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30
Nov 16

Genitori tarantini: caro Renzi, Taranto non è un “possedimento” italiano

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Questa la lettera diffusa pochi minuti fa alle agenzie di stampa dalla associazione dei Genitori Tarantini dei bambini malati di tumore.

“Signor Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana,

per la seconda volta, come Genitori tarantini, Le scriviamo certi del fatto che, come successo in precedenza, non otterremo risposta.

Ci preme, tuttavia, rimarcare la Sua posizione nei confronti della città di Taranto, ancora una volta vittima delle Sue irrispettose menzogne.

Intanto, ci stupisce il fatto che Lei abbia voluto dedicare un pensiero al sit in, tra l’altro bollandolo come stravagante e strumentale per il solo fatto di essere stato organizzato nel giorno del silenzio elettorale, e neppure una parola sulla nostra richiesta di incontrarLa.

Come Lei ben saprà, il sit in è solo un modo per accompagnare la delegazione che dovrebbe incontrare il Presidente del Consiglio, ma è seconda all’incontro stesso.

Non sappiamo quale sia la Sua idea, ma la nostra è che il giorno del silenzio elettorale non è una festa comandata, non è un momento di sospensione delle attività istituzionali; in questo giorno, la Sua carica e le Sue responsabilità istituzionali non vanno in vacanza.

Ci appare chiaro come il sole che Lei non ha alcun interesse verso i problemi della città di Taranto che, vogliamo ricordarLe, è a tutti gli effetti un territorio dello Stato italiano e non un “possedimento” dello Stato italiano.

Al di là dei proclami da Lei enunciati durante la Sua prima visita nella nostra città, nulla ha fatto di quanto promesso. “Se l’Europa vuole impedire di salvare i bambini di Taranto ha perso la strada per tornare a casa. Io sono più fedele agli impegni con quei bambini che a qualche regolamento astruso dell’UE.” Sì, Primo Ministro, sono Sue parole. Aveva dichiarato che ai bambini di Taranto avrebbe pensato Lei. C’è un precedente storico di grande effetto, per questo: Erode. D’altro canto, proprio la Corte europea dei Diritti dell’Uomo, grazie alla denuncia dei tarantini, ha aperto una procedura di urgenza proprio contro lo Stato italiano.

E Lei si preoccupa del silenzio elettorale? Lei e i suoi ministri fate secretare i risultati degli ultimi rapporti sanitari che riguardano la città di Taranto, ma solo fino a 7 dicembre? Riparlerete dei 50 milioni, ritornati nel cilindro del prestigiatore, solo il 12 dicembre? Farete tutto questo dopo il referendum?

Signor Renzi, il silenzio elettorale non ferma l’insopportabile ed inumana emergenza sanitaria che colpisce in altissime percentuali i tarantini.

Lei ha temuto che si sarebbe parlato di soldi, temendo che Le potessimo ricordare quei capitoli di spesa ben più consistenti che avete pensato di destinare ad un torneo di tennis o quelli già destinati a quel popolarissimo sport che chiamano golf. Tranquillo, seppur importanti, i 50 milioni sono solo una misera considerazione del danno che avete procurato, Lei e i Suoi predecessori, a Taranto, ai suoi figli e al suo futuro; un minimo indennizzo per gli omicidi di Stato.

No, Presidente, saremmo venuti per riportarLe indietro le Sue stesse parole sui bambini di Taranto che tanto hanno offeso la città fondata dagli Spartani.

Siamo in attesa di un Suo invito in altra data, perché i Genitori tarantini non partono per venire a Roma ed essere additati come elemosinanti. In genere, vengono a Roma per fare curare i propri figli.

Taranto, 29/11/2016 Genitori Tarantini”


26
Nov 16

Zero euro per i tarantini? Scontro nel Pd: Boccia s’incazza e De Magistris: “Vergogna” #siamotuttitarantini

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La commissione Bilancio della Camera ha bocciato l’emendamento alla legge di Bilancio che avrebbe consentito di spendere 50 milioni di euro, per affrontare le criticità sanitarie provocate dall’inquinamento dell’ Ilva nella città di Taranto.

L’ emendamento non è stato proprio ammesso, perché ‘non autorizzato da Palazzo Chigi’. E le promesse fatte ai tarantini?

La proposta è stata fermata, secondo quanto ha riferito l’ agenzia Ansa, per un problema sulle coperture, perché le risorse sarebbero state sottratte a quelle per la stabilizzazione dei medici.

Di parere opposto il Governo che se la prende sulla mala gestione della sanità da parte del governatore pugliese Emiliano (sempre PD):

La violenta polemica innestata in queste ore sulla mancata destinazione di risorse alla sanità della città di Taranto risulta infondata e fuorviante: non è vero che il Governo si è opposto a sostenere, anche con la destinazione a questo scopo di ulteriori risorse finanziarie, il rafforzamento delle strutture sanitarie nell’area di Taranto“.

Lo dicono i parlamentari del Pd Salvatore Tomaselli e Federico Massa, i quali precisano che “è vero esattamente il contrario: le risorse ci sono ed il Governo ha confermato l’impegno ad individuare le modalità per spenderle rapidamente“.

Lo stesso sottosegretario De Vincenti – proseguono – ha confermato la convocazione per il prossimo 12 dicembre del Tavolo istituzionale per Taranto in cui verranno verificati, tra gli altri, proprio gli interventi in materia sanitaria. Nello specifico il Governo ha ribadito l’impegno a concordare con la Regione Puglia apposite deroghe al decreto ministeriale 70 sull’organizzazione dei servizi sanitari regionali in modo da rafforzare i presidi sanitari nell’area di Taranto“. Dunque “gli interventi ci saranno e saranno effettivamente destinati e vincolati all’area tarantina“, assicurano Tomaselli e Massa. (fonte: Quotidiano di Taranto)

Il governatore Emiliano intanto replica: “Talmente assurdo che potrebbe sembrare che il Governo ce l’abbia con me”.

E pure il parlamentare pugliese Boccia (che di certo non è un nemico di Renzi) tuona:

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De Magistris intanto accusa:

Dalla manovra finanziaria il Governo cancella i 50 milioni di euro che dovrebbero finanziare le strutture sanitarie per i bambini con problemi respiratori a causa dell’inquinamento provocato dall’acciaieria Ilva a Taranto. Il Governo non solo non pensa alla bonifica dei nostri territori ma non cura nemmeno chi si ammala. Che il popolo prenda coscienza della noncuranza di questo Governo. Ci vuole una sana e costituente ribellione civile popolare e democratica nei confronti di un governo che per la banca del papà della Boschi – madrina della deforma costituzionale – trova i soldi, che per le armi per contribuire alle guerre trova i soldi (64 milioni al giorno), ma che invece per la salute dei più deboli non trova denari, ma mostra solo viltà. Vergognatevi !

 


02
Mag 15

#primomaggiotaranto: si ricomincia da Sud

Il primo anno l’avevo guardato via internet: discreto successo trasmesso in uno streaming sgranato. Gli organizzatori? Una associazione che ha per simbolo un ape car “Associazione Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti”. Liberi da logiche di partito, capaci di ragionare con la propria testa per il proprio futuro. Non li conosco, li giudico per quanto ho osservato e “sentito” col cuore.

Poi siccome notoriamente i tarantini sono capa tosta come i calabresi, ci hanno riprovato, nel silenzio generale dei media. L’anno scorso che se non era per Jo Tv, nessuno avrebbe visto neanche in streaming quanto stava accadendo. Il servizio pubblico? Era altrove.

C’ero anche io l’anno scorso, c’ero arrivato con gli autostop che si organizzano via internet (l’avevo raccontato qui).

Quest’anno non ho potuto, ma il Concerto del Primo Maggio a Taranto lo ha raccontato perfino Radio Uno e pure la stampa s’è accorta, come nelle leggende metropolitane di quando eravamo ragazzi che “quest’anno il concerto del Primo Maggio non si fa Roma ma a Taranto”. Perfino la bandiera coi mori, onnipresente per 24 anni a Piazza San Giovanni si è trasferita nella città dell’Ilva.

Anche Pino Aprile ne ha parlato quest’anno, ecco alcune riflessioni:

Il Primo Maggio di Taranto è ormai un fenomeno sociale, politico ed è una conferma: il vecchio (partiti inutilmente e dannosamente ricchi di membri e servi d’apparato e di soldi pubblici o sporchi; e sindacati sempre più nel sistema e lontani dalla gente) celebra i suoi riti ormai stanchi; il nuovo (le associazioni, i comitati, i cittadini che ritirano la delega a chi non sa più rappresentarli e li usa) inventa, agisce, vince.

Non intendo fare un lungo riesame: solo ricordare che a Taranto sono arrivate forse 200mila persone (il dato non è ancora stato reso noto), per una manifestazione che costa quanto le patatine e le gomme da masticare consumate al Primo Maggio di Roma. È nata senza fondi, apparati, grandi sponsor, appoggi istituzionali. Hanno fatto da soli, in pochi Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, attorno ai quali sono accorsi in molti (ero con loro, per puro caso, a intervistarli per “Il Sud Puzza. Storia di vergogna e d’orgoglio”, quando progettarono l’iniziativa. Sembrava una follia, ma una bella follia).

A Taranto sta nascendo, anzi è ormai nata e cresce, qualcosa di importante: dopo mezzo secolo di complicità istituzionali, furono i comitati di cittadini a sconfiggere il drago dell’acciaio che avvelena la città. Sono la spia e il segno di quanto accade al Sud, dalla Terra dei Fuochi ai pugliesi che difendono gli ulivi. C’è la volontà, c’è il coraggio, c’è la forza che rinasce dal basso. Il tempo è giunto. I primi a muoversi sono quelli che ne hanno più bisogno: è una regola di vita. Per questo è la città più devastata ad aprire la strada. Ma è solo il gruppo di apertura del corteo. Sempre più lungo.


13
Mar 15

La vedova Riva: «La Puglia ha tolto la vita a mio marito»

Quando il paradosso tocca il grottesco e si confonde con esso, vengono fuori talvolta delle narrazioni che stravolgono il senso della storia. Tipo questa che parla della vedova del patron dell’Ilva di Taranto, Riva, che dichiara, a margine della presentazione del libro “Emilio Riva, l’ultimo uomo di acciaio, edito da Mondadori con prefazione di Vittorio Feltri”, «La Puglia ha tolto la vita a mio marito».

Ed ancora:   «veramente lo hanno ammazzato e la storia, in Italia, non gli ha reso alcuna giustizia. Altrimenti non avrei scritto il libro. A me la Puglia non ha tolto niente: a mio marito, invece, ha tolto la vita». E il disastro ambientale di Taranto? «Per me, assolutamente, un disastro ambientale non c’è stato». La colpa? Ovviamente della stampa. «Sì, proprio della stampa che lo ha accusato di disastro ambientale».(Corriere del Mezzogiorno)

A quanti pugliesi avrà tolto la vita l’Ilva?


08
Feb 15

Taranto: questione Ilva chiusa a “tarallucci” e…diossina

foto greenstyle

Per effetto di un provvedimento del governo, la questione dell’inquinamento dell’Ilva si chiude senza alcun risarcimento per la città.

La denuncia è del portavoce nazionale dei verdi, Angelo Bonelli:

” Il tribunale di Taranto nella seduta di oggi del giudice per le udienze preliminari,  ha dovuto prendere atto del decreto del governo sull’Ilva e dell’avvio della procedura di amministrazione straordinaria è ha stabilito che in virtù di questo decreto Ilva spa, Riva Fire e Riva forni elettrici non hanno responsabilità civile  e pertanto sono escluse dal processo ” Ambiente Svenduto ” quali responsabili civili” Lo dichiara il co-portavoce nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che è parte civile nel processo per conto della federazione dei Verdi.

” Questo significa addio ai risarcimenti per la popolazione- denuncia il leader dei Verdi- che non vedrà alcuna giustizia perché i patrimoni e i conti correnti di quelle società potranno riposare e accrescere mentre la città di Taranto muore nei veleni.

Nei prossimi giorni verranno abbattuti 64 bovini perché contaminati dalla diossina. ” continua l’esponente ecologista. “Dei terreni contaminati, delle morti per diossina, dell’economia distrutta non pagherà chi ha provocato l’inquinamento ma lo stato ovvero i cittadini.  Quella di oggi è una notizia dramamtica peggio di una pugnalata per la popolazione ed è uno schiaffo alla democrazia , alla nostra costituzione e al principio chi inquina paga. In Italia chi inquina non solo solo non paga, ma si arricchisce.   La misura è ormai colma ed è per questo che presenteremo già domani la denuncia presso il tribunale dei diritti dell’uomo a Strasburgo e non abbiamo parole per dimostrare la nostra indignazione” conclude Bonelli.


31
Gen 15

Ilva a Taranto: ma non è meglio creare posti di lavoro con la bonifica?

Riporto questa interessante riflessione del Comitato Cittadini e lavoratori liberi e pensanti di Taranto:

«Io sono qui, anche oggi, per solennizzare l’entrata in funzione di un grande stabilimento industriale, questa volta rappresentato dal complesso degli impianti del IV centro siderurgico dell’Italsider. E anche in questa occasione voglio recare agli italiani del Mezzogiorno l’assicurazione che lo Stato ha preso effettivamente e seriamente coscienza della realtà meridionale e si adopera per mutarla».

Lo disse Saragat nel discorso inaugurale del IV ° centro siderurgico italiano il 10 aprile del 1965. Eccola la “mutazione”: una città abbandonata e devastata in ogni settore, dove si vive di pane avvelenato e disoccupazione e si muore per lavoro e sul lavoro.
50 anni dunque, di malapolitica e complicità istituzionale il cui epilogo è il seguente: un’intera provincia e la sua economia sputati nel calderone del FALLIMENTO, eccola la MUTAZIONE .Le banche sono garantite da decreto, i 3 commissari godono di immunità garantita da decreto. Non gode di garanzie chi si ammala, nessuna garanzia per i lavoratori ILVA e ancor meno per quelli dell’ indotto. Niente garanzie per i mitilicoltori, per gli allevatori, i commercianti, gli imprenditori onesti, per i cittadini rovinati NIENTE! Non interessano, i NOSTRI crediti vanno pretesi dalla Bad Company (la vecchia compagnia)ci tocca fare il solito processo all’italiana , lungo un decennio dove paga la comunità.
Il settimo decreto governativo apprezzato e sostenuto dai pupazzi politici nostrani, sta per essere convertito in legge. Garantisce con “soldi veri” e subito disponibili la New Company (la nuova compagnia), pulita e cristallina come non mai. Garantisce subito le materie prime necessarie ad andare avanti, garantisce l’acciaio e il PIL che sono gli unici veri interessi!
Subito risorse dunque, risorse pubbliche su investimenti senza ritorno, tanto sono risorse pubbliche e chi se ne frega… Non pagano i Riva che si sono arricchiti, i loro capitali sono garantiti, non da decreto in questo caso, ma da collusione. E poi quali altre risorse ipotizzate? 1,2 miliardi che spacciano per sequestro ai Riva. Chiamandoli per nome sono l’equivalente di tasse non pagate allo stato, quindi soldi della comunità.
Le uniche risorse apparenti dunque, sono nostre risorse e, sempre per decreto, è previsto che siano utilizzate per sostenere una fabbrica che non garantisce futuro occupazionale e sviluppo del territorio.
L’acciaio è in crisi, lo dice il mercato! Per quale ragione dunque è considerato PLAUSIBILE investire sostanziose risorse pubbliche in impianti fatiscenti per garantire un prodotto che non ha richiesta? Non sarebbe piu’ logico pretendere tutti insieme che le risorse siano destinate a bonificare il territorio e rilanciarlo? Si fa spesso riferimento a quanto accaduto Bagnoli e non si fa mai riferimento alla diversità di trattamento ricevuta a Genova. Perché?
Stiamo continuando una guerra tra poveri sostenuta e fomentata da chi ritiene utopistico un decreto salva Taranto e lavoratori, che preveda la programmazione dello spegnimento programmato di tutte le fonti inquinanti, garantisca le bonifiche e un piano di conversione economica per questo territorio. Ci sarebbe lavoro per tutti!


13
Set 14

Taranto: “quello di Renzi un incontro tra amici vietato a chi lotta da anni contro l’inquinamento”

In un comunicato, l’associazione Cittadini e lavoratori liberi e pensanti , che da anni si batte contro l’inquinamento dell’Ilva nella cità di Taranto e contro i ricatti imposti ai lavoratori, denuncia le modalità della vista di Renzi nella città dell’Ilva.

Un incontro tra amici vietato a chi lotta da anni contro l’inquinamento e ne tocca con mano ogni giorno le conseguenze – denuncia l’associazione –
Invece di riunire intorno al tavolo i movimenti presenti sul territorio (perlomeno per sentire una campana diversa rispetto a quella ovattata del suo partito), Renzi si è limitato ad ascoltare quelle forze sociali che sono concausa del disastro Ilva (dai sindacati a Confindustria). Era inevitabile, quindi, che questa mattina andasse in scena l’ennesimo triste teatrino tra strette di mano, sorrisi, pacche sulle spalle e chissà, forse qualche selfie.

Quindi la denuncia: come associazione Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti avevamo presentato una formale richiesta di partecipazione. Volevamo portare l’unica cosa che mancava a quel tavolo, la più importante: la voce della città. Volevamo dare voce agli operai che fanno parte del comitato ma anche a tutti gli altri che non sono iscritti a nessun sindacato (la maggioranza all’interno dell’Ilva).

Le richieste dell’associazione erano quelle di ascoltare i pediatri della città di Taranto che  avevano invano chiesto di poter intervenire, secondo l’associazione e i lavoratori dell’Ilva che stanno vedendo crollare pezzo dopo pezzo la fabbrica.

L’affondo poi ai sindacati che  da decenni sono complici e silenti di fronte alla distruzione della città e della salute di chi dovrebbero rappresentare.

L’associazione dei Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti organizza da un paio d’anni, a Taranto, il 1 maggio, un contro concerto (rispetto a quello ufficiale dei sindacati di Roma) a cui hanno partecipato, nell’ultima edizione, cantautori e gruppi del calibro di Caparezza, Fiorella Mannoia, Vinicio Capossela, Sud Sound System, 99 Posse.

Un concerto che un infelice tweet della Cisl definì “una sagra paesana”.


03
Lug 14

Taranto nasce l’archeoparco, Arkeogiochi

Una notizia da Taranto e per Taranto, occasione di sviluppo e turismo per il territorio. Un “archeoparco”.

Così esordisce il sito di presentazione di Arkeogiochi:

“Popolate la grassa terra degli Iapigi e siate la loro rovina. Quando vedrai piovere dal ciel sereno, conquisterai territorio e città.”

Con queste parole, la leggenda racconta, l’Oracolo di Delfi predisse all’Ecista spartano Falanto lo sbarco sulle rive di Saturo e la fondazione della città di Taranto.

Una citazione storica sulle origini della città che non andrebbero dimenticate per ricordarne le origini nobili e greche. Un iniziativa ludica, ma non solo, che avvicina alle radici, all’identità del territorio.

Sparta era una città guerriera per tradizione, e quando le milizie erano lontane a combattere, alle donne era consentito procreare figli illegittimi, per permettere il mantenimento demografico. Questi, però, erano destinati a vivere emarginati ed in condizione subalterna per il resto della vita. Erano gli ultimi decenni del VIII secolo a.C. quando, dopo una lunga guerra contro la vicina Messenia, i cittadini emarginati decisero di conquistare, al fianco degli schiavi, i diritti loro negati: essi si definirono Partheni e furono guidati da Falanto. La sommossa fallì, e non potendo i rivoltosi essere condannati a morte come gli schiavi, furono costretti a lasciare la città alla ricerca di nuove terre.

Fu allora che Falanto consultò prima di partire l’Oracolo di Delfi, alla ricerca di un responso circa il proprio futuro.

Sbarcato a Saturo, terra degli Iapigi, Falanto, bagnato dalle lacrime della moglie Ethra, che su di lui vegliava, ed il cui nome in greco vuol dire “cielo sereno”, ritenne che l’oracolo si fosse avverato , e si accinse a fondare la sua città a cui diede il nome di Saturo.

Quindi la descrizione di quello che è ed intende essere il parco:

L’area del Parco Archeologico di Saturo delimita questo territorio sospeso tra archeologia, leggenda e natura. Si trova nel Comune di Leporano in località Saturo, a 12 km. a SE di Taranto. L’area archeologica occupa l’intero promontorio costiero, situato tra la baia di Porto Saturo e Porto Perone, ed è stato interessato da un grande villaggio dell’età del Bronzo e del Ferro, da un santuario greco ed una grande villa romana costiera. Le ultime fasi storiche sono rappresentate da una Torre aragonese di avvistamento marittimo e da numerose strutture che dimostrano l’armamento del promontorio durante la II guerra mondiale. L’insenatura di Saturo, profonda 500 m. e larga 400 m., sino alla tarda antichità è stata utilizzata come approdo naturale connesso anche ad una o più sorgenti. La naturale conformazione dell’insenatura, che ripara dalle forti correnti marine che provengono da sud, ha garantito per secoli un facile approdo ed una continuità insediativa che si protrae dall’età del Bronzo sino all’età aragonese.

Riguardo al toponimo, vari sono stati gli studi intorno a termini legati alla storia della fondazione di Taranto e la toponomastica antica riportata dalle fonti letterarie. Tra questi: «Satyria» (nome mitico della madre o sposa di Falanto), «Ninfale» riferita all’acqua pura di questa fonte e «Pentascinenses», sempre riferibile alle acque convogliate nel famoso acquedotto romano che, da Leporano località Saturo, giungeva fino a Taranto. La base di questa voce, secondo Ribezzo e Alessio, è «Pentascinenses», trovato in un’iscrizione latina del III sec. d.C., riferita all’acquedotto di Saturo.


14
Giu 14

Taranto: contro i cattivi odori l’Ilva Magique

L’iniziativa, provocatoria, è di Pep Marchegiani, un artista esplicitista,: dei grandi alberelli profumati, di quelli che si usano sui cruscotti per profumare l’abitacolo delle auto, per purificare l’aria di Taranto dai fumi dell’Ilva.

“Finalmente è arrivato l’alberello salva-Taranto – si legge sui volantini – formula soddisfatti o sotterrati. Disponibile in undici diverse profumazioni. L’ulivetto profumato Ilva Magique è un prodotto 100% itaGliano; assolutamente inquinante, non biodegradabile e nuoce alla salute dei cittadini”.

“Taranto è salva – commenta sarcasticamente Pep Marchegiani –. La sconfitta dei cattivi odori emanati dall’Ilva è un successo senza precedenti. La soluzione definitiva per salvare la città non è stata ideata dalla politica e non è frutto della tecnologia o della scienza. A guardare quegli ‘Ilva Magique’ di tutti i gusti verrebbe da sorridere, se non fosse che ci troviamo davanti ad una immane tragedia, mentre i cittadini muoiono ed il mondo osserva l’Italia sbigottito”.

L’arte dunque come forma di sensibilizzazione provocatoria ed alternativa, dopo quella della musicale del concerto del primo maggio tarantino, per sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto quella politica verso un problema su cui in tanti hanno responsabilità. E ci si stanno addormentando sopra.

Complimenti a Pep Marchegiani per l’irriverente idea.

Intanto Luciano Manna di Peacelink Taranto in una nota dichiara:

«Mentre ieri si celebrava la Giornata della memoria per i caduti sul lavoro, nella zona industriale di Taranto si celebravano vistose emissioni che molti cittadini hanno potuto osservare anche dalle zone balneari che distano dalla città diversi chilometri. Per la precisione abbiamo documentato emissioni dall’Ilva, dall’Eni e da una zona esterna agli impianti che sembra essere attribuita ad una discarica adiacente»


05
Giu 14

Pinuccio l’ Operaio: cartone animato per Taranto

Dalla presentazione del video:

Taranto città inquinata. Legamjonici e Anonimafolk insieme a sostegno degli operai tarantini per denunciare politica e sindacati colpevoli dei tanti casi di malattia e morte tra i lavoratori in assenza di alternative occupazionali. Pinuccio, il singolo che l’ Anonimafolk dedica a Taranto in collaborazione con Legamjonici di Daniela Spera. Il cartone animato fa parte della campagna “E’ Viva Taranto” partita il 27 Gennaio 2014 e approdata con il suo “Spot per Taranto” prima sul web, poi nelle Tv locali ed infine nelle scuole.
Scritto e diretto da Claudio Merico.
Disegni e animazioni di Andrea Dotta.