Crea sito


19
Feb 15

Anche l’ultimo rapporto di “Save the Children” sulla drammatica assenza di asili nido al Sud

L’ultimo rapporto dell’organizzazione internazionale Save the Children, finisce per mettere il dito nella piaga sulle drammatiche situazioni che vive l’infanzia al Sud per carenza di infrastrutture e risorse, frutto di politiche del Governo assolutamente deficitarie.

+30% la mortalità infantile al Sud; oltre 1 parto su 3 con taglio cesareo. Il rapporto di Save the Children “Mamme in arrivo” e il progetto “Fiocchi in Ospedale” per il supporto ai bambini e ai neo-genitori all’interno dell’Ospedale Cardarelli di Napoli ha coinvolto 1000 neonati e adulti.

«Con il rapporto Mamme in arrivo abbiamo cercato di documentare le disfunzioni di una rete sanitaria che, pur essendo riconosciuta come una delle migliori al mondo, non assicura dappertutto e in ogni circostanza le condizioni di sicurezza fondamentali. Inoltre abbiamo posto l’attenzione sul sostegno sociale al percorso nascita, cioè sull’insieme di servizi, misure e politiche che dovrebbero essere a disposizione della mamma e della coppia affinché il parto e la maternità siano vissuti in modo positivo. Abbiamo constatato però come il sostegno sociale sia inadeguato e le mamme e le coppie si ritrovino spesso sole, nonostante i tentativi di miglioramento promossi attraverso l’emanazione di una serie di linee guida», spiega Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children

Ed ancora:

«I bambini che nascono e vivono in famiglie in povertà assoluta sono ormai 1.434.000, pari al 13,8% del totale di minori; circa 400 neonati, ogni anno, non sono riconosciuti dalle madri e vengono lasciati in ospedale; per quanto riguarda i servizi territoriali per la salute materno-infantile i consultori si sono ridotti di numero negli anni e attualmente sono 1.911, circa 1 ogni 29 mila abitanti; la copertura degli asili nido pubblici riguarda solo il 13% dei bambini 0-2 anni e scende ulteriormente in alcune regioni,toccando quota 2% circa in Calabria e Campania: d’altra parte è appena del 4,8% la percentuale di risorse destinate alle famiglie, sul totale della spesa sociale».

Anche per questo al Sud,  il numero dei morti supera quello dei nuovi nati.

 


11
Feb 15

Sicilia: nel 2014 si è fermata la recessione

Buone notizie per la Sicilia che nel 2014 ha visto lo stop della recessione. Rispetto al 2013, infatti, il PIL regionale non ha subito variazioni in negativo come invece accadeva da sei anni a questa parte.

Secondo gli analisti di CongiunturaRes, l’Osservatorio Congiunturale della Fondazione Res, nel 2015 si dovrebbe addirittura registrare un +1,5 del Pil a cui tuttavia non corrisponderà un aumento degli occupati.

Secondo il rapporto Il 2014, in sostanza, sarebbe stato il punto di arresto di un processo recessivo che dal suo avvio, identificabile nel 2007, ha visto una caduta del Prodotto lordo superiore al 13%, del valore aggiunto industriale del 7%, delle costruzioni dell’11%, dei servizi del 14% ma, soprattutto, un crollo del 41% degli investimenti in macchinari e attrezzature e del 19% di quelli in costruzioni e la chiusura di quasi 25 mila imprese attive. Al cedimento degli indicatori economici negli ultimi sette anni si è accompagnato un panorama sociale caratterizzato da forti aumenti della disoccupazione e della povertà, ai massimi rispetto ai valori nazionali.
A fronte di uno scenario così complesso, con mutamenti strutturali di grande portata, sembrano ormai sussistere i primi sintomi di una parziale inversione di tendenza  e le stime aggregate configurano a partire dal 2015 una debole ripresa della domanda, soprattutto nella componente interna (consumi privati) e, in misura minore, sul versante delle esportazioni, che hanno segnato una parziale battuta d’arresto nell’anno appena concluso.

05
Gen 15

Ecco chi ha costruito il viadotto crollato ad Agrigento.

“Pagherà chi ha sbagliato” tuona don Matteo, promettendo giustizia per i responsabili del crollo del viadotto Palermo-Agrigento, durato meno delle vacanze natalizie.

Poichè si è scatenata la solita ridda contro la Sicilia e quei maldestri manovali terroni che non sanno costruire neanche i ponti, vediamo di chi è l’opera che è stata consegnata con ben 3 mesi di anticipo (azz, prendete esempio!).

A realizzare i lavori è stata la “Bolognetta scpa“, (raggruppamento di imprese tra la capofila Cmc di Ravenna, Tecnis e Ccc). Alla guida del Contraente generale il capo progetto Pierfrancesco Paglini, coadiuvato da Davide Tironi, dal direttore tecnico Giuseppe Buzzanca e da una squadra di professionisti. (fonte: il Fatto Quotidiano)

Si scopre poi  che la Cmc è coinvolta nei lavori del cantiere tav e da tempo entrata nel mirino del movimento No Tav che  l’accusa di essere vicina al Pd.

Spulciando nella rete si trova un articolo di Ferruccio Sansa, del Fatto Quotidiano, datato 1 Marzo 2012:

Corridoi europei, strategie di trasporti, il tunnel più lungo del mondo. La Lione-Torino (ecco il vero nome, non è una linea ad Alta Velocità) è questo. Ma anche un affare da miliardi su cui puntano molti occhi. […] Il boccone grosso degli appalti è ancora nel piatto: parliamo del tunnel di 57 chilometri tra Francia e Italia. Fonti Ltf raccontano: “Nel 2012 sarà ultimato il progetto, nel 2013 toccherà alle procedure autorizzative e nel 2014 ci sarà la gara. I lavori partiranno entro il 2014”. Valore: 8,5 miliardi se passerà l’ipotesi “minimalista”, fino a 20 miliardi in caso di completamento dell’opera.

I giochi sono ancora da fare, ma i grandi costruttori stanno già elaborando le loro strategie. Così anche le imprese minori destinatarie di ambiti subappalti milionari, sottoposti a controlli meno stringenti. La prima fetta, però, è aggiudicata: “Sono 93 milioni per la galleria esplorativa”, racconta François Pellettier di Ltf. Aggiunge: “L’opera sarà realizzata da Cmc”. La Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna è un colosso del settore, con un fatturato di 805 milioni e 8. 500 persone. Cmc è uno dei fiori all’occhiello del mondo cooperativo dei costruttori una volta detti “rossi”.

 

Ed ancora:

Cmc è finita nel mirino dei No Tav che avanzano domande maliziose: “Le cooperative per tradizione sono vicine a una parte politica, forse anche per questo il centrosinistra sponsorizza la Tav?”.

Ma Cmc ha conquistato appalti a Singapore dove i partiti italiani non mettono becco. E non c’entra sicuramente nulla che, come ricordano i No Tav, “Cmc risulti tra gli inserzionisti della rivista Italianieuropei della fondazione di Massimo D’Alema”. L’appalto da 93 milioni ha dato vita a numerosi subappalti, ambìti dalle società della valle.

 

Secondo i No Tav, infine, questa foto sarebbe stata rimossa dal sito della Cmc:

 


11
Nov 14

Come viene assistito il Sud: considerazioni su un luogo comune sotto il governo Renzi

Sulla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi, Lino Patruno elabora una serie di condivisibili considerazioni sul mito dell’assistenzialismo geografico, alla luce dell’ultimo “sblocca Italia”.

Roba da illusionisti. Quelli che ti fanno sparire le cose sotto gli occhi: così con i fondi europei. E non solo per quei tre miliardi che si scopre essere stati scippati al Sud per finanziare gli sgravi ai neoassunti. Il Sud che ancòra una volta assiste il Nord tanto quanto è accusato di essere assistito. Perché quelle assunzioni saranno fatte (se saranno fatte) soprattutto al Nord. Ma come, ma no, cosa dite?
Al Sud la percentuale di industrializzazione è stata nel 2013 di 37,4 addetti ogni mille abitanti, al Centro Nord di 93,9. Quindi se le industrie sono soprattutto lì, lì assumeranno, non essendo stato inventato il sistema per assumere dove non c’è chi assuma. Obiezione: se non avete industrie è anche colpa vostra, visto quanti soldi vi abbiamo dato. La solita storia dei quanti soldi vi abbiamo dato, sembra Salvini prima che si convertisse da (presunto) meridionalista, lui che fino a poco fa diceva che i napoletani puzzano.

 

Così  esordisce Patruno, rilevando poi come anche le agevolazioni per le aziende meridionali abbiano subito un profondo taglio dal biennio 2007-2009 a quello 2010-2012, con una variazione della media annuale delle agevolazioni alle imprese meridionali passata da 2,6 a 1,2 miliardi, diminuzione 52 per cento. Media annuale delle agevolazioni al Centro Nord, da 3 miliardi a 2,8, diminuzione 5,2 per cento.

Il giornalista pugliese passa poi al capitolo  dei fondi europei e del cofinanziamento “sforbiciato” per tre grandi regioni del Sud.

Quando si fanno i progetti (strade, ospedali, ferrovie), l’Europa finanzia solo la metà, il resto devono metterlo Stato, Regioni e privati. Se lo Stato dimezza il suo apporto, è come dire che le Regioni da sole non ce la faranno a usare i fondi. Tranne poi accusarle di non saperli usare. Anzi vi togliamo parte del cofinanziamento proprio perché non sapete usarli, così imparate. Ma insomma, non sappiamo usarli o non possiamo usarli? Più che roba da illusionisti, un giochino da bambini scemi.
E poi, li dovete usare per cose serie, non un po’ ciascuno per non scontentare nessuno e scontentare tutti. Anzi vi togliamo parte del nostro cofinanziamento futuro proprio perché usiate al più presto e meglio quelli che non avete usato finora. La Puglia, che è la più virtuosa di tutte, ha speso il 59,6 per cento della sua quota per lo sviluppo regionale, ma ha ancòra 1,8 miliardi da impiegare entro il 2015. Ha evitato parte della tagliola, anche se Vendola ha un diavolo per capello. Il peggio riguarda Sicilia, Calabria e Campania.

 

Solo che poi si accusano le regioni meridionali di spendere male quei soldi, soprattutto per sagre improponibili e concerti dal dubbio gusto. Anche se poi a controllare le tabelle fornite dal Governo si scopre, come faceva rilevare anche Marco Esposito, che : il 75 per cento dei progetti al di sotto dei 5 mila euro, cioè a pioggia, è finanziato al Centro Nord, con la Lombardia in testa.

Ma chi è che dice alle Regioni come spendere i soldi? Il Governo…

Tanto che, quando ministro fu Trigilia, ridusse questo elenco a una cinquantina, pochi grandi lavori e riguardanti varie regioni insieme (se no può capitare un Molise che ti blocca il raddoppio del binario Termoli-Lesina).
Bene, era proprio ciò che ci voleva per finirla con la storia degli sprechi, tanti più fondi tanta minore crescita. Colpo di scena, che ti fa il governo Renzi? Ti riporta quell’elenco a 334 possibili modi di spesa per il 2014-2020, tranne poi accusare il Sud di disperdere la spesa. Non puoi lamentarti di ciò che succederà dopo aver fatto di tutto perché succeda.

 

 


05
Nov 14

Sicilia senza soldi nè peso politico ma ricca strategicamente

Leggevo stamani una serie di considerazioni interessantissime su SiciliaInformazioni.com, che riguardano la Sicilia ma che possono essere per converso estese anche ad altre regioni meridionali come Puglia e Basilicata (per questioni energetiche). O anche la Campania se pensiamo al peso che avuto nello smaltimento (e nell’accoglimento) illegale dei rifiuti che ha alleviato i costi che avrebbero dovuto affrontare altrimenti le grandi e piccole aziende italiane.

Quanto la redazione del magazine online rileva è una profonda apparente contraddizione che riguarda la Trinacria, che poi tanto contraddittoria non è se la si osserva sotto la lente di ingrandimento della logica coloniale.

Dalla Sicilia si spostano realtà industriali importanti come l’Averna e la Fiat, ad esempio, ma raddoppiano tutte quelle realtà industriali legate alla  vendita di prodotti petroliferi e di gas prodotto o veicolato attraverso l’Isola.

A Gela e Ragusa, ad esempio, sono riprese le trivellazioni ed il gas proveniente dall’Africa viene trattato e veicolato attraverso l’Isola per poi arrivare sul mercato italiano ed europeo.

Gli impianti radar Muos di Niscemi sono l’occhio militare americano che osserva la vasta area del Mediterraneo, così come importante supporto logistico forniscono alla Nato le basi di Catania, Augusta e Trapani.

Per quanto riguarda le telecomunicazioni le fibre ottiche:

attraversano l’Isola in lungo e largo, prima di re-immergersi nel Tirreno ed arrivare in ogni parte del mondo, assicurando la navigazione di dati e conversazioni audio-video, oltre che una sorta di “supervisione” del flusso informativo, ove necessario.

 

Se politicamente ed economicamente dunque la Sicilia ha poco peso, strategicamente è importante dal punto di vista militare, energetico e delle comunicazioni. Lo capiranno i politici (quelli “liberi” ovviamente) siciliani?


29
Set 14

Messina: la fabbrica chiude. Gli operai la occupano e fanno la birra.

Questa è una di quelle storie di impegno e tenacia. Di Lavoro e di tradizione. Si svolge in Sicilia e la racconta un’inchiesta del Corriere.

Per circa cinquant’anni, a Messina c’era l’unico stabilimento che produceva birra. Nel 2011 la chiusura. Con tutto il carico che il dramma della disoccupazione comporta in un Sud di crescente desertificazione industriale.

Ma un dun gruppo di ex operai, non si fa per vinto. Occupa la fabbrica “tornare a produrre, senza padroni, la birra della nostra città”, investendo nell’impianto, tfr, risparmi e l’indennità di disoccupazione.


11
Set 14

Trivella libera, Sicilia come il Texas?

Con lo “Sblocca Italia” canottiera e…trivella libera. Togliendo, in tal modo, di fatto e di diritto, alle Regioni il potere di veto sulla ricerca e sulla trivellazione di pozzi di petrolio e di metano. Alla base del provvedimento  c’è la Strategia energetica nazionale (Sen), che vuole più che raddoppiare entro il 2020 l’estrazione di idrocarburi in Italia, fino a 24 milioni di barili l’anno.

Al Sud il discorso riguarda Sicilia, Basilicata, Puglia, Abruzzo (anche se non dimentichiamolo, proprio l’anno scorso furono effettuati dei sondaggi e delle trivellazioni anche nell’area dei Campi Flegrei, di cui non si conosce l’esito).

«Investimenti per 15 miliardi di euro, 25 mila nuovi posti di lavoro e un risparmio sulla fattura energetica nazionale di 5 miliardi all’anno». Ciò non spiegherebbe allora perchè la Basilicata resti la regione più povera d’Italia pur essendo un pò la “zezzenella” petrolifera italiana. Dove l’inghippo? Semplice, royalties da fame pagate ai territori e benefici, in termini di tasse versate (e quindi di incremento di Pil), che vanno ai luoghi in cui queste compagnie hanno le sedi legali. In Italia quasi sempre a Milano e Roma.

E intanto il Renzi tronfio di soddisfazione : «La Basilicata e la Sicilia sono meglio del Texas» e «il Mar Mediterraneo è pieno di oro nero», ma non si può «raddoppiare la percentuale del petrolio e del gas» né «dare lavoro a 40mila persone» perché si ha «paura delle reazioni di tre-quattro comitatini». La solita fuffa che ha condotto sulle nostre coste  le cattedrali nel deserto dell’industria pesante, che hanno lasciato morti, inquinamento, edifici inutili, aree da bonificare e operai in pensione a 40 anni.

Fabio Granata, coordinatore nazionale di Green Italia al magazine di informazione “Tempi e Terre” dichiara«La Sicilia non è un hub petrolifero, Renzi e Crocetta troveranno ben altro che comitati locali sulla loro strada: esiste un’Isola a che ha puntato su turismo, cultura, rinnovabili e agricoltura che non intende farsi ancora demolire in nome di interessi delle multinazionali.

E il governo cerc’ ‘o  ppetrolio americano
mentre abballano ‘e beduine mentre  cantano ‘e ttribbu’
 cu ‘o binocolo a  tracolla cu ‘o turbante e ‘o narghile'”…Italia da Caravanserraglio a Caravan Petrol..


11
Set 14

Capri e la Sicilia nella top 10 delle isole mondiali

Nella top 10 delle isole stilata dai lettori di “Condé Nast” che hanno prodotto una classifica nel quale hanno inserito i propri paradisi naturali, ci sono due luoghi del Sud.

L’Italia è rappresentata da Sicilia e Campania. La Trinacria si è qualificata al terzo posto dietro le Isole Greche e le Maldive.  Altra isola del Sud è Capri che si posiziona al settimo posto.

Ecco la top 10 dei lettori:

  1. MALDIVE
  2. ISOLE GRECHE
  3. SICILIA
  4. ST. BARTHS
  5. BALEARI
  6. SEYCHELLES
  7. CAPRI
  8. BARBADOS
  9. MAURITIUS
  10. MALTA

12
Lug 14

Salvini contestato a Caltagirone

Ovviamente queste immagini non le vedrete sulle tv a cui siete abbonati. E dimostra che tanti siciliani non sono così tonti da cadere nelle strumentalizzazioni di chi intende semplicemente continuare a fare gli interessi di aree di territorio da cui, da 30 anni prende voti e da cui noi, siciliani compresi, prendiamo insulti.

Perchè questo clima di “volemosebbene” e “non siamo mai stati razzisti” è più finto ed ipocrita degli insulti stessi che ci sono stati rivolti da anni.

Compresi quelli arrivati al Sindaco di Pozzallo (“terroni maiali”), vero figlio del Mediterraneo d’accoglienza come noi tutti, cui si rimprovera ospitalità.

In queste ore è diventato mainstream condividere le foto drammatiche provenienti da Gaza. Con il medesimo mainstream si grida a tanti immigrati di tornare a casa, proprio verso zone di guerra, come quella palestinese.

Ipocrisia italiana. Nuie simm n’ata cosa. Siamo mediterranei e figli di una cultura che faceva dell’ospitalità il punto cardine del vivere civile. Da millenni. Tanto da considerare meritevole di punizione divina la mancata assistenza al forestiero in difficoltà.


03
Lug 14

Bagheria: imprenditori si ribellano e denunciano il pizzo

È una ribellione silenziosa quella che sta avendo luogo in un Sud dove la crisi economica morde più che altrove. Dove il livello di saturazione per dinamiche sempre mal tollerate e delle cui protezioni in alto loco si avvertiva sentore.

A Bagheria la ribellione degli imprenditori che si presentano uno ad uno dalle forze dell’ordine “abbiamo pagato il pizzo”. Una silente ribellione sociale che provoca un effetto a catena.

Lo racconta Live Sicilia, che racconta anche le ragioni di questa scelta, resa possibile dall’azione della magistratura che ha smantellato il network del mandamento che tra Bagheria e Villabate seminava il terrore tra artigiani, commercianti ed imprenditori. Fino a quando alcuni hanno iniziato a denunciare.

La velocità delle indagini ha fatto il resto. Dieci mesi dopo, a marzo scorso, è iniziato il processo. L’attività investigativa, però, non si è fermata anche perché nel frattempo a Bagheria si era pentito Sergio Flamia, un boss che conosce la storia mafiosa di un’intera provincia. Conosce gli autori di decine di delitti ma anche la lunga, lunghissima lista degli imprenditori che negli anni hanno pagato la messa a posto.

I primi giorni di giugno, un nuovo blitz: 31 arresti. In manette finiscono gli uomini della nuova Cosa nostra che, assieme ai boss palermitani, avevano costituito un direttorio provinciale. I palermitani hanno capito che bisogna dialogare con i boss della provincia per serrare i ranghi dell’organizzazione. I carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto Agueci e dai sostituti Malagoli e Mazzocco, riscontrano il quadro accusatorio grazie ai collaboratori di giustizia Sergio Flamia ed Enzo Gennaro.

Alcuni mafiosi hanno iniziato a collaborare con la giustizia e le vittime delle estorsioni si rivolgono, sempre più numerose, alle associazioni antiracket.

Che il silenzio e l’omertà si spostino altrove, insieme gli ingenti capitali economici?