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24
Feb 16

Se pure Emiliano si abbandona ai luoghi comuni…

A me usare termini di paragone (di minoranza) municipalisti per autoassolversi e lavarsi la coscienza, fa andare ai matti

“Non siamo Napoli”, “non siamo come Scampia”, come se in una città con un livello alto di corruzione si dicesse “non siamo come Milano”. Lo avete mai sentito? Io no. Perchè chiamare in causa città che non costituiscono il solito spauracchio per il pubblico italiano, creerebbe spaesamento (invece così si rasserena pure se tra le proprie strade gira gente armata di kalashnikov)

E pure il governatore pugliese Emiliano ieri ci è cascato: voglio tranquillizzare la gente, Bari non è Napoli, dice a La 7.

Pungolato poi da Angelo Forgione, giornalista e scrittore napoletano, si rende conto della gaffe e si scusa via twitter.

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Ah lo stereotipo…soprattutto durante le campagne elettorali…Da Emiliano non ce lo saremmo mai aspettato.


04
Feb 16

E al Sud hanno fregato pure i fondi per la banda larga

Ed anche oggi sfatiamo lo stucchevole “storytelling” renziano sul Governo che investe al Sud. La regione Puglia, ad esempio, denuncia la “distrazione” verso le regioni del Nord dei fondi destinati alla banda larga.

Niente aerei, niente turismo, niente investimenti per la cultura, però “potrebbero campare di turismo”

Basta un ciuchino e un bel modem 56k.

Scompaiono dal Fondo di Sviluppo e Coesione (Fsc, l’ex Fas) le risorse destinate alle Regioni di Sud per la banda ultralarga, somme che vanno interamente al Centro Nord. La Puglia, oltre a quello che ha già speso con i fondi comunitari, fino al 2020 ha un fabbisogno di 639 milioni di euro, stimato dallo stesso Ministero dello Sviluppo economico. È quanto è emerso a Roma nel corso della seduta straordinaria della Commissione speciale per l’Agenda Digitale. Ad opporsi nettamente all’orientamento sull’uso del fondo Fsc, l’assessore allo Sviluppo economico Loredana Capone, insieme a molte delle Regioni presenti.
La posizione della Puglia ha avuto l’effetto di chiedere al governo un ripensamento sulle strategie di utilizzo del fondo Fsc e dunque una nuova istruttoria sulla spartizione delle risorse.

“Quanto è avvenuto è inaccettabile”, ha detto Loredana Capone. “La delibera Cipe strettamente richiamata nella bozza di accordo divide le risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione con il criterio dell’80% alle Regioni meridionali e del 20% alle altre. Questo criterio non è stato tenuto in considerazione quando dalle parole si è passati ai numeri con le tabelle di ripartizione delle risorse.
È in queste tabelle che tutte le Regioni del Sud vengono meno, in contraddizione con la stessa funzione di quei soldi, destinati a garantire la coesione tra territori del Sud e del Nord. Il fabbisogno stimato per la banda ultralarga in Puglia in modo da coprire tutte le aree fino a 100 Megabit al 2020 (come prescritto dall’Ue) è di 639 milioni di euro, ma di tale somma non c’è traccia nella tabella di ripartizione del fondo Fsc presentata oggi. Che fine ha fatto questo fabbisogno? Perché la Puglia come altre Regioni scompare dalla tabella?
Quel fabbisogno invece rimane e deve essere coperto, in sintonia con le altre Regioni perché il nostro Paese è unico”. “Non accettiamo – ha puntualizzato l’assessore – che la somma del fondo Fsc per la Puglia sia pari a zero solo perché la nostra regione ha le risorse comunitarie del Fesr o del Pon. I fondi comunitari infatti, come è noto, devono essere addizionali e non sostitutivi altrimenti si impedisce l’uguaglianza e la democrazia dei cittadini in tutto il territorio dello Stato e si privilegiano solo alcune aree, sostenendo erroneamente che le altre siano state già soddisfatte.
Infine la bozza di Protocollo contraddice il concetto dei fondi Fsc che riguardano espressamente le politiche di coesione. Come è possibile dividere i fondi Fsc senza considerare le Regioni della Convergenza che sono quelle che più hanno bisogno dell’obiettivo di coesione?” “Allora il problema – ha concluso Loredana Capone – è intenderci su un principio di rispetto e di trasparenza. Noi non abbiamo nulla in contrario sulla divisione del fondo tra tutte le Regioni ma vorremmo essere rispettati in relazione al testo dell’accordo e soprattutto alle regole dei fondi comunitari. Chiediamo questo rispetto non solo per noi ma per tutte le Regioni del Sud e abbiamo fatto appello al governo perché la questione sia ripensata”.


04
Ott 15

Chi ha ucciso gli ulivi pugliesi?

Così prova a rispondere Pino Aprile con un proprio pezzo:

La risposta ufficiale è: il killer è la Xylella fastidiosa. Ma troppe incongruenze accompagnano questa soluzione del giallo; tante, da renderla almeno dubbia, se non falsa.

Per uscire dalle ambiguità, dirlo chiaro: non mi piace come è stata condotta la cosa; non mi convince quello che è stato detto sulla Xylella; e dal momento che siamo troppi ad avere questi dubbi (assicuro di non avere alcuna idea preconcetta: sono pronto a dire che ho torto, se mi si mostreranno ragioni chiare), la responsabilità forse non è di chi dubita, ma di chi non è convincente; il che fa pensare che possa non avere argomenti solidi per esserlo.

Se avessimo dato ascolto alle cose che sono state dette sin dall’inizio, senza cercare di capirne qualcosa di più, non avremmo probabilmente mai saputo che ai milioni o decine di migliaia di ulivi da abbattere ne corrispondevano solo 612 positivi alla Xylella. La quale, a detta del Centro di ricerca per l’agricoltura, presso l’apposito Ministero, non risulta letale per gli ulivi, secondo l’unica indagine scientifica condotta sull’infestante.

Si può discutere se un ceppo del batterio sia più o meno aggressivo, ma perché vengono trascurate o sottovalutate (non è così? Non ce ne siamo accorti) le esperienze di buone pratiche agricole ripristinate da alcuni coltivatori?

Non mi fido, e non sono il solo, di medici che non curano ma sopprimono. Sono disposto a ricredermi; ma tutto quello che accade, nella gestione di questa tragedia, mi induce a dubitare sempre di più, su come si procede e persino sul perché.

E il fatto che lo Stato preferisca mostrare la forza, invece della ragione, suscita cose tutte negative che vanno dal rifiuto al sospetto. Ripeto: sarebbe un errore pensare che questi sentimenti siano dovuti a malanimo e pregiudizio; abbraccerò chi, dopo avermi dimostrato che sono un cretino, salverà gli ulivi. Felice di essere un pugliese cretino confesso, ma con ancora gli ulivi. Alla fine, meglio cretino (manifestazione di insufficienza, quindi incolpevole), che farabutto (manifestazione di volontà, quindi colpevole).

Se, poi, i dettagli sono davvero rivelatori, allora questi sono proprio brutti: l’abbattimento prevede indennizzi di 100-200 euro, per un essere vegetale che può vivere millenni, lascito di generazioni. Non è un albero, è una storia che viene distrutta. E quella storia è la nostra. Con quei soldi non ci paghi manco il legno dell’ulivo (ne compro per le stufe di casa, so quanto costa).

Non so quanto sia possibile incremenare gli sforzi in questa direzione, ma credo che serva della disobbedienza civile ben fatta, che rafforzi il lavoro di contro-documentazione, ricerca scientifica, appello ad altre istituzioni, coinvolgimento di amici di altri Paesi mediterranei.

 


21
Set 15

Pino Aprile : Michele di gomma contro il Jobs Act di Renzi

  
Giusto un anno fa riportavo quanto andava scrivendo il giornalista e scrittore Marco Esposito dalle colonne de Il Mattino: il Jobs Act di Renzi lo finanzia il Sud. Silenzio dei politici meridionali fino a quando proprio oggi, se ne è accorto anche Michele Emiliano, governatore pugliese.
Cosi commenta la notizia Pino Aprile:

Michele Emiliano dice che, per ora, «tiene la palla bassa»; ma tira in porta! Dai e dai, alla fine comincia a dire al governo quello che un presidente di Regione meridionale deve dire. Per carità, cose che in altro Paese e in regime democratico, sarebbero normalissime. Ma qui, la normalità è sovversiva. 
Nientemeno, il presidente della Puglia dice che il governo fotte i soldi ai disoccupati meridionali, per incrementare l’occupazione al Nord, dove è già massima. E arriva (oddio!!! La terra tremò, gli angeli piansero), arriva a dire che, riducendo il cofinanziamento dei progetti europei al Sud, il governo esclude il Sud dai progetti europei. Nooo!! Chiamate la Protezione civile. 
Queste osservazioni sarebbero più che ovvie in un Paese normale (esistono: e lì, pensate un po’, il capo del governo lo votano gli elettori e non lo nomina un presidente della Repubblica, dopo aver buttato nel cesso la Costituzione). Ma qui, di normale non c’è niente. 
Non è ovvio che i presidenti di Regioni meridionali con gli stessi problemi (infrastrutture, collegamenti, sanità…) si riuniscano per cercare soluzioni comuni? E allora, perché il capo del governo teme come la morte che questo avvenga, sino al punto di minacciare quelli che accettassero di recarsi alla Fiera del Levante, dove deve già andare lui? (Salvo non andarci, dopo aver ottenuto l’assenza dei presidenti meridionali). 
Il Sud serve perdente e diviso, diviso e perdente e ricattabile; ma i presidenti di Regione che non devono la loro elezione al partito e al suo capo, ma alla gente che li vota, sono poco ricattabili da quel punto di vista (e sì che ci avevano pure provato Renzi e i suoi a piciernizzare le candidature).
Questa uscita di Emiliano sui soldi rubati al Sud da Graziano Renzi e Matteo Delrio, per creare più lavoro al Nord e sui progetti europei solo per il Nord, sembra l’irruzione della parata del gay-pride alla processione del santo patrono. Eppure, per un presidente meridionale, dovrebbe essere il minimo sindacale. Se appare così provocatorio, è perché la regola vuole il terrone muto, mentre gliene fanno di tutti i colori. 
E adesso, vediamo cosa succederà. È chiaro che Emiliano sta misurando la capacità di reazione dell’avversario e quella di coesione dei suoi naturali, ma riluttanti alleati (i suoi colleghi delle Regioni del Sud). E calibrerà su queste le prossime mosse. 
Se dovessi usare una metafora per raccontare il rapporto fra Matteo Renzi (ma meglio dire: la coppia Renzi/Delrio) e Michele Emiliano, ricorrerei a un ring. Nelle prime riprese, Emiliano le ha prese di brutto, sin dallo schifosissimo modo in cui la banda rottamatrice (dell’Italia) lo escluse dalla presidenza dell’Associazione dei Comuni italiani: l’allora sindaco di Bari era candidato unico del Pd; al momento del voto, si fece avanti Delrio, con i sindaci della Lega Nord pronti a votare per lui, in caso di confronto con il terrone. 
Così, ancora una volta, pure quella rappresentanza fu negata (come accade da più di un secolo, salvo tre eccezioni) ai meridionali e l’Associazione rimase dei Comuni del Nord, con quelli del Sud a portare il caffè e scuotere la tovaglia a banchetto finito, per litigare sulle briciole.
Emiliano è grande e grosso, e se mena fa male; però la sua qualità maggiore, mi vado convincendo, non è darle, ma prenderle: ogni volta che sembra gli abbiano dato il colpo del kappaò, lui va nell’angolino, sputa nel secchio, si fa spremere una spugna bagnata in faccia e torna a centro del ring (l’ex capitano della squadra di basket in cui giocava è uno dei miei e dei suoi migliori amici. Mi conferma che ci ho azzeccato. «Non lo scrivere», mi dice, «ma è proprio così: incassava, non reagiva, alla fine la spuntava. Lo chiamavamo “Michele di gomma”». E ora speriamo che Egidio mi perdoni per averlo scritto). 
Avevi voglia a dirgli: Miche’, sono dei farabutti, vogliono solo distruggerti, perché non sei Michele Picierno. Lui andava lì a parlare come se niente fosse. Quelli lo invitavano a centro-ring: ti facciamo ministro. E stunk!, mazzata che lo stende. Sputtanata nazionale galattica, escluso. 
E allora sottosegretario, ma importante, alla Coesione. Lui torna a centro-ring e stunk!, altra mazzata sul volto e stramazzata a terra: non è veeeero, non è veeeero. E lui, niente: si rialza, lo richiamano a centro: devi essere il nostro grande capolista del Pd alle europee. Gli fanno fare due mesi di campagna elettorale, poi stunk! Testata nell’occhio, gomitata nel fianco, senza che l’arbitro veda: no, non lui, ma Pina Picierno. Chi? Pina Picierno. Chi? Pina Picierno. E chi è? Pina Picierno! Ah…, Tina Ticierno. No, non “T”, “P”: Pina Picierno. 
E poi cercano di sabotargli la campagna elettorale per la presidenza della Regione, di far passare, ma senza esporsi troppo…, un altro candidato (la Picierno non ha cugine pugliesi, pare). Il capo del partito che stravince in Puglia ignora il campione del suo partito che ha stravinto in Puglia. Stunk!
Ma ora cominciano ad aver paura: se dai e dai, quello che le prende non va kappaò, il rischio è che vinca ai punti. E il senso della partita, ora, si è capovolto: al centro del ring c’è Emiliano e quello che scappa, intorno intorno, è Renzi: evita la Puglia, deve intervenire perché Emiliano non divenga punto di riferimento per gli altri; fugge dalla Fiera del Levante… 
È in difesa e si tiene a distanza. E adesso, deve stare anche attento, perché Emiliano allunga dei pugni di assaggio: più per far sapere che può tirarli veri, se vuole, che per fare già male. 
Diciamo la verità: quando lo facesse, ci sembrerebbe comunque troppo poco, troppo tardi. Ma è il solo che, per ora, dà l’idea di volerci provare. Il politico accorto è quello che combatte le battaglie vinte, per rischiare il meno possibile, magari niente, ricavandone il massimo, magari tutto. 
Il Pd, con Renzi, ha perso il Sud; il Nord già lo aveva perso. Se si andasse alle elezioni, il Pd sarebbe nei guai: l’unico che potrebbe far vincere il Pd a Sud è Emiliano, in cordata con gli altri governatori; l’unico che potrebbe (forse) recuperare De Magistris è Emiliano; l’unico che ha cercato di tenere la porta aperta ai 5stelle (nonostante gliela continuino a chiudere sulle dita) è Emiliano. 
Questo non garantisce niente, se non una possibilità che nessun altro può offrire. L’alternativa è un Pd che scompare sotto l’avanzata delle 5stelle e le sorprese De Magistris.
A me, con queste premesse, pare di capire che la partita che Emiliano sta giocando è nazionale (guida del partito, del governo: lui negherà, ma io continuo a pensarlo e lo dico. Lui negherà perché politico, io lo dico, perché giornalista). 
Una partita nazionale, ma da Sud: da quanto tempo non accadeva? È quasi voler andare a piedi sulla luna. Ma nel naufragio di un Pd berlusconiano-alfaniano-verdiniano, l’unica cosa che potrebbe contare sarebbe potersi aggrappare a un salvagente. 
Ed Emiliano, quanto a superficie d’appoggio…


05
Set 15

Anno 2030: l’uomo sbarca su Marte, tra Campania e Puglia arriva il doppio binario

E si ragazzi c’è da festeggiare perchè sono ripresi i lavori per “costruire” l’alta velocità tra Puglia e Campania. Il nome non tragga in inganno, ovvero si tratta di “alta capacità” nel senso che verrà aggiunto il secondo binario che ancora non c’era.

Lini Patruno, giornalista pugliese, dalle pagine della gazzetta del Mezzogiorno commenta:

Se non è comica, è tragica. La cosiddetta alta capacità ferroviaria fra Bari e Napoli. Ora tutti contenti (allegria) perché dopo due anni di stop pare che questo settembre possano riprendere i lavori nel tratto pugliese Cervaro-Bovino. Sono i primi 23 chilometri del percorso tra Foggia e Caserta (163 chilometri) che dovrebbero essere serviti da quell’autentico prodigio del doppio binario. Tutta qui la decantata grande opera, mica i treni superveloci che hanno al Nord ma non al Sud perché il Sud è di serie B.
Se non ci saranno altre fermate, l’obiettivo è davvero epocale: missione completata nel 2028, anzi 2030 visti i due anni persi. Nel 2030 probabilmente l’uomo sbarcherà su Marte. Ma anche il Sud potrà festeggiare non andando più fra le sue due capitali alla velocità media di 53 chilometri orari come ora. I sogni prima o poi si realizzano: fu Garibaldi nel 1860 a dire che questo era un progetto prioritario, collegare il Tirreno con l’Adriatico. Detto e fatto: 170 anni.

Nel frattempo, Napoli e Bari sono state debitamente tenute lontane fra loro, avessero pensato di allearsi per farsi rispettare. Debitamente lontane anche Calabria e Sicilia: autostrada Salerno-Reggio Calabria sempre in costruzione da 53 anni e sono sistemate. Dal lato jonico, una dissuasiva statale arlecchino: quattro corsie, due, attraversamento di paesi con Autovelox in agguato, passo d’uomo se becchi un camion davanti. E sui paralleli binari sempre a rischio mareggiate, romantiche littorine coi sedili in legno e l’odore di formaggio buono.
Però basta coi piagnistei: ora arriva il Frecciarossa, addio Frecciabianca. Da Bari a Milano, niente Lecce perché non c’è mercato, come se si potessero avere passeggeri se prima non ci metti il treno. Frecciarossa è quello che va a 350 l’ora. Ma per non viziare il Sud, solo da Bologna a Milano. Però è già qualcosa, via, si risparmia più di un’ora. Partenza da Bari alle 16,20, arrivo a Milano alle 22,50. Ripartenza da Milano il giorno dopo alle 7,50, arrivo a Bari alle 14,20. Ma come, se a Milano ho bisogno di starci solo una mattinata, devo fare due pernottamenti? Ecco il solito piagnonismo meridionale, non si accontentano mai. Per chi viene da Milano, il pernottamento è uno. Ma non l’avranno mica fatta apposta.

Nulla di nuovo neanche dal lato mare e dire che con il raddoppio del Canale di Suez il sud avrebbe potuto essere strategico nel Mediterraneo e invece:

L’Anas con le strade sempre a rate (vedi la mitica spezzettata Bari-Altamura). Rete Ferroviaria con lo spasimato raddoppio del binario Termoli-Lesina. La stessa Rete Ferroviaria con l’Autorità portuale per il porto di Taranto. Dove i lavori promessi e mai eseguiti hanno fatto scappare i container di Evergreen e ora rischiano di lasciare disoccupati oltre 500 lavoratori. Alla faccia del Sud decantato come piattaforma logistica naturale nel Mediterraneo. E con un’ulteriore beffa, legata al raddoppio del canale di Suez (completato in un anno, ma quello è Egitto non Italia). Visto che ora vi passerà metà del commercio mondiale, lo stesso impunito governo segnala i porti del Nord all’Europa che vuole sapere quali finanziare per acchiappare quelle merci. Perché i porti del Sud non sono pronti (e sfido), a cominciare da Taranto. Anche qui missione compiuta tra serie A e serie B.

Continuiamo così facciamoci del male, anzi come scriveva Panebianco qualche anno fa sul Corriere, smettiamola di lamentarci o la lega veramente farà la secessione e noi finiremmo per stare ancora peggio. Mah, siamo veramente sicuri?


05
Ago 15

Paola è la metafora del Sud che muore in silenzio, senza piagnisteo

Renato Guttuso, Zolfare

Mentre  ex Pci, ex Figc, ex D’Alema boys, radical chic, corrieristi, alta borghesia, scrittori e pupari vari, si prodigano in dotte lombrosiane analisi sul lassismo terrone che genererebbe l’irrisolta “questione meridionale”, emblematica, simbolica, metaforica e beffarda arriva la notizia di una bracciante pugliese morta d’infarto in campagna, un mese fa. Morta di caldo (si, così hanno scritto).

Il cuore di Paola si è fermato la mattina del 13 luglio, sotto un tendone per l’acinellatura dell’uva, nelle campagne di Andria, in contrada Zagaria. “Era un lunedì – racconta Deleonardis – e Paola è uscita di casa sulle sue gambe, come tutte le notti, per andare a lavoro. È tornata in una cassa da morto. È stata sepolta il giorno dopo”. Ma la Cgil dice di più: “L’hanno sepolta senza autopsia e con il nulla osta del magistrato di turno. Il pm – sostiene Deleonardis – non si è recato sul posto perché, riferisce la polizia di Andria, il parere del medico legale è che si sia trattato di una morte naturale, forse un malore per il caldo eccessivo. Una morte che precede quella di Mohamed, ma intorno a questa storia non ci sono fiaccolate, proteste o cortei (La Repubblica)

Chi segue questo blog lo sa che da anni racconto, non per ozio ma per personale ed intimo coinvolgimento indotto dalle circostanze e dalle contingenze, la varia umanità del popolo meridionale che lavora a 3 euro l’ora (nelle campagne, nei condomini per le pulizie, nelle fabbrichette a conduzione familiare che lavorano per i grandi marchi a prezzi più bassi dei cinesi), non conosce ferie, nè week end, affolla i parcheggi delle autostazioni dei pullman quando finiscono le ferie comandate e pensa che l’esser choosy sia una prerogativa dei figli di una classe politica ed imprenditoriale che vive di rendite di posizione costruite sulla clientela. Gli stessi che compiono ardite battaglie sui diritti civili e che poi prendono a calci nel sedere la badante cingalese, chiamano “terrone” il giardiniere pugliese e non perdonano nulla al portiere “camorrista” napoletano.

Paola faceva parte del “nostro” mondo. Di quei meridionali di un Sud che muore, disposto per 3 euro l’ora, a vendere pure l’ultimo battito del proprio cuore.

Proprio come quelli sbeffeggiati da un quotidiano napoletano (che si fa per qualche aperitivo aggratis, eh?), con invettive indignate, perchè, intervistando il figlio di papà di turno che ha ereditato un bar, costui si sarebbe incazzato perchè “nessuno vuole lavorare 8-9 ore al giorno per 3 euro”.

Eh no, avete ragione voi. Scusate. Se volete vi regalo pure una fetta di natica.

Comprese nelle 7-800 euro lorde al mese, mentre buttiamo il sangue a 40 gradi, è incluso il “pistolotto” del figlioccio della DC: basta piagnistei. Oltre alla retorica di chi da eroe si è messo a fare la star suo malgrado e le inchieste se le fa seduto sulla poltroncina di casa.

L’odore che avevano Paola e Mohamed addosso lo conosco bene perchè lo si sente pure nei treni regionali, di sera, quei carri bestiame, spesso donati dalle regioni del Nord (ne becco sempre uno della Regione Toscana da cui manco si sono degnati di cancellare il nome delle stazioni della vecchia tratta, chissà se per sciatteria o per aumentare il senso della presa per culo) che si muovono dall’agro casertano. A volte mi capita pure di invidiarli quando, sporchi di terra, esausti riescono ad addormentarsi poggiando la testa al finestrino sgangherato. Io non ci riesco mai.

Così come lo si sente sugli autobus che hanno sostituito i treni, al Sud, perchè l’alta velocità, ma pure la velocità normale ed il diritto ad arrivare a casa in tempo per la rassicurante fiction di merda nazional popolare, non appartiene a noi “cafoni” meridionali che ci lamentiamo sempre (il Ministro  Delrio ci ha detto che dobbiamo riscoprire il gusto di viaggiare con lentezza, giù al Sud). Ora quelli di noi schivi e riservati, proprio per evitare di essere vittimisti, muoiono in silenzio in mezzo ad un campo. Come è successo a Paola, 47 anni, della provincia di Taranto, la cui notizia non era mai trapelata, come denuncia la Cgil.

E allora capisco pure perchè la notizia non la trovate nelle aperture dei tg e neanche tra le chiacchiere del giornalista liberal laburist con la barba e gli occhiali tondi. Meglio il silenzio perchè se si sveglia Spartaco, il passo verso la disperazione di chi non ha più nulla da perdere diventa sempre più breve.

PS: Spesso i pomodori colti a Villa Literno, di notte, da terroni ed extracomunitari, finisce nelle orgogliose passate leghiste che si vantano di avere un prodotto coltivato esclusivamente in Pianura Padana. Sapevatelo. O così o schiavì.


22
Lug 15

La Xylella non uccide gli ulivi ma la logica

Muove molte riflessioni l’intervento di oggi di Pino Aprile a proposito dell’ “affaire” Xylella, in terra di Puglia:

Io nun capisco, e vvote, che succede
e chello ca se vede,
nun se crede! nun se crede!

Cioè? Ci hanno detto che milioni di ulivi erano infetti di un terribile batterio, la Xylella fastidiosa, che li avrebbe sterminati e rinsecchiti dilagando per l’orbe terracqueo e ora scopriamo che sono solo 612 gli alberi xylellosi su 25mila analizzati? E i milioni-oni-oni che fine hanno fatto?
E perché dovremmo continuare a fidarci di chi ci aveva descritto uno scenario da virus Ebola?

Cioè? Ci hanno detto che l’intera provincia di Lecce era da considerare zona infetta, epidemica; l’allarme è nientemeno che del 2103 e oggi si scopre che solo su 160 piante, anzi: rami (che potrebbe voler dire: pota il ramo, non segare la pianta), sono state trovate tracce di dna di Xylella?
E perché dovremmo credere a chi ci voleva convincere che, per salvare una parte degli uliveti di Puglia, il Salento doveva diventare calvo?

Cioè? Hanno abbattuto i primi sette alberi “pericolosi” di Oria, perché la Xylella poteva migrare da loro agli uliveti intorno, poi, invece di distruggere quel legno contaminato, lo hanno lasciato lì per terra, per dar modo alla eventuale Xylella di migrare sugli ulivi intorno?
E dovremmo prendere sul serio gli inviti alla cautela di chi opera in questo modo?

Cioè? Un laboratorio universitario (in segreto, ma pronto a rivelarsi a un magistrato) analizza gli alberi abbattuti a Oria e scopre che non erano infetti da Xylella e lo comunica proprio mentre se ne vanno ad abbattere altri 45.
E nessuno ferma il commando, per procedere, se non altro, a un controllo, prima della strage?

Cioè? Per cercare la Xylella bisogna fare analisi in laboratorio, ma il ministero emette un decreto che consente di individuarne con “un esame visivo” l’eventuale presenza?
E teniamo ancora aperti i laboratori?

Cioè? Il Centro di ricerca del ministero rende noto che secondo l’unica indagine mai fatta sulle specie vegetali che il batterio fa seccare, l’ulivo non c’è, e noi abbattiamo gli ulivi, su indicazione del ministero, perché hanno la Xylella (e anche se non ce l’hanno)?
Non è che stiamo abbattendo prima la logica?

Cioè? L’unico Istituto fitosanitario autorizzato a occuparsi delle indagini sulla Xylella è quello di Bari, e chi volesse condurre indagini alternative e pubblicarne i risultati dovrebbe farsi l’autorizzare da quell’Istituto? Ma dite sul serio? (Pare di sì…)? Ho capito bene? (Pare di sì…).
Quindi se faccio analisi i cui risultati sconfessano quelle dei laboratori cui si rivolge l’Istituto fitosanitario, per pubblicarle devono farmi autorizzare dall’Istituto di cui andrei a smentire i dati?

Cioè? Non sarà che questa storia è sfuggita di mano e la si continua solo per non ammettere che (per tenerci bassi) è partita malissimo?
Perché, qua, proprio…
Io nun capisco, e vvote, che succede
e chello ca se vede,
nun se crede! nun se crede!


27
Giu 15

Con la scritta “Terun” la Regione Lombardia accoglie le imprenditrici pugliesi

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La classe non è acqua e la buona educazione uno non se la può dare, materia dell’animo e dell’ambiente familiare. Di certo non è di casa presso la Regione Lombardia dove una delegazione di imprenditrici pugliesi è stata accolta, come dimostra la foto che vedete, dalla inequivocabile scritta in verde : “Terun”.

La denuncia è de la consigliera di parità della Puglia, Serenella Molendini, che sul gruppo Facebook degli Stati regionali delle donne ha scritto: “Sono a Milano nell’auditorium della Regione Lombardia per l’incontro sulle imprese femminili. Un incontro molto boicottato… Questa mattina nella sala adiacente abbiamo trovato questa scritta”

Complimenti.


29
Mag 15

I nomi degli impresentabili in Campania e Puglia

Ecco l’elenco dei cosiddetti impresentabili, presenti nelle liste elettorali per le elezioni regionali campane e pugliesi, così come stilata dalla commissione antimafia.

I nomi sono 17: tutti candidati in Puglia e Campania. E le loro situazioni sono molto diverse dal punto di vista giudiziario: ci sono persone con condanne non definitive, altre con processi in corso ma assolti in primo grado, altre che non hanno questioni in corso con la giustizia.

Campania
– Alberico Gambino, Fratelli d’Italia, a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Luciano Passariello, Fratelli d’Italia, a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Antonio Scalzone, Popolari per l’Italia (che ha ritirato la candidatura), a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Antonio Agostino Ambrosio, Forza Italia, a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Sergio Nappi, Caldoro Presidente, a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Fernando Errico, NCD per Caldoro, a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Sandra Lonardo Mastella, Forza Italia, a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Francesco Plaitano, Popolari per l’Italia, a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Raffaele Viscardi, Popolari per l’Italia, a sostegno di Stefano Caldoro (Forza Italia)
– Vincenzo De Luca, candidato alla presidenza della regione per il PD
– Domenico Elefante, Centro Democratico-Scelta Civica, a sostegno di Vincenzo De Luca (PD)
– Biagio Iacolare, UdC, a sostegno di Vincenzo De Luca (PD)
– Carmela Grimaldi, Campania in rete, a sostegno di Vincenzo De Luca (PD)

Puglia
– Enzo Palmisano, a sostegno di Francesco Schittulli (“Oltre con Fitto”)
– Massimiliano Oggiano, a sostegno di Francesco Schittulli (“Oltre con Fitto”)
– Giovanni Copertino, a sostegno di Adriana Poli-Bortone (Forza Italia)
– Fabio Ladisa, Popolari con Emiliano, a sostegno di Michele Emiliano (PD)

Credo che forse solo nelle elezioni che si tengono sul pianeta delle scimmie, succeda che prima vengano presentate delle liste elettorali, raccolte delle firme, ammessi dei candidati alla competizione e  poi intervenga una commissione a dire che sono “impresentabili”.

Un pò come se ad una partita di calcio, vi facessero sapere che ci sono alcuni giocatori delle due squadre che hanno barato in precedenti partite o si sono dopati. Ad arbitrare l’incontro il mitico Moreno. Paghereste il biglietto per guardare ugualmente la partita?

W l’Italia…


06
Mag 15

Infettato dalla Xylella un ulivo ligure vicino al confine francese

La Francia pone l’embargo alla flora pugliese per evitare di beccarsi la xylella fastidiosa (batterio degli ulivi), ma probabilmente ce l’ha già in casa.

Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Askanews infatti:

Secondo fonti di Bruxelles, non ancora confermata notifica all’Ue Bruxelles, 6 mag. (askanews) – La Xylella Fastidiosa, il batterio considerato responsabile del disseccamento degli ulivi in diverse zone del Salento, è stata ritrovata in una pianta di ulivo di piccole dimensioni, tenuta all’aperto in un “garden centre” in Liguria, in una zona non molto distante dal confine francese. Lo hanno riferito ad Askanews fonti di Bruxelles, secondo le quali la pianta non presentava sintomi, ma era infettata dalla Xylella. Il ritrovamento sarebbe avvenuto alla fine di aprile, e sarebbe già stato comunicato alla Commissione europea, che però non ha ancora confermato il ricevimento della notifica. Secondo le fonti, la pianta infetta proverrebbe da un’altra regione italiana, che non è la Puglia

Embargo previsto per le piante liguri?

Intanto, secondo quanto riferisce l’Ansa la Guardia di finanza e Corpo forestale dello Stato hanno sequestrato una decina di pc nel Dipartimento di Agraria nonchè documentazione nella sede barese del Cnr e in due centri ricerca della provincia  nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Lecce sulla diffusione del batterio Xylella, ipotizzando la diffusione colposa del batterio (sic!)