Crea sito


29
Ott 14

Così, oggi, si emigra per la Germania (Video)

I dati Svimez sulla desertificazione demografica del Sud restano inchiostro su carta se poi non si osserva la realtà e si ascoltano le voci di chi una mattina, saluta tutti, si imbarca sul primo autobus disponibile e se ne va in Germania.

E poco importa se si rivendicano diritti e precedenze di nascita, la forza lavoro è liquida, si sposta dove ci sono opportunità ed economie pronte a sostenerla.

 Costantino Ianni, in Homens sem paz, riporta la risposta di un emigrante italiano ad un ministro: “Cosa intende per nazione, signor Ministro? Una massa di infelici? Piantiamo grano ma non mangiamo pane bianco. Coltiviamo la vite, ma non beviamo il vino. Alleviamo animali, ma non mangiamo carne. Ciò nonostante voi ci consigliate di non abbandonare la nostra Patria. Ma è una Patria la terra dove non si riesce a vivere del proprio lavoro?”

E suona come un lugubre lontane presagio, quello che si diffuse all’indomani dell’unità d’Italia in quelle regioni dove si combatteva la cosiddetta “guerra al brigantaggio”. “O brigante, o  emigrante”.

Ecco come due servizi che danno anima ai dati, un anima che ha l’accento prevalentemente meridionale, mentre in Italia ancora si scrivono fiumi di retorica sulla “questione meridionale” che “non è più solo meridionale” e sui mancati investimenti provocati da difficoltà orografiche (ma fateci il piacere) :

 


28
Ott 14

Sud: mai nascite così basse dal 1861. Più morti che vivi.

Più morti che vivi, non solo in senso figurato.Il Sud senza infrastrutture e con vuote cattedrali nel deserto si spopola. Non si fanno più figli e così i morti superano i vivi. Un dato mai così basso dal 1861: 177 mila.

La data è evocativa per tanti, se poi si confrontano quelli eventi con gli effetti dei giorni nostri. Un fenomeno così grave si era verificato solo nel 1867 e nel 1918. Al termine cioè della campagna di annessione del Sud al Regno di Sardegna e al termine della Prima Guerra Mondiale. Ed infine, il dato dei giorni nostri che segnano un Armageddon sociale pari ai due che li hanno preceduti.

A certificarlo è lo Svimez: “il Sud sarà quindi interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili, destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, arrivando cosi’ a pesare per il 27% sul totale nazionale a fronte dell’attuale 34,3%” ed ancora: “Un Sud sempre più povero, un deserto senza lavoro né figli dove si continua a emigrare e solo una giovane donna su cinque lavora”,

L’emigrazione ovviamente segue la direttrice Sud-Nord anche perchè pur volendolo mancherebbero pure i treni per una emigrazione da Sud a Sud.

Del resto perchè restare al Sud se le assicurazioni sono più care che altrove, le tasse pure con i tagli che lo Stato centrale ha operato nei confronti delle amministrazioni locali, (ricevendo servizi di qualità inferiore) se mancano treni ed infrastrutture e se lo si continua ancora a dipingere come un paradiso popolato da diavoli, da evasori e da falsi invalidi che danno da mangiare a intere trasmissioni della domenica pomeriggio?

Una cosa positiva c’è, finite le mammelle da mungere, pure le mafie lentamente stanno emigrando. L’antimafia, anche in questo caso per fortuna, no.


12
Lug 14

“E ce ne costa lacrime, st’America”:l’emigrazione mai finita al Sud

Vi ripropongo un passo dell’ultimo rapporto Svimez sull’emigrazione al Sud. Una emorragia costante che non s’è mai arrestata e che sta continuando a svuotare le nostre regioni di risorse.

È significativo quello che scrive Giannola, presidente Svimez:

“Il Sud  continua quindi a sostenere i costi del suo capitale umano qualificato ma a impoverirsi esportandolo in senso univoco, cioè senza ritorno. E le rimesse di un tempo che i lavoratori meridionali al Nord mandavano a Sud oggi non ci sono più, anzi: pare che viaggino nella direzione opposta. Visto che la crescita prevista per il 2014 non presenta segnali incoraggianti, attendiamo dal nuovo Governo misure decisamente robuste per tamponare questa deriva”.

“Di fronte agli ultimi dati Istat di un’ulteriore perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro persi in Italia dall’anno scorso, ha continuato il presidente, la crisi sembra alimentare le diseguaglianze territoriali. Dividendo 100 famiglie meridionali in cinque classi da 20 l’una dalle più ricche alle più povere, emerge che il 62% delle famiglie meridionali, cioè due su tre, appartengono alle classi più povere”.

E dire che illustri docenti e professori un paio di settimane fa sostennero con autorevvolezza (sic!) il contenuto di “una ricerca” (Pino Aprile replicò con un pezzo esilarante) in cui si asseriva che gli stipendi più alti d’Italia erano proprio al Sud. Certo come no, l’emigrazione dei “terroni” è solo un aspetto folcloristico, mica una necessità, per carità..

E alla mente mi ritornano delle strofe di una canzone dei 99 Posse:

Città dimenticata sfruttata abbandonata
da tutti disprezzata ma a Agnelli c’è piaciuto
‘o lavoro ‘e l’emigrato pacche scassate
famiglie disgregate e a Torino Milano
napulitano terrone e ignorante
magnate ‘o sapone lavate cu l’idrante
e tuornatenne a casa felice e cuntento
ce he fatto fà’ ‘e miliardi e nun he avuto niente
però sinceramente dico sinceramente
nun te può lamentà’ tiene ‘a machina e ‘a patente


13
Giu 14

Più impiegati nella pubblica amministrazione al Sud? Falso.

Sfatiamo un altro luogo comune tanto caro al giornalismo della domenica pomeriggio, Il Sud che campa alle spalle degli italiani perchè tutti impiegati nella pubblica amministrazione?

Ci pensa un rapporto SVIMEZ a fare luce sulla questione.

Secondo elaborazioni Svimez su circa 3 milioni di addetti nella PA a livello nazionale, solo poco più di 530mila si trovano nel Sud, mentre oltre 800mila sono nel Nord. In rapporto alla popolazione, la pubblica amministrazione occupa nel Mezzogiorno circa 26 addetti su mille abitanti contro circa i 30 del Nord. E se in dieci anni il personale occupato nelle Regioni meridionali è sceso di oltre il 9%, nel Centro-Nord è aumentato di oltre il 28 per cento.

La fonte? Lo studio “Pubblica amministrazione e Sud: i nuovi contenuti del divario” di Giorgio Miotti e Andrea Salustri pubblicato sull’ultimo numero della “Rivista Economica del Mezzogiorno”, trimestrale della Svimez diretto da Riccardo Padovani.
Condotto su dati dei censimenti ISTAT 2011, ISPRA, Banca Mondiale e del Ministero della Funzione Pubblica , lo studio analizza le performance di molti servizi erogati dalla PA negli ultimi dieci anni evidenziando la permanenza di un forte divario di livello tra le due aree.

Nel Sud le Regioni hanno tagliato in dieci anni il numero delle risorse umane del 9,4%, nel Centro-Nord dal 2001 al 2011 gli occupati sono cresciuti del 28%. In valori assoluti, mentre il Sud ha perso oltre 4mila occupati, il Centro-Nord ne ha acquistati quasi 10mila. Da segnalare crescita del personale nelle province in entrambe le ripartizioni, +5,7% al Sud, quasi +13% al Centro-Nord.

In calo invece gli occupati nei Comuni: -5,1% al Sud, -8,9% al Centro-Nord. Curioso anche il comportamento delle comunità montane e delle città metropolitane, in crescita in entrambe le ripartizioni: +5,2% al Sud, passando da 2.489 a 2.619 occupati, ma ben +60% al Centro-Nord, da 7.540 a oltre 12mila unità.

Vi basta?


17
Ott 13

La balla della pressione fiscale più alta al Nord

Secondo lo Svimez, negli ultimi 4 anni dal 2007 al 2011, al Sud si è verificato un aumento della pressione fiscale soprattutto per effetto dei piani di rientro sanitario. A pesare Irap e addizionale Irpef: la pressione fiscale derivante dai tributi regionali è aumentata dal 3,9% del 2011 al 4,6% del 2012. E’ invece diminuita la spesa pubblica sia corrente sia in conto capitale. Lo afferma il rapporto Svimez. Inoltre continua la desertificazione industriale, con la produzione scesa del 25% tra il 2007 e il 2012. (Ansa)

In parole più semplici, si pagano più tasse e c’è un minore investimento pubblico.

Negli ultimi venti anni sono emigrate dal Sud circa 2,7 milioni di persone, emigrate da un Sud che è sempre più una pattumiera e un deserto industriale.

Com’era la storia? Prima il Nord?


13
Ago 13

Sicilia in testa per export e povertà | Come le colonie del ‘900

 

Sicilia Informazioni, riporta una interessante analisi a proposito degli ultimi dati pubblicati dal rapporto Svimez, ponendo l’accento su particolari analogie tra i paesi coloniali di inizio ‘900 e il Mezzogiorno:

Accadeva nelle colonie africane della prima metà del Novecento: l’export raggiungeva cifre ragguardevoli, la povertà cresceva in parallelo. Oggi accade in Italia: il divario fra Nord e Sud aumenta di anno in anno, mentre export meridionale sorpassa e cresce del doppio rispetto al nord. I dati delo Svimez e della Banca d’Italia offrono un quadro impressionante: la Sicilia realizza una variazione positiva dell’export totale del 21,2 per cento, seconda, di poco, alla Sardegna (+21,5), ma il suo prodotto interno lordo è sceso del 4,3 per cento.

 

Ed ancora:

La Sicila e la Sardegna fanno storia a sé: realizzano le migliori performance nell’export e stanno peggio delle altre regioni per prodotto interno lordo e per saldo occupazionale. A Lecco, Piacenza, Monza e Milano il saldo negativa ruota attorno all’uno per cento, a Ragusa e Nuoro raggiunge il 5,2 per cento e a Enna il 6,6 per cento (la media nazionale e’ del 2,2 per cento).

Ci sono nazioni europee, come la Slovenia, che vedono la Sicilia in testa alla classifica dell’importazione dall’Italia. Vista dai Balcani, dunque, la Sicilia è una Bengodi.

Non si tratta di un miraggio, ma delle distorsioni provocate da una politica economica che ha fortemente penalizzato negli ultimi venti anni il Meridione d’Italia. Se negli anni immediatamente successivi al boom economico, il triangolo industriale era “promosso” con maggiore intensità che il Sud, dagli anni Novanta in poi, con la fine dell’intervento straordinario del Mezzogiorno, il Mezzogiorno d’Italia è stato letteralmente abbandonato al suo destino. I governi “padani”, a trazione leghista, hanno imposto la questione settentrionale, confidando nella colpevole complicita’ della classe politica meridionale.

Ecco l’articolo completo

Sicilia in testa per export e povertà |Proprio come le colonie del ‘900 | Sicilia Informazioni.

Così, ironicamente, il giornalista e scrittore Pino Aprile, commenta la notizia, raccontando la sua esperienza di lettore del Corriere della Sera:

Sempre ieri, sul CORRIERE DELLA SERA, grande titolo su come va la nostra economia: “Con la crisi Nord e Sud sempre più distanti”
Sommario: “In 5 anni persi 2,6 punti di Pil in Lombardia e 11 in Sicilia. Il record dell’export sardo”.
Quindi, la notizia sarebbe che non c’è la notizia: la Lombardia è il meglio, la Sicilia il peggio. Si salva la Sardegna. Stai per girare pagina (vabbé lo so già), poi ti metti lo stesso a leggere e dopo due terzi di articolo che ti spiegano perché la Lombardia batte tutti, ecco, buttato in fondo, per chi ci arriva: “Considerando la crescita delle eportazioni nel 2012, in vetta alla classifica ci sono il Sud e le isole (+7,8%), seguiti dal Centro (6,3%), dal Nord Ovest (+3,5%) e, ultimo, il Nord Est (+1,1%). Eeeeeeeeeh?!?!?! Cosa!?!?!?!
Il Sud cresce più del doppio del Nord nelle esportazioni e sette volte il mitico Nord Est?!?! E la notizia, da titolo, sarebbe il divario ultrasecolare di Pil Nord-Sud?
“Certo si tratta di variazioni e non del totale dell’export” avverte l’articolista, come a dire: non vi montate la testa. Però…
Esportazioni: Sardegna +21,5%; Sicilia (che compare nel titolo solo come esempio del peggio d’Italia): + 21,2%. Le altre, a scalare. Lombardia: +3,7%.
Certo, si tratta di variazioni percentuali. Ma indovinate qual era la notizia?


27
Lug 13

Rapporto Svimez: il Sud assistito?

Questa l’anticipazione sul rapporto Svimez che verrà presentato oggi:

Un Mezzogiorno sempre più spopolato, da cui entro il 2065 spariranno due milioni di under 44, tra denatalità, disoccupazione e nuove emigrazioni. Una terra a rischio desertificazione industriale, dove crollano consumi e investimenti, risale la disoccupazione ufficiale, ma dove in cinque anni le famiglie povere sono aumentate del 30%, pari a 350mila nuclei.
In base a stime SVIMEZ, inoltre, nel 2013 il Pil italiano dovrebbe far registrare una contrazione dell’1,9%, quale risultato tra il -1,7% del Centro-Nord e il -2,5% del Sud. Mentre nel 2014 si prevede un timido segno positivo.
Questa la fotografia che emerge dalle anticipazioni del Rapporto SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno 2013 diffuse oggi a Roma.  (fonte Svimez)

…e questo sarebbe il Sud assistito? E figuriamoci se non lo fosse stato….Abbiate pazienza, non assistiteci più…