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27
ott 14

“Quando ci chiesero la terra, per farne Terra dei Fuochi”

È davvero devastante per chi ha legami con quella che è considerata la Terra dei Fuochi leggere i commenti beceri, che vanno ben oltre la xenofobia e l’evidenza, che adducono l’ignavia degli abitanti alla causa determinante del fenomeno della Terra dei Fuochi. Dimenticando che l’elezione dell’area a nord della Campania, non è stata l’unica, in Italia deputata allo scopo di interrare rifiuti speciali e tossici.

Ma quando si parla della Terra dei Fuochi campana, la colpa è dei cittadini che non hanno fatto nulla per impedire il problema.

Più volte, proprio su questo blog, ho postato una delle prime denunce, della fine degli anni 80, della sezione del PCI di Casal di Principe, che chiedeva alle autorità competenti di indagare su uno strano traffico di rifiuti. E, sempre su questo blog, ho postato testimonianze e video raccolti dalla rete di cittadini che denunciavano (anche a mezzo stampa) senza che nessuno muovesse un dito. Le accuse di Schiavone, mai smentite ricordiamocelo, ci hanno poi chiarito come funzionava “o’sistema” che vedeva conniventi aziende del nord, camorra e apparati deviati dello Stato.

Ma vi siete mai chiesti come ha avuto inizio il tutto?

Ho ascendenze familiari in quella che una volta, prima di 154 anni fa, prendeva il nome di “Terra di Lavoro”, per l’altissimo grado di fertilità, riconosciuto sin dai tempi antichi. Era, quell’area, la Campania Felix.

Ora, intendiamoci in partenza, non ho la benchè minima pretesa di elevare l’esperienza personale ad esperienza generale, ma quello che sto per scrivervi ho ascoltato nei racconti di parenti, intorno al tavolo della domenica, quando ci si spostava per non lasciar morire le esperienze di famiglia patriarcale che, soprattutto in campagna, riuniva generazioni diverse e lontane, nel comune cognome o nell’identità del “patriarca”.

Tutto è cominciato quando la libera circolazione delle merci tra i paesi europei è iniziata a diventare una realtà sempre più consistente e, grazie anche a scelte politiche scellerate, l’arrivo di prodotti agricoli a basso costo ha lentamente preso il posto dei prodotti autoctoni tra gli scaffali dei supermercati e dei mercati. La moda del chilometro zero era ancora lontanissimo da venire

In parole più semplici, la produzione ortofrutticola è iniziata a diventare sempre meno profittevole. I più saggi e lungimiranti decisero di unirsi in cooperative e consorzi (in qualche caso la Coldiretti giocò un ruolo fondamentale), i coltivatori diretti più anziani invece, quelli con i figli che “avevano studiato” e che quindi esercitavano una libera professione o avevano un “posto fisso” o erano emigrati, si trovavano sempre di più in difficoltà. Continuare o arrendersi?

Ora considerate che nei piccoli centri, dove tutti si conoscono, le voci girano veloci quanto le raffiche di vento. È in questi momenti che ti suona alla porta “l’amico di famiglia” accompagnato da qualche personaggio che ha una certa influenza in paese e, oggi, ti proporrebbe di utilizzare il campo per distese di pannelli solari (avete visto che spuntano come funghi?) o per impiantare qualche ripetitore di telefonia mobile.

Ma 20 o 30 anni fa o ti concedevano un prestito che non riuscivi mai ad onorare fino in fondo per ovvie ragioni (fino alla cessione del fondo), o ti proponevano semplicemente di vendere o dare in affitto l’appezzamento di terra che per i vecchi contadini, morsi come dicevo, dalla fatica, da un futuro in cui nessuno avrebbe più proseguito l’attività, dai mercati che cambiavano, erano diventati un problema e non più una risorsa.

Secondo voi quando a costoro che, se fortunati si erano fermati alla quinta elementare, gli presentavano la “proposta”, gli dicevano, forse, che il terreno (eventualmente) ceduto sarebbe servito per lo smaltimento illegale di rifiuti? No. Se proprio erano loquaci, dicevano che avrebbero costruito qualche piccolo complesso edilizio. E a tanti importava poco, perchè le spalle non riuscivano più a sopportate il peso di un mondo che cambiava. Coi soldi della compravendita, prendevano casa altrove, magari vicino ai figli che avevano lasciato il natìo borgo selvaggio e la storia finiva lì.

Anche così, non solo ben inteso, è iniziata la Terra dei Fuochi, con la crisi dell’agricoltura e lo smantellamento delle prime sentinelle del territorio, i contadini e gli allevatori. In tanti hanno resistito, arrendendosi, col tempo, solo dinanzi all’evidenza di un territorio e dei frutti che si ammalavano con le scorie dell’industria pesante, che nel frattempo gli avevano piazzato qualche centinaia di metri più in là, o di qualche deposito di ecoballe, che di eco non avevano nulla e che col percolato inquinavano falde e terreni.

Chi mi ha raccontato la storia, non ha ceduto alle pressioni e alle proposte che “non si possono rifiutare”. Perchè nessuno lo ha fatto intorno a lui, permettendo all’area in cui si trovano di restare immacolata. Si sono uniti in una cooperativa e continuano a vendere frutta. E non è vero che non si trovano operai giovani del posto che vogliano lavorare la terra. Ce ne sono, non tanti ma ce ne sono. Insieme a slavi ed indiani che poi mettono su famiglia. In mezzo ai campi? Si parla napoletano ovviamente.


15
ott 14

Terra dei Fuochi: le api passano al setaccio il territorio

Dieci milioni di ronzanti sentinelle che setacciano l’ambiente, catturano le polveri sottili, raccolgono informazioni che trasmettono al loro alveare.

Signori ecco a voi le api, sentinelle efficaci della Terra dei Fuochi, si chiama biomonitoraggio ed è il medesimo che controllava i territori quando ancora l’agricoltura, in Terra di Lavoro era una importante risorsa ed i contadini primi custodi del territorio.

Ecco il video che spiega come funziona:


03
ott 14

Nella Terra dei Fuochi ricicla e guadagna con Garby

Approda, nella provincia di Caserta, il progetto Garby, ovvero tu ricicli una bottiglia di plastica o una lattina di allumino ed in cambio ti viene consegnato un buono che può essere poi speso presso supermercati o distributori di benzina.

Come funziona Garby? Semplice.

Nelle proprie aree dedicate alla raccolta differenziata e al riciclo di plastica e alluminio, Garby installa gli eco compattatori più all’avanguardia. Tali eco compattatori sono una sorta di contenitori per la raccolta differenziata in grado di compattare tappi di plastica, bottiglie in PET (o altri materiali plastici) e alluminio riducendone il volume fino all’80%. Gli eco compattatori, oltre a svolgere questa azione fondamentale per trasformare una semplice raccolta differenziata in una raccolta testata e certificata di qualità, rappresentano il fulcro delle attività di eco marketing ideate da Garby e gestite attraverso la propria rete di concessionari in tutta Italia.

Attraverso gli eco compattatori installati presso aree pubbliche, scuole, musei, teatri e aziende private, tutte le persone possono smaltire: bottiglie in PET, PS, PE, flaconi in HDPE, lattine in alluminio e bicchieri in PP. Inoltre, gli eco compattatori prevedono un apposito spazio per la raccolta differenziata dei tappi di plastica. La raccolta specifica dei tappi è, infatti, fondamentale per il riutilizzo della plastica in oggetti di uso comune.

Garby lavora nella consapevolezza che solo uno sviluppo più sostenibile può migliorare la qualità della vita. Questo è il principio sul quale Garby ha costruito il più vasto network della raccolta differenziata in Italia, questa l’idea che fonda ogni sua azione. In Italia la gestione e il riciclaggio dei rifiuti rappresentano una problema di grande attualità. Garby offre a privati ed enti pubblici una soluzione efficace per potenziare la raccolta differenziata e, quindi, limitare la necessità di discariche e inceneritori. Il riciclo di plastica e alluminio libera l’ambiente dai rifiuti e ridona alla società la possibilità di vivere al meglio il proprio territorio.

A questo link è possibile trovare le aree con i punti di raccolta.


23
ago 14

Caro Ministro, quante bugie ancora sulla Terra dei Fuochi

I20140305-085758.jpgeri il ministro dell’ambiente, Galletti, pieno di entusiasmo, ha annunciato la vera novità in arrivo per risolvere finalmente il problema della Terra dei Fuochi: arriveranno altri militari. Visto il successo di quelli che sono già sul posto, infatti, tra le Province di Napoli e Caserta, i roghi tossici sono spenti, amen Evidentemente il ministro vive in un universo parallelo visto che i roghi continuano indisturbati, non solo, vengono tutti documentati in tempo reale, con dovizia di particolari, dai cittadini su alcune pagine Facebook. Alla faccia degli alfieri del civismo a trazione territoriale che dice che nessuno denuncia.

Ma tant’è, da un secolo e mezzo, basta mandare l’esercito al sud per avere la coscienza a posto, mentre i problemi restano.

Anche don Patriciello, questa mattina, dal proprio profilo Facebook e dalle pagine di Avvenire prende una netta poisizione sulla vicenda, scrivendo una lettera aperta al ministro Galletti:

Ho letto l’ intervista che hai rilasciato ad Avvenire venerdì 22 agosto e sono rimasto senza parole. Incredulo, basito. In questi ultimi anni, la collaborazione che si è instaurata tra il governo, la Chiesa campana e i nostri meravigliosi volontari è degna di lode ( e tutti noi abbiamo un debito di riconoscenza grande verso il quotidiano che ospita oggi la mia lettera ). Tu dici che “terra dei fuochi” è ancora assoluta emergenza. Non è la prima volta che lo affermi e sai bene come ti siamo grati per l’ attenzione che hai verso la nostra terra. In questi mesi abbiamo avuto l’ occasione di vederci diverse volte e sempre, con l’ aiuto degli esperti volontari, ti abbiamo ribadito quale è, secondo noi, il vero nodo da sciogliere in questa annosa e pericolosa questione dello smaltimento dei rifiuti tossici e no. Quando mi chiamano a parlare in giro per l’ Italia, mi accorgo che la maggior parte delle persone ancora non ha compreso chiaramente il cuore della questione. A costoro e al ministro dell’ Ambiente, ancora una volta ripetiamo ad alta voce che il disastro ambientale in Campania non è provocato dai rifiuti urbani, – la “monnezza” della nonna – che merita un discorso a parte, ma dagli scarti industriali altamente tossici e nocivi per la salute. I

l nodo da sciogliere, ministro, è questo e solamente questo. Indugiare su altro serve solo a spostare l’ asse del discorso.

 

Così esordisce il prelato, che invita il ministro a  fare piena luce sulla vicenda concentrandosi sul problema vero della Terra dei Fuochi:

 

Occorre dirlo a chiare lettere e senza ingannare la povera gente. Gli italiani, a cominciare dai nostri politici e industriali, debbono sapere che alla disonesta e criminale gestione degli scarti delle industrie che producono in nero, facendola in barba al fisco e avvelenando la povera gente, deve essere messa una volta e per sempre la parola fine. Non sono, ministro Galletti, le bucce di banane e i gusci d’ uovo a mandare al camposanto i nostri cari, sono le mille e mille sostanze velenose interrate o date alle fiamme nelle nostre campagne. E perché succede? Per il semplice fatto che smaltire illegalmente fa guadagnare una barca di denaro a certi sinistri figuri che vogliono continuare a chiamarsi industriali e non camorristi. Se è vero che per ogni chilogrammo di scarpe e borse prodotte c’è almeno mezzo chilogrammo di scarti tra pellami, diluenti, solventi, coloranti, collanti, eccetera, è normale che queste sostanze da qualche parte dovranno finire. Se le scarpe sono state prodotte in nero, è purtroppo logico che gli scarti verranno bruciati o interrati. Eccoli qua i famigerati, onnipresenti, orripilanti roghi tossici.

 

Poi se la prende col Ministro:

 

Purtroppo nell’ intervista da te rilasciata di tutto questo non fai parola. Perché? Al contrario, continui a parlare dell’ esigenza di fare altri inceneritori e a portare la tua regione, L’ Emilia Romagna, come esempio di civiltà. Credimi, Gian Luca, mi duole il cuore ogni qualvolta debbo scrivere parole che possono far male a chicchessia. Debbo dire, purtroppo, che tu ben sai che quello che affermi non corrisponde a verità. Sai bene, cioè, che gli otto inceneritori dell’ Emilia Romagna bruciano quasi quanto il solo maxinceneritore di Acerra che insiste su un solo sito rendendo la vita impossibile ai poveri cittadini acerrani.

 

Quindi l’invito:

Parliamone, ministro Galletti. Se vuoi lo possiamo fare in pubblico, nella mia parrocchia, avendo come moderatore proprio il direttore di “Avvenire”. Prima di venire, però, ti supplico, per amore di verità, di rendere pubblici i dati Ispra 2014 sui rifiuti speciali in Italia.


16
lug 14

Il racconto di Vassallo: “così ho avvelenato la Campania” (Video)

Gateano Vassallo è uno dei manager delle ecomafie che si è pentito. Ha un ruolo chiave in tutte le vicende che riguardano i rifiuti tossici interrati in Campania.

Dice Vassallo:

«Ho accompagnato i magistrati nei siti dove io e i miei colleghi abbiamo sversato. In quelle aree sono stati fatti anche i carotaggi. So quello che abbiamo scaricato e dove lo abbiamo portato. Ci sono i fanghi dell’Acna di Cengio, ci sono le ceneri dell’Ilva e la calce spenta dell’Enel, ma non ci sono rifiuti radioattivi»

E poi aggiunge che le bonifiche non serviranno a nulla vista la mole di rifiuti tossici sepolti.

 Ecco un breve video esclusivo de Il Mattino:


08
lug 14

Padre Maurizio: Caro Renzi, promettesti di venire nella Terra dei Fuochi. Forse è giunto il momento.

20140305-085758.jpgQuesta la lettera apera di padre Maurizio Patriciello a Matteo Renzi.

Caro Renzi, mesi fa – ancora non eri il capo del governo – venisti ad Aversa per incontrare il mio vescovo, Angelo SPINILLO, e alcuni sacerdoti della diocesi. Tema dell’ incontro: la ormai famigerata “ terra dei fuochi”. Ci lasciammo con la promessa, da parte tua, di vederci ancora. Ecco, credo che quel momento sia venuto. Tra i tuoi gravosi impegni devi trovare un momento per ritornare nella “ terra dei fuochi”.

Te lo chiedo a nome di milioni di persone maltrattate, esasperate, ingannate. Anche questa notte, infatti, non hanno dormito. Le loro case erano invase da fumi, fetori, veleni di ogni tipo. Anch’io sono rimasto sveglio e con in corpo una rabbia immensa. Il mio pensiero andava agli anziani, agli ammalati, ai tantissimi poveri che non hanno nemmeno un condizionatore e, quindi, non possono chiudersi in casa. Il mio cuore stava all’ ospedale “ Pascale” dove non c’è più posto nemmeno per ricoverare i nostri ammalati. Non c’è una famiglia, caro Presidente, che non piange un morto di cancro. Non c’è una casa, a cominciare dalla mia, dove non c’è qualcuno che lotta sperando di vincere il terribile male. In queste terre si sta consumando un dramma epocale. Sotto gli occhi di tutti, tra la rassegnazione di tanti e il cinismo di altri. Lo scrittore Corrado Alvaro diceva che “ alle domande serie occorre dare risposte serie”. Per noi non è stato e ancora non è così.

Le nostre domande angoscianti vengono tuttora affrontate con una superficialità che fa spavento. Basti pensare alle ultime notizie provenienti da Roma. I dati dell’ Istituto superiore di sanità che confermano ciò che noi da sempre sappiamo, vengono il giorno dopo ridimensionati dallo stesso ministro Lorenzin, in contrasto con il Governatore della Campania che, invece, li riconferma. C’è confusione, pressapochismo. Presidente, dobbiamo uscire da questa sciagura sciagurata al più presto e nel migliori dei modi. Ce la possiamo fare. Possiamo contare su migliaia e migliaia di stupendi volontari; possiamo contare sulla Chiesa campana, sempre attenta e vicina alla sua gente. Quel che manca – a dirlo mi fa male il cuore – è proprio la volontà politica di mettere una volta per sempre la parola “ fine” a questa tragedia.

Aggiungo a questa lettera alcuni dei messaggi che, ogni giorno, a centinaia, ricevo dalla mia gente. Meglio di me danno sanno dire la gravità della situazione.

Grazie, Presidente. Metto nelle mani del buon Dio questa lettera e, fiducioso, attendo una telefonata da parte tua. Grazie. Ti benedico


25
giu 14

“Diamo un calcio alle ecoballe” nella Terra dei Fuochi

Nella centrale piazza Matteotti di Giugliano lunedì 23 giugno la Rete Campana per la Civiltà del Sole e della Biodiversità (RCCSB) ha illustrato il suo progetto per fare del sito delle ecoballe di Taverna del Re la sede di un parco solare dove produrre ogni anno 180 milioni di kW di energia pulita, al servizio della comunità locale. In alternativa ad un inceneritore che nessuno vuole e che costerebbe il doppio, le Piramidi del Sole progettate dalla RCCSB sono un modo eccezionale per rilanciare l’immagine molto compromessa della zona, per dare slancio all’economia locale e per cambiare radicalmente strada sul terreno del decentramento delle scelte in materia di energia. Con manifesti, cartelloni esplicativi e perfino con un modello che simula l’installazione della struttura con pannelli fotovoltaici sulle famigerate ‘ecoballe’, realizzato dall’ing. Di Tommaso, gli attivisti della Rete hanno illustrato ai cittadini presenti in piazza caratteristiche ed enormi potenzialità di questa innovativa proposta.

 «E’ gravissimo che la L.R. N. 1/2013 da allora sia rimasta del tutto inapplicata dalla giunta Caldoro – ha dichiarato il vice presidente Ermete Ferraro, in apertura dell’incontro pubblico – perché così si tradisce la volontà dei 15.000 cittadini che l’hanno sottoscritta e degli stessi consiglieri regionali che l’hanno votata. Ma il rilancio della legge sul solare in Campania non passa solo per la necessaria apertura di una vertenza col governo regionale: richiede anche maggiore coinvolgimento e partecipazione delle forze politiche, sociali e culturali e di tutti quelli che credono nella forza della cittadinanza attiva».

Negli altri interventi della Rete – svolti da Anna Maria Cicellyn, Roberto Braibanti e Giuseppe Buono – si è ribadito che la realizzazione di questo progetto comporterebbe enormi benefici ambientali ed economici, visto che l’energia prodotta potrebbe essere utilizzata direttamente dai cittadini di Giugliano, o anche per la riqualificazione naturalistica di quell’area, a partire dallo smaltimento delle tonnellate di ecoballe che vi sono state assurdamente accumulate e vi giacciono da molti anni. L’iniziativa della RCCSB, fra l’altro, risulta perfettamente omogenea alle finalità del progetto M2RES dell’Unione Europea, che finanzia la riqualificazione di aree degradate, installandovi centrali per produrre energia dal sole.

Si sono poi registrati gli interventi di Lucio Righetti (Movimento campano dei cittadini per un piano alternativo dei rifiuti); dei rappresentanti di S.E.L. (il segretario locale Antonio Russo ed Aldo Pizzo) e del Movimento Cinque Stelle (il parlamentare Salvatore Micillo e Giovanni Caruso). Tutti hanno espresso sostanziale favore per il progetto della RCCSB, per la sua valenza ed in quanto compatibile con le soluzioni di smaltimento delle ecoballe che siano alternative alla loro termodistruzione.

L’incontro con la comunità di Giugliano è stato chiuso dal Presidente della RCCSB, Antonio D’Acunto, il quale ha sottolineato che da questo confronto deve scaturire un’azione comune perché la Regione attui la legge sul solare in Campania e soprattutto affinché il progetto delle Piramidi del Sole sia condiviso ed appoggiato dal maggior numero di comitati e forze politiche. «La Civiltà del Sole – ha concluso D’Acunto – richiede uno sforzo comune per combattere le potenti lobbies delle fonti fossili, che vorrebbero impedire la programmazione energetica decentrata ed imporre il loro modello. Un progetto ‘mondiale’ come quello che proponiamo non solo trasformerebbe le famigerate ecoballe di Giugliano in vere ‘Piramidi del Sole’, ma sarebbe anche un eccezionale esempio di riappropriazione dei suoi beni comuni e delle sue risorse, compreso il Sole, da parte della comunità locale».

La RCCSB chiederà quanto prima d’incontrare il Commissario straordinario del Comune di Giugliano, dott. Giuseppe Guetta ed è intenzionata ad aprire una vertenza con la Giunta Regionale della Campania, cui il vice presidente del Consiglio, on. Antonio Valiante, ha già rivolto un’interrogazione, finora senza risposta, sulla mancata attuazione della LR 1/2013.


12
giu 14

La provocazione: “da me solo prodotti della Terra dei Fuochi”

E ben vengano provocazioni come quella di Giuseppe Lanza, titolare di un ristorante di Marcianise, in provincia di Caserta, che ha scelto l’acquisto dei prodotti a chilometro zero. Se non fosse che in queste zone, chilometro zero vuol dire piena Terra dei Fuochi.

Ma Lanza sa che oggi,i prodotti di Terra di Lavoro sono i più controllati d’Italia e quindi così intende sostenere l’agricoltura locale messa in ginocchio da una informazione talvolta (pure in malafede) superficiale.

Per vincere i timori e la diffidenza verso la produzione agricola locale, Lanza ha stilato con Slow Food Campania, con i produttori e con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e la Facoltà di Agraria dell’Università Federico II, un protocollo di analisi eccezionale sugli alimenti freschi che arrivano al ristorante tutti i giorni. E nel nome della trasparenza, tutto sarà pubblicato sul sito web del ristorante.

«L’idea di lavorare con bravissimi agricoltori locali – spiega Lanza – nasce dall’esigenza di offrire prodotti freschi e creare filiere virtuose che stabiliscano un’alleanza tra produttori e consumatori, incentivando un’economia di prossimità che favorisca la salvaguardia della buona agricoltura locale e del paesaggio agricolo. In questa Campania Felix – conclude – ci sono prodotti di eccellenza che ci invidiano nel mondo, non c’è solo la Terra dei Fuochi come molti vorrebbero farci credere».(fonte il Mattino)

 

La questione non è di lana caprina e ne va del pil di una regione intera proprio mentre , alla faccia della solidarietà, si fa a gara a prendere le distanze da quelle terre da cui provengono tante eccellenze gastronomiche italiane. Dalle mele annurche alla mozzarella di bufala.

Qualche mese fa il dottor Donato Ceglie, sostituto procuratore generale della Repubblica, il magistrato che indagò sui fusti tossici e sul disastro ambientale proprio della provincia di Caserta, ha dichiarato in una intervista al Corriere del Mezzogiorno, a proposito della campagna mediatica sull’agroalimentare dell’agro aversano e casertano:

«L’ho detto a Cernobbio: vogliono mettere al tappeto il Sud, colpire i suoi due asset strategici: turismo e agroalimentare». ed ancora «vogliono distruggere la mozzarella e il pomodoro per guadagnare un 6 o 7% di quota di mercato. ».

E allora , anche io, come Lanza, compro solo prodotti controllati della Terra dei Fuochi. E come noi, tutti quelli che da un pò di mesi hanno sceltol’acquisto a chilometro zero dei prodotti della terra. Anche per sostenere la nostra economia.

 


10
giu 14

Finito il clamore, la Terra dei Fuochi continua a bruciare

Quandi esprimevo perplessità sull’arrivo dell’esercito nella Terra dei Fuochi per fungere da deterrente ai roghi, ricevevo commenti piccati di chi era certo la situazione sarebbe cambiata.

Non è cambiato invece nulla. I roghi continuano, eccome.

Monitorati, per quanto possibile dalla pagina Facebook “La Terra dei Fuochi”.

La domanda è: chi continua a gestire il traffico di materiale speciale che viene smaltito in Campania? Perchè non si riesce a smantellare la rete di addetti alla combustione di questi materiali? Le aziende della telefonata di cui all’intercettazione qui sotto (che risale al 2000), che spedivano pneumatici e gomme in Campania, hanno pagato per quello che hanno commesso?

Il miglior deterrente contro i roghi tossici è la rete dei cittadini che monitora costantemente il territorio. Uomini e mezzi andrebbero implementati nei servizi relativi allo spegnimento dei fuochi e alle indagini sui traffici che continuano a condurre in Terra di Lavoro rifiuti speciali da bruciare.


04
giu 14

Gli archeologi che muoiono tra i cantieri della Tav nella Terra dei Fuochi

Un sito archeologico ogni 500 metri, nelle vaste campagne tra Lazio e Campania, dove sorgono i cantieri della Tav Roma-Napoli.

Luoghi in cui team di archeologi hanno affondato ed affondano i propri piedi, nei terreni fangosi, a volte colmi di chissà cosa.  Fatto sta che gli archeologci che hanno lavorato in quei cantieri Tav pare abbiano una particolare propensione ad ammalarsi di cancro.

Il coordinamento scientifico dei lavori è della Soprintendenza che valuta e approva anche i curricula dei singoli archeologi. «Molti di noi si sono ammalati e qualcuno è morto – spiega l’archeologa Lidia Vignola, lanciando l’allarme –. È difficile perfino fare una conta perché molte malattie collegate al lavoro che abbiamo svolto si manifestano con il passare del tempo. So che ce ne sono tanti anche in altre parti d’Italia. Uno dei colleghi più cari che ho è morto di cancro proprio qualche mese fa». Il racconto di Lidia è sconvolgente: gli archeologi lavoravano affondati nel terreno avvelenato a contatto costante con polveri di amianto, con le ruspe in azione che sollevavano terreno in continuazione. «Le stime di Ana Campania (sezione regionale dell’associazione nazionale archeologi) contano già tre morti per cancro tra i 500 archeologi che si sono alternati al lavoro sulla tratta campana della Tav. – spiega Tommaso Conti, presidente di Ana Campania – È chiaro che come accade per gli ammalati di tumore della terra dei fuochi non si sa se sarà dimostrabile un nesso causale tra le condizioni di lavoro svolto sulla Tav per l’archeologia preventiva e le malattie e i decessi. Vorrei fare un appello a tutti i colleghi che hanno lavorato in queste zone di tenere sotto controllo la loro salute perché molte patologie possono manifestarsi anni dopo e insorgere in maniera latente e silenziosa.(fonte Corriere della Sera).

Agghiacciante. Forse anche gli archeologi hanno stili di vita sbagliati. Per 80 euro lordi, che se non andavano a lavorare non ricevevano perchè pagati a giornata. A volte anche di notte, se c’era una scoperta importante, illuminati dai fari delle auto.