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13
Mar 17

Io, il “censore” che ha cancellato decine di insulti contro i meridionali

di Rosario dello Iacovo

«Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire», ogni volta che leggo questa bufala, citazione attribuita a Voltaire che Voltaire non ha mai pronunciato, mi sale l’embolo.
È una di quelle frasi a effetto che nelle intenzioni di chi la utilizza dovrebbe testimoniare una straordinaria tolleranza, uno spirito radicalmente democratico che si spinge fino all’estremo sacrificio per permettere anche al nemico di esprimere la sua opinione. Oltre che, naturalmente, far emergere lo spessore culturale di chi la pronuncia con aria solenne.
Ma nella stragrande maggioranza dei casi sa che l’illuminismo fu la radicale affermazione dell’uomo al centro dell’universo, contro la religione e contro il potere politico di monarchia e aristocrazia? Sa che c’è l’illuminismo dietro le teste mozzate dei re? Altro che darei la vita, eccetera, eccetera.
Qualche giorno fa un nutrito numero di artisti napoletani ha realizzato come “Terroni Uniti” la canzone “Gente do Sud”, per ribadire i valori dell’accoglienza e della solidarietà in occasione della venuta in città di Salvini. Bene, mentre il leghista si calava nella parte del pentito per le offese rivolte a Napoli negli anni precedenti io, che sono uno degli amministratori del canale YouTube sul quale il pezzo è stato pubblicato, ho cancellato decine di insulti razzisti nei confronti dei meridionali.
Sono stato un censore? Avrei dovuto “dare la vita” per permettere a qualcuno di scrivere: “Terroni di merda”, “Parlate italiano”, “Lavatevi”, “Parassiti”? Su, spiegatemelo, perché la follia di quest’epoca rovescia il senso dei concetti.
Libertà di parola non vuol dire libertà di insulto, libertà di opinione non vuol dire che tu sei libero di venire ad abbattere il posto dove vivo con le ruspe.
No signori miei, la libertà è un concetto nobile che vale per tutti quelli che lo rispettano, così come la tolleranza si applica ai tolleranti. Io non avrei dato la vita perché Hitler potesse dire che ebrei, rom e avversari politici dovevano essere sterminati nei campi di concentramento, voi? Non darei la vita perché il Ku Klux Klan possa continuare a urlare “Negri di merda”.
E non la darò oggi perché Salvini possa venire qua a spiegarmi che sono italiano come lui e che il nemico oggi viene da lontano, mentre il ventre putrido della lega continua a dirmi che resto un terrone e parlo una lingua incomprensibile.
Ma non è mica solo una questione di inaccettabili offese, perché la lega negli ultimi due decenni ha contribuito a inasprire la distribuzione ineguale delle risorse in questo paese. Quando togli risorse a un territorio, quando lo trasformi in una pattumiera a cielo aperto per abbattere i costi di smaltimento dei rifiuti industriali delle industrie del nord, grazie alla complicità delle mafie e della politica, quale risultato credi si ottenga: sviluppo, qualità della vita, giustizia sociale?
E non è un caso che sotto il palco di Salvini a Napoli ci fossero solo pezzi dell’ex PDL e neofascisti dichiarati, speranzosi di salire sul carroccio delle prossime politiche portando a casa poltrone. Ascari, traditori della propria gente in cambio del tornaconto personale, mascherato stavolta dietro il “Prima gli italiani”.
Come un secolo e mezzo prima, nello stesso nome dell’Italia e degli italiani, bersaglieri e carabinieri dei Savoia radevano al suolo paesi del sud, fucilavano finanche bambini di dieci anni, chiamando briganti i contadini che pur avevano creduto a un’unità che significasse più giustizia sociale, e invece di una riforma agraria più ugualitaria, si videro togliere anche le terre di uso comune.
Mi dispiace amici miei, io non darò mai la mia vita perché questa gente possa continuare a insultarmi, discriminarmi, privarmi di opportunità. Voi fate quello che volete, ma per favore non chiamatela libertà.
La libertà è un’altra cosa!


13
Mag 16

Salvini, che fa, concilia? E poi diceva che Napoli era la capitale delle multe evase…

foto del 2013

foto del 2013

Basta ascoltarli dal sior Giletti dopo il ragù della domenica, o la sera da Del Debbio, quando tra  un bicchiere di vino e due fave, l’italiano medio si sfoga coi fannulloni e gli immigrati, soffocando la voce della coscienza di ognuno, che ogni tanto ricorda le piccole/grandi illegalità di ciascuno.
Insomma, i superni custodi della moralità e della legalità a trazione rigorosamente territoriale.
Per costoro, anche con eleganti artifizi televisivi e giornalistici, i giusti, gli onesti, gli operosi sono al Nord. Gli irregolari, gli illegali, i delinquenti hanno la residenza in tutti i Sud del mondo. Isole comprese. Eppure, come vado sempre scrivendo, accade sempre che per i severi censori della pagliuzza nell’occhio altrui, la trave finisce sempre per conficcarsi nel…silenzio di gran parte della stampa prona ed asservita.
 
Così si scopre che il magister legis, Matteo Salvini, colui che, tre anni fa, dopo una bevuta di limoncello si metteva “sereno al volante” al volante (come da lui stesso twittato) non vuole neanche pagare le multe che gli vengono comminate dal Comune di Milano.
 
Matteo Salvini e il suo autista sono in corsa per le amministrative di Milano. E in città vanno proprio forte, a 87 chilometri all’ora per l’esattezza. Quando beccano la multa però non fanno i milanesi che pagano, ma mettono in mezzo gli avvocati del partito. Tutto per non sborsare 165 euro di sanzione al Comune che si propongono di amministrare e salvare i punti della patente del dipendente della Lega. Il risultato è un surreale ricorso che fa leva sul “ruolo istituzionale” e sul “rischio sicurezza“. La multa risale al 9 novembre scorso, di prima mattina, mentre l’auto di servizio della Lega passava a gran velocità su viale Enrico Fermi, dove il limite è 70, diretta alla sede della Lega lì a due passi.
 
Salvini, capolista a Milano nonché candidato a leader di tutto il centrodestra, sta dietro. Davanti c’è Aurelio Locatelli, lo storico autista dei big del Carroccio con licenza di agente di pubblica sicurezza che, scarrozzando Salvini, s’è guadagnato pure lui la sua candidatura. E allora: nessuno rallenti la corsa elettorale dei due compagni di viaggio uniti dal partito, dal motore a scoppio e da un singolare ricorso. In via Bellerio la pensano così ma prendono l’imperativo un po’ troppo alla lettera. Su procura del segretario, i legali del Carroccio hanno infatti chiesto di annullare la sanzione con un ricorso di sei pagine depositato l’11 marzo scorso. Non contestano affatto la violazione, certificata da telecamere ben note ai milanesi, ma rivendicano una sorta di “immunità” da codice della strada per il leader. Il passaggio forse più ardito verte su ragioni imperative di sicurezza. I legali ricordano che il loro assistito ha subito “recenti e gravissimi attacchi alla sua persona e alla vettura su cui viaggia” e per questo la sua auto “è regolarmente preceduta e scortata da vetture condotte da agenti delle Forze dell’Ordine”, sostenendo una sorta di diritto transitivo a commettere violazioni. È vero, argomentano, che l’auto della Lega è una vettura privata e come tale non può eludere limiti e divieti, come una volante che invece può farlo nei limiti di prudenza e diligenza e “nell’espletamento dei servizi di istituto”, cioè accendendo la sirena. Ma – scrivono – “tale obbligo può ritenersi assolto nella misura in cui l’auto di proprietà della Lega Nord viene affiancata e/o preceduta costantemente da una vettura della PS con apposito dispositivo attivo”. Ammesso che sia così, c’è un problema: le foto scattate al varco elettronico mostrano l’auto di Salvini in perfetta solitudine sul ponte. Nessuna volante, né davanti né di fianco. Così, la multa per ora resta e tocca vedere che cosa ne farà il Prefetto, mentre si scopre un’altra funzione di estrema utilità della scorta ai politici: far da paraurti alle multe che si meritano, perfino nelle città che vorrebbero amministrare.(fonte: Il fatto Quotidiano)
 
Sei mesi fa di Napoli diceva: “capitale delle multe evase”: i santoni del relativismo etico su base d’appartenenza geografica.

07
Nov 15

CLAMOROSO : pure la pizza minaccia querela a Salvini

Niente non c’è niente da fare. Salvini ci ha riprovato. Roba da intervento dei Nas. Guardate che ha pubblicato ieri sul proprio profilo Facebook:

maronn

La pizza, quella vera ovviamente ha minacciato una querela. Anche perchè è la seconda volta che Matteo ‘o padano produce una cosa del genere. Sotto la foto della prima pizza di casa Salvini.

Caro Matteo, onestamente ti voglio bene.

In una sola notte, hai cancellato anni ed anni di messaggi astiosi e livorosi verso i napoletani ed i “terroni”. Ti ricordo, giovane ed imberbe, con una birra appena tracannata, urlare al cielo quel  grido di battaglia da stadio, “senti che puzza scappano anche i cani stanno arrivando i napoletani, o colerosi, terremotati, voi col sapone non vi siete mai lavati..:”, mi hai fatto rabbia, e provocato quell’insano fastidio che mi  farebbe un comizio di Goebbels, o il parere scientifico di Lombroso.

Te lo confesso. Da ieri sera, nulla di tutto ciò, sento per te la benevolenza del buon samaritano, quella affectio simile all’immagine di Bartoli che passa la borraccia a Fausto Coppi (o viceversa). Mi maledico per questa scelta, ma credimi, non riesco a farne a meno.

E sono solidale con te, contro questi attacchi e questi insulti che ti stanno piovendo addosso, per aver pubblicato la foto di una pizza fatta in casa. Ignorali.

Quello scatto è un atto di verismo, di neorealismo padano. Coraggioso. Lo hai fatto imitando quelle centinaia di utenti meridionali che ogni settimana a qualsiasi ora del giorno e della notte pubblicano puparuoli mbuttunati, past e fasul coteche e cozze, parmigian e mulignan, pasta e provola, con la stessa grazia ed eleganza di una pennellata di Renoir. Lo fanno senza timore, con macchine digitali, caserecce, mostrando opere maestose ed imponenti, che mi suscitano, lo confesso, invidia ed un insano bisogno di divorare quelle leccornie.

Un mio trisavolo, pittore, scriveva che la pittura e la fotografia, a differenza della letteratura, partono dalla Verità e non dalla finzione. Perchè fermano un momento, reale, vero e lo eternano. Proprio come la casalinga di Quarto che mostra orgogliosa il tortano.

E così, pure tu hai fatto. Ed in quel momento è crollata,in me, l’idea platonica che avevo di te. Di un uomo razzista, rabbioso, che odia i terroni. Mi ero sbagliato. Nulla di tutto ciò.

Perchè con tutta la buona volontà, uno che pubblica una cosa del genere: e la chiama pizza, ha bisogno di essere gastronomicamente (ed esteticamente) recuperato.

pizza

la prima pizza fatta da salvini addì febbraio 2014

Mattè, ti prego giurami che non l’hai fatta mangiare a nessuno questa cosa. Dimmi che era uno scherzo per sfottere i napoletani. Ti credo e ci crediamo tutti, perchè davvero immaginare che qualcuno abbia potuto portare alla bocca questa “pizza”(?!?!?!), ci mette ansia e preoccupazione, per la tua incolumità e quella altrui. Mattè quel bordo è un oggetto contundente, a meno che tu non voglia usarlo come arma ninja. Dicci la verità, l’ha fatta Edward Mani di Forbice?

Mattè mi stai diludendo, vuoi che muoro?!

Qui non è in ballo l’appartenenza territoriale o l’identità regionale, questa è una questione politica, hanno ricoverato Bastianich e Cracco ieri sera, per questa foto. Poi gli hanno raccontato che era uno scherzo di Sorbillo (che stava nero per l’ennesimo fallimento del tiro a giro di Insigne) e si sono ripresi.

Matteo fratello caro, la ricetta della pizza è stata quella più cercata su Google nel 2013, mò dico io, stai semp con l’aipad in mano per sfrocoliare la mazzarella a noi terroni, che ti costava cercare un tutorial sulla pizza??

Aiccann, eccola:

Ieri sera hai fatto intossicare più napoletani tu, che le meches di facci e il vaso cinese di Giletti. Se hai deciso di cambiare le strategie politiche della lega, e combatterci su questo terreno, hai vinto tu, non possiamo nulla davanti a questa devastazione gastronomica e psicologica. Ci hai annientati nell’animo.

Io mi arrendo. Per evitare che prosegui, giuro che voto Lega e ti faccio pure campagna elettorale, ma agg pacienz, mattè, liev man, lascia perdere, non facciamoci del male.

Se poi è tutto vero e ti stai avventurando su questo sentiero della gastronomia autodidatta, ti ospito una settimana nei campi flegrei, ti porto da giggett o zuzzus sul porto di Pozzuoli e ti prometto che dopo una settimana farai le pizze meglio di Sorbillo. T’ cagnamm pur o nomm, ti cambiamo nome, Matteo Ciro Salvini, così fa pure più scena.

Con immutata stima, Lazzaro.

 


03
Nov 15

Ma all’Arena, è Salvini che ospita Giletti?

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Un simpatico post di Pino Aprile sul “Giletti&Salvini file”:

Uh…, com’è andato in puzza Giletti, quando gli è stato detto che la Rai i veri problemi di Napoli non li può trattare e non li vuole trattare! È scattato come una molla ed è riuscito a non far dire quali sono, proprio urlando: «Replichi a Salvini, replichi a Salvini!». Era quello che il suo interlocutore, l’avvocato Antonio Crocetta, voleva fare (sia pure con snobissima “erre moscia” caprese o del Vomero, nevero…), cominciando a parlare degli investimenti che il governo sottrae al Sud.

Ma ci pensate sentir dire, domenica pomeriggio, alla Rai, che il governo si fotte i soldi per il Mezzogiorno e li spende al Nord? Progetti europei, ferrovie, scuole terremotate, salute, asili, interventi a favore di alluvionati e… Tutto e solo al Nord, salvo a volte, per distrazione, qualche zero virgola. E persino i soldi per il Sud rubati e spesi per incentivare le assunzioni al Nord: ovvero, togliere ai disoccupati per dare più lavoro a chi ne ha già di più. Ve lo immaginate se L’Arena toccasse uno qualsiasi dei temi appena elencati?

Giletti preferisce occuparsi della monnezza vicino alla stazione di Napoli e i biglietti omaggio ad amministratori locali (scusate: del vice presidente della Lombardia in galera e l’assessore al Bilancio sotto inchiesta s’è detto nulla? Sono andato a letto resto, ultimamente e mi sono perso qualcosa).

Se è ormai diffusa l’idea che lui si trovi bene con i Salvini, i Crosetto che va a dire che non mette piede in Calabria, perché non sai a chi stringi la mano, si chieda perché. Crosetto era nello stesso partito di Dell’Utri e Cosentino, e sottosegretario nel governo presieduto da uno che aveva più inchieste giudiziarie a suo carico che capelli in testa (no, questa è sbagliata… diciamo: che ospiti alle cene eleganti). Forse Crosetto non voleva correre il rischio di stringere la mano a un calabrese onesto? Io così l’ho capita. Sbaglio? Mi scuso. Ma Giletti non urlò contro Crosetto, anzi! (Conosco Massimo da molti anni e avevo stima per lui, ora, non da ora, da un po’, non più; si dichiari leghista e ne riacquisterà una parte, almeno per la sincerità).

E di cosa si parlava? Di Salerno-Reggio Calabria che costa tantissimo e non va avanti. E con chi se ne parlava? L’onnipresente Salvini (secondo me è Salvini che ospita Giletti in trasmissione, non il contrario). E tutti a dire della mafia calabrese, come se l’autostrada la facesse la ‘ndrangheta e non aziende solo del Nord, al più del Centro; meridionali, manco una, salvo subappalti col pizzo (come lezione di antimafia non è granché).

Giletti ripeteva indignato le cifre di spesa della Salerno-Reggio; ma quei soldi non sono rubati dai calabresi: vanno ad aziende del Nord. La Brescia-Bergamo-Milano è costata a chilometro molto di più, è il più lungo monumento all’inutilità e allo spreco e non ci passa nessuno (infatti, non mi risulta sia mai arrivata a L’Arena; se baglio, mi scuso). Perché non fa scandalo?

E dell’alta velocità ferroviaria Torino-Milano, la più costosa del pianeta (gareggia con qualche altro tratto italiano), progettata e pagata per 300 treni al giorno e percorsa da 40? È solo una mia supposizione, quindi Giletti non c’entra niente: se fosse al Sud, sai che puntatone a L’Arena! E se una città e una Regione del Sud avessero i bilanci di Torino e Piemonte, e la Regione chiedesse al governo (che ci ha provato, ma è stato beccato) di fare una leggina per non essere costretti a portare i libri in tribunale, Giletti ci farebbe su una puntata de L’Arena o no? (Magari l’ha fatta, ma mi dev’essere sfuggita; nel qual caso, correggetemi e mi scuso).

E non ho dimenticato l’indignazione che colava dai muri degli studi de L’Arena e devastava il volto di Giletti quando uno a Napoli gonfiò un ragazzo con un compressore d’aria, procurandogli lacerazioni interne orribili. Si scatenò la stampa italiana per descrivere non l’autore del crimine, ma Napoli quale landa selvaggia e incivile. Il male di uno trasformato nella prova inconfutabile di una tara collettiva, etnica, antropologica.

Qualche giorno dopo, la stessa cosa accadde in Piemonte e la cosa passò in pochi righi, più il silenzio di Giletti, come tragico esito di uno stupido scherzo. Non si scoprì che i piemontesi sono selvaggi e incivili (non lo sono, infatti Giletti è piemontese: vedete com’è facile giocare con queste cose?), ma solo che ce n’era uno da cui era meglio star lontani. Ed è giusto così, perché ognuno risponde solo delle sue azioni. Se un inglese uccide qualcuno, lui è un omicida, e gli inglesi non sono tutti assassini. Già. E allora com’è che se succede a Napoli, i napoletani, i meridionali…?

Parrebbe tanto ovvio, nella mente di Giletti, che Napoli è degrado, che gli è scappata una boiata grossa, ma proprio grossa, sulla metropolitana. L’avvocato Crocetta ha avuto gioco facile nel replicare che quella di Napoli «è la migliore del mondo». Del mondo non so, ma d’Europa sì, e lo hanno detto i londinesi che sono andati a studiarla e i responsabili dell’Unione europea, secondo i quali i fondi stanziati per quell’opera sono fra i meglio spesi di sempre.

Ma Giletti non aveva più tempo… «Risolvete i problemi della vostra città!». Ed è proprio quello che vorrebbero fare, a Napoli, per esempio, con il problema più grosso, l’area di Bagnoli, che Renzi ha espropriato ai napoletani, per affidarla a un uomo di sua fiducia, che gestirà le ingenti risorse del progetto di bonifica (conoscendo l’accoppiata Renzi-Delrio, quei soldi rimbalzeranno altrove. Non si può? Sottovalutate le capacità, la rapacità della coppia e le innumerevoli prove fornite finora).

Capisco che bisogna trovare il modo di sopravvivere, in una Rai a cui il capo di governo mai eletto (e nominato da quel Giorgio Napolitano che ha meritato il premio Kissinger, il tizio che diede il via alla mattanza sudamericana dei Pinochet e dei Videla) ha fatto capire che chi non è renziano può cominciare a far le valige. Giletti può legittimamente garantire che non si fa condizionare da questo, ma l’avvocato Crocetta forse non ci crede, perché gli urlava: «Lei sta facendo campagna elettorale!», ed è chiaro a favore di chi: perché, avendo Renzi corretto le elezioni a sindaco di Roma (erroneamente vinte da Marino, che non è renziano), mentre stanno per arrivare 500 milioni per il Giubileo, adesso deve correggere quelle di Napoli, non essendo de Magistris, il sindaco scelto dai napoletani, manco del Pd.

Intantoi questa mattina sempre sulle reti rai, a proposito dell’alluvione in Calabria. Il giornalista ad un amministratore locale: “Ma la strada che è crollata, era una strada abusiva?”  e l’intervistato “No. Veramente era la strada statale 106!”

Il problema non è raccontare dei problemi di una città ma il farlo lasciando seguire giudizi di valore ed analisi dal gusto etnico ed antropologico che finiscono per addurre un amaro retrogusto razzista.


02
Nov 15

A proposito di BIGLIETTI OMAGGIO a San Siro, centinaia di ingressi gratis per il Comune di Milano.

Vedete perchè la comunicazione è fatta in mala fede? Questo è un post di Drusiana Vetrano pubblicato su Identità Insorgenti:

salvini milanista

La vicenda degli anatemi ai consiglieri del Comune di Napoli lanciati da Salvini e Giletti nella puntata di domenica 1 novembre dell’Arena su Rai Uno ci ha talmente appassionati che siamo andati a fare una ricerchina sul Comune di Milano. Ed abbiamo scoperto quanto segue. La fonte è “Il Giorno”, che scrive:

“La convenzione centenaria che Inter e Milan hanno stipulato con il Comune per la concessione dello stadio ha una postilla scritta a caratteri cubitali: “Per ogni evento il Munipicio ha diritto a 320 tagliandi”. Preziosissimi. 140 di questi sono fissi per i consiglieri comunali e di zona, il resto era elargito per sorteggio e per richieste.

Poi a settembre, lo scandalo. In occasione di Inter-Roma si è scoperto che i bagarini vendevano due biglietti in realtà destinati ad un consigliere comunale (Vagliati del Pdl) e così il meccanismo è poi cambiato. Tagliandi nominali come per tifosi qualsiasi, meno spazio ai politici e più alle associazioni no-profit. Per la felicità di tutti.”

Marco Cappato ha pubblicato il file integrale che alleghiamo di seguito, in cui compaiono i nomi di quelli che hanno usufruito dei biglietti NON nominali.

Spulciando nel file, troviamo il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, col nipotino Tomaso. Assessori, consiglieri, parenti, amici, anche  Domenico Zambetti, arrestato per voti di scambio, ha usufruito di 6 biglietti omaggio.

E, leggendo leggendo, cosa notiamo? Toh…SALVINI MATTEO, con tanto di accompagnatore…Ma come, il moralizzatore della Lega Nord, quello che ieri ha ricoperto di insulti i consiglieri napoletani, va allo stadio usufruendo dei biglietti omaggio? Tu quoque, Matteo? Chissà che ne penserà il tuo amico Giletti…

E’ proprio vero: chi di biglietto colpisce…

Drusiana Vetrano

Elenco biglietti omaggio dati dalle società milanesi al Comune di Milano e ai politici

 


19
Set 15

RC Auto a Napoli: basta pregiudizi e litanie sulle truffe per giustificare la speculazione

di Mattia di Gennaro, Unione Mediterranea:

Ormai è chiaro: Cesare Lombroso, a più di un secolo dalla sua morte, continua a mietere fan. No, questa volta non parliamo di Rosy Bindi ma di un giornalista da decenni trapiantato negli USA, dove fa l’inviato speciale per “IlSole24Ore”. Stiamo parlando del signor Claudio Gatti e del suo articolo apparso su “IlSole” domenica scorsa, intitolato “RC auto, il Sud paga il conto dell’illegalità”, un concentrato di approssimazioni tendenziose che non rendono affatto giustizia alla eppur luminosa carriera del giornalista emigrato.

Ma andiamo per gradi e proviamo a commentare con lucidità questo pezzo che, vi assicuro, non sfigurerebbe sulle pagine leghiste de “La Padania”.

Claudio Gatti inizia col prendere di mira Marcello Taglialatela, deputato di Fratelli d’Italia, reo di aver presentato lo scorso marzo, un’interrogazione parlamentare con la quale aveva chiesto che fosse fatta chiarezza sui motivi per i quali le compagnie assicurative applicano tariffe più alte in Campania e, in generale, nel Mezzogiorno rispetto ad altre aree della Penisola. Ebbene, per il nostro giornalista, il tentativo di Taglialatela di capire le cause di quella che per tanti ormai sembra una discriminazione territoriale bella e buona viene apostrofato come uno “schiamazzo etnico-politico”.

Ma siamo appena all’inizio. L’inviato speciale de “IlSole” cita, poi, un’inchiesta condotta dallo stesso quotidiano economico sulla base delle più recenti rilevazioni sugli incidenti e i comportamenti stradali degli italiani. Secondo Gatti, tale inchiesta porterebbe “a concludere che il divario tra Nord e Sud non è attribuibile a volontà discriminatorie o, peggio, all’ingordigia degli assicuratori del Sud, bensì a fattori oggettivi sui quali, volendo, si potrebbe intervenire”. Ora, a parte che di assicuratori del Sud, intesi come compagnie assicurative con sede legale nelle regioni meridionali, non ne esistono proprio (e basta andare sul sito dell’Istituto di Vigilanza sulle Assicurazioniper credere), siamo davvero curiosi di conoscere quali siano questi “fattori oggettivi” che incidono appesantendo le polizze degli automobilisti mediterranei. Secondo il giornalista romano sono: le tasse , i costi dei sinistri, le frodi e i comportamenti degli automobilisti.  Ma se sulle tasse, udite udite, “non ci sono differenze tra Nord e Sud, […] ci siamo concentrati sul costo dei sinistri, il rischio frodi e i comportamenti di guida. Ebbene, l’analisi fatta da IlSole24Ore, senza un singolo dato in controtendenza, dimostra che in tutte e tre le categorie i numeri del Sud sono peggiori di quelli del Nord, e quindi spiegano o giustificano economicamente premi più alti”.

Il primo dato che il nostro “inchiestista” d’esportazione analizza è la frequenza dei sinistri, definita come il totale degli incidenti diviso il totale delle auto circolanti: dai dati forniti dall’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici (Ania), relativi a non si sa bene quale periodo, il valore al Nord è del 5,67%, al Centro del 6,64% e al Sud del 6,23%. Lette con equidistanza, queste cifre lascerebbero esclamare al lettore medio che siamo in una situazione di sostanziale equità, in cui addirittura il Centro Italia ha una frequenza media dei sinistri maggiore del Mezzogiorno; tuttavia, il nostro Gatti ha un obiettivo preciso che è quello di convincere il lettore che al Sud vive una tribù di automobilisti imbroglioni e fuori dalle regole che per forza devono pagare di più l’assicurazione. E il nostro, infatti, ammette che il Sud ha una frequenza dei sinistri del 6,23% ma aggiunge tra parentesi “con punte del 10,43% a Napoli”. Certo, e come poteva mancare la citazione a Napoli quando di incidenti, truffe e altri reati.

Pure Salvini, in un recente post su Facebook, ha incoronato Napoli “capitale italiana delle truffe alle assicurazioni auto”, ennesima prova della totale disinformazione in merito all’argomento. Il peggio è che ha incassato migliaia di “mi piace” e condivisioni che avranno l’effetto di aumentare ulteriormente il pregiudizio verso i napoletani e i mediterranei. in generale.

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Per amore di verità e per combattere l’odioso pregiudizio verso la capitale del Mezzogiorno, abbiamo analizzato gli ultimi rapporti annuali dell’Ania, in particolare l’ultimo del 2014-2015, nella speranza di trovare i dati citati dal nostro segugio ma non li abbiamo trovati. Evidentemente, Gatti avrà richiesto direttamente all’Ania dati più aggiornati. Quello che abbiamo, invece, trovato nel rapporto Ania è questo passaggio molto meno “lombrosiano” di quello apparso domenica scorsa su “IlSole” ed enormemente più efficace per comprendere la distribuzione della frequenza dei sinistri durante il 2014: “Analizzando la distribuzione dell’indicatore di frequenza sinistri a livello territoriale, si nota che la provincia dove si è registrato il valore più elevato nel 2014 è Napoli (10,02%) […]. Anche in alcune province della Toscana, tuttavia, la frequenza sinistri ha mostrato valori superiori alla media nazionale: in particolare a Prato (8,52%), a Firenze (6,93%) e a Pistoia (6,60%). Più in generale, in molte delle città più grandi, dove evidentemente la circolazione e quindi l’esposizione al rischio di incidente è più elevata, a prescindere dalla zona geografica, si sono osservati valori della frequenza sinistri oltre la media nazionale (Genova, Roma, Torino, Palermo e Milano)”. In pratica, è sostanzialmente normale che in città grandi come Napoli, ma anche Milano o Roma la frequenza dei sinistri sia più elevata della media. E ancora: “Poche sono le province invece dove la frequenza sinistri ha evidenziato, seppur in modo contenuto, un aumento. A Verbania ed Enna l’indicatore è salito in media del 3%, mentre a Sondrio, Novara e Caltanissetta l’aumento medio è stato del 2,4%”. Insomma, Verbania vale Enna, Novara o Sondrio valgono Caltanissetta, eppure per qualcuno è giusto che i cittadini a sud di Roma paghino di più.

Nella figura sotto riportata, tratta dal rapporto Ania, risulta semplice osservare quanto sia sostanzialmente omogenea la distribuzione della frequenza dei sinistri in Italia.

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Claudio Gatti, poi, si cimenta in un sapiente uso delle percentuali con l’intento di esaltare il civilissimo Nord ai danni del selvaggio Sud: “L’incidenza dei veicoli non assicurati al Nord è di 6,8% e al Sud è addirittura del 15,2% (si pensi che la media europea si attesta attorno al 3%)”. Pur ammettendo la veridicità dei dati, riteniamo che il dato sia stato preso con troppa leggerezza e desideriamo fare maggiore chiarezza.

Nel Mezzogiorno i redditi sono mediamente più bassi che nel resto d’Italia, mentre le tariffe RCA in media più elevate. La conseguenza di questa situazione è che per alcune famiglie l’auto diventa sempre più un bene di lusso a cui, purtroppo, non si può rinunciare, considerando anche il livello cronicamente mediocre delle infrastrutture e dei trasport pubblici al Sud. Intendiamoci, non stiamo assolutamente dicendo che sia giusto non pagare l’assicurazione, ma se un padre di famiglia ha bisogno necessariamente dell’auto per recarsi al lavoro e non riesce a permettersi il costo della polizza e tenta in tutti i modi di evitare di fare incidenti, non ci sentiamo di condannarlo.

Ci chiediamo, piuttosto, cosa spinga quasi sette automobilisti settentrionali su cento a non assicurare il proprio mezzo, dato il livello mediamente più elevato del reddito, dei servizi pubblici e dei trasporti e, soprattutto, le tariffe RCA mediamente più basse.

Per cercare di capire se il vizio di non assicurare l’auto è un “fattore costitutivo” del popolo mediterraneo, abbiamo ancora una volta spulciato i dati dell’ultimo report Ania. Ciò che abbiamo scoperto è che il numero dei veicoli non assicurati è in trend crescente consideranto tutte le macroaree italiane, e non solo nel Sud-maglia nera che, come abbiamo visto, seppur non sia del tutto innocente, ha sicuramente delle attenuanti.image004

Dove Claudio Gatti da il meglio di sé nel denigrare il popolo mediterraneo è nella declinazione degli episodi di frode ai danni delle assicurazioni che, secondo il nostro emigrato eccellente, hanno “una diffusione più sistematica al Sud”. Per dimostrare questo teorema riporta due episodi di truffe organizzate ai danni delle compagnie assicurative, di cui assolutamente non dubitiamo l’esistenza, avvenuti a Taranto e nella provincia di Caserta. Peccato, che il nostro distratto giornalista (per carità, vivere negli States non aiuta ad avere un occhio attento sui fatti italiani) abbia dimenticato di citare, ad esempio:

  • i Novanta a processo a Torino per truffa alle assicurazioni (tutti figli di terroni, nè?);
  • assicurazioni truffate in Lombardia: anche due aborti per aumentare il risarcimento truffe;
  • Roma, maxi-truffa alle assicurazioni: 67 rischiano processo. Ci sono anche medici e avvocati;
  • finti incidenti in Veneto, scoperta truffa da 200mila euro (organizzati da un pugliese e da un veneto di Dolo (nomen omen).

Come avete visto, frodare le compagnie di assicurazione non è un malcostume solo del Sud ma è un aspetto piuttosto diffuso in tutta la Penisola. Dopotutto, a una lettura più attenta dell’articolo di Gatti, questa sostanziale “unità d’intenti” emerge, anche se il nostro giornalista, con mestiere, è abile a celarla, in nome della sua tesi denigratoria.

“E veniamo all’annoso problema delle frodi. L’ANIA ci ha fornito i numeri dei sinistri esposti a rischio frode, e al Nord sono lo 0,895% mentre al Sud il 2,039 percento”. Per, far emergere che i meridionali sono delle brutte persone che vanno in giro a fare truffe e imbrogli, Claudio Gatti  si spinge fino alla terza cifra decimale della percentuale dei sinistri sospettati di frode: 0,895%, praticamente quasi 1% di sospette frodi al Nord contro il 2,039 percento (si, scritto per esteso, così sembra più grave), ovverosia il 2% al Sud. 1% contro il 2%, anche qui sostanziale uguaglianza che, a nostro avviso, non giustifica affatto la differenza tra le tariffe RCA tra Nord e SUD.

Ma Gatti continua “L’IVASS ha invece appositamente estrapolato per noi la percentuale di sinistri contestati per frode nel 2014 sul totale di quelli denunciati: al Nord sono lo 0,9% e al Sud quasi il quadruplo: il 3,5%. L’IVASS inoltre elaborato i dati dei sinistri oggetto di specifiche istruttore per sospette frode ma non contestati [l’ortografia, questa sconosciuta] accertando che sul totale di 222mila, meno di 66mila sono avvenuti al Nord e oltre 82mila al Sud”. Parliamo, non di frodi accertate ma di sospetti, ma il Gatti cita i numeri come se fossero delle prove schiaccianti di colpevolezza. Addirittura, utilizza le migliaia in luogo delle sue amate percentuali. Questa volta le usiamo noi e scopriamo che 66mila sospette frodi a Nord sul totale di 222mila fa circa il 30%, 82mila su 222mila fa circa 37% al Sud. Anche qui, tra 30% e 37 % non ci vediamo tutta questa differenza, considerando specialmente che le differenze di tariffe tra Sud e Nord sfiorano spesso il 50%.

Eppure Umberto Guidoni, responsabile auto di Ania, ha affermatio “Se in alcune zone del Sud le polizze RC auto sono care è perché i sinistri sono più frequenti e costosi. Tanto è vero che a Potenza, dove la frequenza dei sinistri è pari a quella di Vercelli, si paga di meno di altre città del Sud”. Però, per un arcano motivo a Potenza la polizza RC auto costa in media più di Vercelli ed è tutto in questo dettaglio la palese discriminazione territoriale applicata dalle assicurazioni.

Guidoni non si accontenta e va giù duro “In certe aree del Paese la frode assicurativa non viene considerata un atto illegale. Come dice il Censis è una specie di ammortizzatore sociale. Aggravato dalla presenza della criminalità organizzata e da condizioni economiche peggiori”. Dopotutto cosa ci si aspettava da un esponente dell’associazione di categoria delle assicurazioni, che ammettesse forse che qualcosa nel loro modo di calcolare le tariffe va a svantaggio degli assicurati, riempiendo in modo ingiustificato le casse delle compagnie?

Torniamo al nostro Claudio Gatti che, in ultima istanza, analizza i comportamenti di guida dei meridionali e lo fa citando i dati tratti da uno studio sull’utilizzo di alcuni dispositivi di sicurezza e del cellulare alla guida, finanziato dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.

La premessa dello studio è tutta un programma “Poiché erano attese, anche sulla base delle osservazioni effettuate negli anni precedenti, maggiori criticità nel Sud del Paese, ci si è concentrati soprattutto in quest’area”, che parafrasando significa “al Sud non ne abbiamo fatta passare liscia neppure una, abbiamo rilevato tutte le infrazioni”.

Difatti, lo studio ha rilevato che quanto a uso di cinture di sicurezza e seggiolini per bambini il Nord è più virtuoso del Sud. Sostanzialmente in pareggio, invece, il dato sull’uso dei cellulari alla guida e dei caschi (99,7% al Nord, 93,2% al Sud), ma, udite udite, al Sud “una quota marcata di utenti delle 2 ruote, pur indossando il casco, lo teneva slacciato o non correttamente allacciato”. Capito, state attenti la prossima volta che vedete qualcuno col casco slacciato, sappiate che sta facendo lievitare anche il costo della vostra polizza assicurativa.

“A questo punto non c’è da sorprendersi se il costo medio dei sinistri e di 4.218 euro al Nord e di 4.977 al Sud”, sentenzia con sicumera l’inviato in America con il pallino della RCA., senza indicare da quale fonte ha preso i dati.

Giusto per fare chiarezza, il costo medio di un sinistro rappresenta l’esborso atteso da parte della compagnia, quando un proprio assicurato commette un incidente e, in linea di principio, sembra giusto che laddove gli esborsi siano stati mediamente più alti si paghi di più per la RC auto. Il problema è: quanto di più?

Per risolvere questo dilemma e cercare di capire meglio le dinamiche attorno alla definizione dei prezzi delle polizze RCA, nel Marzo 2013, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (anche Agcm o Antitrust) ha emesso la relazione denominata “Indagine conoscitiva riguardante la Procedura di Risarcimento Diretto e  gli assetti concorrenziali del Settore Rc Auto” (AGCM IC42). In questo documento si evidenzia come sia possibile che in due città come Napoli e Milano, comparabili in termini di densità abitativa, alta frequenza di sinistri e medio “costo medio”, le compagnie assicurative applichino prezzi più alti di circa il 60% a sfavore della città partenopea, il tutto senza una chiara definizione delle tariffe. Emblematica la figura, tratta dalla relazione dell’Agcm, che mostra il rapporto tra il livello medio dei premi e la frequenza dei sinistri. L’analisi dei dati sottolinea la marcata esistenza di una correlazione positiva tra questi due fattori, ovvero nelle province dove i sinistri sono più frequenti il livello dei premi è mediamente più elevato; tuttavia, tale principio non sembra valere per tutte le province considerate. Se prendiamo, a titolo esemplificativo, i pallini relativi alle province di Milano e Napoli, si vede chiaramente che, nonostante per entrambe vi sia la medesima frequenza (elevata) sinistri, i premi a Napoli sono di oltre il 60% più salati che a Milano, dove un assicurato paga non solo meno della media ma meno, ad esempio, di Caserta, provincia caratterizzata da una frequenza di sinistri addirittura più bassa!

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Pure l’immagine sotto che mostra la relazione esistente tra il livello dei premi e il costo medio dei sinistri non lascia dubbi nell’indicare l’esistenza di una correlazione positiva tra le due variabili (le province dove i sinistri sono più costosi sono caratterizzate da livelli dei premi mediamente più elevati), tuttavia ciò che sconcerta è l’elevata variabilità dei premi medi provinciali a parità di costo medio dei sinistri. Per esempio, il premio medio a Napoli è più del doppio di quello di Mantova, pur avendo entrambe le province lo stesso costo medio dei sinistri. Una spiegazione di tale differenza (Mantova vs. Napoli) può essere solo in parte ottenuta dal confronto della figura 2 con la precedente figura 1, dalla quale si può vedere come, rispetto a Mantova, Napoli è una provincia caratterizzata da una frequenza sinistri elevata, il che tende a riverberarsi sul livello dei premi.

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Come si è potuto vedere, i dati riportati dalle analisi dell’Antitrust evidenziano l’esistenza di un ingiustificato pregiudizio verso gli assicurati meridionali che le compagnie assicurative applicano nella determinazione delle tariffe; ingiustificato alla luce anche della mancanza di trasparenza, per la quale non è chiaro quali siano i fattori determinanti nel calcolo dei prezzi delle polizze. E il discorso della maggiore incidenza delle frodi assicurative nelle regioni meridionali è un discorso che non regge. È, invece, nota, attraverso la stessa indagine dell’Antitrust “AGCM IC42”, l’esistenza di una serie di inefficienze operative nelle politiche adottate delle compagnie assicurative per combattere il fenomeno delle frodi.

Unione Mediterranea è da sempre schierata in prima linea per combattere la discriminazione tariffaria RC auto che le compagnie assicurative applicano nei confronti degli automobilisti mediterranei. Anche Mario de Crescenzio, presidente dell’associazione “MO BAST!”, da anni impegnata contro le discriminazioni territoriali, soprattutto in tema RC auto, ha commentato per noi l’articolo di Gatti

“Che dire, fare un’inchiesta sulle assicurazioni al Sud chiedendo i dati e il parere di Ania è come, diciamo a Napoli, chiedere all’acquaiolo com’è l’acqua? Che volete che risponda, che è freschssima anche se poi tando fredda non è. Così come l’acquaiolo, l’Ania, l’associazione delle compagnie assicurative, si fabbrica i dati in casa e li diffonde per i proprii scopi, tra i quali, appunto, c’è quello di mettere in cattiva luce gli assicurati meridionali, campani e napoletani in primis, per giustificare l’applicazione di tariffe spropositate e far passare il messaggio che, addirittura, sia pure una cosa giusta.

Ma i dati statistici dell’IVASS, nonostante provengano dalle stesse compagnie, non parlano affatto di una maggior sinistrosita’ nelle province meridionali; anzi, il rapporto S/P (rapporto tra sinistri pagati e premi incassati) osservato negli ultimi 5 anni nelle diverse province italiane, ci dice che città come Milano o Napoli sono, più o meno, sugli stessi livelli. Abbiamo paragonato Milano e Napoli poichè hanno caratteristiche sicuramente piu’ omogenee. Anche l’Antitrust, nell’ultima indagine conoscitiva sul mercato delle assicurazioni, pubblicata nel 2013, ha evidenziato come Napoli e Milano siano sugli stessi livelli considerando frequenza di sinistri e costo medio degli stessi. Tuttavia, a Napoli si pagano centinaia di euro in più che a Milano!

Un altro aspetto fondamentale su cui puntare l’attenzione è sicuramente il discorso sulle frodi. In realtà, non esistono dati statistici che permettano di di affermare con certezza che in una città come Napoli si commettano più frodi che altrove; tutto ciò viene millantato dalle compagnie assicurative sulla base di proprie valutazioni di eventi sinistrosi che le stesse giudicano frodi; e qui ritorniamo al discorso dell’acquaiolo a cui se chiedi perchè a Napoli si paga di più la RC auto, ti risponderà perchè secondo me, fate troppe frodi. Opinioni, dunque!

E dico che non è possibile accertare la fraudolenza degli assicurati napoletani, perchè queste presunte frodi non vengono denunciate quasi mai dalle compagnie, venendo a mancare una valutazione di un organo terzo, la magistratura nella fattispecie, che accerti la natura fraudolenta del sinistro. E l’Antitrust, nella succitata relazione, dice a chiare lettere che le compagnie non hanno interesse ad esercitare azione di contrasto alle frodi in quanto per loro è più semplice scaricarne i costi sulle tariffe applicate ai cittadini.

Come si vede, a loro è concesso di non dimostrare NULLA, di dire stupidaggini e, soprattutto, di raccontare queste cose ai giornalisti che a loro volta diventano la loro grancassa.

Spesso mi è capitato di osservare l’evidente volontà delle assicurazioni a non esercitare azioni di contrasto alle frodi; le compagnie hanno, invece, interesse a pagare i sinistri di piccoli importi, per ragioni di tipo fiscale e tariffario.

Poi ci si mette anche Salvini, a cui ho risposto che se vuole che dire Napoli è la capitale delle truffe assicurative che produca e pubblichi i dati statistici a supporto di quanto detto. Nessuna risposta da parte sua e, temo, che non ne arriveranno mai”.


07
Giu 15

Sed libera nos a Matteo! Quale? Tutti e due.

Spunti di riflessioni domenicale, di Pino Aprile che, dalla propria fan page su Facebook eleva una invocazione catartica verso i due Matteo:

Sulla sponda opposta dell’Irlanda, rispetto a Dublino, c’è Galway, una cittadina deliziosa, i cui abitanti erano così oppressi dalla dinastia di predoni e feudatari della loro contea, gli O’Flaherties, che cambiarono il finale del Padre Nostro: “…e non indurci in tentazione, ma liberaci del male e dalla ferocia degli O’Flaherties”. Essendo ateo, non mi aspetto niente dalla preghiera; ma se mi date almeno una possibilità, mi converto.

LA FACCIA COME LA FELPA! Matteo Salvini, al convegno dei giovani industriali a Santa Margherita Ligure, ha la faccia di dire: «Io non cambio casacca e discorso a seconda del fatto che vado a parlare con gli agricoltori in una stalla o con ragazzi in giacca e cravatta che fanno industria». Questa è coerenza! Infatti, che casacca aveva lui, mentre diceva la sua ennesima puttanata ai giovani industriali? Giacca e camicia; e manco verde: bianca, forse con un leggerissimo punto di rosa. Non la cravatta, perché «fa troppo caldo». E sulla giacca e sulla camicia c’era scritto: “Santa Margherita Ligure”? No, forse perché troppo lungo e lui ha perso qualche chilo, ultimamente e non poteva esporre una superficie ventrale sufficiente (la linea politica non sempre si accorda con la linea: se ne discuterà al prossimo congresso della Lega, quando si valuteranno le colpe della dieta mediterranea). Tutti noi, infatti, possiamo testimoniare che lui, quando va nelle stalle, ci va con giacca e camicia confindustriali. Lui non “cambia casacca”: felpa sì, ma solo con i morti di fame.

Ed ancora:

LA FACCIA COME IL PD! «Se falliamo al Sud, è solo colpa del Pd», dice Renzi, il duscetto di Firenze, l’Altro Matteo (e, purtroppo per noi, comunque Matteo). Pare che il segretario del Pd si sia molto seccato per questa entrata a gamba tesa, da parte del capo del governo che, nella storia della Repubblica, ha vinto il campionato italiano di sottrazione di fondi al Sud, per dirottarli al Nord). Poi lo hanno avvertito che il segretario del Pd è lui. Al che lui avrebbe spiegato che parlava del Pd: che c’entra il segretario?

LA FACCIA DELLA DELUSIONE! Farò pulizia nel Pd, ha annunciato il segretario del partito, Matteo Renzi. Le conseguenti manifestazioni popolari di euforia, però, sono state subito spente dal chiarimento: «Ehi, non ho detto che mi dimetto!».

LA FACCIA FINITA! Il reddito minimo agl’indigenti, è una «roba da furbi», per Renzi. Non è di sinistra. Lui è per il reddito massimo ai potenti. Capiamoci con un esempio: regalare il territorio della Lucania (i più vasti giacimenti terrestri di idrocarburi, in Europa) alle multinazionali petrolifere, espropriandone in un colpo solo, abitanti ed enti locali, è un fatto di sinistra. Dare il reddito minimo ai giovani lucani che, nonostante le immense (e rapinate) risorse della loro regione, sono costretti a emigrare, in percentuali che stanno desertificando la Basilicata (la popolazione continua a calare) è «roba da furbi». I Matteo qualche problema con la lingua devono avercelo: per Matteo Salvini, il nulla usato per riempire le felpe, “migranti” è un gerundio (“deficiendo” gli ha replicato www.spinoza.it); per Matteo Renzi, essere “uno di sinistra” o “uno sinistro” dev’essere la stessa cosa. Poi capisci com’è che la riforma della scuola viene come viene: l’ha fatta lui!


08
Mag 15

Non ditelo a Salvini: lo scafista? Un italianissimo ligure

E’ da qualche mese che la geografia dei reati sta sconvolgendo le comuni considerazioni e valutazioni dei fini esegeti dell’onestà, della virtù e della sanità mentale su determinazione territoriale. E le fini menti di cui sopra, omettendolo dalla propria comunicazione, si trovano davanti a casi che non avrebbero voluto mai leggere. Dopo il rapinatore veneto che compie rapina col morto in Campania, il folle bergamasco che spara all’impazzata in Calabria e l’arianissimo pilota che si schianta contro la montagna ecco l’italianissimo scafista ligure che scarrozza per il Mediterraneo “gli immigrati”.

Come scrive il quotidiano genovese il Secolo XIX:

Lo conoscevano un po’ tutti dalle parti del quartiere del Limone, alla Spezia. Massimo Gatti, 62 anni, ha risieduto fino al 2008 in una piccola palazzina situata in via Monte Picchiara. Ha lavorato nel settore dell’edilizia, poi se ne sono perse le tracce.

E’ stato ritrovato mercoledì sera dai militari della Guardia di Finanza di Bari mentre, a bordo di un motoscafo, trasportava illegalmente 28 migranti, di presunta nazionalità siriana ed irachena.

Così mentre la civilissima Val d’Aosta rifiuta immigrati, la nota marca di orologi di lusso si indigna perchè un black block indossa un proprio prodotto tarocco non mostrando pari indignazione quando l’oggetto del desiderio diventa merce di scambio per affari discutibili ed in odor di corruttela (o al polso di altre celebrità note al casellario giudiziale), nei giorni del “prima il Nord” e/o “prima gli italiani” (spesso i due slogan finiscono per coincidere) e di un ministro che invita gli immigrati a lavorare gratis (ho provato a chiedergli se l’anello al naso e le catene verranno apposte dopo che avranno finito l’apprendistato) i puristi (lombrosiani) delle virtù forgiate da censo ed origine territoriale devono digerire quest’altro duro colpo.

Tranquilli si guarderanno bene dal citare il caso nelle prime pagine o nei talk show del dopo cena e nelle arene pomeridiane della domenica.

Non ditelo a Salvini che in questi giorni è incasinato coi gatti sulla propria bacheca Facebook.


02
Apr 15

Jovanotti rispetta Salvini. Amen.

La logorrea da social network porta fuori la parte migliore del Vips (Gasparri docet) e così oggi si scopre che Lorenzo Jovanotti “rispetta Salvini”. Almeno stando al tweet che potete leggere qui sotto che lascia poco spazio ad interpretazioni:

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E allora facciamo danzare le idee di Jovanotti e Salvini insieme, le nostre danzano con quelle del Mediterraneo, con le onde che cullano barconi di disperati che Salvini non ama. Sai come sono belle le idee che danzano in mezzo al mare in tempesta che non sai manco se arrivi vivo dall’altra parte?

PS: jovanò ma le idee danzavano pure quando il buon Matteo cantava: “senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani?”

 


11
Feb 15

Felpanord: metti la tua città sulla felpa di Salvini!

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Sei invidioso delle millemila felpe del Salvini col nome di esotiche località della padania? Tu, terrone aspirante elettore hai voglia di vedere il Matteo con il nome della tua città sul petto? Cosa aspetti và anche tu su Felpanord, il primo sito che ti permette di personalizzare la felpa del leader della Lega Nord.

L’idea aprirà la strada alle infinte possibilità della vostra fantasia!

Le felpe sono rigorosamente Mad in Italy.sal2