Crea sito


02
Dic 13

Cosa c’entrano i servizi segreti con le emergenze rifiuti?

Qualche mese fa, su questo blog, ho postato il video di una intervista a Walter Ganapini, ex assessore all’ambiente alla Regione Campania.

Nel corso di quella intervista, Ganapini denunciava interferenze dei servizi segreti nella gestione delle emergenze rifiuti succedutesi in Campania.

Quest’oggi il Fatto Quotidiano, riporta delle nuove informazioni in merito:

Sia il Fatto che la giornalista Rosaria Capacchione sul Mattino, oggi senatrice Pd, hanno raccontato di una possibile trattativa sui rifiuti. Capacchione ha documentato incontri segreti, tra il 2007 e il 2009, tra il potente boss, allora latitante, Michele Zagaria o un suo emissario, uomini dei servizi, e delegati del commissariato. Vertici che sarebbero stati finalizzati a subappalti in cambio del silenzio per la realizzazione di siti di smaltimento. Domande e circostanze ancora senza risposta.

Ed ancora:

Siamo nel 2003, quando in Campania infuria una delle tante emergenze rifiuti. La camorra – come racconteranno dopo alcuni anni molte inchieste della magistratura – aveva un ruolo attivo in quella situazione. In commissariato era di casa Cipriano Chianese, l’avvocato di Parete inventore, secondo l’antimafia di Napoli, dell’ecomafia in Campania. A lui arrivarono commesse dalla struttura di governo. In quell’anno “il direttore pro tempore Mario Mori – spiega Piccirillo – venne sollecitato dalla commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta da Paolo Russo, ad effettuare attività informativa al fine di individuare eventuali infiltrazioni camorristiche nella gestione dell’emergenza”. Risultati? Molto probabilmente ancora secretati, perché nell’audizione non se ne trova traccia. Cosa fecero i nostri agenti segreti? “Furono contattati e strutturati alcuni informatori all’interno del commissariato – prosegue il direttore dell’Aisi – e dei tecnici di consulenza del commissariato di allora per sviluppare un’attività informativa. Quest’attività fu sospesa nel 2004 e fu riferito allora direttamente”. Non è però chiaro a chi l’allora Sisde fornì le informazioni raccolte. Paolo Russo, presidente di quella commissione, oggi deputato di Forza Italia, spiega: “Noi chiedemmo ai servizi segreti di agire per quanto di loro pertinenza in quella situazione, Mario Mori fu ascoltato dalla nostra commissione nel 2003. Gli esiti di quel lavoro? Non era nei compiti della bicamerale che presiedevo”. Una seconda incursione avvenne tre anni dopo, nel 2007 “su richiesta del prefetto Pansa, allora commissario delegato all’emergenza, che interessò l’allora direttore di Aisi per una nuova penetrazione informativa, finalizzata a sostenere i processi decisionali di quel commissario”. Proprio il fattoquotidiano.it aveva dedicato due inchieste al ruolo dei servizi segreti nel commissariato di governo. In particolare Giulio Facchi – nel biennio 2003-2004 era subcommissario, oggi sotto processo per diversi reati – raccontò di aver avuto diversi contatti: “Mi ero incontrato con un altro funzionario, almeno tre quattro volte, l’agente A.C. Sono certo che i servizi, dopo il 2004, riuscirono alla fine a piazzare un loro uomo all’interno del commissariato, una persona che era già stata consulente di un consorzio casertano”.

Ci spiegate, di grazia, alla fine della fiera, che risultati hanno prodotto queste “infiltrazioni” dei servizi segreti se si è continuato a sversare impunemente alla faccia di tutti e soprattutto alla faccia della salute dei cittadini e di un territorio in alcune aree compromesso?

Che grado di credibilità hanno ad oggli le Istituzioni, nei confronti dei cittadini di un territorio vilipeso nella salute, nella dignità e nella economia? In parole povere, secretare, a cosa serve?(Pare che in Val di Susa, per i cantieri Tav, questa attività di Intelligence abbia mostrato un forte interesse della ndrangheta nei cantieri. Onestamente senza spendere tutti quei soldi per l’attività di “intelligence”, bastava un pò di esperienza)


28
Nov 13

A Terzigno portateci i rifiuti più puzzolenti tanto è gente da quarto mondo

Chi l’ha pronunciata questa frase? Tale Gianfranco Mascazzini, ex storico direttore del Ministero dell’Ambiente.

Il sior Rondolino, questo però non lo sa e i colpevoli degli sversamenti, siamo noi abitanti della Terra dei Fuochi, in quanto, tutti camorristi.

Ecco come Antonio Musella raccontava la vicenda il 29 aprile scorso su GlobalProject.info

Il “metodo Mascazzini”

Gianfranco Mascazzini è stato lo storico direttore del Ministero dell’Ambiente. Per decenni cambiavano i ministri di diverso colore politico, ma lui, nel suo ufficio al Ministero di Viale Cristoforo Colombo restava sempre al suo posto fino alla pensione nel 2010. Il suo nome è al centro di numerose inchieste. Inchieste sporche che parlano di inquinamento infame. Come quella della Procura della Repubblica di Napoli sullo smaltimento del percolato prodotto nelle pessime discariche campane che veniva sversato nei depuratori che sfociavano direttamente in mare. Inchiesta nella quale Mascazzini risulta essere un cinico deus ex machina. << A Terzigno portateci i rifiuti più puzzolenti tanto è gente da quarto mondo>> così nelle intercettazioni telefoniche l’ex direttore del Ministero. Ma il manager è coinvolto anche in inchieste sugli sprechi di denaro pubblico come quella della Procura della Repubblica di Udine sugli sperperi per la bonifica dell’area lagunare di Marano e Grado. Lo avevano anche nominato commissario straordinario per la rimozione delle macerie del terremoto de L’Aquila. Per un giorno. Infatti poche ore dopo aver ricevuto l’incarico fu arrestato su mandato della Procura di Napoli.

Tra il 2007 ed il 2010, periodo in cui Gianfranco Mascazzini è ancora direttore generale del Ministero dell’Ambiente, vengono pianificate le bonifiche più importanti della storia recente del paese. I siti più devastati dall’inquinamento, quelli in cui il danno per la salute del territorio e dei cittadini è molto compromessa. Opere decisamente dispendiose. E’ il caso del litorale domitio tra Napoli e Caserta, con l’area del giuglianese e le famose discariche Resit 1 e Resit 2 in cui sono stati sversati per anni rifiuti tossici tanto che per i tecnici della Procura della Repubblica di Napoli dal 2064 l’acqua di quel territorio non sarà più potabile a causa dell’inquinamento irreversibile delle falde. Sempre in Campania viene programmata la bonifica della discarica di Pianura e quella di Napoli Est dove la presenza delle raffinerie di petrolio hanno inquinato profondamente i suoli. Ed ancora la collina di Pitelli a La Spezia con le sue quattro vasche dove sono stati interrati veleni derivanti dalla produzione di armi, la darsena del porto di Taranto, l’area lagunare di Marano e Grado in Friuli, l’area ex Sisas nei comuni di Pioltello e Rodano in provincia di Milano, la Valle del Basento in Basilicata ed altri ancora. Siti che vengono definiti S.I.N. – siti di interesse nazionale – rispetto ai quali viene considerata di somma urgenza la bonifica, sono 57 e sono stati costituiti dal decreto Ronchi n.22 del 1997. In quei due anni vengono realizzati accordi di programma e protocolli di intesa tra il Ministero e le Regioni ed i Comuni interessati, sotto l’attenta regia tecnica di Gianfranco Mascazzini. Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente l’ammontare complessivo di questi lavori è pari a diverse centinaia di milioni di euro. Lavori vengono affidati tutti ad una unica società, la Sogesid. Una società pubblica, infatti le quote della spa sono controllate dal Ministero dell’Ambiente. Le più grandi opere di bonifica del paese passano per l’affido diretto da parte del Ministero ad una sua stessa società. Mascazzini ha prima pianificato la spesa da direttore del Ministero per sedersi poi comodamente nel ruolo di consulente della Sogesid, come lui stesso ha ammesso in una delle tante audizioni a cui è stato sottoposto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Sebbene la Sogesid sia una azienda pubblica è quanto mai singolare che colui il quale aveva apposto la sua firma ai principali incarichi forniti all’azienda ne diventi poi consulente.

Affidi diretti. Ma a spigarci il perché è proprio Gianfranco Mascazzini. Durante la sua audizione alla commissione parlamentare di inchiesta sui rifiuti il 12 aprile del 2011, all’onorevole del Partito Democratico Alessandro Bratti che gli chiedeva se non ci fosse stata qualche forzatura nei continui affidi alla Sogesid, Mascazzini spiega la sua filosofia. <<Reputo fondamentale l’intervento in house. Come si fa ad immaginare che qualcuno faccia un operazione così complessa? Come si fa ad immaginare che non sia lo Stato? Vi immaginate le mani della camorra nello smaltimento delle macerie de L’Aquila?>>. Il deputato Bratti controbatte << Ma non mi venga a dire che la Sogesid è l’unica al mondo in grado di fare questo lavoro>>, Mascazzini risponde accorato <<No, ma Sogesid è lo Stato!>>. Il punto non è che l’intervento di bonifica dei territori venga effettuato dallo Stato. Tutt’altro, potrebbe, come suggerisce Mascazzini, essere di garanzia per i cittadini. Ma mentre dei 57 S.I.N. solo uno è stato bonificato, la Sogesid ha speso solo nel 2012 anno la bellezza di 4,3 milioni di euro in consulenze esterne, ovvero in incarichi come quello elargito allo stesso Mascazzini dopo il pensionamento dal Ministero. La stessa Sogesid compie incarichi di progettazione e studi di fattibilità per conto del Ministero che dovrebbero invece essere svolti da altri organismi statali come l’ISPRA – Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale – o le Agenzie regionali per l’ambiente.

Dal 2009 al 2011 la Sogesid ha beneficiato complessivamente di 426 milioni di euro per studi, progetti e tutto quello che rientrava nella filosofia di Gianfranco Mascazzini, il quale individuava i siti da bonificare ed i metodi di bonifica, ma prima della loro realizzazione le casse della Sogesid dovevano essere ben foraggiate. In cinque anni – 2008/2012 – un solo sito bonificato e quasi 500 milioni di euro di fondi messi a disposizione con una spesa molto rilevante per consulenze ed affini.
Le bonifica dei territori è nelle mani di Sogesid e dello Stato, ma chi ci salverà dai manager pubblici? I magistrati infatti indagano su una serie di frodi che vedono sotto accusa proprio il “metodo Mascazzini”. E’ il caso della bonifica di Marano e Grado in Friuli, l’ex area della industria Caffaro che ha inquinato il territorio con le sue attività. Secondo i magistrati i lavori di bonifica sarebbero eccessivamente costosi quanto scadenti ed inefficaci. Uno degli esempi è il “sarcofago” subacqueo che i sommozzatori dei Carabinieri hanno constatato essere forato e danneggiato pochi anni dopo la sua installazione. Altro esempio è il recente scandalo della bonifica dichiarata ma mai effettuato dell’ex area Italsider di Bagnoli. Anche in questo caso la regia per la bonifica di quell’area, definita dal Ministero come S.i.n. Bagnoli-Coroglio, era sotto la supervisione di Mascazzani che risulta tra gli indagati da parte del pool di giudici della Procura di Napoli che indaga su Bagnoli. Mentre i tecnici sostenevano di aver effettuato la bonifica dell’area delle ex acciaierie, la realtà dei fatti ci racconta di una semplice movimentazione del terreno. Azione che non solo non ha per nulla significato la bonifica del sito – per la quale diversi metri di terreno in profondità devono essere esportati e smaltiti come fanghi inquinanti – ma ha peggiorato la situazione liberando gli agenti inquinanti nell’aria e nel terreno circostante.

Ma tutto questo, chi alla politica è legato mani e piedi, tende a dimenticarlo, per tacitare coscienze tossiche quanto i rifiuti.

Sporchi, monnezza, colera. Ecco l’applicazione concreta di certi cori.

Da una parte ipocriti pomodori non inquinati, dall’altra sozzure…

Volete vederle questa persone da quarto mondo?

Eccole:


22
Nov 13

La mappa dei rifiuti tossici in Puglia

Il Blog del Movimento Cinque Stelle, pubblica le foto con i siti che conterrebbero rifiuti tossici nel Salento.

Operazione trasparenza su rifiuti tossici e crimine organizzato in Salento, Puglia. Il MoVimento 5 Stelle mette in Rete, a disposizione di tutti i cittadini, le foto aeree relative alle deposizioni del collaboratore di Giustizia Silvano Galati. L’operazione trasparenza è stata avviata dal vice presidente della Commissione Giustizia del Senato Maurizio Buccarella, che una volta venuto in possesso della documentazione ha deciso di renderla pubblica. Il documento prodotto nel 2008 dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Lecce per la Commissione Bicamerale per il ciclo dei rifiuti, evidenzia con foto aeree , le zone dove secondo le indicazioni di Galati potrebbero essere presenti rifiuti tossici nel sottosuolo. Col recupero di queste mappe, si rende pubblico un altro pezzetto di verità a tutela degli interessi dei cittadini del Salento che per troppo tempo sono stati abbandonati e tenuti all’oscuro di verità scomode.” M5S Senato

Scarica le foto!

N.B.: Immagini MIVIS del Comando Carabinieri Tutela Ambiente di Napoli, scattate nell’estate 2004 ed elaborate dal CNR nelle quali sono indicati i terreni che presentano una temperatura superiore a quella media delle aree circostanti. I luogi ritratti riguardano il comune di Supersano (Lecce), fra la Masseria denominata “Li Belli” e la vicina pineta, luogo del presunto interramento illecito di rifiuti pericolosi prodotti da un’azienda del settore produzione e cromatura di fibbie per scarpe e borse, il cui titolare è stato condannato in via definitiva.


05
Nov 13

Rifiuti tossici sepolti a Brindisi

Una pattumiera geograficamente individuata a Sud.

E’ la volta di Brindisi: fanghi tossici, cromo e piombo ritrovati in discariche non autorizzate.

Ecco il servizio de Il Fatto Quotidiano:


02
Nov 13

Basilicata: la nuova frontiera dei rifiuti provenienti da….

La Basilicata è ricca di acqua, anche la coca cola ha comprato una sorgente dice Di Bello ma abbiamo anche il petrolio e tanta terra per l’agricoltura che qualcuno vorrebbe comprare per scaricare fanghi tossici. Personaggi che vengono da fuori regione contattando i contadini, a volte singolarmente e volte in riunioni in alberghi del posto.

Pare senza intermediari malavitosi, almeno dal racconto.
Il sergente ha anche documentato fotograficamente gli incontri.

Ecco il racconto, che lascio vergine, senza ulteriore commento.

PS: in Basilicata stanno costruendo il più grande deposito di scorie nucleari d’Europa. Pur non avendo centrali nucleari. Perchè?

 


02
Nov 13

Industriali e camorristi, stessa “monnezza” e medesimo lucro

Che si continuino a tenere fuori gli industriali in doppio petto e soldi puliti in tasca, dalla vicenda dei rifiuti tossici interrati in Campania (e chissà in quale altra regione del Sud), e dalle loro responsabilità, è fuori da ogni logica, morale ed etica.

Queste, le responsabilità, invece, sono chiare ed evidenti, e pari a quelle dei camorristi. La diversità di provenienza geografica ed accento non ne attenua la colpevolezza. Il continuare a porre un discrimine tra l’imprenditore ed il camorrista è totalmente insensato. Il patto,scellerato,aveva la benedizione, secondo quanto riferisce Schiavone (e al momento non ancora smentito da alcuno), delle istituzioni (oltre che della massoneria deviata).

Ho già ribadito più volte, su questo blog, quanto riferito anche dall’Independent lo scorso anno: lo sversatoio Campania era funzionale al sistema industriale italiano, per fronteggiare la concorrenza del mercato globale alle imprese nazionali. Bisognava abbassare i costi di produzione. Delocalizzando, licenziando o, molto più semplicemente, risparmiando sui costi di smaltimento dei rifiuti.

Del resto i campani, cui sovente si rimproverava il loro essere completamente incapaci a gestire il ciclo dei rifiuti, il puzzare, l’essere una fogna o una cloaca, come se ne sarebbero mai accorti? E a quelli che se ne accorgevano e denunciavano, ci pensava chi raccoglieva le segnalazioni. Tutte contro uno spesso ed impenetrabile muro di gomma. Fatte salve talune esemplari eccezioni (del resto “con i rifiuti facevamo anche i sindaci”- Schiavone)

Così, invece di intervenire a livello strutturale, si scelse la via comoda del risparmio sulla salute dei cittadini somali prima e campani poi.

A supporto, la quantificazione dei profitti degli industriali, dai verbali desecretati di Schiavone:

Affidare i rifiuti ai camorristi consentiva agli imprenditori (apparentemente) puliti di guadagnare due volte: incassando dalle Amministrazioni comunali più di quanto pagato alla cosca e allungando la vita delle discariche autorizzate che si riempivano a un ritmo assolutamente inferiore rispetto a quello che sarebbe stato logico attendersi. D’altronde, i costi di questo genere di operazioni erano tutt’altro che proibitivi: i titolari delle ditte “pagavano 500mila lire a fusto” alla camorra a fronte dei “2 milioni e mezzo” che sarebbero stati necessari. (Il Sole 24 Ore)

In questo modo, mentre altrove il Pil si alzava e si pontificava sulla inciviltà dei campani nella gestione delle continue emergenze da monnezza (provocata in buona parte da discariche legali riempite con rifiuti illegali ed industriali e dagli interessi copiosi scaturenti dalle stesse, continue “emergenze”), a cavallo tra Napoli e Caserta si iniziava a morire.

Nonostante ciò, nonostante cioè si fosse a conoscenza della situazione, in Campania si è continuato a spedire, legalmente, rifiuti industriali provenienti da fuori regione. Sul dove venissero smaltiti, resta ancora un mistero. Soltanto nel recente “decreto del fare” all’indomani delle prime rivelazioni di Schiavone, il ministro Orlando ha deciso di sospendere “temporaneamente” questi viaggi.

Di certo, inoltre, nessuna esimente può essere attribuita alla classe politica campana che, tra l’altro, in taluni casi, è riuscita a salvarsi, dall’essere inchiodata giudizialmente alle proprie responsabilità, soltanto ai tempi supplementari. Leggasi “prescrizione”.


31
Ott 13

Ecco il file con verbali secretati di Schiavone

Quest’oggi grazie all’iniziativa di alcuni deputati del M5s, si apre uno squarcio su un capitolo oscuro della storia di questo paese.

E’ stato tolto il segreto alle dichiarazioni di Carmine Schiavone, rese nel 1997, a proposito dei rifiuti tossici interrati in Campania.

E’ singolare come già Schiavone nel corso di quella audizione, avesse previsto,temporalmente, tutti i morti di cancro di oggi. Tragico profeta, mentre lo stato, pur a conoscenza ha ignorato completamente il problema.

Le dichiarazioni sono simili a quelle rese già nelle varie interviste, con la confessione, che mi sembra nuova, su rifiuti tossici che sarebbero stati gettati nel Lago Lucrino, un bacino d’acqua non molto grande per estensione posto in una zona ad alta densità abitativa, nel comune di Pozzuoli.

Tra gli allegati anche la lista di alcune aziende coinvolte.

Qui è scaricabile il file


24
Ott 13

Era il 1992 quando la stampa flegrea denunciò la presenza di rifiuti tossici

Correva l’anno domini 1992. Il quotidiano flegreo Il Golfo, denunciava la presenza di rifiuti tossici sulle spiagge della località Fusaro, tra Pozzuoli e Monte di Procida.

Il fatto è stato riportato all’attenzione dal Maestro Antonio Isabettini, allora redattore del Golfo, nel corso del convegno “Campi Flegrei 2020″, a margine dell’assemblea organizzata martedì scorso dall’associazione Acli Dicearchia.

La notizia è stata poi ripresa oggi dall’associazione FreeBacoli, che pubblica le foto proprio dell’articolo del 1992.

Anche questo a dimostrazione del fatto (lo legga il caro blogger Adinolfi ed il senatore Arrigoni) che la cittadinanza ha da sempre denunciato quanto stava avvenendo. Con cura, dettaglio e senza alcun sentimento menefreghista. Ma loro, le istituzioni, dove erano? Sedute forse a qualche tavolo?

Ecco le foto:

 

 


11
Ott 13

Ex Assessore:” A Monte di Procida rifiuti pericolosi di Ilva e Selenia”

E’ FreeBacoli a raccogliere la confessione di un ex Assessore di Monte di Procida, comune dell’Area Flegrea.

“Ho visto, non posso più tacere. E’ il momento che tutti, cittadini e politici, dicano ciò che sanno”. Raimondo Mancino, ex amministratore del Comune di Monte di Procida dal 1973 al 1993.

“Ho bisogno di parlare, di dire la verità ai miei concittadini affinchè reagiscano. Ad Acquamorta, al laghetto, nelle cave si è scaricato rifiuto, scarto industriale, materiale edile. C’è bisogno di analisi ulteriori per comprenderne la pericolosità ma, ciò che è certo, è che presso il porticiollo montese sono giunti centinaia di camion dell’Ilva di Bagnoli ed autobotti della ex Selenia”.

Ho un ricordo molto personale della “loppa” (un sottoprodotto del processo di produzione della ghisa) che stando all’intervista dell’assessore, non sarebbe un prodotto proprio salutare. La maggior parte delle scogliere del litorale puteolano sono fatte di loppa, accumulatasi lì proveniente dall’Ilva di Bagnoli, negli anni in cui era in funzione l’altoforno.. Ancora oggi, sugli scogli di loppa, si prende il sole…

Continuiamo così, facciamoci del male.


09
Ott 13

I confini della Terra dei Fuochi fino al Vallo di Diano e Foggia

Erano 980mila tonnellate, scomparse tra il 2006 e il 2007 tra il Casertano, la provincia di Salerno e la zona di Foggia. Erano fanghi derivanti da trattamento di lavaggio di impianti industriali, reflui di produzioni chimiche, materiali di scarto contaminati. Che prima, grazie ad alcune aziende compiacenti, era stato spacciato per fertilizzante agricolo e compost. Poi, quando cominciarono i controlli serrati, il gruppo criminale passò alla seconda fase del progetto di smaltimento: grosse buche scavate nei terreni dove venivano interrati i rifiuti. In Campania furono arrestate 38 persone, sedici soltanto nella provincia di Salerno tra l’Agronocerino e la Piana del Sele. Furono poste sotto sequestro diverse aziende e bloccati 37 autoarticolati. I guadagni del gruppo criminale erano stati, in un solo anno, di 7,5 milioni di euro.(Corriere del Mezzogiorno)

L’articolo completo

«Terra dei Fuochi» anche nel Salernitano: rifiuti tossici tra Vallo Diano e Piana del Sele – Corriere del Mezzogiorno.