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12
Dic 16

Viesti: ecco perché il Sud ha votato No, al di là degli stereotipi

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Al di là dei pregiudizi e degli stereotipi, sulla rivista Il Mulino, il professore Gianfranco Viesti prova a spiegare al pubblico radical chic non pagante, per quale motivo al Sud il fronte del no abbia sortito certi risultati così importanti, in termini referendari.

Partiamo dalla media votanti: al Sud si vota meno perchè c’è meno senso civico ed interesse per la res publica. In realtà scrive Viesti:

va sempre tenuto presente che la popolazione effettivamente presente nel Mezzogiorno (e quindi in grado di votare) è inferiore a quella residente. E comunque molto più alta che in precedenti referendum. Ciò suggerisce qualche considerazione meditata. Non solo sulle misurazioni del capitale sociale, ma anche e soprattutto sulle forme contemporanee di partecipazione e di espressione della volontà popolare. Azzardo solo una riflessione: mai come oggi i normali canali di rappresentanza politica, al Sud ancor più che nel resto del Paese, sono ostruiti

Tra l’altro il rimborso per il ritorno a casa valeva soltanto ad alcune specifiche condizioni.

A proposito della concezione sulla presunta minorità della espressione del voto meridionale (ricordate Chicco Testa?), Viesti aggiunge:

dando voce a convinzioni sulla «minorità» (e sull’irrecuperabilità) del Mezzogiorno che permeano larghi strati delle classi dirigenti del Nord, che semplicemente evitano di esprimerle pubblicamente, in maniera così avventata. Il Sud è conservatore? Il Sud è ribellista? Temo che sia assai difficile rispondere sulla base di solide evidenze: la ricerca socio-economica applicata nel nostro Paese è quasi scomparsa. Al di là di qualche rilevazione demoscopica, ignoriamo ciò che davvero sta avvenendo nella società meridionale e nelle sue diverse componenti.

Giornalisti e ruling class padana osservano il Sud dal calduccio delle proprie stanze (oltre che dal silenzio delle proprie coscienze) pretendendo di avere una chiara visione del homo terronicus. Un esperimento antropologico da osservare a debita distanza, da blandire con cocci di vetro a fini elettorali. E basta così. Ma al referendum c’è poco da promettere e i votanti mostrano il conto.

Conclude il docente pugliese

Si pensi solo che per come è stata disegnata l’azione redistributiva più importante (gli 80 euro) ne ha tratto beneficio una percentuale di famiglie decisamente più bassa al Sud rispetto al Nord; pur essendo le prime assai più povere. Certo, la disattenzione per il Sud non è stata prerogativa esclusiva dell’ultimo governo. Ma probabilmente nell’ultimo triennio moltissimi cittadini del Sud hanno toccato con mano, nei propri luoghi di vita e di lavoro, l’assenza di iniziativa.

 


05
Dic 16

Chicco Testa e lo snobismo sinistro

Li aspettavo al varco, ed ecco che il radicalsciccume sonoramente mandato a quel paese dal risultato di questo referendum non si è fatto attendere. Il tweet di uno dei suoi massimi esponenti, renziano di ferro (si quello che “lucani, petrolio è bello”) che dà prova di sé  ponendo un quesito  che sottointende giudizi di valore sulle espressioni di voto a livello geografico. Virtuosismi su base municipale.testa

Insomma fino a quando occorreva blandire il buon selvaggio meridionale con i cocci di vetro per ottenere il Si, andava bene…Poi però “nun se vonno stà”.

Guagliò non saremo mai come volete voi, aggiungi questo. Del resto “accà nisciun è fess” lo abbiamo inventato noi.

Con tanti saluti pure da Emiliano e De Magistris, se vuoi ti mandiamo “ddoje fritture” di De Luca.

Peccato che Fabrizio Rondolino (che aveva subodorato la “mala parata”) si sia cancellato da Twitter, altrimenti ne avremmo letto delle belle anche da lui.

Si lo so, as usual, dirà che è stato frainteso, nel frattempo,  #ciaone.

PS: ma sicuro che “si” si scriva così, Chicco? Ecco questo pure c’è da aggiungere, a Napoli, Cagliari e Bari sappiamo come scriverlo. Si.


30
Nov 16

Così Renzi s’è inventato un torneo per distribuire risorse alle Università

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Pensavo fosse una boutade, una sciocchezza. Poi mi sono detto, e no, su ROARS, così attenti all’informazione sulla ricerca universitaria di idiozie solitamente non ne scrivono.

E, infatti, pare proprio che non sia una castroneria.

La redazione di Roars lo chiama Renzi University Trophy e lo presenta così:

In un contesto di cronico sottofinanziamento, aggravato dai tagli dell’ultimo quinquennio, la Legge di Stabilità inaugura un “Torneo VQR” in cui alcuni dipartimenti riceveranno un premio non indifferente (da 1.080.000 a 1.620.000 Euro annui), mentre altri rimarranno a bocca asciutta. Ma chi vince e chi perde in questo Renzi University Trophy (RUT)?

Rovistando nelle pieghe del sito ANVUR, abbiamo rintracciato quanto serviva per condurre una simulazione realistica dell’intero torneo, ottenendo lista e premi dei 180 dipartimenti vincitori. Non mancano le sorprese: nel girone IUS, vengono  premiati i giuristi di Messina, mentre quelli di Padova rimangono al palo. Ma il punto scottante è un altro. Dietro la cortina fumogena della gara meritocratica, il RUT nasconde un piano quinquennale molto chiaro: 1,06 miliardi di Euro agli atenei del Centro-Nord, contro soli 154 milioni di Euro a quelli del Sud. Ma, dopo tutto, sono soldi in più, obietterà qualcuno. Non è nemmeno detto che lo siano, perché sono promessi a partire dal 2018. Se non arriveranno, i premi del RUT verranno presi dall’FFO e l’effetto netto sarà il travaso di 200 milioni dal Sud al Nord. Ma da dove spunta questa brillante idea del torneo dei dipartimenti?

Una classifica internazionale di questo tipo è in voga tra gli economisti che sono arrivati addirittura a sviluppare una sorta di fanta-calcio dipartimentale (IDEAS Fantasy League). Un simpatico onanismo, pseudoscientifico ma innocuo (le dicerie sulla cecità sono altrettanto infondate quanto la bibliometria anvuriana). Il problema è che qualche consigliere di Renzi ha pensato di convertirlo in un metodo di allocazione delle risorse. Creando un mostro talmente sgangherato che …

Vi anticipo alcune delle conclusioni:

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Le prime quattro posizioni sono occupate istituzioni universitarie statali ad ordinamento speciale, che godono pertanto di un trattamento di assoluto favore rispetto agli atenei “normali”. È pure interessante notare che per incontrare un ateneo meridionale bisogna scendere fino alla 17-esima posizione (Sannio) e che gli atenei del Sud si affollano nella coda di chi ha premi pro-capite bassi o nulli. Ma della ripartizione territoriale dei fondi RUT dobbiamo discutere più estesamente nella prossima sezione.

E ancora:

Vediamo ora come si ripartiscono i premi RUT.

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«Tesoro, mi si è ristretto il Sud!» verrebbe da dire. In effetti, i numeri parlano chiaro. Il premio totale annuo, che risulta essere pari 242 M€ (inferiore, pertanto, ai 270 M€ menzionati nell’art. 43), si ripartisce come segue:

  • 133 M€ – Nord (55%)
  • 78 M€ – Centro (32%)
  • 31 M€ – Sud (13%)

Mentre il Centro ottiene un premio grosso modo paragonabile alla sua quota dimensionale (32% del premio contro 34% dei soggetti valutati), il Sud perde 17 punti percentuali (13% del premio contro 30% dei soggetti valutati) a favore del Nord che, infatti, ne guadagna 19 (55% del premio contro 36% dei soggetti valutati).

Se volete leggere in maniera precisa (l’articolo è piuttosto lungo e complesso) come funziona il RUT, una sorta di ludi gladiatorii universitari  (così li definisce Umberto Izzo che ne conia anche il motto «AVE MIUR ET ANVUR, MORITURI VOS SALUTANT!»che distribuirà 1 mld di euro circa al centro Nord e 150mln al Sud, cliccate al link sottostante:

ROARS


30
Nov 16

Genitori tarantini: caro Renzi, Taranto non è un “possedimento” italiano

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Questa la lettera diffusa pochi minuti fa alle agenzie di stampa dalla associazione dei Genitori Tarantini dei bambini malati di tumore.

“Signor Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana,

per la seconda volta, come Genitori tarantini, Le scriviamo certi del fatto che, come successo in precedenza, non otterremo risposta.

Ci preme, tuttavia, rimarcare la Sua posizione nei confronti della città di Taranto, ancora una volta vittima delle Sue irrispettose menzogne.

Intanto, ci stupisce il fatto che Lei abbia voluto dedicare un pensiero al sit in, tra l’altro bollandolo come stravagante e strumentale per il solo fatto di essere stato organizzato nel giorno del silenzio elettorale, e neppure una parola sulla nostra richiesta di incontrarLa.

Come Lei ben saprà, il sit in è solo un modo per accompagnare la delegazione che dovrebbe incontrare il Presidente del Consiglio, ma è seconda all’incontro stesso.

Non sappiamo quale sia la Sua idea, ma la nostra è che il giorno del silenzio elettorale non è una festa comandata, non è un momento di sospensione delle attività istituzionali; in questo giorno, la Sua carica e le Sue responsabilità istituzionali non vanno in vacanza.

Ci appare chiaro come il sole che Lei non ha alcun interesse verso i problemi della città di Taranto che, vogliamo ricordarLe, è a tutti gli effetti un territorio dello Stato italiano e non un “possedimento” dello Stato italiano.

Al di là dei proclami da Lei enunciati durante la Sua prima visita nella nostra città, nulla ha fatto di quanto promesso. “Se l’Europa vuole impedire di salvare i bambini di Taranto ha perso la strada per tornare a casa. Io sono più fedele agli impegni con quei bambini che a qualche regolamento astruso dell’UE.” Sì, Primo Ministro, sono Sue parole. Aveva dichiarato che ai bambini di Taranto avrebbe pensato Lei. C’è un precedente storico di grande effetto, per questo: Erode. D’altro canto, proprio la Corte europea dei Diritti dell’Uomo, grazie alla denuncia dei tarantini, ha aperto una procedura di urgenza proprio contro lo Stato italiano.

E Lei si preoccupa del silenzio elettorale? Lei e i suoi ministri fate secretare i risultati degli ultimi rapporti sanitari che riguardano la città di Taranto, ma solo fino a 7 dicembre? Riparlerete dei 50 milioni, ritornati nel cilindro del prestigiatore, solo il 12 dicembre? Farete tutto questo dopo il referendum?

Signor Renzi, il silenzio elettorale non ferma l’insopportabile ed inumana emergenza sanitaria che colpisce in altissime percentuali i tarantini.

Lei ha temuto che si sarebbe parlato di soldi, temendo che Le potessimo ricordare quei capitoli di spesa ben più consistenti che avete pensato di destinare ad un torneo di tennis o quelli già destinati a quel popolarissimo sport che chiamano golf. Tranquillo, seppur importanti, i 50 milioni sono solo una misera considerazione del danno che avete procurato, Lei e i Suoi predecessori, a Taranto, ai suoi figli e al suo futuro; un minimo indennizzo per gli omicidi di Stato.

No, Presidente, saremmo venuti per riportarLe indietro le Sue stesse parole sui bambini di Taranto che tanto hanno offeso la città fondata dagli Spartani.

Siamo in attesa di un Suo invito in altra data, perché i Genitori tarantini non partono per venire a Roma ed essere additati come elemosinanti. In genere, vengono a Roma per fare curare i propri figli.

Taranto, 29/11/2016 Genitori Tarantini”


26
Nov 16

Zero euro per i tarantini? Scontro nel Pd: Boccia s’incazza e De Magistris: “Vergogna” #siamotuttitarantini

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La commissione Bilancio della Camera ha bocciato l’emendamento alla legge di Bilancio che avrebbe consentito di spendere 50 milioni di euro, per affrontare le criticità sanitarie provocate dall’inquinamento dell’ Ilva nella città di Taranto.

L’ emendamento non è stato proprio ammesso, perché ‘non autorizzato da Palazzo Chigi’. E le promesse fatte ai tarantini?

La proposta è stata fermata, secondo quanto ha riferito l’ agenzia Ansa, per un problema sulle coperture, perché le risorse sarebbero state sottratte a quelle per la stabilizzazione dei medici.

Di parere opposto il Governo che se la prende sulla mala gestione della sanità da parte del governatore pugliese Emiliano (sempre PD):

La violenta polemica innestata in queste ore sulla mancata destinazione di risorse alla sanità della città di Taranto risulta infondata e fuorviante: non è vero che il Governo si è opposto a sostenere, anche con la destinazione a questo scopo di ulteriori risorse finanziarie, il rafforzamento delle strutture sanitarie nell’area di Taranto“.

Lo dicono i parlamentari del Pd Salvatore Tomaselli e Federico Massa, i quali precisano che “è vero esattamente il contrario: le risorse ci sono ed il Governo ha confermato l’impegno ad individuare le modalità per spenderle rapidamente“.

Lo stesso sottosegretario De Vincenti – proseguono – ha confermato la convocazione per il prossimo 12 dicembre del Tavolo istituzionale per Taranto in cui verranno verificati, tra gli altri, proprio gli interventi in materia sanitaria. Nello specifico il Governo ha ribadito l’impegno a concordare con la Regione Puglia apposite deroghe al decreto ministeriale 70 sull’organizzazione dei servizi sanitari regionali in modo da rafforzare i presidi sanitari nell’area di Taranto“. Dunque “gli interventi ci saranno e saranno effettivamente destinati e vincolati all’area tarantina“, assicurano Tomaselli e Massa. (fonte: Quotidiano di Taranto)

Il governatore Emiliano intanto replica: “Talmente assurdo che potrebbe sembrare che il Governo ce l’abbia con me”.

E pure il parlamentare pugliese Boccia (che di certo non è un nemico di Renzi) tuona:

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De Magistris intanto accusa:

Dalla manovra finanziaria il Governo cancella i 50 milioni di euro che dovrebbero finanziare le strutture sanitarie per i bambini con problemi respiratori a causa dell’inquinamento provocato dall’acciaieria Ilva a Taranto. Il Governo non solo non pensa alla bonifica dei nostri territori ma non cura nemmeno chi si ammala. Che il popolo prenda coscienza della noncuranza di questo Governo. Ci vuole una sana e costituente ribellione civile popolare e democratica nei confronti di un governo che per la banca del papà della Boschi – madrina della deforma costituzionale – trova i soldi, che per le armi per contribuire alle guerre trova i soldi (64 milioni al giorno), ma che invece per la salute dei più deboli non trova denari, ma mostra solo viltà. Vergognatevi !

 


08
Ott 16

Colpo di scena: mancano i soldi per il “Patto per il Sud”

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Patti per il Sud? No, pacchi per il Sud. I soldi promessi e sbandierati all’elettore buon selvaggio meridionale, non ci sono.

Così Pino Aprile parla di questa incresciosa scoperta sul proprio profilo Facebook:

Due bravi giornalisti de “Il Fatto”, Carlo Di Foggia e Marco Palombi, sono andati a spulciare nella “Relazione sugli investimenti pubblici”, stilata dal ministero dell’Economia, nelle mani di Pier Carlo Padoan, e hanno scoperto che vi si dice, papale-papale: se davvero si vogliono mandare avanti i lavori previsti nei patti per il Sud, bisogna trovare i soldi, perché non ce ne stanno, a partire da subito (1,1 miliardi sui 9 sino al 2018).

È quello che succede quando compri pentole fallate da uno che strilla alla sagra della ribollita: quando vai a casa e scarti il pacco, ti accorgi che ti hanno fregato. Ora, per evitare una colossale figura renziana, il governo dovrà raccattare soldi da qualche parte. Da dove, vattelappesca, se lo stesso ministero alle Infrastrutture di Graziano Manolesta Delrio, nella sua relazione, fa l’elenco (impressionante) delle opere già in corso e rimaste senza quattrini o ridotte a zero virgola (persino le strafinanziate e coccolate opere inutili lombarde, come la Pedemontana che va ad aggiungersi a una già deserta autostrada Brebemi, Brescia-Bergamo-Milano).

E non ci sono soldi per aiutare le famiglie che non riescono a pagare l’affitto; non ce ne sono per Vigili del fuoco e le forze dell’ordine; e appena 74 milioni sono stati impegnati dei 9 miliardi annunciati contro il dissesto idrogeologico (altro “Grande Piano” di Sua Eccellenza il Capo del Governo mai eletto, ma nominato per capriccio dell’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, iscritto, secondo “Massoni”, a una loggia di destra statunitense, dal 1978, quando era comunista).

Insomma, chiacchiere al vento di dilettanti allo sbaraglio che, invece di dedicarsi alla soluzione dei problemi, li aggirano puntando tutto e solo su un referendum e riforme costituzionali scritte da un macellaio e da un cervello che il mondo ci invidia (la ministra Maria Elena Boschi).

Ah, dimenticavo: e si fa il Ponte sullo Stretto. Dice. Chi? Lui, quello dei “patti”, del “Grande Piano contro il dissesto idrogeologico” e presidente del Consorzio della mozzarella di Mondragone (con tutte le bufale che partorisce…).


07
Ott 16

“Sono io l’autore del cartello Higuain come Renzi”

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La foto l’ho pubblicata anche io quest’oggi ed ha fatto il giro del web. Oltre 30mila visualizzazioni sulla pagina del Napulegno. Corteo studentesco di Napoli contro la renziana “buona scuola”.

Poi come fanno i giornalisti vecchia maniera, e non usano fare più i blogger, dotato di una buona dose di fortuna, altrimenti detta “botta di culo”, sono riuscito a trovarlo. “Francis” così si fa chiamare su Facebook.

Controllo le foto del profilo, ce l’aveva con noi del Napulegno perchè avevamo scritto, sotto alla sua foto, “complimenti alla studentessa”.

“Sono un ragazzo” ci tiene a precisare. Stupidi noi, vecchi ultra trentacinquenni, ingannati da un casco di capelli lunghi e da una maglietta dei Guns’n’Roses (ancora li ascoltano?).

Avrà 20  o 30 anni, penso, e invece no, Francesco è un quindicenne che frequenta il Liceo Classico. “Europeo”, aggiunge. Ignoro cosa stia a significare l’aggettivo, avendo frequentato il consueto classico, dove la cosa più europea erano le due ore facoltative d’inglese, con annessa crisi isterica della prof che mandammo in analisi.

Si tratta di un liceo classico più con un taglio  internazionale, cioè facciamo una seconda lingua straniera, una materia veicolata in spagnolo e una in inglese

Francesco ha 15 anni e nessuna voglia di emigrare:

il mio progetto sarebbe quello di laurearmi alla Federico II se tutto va bene e spero di restare a Napoli poiché amo la mia città.

Abbiamo qualcosa che ci accomuna, sfoglio le foto del profilo e noto l’uso compulsivo di una grossa maschera di cavallo, in lattice. Mi porta indietro di almeno 20 anni quando, con Paolo, la usavamo per sdrammatizzare la seriosità delle manifestazioni troppo ingessate ed eccessivamente formali, cariche di sacertà da partito sovietico.

Francesco ma che ci fai sempre con questa maschera di cavallo che usi pure come avatar?

La maschera è una cosa che tiro fuori ogni tanto per far ridere la gente.la porto sempre nello zaino, all’occasione la tiro fuori.

“Francis” frequenta la scuola con profitto e tanta voglia di affrontare la vita con la sana disillusione del popolo napoletano, che poi diventa sagacia e ironia. Come il cartello che ha esibito oggi in piazza: RENZI=HIGUAIN.

Solo chi non è addentro alle questioni calcistiche può non capire o scambiarlo per un complimento. In realtà il riferimento non ha nulla di calcistico ma attiene prettamente alla sfera sentimentale. Quella degli amori traditi e mai perdonati. Molto più banalmente Higuain rappresenta a Napoli, quello che nella smorfia è ascritto alla simbologia del 71. L’omm e merd. 

“Renzi come Higuain, Renzi, dunque…71” con tutto quello che ne consegue in termini di cabala napoletana, mi spiega l’autore del cartello (realizzato con un amico e col pennarello prestato dallo zio di quest’ultimo, ci tiene a precisare).

Renzi non mi rappresenta, non è stato eletto da nessuno, stiamo diventando una democrazia “indiretta..

Francè come vai a scuola?

Bene, ho la media del 7…

Stammi bene, lo congedo e penso, sono certo, che una risata come quelle che suscita Francesco con la sua maschera da cavallo ed il suo cartello, la leggerezza (intelligente) dei suoi 15 anni seppelliranno pagine e pagine di propaganda, di pippe mentali dei post sessantottini in andropausa e di comunicati scongelati dai membri di politburo con rendite e vitalizi.


07
Ott 16

De Magistris: ecco che spariscono i soldi promessi al Sud

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Dura accusa lanciata dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris al sottosegretario alla presidenza De Vincenti:

Ci risiamo. Quando si tratta di dare al Sud quello che è dovuto o quello che viene promesso, ecco che i soldi spariscono. Il sottosegretario alla presidenza De Vincenti con un giro di parole ha spiegato che «non è scontato che sia un bene introdurre una decontribuzione differenziata ad hoc per il Mezzogiorno». Traduzione: niente soldi al Sud per sostenere nuove assunzioni.

Eppure questo investimento per il Mezzogiorno lo aveva promesso il presidente del consiglio Renzi ed era previsto dalla legge di stabilità 2016. Eppure il governo sa bene che al Sud abbiamo una disoccupazione giovanile così alta che i nostri ragazzi sono spesso costretti a scappare altrove, non per libera scelta ma per necessità. E l’ubriacatura del Jobs Act, che ha elargito fiumi di denaro pubblico alle imprese senza assicurare in misura proporzionale un futuro lavorativo ai giovani, quella l’abbiamo pagata tutti, al Sud come al Nord. Quando si tratta di contribuire siamo sempre un unico Paese; quando si tratta di ricevere, siamo quelli per i quali “non è detto che sia un bene”.

Chissà come si orienteranno i deputati e i senatori meridionali della maggioranza: se faranno resistenza dinanzi a questo nuovo scippo, se saranno capaci di far pesare la voce del Mezzogiorno, o se si volteranno dall’altra parte per fedeltà alle segreterie dei loro partiti. Così, mentre il governo passa le sue giornate in giro per il Paese a spiegare quanto è bella la sua riforma costituzionale, al Sud cresce la povertà, i lavoratori vengono licenziati, chi ha studiato fugge via. E invece l’articolo 119 della Costituzione repubblicana vorrebbe che lo Stato investisse “risorse aggiuntive” per rimuovere gli squilibri economici e sociali e per promuovere la coesione e la solidarietà sociale. La Costituzione parla proprio di quelle risorse che oggi il governo vuol evitare di spendere per il Sud.
Allora da cittadino libero dico solo una cosa: che vadano a studiarsela la Costituzione, invece di deturparla.


03
Ott 16

Viesti: Renzi vede l’elettore meridionale come il “buon selvaggio”

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Molto interessante l’editoriale del professor Viesti sulla rivista de Il Mulino, a proposito delle velleità renziane sul “ponte”. Già feticcio berlusconiano, rispolverato nelle grandi occasioni elettorali per ingraziarsi il popolo (supposto “bue”) meridionale, al momento fermamente ancorato sul No al referendum degli scolaretti della Leopolda.

A proposito del ponte il professore di economia scrive:

il Ponte è l’opera prioritaria? Certo che no, come lo stesso Renzi ha poi riconosciuto: «per me viene dopo banda larga, edilizia scolastica, ferrovie e viadotti in Sicilia». Per di più, i benefici del Ponte potrebbero essere significativi assai più per il traffico ferroviario che per quello stradale: la rete su ferro siciliana potrebbe essere connessa a quella «continentale», con impatti molto positivi su tempi e qualità del trasporto. Ma i beneficio diventerebbe sostanziale solo se le attuali reti ferroviarie siciliane e calabresi, in condizioni ottocentesche e fuori da tempo dagli interessi delle Ferrovie dello Stato, fossero sostanzialmente ammodernate e velocizzate. Interventi anch’essi assai costosi, ma certamente prioritari rispetto alla realizzazione del Ponte.

Ed ancora:

Quello che disturba, e molto, è che Renzi, volendo accattivarsi l’elettorato meridionale, e in particolare calabrese e siciliano, non abbia trovato un argomento migliore. Che nessuno, dei suoi tanti luogotenenti, gli abbia suggerito un tema migliore (dalla messa in sicurezza del territorio allo sviluppo dell’industria o del turismo o della ricerca). Ovvero che, come accade per la verità non solo a lui, sia prevalsa l’immagine dell’elettore meridionale come un «buon selvaggio», con il quale è meglio presentarsi facendo luccicare una collana di cocci di vetro invece che sedersi a ragionare dei suoi veri problemi e delle effettive, possibili, soluzioni.

Amen.


13
Ago 16

Viesti: i miliardi di investimenti al Sud? Tutta propaganda

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Molto critico il professor Viesti sullo storytelling dei miliardi di investimenti al Sud, la cui campana torna a battere sui media amici del governo Renzi.

Scrive Viesti:

Nell’agosto 2015 Renzi aveva preannunciato per settembre, prima della Legge di Stabilità, un “Masterplan per il Mezzogiorno”. Solo il 4 novembre sono però apparse sul sito della Presidenza del Consiglio alcune scarne “linee guida” del “Masterplan”, seguite da un ulteriore lungo periodo di silenzio. Il governo ha infine annunciato che avrebbe siglato 16 Patti per il Sud: uno per ogni regione, più 7 per le città metropolitane e uno per Taranto. Il 24 aprile, con una grande comunicazione istituzionale e la visita del Premier a Napoli, è stato siglato il primo Patto (Campania); ne sono poi seguiti altri. Stando alla documentazione disponibile sul sito della Presidenza del Consiglio al 7 giugno, ne risultano firmati 8. Sulla base di questi documenti è possibile fare qualche riflessione

Ed ancora, secondo Viesti, la portata dei provvedimenti è assai limitata per vari motivi:

1) In primo luogo manca completamente un’idea delle politiche di sviluppo necessarie e opportune oggi per l’insieme del Mezzogiorno – al di là delle generiche pagine di “linee guida” – da cui far scaturire interventi e priorità. Questo è particolarmente importante perché questi provvedimenti arrivano in un periodo pessimo per l’economia e la società meridionale; forse il più grave (se si eccettua la crisi dei primi anni Trenta) nella storia unitaria. Periodo nel quale la fortissima caduta dell’attività economica e dell’occupazione meridionale è generata non solo dalle caratteristiche della crisi dell’euro (crollo della domanda interna) ma anche dall’azione delle politiche pubbliche, che le sta aggravando in particolare al Sud. Su questi temi si veda: http://www.eticaeconomia.it/leconseguenze-territoriali-dellausterita-disuguale/ Purtroppo, non vi sono motivi di pensare che questo stato di cose cambi nel prossimo futuro (al di là di una limitata ripresa congiunturale) né che possano essere evitati gravissimi fenomeni cumulativi connessi alla crisi (esclusione, marginalizzazione sociale e povertà; migrazioni delle forze lavoro più qualificate). Nulla si dice sulla circostanza che qualità e quantità dei grandi servizi pubblici al Sud (a cominciare da sanità e istruzione; specie universitaria come ampiamente documentato in http://www.donzelli.it/libro/9788868434564 ), invece di migliorare, stanno peggiorando. A giudicare dai primi Patti sembra più un’operazione che sta “tirando fuori dai cassetti” quanto già c’è, piuttosto che disegnando progressivamente l’attuazione di una consistente risposta alla crisi.

2) In secondo luogo nulla garantisce che gli interventi contenuti nei Patti siano, come sempre deve essere per le politiche di sviluppo territoriale, “aggiuntivi” rispetto alla ordinaria azione pubblica. Non vi sono infatti né dati che consentano di valutare, né impegni che consentano di garantire, se e in che misura questi interventi si sommino ad una “ordinaria” azione pubblica (circostanza quantificabile grazie al sistema dei “conti pubblici territoriali”). Impegni simili avevano costituito il cuore delle decisioni sulle politiche di sviluppo prese alla fine degli anni Novanta (garanzia dell’investimento al Sud del 45% della spesa totale italiana in conto capitale); impegni poi cancellato dal Ministro Tremonti con l’ultimo governo Berlusconi, e che il governo Renzi – come ha sostenuto in un recente dibattito parlamentare – non ha inteso ripristinare. Al contrario, è forte il sospetto che per le regioni e le città considerate si tratti di tipologie di interventi che in altre aree del paese si fanno con risorse ordinarie di Ministeri, Regioni e Città.

3) E’ certamente utile una ricognizione degli interventi già previsti e finanziati, fatta congiuntamente fra amministrazioni centrali e locali, e la condivisione delle priorità e delle reciproche responsabilità. Non si tratta però di una novità: sin dagli anni Novanta in Italia è consueto l’utilizzo di Intese fra Stato e Regioni proprio a questi fini; che si concretizzano in Accordi di Programma Quadro, molti dei quali ancora vigenti, che contengono esattamente gli elenchi degli interventi condivisi, le risorse disponibili, le responsabilità attuative.

4) Il grosso degli interventi è già previsto e finanziato da decisioni precedenti. Con i Patti sono state rese disponibili alcune nuove risorse: ma a ben guardare, non sono del tutto nuove. Dal 2014 (parallelamente all’insediamento del governo Renzi) si è avviato un “ciclo di programmazione”, relativo al 2014-2020, delle politiche di sviluppo territoriale; esse sono sostenute tanto dai fondi strutturali europei quanto dal Fondo Sviluppo e Coesione (FSC). Per i fondi strutturali amministrazioni centrali e regionali hanno da tempo provveduto alla definizione di programmi, finanziati da risorse europee (e da un “co-finanziamento nazionale”) e approvati dalla Commissione Europea. Questi interventi sono confluiti nei Patti. Per il FSC, invece, dopo che il governo Letta aveva stabilito la dotazione complessiva (54,8 miliardi, destinati per l’80% al Mezzogiorno e per il 20% al Centro-Nord), con l’esecutivo Renzi si erano avute solo una lunga serie di assegnazioni parziali, senza una programmazione d’insieme, e quasi sempre non rispettose dei criteri territoriali di allocazione. Con i Patti verranno assegnati, stando a quanto riportato in uno degli Allegati del Documento di Economia e Finanza, risorse per 13,4 miliardi. Tale cifra appare però nettamente inferiore ai circa 44 miliardi da destinare al Mezzogiorno per il periodo 2014-20. Si tratta quindi di una assegnazione assai parziale, e tardiva, di risorse già destinate allo sviluppo del Sud. 5) Sono indicati dei target di spesa da raggiungere per il 2017, su cui verificare gli impegni presi: una scelta positiva. Tuttavia gli obiettivi indicati sono assai modesti; e lo sono in particolare quando sono coinvolte le risorse del FSC di cui si è appena detto. Il grosso delle cifre FSC indicate nei Patti sarà sbloccato, se vi saranno le relative decisioni del CIPE, solo a partire dal 2018. Anche questi target non sono certo una novità: con il governo Monti si erano firmati dei Contratti Istituzionali di Sviluppo con FS e ANAS che prevedevano cifre ben più rilevanti e scadenze negli anni per la spesa (anche se poi non sono state rispettate, senza che nulla avvenisse).

Insomma le critiche di Viesti sono molto puntuali e circostanziate, anche alla luce della notizia dei fondi stanziati per i siti archeologici meridionali. Anche in questo caso una domanda nasce spontanea: come li si raggiungono se non si investe in un sistema integrato di infrastrutture che rendano fruibili quei siti?

Intanto Il Mattino per non sbagliare dà letteralmente i numeri

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