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17
Mag 17

A Genova e Trieste la “via della seta”, a noi la “via della zappa”

Se pure il capo della Confindustria campana ha espresso disappunto vuol dire che quella di Gentiloni è proprio stata una iniziativa senza senso. O meglio il senso è ben chiaro, favorire la solita stereotipata solfa della “locomotiva del Paese”, che non porta vantaggio a nessuno (come pure sosteneva Paolo Savona).

Ma andiamo con ordine nel leggere la vicenda. Secondo quanto riporta Marco Esposito dalle pagine de Il Mattino:

In un mondo che torna ad alzare mura, è toccato alla Cina dare un segno di apertura. Rilanciando, con un vertice mondiale a Pechino tra 68 Paesi, la storica Via della Seta. L’Italia – meta tradizionale delle merci cinesi al tempo di Roma imperiale prima e della Repubblica di Venezia poi – anche nel Ventunesimo secolo ha l’obiettivo di diventare la porta d’accesso all’Europa. I cinesi, in realtà, si sono già insediati in forze nel Pireo con la Cosco, contribuendo con 368 milioni a risanare i conti della Grecia di Alexis Tsipras, anch’egli in questi giorni a Pechino. Il premier Paolo Gentiloni, per offrire un’alternativa ad Atene, ha giocato tre carte: Trieste, Venezia e Genova. «Le ragioni storiche e geopolitiche, le relazioni che abbiamo con la Cina – ha osservato il premier a Pechino – possono aiutare a cogliere questa occasione con ricadute importanti per l’Italia che con i suoi porti – da Genova e Trieste (e i loro corridoi ferroviari con l’Europa) ma anche Venezia – offre una capacità portuale come credo nessuno».
Quanto a capacità portuale, il primo porto italiano per traffico container, non è tra quelli citati da Gentiloni. È Gioia Tauro, che con 2,8 milioni di container movimentati nel 2016 è primo in Italia e sesto nel Mediterraneo dopo gli scali spagnoli di Algesiras, Valencia e Malaga, quello di Tangeri in Marocco e il Pireo in Grecia. Per merci provenienti da Oriente e in arrivo nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez, Gioia Tauro è molto più vicina dei porti spagnoli e del Marocco ed è anche meno decentrata di Atene rispetto al cuore dell’Europa. Da Gioia Tauro si raggiunge Berlino via Brennero in 2.100 chilometri mentre da Atene, aggirando la Serbia come prevedono i corridoi ferroviari, occorrono 500 chilometri in più.
Tuttavia l’Italia ha scelto, in modo autolesionistico, di non utilizzare la sua presenza naturale e infrastrutturale nel cuore del Mediterraneo per scommettere sui porti del Nord. Una scelta non casuale. Nel Def del 2017 – nell’allegato Infrastrutture – si cita «il progetto cinese One-Belt-One-Road» e in particolare «lo sviluppo delle tratte marittime chiamate da Pechino la Via della Seta marittima del 21° secolo» ma per dire che le grandi navi portacontainer punteranno sul Pireo. Nel Def si sostiene che in Italia c’è una «chiara ripartizione funzionale» tra il Nord che ha porti di tipo «gateway», dove cioè i container vengono spostati sui treni e raggiungono i mercati di destinazione. E il Sud Italia che ha soprattutto porti di puro «trans-shipment», cioè dove i container si trasferiscono su navi più piccole, un’attività con «prospettive modeste».

Tagliata fuori Gioia Tauro per questioni dimensionali, si sarebbe potuto investire su altri porti calabresi, siciliani o su Napoli e Salerno.

Ed invece no perché nel documento di programmazione economica e finanziaria la priorità che si individua è il «completamento delle direttrici di valico orientate verso l’Europa centrosettentrionale».

Secondo Esposito significa che:

 i porti di Venezia, Trieste, Ravenna e, con tempi più lunghi, Genova, avranno il loro scalo collegato a un treno intermodale di ultima generazione. Napoli e Salerno – che pure vantano numeri interessanti – sono del tutto tagliati fuori, con la previsione esplicita del limite alla lunghezza dei treni fissato a 600 metri e la sagoma dei vagoni di standard PC45. Per Gioia Tauro, spulciando il contratto tra governo e Rete ferroviaria italiana, si scopre che il collegamento ferroviario a standard di qualità (750 metri e sagoma PC80) è previsto, sia pure con un progetto definito in ritardo e con un percorso a zig-zag che passa per Ancona, Bari e Taranto. Un tragitto che non solo è più lungo di cento chilometri rispetto alla direttrice naturale, ma salta l’area demograficamente più interessante di Roma e di Napoli, nonché gli interporti di Nola e di Marcianise. In pratica si allontana dal percorso naturale approvato in Europa e denominato Corridoio Scandinavo, passando per Taranto dove però il traffico di container si è letteralmente azzerato.

Fugate quindi le ombre e le paure che avevano avvolto la politica vicina agli interessi delle regioni settentrionali: l’apertura del Canale di Suez avrebbe potuto favorire lo sviluppo dei porti di Napoli e Gioia Tauro, tagliando fuori proprio quelle regioni “recuperate” ieri dalle dichiarazioni di Gentiloni.

Dura la replica della Confindustria campana, per bocca del presidente Costanzo Jannotti Pecci :

“Ci hanno molto sorpreso le dichiarazioni del nostro Premier in occasione del recente vertice mondiale tenutosi a Pechino sul progetto della “nuova via della seta” lanciato dal leader cinese Xi. La scelta di escludere deliberatamente tutto il Mezzogiorno del Paese ci appare incomprensibile attesa la posizione strategica rispetto alle rotte commerciali in questione e attesi i valori relativi alla movimentazione dei container che, in particolare, per il porto di Napoli risultano pressoché uguali a quelli di Trieste e di poco inferiori a quelli di Genova, i porti che, insieme a Venezia, sono stati citati dal Premier come l’unica offerta di portualità italiana da mettere a disposizione per il piano. E’ inaccettabile ed incomprensibile la decisione del Governo di non puntare sulle regioni del sud come Hub per la portualità commerciale di oltreoceano”.

Insomma, come al solito, a loro la “via della seta” a noi “la via della zappa”.


07
Lug 14

2011: quei fondi europei per la Avellino Salerno usati a Trieste

E’ una notizia non recente ma che, nel tourbillon di di stantìe accuse al Sud sul cattivo utilizzo dei fondi europei calza a pennello. Correva l’anno 2011 quando i fondi europei destinati alla Salerno-Avellino, con “Legge Obiettivo” , destinati all’allargamento per realizzare la terza corsia e mettere in sicurezza il raccordo Salerno-Avellino, una delle strade più pericolose d’Italia, dove, nei pressi di Mercato San Severino si riscontra un’elevata incidentalità anche mortale, furono “scippati” per la linea ferroviaria Trieste Lubiana

Sottosegretario alle infrastrutture era il leghista Roberto Castelli, giusto per ricordarlo ai tanti che tra Avellino e Salerno hanno votato lega alle ultime europee.

Luigi Cianci della Feneal Uil così spiegava la vicenda:

«Per me si tratta di una vera e propria rapina ai danni del Sud. Di fronte alla quale il presidente della Provincia di Salerno non prende posizione. Ecco come Tremonti leva i fondi al Fas e li sposta al Nord. Qui, nel meridione, aspettiamo tempi biblici per vedere un finanziamento, quando si tratta del settentrione, invece, si fa tutto in pochissimo tempo»

Occorrevano 240 milioni per sistemare il raccordo Avellino-Salerno, 190 di questi furono trovati proprio tra le pieghe dei fondi Fas. E poi scomparvero, col magico gioco delle tre carte, mentre i politici meridionali dormivano.

Giusto per non dimenticare…

Ah per la cronaca ad oggi i fondi per il raccordo non sono ancora arrivati, dopo che il Cipe con delibera 62/2011, ha riassegnato il finanziamento, ma dimezzato: 123 milioni.

L’Anas alza le mani: non potrà mettere in campo un impegno significativo per il 30 giugno 2014, quindi, di fatto, i 123 milioni del Cipe impegnati per il raccordo autostradale Salerno-Avellino torneranno indietro. Dove finiranno? Chissà. La Regione spera che almeno restino in Campania. E intanto raggranella 84 milioni alternativi, per non disperdere un carico di speranze decennali. Anche se, lo sappiamo, i fondi pubblici hanno la prodigiosa capacità di apparire e sparire e riapparire fra una delibera e l’altra, allo stato dei fatti sembra che il potenziamento del tracciato fra i due capoluoghi e le due autostrade si allontani di qualche anno. Ora però precisiamo i fatti. (Fonte: la città di Salerno)

 


09
Gen 14

“Pedaggi stradali, i lombardi pagano per far viaggiare gratis quelli del sud”

“I cittadini del Nord sono stanchi di pagare pedaggi e subire aumenti per permettere ai cittadini del Sud di viaggiare gratis. Francamente da un ministro lombardo come Lupi ci aspettavamo di più non la passiva accettazione di un rincaro del pedaggiamento in Lombardia dell’11%”. Al question time di Montecitorio va in scena l’implacabile requisitoria del leghista Nicola Molteni, che fustiga il ministro dei Trasporti in diretta tv, con l’infamante accusa di essere un lombardo che fa pagare troppo ai lombardi motorizzati. “E’ ora di finirla con il razzismo di stato – insorge l’antirazzista lumbard Molteni-: tutti paghino e in ugual misura e mi riferisco ad esempio al grande raccordo anulare o la Salerno Reggio-Calabria”

Sicut dixit, il leghista Molteni.Amen.

Qualcuno dica a Molteni che a Napoli si paga il pedaggio  della tangenziale (che non tange ma attraversa la città e i suoi quartieri) quasi 1 euro. Unico esempio in Europa di asse viario ove, per recarsi da un  quartiere all’altro (contigui) si paghi il pedaggio.

E a chi vanno questi soldi? Alla Società Autostrade (tramite una controllata)  ovvero al gruppo Benetton che ha sede legale ..a Napoli? No, in Veneto che dunque ivi paga le tasse e contribuisce a migliorare il PIL di quella regione.

Inoltre, quali sono e sono state le ditte aggiudicatarie degli appalti sulla Salerno Reggio Calabria, dagli inizi ad oggi? Dove hanno le loro sedi legali? Attualmente, glielo dico io, tranne un paio di eccezioni si tratta di società edili che hanno le sedi sociali tutte a Nord del Tevere. A chi,dunque, realmente sono andati tutti i milioni di euro di cui parla, visto che ai cittadini restano solo i disagi di un’autostrada incompiuta?

Signori, l’ennesimo chiagneffotti leghista per raccogliere qualche voto..


09
Ott 13

I confini della Terra dei Fuochi fino al Vallo di Diano e Foggia

Erano 980mila tonnellate, scomparse tra il 2006 e il 2007 tra il Casertano, la provincia di Salerno e la zona di Foggia. Erano fanghi derivanti da trattamento di lavaggio di impianti industriali, reflui di produzioni chimiche, materiali di scarto contaminati. Che prima, grazie ad alcune aziende compiacenti, era stato spacciato per fertilizzante agricolo e compost. Poi, quando cominciarono i controlli serrati, il gruppo criminale passò alla seconda fase del progetto di smaltimento: grosse buche scavate nei terreni dove venivano interrati i rifiuti. In Campania furono arrestate 38 persone, sedici soltanto nella provincia di Salerno tra l’Agronocerino e la Piana del Sele. Furono poste sotto sequestro diverse aziende e bloccati 37 autoarticolati. I guadagni del gruppo criminale erano stati, in un solo anno, di 7,5 milioni di euro.(Corriere del Mezzogiorno)

L’articolo completo

«Terra dei Fuochi» anche nel Salernitano: rifiuti tossici tra Vallo Diano e Piana del Sele – Corriere del Mezzogiorno.


17
Mag 13

Salerno: irruzione con bandiere duosiciliane al convegno sui bersaglieri

 

 

 

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E’ accaduto a Salerno. Durante un convegno sui bersaglieri. Un gruppo di attivisti identitari ha fatto irruzione nel salone che ospitava la manifestazione, esponendo bandiere duosiciliane. L’intento quello di raccontare e denunciare i crimini compiuti dagli uomini al comando di Cialdini, durante l’unificazione del Paese. Ecco il racconto di uno di essi:

“Eravamo 11 persone qualsiasi…siamo entrati nell’aula del Comune di Salerno dove c’era il convegno sui “bersaglieri” educatamente in silenzio e composti, come nostro solito…ad un certo punto, il ns. fotoreporter s’è posizionato, abbiamo esposto in 10 le nostre bandiere duosiciliane ben in vista, silenziosamente, senza disturbare… ci guardavano tutti! Chi serioso, qualcuno incuriosito, chi sorridendo soddisfatto.
Io che distribuivo volantini in sala! C’era curiosità, interesse.
Ad un certo punto è arrivata la “digos” che gentilmente ci ha chiesto se potevamo accomodarci fuori ed io a voce bassa ho chiesto loro se potevo finire la consegna dei miei volantini “informativi” che elencavano le malefatte dei bersaglieri.
Mi sono sentito rispondere: fà presto. Ho completato la mia distribuzione e sono uscito, c’era un interesse e una curiosità palese verso di noi. “

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