sommossa, con gente scesa in strada, perchè un furbetto del sacchetto avrebbe voluto gettare la plastica fuori orario. Ma tant’è, noi figli del vulcano sappiamo essere persuasivi, oltre che educati, forse la cosa stupirà la giornalista di cui sopra. E questi sono i risultati:


24
Ott 15

Pozzuoli, Rione Terra proposto come patrimonio Unesco

“Il sito archeologico del Rione Terra ha pieno diritto ad essere incluso tra i beni patrimonio dell’Umanita’. Sosterremo la candidatura della rocca flegrea presso l’Unesco”. Cosi’ Patrizia Boldoni, consigliere della presidenza della Regione Campania per i Beni Culturali e Turismo, intervenendo oggi alla riapertura del percorso archeologico sotterraneo del Rione Terra. Gia’ in passato i Campi Flegrei sono stati candidati per accedere alla lista Unesco, ma senza successo.

“Per sostenere la candidatura – ha detto ancora Boldoni – serve un progetto serio: la struttura deve essere fruibile per l’intero anno, possedere un piano finanziario concreto ed eliminare situazioni di criticita’. In passato le bocciature sono giunte per la piaga dell’abusivismo”. L’iter per la candidatura della rocca flegrea ad accedere nella lista dei beni dell’Unesco e’ stato gia’ avviato. Il Comune di Pozzuoli ha inviato la richiesta al ministero dei Beni Culturali, che si esprimera’ entro fine anno. In caso di responso favorevole bisognera’ affrontare il passo successivo con il dettagliato sopralluogo degli ispettori Unesco.


06
Ago 15

Campania: le cassette per il trasporto del pesce diventano ecosostenibili

pescatori puteolani

Niente più cassette in polistirolo per il trasporto del pescato, in Campania i contenitori diventano ecosostenibili e ad utilizzarle tutti gli aderenti al  Consorzio Pescato Campano.

Il progetto pilota è finanziato dal Fondo Europeo per la Pesca gestito dalla Regione Campania. La sperimentazione sul campo è affidata a Federpesca e al Consorzio Pescato Campano.

“Nelle prossime settimane – spiega Fulvio Giugliano, presidente del Consorzio Pescato Campano e delegato Federpesca in Campania – a bordo di pescherecci strascico e circuizione aderenti al Consorzio saranno sperimentati i primi modelli di cassette che verranno poi seguite e monitorate da tecnici lungo tutta la filiera ittica di distribuzione del pescato. Il mare è tradizione ed economia ed ha bisogno di rispetto. Le nuove cassette daranno un contributo alla difesa dell’ambiente”.

Poi dice che i fondi europei vengono usati senza criterio…

 


14
Nov 14

Tornano le bionde in strada e il pil s’impenna

Era dal finire degli anni 90 che non rivedevo, nella provincia flegrea, per strada, il “bancariello” che vende al dettaglio le sigarette di contrabbando. Non tenute nascoste nella borsa dalla madre di famiglia in difficoltà economica, col timore d’essere fermata, ma in maniera piuttosto sfacciata, come la vendita di un qualsiasi altro prodotto da ambulante.

Negli anni ’80 un vecchio adagio recitava “Il contrabbando per Napoli è come la Fiat per Torino” e nei fatti così era per tutti, compreso lo Stato che chiudeva un occhio e pure l’altro. Certo, ogni tanto era divertente osservare gli inseguimenti tra motoscafi blu dei contrabbandieri e quelli della Finanza nel golfo tra Ischia e Napoli, ma per 3 quintali sequestrati più del doppio erano già per strada pronti per essere venduti.

Di banchetti non se ne vedevano dai tempi in cui i bombardieri della Nato volavano sulla Serbia di Milosevic e l’Adriatico era divenuto impraticabile. Così pure lo Stato aveva deciso che era venuto il momento di approfittare dell’occasione e chiudere definitivamente col contrabbando.

“Tonino o biondo” a Montesanto, 60 e passa anni per strada con la stecca in mano, se ne andò in pensione. Sulla piazzetta del Carmine, a Pozzuoli, da tempo la criminalità organizzata aveva deciso di affidare il contrabbando ai nordafricani.  “Peppe a’ Mabboro” prese la valigia di cartone e se ne andò al Norde. Qualche tempo dopo lo seguirono Mohamed e Husain. O brigante o emigante.

La buonanima di Totonno o’zuoppo (nomi da mitologia del terzo millennio) con i soldi di 50 anni di contrabbando si era comprato un paio di bar e qualche locale in cui mise a lavorare tutti quelli che gli vendevano le bionde al dettaglio. Riconversione del capitale umano, altro che Job Act.

E allora perchè sono ritornati i “bancarielli” per strada (giusto a titolo di informativo, nell’area flegrea le sempiterne rosse sono state sostituite da marche italianissime, la Yes Smoke di Settimo Torinese e la 821 Italian Tech. Costano la metà rispetto alle originali, 2 euro anzichè 4 e secondo gli inquirenti vengono prodotte in Africa)? Donde questa nuova apparente tolleranza?

Si scrive che la “crisi” accentua il fenomeno. Vero ma è altrettanto vero che il contrabbando, insieme a prostituzione e droga fanno alzare di un punto percentuale il prodotto interno lordo. Un motivo per decidere di tornare a tollerarlo? Voglio ragionare per assurdo in questo Paese dell’assurdo e allora rispondo, forse si,  ma neanche l’unico se si pensa che il Sud versa in uno stato di coma accelerato dagli ultimi (non) interventi del Governo che ha tagliato il cofinanziamento dei fondi europei (che verosimilmente andranno persi) e ha distratto i fondi per lo sviluppo del Mezzogiorno, verso altri lidi. E allora immagino lo stesso tavolo che pianificò la tolleranza per l’invio dei rifiuti tossici in Campania. Con, più o meno, gli stessi attori.

“Che devono andare a rubare questi? E allora…Così la finiscono pure e scassà o c…loro e la disoccupazione.“. Ma no, chiudiamo gli occhi su quella vecchia forma di welfare delegato che è il contrabbando. Un ammortizzatore sociale evergreen che fa comodo a tutti. E poi perchè tarpare le ali al loro originale spirito imprenditoriale?

Al netto di tutti i sermoni “convegnisti” sulla legalità, sulle nuove teorie lombrosiane e sull’affermazione delinquenziale su base territoriale, perchè credo che la Napoli “offshore” sia funzionale al “sistema” (e pure o’sistema). Funziona così da quando 154 anni fa, si decise di delegare alla camorra il controllo del territorio e forme rudimentali di assistenza sociale. Tutti i Salvatore de Crescenzo di ieri e di oggi ringraziano. Tanto il problema vero è che non indossano il casco.


17
Ott 14

Campania: la differenziata oltre la media nazionale

Ci sono piccoli comuni campani che raggiungono quasi il 70% di raccolta differenziata come Rocca Romana, in provincia di Caserta. Comuni come Bacoli e Pozzuoli, pieni Campi Flegrei, che al top per la raccolta di cartone e vetro.

C’è Sassano nel salernitano con il 93% della raccolta differenziata. Comune campione tra i “ricicloni” 2014.

Ecco a voi qualche esempio di comuni campani che, nella classifica stilata da Legambiente, permettono alla Campania di battere il dato della media nazionale. Una bella soddisfazione, in un’area dove alcuni territori sono compromessi da quel cancro ambientale (e non solo) conosciuto come “Terra dei Fuochi.”

Dati che pongono la Campania oltre la percentuale di raccolta della media nazionale e di regioni come la Toscana.

Alla faccia di chi adduce tesi ed ipotesi genetiche o razziali alle inefficienze della raccolta differenziata.

Vi racconto un episodio. A Pozzuoli, qualche settimana fa, all’entrata in vigore della raccolta differenziata porta a porta sul territorio comunale, per poco non si è sfiorata la rissa perchè un cittadino, più pigro degli altri, pretendeva di sistemare fuori casa il contenitore della plastica prima dell’orario previsto dall’ordinanza comunale.

I vicini, con una persuasione che non prevedeva repliche lo hanno fatto desistere. Orgoglio ed educazione civica. Oltre che sfida ai clichè ed agli stereotipi.

Ed i primi risultati danno ragione al senso civico dei cittadini del capoluogo flegreo dove il Comune ha stimato intorno all’80% l’efficacia e l’efficienza della raccolta differenziata.


09
Ott 14

Il CNR di Pozzuoli premiato al Senato

Importante riconoscimento per il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pozzuoli che oggi verrà premiato in Senato,

Ad assegnare i premi l’Associazione internazionale “Guido Dorso”. L’iniziativa – patrocinata dal Senato della Repubblica, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dall’Università degli studi di Napoli “Federico II” – segnala dal 1970 contestualmente giovani studiosi del nostro Mezzogiorno e personalità del mondo istituzionale, economico, scientifico e culturale che “hanno contribuito con la loro attività a sostenere le esigenze di sviluppo e di progresso del Sud.

Tra i premiati Vincenzo Di Marzo, direttore dell’istituto di chimica biomolecolare del Cnr di Pozzuoli .

Per chi non conosce il capoluogo flegreo, il CNR si trova alle spalle di in uno di quei quartieri cosiddetti “difficili” fatti di palazzi da edilizia post sovietica e delle criticità tipiche delle periferie. Possa il riconoscimento, dunque, essere anche volano per la riqualificazione di un’area urbana, che con l’esempio del CNR possa riqualificarsi e dare speranza ai giovani che la vivono. Perchè a Pozzuoli, come in tutto il Sud, si continua a fare ricerca. Nonostante tutto.


21
Lug 14

Caro Perotti, a starti a sentire non avremmo avuto più il Tempio di Augusto

Il bocconiano professor Perotti è uno con la fissa per i fondi europei. Da un pò di tempo, ormai, insiste: chiediamo all’UE di non inviare più fondi all’Italia (ricordiamo che se tutto va liscio e non vengono dirottati al Nord per altre opere, la gran parte di quei fondi sono destinati alle aree depresse del Sud) e il corrispettivo di quel che non ci viene inviato, venga scontato dall’Italia per quanto da versare nel fondo comune del bilancio europeo.

“Se chiedessimo di avere 3 mld in meno all’anno, ottenendo uno sconto di 3mld sui contributi da versare – dice il professore – per il bilancio europeo non cambierebbe nulla, ma noi risparmieremmo 6 miliardi, perché ci eviteremmo gli ulteriori 3 mld di cofinanziamento”. Soldi che per Perotti “potrebbero essere spesi per altre finalità”.

Già il professor Viesti, economista, aveva risposto a Perotti:

Il nostro Paese fa delle politiche di sviluppo regionale, sempre di meno rispetto al passato e quasi esclusivamente attraverso i fondi europei, che hanno come principio quello del cofinanziamento: associa qualche risorsa nazionale a quelle continentali. Fare i conti del dare-avere sulle politiche pubbliche in questo modo ha l’effetto di ignorare tutti gli effetti che tali politiche hanno. Si tratta di un modo contabile sui generis di vedere le cose. Se non fossimo in Europa risparmieremmo il contributo che versiamo all’Ue ma forse perderemmo qualche altro introito in più rispetto a quel risparmio.

E sull’esito dei finanziamenti, di cui si paventano oscure apprensioni, sulle politiche europee Viesti precisava:

Innanzitutto questa è una delle politiche più trasparenti, nel senso che è l’unica politica italiana per la quale tutti i passaggi sono disponibili on line, grazie al portale Opencoesione. Cosa che non accade per nessun’altra politica pubblica italiana. Inoltre tali politiche, prevalentemente per merito delle regole europee, hanno sin dall’inizio una componente di valutazione -prima, durante e dopo- molto ampia. Per cui è assurdo sostenere che si tratta di interventi con esiti ignoti

Tempo fa Perotti aveva anche avanzata un’altra ipotesi: dirottiamo i fondi europei alle imprese, attraverso la riduzione delle tasse. (che era un altro modo per dire sempre la stessa cosa, prendiamo i soldi dalle aree depresse e portiamoli al Nord).

È il 21 luglio e non voglio tediarvi con discorsi accademici sui fondi europei, sul loro impiego, sul cattivo uso della gestione fatta in Italia. Ma voglio portarvi un esempio, specifico, tra tanti e virtuosi che avvengono nel nostro Sud.

Se avessero ascoltato Perotti, questo che vedete qui sotto oggi, sarebbe un rudere perso nella notte dei tempi e dei rimorsi, ricoperto d’erbacce e di oblio sulla identità e le radici.

Le foto che vedete si riferiscono al Tempio di Augusto e si trova a Pozzuoli. Questo tempio, che poi è la Cattedrale del capoluogo flegreo, è un unicum al mondo. Un edificio bianco, candido, sul punto più alto della rocca, visibile anche dal mare. Non è stato mai abbattutto, e, durante il medioevo, tra sacro cristiano e sacro pagano, ha ospitato il culto cristiano. Poi gli spagnoli nel diciassettesimo secolo, decisero  di inglobarlo in una chiesa barocca. Elevandolo a cattedrale e duomo della città. Fino a quando un incendio e l’abbandono imposto agli abitanti della rocca, lo hanno portato alla lenta distruzione.

L’unicum è legato al fatto che le strutture, di periodi diversi e lontanissimi nel tempo, sono esattamente attaccate, intersecate, l’una custodisce l’altra, quasi senza volerle arrecare disturbo e fastidio. Pagano e cristiano, epoche storiche diverse, culture diverse, popoli diversi, secoli diversi, in una sintesi sacra, senza soluzione di continuità. Sacra quanto l’accoglienza ed il ricordo di chi questa città l’ha fondata. Dei profughi giunti coi barconi, fuggiti da Samo, dove governata un tiranno.

Insomma senza i fondi europei, tutto questo, compreso il Rione Terra, radice della “puteolanitudine”, custode di strati e vite che dall’epoca magnogreca salgono fino a quella moderna, sarebbe ancora a marcire ricoperto d’erbacce. Senza i fondi europei i cinesi non sarebbero venuti a corteggiarci, con la scusa dello studio del bradisismo, in realtà prendendo informazioni sui bandi per la concessione della gestione delle strutture ricettive (alberghi, hoel) che sono già pronti proprio nei pressi del tempio, sotto cui è nascosta un’altra città visitabile, di epoca romana.

A starti a sentire, oggi a tanti giovani non verrebbe mostrata una prospettiva seria di occupazione e di sviluppo. Abbiate pazienza ci avete ammorbato l’aria per 50 anni con l’Italsider e la Sofer che ora giacciono come inutili cattedrali (cadaveri) di uno sviluppo che si sarebbe dovuto basare sull’industria metallurgica e pesante! A sinistra il golfo di Napoli, al centro Capri, a destra Procida e Ischia e quale è stata l’idea di sviluppo? L’industra metallurgica. Un pò come è successo e succede a Taranto.

Senza i fondi europei tutto ciò non sarebbe avvenuto.

Una settimana prima dell’inaugurazione, prima di imbarcarsi per Ischia, il sindaco ha trovato due persone che pretendevano di visitare il tempio. Una donna con lo zainetto sulle spalle, accanto ad un interprete ed al marito  che insisteva “voglio visitare il tempio me lo ha consigliato un amico professore di Berlino!”. Mentre in Italia ci si interrogava Urbi et Orbi con quale modulo l’Italia avrebbe vinto i mondiali brasiliani. Lei è Angela Merkel. Che al termine della visita ha detto, con compiaciuto disappunto: ” Avete visto che i fondi europei servono”?. Proprio così. Forse era venuta ad accertarsi personalmente dell’uso che ne avevamo fatto.

foto l’Iniziativa