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16
apr 14

Terra dei Fuochi: basta con la balla degli “stili di vita”

E’ il j’accuse del direttore generale del Pascale Pedicini, nel corso della presentazione del libro di Padre Maurizio Patriciello

«Abbiamo voluto dire con chiarezza che la mortalità per cancro nelle provincie di Napoli e Caserta, e in particolare in 8 o 9 comuni, ha raggiunto picchi a parer nostro difficilmente, se non in modo capzioso, riconducibili ad errati stili di vita. Ricoveriamo ogni giorno centinaia di persone malate per cancro, la cosa peggiore per queste persone è sentirsi rimproverare di essersi ammalati per una colpa propria».Poi, quello che a tutti gli effetti sembra un attacco a una parte della comunità scientifica, quella che il Dg chiama “l’accademia”. «C’è chi ha sposato un atteggiamento negazionista – dice -, che non ha alcuna base scientifica. La negazione di quello che deve essere l’atteggiamento di un medico e di un uomo di scienza». Pedicini va anche oltre, chiarisce che anche gli appelli lanciati dal Pascale sono rimasti inascoltati. Il Dg aveva infatti proposto un protocollo per screening e diagnosi tempestive, del quale non si è fatto nulla. (Corriere del Mezzogiorno)

Intanto continuano indisturbati i roghi tossici nella zona, questo sì il vero problema che causa i tumori nella Terra dei Fuochi. Nonostante la massiccia presenza dei militari, delle spess cortine di fumo ammorbano l’aria all’alba o dopo le 22.

Continuiamo così, facciamoci del male. Prendiamocela con gli stili di vita.


07
apr 14

Terra dei Fuochi, la certificazione internazionale: prodotti sani

Una delle più grandi organizzazioni internazionali di certificazione, Global Gap, è venuta a verificare. In un documento, inviato in Italia a dicembre del 2013, l’organizzazione chiedeva nuovi campionamenti e analisi straordinarie ai produttori agricoli già certificati presso l’associazione che opera in oltre ottanta paesi del mondo ed è composta da più di cento organismi di certificazione indipendenti e accreditati.

“I risultati dell’indagine hanno dimostrato che tutti i prodotti certificati sono entro i limiti di contaminanti massimi regolamentati dall’Unione europea – si legge nel documento finale, che Fanpage.it ha visionato –  Inoltre, questi valori  sono previsti in condizioni di produzione normali”. Una conclusione che non lascia spazio a dubbi, che si inserisce però in un contesto di allarme e guerra di perizie, sequestri di terreni e dissequestri: con la fuga dei grandi marchi, la confusione su inquinamento e alimentazione, un terrore sparso su tutto che sta affossando l’economia e l’agricoltura. A fronte di nessuna certezza scientifica che vi sia veleno ovunque, nei prodotti delle province di Napoli e Caserta, assistiamo ad un continuo spopolamento e abbandono di campi. (fonte Fan Page)

Secondo Fan Page le analisi ed i prelevamenti sarebbero stati effettuati da persone e società con nessun legame col territorio, proprio per evitare accuse di conflitto di interessi.

I risultati?

Le tracce di piombo rilevate non hanno superato le linee guida e i valori sono generalmente bassi”, si legge nel documento. “Valori – continua – che possono essere spiegati con una contaminazione ambientale generalizzata. Quindi non vi sono indizi per sospettare la presenza di una fonte aggiuntiva di contaminazione nei campi campionati”.  Sono state trovate tracce di cadmio nel 33 per cento dei prodotti campionati, in ogni caso al di sotto dei limiti dell’Ue.  I prodotti sono stati testati anche per le diossine e il risultato è che “sono ampiamente entro i limiti raccomandati dall’Europa e non ci sono indicatori che dovrebbero far dubitare della loro salubrità” (Fanpage.it)


07
apr 14

Terra Mia: dalla protesta alla proposta…ecologica ed enogastronomica

Terra Mia ha organizzato per il giorno 13 aprile 2014 l’evento “Biodomenica di Primavera”, una giornata dedicata ai frutti sani della nostra terra. Questa mostra-mercato si propone l’obiettivo di dare luce ai prodotti biodinamici, biologici e tradizionali che vengono coltivati nei terreni non inquinati della nostra regione, e i cui produttori purtroppo hanno subito un consistente danno economico.

Siamo nati nel settembre del 2013 e in pochissimi giorni, preoccupati per la nostra terra, abbiamo aperto un varco al limite mediatico delle terre avvelenate. Ci siamo vestiti di nero e con un foglio in mano che diceva “LA MIA TERRA E’ AVVELENATA” abbiamo simulato il nostro funerale. Non abbiamo parlato, abbiamo marciato. Ognuno di noi ha portato nel proprio cuore e nelle proprie lacrime il rispetto per le vittime della “terra dei fuochi”. Abbiamo voluto sensibilizzare, e ci siamo riusciti. Il corteo funebre di Aversa ha avuto una eco enorme, tanto da dare il via alla lunga serie di cortei della Campania. Qualcosa abbiamo fatto, ma certo non siamo più silenti come quel giorno.
Oggi il nostro motto è “DALLA PROTESTA ALLA PROPOSTA”: con cadenza mensile ci prefiggiamo di organizzare incontri nel rispetto della natura e dell’ambiente, il primo dei quali si terrà, appunto, domenica 13. Ci saranno dibattiti, visite guidate, spazi dedicati ai bambini, installazioni artistiche e performance teatrali e musicali.
L’iniziativa è in collaborazione con l’associazione culturale Il Dono che da anni, ad Aversa, sostiene il progetto di libreria sociale. La cittadinanza tutta è invitata alla Biodomenica di Primavera; ci aspettiamo tanta affluenza, magari quanta ne abbiamo vista quell’indelebile giorno del corteo funebre. (Terra Mia)


01
apr 14

Altri cento soldati a ffà ammujna…

Basta passare la barriera autostradale di Caserta Sud e svoltare per Villa Literno. O percorrere le stesse zone in treno con un diretto (di fortuna) dopo le 21 o verso le 6, per accorgersi che nella Terra dei Fuochi, i roghi continuano ancora. Ammorbando l’aria e la salute della gente.

Ma ieri, la svolta del Ministro degli Interni Alfano: altri 100 militari dell’esercito, in aggiunta a quelli previti, per la Terra dei Fuochi!

Ma si, abbondiamo, rilanciamo, che ce ne mport…

Allora, autocitandomi:

Da 150 anni, quando le cose al Sud iniziano a mettersi male , c’è sempre la stessa, originalissima soluzione adottata da ogni governo: mandiamo l’esercito!

Come nei film americani, dove è imminente l’attacco alieno, si siedono tutti intorno al tavolo. Vengono messe a tacere le proposte più ragionevoli e, di testosterone più che di testa, si sceglie una soluzione di cui si ignora l’effettiva efficacia, visti i precedenti.

All’ insegna di un italianissimo e, sempre attuale, senso d’empirico facit’ ammuina.

Non voglio essere polemico, ma mi sforzo d’essere ragionevole: che cosa dovrebbe fare l’esercito nella terra dei fuochi (l’Italia è forse l’unico paese al mondo dove l’esercito è stato usato per spalare la monnezza e la neve dalle strade)? Perchè, le sue professionalità vengono sempre usate per supplire alle deficienze della politica (oh incidentalmente mi sovvengono poliziotti e carabinieri usati come servizio taxi per serate più o meno discutibili, del potente di turno)?

Fermare gaglioffi e criminali, mi si potrebbe obiettare. Bene, non può, non essendo organo di polizia giudiziaria. Per farlo deve essere accompagnato da polizia e carabinieri, quindi tanto vale lasciare le cose come stanno e al massimo potenziare gli organici di questi ultimi due corpi.

Mi si potrebbe ancora obiettare: per pattugliare il territorio.

Ma lo sapete che  la più efficace e capillare rete di vedette del territorio è proprio costituita dai cittadini? Sono 20 anni che gli abitanti segnalano e monitorano i roghi tossici, oggi anche sui social.network, il problema è che non sempre viene (ed è stato) dato seguito a queste segnalazioni.Da quando ciò, per fortuna viene attuato, grazie ai riflettori accesi, guarda caso sono stati arrestati criminali che appiccavano roghi.

Lo sversamento dei rifiuti tossici è iniziato con la crisi profonda dell’ agricoltura, dall’ immissione nel mercato. globale di merci a basso costo provenienti dall’ estero.
Per cui i contadini trovavano più redditizio vendere o concedere i campi ai criminali, più o meno consapevolmente, piuttosto che coltivarli. Così morivano i presidi fissi di controllo del territorio.

Quindi a cosa altro potrebbe servire l’ esercito? A dimostrare che lo stato controlla ancora il territorio? Bene, tra tutte, questa è la soluzione che appare più grottesca e patetica agli occhi dell’ ormai scafato cittadino della Terra dei Fuochi. Perchè lo Stato, avrebbe avuto tutto il tempo di fermare questo scempio sin dall’origine. E non lo ha fatto.

Avrebbe anche potuto fermare sul nascere fenomeni criminali organizzati a sistema. E non lo ha fatto.


27
mar 14

Anche l’Abruzzo monnezzaio dei veleni dell’industria italiana

Nessuna regione del Mezzogiorno è sfuggita alla logica della pattumiera al servizio delle aziende nazionali. Anche l’Abruzzo è della partita. Proprio quella regione bucolica e romantica raccontata da D’Annunzio. L’Abruzzo regione verde d’Europa. Da Civitella del Tronto alla Sicilia, siamo coperti. Non manca nessuno.

Creare occupazione con l’industria pesante, chimica e ptrolchimica e poi chissenefrega se lo si faceva, per risparmiare, devastando ed avvelenando un territorio.

E così Bussi, vicino Pescara, si aggiunge all’Ilva, alla Tirreno Power, alla Terra dei Fuochi, a tutta quella vasta congerie di scandali e sozzure pianificate per salvare l’economia italiana dalla morsa della globalizzazione. Più facile questo che progetti e cambiamenti strutturali.

“Sono abituati a vivere nella monnezza, continuino a vivere nella monnezza” riferiva il magistrato Ceglie, ascoltando le intercettazioni dei broker criminali delle ecomafie della Terra dei Fuochi con accenti non proprio meridionali.

A Bussi, vicino Pescara, sono state interrate circa 250 mila tonnellate di rifiuti tossici e scarti industriali della produzione di cloro, soda, varechina, formaldeide, percolati, cloruro di vinile, tricloroetilene e cloruro di ammonio dell’ex Polo chimico Montecatini Edison. Il danno ambientale stimato è di circa  8 miliardi e mezzo mentre per la bonifica occorreranno 600 milioni. (fonte rai news24)

Acqua contaminata per 700mila persone.

Un segreto taciuto per decenni, nella ipocrita e mesta indifferenza degli uomini della politica e delle istituzioni. Nessuno sa e sapeva nulla, del resto, qualcuno gli ha chiesto conto di governare e controllare i territori? Ma no..figuriamoci..

Un avvelenamento lento e costante, indiscriminato, incosciente, in nome della superiore “ragion di stato”, dell’occupazione senza futuro e senza alcuna programmazione se non l’h'ic et nunc della giagulatoria di tangenti che attraversavano tutto l’arco costituzionale negli anni ’80 e ’90, denaro che si recuperava, poi, risparmiando sulla pelle delle persone e sui territori completamente devastati.

Ed i terroni, cui faceva comodo, venduti al gioco sottile delle clientele.

Buona notte anche a te, Abruzzo.


10
mar 14

Brescia: una Terra dei Fuochi al Nord?

Farà storcere il naso alla Pomì, ma molti territori del Nord, come più volte denunciato, sono saturi di rifiuti tossici.

Nel servizio realizzato da Antonio Musella per Fanpage, si racconta il caso di Brescia e della Caffaro, l’azienda che ha prodotto il DDT.

L’industria chimica dagli anni trenta a metà degli anni ottanta ha riversato sulla città 150 miliardi di microgrammi di Pcb inquinando le acque d’irrigazione. I dati sulla salute sono terribili: un terzo delle persone che muoiono a Brescia sono ammalate di tumore.

Ovviamente nessun reportage ad effetto de L’Espresso. I consumatori e i cittadini ringraziano.

PS antropologico: anche in questo caso chi ha inquinato, non aveva coppola e lupara. E dovrebbe far riflettere sul sistema sanzionatorio di certi reati che, negli anni, ha condotto ai biocidi che viviamo oggi.


10
mar 14

Terra dei Fuochi: esaminato nuovo campo ad Acerra, tutto nella norma

Un’altra buona notizia che conferma quanto l’indiscriminata denuncia sulla Terra dei Fuochi, conduca solo ad episodi di autolesionismo che danneggiano l’agroalimentare campano (senza negare il problema ovviamente, ma ancora poco o nulla si sta facendo contro i roghi tossici che appestano l’aria quotidianamente)

Dopo i risultati di un laboratorio tedesco, le rassicurazioni dei comunicati della Coop, oggi anche la Asl di Napoli, rassicura i consumatori su un campo coltivato ad Acerra:

Valori nella norma di cadmio e piombo su un campo di cavolfiori ad Acerra, città del napoletano che rientra nella cosiddetta Terra dei fuochi: è quanto ha fatto sapere il dipartimento di prevenzione dell’Asl Napoli 2 nord, in seguito a delle analisi effettuate in località Calabricito, nei pressi di una discarica sottoposta a sequestro negli anni scorsi, su richiesta del sindaco Raffaele Lettieri, preoccupato da alcune notizie sull’eventuale insalubrità dei prodotti agricoli adiacenti alla stessa.

Oggi l’Asl ha reso noto i risultati delle analisi, chiarendo che sui campioni di cavolfiore «segnatamente ai parametri piombo e cadmio, hanno evidenziato valori nella norma». Le analisi sono state anche pubblicate sul sito del Comune, in modo da rassicurare la popolazione sulla bontà dei prodotti coltivati in alcune zone della città. (Fonte Il Mattino)

 


05
mar 14

Le aziende italiane vogliono nuove Terre dei Fuochi

20140305-085758.jpgChe sia la Campania, l’Africa, la Calabria poco importa: politica ed industria italiana vogliono continuare a sversare come e dove gli pare, impunemente, per ridurre i costi. La competitività (ridotta) della produzione italiana, da Taranto a Caivano, si basa sul risparmio da smaltimento di rifiuti industriali, nella totale incapacità di una riforma strutturale del sistema produttivo e del lavoro.

Ecco il comunicato stampa del Comitato Terra dei Fuochi:

Non siamo sorpresi nel leggere comunicati stampa delle associazioni di categoria contro il sistema di tracciabilità dei rifiuti, né tantomeno crediamo alla buona fede delle istanze portate.
NON ORA, non dopo sette e più anni, necessari per partorire un sistema di tracciabilità dei rifiuti. Oggi le istanze dei piccoli commercianti sembrano costituire la foglia di fico dietro cui nascondere gli interessi delle grandi lobbies industriali.
La storia giudiziaria del nostro paese, ha evidenziato quanto sia stato conveniente per il Sistema Industriale italiano, mantenere un processo di controllo che, agevolmente, consentiva di perdere traccia di centinaia di migliaia di tonnellate di veleni industriali ogni anno.
Siamo invece preoccupatissimi dalle dichiarazioni ambigue del neoministro dell’Ambiente Galletti, che a diversi anni dall’avvio del progetto per il sistema di tracciabilità dei rifiuti, dopo ingenti e sovrabbondati risorse pubbliche spese, si propone con affermazioni di incertezze su una reale volontà di utilizzo del sistema, che riteniamo essere indispensabile per la lotta allo smaltimento illecito dei rifiuti industriali.
Dichiarazioni rilasciate con disinvoltura da chi, per ruolo istituzionale, dovrebbe sentire tutto il peso e la responsabilità di un eventuale fallimento del sistema di tracciabilità dei rifiuti, in ragione del ruolo delle Istituzioni e della politica che, in questi anni, hanno avuto l’onere di controllare, definire e determinarne caratteristiche e costi del sistema stesso.
NON ORA, a più di sette anni dall’avvio del progetto, il fallimento dell’avvio del sistri confermerebbe la ormai intollerabile NON CREDIBILITA’ delle iniziative dei rappresentanti, passati e presenti, del sistema istituzionale del nostro paese.
Tutti sembrano voler continuare a servirsi delle ecomafie per smaltire i loro rifiuti in tutta Italia.
Tutti contro un sistema che è stato ostacolato negli anni e nessuno ha mai avuto veramente interesse a dimostrare se sia veramente funzionante.
NOI, COME CITTADINI, CI SENTIAMO VITTIME DI UN SISTEMA INDUSTRIALE VOLUTAMENTE MONCO DELLA SUA PARTE TERMINALE, FORSE LA PIU’ IMPORTANTE, DEI PROPRI CICLI DI PRODUZIONE. VOLUTAMENTE, PERCHE’ SI E’ VOLUTO LASCIARE MANO LIBERA ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA NEL BUSINESS DELLO SMALTIMENTO ILLEGALE DEI RIFIUTI INDUSTRIALI.
SIAMO VITTIME DI UN SISTEMA ECONOMICO COLLASSATO E CHE HA FATTO PAGARE ALLA COLLETTIVITA’ L’INTERO PREZZO DELLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI PERICOLOSI SCONTATO DEL 95% ALLE AZIENDE.
NON ACCETTEREMO PIU’ MINISTRI, IMPRENDITORI, LOBBIES E ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA CHE VOGLIONO CONTINUARE A LASCIARE QUESTO BUSINESS IN MANO ALLA CRIMINALITA’.
L’AVVIO OBBLIGATORIO DEL SISTEMA DI TRACCIABILITA’ DEI RIFIUTI IN TUTTA L’ITALIA E’ UN OBBLIGO VERSO LE MIGLIAIA DI VITTIME DI TERRA DEI FUOCHI.
NON TOLLEREREMO ALTRI DECRETI E PRESE IN GIRO. VOGLIAMO LA TRACCIABILITA’ IMMEDIATAMENTE !!!

Di seguito riportiamo alcune delle principali dichiarazioni in tal senso:
(ANSA) – ROMA, 3 MAR – “Le istanze avanzate dai ‘ piccoli produttori’ sono tenute nella massima considerazione. E’ infatti in via di perfezionamento un decreto che assoggetta al Sistrisolo imprese ed enti produttori iniziali di rifiuti con piu’ di 10 dipendenti nei settori dell’ industria, artigianato, commercio e servizi”. Lo annuncia il ministro dell’ Ambiente Gian Luca Galletti in una nota…

(ANSA) – ROMA, 1 MAR – Ritardi, aumento dei costi, complicazioni burocratiche: emergono ” dati preoccupanti” da un censimento condotto dalla Confcommercio nel corso dei primi mesi di avvio del Sistri, sistema di tracciabilita’ dei rifiuti. E la Confederazione dei commercianti esprime ” sorpresa e preoccupazione” per la conferma del 3 marzo della data di avvio delSistri anche per i produttori di rifiuti pericolosi, segnalando che il differimento al 31 dicembre 2014 dell’ entrata in vigore delle sanzioni per la violazione alle disposizioni sul Sistri, ” non solo non risolve le criticita’ avvertite dalle imprese, ma produrra’ anche un ulteriore appesantimento operativo ed economico per le stesse”.
Per questo, la Confcommercio auspica che il neo ministro dell’ Ambiente, Gianluca Galletti ” sospenda l’ operativita’ del sistema in attesa di rendere effettive le semplificazioni discusse nei tavoli tecnici di lavoro”, oltre a sospendere il contributo per il 2014.

(Adnkronos) 14 Febbraio 2014 – ” Nelle intenzioni -spiega il presidente di Confartigianato- le nuove regole dovevano rendere piu’ semplici le procedure e gli adempimenti, riducendo anche i costi sostenuti dagli
imprenditori. Nella realta’ e’ accaduto il contrario: in questi 4 anni, le complessita’ sono aumentate insieme con gli oneri economici a carico delle aziende. Il risultato e’ che ora gli imprenditori si trovano a dover combattere con un Sistri che non funziona e con il vecchio obbligo di compilare su carta gli adempimenti in materia di gestione dei rifiuti”. A fronte di questa situazione -conclude Merletti- e’ ora di rottamare il Sistri e di sostituirlo con un sistema di tracciabilita’ dei rifiuti fondato su criteri di trasparenza, efficienza, economicita’ e semplice utilizzo per le imprese. Soltanto cosi’ si potra’ combattere davvero le ecomafie”.
NON TOLLEREREMO ALTRI DECRETI E PRESE IN GIRO. VOGLIAMO LA TRACCIABILITA’ IMMEDIATAMENTE !!! VOGLIAMO CHE SI SAPPIA DA DOVE PARTONO E DOVE VANNO I RIFIUTI DELLE AZIENDE. SIAMO STUFI DEL BARATTO PROFITTI/LAVORO CONTRO LA NOSTRA SALUTE. BASTA FAVORI ALLE LOBBIES E ALLA CRIMINALITA’

04 Marzo 2014


21
feb 14

Prosegue lo sciacallaggio commerciale sulla Terra dei Fuochi

È l’assessore campano Nugnes ad evidenziare il proseguimento dello sciacallaggio commerciale ai danni dell’economia della Regione.

«È inammissibile che una società importante come Eurogroup Italia, che si occupa dell’acquisto e della vendita di prodotti ortofrutticoli per il gruppo Rewe Germania e per Coop Svizzera, nonostante ci siano evidenze analitiche che testimoniano la salubrità delle produzioni agricole locali, arbitrariamente decida di escludere dagli approvvigionamenti i prodotti provenienti dalle aree di Napoli e Caserta»

«I prodotti agricoli provenienti dalle province di Napoli e Caserta – precisa – così come quelli di tutta la regione, sono sanissimi e iper controllati. Purtroppo, però, a causa dei continui allarmismi e di attacchi scellerati che la nostra terra sta subendo da tempo, ancora una volta vengono colpiti e penalizzati gli imprenditori agricoli».

«Si tratta di un danno di dimensioni incalcolabili non solo per l’agricoltura – sottolinea l’assessore – ma anche per l’economia della nostra regione che, in questo modo, rischia il tracollo. Fermo restando che non vorrei che dietro queste scelte si nascondano becere logiche di mercato, ho già dato mandato all’ avvocatura regionale di verificare l’opportunità di adire le vie legali». (fonte Il Mattino, Corriere del Mezzogiorno, Ansa)

Proprio la Coop, leader nazionale della grande distribuzione, qualche mese fa aveva diramato un comunicato su basi scientifiche in cui evidenziava la bontà dei prodotti campani che distribuiva nei propri supermercati.

 


03
feb 14

Capitan Findus, ma non ti stai comportando da “caporale”?

….ed ovviamente intendo la scala gerarchica militare nel senso proposto dall’eterno Totò.

Già, perchè quello che agricoltori e coltivatori lamentano è la scarsa presa di posizione  dell’industria alimentare in questione che, a differenza della Coop ad esempio, ha preferito tagliare in maniera indiscriminata gli approvigionamenti dalle aree di Terra di Lavoro, incluse in quella che viene definita Terra dei Fuochi, piuttosto che effettuare delle analisi per verificarne l’effettiva salubrità.

Cosa che, ripeto, ha invece fatto la Coop.

Ecco l’intervista effettuata dal Fatto Quotidiano all’azienda di surgelati:


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