Crea sito


27
Mag 17

“La terra dei Fuochi? Solo superstizione, come il sangue di San gennaro”

Da Identità Insorgenti:

“La cultura della superstizione dietro la bufala (tutta napoletana) della Terra dei Fuochi. Dallo “scioglimento” del sangue di San Gennaro a quello della divisa dei forestali”. Si intola così il pezzo di tal Silvestro Gallipoli, su Il Foglio di ieri, che insulta migliaia di persone che si sono ammalate di cancro in questi anni nel triangolo maledetto e non solo. Un pezzo dove si sostiene che la terra dei fuochi è una fake news, una bufala, una bugia. Un pezzo che ha già suscitato reazioni, anche se non sparate, come quella del professor Antonio Giordano che ha già dato mandato ai suoi legali di querelare il tizio in questione. Che tutto è  fuorché un giornalista. Noi abbiamo chiesto invece una replica a qualcuno che ha combattuto la malattia, in questi anni. Lei si chiama Maura Messina e la sua malattia l’ha raccontata in un libro, “Diario di una kemionauta”. Affidare a lei una risposta ci sembrava il modo più vero, sano e giusto di rispondere al disinformato di turno. Che avrebbe certamente fatto miglior figura approfondendo la situazione. O, in caso contrario, tacendo. (L.P.)


 

Tre giorni fa le dichiarazioni del Governatore De Luca hanno fatto tirare un sospiro di sollievo ad alcuni. Per un momento mi sono detta: forse mi sono sbagliata? Ieri arriva la conferma di tale bizzarra teoria, quando ho letto il pezzo de “Il foglio” sulla “bufala della terra dei fuochi”.

A questo punto ogni dubbio è stato spazzato via: qui ci si trova di fronte ad una palese mala fede.

La mala fede di chi mette in dubbio uno stato di fatto. Mi spiace darvi questa triste notizia: per chi non se ne fosse ancora accorto, purtroppo, la terra dei fuochi esiste e miete vittime innocenti.

Invito gli increduli a farsi una passeggiata dalle nostre parti, venite a respirare l’aria avvelenata sprigionata dai roghi tossici, a contare i morti, fate un giro negli ospedali e perderete il conto degli ammalati.

Qualche settimana fa ho scritto questo pensiero:

“Sto morendo in terra dei fuochi
Ogni giorno apro gli occhi felice di essere viva. Poi mi ricordo che se sono viva devo respirare, una banalità in effetti… Ma cosa sto respirando?
Respiro l’aria inquinata che lenta corrode pezzi del mio futuro.
Sto morendo, consapevole di star costruendo un futuro con la paura di non aver tempo per viverlo.
Sto morendo piano, ogni volta che vedo, leggo e conosco un pezzetto in più della verità sulla devastazione ambientale. Parlo del biocidio costruito a tavolino da tre attori infami: imprenditoria insana, Stato corrotto e malavita.
Mi sono resa conto che quando vedo un fiocco appeso alle porte, spero ardentemente che quella vita nasca e cresca sana.
E lo spero come se quel figlio fosse mio.
Sto morendo mentre vedo che in fondo non importa a nessuno… non importa che gli esseri umani stiano cadendo uno alla volta. Cadono sotto colpi invisibili, ma devastanti.
Muoio lentamente, consapevole.
Lotto per mantenere una parvenza di sanità mentale rinfrancata da un sorriso sincero figlio della certezza di “essere fortunata”, nonostante tutto.
Fortunata di aver ancora la possibilità di vivere… ma se sono viva devo respirare”.

Sono Maura Messina, 31 anni, napoletana e residente a Villaricca (provincia di Napoli) da molti anni.
Nel 2012 mi sono ammalata di linfoma, trattato con chemioterapia e radioterapia.
E anche per questo non tollero assolutamente che si metta in discussione l’esistenza della “terra dei fuochi”.
Esiste un problema gravissimo di inquinamento ambientale e non sono una di quelli che mettono la testa sotto la sabbia.
Per fortuna la sindrome dello “struzzo” ha colpito poche persone, ma sono molto preoccupata per l’informazione distorta che in questi giorni mira a stravolgere la realtà.
Non è possibile che si dimostri così tanta mancanza di umanità, perché solo una cosa del genere può spingere qualcuno a scrivere che la “terra dei fuochi è una bufala”.

Vorrei poter gridare a tutti che in realtà si tratta di una farsa, ma non è così.

Leggete i dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità circa la salute infantile:«è emerso un quadro di criticità meritevole di attenzione», in particolare «si sono rilevati eccessi nel numero di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori, e, in entrambe le province, eccessi di tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nella fascia di età 0-14 anni»(volume Mortalità, ospedalizzazione e incidenza tumorale nei Comuni della Terra dei fuochi in Campania-2 gennaio 2016). Il documento fa riferimento alla situazione epidemiologica nei 55 comuni delle province di Napoli e Caserta definiti, appunto, dalla legge del giugno 2014 come “Terra dei fuochi”.

Riporto qui la dichiarazione dei “Medici per l’ambiente” (Isde) a seguito delle ultime affermazioni dal governatore De Luca. Isde dichiara «In questa regione nel decennio 1993-2012 le malattie oncologiche pediatriche sono cresciute a velocità doppia rispetto all’andamento del Paese».

In terra dei fuochi non ci si ammala a causa di errati stili di vita, la dimostrazione è data proprio dall’incidenza dei tumori nei bambini. Per logica è ovvio che ai bambini molto piccoli non si può imputare alcuno “stile di vita” scorretto.

Questi sono dati.
Questa è la realtà.
Qui si muore davvero.
Attenzione alle bufale, quelle vere.

Maura Messina


08
Nov 16

Terra dei Fuochi e quei terreni mai inquinati. Chi approfittò del clamore?

caporalato2

Lo confesso, fui tra i primi ad appassionarmi in maniera compulsiva del contenuto delle denunce della buonanima del boss pentito, Schiavone, sull’inquinamento dell’agro identificato dai confini della Terra dei Fuochi.

Ne seguirono mesi (e qualche anno) di campagne deleterie e generalizzate per tutto il comparto agroalimentare campano, messo letteralmente in ginocchio da notizie sovente prive di fondamento. O interessate. I primi dubbi, sulla buona fede di certe informazioni, mi sorsero con le pubblicità dei colossi del cibo surgelato i quali, pubblicizzavano i propri prodotti, tenendo con solerzia a sottolineare che la provenienza non fosse campana, da una parte. Dall’altra in qualche caso, sorse il sospetto che finissero per comprare l’ortofrutta sottocosto dagli agricoltori disperati proprio dell’agro casertano. I dubbi si accentuarono quando il magistrato Donato Ceglie parlò di una campagna volta, dolosamente, ad affossare il settore dell’ortofrutta campano, per avvantaggiarsi di quote di mercato nazionali (intorno al 6/7 %), rese disponibili dalla crisi dall’assenza dell’agroalimentare  infettato dalla campagna mediatica indiscriminata, priva di prudenza, sulla Terra dei Fuochi.

Proprio in quel periodo, però, scoprii su Facebook, una task force, Pandora, diretta dalla dottoressa Paola Dama, che dati alla mano cercava di dimostrare che gran parte dei terreni sequestrati (con grave danno per il tessuto economico di “terra di lavoro”) avrebbe potuto essere in realtà non contaminata.

Oggi leggo il loro comunicato stampa inequivocabile: Dissequestro dei pozzi e delle relative colture a Caivano.

Era novembre 2013 quando a Caivano, con enorme clamore mediatico, furono sequestrati i primi 13 pozzi agricoli assieme ai 43 ettari di pregiate colture orticole che quei pozzi provvedevano a irrigare. L’ipotesi di reato era quella di “avvelenamento delle acque dei pozzi” con conseguente “avvelenamento delle colture ivi effettuate destinate all’alimentazione umana”: nelle acque irrigue, era stata rilevata la presenza di fluoruri, manganese, arsenico e solfati.
Oggi a distanza di tre anni quei parametri sono stati riconosciuti dall’ARPAC e quindi dalla Procura di chiara origine naturale. Da qui e’ seguito il dissequestro dei terreni. Per quelli in cui si sono ritrovati contaminati che superano le CSC (concentrazioni soglia di contaminazione) di chiara origine antropica e’ prevista la caratterizzazione del sito, per la definizione, questo significa che sono siti potenzialmente contaminati.

La Task Force Pandora fin dal primo momento ha seguito questa triste vicenda che ha fatto rimbalzare il nostro comparto agroalimentare alle cronache, additandolo come prima causa di morte del nostro territorio.
Uno dei più gravi e scellerati atti di disinformazione portati avanti da gente che ha correlato l’inquinamento dei terreni, alla frutta e verdura contaminata e quindi alla patologia tumorale.
Purtroppo ai non addetti ai lavori non e’ facile comprendere la complessità dei meccanismi che sono alla base dei fenomeni, che solo una persona preparata e competente e’ in grado di spiegare. Oggi siamo qui a riparare i danni di un disastro innanzitutto sociale, culturale e di conseguenza ambientale. La scarsa conoscenza ci induce inevitabilmente a perseverare negli errori che non salveranno vite umane e non possiamo ancora tollerare che certi argomenti vengano portati avanti dai testimonial di turno.
La Task Force Pandora ha anche collaborato alla stesura della proposta di legge presentata lo scorso 27 maggio del 2016 dall’On.Gianpiero Zinzi, Presidente della III Commissione Speciale su Terra dei Fuochi, Bonifiche e Ecomafie, proprio per la definizione dei valori di fondo, mancando in Campania (come si leggera’ nel decreto qui linkato) il regolamento, previsto dall’articolo 241 del D.Lgs.n. 152/2006.

 


28
Apr 16

Terra dei Fuochi: contadini minacciati coi mitra

317173_2169400167087_7678783_n

Sono anni che mi diverto a rispondere ai vari Rondolino, Velardi, Liguori, Adinolfi i quali sostengono la totale e assoluta colpevolezza dei campani nello sversamento illecito dei rifiuti. Ci hanno detto che avremmo dovuto ripulire a nostre spese, che eravamo un “popolo di merda”.

Mi sono divertito a pubblicare pure il documento ufficiale con cui il PCI di Casal di Principe , nel 1988, denunciava lo sversamento di rifiuti. Il Ministro dell’Ambiente nel 1988 era Giorgio Ruffolo del PSI. Ministro degli Interni, da Aprile dell’88, Antonio Gava.

Quest’oggi un nuovo tassello da aggiungere al mosaico viene da don Delio Pellegrino, nel Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta). Il sacerdote, amico di don Diana, ha dichiarato:

«Durante la confessione appresi di rifiuti tossici sversati di notte a Santa Maria la Fossa. nella discarica di Parco Saurino, e di contadini che venivano prelevati e minacciati con il mitra per agevolare le operazioni»

Cara opinione pubblica italiana, la colpa era dei cittadini, vero? Gli stessi che venivano tacciati di essere camorristi quando manifestavano contro la discarica di Chiaiano?

Soltanto nelle repubbliche rette dal narcotraffico, uno Stato è talmente privo del controllo del territorio da consentire alla criminalità organizzata di minacciare la popolazione che protesta con dei MITRA. 

Altro che denunce, ve lo immaginate il contadino che avrebbe dovuto denunciare (e in qualche caso ha pure denunciato a vuoto) in un luogo dove veniva consentito che la gente venisse letteralmente “rastrellata”?

Questo succede a Gomorra, quella vera, non quella raccontata per fare quattrini. Questo a succede a Gomorra dove l’aspettativa di vita è inferiore di ben 5 anni rispetto ad “altrove”.

Questo succede a Gomorra, dove la politica dei partiti si confonde con la politica dei clan, dove i cittadini che reclamano diritti vengono diffamati sulla stampa (chissà fino a che punto in buona fede) come manifestazione delle infiltrazioni camorristiche.

Questo succede a Gomorra, dove nelle inchieste anticamorra è finito pure il presidente del partito del Premier e del Governatore della Regione.

Questo succede a Gomorra dove, comunque vada, è sempre colpa della popolazione che, dalla legge Pica in poi, gode di presunzione di mafiosità.


03
Nov 15

Quei dati sul biocidio che non interessavano alla Rai e che colpirono l’agroalimentare campano

Badate, quello che va avanti da anni da una parte dei settori della comunicazione, non è una informazione corretta ed oggettiva. Ma una narrazione cui segue sempre una analisi antropologica, sociologica (ed etnica, sic!) dal sapore latamente razzista, spesso (non sempre) in mala fede Questa narrazione finisce per contribuisce ad aumentare disoccupazione e diminuisce di conseguenza il pil, altro che piagnisteo. Perchè? Ve lo spiego.

Il paventare una emergenza rifiuti (lo ripeto ancora una volta lo scorso anno la Campania ha superato la Toscana nella raccolta differenziata) che non c’è, o il “Napoli indecorosa” urlato col leghista accanto ( vi ricordate il suo coro “senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani?”), nell’era della comunicazione globale ha una portata devastante se non usato con giudizio. Perchè finisce per creare una idea distorta o altera il giudizio di chi vive in Paesi lontani, che la realtà di Napoli, e dell’eterna campagna elettorale italiana, non ignora completamente. Come se il degrado o l’illegalità fossero un concetto generale ed astratto solo su base geografica (che è poi il criterio che giustifica le tariffe RC auto più alto in talune aree del Paese piuttosto che in altre) Così come spingere sull’acceleratore della microcriminalità solo a Napoli o al Sud, senza raccontare di Bagheria che si ribella al pizzo, è mistificatorio. Andatevi a guardare le ultime classifiche sulla percentuale dei reati commessi (ah non uscitevene con la storia che al Sud i reati non si denunciano, potete scaricare da qui un Rapporto sulla Criminalità del Ministero degli Interni, all’epoca di Maroni, che da pagina 38 specifica bene la questione).

Lo stesso processo è stato utilizzato contro l” agroalimentare, uno dei due principali driver dell’economia meridionale (il magistrato Ceglie si spinse a dire che c’era una precisa strategia volta a colpire il settore campano per recuperare quote di mercato). Si chiama “reputation”, più è alta, più il tuo prodotto vende e vende ad un prezzo buono e giusto.

Ora guardate cosa scrive oggi la dottoressa Paola Dama, ricercatrice all’Ohio University e fondatrice della Task Force Pandora, che da tempo studia in maniera oggettiva la situazione della Terra dei Fuochi:

dama

Mi rivolgo ai napoletani: ogni volta che bollate tutto a prescindere come vittimismo e piagnisteo, state fornendo solo un alibi a chi al Sud non ha alcuna intenzione di investire e soprattutto contribuite a creare disoccupazione per voi e per i vostri figli. A meno che non facciate parte dell’elite che con lo Sputtanapoli ci campa e si è creato solide rendite di posizione.

 


17
Ott 15

Il bluff dei 450 mln di euro per la Terra dei Fuochi

20140305-085758.jpgIn principio fu mandato l’esercito per risolvere il problema dei roghi tossici nella Terra dei Fuochi. Volontà inutile e velleitaria, le perplessità che ebbi modo di esprimere risultarono fondate: i roghi tossici non si sono mai spenti. Del resto cosa avrebbero dovuto o potuto fare i militi?

Ora però è tutto a posto: il governo ha stanziato 450 milioni di euro per la Terra dei Fuochi. A parte il fatto che la cifra sarà, nei fatti, di gran lunga inferiore a quella dichiarata, ma si rivelerà un rimedio peggiore del male.

Lo spiega Padre Maurizio Patriciello dalle pagine di Avvenire:

Leggiamo che il governo ha stanziato 450 milioni di euro, per risolvere il problema della “terra dei fuochi”. Va detto subito che questo denaro servirà solo a smaltire le maledette “ecoballe” che in modo vergognoso e irresponsabile furono ammassate a “ Taverna del re” a Giugliano, nel Napoletano, durante le emergenze tra il 2000 e il 2009. “Ecoballe” che di “eco” non hanno mai avuto niente. Al contrario, nessuno, fino a oggi, è in grado di dire con esattezza che cosa contengono per davvero. La colossale menzogna delle “ecoballe”. Finalmente si parte? A rischio di ripeterci, abbiamo il dovere di ricordare che per “ Terra dei fuochi” si intende la fascia di territorio a cavallo delle province di Napoli e Caserta, dove era ed è possibile imbattersi in enormi roghi di fumi neri come la pece e puzzolenti come la peste. Roghi sui quali bruciavano, e bruciano tuttora, in particolare gli scarti di industrie che lavorano in regime di evasione fiscale. Le migliaia di scarpe, borse, vestiti, cappotti, giubbotti e tanta altra mercanzia, fabbricati in nero, producono pericolosi scarti che per forza dovranno poi essere smaltiti in nero. È risaputo che diverse industrie del nord Italia, per risparmiare sul costo dello smaltimento, complice una legislazione che ha consentito e ancora consente di imbrogliare, affidano a intrallazzieri disonesti i loro rifiuti da occultare da qualche parte.


19
Mag 15

Ciro e il Pianeta dei Fuochi: come raccontare la Terra dei Fuochi ai bambini

Ho scoperto quasi per caso questo ebook scaricabile gratuitamente. Si intitola Ciro ed il Pianeta dei Fuochi ed è un racconto, rivolgo ai bambini, sul dramma della Terra dei Fuochi prodotto dal laboratorio di Comunicazione della Campania nell’ambito del Laboratorio di Comunicazione Sociale di FQTS Formazione Quadri del Terzo Settore.

Una favola per grandi e piccini che restituisce attraverso gli occhi di un bambino la triste condizione della terra dei fuochi. Ciro, un bambino come tanti è in cucina con la sua mamma e gioca a fare l’astronauta. Un viaggio alla scoperta di nuovi mondi pieni di mostri da sconfiggere.
Una storia che invita a riflettere sull’ ambiente, sui doveri civili, politici e sociali, una favola che sprona ad aprire gli occhi, a denunciare, ad assumersi precise responsabilità.

Se avete un dispositivo Android potete scaricarlo qui, se avete un dispositivo Apple, invece, qui.


02
Apr 15

SMA Campania: l’app per fotografare e segnalare roghi tossici nella Terra dei Fuochi

Se l’idea servirà oppure no lo vedremo in seguito, non per la negligenza dei cittadini ma per l’intervento più o meno efficace delle forze dell’ordine (poche), fatto è ho scoperto che che è possibile scaricare una applicazione sul proprio smartphone per denunciare la presenza di roghi tossici alle autorità competenti.

L’app creata dalla SMA Campania lintende fornire un innovativo servizio al cittadino che, attraverso il proprio cellulare potrà segnalare istantaneamente eventuali incendi tossici nelle vicinanze.

Attraverso questa app, disponibile per Android e per Iphone su Google Play e sull’Apple Store, potrai dare il tuo contributo attivo alla lotta agli incendi boschivi, e favorire un rapido intervento sul territorio Campano. Per inviare una segnalazione è sufficiente scaricare l’app, aprirla e dopo aver compilato i dati richiesti, inquadrare con la fotocamera del cellulare l’incendio e scattare una foto. Semplice come un selfie, utile come una chiamata di emergenza.

Ripeto, sono abbastanza scettico sull’iniziativa perchè l’esperienza ha dimostrato che le segnalazioni dei roghi non mancano, anzi, esistono già (da anni) gruppi sui social network che forniscono in tempo reale l’ubicazione dell’evento incendiario doloso che viene denunciato anche alle autorità competenti. Staremo a vedere, nel dubbio basta testare la app e provarne l’efficacia, confidando in una riuscita migliore dell’invio dell’esercito la cui presenza non ha affatto scoraggiato i roghi.

Nel frattempo, il giudizio degli utenti che hanno scaricato l’applicazione è nella media.


12
Mar 15

Vedi il fiume di percolato quanto è bello, spira tanto sentimento

La denuncia è degli osservatori civici di L’Eco della fascia costiera. “Nonostante non piova  – sostengono – i liquami sorgono dal suolo. Segno che il terreno è saturo e non viene emunto. Quindi le acque piovane che il terreno non riesce più ad assorbire si mescolano con l’affiorante e diventa un tutt’uno. E la Terra dei veleni continua ad irrigare i campi”.

La Resit è il paradigma perfetto ed emblematico della vicenda della Terra dei Fuochi e degli accordi suggellati  tra le aziende del Nord, tipo l’Acna di Cengio nella fattispecie e la criminalità locale campana ed i loro accoliti prezzolati (criminali di strada e colletti bianchi), a danno della Campania Felix e dei suoi cittadini.

Nella Resit a iniziativa dei clan, e dietro una facciata di legalità rappresentata da false attestazioni, sono state scaricate nel corso degli anni 341.000 tonnellate di rifiuti pericolosi, tra questi 30.600 tonnellate di ogni sorta di schifezze chimiche provenienti dall’Acna di Cengio che si trovano ora sotto terra a meno dodici metri.( Corriere del Mezzogiorno)

E lo Stato resta a guardare, son terroni che ci volete fare…se si ammalano in certe aree è solo colpa dei cattivi stili di vita (come ebbe a riferire quella tal ministra).

 


17
Feb 15

Cento milioni di euro di danni all’agroalimentare campano, chi ci ha guadagnato?

Raccontavo proprio ieri, dati Eurispes alla mano, del boom delle agromafie nostrane che hanno macinato utili, nel 2014, nonostante la profonda crisi economica a dimostrazione del fatto che in Italia il settore agroalimentare è strategico e, in particolare, è una delle due gambe su cui si muove, insieme al Turismo, l’economia della Campania (o almeno era).

Lo era perchè nonostante i suoi 500mila ettari di superficie agricola (come Catalogna e Puglia), il comparto dell’agroalimentare campano ha subito, negli ultimi anni, un danno economico di oltre cento milioni di euro.

Dalla mozzarella ai pomodori, passando per le cipolle ed il caffè, un intero settore è stato messo alla berlina da una serie di scandali e da azioni mediatiche (secondo qualcuno create a tavolino) che gli hanno sottratto importantissime fette di mercato. Basta l’immagine, virale sui social network, di un limone malformato perchè affetto da un comunissimo parassita, a paventare, anche quando non occorre, l’incubo incombente sulla salute, proveniente dalla Terra dei Fuochi e a suscitare la psicosi del consumatore che, con le sue scelte, filtrate da una comunicazione artefatta, manda al macero prodotti sicuri e mette in ginocchio aziende sane.

Se ne è occupato ieri Luciano Pignataro dalle pagine de Il Mattino mettendo in evidenza un episodio emblematico:

Esemplare la vicenda di Gaia, principale azienda produttrice di Cipolle di Montoro in provincia di Avellino, un territorio a oltre 60 chilometri dall’area a rischio, esportatrice in Germania di prodotti bio di quarta gamma. Ebbene i tedeschi hanno bloccato la vendita e sottoposto la merce a nuove analisi, a spese dell’azienda. «I risultati -spiega il propietario Nicola Barbato – sono stati di assoluta sicurezza per la salute e abbiamo ripreso ad esportare».
Ma anche quei 5000 euro spesi per fare le analisi rientrano nei danno subiti dal nostro sistema agroalimentare.

 

Dalle successive inchieste gastronomicamente psicodrammatiche sul caffè napoletano che faceva schifo, passando per la pizza cotta nel forno a legna e quindi cancerogena, un carosello di allarmismo ingiustificato che, accostato a quello della Terra dei Fuochi, ha dato un ulteriore mazzata al comparto agroalimentare campano. L’ultimo caso quello di due settimane fa:

in una trasmissione di Rai Due si parlava di brucellosi con una mozzarella
in studio omettendo di dire che il livello di incidenza di questa malattia in Campania è sotto la media nazionale e che, soprattutto, non c’entra nulla con il latticino perché per produrlo bisogna riscaldare il latte a una temperatura in cui tutti i batteri muoiono.

 

Disinformazione (in malafede?) che, lo ripeto, ha provocato un danno economico alla regione di 100 milioni di euro. Ma il mercato globale è liquido, quei soldi sono andati a finire certamente da un altra parte. Chi si è arricchito? Sempre Luciano Pignataro scrive che il vuoto lasciato dall’agroalimentare campano è stato colmato dalle:

aziende di pomodori del Nord, multinazionali che hanno vantaggio dalla difficoltà della dop nonostante che le uniche mozzarelle sequestrate siano state quelle blu riconducibili alla Granarolo. Per non parlare dei mediatori di ortofrutta che hanno fatto «girare» i prodotti campani dal Lazio e dalla Puglia. Nel frattempo nasce il marchio Mozzarella Stg sostenuto da Zaia e molti hanno iniziato a riconvertire gli allevamenti
da bovini in bufalini.

 

Se poi a tutto ciò aggiungiamo i dati sulle agromafie che, a differenza del saldo negativo campano, non hanno registrato alcun segno meno, beh il quadro appare ancora più inquietante. O, probabilmente, esplicativo.


14
Feb 15

Risolvere il problema nella Terra dei Fuochi? Acquistate altre dieci, cento, Carditello

Esercito? Droni? Milioni di euro spostati dalla Terra dei Fuochi all’Expo? La soluzione al dramma dell’area a Nord della Campania è semplice e proviene direttamente dalla mano lorda di sangue e rifiuti tossici della camorra.

La notizia è di questi giorni, nuove (le prime qualche mese fa) minacce, inviate a Il Mattino, all’ex Ministro Massimo Bray, un deputato meridionale, salentino per la precisione, che faceva il Ministro dei Beni Culturali nel Governo Letta. Un uomo che senza scendere a compromessi con nessuno fece quello che lo Stato avrebbe dovuto fare, riprendersi la Reggia di Carditello nella piena disponibilità della criminalità organizzata, dal dì che, come scrive Gian Antonio Stella dopo l’Unità d’Italia nel bottino del re Vittorio Emanuele II, che già aveva le sue tenute dove sfogare la passione venatoria a Venaria e a San Rossore, la reggia agreste fu affidata perché se ne occupasse all’allora capo della camorra locale. Il primo di tanti errori e tante scelleratezze. Che importava, ai Savoia, di quella meravigliosa proprietà terriera.

Fino a quando, affascinato dall’Angelo di Carditello, la buonanima di Tommaso (e da associazioni che parlavano di Carditello quando gran parte degli intellettualoidi radical chic credeva si trattasse di un liquore aromatico e di un capriccio da “suddisti bobbonici”)che se ne prendeva cura a gratis, come sovente accade da queste parti, tra la gente che ama visceralmente la propria terra e non fa notizia e che cerca di supplire alle carenze dello stato (nonostante gli stereotipi diffusi a certe latitudini forse per spostare l’attenzione da affari oggetto delle cronache giudiziarie, chissà) un ex ministro dei Beni Culturali, Massimo Bray, in punta di piedi decise di riacquistarla e toglierla alla disponibilità di quella vasta congerie di individui che ne disponevano un pò come volevano. Rispettando, la vasta congerie, se vogliamo, proprio il primo affido fatto da Vittorio Emanuele II. Un monnezzaio per i comodi altrui, proprio come hanno fatto con la Terra dei Fuochi nei cui confini, ironia della sorte, Carditello si ritrova.

Come diceva Raffaele del Giudice in “a Biutiful Cauntri” , riferendosi alla provincia di Caserta: hanno reso questo posto un posto di merda, senza un museo, un cinema, un centro d’aggregazione, un centro culturale, una università, coscientemente. Perchè altrimenti non avrebbero potuto interrarci monnezza tossica proveniente da ovunque e trasformarlo nella pattumiera d’Italia. Carditello ha dimostrato che lo Stato può togliere, concretamente, terreno alla camorra e restituire esperienze di “bello” alla popolazione.

Al di là della retorica Bray ha rimesso un presidio dello Stato in un’area che evidentemente è cruciale per gli interessi malavitosi, per questo motivo, la seconda tranche di minacce che forniscono la risposta a come risolvere il problema della Terra dei Fuochi e della criminalità organizzata diventata sistema: creare luoghi d’arte, di interesse pubblico, di “presenza” fisica dello Stato. Sempre che quest’ultimo abbia interesse a farlo visto che Bray è stato rimosso dal tandem Renzi/Delrio che ha pure spostato a Milano i soldi destinati alle aree interessate.

C’ero anche io, un anno e mezzo fa, a Carditello anche per ringraziare Bray, che quel giorno sembrava Luigi Necco quando faceva i collegamenti dal San Paolo negli anni di Maradona, con gente intorno che lo acclamava. Credetemi, c’era tanta, tanta gente quel giorno, come da chissà quanto tempo la piccola reggia non la vedeva. Altro che omertosa. Era lì. Presente e sfrontata.

L’acquisto di Carditello ha dimostrato a loro (e alla camorra che controlla il territorio con logiche e direttive colonialiste, seguendo logiche proprie ed altrui) che non meritano solo monnezza e tumori,e che possono aspirare al bello, ai luoghi dell’arte e a briciole di sviluppo e turismo. L’Armageddon dell’interramento dei rifiuti tossici, mettetevelo in testa, è iniziato con la crisi dell’agricoltura in Terra di Lavoro che ha eliminato le sentinelle di controllo fisico del territorio ed ha costretto tanti a “concedere”, consapevolmente o inconsapevolmente” terreni ai signori delle ecomafie.

Volete risolvere il dramma della Terra dei Fuochi? Acquistate altre cento Carditello.

PS: nel frattempo già dopo le prime minacce, Massimo Bray è finito sotto scorta, pur non avendo scritto alcun best seller di successo o sceneggiato serie televisive di grido. Solo per aver fatto il proprio dovere ed aver restituito brandelli di dignità ad un territorio.