Crea sito


17
Mag 16

Patto per la Campania: il Rapporto sulla Mobilità Svimez sbugiarda Renzi

foto globochannel

foto globochannel

Molto interessante quanto Svimez e Unione degli Indsustriali, evidenziano nel loro rapporto, presentato in questi giorni, sulla mobilità nell’area metropolitana dia Napoli.

Per la realizzazione di tutte la rete di infrastrutture già pianificata servono investimenti per 13,9 miliardi di cui il 55,84%, pari a 7,8 miliardi disponibili : servono invece altri 6,2 miliardi da finanziare, questo scrive Vera Viola sul Sole 24 Ore.

Ma l’aspetto interessante è quello riportato nell’ultimo capitolo del rapporto, relativamente al famigerato patto per la Campania, strombazzato dallo storytelling renziano (e che conferma quanto già scritto su questo blog):

Il Rapporto sulla mobilità si chiude con un capitolo dedicato al Patto per la Campania, uno dei patti per il Sud firmato da Governo e Regione il 24 aprile scorso: in esso compare una parte delle opere in programma (censite anche del Rapporto) ma, nel tirare le somme, riporta cifre più contenute: 3,5 miliardi di fabbisogno, di cui 1,8 (51,09%) assegnati e con un fabbisogno residuo di 1,7 miliardi. La copertura di questi è affidata per la maggior parte al Fondo di sviluppo e coesione.

Anzi, ad alcune opere viene perfino assegnato meno:

Lo studio svela anche un “giallo”: confrontando dieci opere presenti in entrambi i documenti (Patto per la Campania e Rapporto sulla Mobilità, ndr), il fabbisogno residuo totale nel Rapporto viene indicato in
1,4 miliardi e nel Patto per la Campania in soli 383 milioni. Il patto di Renzi, insomma, assegna minori risorse a tre opere in particolare: linea 6 della Metropolitana, acquisto di materiale rotabile ferroviario, nodo ferroviario di Napoli.  (fonte: Il Sole 24 Ore)

Magie della campagna elettorale che ancora prende in giro chi investe in un territorio privo di infrastrutture e logistica necessarie per un reale e concreto sviluppo.

La situazione di maggiore incertezza – mette in evidenza la Svimez – riguarda le infrastrutture ferroviarie di competenza di Rfi per le quali servirebbero 5,7 miliardi e ne sono disponibili meno di 2. La fetta più consistente riguarda la tratta campana della linea ad alta velocità Napoli Bari, a cui mancano ben 3,5 miliardi. Ad oggi è stato realizzato solo il 7,6% dell’intervento.

Si sa, come sostenne Delrio, tutta colpa degli Appennini tra Puglia e Campania.


30
Mar 16

De Magistris a Renzi: niente prove di forza su Bagnoli (video)

luigi-de-magistris

In un video di dieci minuti, il sindaco di Napoli, rivolgendosi al premier Renzi, chiarisce la propria posizione e quella della giunta, sul progetto Bagnoli, invitandolo ad evitare prove di forza:


26
Gen 16

De Magistris contro Renzi: aveva detto alla Apple di investire al Nord

Contro lo “storytelling” (concedetemi una citazione che qualcuno capirà) renziano, quest’oggi in una intervista alla stampa napoletana, De Magistris sbugiarda Renzi: ma quale Napoli, il Presidente del Consiglio aveva chiesto ad Apple di investire al Nord.

Nel video, pubblicato da Napoli Today, il sindaco di Napoli evidenzia anche quanto il Mezzogiorno, nonostante la comune vulgata, stia diventando un luogo di opportunità e risorse.

Clicca qui per il video


29
Dic 15

Matteo #staisereno al Sud non lo abbiamo dimenticato

CXZDi9mW8AAiCC1

di Marco Esposito

Matteo Renzi nella conferenza stampa di fine anno: “Chi ci diceva di aver dimenticato il Sud si è dimenticato delle accuse che ci muovevano…” Sereno, caro presidente del Consiglio: teniamo tutto a mente.‪#‎oRenzioPensi‬

Ricordiamo bene che il 2015 si è aperto con il gigantesco taglio di 3,5 miliardi tolti al Sud;

ricordiamo che sulla distribuzione delle risorse per la manutenzione delle strade si è utilizzato il tasso di occupazione;

non dimentichiamo che sull’Università si è utilizzata una formula che sposta 700 posti per ricercatori da Sud a Nord;

ricordiamo che sulla sanità nel riparto 2015 è tornata in vigore la formula Calderoli che toglie risorse dove si muore prima;

sappiamo bene che nel 2015 si sono applicati per la prima volta i fabbisogni standard per i Comuni assegnando per gli asili nido valore zero ai bambini del Sud;

non dimentichiamo che i progetti italiani presentati e approvati dalla Ue nel 2015 dalla Ue per Connecting Europe Facility sono tutti da Ravenna in su…

Il riassunto delle politiche del governo per il Mezzogiorno è nel divario del Pil procapite Nord-Sud: nel 2015 è ancora aumentato.


12
Dic 15

Pino Aprile: 8 regioni del Sud valgono meno di Milano

  
Se vivete in una delle regioni meridionali, isole comprese dovreste sapere che al di là dei proclami di don Matteo, la vostra regione vale meno della metà di Milano in termini di investimenti pubblici. 

È quello che evidenzia Pino Aprile dalla sua pagina Facebook:

In cifre, per quattro anni, ci sarà uno sconto del credito d’imposta, per le imprese meridionali, compreso fra il 10 e il 20 per cento, secondo l’entità del loro fatturato. Il tutto, per circa 600 milioni di euro e spiccioli; ovvero, 150 milioni milioni all’anno.

 Renzi (un odio così sfrenato per il Sud dovrà pur avere una ragione), ha appena inondato Milano di un altro fiume di denaro, per una istituenda succursale dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova (la patacca creata da Tremonti con i soldi nostri e che, a parità di spesa, dimostrano gli specialisti del Roars, ogni 100mila euro, vale meno della metà, come produzione scientifica, del Politecnico di Bari; lo stesso Politecnico risultato migliore di quello di Milano, quando sono state corrette le classifiche “amatoriali” del ministero dell’Istruzione, gestione disgraziatamente Maria Grazia Carrozza, persino peggiore della Gelmini, che da ministro si è gratificata scoprendo che la sua università, il Sant’Anna di Pisa, era la migliore d’Italia; peccato che non fosse vero, ha accertato l’implacabile Roars dei ricercatori italiani, quando i calcoli sono stati rifatti).

Ed ancora

a Milano andranno 150 milioni all’anno, per dieci anni, per il solo botteghino di ricerca dislocato lì da Genova, giusto per mettere qualcosa nell’immondezzaio pagato ai privati dieci volte il suo valore e su cui è stata fatta l’Expo, senza nemmeno bonificare il terreno delle sostanze inquinanti e tossiche di cui era disseminato (in un secolo di Expo, mai la rassegna era stata fatta su un’area non demaniale.

Insomma:

A Milano, 150 milioni all’anno, per dieci anni: 1,5 miliardi; dopo che gliene sono stati mollati altri 15, di miliardi, per quella Expo di cui non sono riusciti nemmeno a completare i capannoni, ma che-è-stata-un-successo, ma un tale successo, che si vergognano dei numeri veri di affluenza dei visitatori (però c’erano le file; pure allo sportello dell’anagrafe; normalmente, non è un bel segno); e adesso ci tocca pure ripianare il baratro del deficit del “grande-successo”: dopo successi del genere, le aziende sono obbligate a portare i libri in tribunale, di solito.
 Riassumo e smetto: a Milano (dopo il troppo e in attesa del tanto ancora), 150 milioni all’anno per dieci anni; a Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna, 150 milioni (non ciascuno: diviso 8) per quattro anni. Come dice la Costituzione, articolo 3? Patapatà, patapatà… “sono uguali”… lasciamo perdere, va’. Come dire che a Milano, 150, la gallina canta; al Sud, 150, la gallina schianta. Ed è quello che vogliono. 


05
Dic 15

Viesti: dove sono andati a finire gli 80 euro di Renzi? Poco al Sud

La risposta potrebbe trovarsi nell’abusata e pecoreccia metafora del cetriolo, credetemi non mi abbasserò a tanto, però vale la pena di riportare alcuni passi di un interessante articolo del professor Viesti sulle pagine de Il Mattino di oggi.

In particolare Viesti si chiede se il famoso provvedimento degli 80 euro abbia arrecato qualche beneficio al Sud, in uno scenario che gli istituti di ricerca vedono sempre più distante dalla macro area geografica del Nord.

Scrive Viesti:

Abbiamo ora i dati sui beneficiari. Il bonus è stato ottenuto da 5,4 milioni di famiglie, che hanno ricevuto 86 euro al mese. Si tratta delle famiglie con lavoratori dipendenti del settore privato con un reddito annuo complessivo compreso fra 8.100 e 26.000 euro. Sono tante; poco più di una su cinque (circa il 22%). delle famiglie italiane. Un provvedimento di rilevante ammontare: oltre 5 miliardi all’anno. Dato le sue caratteristiche, la misura ha favorito principalmente le famiglie a medio reddito, nell’accezione più ampia del termine; nelle quali vivono persone che hanno un lavoro alle dipendenze con uno stipendio non particolarmente alto. Ma non solo. Tra le famiglie “ricche” (cioè quelle che appartengono al quinto a maggior reddito del totale delle famiglie italiane): il 17% ha avuto il bonus; questo anche perché, come nota la Banca d’Italia, l’intervento ha favorito i nuclei in cui c’è più di un percettore di reddito; il bonus va alle persone, indipendentemente dal reddito complessivo della famiglia in cui vivono: se ci sono marito e moglie che lavorano, ottengono due bonus. Diverso ciò che accade tra i “poveri” (per la precisione: il quinto a minor reddito delle famiglie italiane): i benificiari sono stati davvero pochi, dato che molti fra i poveri non lavorano; hanno ricevuto il bonus solo il 13% delle famiglie. La più importante misura redistributiva del governo Renzi, come era evidente sin da subito, ha ignorato le fasce più povere della popolazione. Sono queste caratteristiche del provvedimento che ne hanno determinato l’impatto territoriale.

Questo vuol dire che la misura ha avuto un fortissimo impatto Al Nord:

Al Nord il 25,4% delle famiglie ha ricevuto gli 80 euro; al Centro il 19%, nel Mezzogiorno il 18,5%. Dei 5,4 milioni di nuclei familiari beneficiari, circa 3 milioni, più della metà, sono del Nord; circa un milione del Centro, e circa 1,4 milioni del Sud.

Ora se al Nord il provvedimento, scrive il professore pugliese, ha ottenuto l’importante effetto di redistribuire il reddito, al sud non è avvenuto altrettanto, questo perchè:

il reddito medio delle famiglie beneficiarie del bonus è più alto, anche significativamente, di quelle che non l’hanno ricevuto. Cioè, all’interno del Mezzogiorno il provvedimento ha favorito più chi sta un po’ meglio, non chi sta un po’ peggio. Non ha toccato i nuclei più poveri, all’interno dei quali non ci sono lavoratori dipendenti (regolari). Quindi gli 80 euro hanno reso – da questo punto di vista – la distribuzione del reddito al Sud un po’ disuguale. I poveri sono diventati ancora un po’ più poveri in termini relativi.

I poveri disoccupati non hanno avuto alcun beneficio da questo intervento, e sono molti, e in significativo aumento, proprio nel Mezzogiorno.

Ciò a dimostrazione che la forte crisi che sta colpendo il Sud più che altrove è frutto anche di politiche completamente sbagliate e sperequative.


21
Set 15

Pino Aprile : Michele di gomma contro il Jobs Act di Renzi

  
Giusto un anno fa riportavo quanto andava scrivendo il giornalista e scrittore Marco Esposito dalle colonne de Il Mattino: il Jobs Act di Renzi lo finanzia il Sud. Silenzio dei politici meridionali fino a quando proprio oggi, se ne è accorto anche Michele Emiliano, governatore pugliese.
Cosi commenta la notizia Pino Aprile:

Michele Emiliano dice che, per ora, «tiene la palla bassa»; ma tira in porta! Dai e dai, alla fine comincia a dire al governo quello che un presidente di Regione meridionale deve dire. Per carità, cose che in altro Paese e in regime democratico, sarebbero normalissime. Ma qui, la normalità è sovversiva. 
Nientemeno, il presidente della Puglia dice che il governo fotte i soldi ai disoccupati meridionali, per incrementare l’occupazione al Nord, dove è già massima. E arriva (oddio!!! La terra tremò, gli angeli piansero), arriva a dire che, riducendo il cofinanziamento dei progetti europei al Sud, il governo esclude il Sud dai progetti europei. Nooo!! Chiamate la Protezione civile. 
Queste osservazioni sarebbero più che ovvie in un Paese normale (esistono: e lì, pensate un po’, il capo del governo lo votano gli elettori e non lo nomina un presidente della Repubblica, dopo aver buttato nel cesso la Costituzione). Ma qui, di normale non c’è niente. 
Non è ovvio che i presidenti di Regioni meridionali con gli stessi problemi (infrastrutture, collegamenti, sanità…) si riuniscano per cercare soluzioni comuni? E allora, perché il capo del governo teme come la morte che questo avvenga, sino al punto di minacciare quelli che accettassero di recarsi alla Fiera del Levante, dove deve già andare lui? (Salvo non andarci, dopo aver ottenuto l’assenza dei presidenti meridionali). 
Il Sud serve perdente e diviso, diviso e perdente e ricattabile; ma i presidenti di Regione che non devono la loro elezione al partito e al suo capo, ma alla gente che li vota, sono poco ricattabili da quel punto di vista (e sì che ci avevano pure provato Renzi e i suoi a piciernizzare le candidature).
Questa uscita di Emiliano sui soldi rubati al Sud da Graziano Renzi e Matteo Delrio, per creare più lavoro al Nord e sui progetti europei solo per il Nord, sembra l’irruzione della parata del gay-pride alla processione del santo patrono. Eppure, per un presidente meridionale, dovrebbe essere il minimo sindacale. Se appare così provocatorio, è perché la regola vuole il terrone muto, mentre gliene fanno di tutti i colori. 
E adesso, vediamo cosa succederà. È chiaro che Emiliano sta misurando la capacità di reazione dell’avversario e quella di coesione dei suoi naturali, ma riluttanti alleati (i suoi colleghi delle Regioni del Sud). E calibrerà su queste le prossime mosse. 
Se dovessi usare una metafora per raccontare il rapporto fra Matteo Renzi (ma meglio dire: la coppia Renzi/Delrio) e Michele Emiliano, ricorrerei a un ring. Nelle prime riprese, Emiliano le ha prese di brutto, sin dallo schifosissimo modo in cui la banda rottamatrice (dell’Italia) lo escluse dalla presidenza dell’Associazione dei Comuni italiani: l’allora sindaco di Bari era candidato unico del Pd; al momento del voto, si fece avanti Delrio, con i sindaci della Lega Nord pronti a votare per lui, in caso di confronto con il terrone. 
Così, ancora una volta, pure quella rappresentanza fu negata (come accade da più di un secolo, salvo tre eccezioni) ai meridionali e l’Associazione rimase dei Comuni del Nord, con quelli del Sud a portare il caffè e scuotere la tovaglia a banchetto finito, per litigare sulle briciole.
Emiliano è grande e grosso, e se mena fa male; però la sua qualità maggiore, mi vado convincendo, non è darle, ma prenderle: ogni volta che sembra gli abbiano dato il colpo del kappaò, lui va nell’angolino, sputa nel secchio, si fa spremere una spugna bagnata in faccia e torna a centro del ring (l’ex capitano della squadra di basket in cui giocava è uno dei miei e dei suoi migliori amici. Mi conferma che ci ho azzeccato. «Non lo scrivere», mi dice, «ma è proprio così: incassava, non reagiva, alla fine la spuntava. Lo chiamavamo “Michele di gomma”». E ora speriamo che Egidio mi perdoni per averlo scritto). 
Avevi voglia a dirgli: Miche’, sono dei farabutti, vogliono solo distruggerti, perché non sei Michele Picierno. Lui andava lì a parlare come se niente fosse. Quelli lo invitavano a centro-ring: ti facciamo ministro. E stunk!, mazzata che lo stende. Sputtanata nazionale galattica, escluso. 
E allora sottosegretario, ma importante, alla Coesione. Lui torna a centro-ring e stunk!, altra mazzata sul volto e stramazzata a terra: non è veeeero, non è veeeero. E lui, niente: si rialza, lo richiamano a centro: devi essere il nostro grande capolista del Pd alle europee. Gli fanno fare due mesi di campagna elettorale, poi stunk! Testata nell’occhio, gomitata nel fianco, senza che l’arbitro veda: no, non lui, ma Pina Picierno. Chi? Pina Picierno. Chi? Pina Picierno. E chi è? Pina Picierno! Ah…, Tina Ticierno. No, non “T”, “P”: Pina Picierno. 
E poi cercano di sabotargli la campagna elettorale per la presidenza della Regione, di far passare, ma senza esporsi troppo…, un altro candidato (la Picierno non ha cugine pugliesi, pare). Il capo del partito che stravince in Puglia ignora il campione del suo partito che ha stravinto in Puglia. Stunk!
Ma ora cominciano ad aver paura: se dai e dai, quello che le prende non va kappaò, il rischio è che vinca ai punti. E il senso della partita, ora, si è capovolto: al centro del ring c’è Emiliano e quello che scappa, intorno intorno, è Renzi: evita la Puglia, deve intervenire perché Emiliano non divenga punto di riferimento per gli altri; fugge dalla Fiera del Levante… 
È in difesa e si tiene a distanza. E adesso, deve stare anche attento, perché Emiliano allunga dei pugni di assaggio: più per far sapere che può tirarli veri, se vuole, che per fare già male. 
Diciamo la verità: quando lo facesse, ci sembrerebbe comunque troppo poco, troppo tardi. Ma è il solo che, per ora, dà l’idea di volerci provare. Il politico accorto è quello che combatte le battaglie vinte, per rischiare il meno possibile, magari niente, ricavandone il massimo, magari tutto. 
Il Pd, con Renzi, ha perso il Sud; il Nord già lo aveva perso. Se si andasse alle elezioni, il Pd sarebbe nei guai: l’unico che potrebbe far vincere il Pd a Sud è Emiliano, in cordata con gli altri governatori; l’unico che potrebbe (forse) recuperare De Magistris è Emiliano; l’unico che ha cercato di tenere la porta aperta ai 5stelle (nonostante gliela continuino a chiudere sulle dita) è Emiliano. 
Questo non garantisce niente, se non una possibilità che nessun altro può offrire. L’alternativa è un Pd che scompare sotto l’avanzata delle 5stelle e le sorprese De Magistris.
A me, con queste premesse, pare di capire che la partita che Emiliano sta giocando è nazionale (guida del partito, del governo: lui negherà, ma io continuo a pensarlo e lo dico. Lui negherà perché politico, io lo dico, perché giornalista). 
Una partita nazionale, ma da Sud: da quanto tempo non accadeva? È quasi voler andare a piedi sulla luna. Ma nel naufragio di un Pd berlusconiano-alfaniano-verdiniano, l’unica cosa che potrebbe contare sarebbe potersi aggrappare a un salvagente. 
Ed Emiliano, quanto a superficie d’appoggio…


24
Ago 15

La borghesia radical chic del Nord che sostiene Matteo

  Si mettano l’anima in pace i complottisti che fantasticano sui “poteri forti” alle spalle di Renzi, i nomi sono li, poco più di duecento “illuminati” sostenitori del premier e del suo Governo.

Hanno comprato una pagina sul Corsera (lo stesso che, con i suoi editorialisti, scrive le veline al governo su Università ed investimenti al Sud) e ci hanno fatto sapere che loro stanno con Matteo. È cosa loro in pratica.

Toglietevi dalla testa di trovare il precario di Potenza, il cassaintegrato di Taranto o l’operaio di Melfi, si tratta di una lista di imprenditori, pubblicitari e consulenti di azienda, quell’alta borghesia del Centro Nord che non ha il tank secessionista nel cortile e che pure storce il naso pensando a quei terronacci che si meriterebbero l’esercito, altro che.

Una divisione che ormai oltre che geografica diventa sempre più sociale e di classe.

Niente tav, niente università, niente cofinanziamento per i fondi europei. Loro sostengono Matteo.


22
Ago 15

Renzi ultima missione: uccidere il teatro a Napoli

Salve a tutti. Sono Ciro Fiengo e faccio l’attore. A dispetto del mio usuale tono “satirico”, questo è un post serio, alle volte è necessario.
Ho fondato una compagnia teatrale giovanissima che cerca di fare il proprio lavoro nel miglior modo possibile. Ho creato insieme a Paco Rapillo e Giuseppe De Iorio i Nati Con La Camicia, gruppo di satira di costume, politica, incentrato principalmente sulla nostra amata Napoli. Insomma, sono Ciro Fiengo e faccio l’attore. Ancora per poco, forse, o almeno è quello che vorrebbero.
La beffa più grande per quelli come me è di essere nati in un paese, in una città che ha donato tanta di quell’Arte che potrebbe bastare a sfamare tutte le bocche assetate di cultura del mondo, ma che si trova sempre di più ad avere a che fare con un GOVERNO INCAPACE e CRIMINALE, con una classe politica rozza e incredibilmente ipocrita. Vi chiedo solo cinque minuti per leggere quello che sta succedendo.

Sono stati da poco resi noti i finanziamenti del MIBACT (Ministero per i beni artistici, culturali e del turismo) alle imprese e attività teatrali private. Mi chiedo ancora se c’è qualcuno che crede ancora nel finto entusiasmo del ministro Franceschini sulla rinascita artistica di Napoli e di Pompei. Mi chiedo se la pagina Facebook di Renzi, che ormai è diventata una fucina di STATISTICHE da fantascienza, palesemente inventate alla berlusconiana maniera, ospiterà anche i dati che sto per elencarvi sulla situazione teatrale del meridione. Ebbene, ecco le decisioni di questa combo di criminali, i Gianni e Pinotto del Belpaese, gli Albano e Romina del crimine politico:
-550 mila euro di tagli alle imprese private teatrali (tutte del meridione)
-30 per cento in meno al Teatro Pubblico Campano
-Mancato riconoscimento di Teatro Stabile d’Innovazione a Galleria Toledo e Sala Assoli
-Taglio di 100 mila euro alla Compagnia di Luca De Filippo
-Mancato accoglimento della quasi totalità dei progetti teatrali privati della Campania, specialmente di realtà teatrali piccole, che lavorano da anni e che meriterebbero un giusto riconoscimento.
-Le imprese teatrali del Nord ottengono quasi il DOPPIO dei finanziamenti rispetto al Sud
-Già declassato il Teatro Bellini che dovrà affrontare un altro anno con l’acqua alla gola
-Fondi tagliati a più del 60 per cento di orchestre e associazioni musicali

Ma la cosa più grave è che restano fuori da qualsiasi finanziamento e riconoscimento realtà che hanno dedicato la loro vita soltanto al teatro, con dedizione e sacrificio. Lavoratori, artigiani del teatro che col passare degli anni sono diventati FONDAMENTALI, intessendo rapporti e scambi culturali internazionali. E’ il caso dell’ELICANTROPO di Carlo Cerciello o di ICRA PROJECT di Michele Monetta, che afferma: “Come si fa a cancellare un progetto prodotto con la collaborazioni delle principali accademie del mondo? A nostro avviso la commissione non l’ha neanche esaminato”.
E noi lavoratori del teatro, cosa dovremmo fare? Chi ce la dà la risposta? Matteo Renzi e Dario Franceschini? A quanto pare di risposte già ne hanno date abbastanza.
Il nostro compito qual è, allora? Quello di essere pian piano spogliati dei mezzi per portare avanti il nostro lavoro? Molto bene. Il teatro deve sparire? E perché? Perché probabilmente l’arte e la cultura in un paese di piume d’oca e strasse non è ben accetta? Perché forse l’arte inizia a far paura? Perché l’arte e la cultura sono gli unici mezzi per svegliare le tante capre che vi danno i voti? Gli unici mezzi per formare delle menti pensanti? Perché il Meridione ha già dato troppo ed è il caso di affossarlo ancora di più? Dobbiamo smettere, Franceschini? Dobbiamo ritirarci, Renzi?
Nemmeno per sogno! Io ho scelto di restare a Napoli perché questa è la città del teatro, la città dell’Arte, e non sarete voi a cambiare questa realtà, e Dio solo sa quanto è faticoso fare il nostro lavoro.

Se ci togliete i teatri, reciteremo in strada. Se ci togliete le scene, le immagineremo. Se ci togliete i vestiti di scena, reciteremo nudi, come mamma ci ha fatti. Perché noi amiamo quello che facciamo, del resto siamo attori e “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”, diceva Shakespeare. Voi siete soltanto dei politici, e non vi sto a dire di quale sostanza siete fatti, basta sentirne l’odore.


08
Ago 15

Organizzazione Lucana Ambientalista: caro Renzi le trivelle selvagge sono realtà

Renzi ieri all’incontro del PD sul Sud ha affermato : «non si può fare un racconto macchiettistico dello Sblocca Italia per cui sembra una trivella selvaggia ovunque. Non c’è nessuna trivella autorizzata dallo Sblocca Italia. Stiamo chiedendo di verificare se ci sono spazi per la ricerca e l’esplorazione».

Questa affermazione di Renzi è stata fatta durante l’incontro di ieri, con gli stati maggiori del PD del sud Italia difendendo lo “Sblocca Italia”, proprio mentre i comitati No Triv incontravano l’ANCI – Basilicata a Policoro per cercare di fermare l’assalto delle trivelle in terra e in mare in Basilicata.

Peccato che il premier Renzi non conosca la Basilicata e, chi avrebbe potuto illustrargliela intervenendo ieri al summit dei segretari e dei governatori del PD del sud, è stato ancora una volta “silente” e non ha descritto cosa stia davvero accadendo in una regione che non è quella di alice nel paese delle meraviglie raccontata da Matteo Renzi, ma dove le “trivelle selvagge” sono purtroppo una triste realtà.

Renzi ha poi aggiunto: «che nell’Adriatico si intervenga nella parte croata e balcanica e da noi non si possa fare ricerca è una contraddizione in termini».

Ovviamente non sappiano se il governatore pugliese Emiliano abbia intonato le note di “bella ciao”, ripetendo la perfomance canora durante la manifestazione del 15 Luglio scorso a Policoro, questa volta però nei confronti del suo segretario di partito (fonte: Organizzazione Lucana Ambientalista)