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17
Apr 16

I sindacati lucani snobbati da Trenitalia

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Pino Aprile sulla propria pagina Facebook da conto di una vicenda tutta italiana:

È passata quasi come una non-notizia una faccenda che avrebbe dovuto suscitare indignazione, proteste, imbarazzi in Parlamento e nel governo, prese di posizione dure e ufficiali da parte di ministri.

Di cosa parlo? Della trasferta di un centinaio di sindaci lucani che si sono recati a Roma, per chiedere a TrenitaliaDellaLegaNord di rendere i collegamenti con la loro regione meno da Terzo Mondo (ops, chiedo scusa, non si può più dire: quello che fa TrenitaliaDellaLegaNord nel Mezzogiorno non è consentito nel Terzo Mondo). I dirigenti dell’azienda non si sono nemmeno degnati di riceverli i sindaci, di ascoltarli. Manco fare finta. Dinanzi alle insistenze, hanno mandato da loro qualcuno con funzione di usciere a liberare il passaggio dai disturbatori.

Se la maledetta TrenitaliaDellaLegaNord ha potuto sbattere in faccia a cento rappresentanti delle istituzioni e dei cittadini, lì con la fascia tricolore, tutto il disprezzo, il fastidio, il razzismo che contraddistingue questa azienda che mangia a sbafo con i soldi nostri e ci sputa in faccia i noccioli, è solo perché si sente al sicuro e spalleggiata dai governi anti-meridionali che si sono succeduti, con particolare virulenza, negli ultimi vent’anni e passa.

Se questo accade, è solo (inutile nascondersi dietro un dito) perché sia quei governi che TreniItaliaDellaLegaNord sono gestiti dagli stessi poteri, di cui si intravede presenza e identità nella distribuzione degli appalti e delle tangenti, oltre che nella imposizione del dove investire e come.

I personaggini messi a far finta di governare, gestire ministeri e ferrovie sono meri esecutori di strategie e spartizioni decise altrove, con il silenzio e la nutrita connivenza dei rappresentanti politici meridionali, di qualunque colore (dominante, di fatto, è quello dei soldi). Poche e ininfluenti le eccezioni.

Per questo ci si può permettere di sbeffeggiare pubblicamente e impunemente i meridionali (dicendo che, per fare le ferrovie al Sud, dopo un secolo e mezzo, i geologi devono prima analizzare le rocce), come fa, con foreste di peli sullo stomaco, quel Graziano Delrio che in dieci anni sindaco a Reggio Emilia non si è mai accorto che la sua città diventava “il bancomat della ‘ndrangheta”, nonostante avesse persino affrontato, per la prima volta in vita sua, nientemeno che il superamento della latitudine terrona, in gita istituzionale con fascia tricolore a Cutro, nel Crotonese, per arruffianamento-voti, si presume (foltissima e potente la colonia cutrese a Reggio Emilia), per la festa del santo patrono: nel feudo del boss Grande Arachi, imprenditore a Reggio Emilia.

Per questo è così importante l’iniziativa, finalmente, dei cento sindaci lucani (complimenti; bravi), guidati dall’assessore regionale ai trasporti, Aldo Berlinguer, dal presidente dell’Associazione dei sindaci lucani, Salvatore Adduce (il sindaco che ottenne per Matera la nomina a capitale della cultura 2019 e che il Pd trombò immediatamente dopo, alle elezioni successive, per rispettare, a occhio, la regola che nessuno deve emergere oltre la nota troika al servizio di ogni governo e il cui silenzio è stato molto istruttivo, in occasione del recente scandalo petrolifero), e dai presidenti delle Province di Potenza, Giuseppe Valuzzi e di Matera, Francesco De Giacomo.

La colleganza, in politica, e soprattutto all’interno dello stesso partito o allo stesso livello di carriera (sindaci) è normalmente “odio vigilante”. Quindi essere stati capaci di agire insieme, per un obiettivo sacrosanto e comune, va a tutto merito e onore dei sindaci e degli altri esponenti delle istituzioni lucane che hanno dato vita a questa civilissima protesta. Il che fa risaltare ancora di più l’immondo comportamento dei dirigenti di TrenitaliaDellaLegaNord: una vergogna che andrebbe punita come merita, se chi dovrebbe farlo non fosse legato mani e piedi alle stesse logiche. Chiamiamole così.

Verrebbe da pensare che i sindaci, considerato l’andazzo di questo governo e dei precedenti, e dei criteri trenitalioti, non dovevano rivolgersi ai dirigenti dell’azienda, che conteranno come il due di coppe con briscola a denari, nelle scelte, ma, come il papà della ministra Boschi, chiedere consiglio a Flavio Carboni, di comprovata autorevolezza massonica “deviata” (da che?), dalla P2 in poi, sino a oggi, debitamente munito, come si conviene per essere importanti, in Italia, di una condanna definitiva; o rivolgersi a Denis Verdini, guardiano di Renzi e grande ammiratore del condannato definitivo per mafia Marcello Dell’Utri. Sono questi quelli che contano (di cui si sa; poi ci sono quegli altri…).

Soltanto questo genere di logiche depravate e degradate può spiegare la “regionalizzazione” del traffico ferroviario, per rendere “federale”, ovvero razzista, persino il treno. Per legge. Il che comporta che solo le regioni più ricche (con sistematica sottrazione di risorse alle altre) possono permettersi un trasporto ferroviario meno indegno.

E non se la passano meglio le zone interne del Nord, diciamo le linee che interessano i lavoratori meno facoltosi, i pendolari. Le ferrovie decenti sono per il Nord e per i ricchi. Ai molti è concesso di pagare il privilegio ai pochi. Persino lo sciopero penalizza, come nel caso del più recente (e non solo), i pendolari, ma lascia correre i treni ad alta velocità. Vorremo mica infastidire lorsignori? Quindi, la difficoltà, a opera dei sindacati, è stata creata per i meno abbienti.

Ma questa iniziativa dei sindaci lucani è un segnale importante; da sostenere, coltivare, far crescere. Se si adoperassero per estendere la loro protesta, tutti dovremmo aiutarli. Questa mossa può essere l’inizio di qualcosa, a cui ognuno dovrebbe contribuire, senza badare a colore politico, simpatie e antipatie.

I lucani sono quattro gatti (ottimi generali, ma senza esercito); sono lenti a muoversi, ma quando lo fanno, fermarli è dura (Tutt ‘e paise da Baselecat, se so’ scetat e vonn luttà). Chiedete a Carmine Crocco, a Ninco Nanco.

Il nemico è lo stesso per tutti: TrenitaliaDellaLegaNord e quel pungo di affaristi che usa governo e azienda per i propri comodi (non crederete mica che quando l’immondo governo Renzi-Delrio ha destinato 4560 milioni di euro per le ferrovie, 4500 da Firenze in su e 60 da Firenze in giù, lo abbia fatto perché “hanno deciso”, eh? Qualcuno ha deciso, certo; ma non loro). Di questo passo faranno, non rimpianti da nessuno, la fine dell’Alitalia: il Sud non perderebbe niente, avrebbe solo da guadagnarci.

Ma queste logiche che paiono imbattibili temono una cosa sola: la gente che si muove. Intanto, potremmo far sapere a TrenitaliaDellaLegaNord cosa pensiamo del loro modo di agire. Poi non sarebbe male, a partire dalle volontà che cominciano a manifestarsi, costruire una opposizione ferroviaria meridionale.
Scanniamoci pure fra di noi, ma tutti insieme contro di loro.


12
Ott 15

Irpinia: quei binari dove non passano treni

Li ha definiti “binari dell’abbandono”, una bella inchiesta di Lorenzo Giroffi per Radio Radicale. Racconta di quel Sud senza treni che spesso vado denunciando dalle pagine virtuali di questo blog.

Da mezzo di inclusione, a mezzo di esclusione. Radici che contribuiscono ad allontanare il Sud dal resto d’Europa e che concorrono ad aggravarne problemi antichi quanto questo Paese.

In Campania, e soprattutto in Irpinia, Trenitalia ed i referenti istituzionali dal 2010 hanno però deciso di dismettere numerosi collegamenti di cittadine montane. Lo stesso capoluogo di Provincia, Avellino, ha una stazione ormai fantasma, con quattro treni durante tutto il giorno: due verso Salerno e due verso Benevento. Le conseguenze sono l’abbandono dei centri abitati e l’incremento del traffico su gomma. Una decisione che non è piaciuta a tutti: Francesco Celli, di Info Irpinia, denuncia ad esempio l’alto numero di incidenti sulla strada di collegamento dell’Ofantina, mentre Agostino Della Gatta, di Irpinia Turismo, propone da anni il ripristino della vecchia tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta. Sarebbe un’opportunità, secondo Della Gatta, non solo per venire incontro alle esigenze di giovani o anziani senza patente, ma anche per valorizzare l’area da un punto di vista turistico.
Qualche anno fa, inoltre, diverse associazioni irpine si sono riunite inLocomotivi, un movimento che tra le altre cose ha portato le carrozze a circolare nuovamente sull’Avellino-Rocchetta in occasione delle giornate per la riscopertadel territorio. (Fainotizia.it)


12
Set 15

Una nuova flotta di treni Trenitalia per i pendolari non meridionali

Ci sono regioni dove i treni mancano ed altre che avranno la fortuna di godersi la nuova flotta di treni Trenitaglia. La notizia era stata anticpata dal Sole 24 Ore e trova conferma in numerose testate regionali di Emilia Romagna e Veneto.

L’investimento sarà di i 4,5 miliardi di euro : 300 treni elettrici ad alta capacità (cioè con oltre 450 posti a sedere), altri 150 elettrici a bassa capacità (meno di 450 posti) e 50 convogli a trazione diesel. Una prima tranche sarà composta da 96 treni per le ferrovie dell’Emilia Romagna (760 milioni di euro). Ops la regione del Ministro Delrio.

La notizia fa il paio con un incremento dell’offerta per i pendolari della Regione Veneto:

„Sulla linea Verona – Venezia nei giorni feriali l’offerta commerciale verrà ulteriormente potenziata con due nuovi Regionali Veloci: il 2733 (Verona 6.48 – Venezia 8.10) e il 2734 (Venezia 20.40 – Verona 22.02). Inoltre, cinque coppie di treni, fra cui il RV 2707 (Verona 6.29 – Venezia 8.48) e il RV 2722 (Venezia 17.12 – Verona 18.39) verranno effettuate con materiale Vivalto a 7 vetture, i posti a sedere passeranno dagli attuali 628 a 810 per ciascun convoglio. Con questi provvedimenti Trenitalia incrementa il livello di comfort e il numero di posti offerti complessivamente sulla linea che passeranno da 53700 a 55700 (numeri relativi al giorno feriale medio), un incremento dell’offerta pari al 4%“ (Veronasera, Corsera, Treviso Today).

Complici le amministrazioni regionali, committenti di Trenitalia per il trasporto locale, cui però non può imputarsi il taglio dei trasferimenti agli enti locali, al Sud dovremo ancora accontentarci delle vetture dismesse che vengono dirottate da altre regioni italiane. In Puglia e in Campania se ne possono trovare un paio della Regione Toscana cui fino a qualche mese fa non avevano manco avuto il buon gusto di togliere l’adesivo con le vecchie stazioni.

 

05
Set 15

Anno 2030: l’uomo sbarca su Marte, tra Campania e Puglia arriva il doppio binario

E si ragazzi c’è da festeggiare perchè sono ripresi i lavori per “costruire” l’alta velocità tra Puglia e Campania. Il nome non tragga in inganno, ovvero si tratta di “alta capacità” nel senso che verrà aggiunto il secondo binario che ancora non c’era.

Lini Patruno, giornalista pugliese, dalle pagine della gazzetta del Mezzogiorno commenta:

Se non è comica, è tragica. La cosiddetta alta capacità ferroviaria fra Bari e Napoli. Ora tutti contenti (allegria) perché dopo due anni di stop pare che questo settembre possano riprendere i lavori nel tratto pugliese Cervaro-Bovino. Sono i primi 23 chilometri del percorso tra Foggia e Caserta (163 chilometri) che dovrebbero essere serviti da quell’autentico prodigio del doppio binario. Tutta qui la decantata grande opera, mica i treni superveloci che hanno al Nord ma non al Sud perché il Sud è di serie B.
Se non ci saranno altre fermate, l’obiettivo è davvero epocale: missione completata nel 2028, anzi 2030 visti i due anni persi. Nel 2030 probabilmente l’uomo sbarcherà su Marte. Ma anche il Sud potrà festeggiare non andando più fra le sue due capitali alla velocità media di 53 chilometri orari come ora. I sogni prima o poi si realizzano: fu Garibaldi nel 1860 a dire che questo era un progetto prioritario, collegare il Tirreno con l’Adriatico. Detto e fatto: 170 anni.

Nel frattempo, Napoli e Bari sono state debitamente tenute lontane fra loro, avessero pensato di allearsi per farsi rispettare. Debitamente lontane anche Calabria e Sicilia: autostrada Salerno-Reggio Calabria sempre in costruzione da 53 anni e sono sistemate. Dal lato jonico, una dissuasiva statale arlecchino: quattro corsie, due, attraversamento di paesi con Autovelox in agguato, passo d’uomo se becchi un camion davanti. E sui paralleli binari sempre a rischio mareggiate, romantiche littorine coi sedili in legno e l’odore di formaggio buono.
Però basta coi piagnistei: ora arriva il Frecciarossa, addio Frecciabianca. Da Bari a Milano, niente Lecce perché non c’è mercato, come se si potessero avere passeggeri se prima non ci metti il treno. Frecciarossa è quello che va a 350 l’ora. Ma per non viziare il Sud, solo da Bologna a Milano. Però è già qualcosa, via, si risparmia più di un’ora. Partenza da Bari alle 16,20, arrivo a Milano alle 22,50. Ripartenza da Milano il giorno dopo alle 7,50, arrivo a Bari alle 14,20. Ma come, se a Milano ho bisogno di starci solo una mattinata, devo fare due pernottamenti? Ecco il solito piagnonismo meridionale, non si accontentano mai. Per chi viene da Milano, il pernottamento è uno. Ma non l’avranno mica fatta apposta.

Nulla di nuovo neanche dal lato mare e dire che con il raddoppio del Canale di Suez il sud avrebbe potuto essere strategico nel Mediterraneo e invece:

L’Anas con le strade sempre a rate (vedi la mitica spezzettata Bari-Altamura). Rete Ferroviaria con lo spasimato raddoppio del binario Termoli-Lesina. La stessa Rete Ferroviaria con l’Autorità portuale per il porto di Taranto. Dove i lavori promessi e mai eseguiti hanno fatto scappare i container di Evergreen e ora rischiano di lasciare disoccupati oltre 500 lavoratori. Alla faccia del Sud decantato come piattaforma logistica naturale nel Mediterraneo. E con un’ulteriore beffa, legata al raddoppio del canale di Suez (completato in un anno, ma quello è Egitto non Italia). Visto che ora vi passerà metà del commercio mondiale, lo stesso impunito governo segnala i porti del Nord all’Europa che vuole sapere quali finanziare per acchiappare quelle merci. Perché i porti del Sud non sono pronti (e sfido), a cominciare da Taranto. Anche qui missione compiuta tra serie A e serie B.

Continuiamo così facciamoci del male, anzi come scriveva Panebianco qualche anno fa sul Corriere, smettiamola di lamentarci o la lega veramente farà la secessione e noi finiremmo per stare ancora peggio. Mah, siamo veramente sicuri?


31
Mar 15

Treni…taglia 35 milioni a Lecce e li dirotta su Venezia

Poi dite che siamo “fissati” noi, ma la cronaca finisce per dare sempre ragione a chi, proprio come noi, denuncia il costante taglio di fondi per mezzi ed infrastrutture da destinare al Sud. Trenitalia poi, ex Ferrovie dello Stato (ma quale?) dai tempi dell’ AD Moretti, è maestra in tal senso.

Succede che in quel Sud dove per andare da Reggio Calabria a Bari occorrono ben 9 ore di treno, proprio in quel Sud dove Matera ancora è irraggiungibile dal resto del mondo su strada ferrata (se si eccettua il trenino a scartamento ridotto che l’accomuna alle colonie africane dell’Italia coloniale degli anni 30), dove come Cristo, l’alta velocità si ferma a Napoli e si tentenna a costruirne una che possa unire, come asserisce il sottosegretario Delrio, Napoli a Bari a causa della natura orografica del territorio (ci stanno le montagne di mezzo, mannaggia), in quel Sud che vede tagli costanti e soppressione delle linee come in Calabria, proprio in quel Sud, Trenitalia taglia 35 milioni di euro destinati al polo industriale Lecce – Surbo. Poi si scopre che 10 milioni, di quelle risorse destinate al Salento, andranno al polo Venezia Mestre.

Il polo di Surbo, grazie ai 35 milioni previsti, avrebbe provveduto alla manutenzione completa del nuovo materiale rotabile dei Frecciabianca che da Lecce viaggiano verso il Nord (Milano, Torino, Venezia): l’investimento avrebbe garantito di operare anche a Lecce-Surbo la manutenzione dell’intero treno, cioè carrozze e locomotori. Un investimento di questa portata avrebbe avuto delle ricadute occupazionali importantissime nel Salento, in un momento in cui la disoccupazione cresce. Adesso lo scenario è sempre più incerto (fonte: Corriere Salentino).

Il tutto nel silenzio del governo davanti all’azione dell’azienda che si rimangia quanto previsto nel piano di impresa 2015-2020 come se nulla fosse.

Intanto un movimento trasversale di parlamentari pugliesi tuona contro “l’ennesimo regalo fatto al Nord a discapito del Sud” (proprio così, a proposito vi ricordate quando il senatore Boccia pugliese e piddino faceva altrettanto contro i tagli del governo al Mezzogiorno, era circa settembre, ) non facendo l’unica cosa coerente in certi casi, ossia dimettersi dai propri partiti e rischiare la poltrona per amore della propria terra e delle proprie idee. Ma figuriamoci…


23
Mar 15

Filt Cgil: così Trenitalia discrimina i lavoratori calabresi

“Ancora una volta Trenitalia umilia la nostra regione. Dopo i tagli sulla lunga percorrenza, l’assenza ormai cronica di investimenti, un trasporto regionale colabrodo, una ferrovia ionica da far west, adesso Trenitalia comunica un piano di assunzioni nazionale in cui viene esclusa scientificamente la Calabria”. La denuncia e’ riportata in un comunicato del il segretario regionale della Filt-Cgil, Nino Costantino, e del responsabile regionale ferrovieri Filt-Cgil Calabria, Maria Cuzzupoli.

  “E’ una decisione assurda – scrivono i due sindacalisti – e che contrasta con la necessita’ di rilanciare il sistema ferroviario calabrese che invece avrebbe bisogno di una inversione reale di tendenza sia in termini di investimenti che di assunzioni. Negli ultimi vent’anni i ferrovieri calabresi sono passati da circa 13.000 a circa 2.000. Negli ultimi cinque anni – aggiungono – gli investimenti del gruppo FS nel Sud del Paese sono stati di circa il 20% e in Calabria di circa il 5%.

 Occorre -prosegue il sindacato – subito promuovere una azione che blocchi la scelta delle ferrovie di abbandonare completamente la Calabria. Chiediamo al Presidente Oliverio di far sentire vivacemente la propria voce. Invitiamo la deputazione calabrese – concudono i due sindacalisti firmatari – a porre con determinazione e nettezza questo scandalo nel parlamento italiano”.

Aggiungo io: tutto ciò mentre altrove le opere pubbliche foraggiano corruttele e parenti. Il Sud continua ad essere sempre più assente dalle politiche di questo Paese. E la Tav, pagata anche dai contribuenti calabresi, come Cristo, non va oltre Salerno.


27
Ott 14

Sud: ecco la tabella delle opere ferroviarie in attesa di finanziamento

Campa cavallo che l’erba cresce, anche se in questo caso sarebbe da dire “campa treno” che l’erba cresce sui binari delle stazioni ferroviarie “fantasma” del nostro Sud.

Ieri, riprendendo un articolo di Marco Esposito, vi ho parlato dell’assurda ripartizione, prevista da Sblocca Italia e legge di Stabilità che prevede  4.799 milioni di euro alle ferrovie del Nord e 60 per quelle del Sud.

Come rileva ancora il Mattino, tuttavia, sono ben 16 gli interventi definiti “strategici” per il Sud che sono in attesa del saldo completo del finanziamento. Ripeto si tratta di importi già parzialmente finanziati.

Ecco la tabella con tutte le opere e con quanto resta da versare.

fonte: Il Mattino


15
Ott 14

Trenitalia presenta il treno più veloce d’Europa, ma tra Bari e Reggio solo “bassa velocità”

Qualche settimana fa a Berlino, Trenitalia ha presentato il nuovo Frecciarossa 1000. Un gioiello di tecnologia, che permetterà di collegare Roma e Milano in due ore e venti minuti.

A bordo wifi, comfort e tutto quello che si può desiderare per arrivare senza fatica a coprire una distanza di 570 chilometri in tempi brevissimi, riuscendo a fare a meno perfino dell’aereo. Amen.

La scelta di unire ad altissima velocità Roma e Milano, si dice, sia dettata dal fatto che su quella tratta la richiesta dell’utenza è elevata e redditizia per Trenitalia.

Intanto sempre al Nord, come fanno notare alcuni utenti sui social network, per unire due città Metropolitane come Torino e Padova che distano tra loro 350 chilometri TreniTaglia offre nel corso delle 24 ore svariate soluzioni, in particolare 9 treni diretti del tipo Freccia Bianca, che “connettono” le due città in 4 ore e 5 minuti. Senza prendere in considerazione i collegamenti e le soluzioni con cambio di treno.

Proviamo adesso ad unire con la strada ferrata due città Metropolitane del Sud, Bari e Reggio Calabria. 350 chilometri la distanza tra i due capoluoghi meridionali.

TreniTaglia non prevede collegamenti diretti. Ma le brutte notizie non si fermano qui. Se volete spostarvi tra le due città gli unici collegamenti previsti sono rappresentati da 4 soluzioni di viaggio, nell’arco delle 24 ore,  così suddivise:

Intercity Bari-Taranto. A Taranto si cambia e ci si “imbarca” sull’ Intercity Taranto-Reggio. Tempo previsto?  8 ore e 44 minuti.Si fa prima ad andare a Berlino in aereo, fare shopping e ritornare.

L’altra soluzione è da masochisti: prima si prende il Regionale Bari-Taranto. A Taranto si scende e si sale sul bus Taranto-Sibari. Qui si scende e ad attenderci c’è il Regionale Sibari-Castiglione Cosentino. A Castiglione Cosentino, poi, si sale a bordo del Regionale Castiglione.-Reggio. La durata? Dalle 7 ore e 35 minuti fino alle 9 ore e 24 minuti. Roba da diciannovesimo secolo.

L’unico collegamento diretto, che non corre su strada ferrata, è un autobus che impiega 7 ore e parte alle 23 da Bari per farvi vedere l’alba a Reggio. Per la modica cifra di 36 euro.

Pensate che per unire Napoli a Fermo, 435 chilometri, in autobus occorrono 30 euro e 5 ore e 30 minuti di viaggio.

Allora, che senso ha continuare a fare lezioncine al Sud imponendosi di “fare da solo” e di incrementare turismo e visitatori al Museo dei Bronzi di Riace se di fatto occorrono tempi da secolo scorso per raggiungere i siti, nell’era della globalizzazione dove in 2 ore si raggiunge il cuore dell’Europa?

Insomma, come azzoppare lo zoppo e poi chiedergli di correre la maratona.


06
Ott 14

Calabria: Trenitalia taglia? Ed i cittadini si riprendono le stazioni

Foto del Quotidiano della Calabria

Se Trenitalia, altrimenti detta, qui al Sud, TreniTaglia, abbandona stazioni e linee ferroviarie, i cittadini si riappropriano di quelle strutture e dei propri territori.

Così la stazione di Fuscaldo in provincia di Cosenza, abbandonata dalle ex Ferrovie dello Stato, diventa una “stazione solidale”, nell’ambito di un’iniziativa promossa dalla cooperativa sociale “Il Segno”. Al termine dei lavori di ristrutturazione, nei locali che prima ospitavano biglietteria e sala d’attesa, sorgono ora un laboratorio di trasformazione dei prodotti agricoli  ed uno spazio per la vendita dei frutti dell’agricoltura biologica.

Il progetto è di una donna bergamasca Giusy Brignolo che ha deciso di puntare sulla Calabria insieme alla cooperativa Il Segno, promossa dalla Cei.

Un esempio che andrebbe replicato per il recupero di tutte le cattedrali nel deserto lasciate a memoria della superficialità e della mancanza di attenzione per i nostri territori.


28
Set 14

Si al treno Fiumicino-Venezia. Pompei, può attendere.

L’edizione odierna de Il Mattino, torna sulla questione di una politica profondamente duale da parte di Trenitalia, altrimenti detta Trenitaglia, che realizza collegamenti puntuali e capillari per collegare una parte del Paese al resto d’Italia e del mondo, ignorando l’altra parte della penisola cui, con retorica manichea e velleità da “bar dello sport”, si rimprovera di non riuscirsi a sollevare da sola. E, per essere più (inconsapevolmente) grotteschi, a volte le si ripete “che potrebbe campare solo di turismo”.

Secondo Marco Esposito, I treni ad alta velocità sono il nuovo standard. Restar fuori dalla rete, in Europa, significa vivere una rinnovata marginalità. In Spagna il primo treno veloce portava da Madrid a Siviglia, nel cuore del Sud iberico. E oggi sono in esercizio 2.500 chilometri, realizzati con i Fondi Ue che in Italia si lasciano disperdere in mille rivoli. Nel Sud Italia è stato realizzato appena un decimo degli investimenti nazionali e la Tav tra Napoli e Bari non aprirà prima del 2028. Trenitalia continua a investire in una sola direzione e a dicembre attiverà linee dirette Fiumicino-Venezia, per cui sarà più comodo raggiungere da Fiumicino la città lagunare che Pompei nonostante quest’ultima sia 300 chilometri più vicina.

È lapalissiano che questa “politica” abbia condotto all’isolamento un Sud sempre più volutamente marginale. Se il refrain è la mancanza di fondi per una rete ferroviaria in grado di collegare con efficacia ed efficienza il Sud, Marco Esposito suggerisce una soluzione: L’alta velocità è possibile da subito rafforzando i collegamenti aeroportuali. Il governo può e deve definire “oneri di servizio pubblico” i collegamenti aerei nell’area Abruzzo-Molise-Puglia-Calabria-Sicilia analogamente a quanto accade oggi per la sola Sardegna.