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04
Set 14

L’Expo Express? Ovviamente si ferma a Napoli

Continuo a ripeterlo, altro che manovrine e ripresa, questo paese è in deficit di intelligenza e buon senso. Fino a quando mancheranno questi fondamentali resterà sempre indietro.

Riavvolgiamo i fili di questa nuova vicenda. Si chiama ExpoExpress, il treno-mostra realizzato da Ferrovie dello Stato Italiane, Expo 2015 S.p.A., che toccherà tredici città italiane per presentare Expo Milano 2015, l’Esposizione Universale che per sei mesi catalizzerà l’attenzione di tutto il mondo su Milano e l’Italia.

A bordo del convoglio di Trenitalia costituito da tre carrozze (Casa Expo, Carrozza Live, Carrozza Food), si potrà sperimentare un percorso dedicato al racconto interattivo del progetto Expo, grazie ad immagini, video e infografiche.
Casa Expo, in particolare, sarà il luogo in cui il pubblico incontrerà Foody (un nome italianissimo, complimenti), la mascotte di Expo, con cui potrà interagire giocare e imparare e dove si potranno scoprire in anteprima, per esempio, le cinque Aree Tematiche di Expo Milano 2015.
ExpoExpress, che sarà inaugurato a Venezia in occasione della 71° Mostra internazionale d’arte Cinematografica, si concluderà il 12 dicembre 2014 dopo aver toccato altre 11 città italiane: Verona, Padova, Milano, Genova, Trieste, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Pisa e Napoli.
Coerentemente con la filosofia TreniTaglia, l’Expo Express (e secondo me è già un gran concessione) si fermerà a Napoli, tagliando fuori una parte consistente del Paese, proprio quella in cui “risiedono” quei bronzi di Riace protagonisti di una strumentale, pretestuosa ed infantile querelle. Ma era così difficile prevedere una tappa anche a Reggio Calabria per portare i turisti a visitare i Bronzi ed il contesto dove essi “vivono”? Usando tale “pretesto” per mostrare quella Italia di cui sembra quasi vergognarsi? Poi però, nella richiesta dei beni archeologici calabresi, si ribadisce che l’Expo è un evento che riguarda tutta Italia. Quella a Nord di Napoli evidentemente.
“il treno è occasione di incontro e scambio culturale tra persone, proprio come avverrà per i Paesi che animeranno Expo Milano 2015” fanno sapere da Trenitalia. Ma Evidentemente questo scambio non riguarda chi vive a Sud del capoluogo campano.
Insomma Cristo s’è fermato a Napoli Centrale e lì è rimasto.

 


22
Lug 14

Trenitalia al Sud: “con i finestrini spalancati, le porte staccate, le toilette che assomigliavano a delle latrine”

Un giorno si e l’altro pure denunciamo lo stato di abbandono dei treni che scarrozzano i meridionali, a velocità da fine secolo scorso e servizi di pari livello, in giro per il sud.

Secondo quanto riporta la Gazzetta del Mezzogiorno, l’assessore ai trasporti della Basilicata Aldo Berlinguer ha voluto provare in prima persona le condizioni in cui viaggiamo quotidianamente.

Il racconto dalle stesse parole dell’Assessore che al termine del blitz ha rivelato:

«Sanzioneremo Trenitalia secondo quanto prevede il contratto di servizio. Noi, la Regione Basilicata, cioè i cittadini lucani paga 30 milioni l‘anno. Trenta milioni per avere un servizio da terzo mondo. Un contratto di servizio, invece prevede una controprestazione. Occorre che la prestazione sia proporzionata all’entità del costo del servizio. In questo caso non c’è corripsondenza tra tariffe e servizio»

Cosa ha visto l’assessore?

«Delle tre carrozze  che compongono il treno, una sola di “nuova” generazione, le altre due vetuste, con porte sgangherate e senza aria condizionata. «Come si fa ad azionare un po’ di aria fresca?», ha chiesto l’assessore al capotreno. Risposta: «Se vuole alziamo il riscaldamento, l’aria condizionata qui semplicemente non c’è».

Ed ancora: «Non si tratta  solo di un problema di manuntenzione, ma anche di deficit strutturale, di qualità del servizio, di rispetto del passeggero. Questi mezzi non sono congrui non possono offrire un servizio adeguato».

E poi un must dei treni a sud di Roma,  «con i finestrini spalancati, le porte staccate, le toilette che assomigliavano a delle latrine. «Anche la motrice del treno rivelava l’età anagrafica di quel mezzo. Cioè di macchine vetuste che non sono in grado di offrire un servizio adeguato»

Questo quanto visto dall’assessore in Basilicata che non diverge da quanto si può assistere in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

La scorsa settimana in un regionale diretto in Campania, una gentile signora dall’accento veneto impose a tutti i passeggeri di un intero vagone di serrare i finestrini “altrimenti come fate a sentire l’aria condizionata?!” (sembrava ammaestrarci tra i cenni di assenso del controllore “poi si lamentano che manca l’aria fresca”). Dopo mezz’ora di viaggio la donna boccheggiava. Tra noi pendolari sguardi divertiti e d’intesa.

“Signora, che ne dice, li riapriamo”? E Lei: “si, si per carità…magari voi siete più abituati al caldo, ma qui proprio manca l’aria condizionata.”. Gliel’avevamo detto.

Ecco più che abituati al caldo, ci siamo abituati colpevolmente a viaggiare come le bestie, signora.

Val sempre la pena di ricordare, incidentalmente ma non troppo, che secondo l’ultimo aggiornamento dei Conti pubblici territoriali, le Ferrovie nel 2010 avevano destinato al Mezzogiorno appena il 22,1% degli investimenti e cioè la metà dell’obiettivo e meno persino delle tasse pagate dai meridionali. Ma con la crisi quel 22,1% deve essere apparso un lusso e così nel 2011 la quota è scesa al 13,7% e nel 2012 addirittura al 12,6%. Quindi i meridionali contribuiscono alla cassa comune per il 24,5% e ricevono in Ferrovie il 22,1% quando va bene e il 12,6% quando va male. La fonte: http://www.dps.gov.it/opencms/export/sites/dps/it/documentazione/politiche_e_attivita/CPT/BD_CPT/2014/Quote_enti_SPA_2014.pdf


23
Mag 14

Trenitalia: a Rimini gratis, in Calabria a piedi

Ieri vi raccontavo di come Trenitalia, motu proprio e attraverso una serie di convenzioni con gli albergatori locali, favorisca il turismo balneare sulla costa romagnola, prevedendo, sconti, agevolazioni ed un aumento delle soluzioni per raggiungere le più note località della riviera.

E se noi “terroncelli” c’eravamo illusi di poter sviluppare un pò di turismo balneare, insieme ai souvenir di monnezza tossica e ai fumi, stile aerosol dell’Ilva, e alle campagne mediatiche da capitali della delinquenza, ci dobbiamo accontentare di portare turismo sulle spiagge del Sud con tanta buona volontà. E magari con qualche seduta di iponosi.

Poi la notizia. Non solo non intensificano il trasporto, anche con treni di fortuna donati da qualche regione più ricca (spesso accade che sulle tratte regionali meridionali si trovino mezzi che hanno svolto in passato glorioso servizio in Toscana o Veneto, con tanto di adesivi lasciati lì a ricordarti che magari dovresti pure ringraziare), ma che continua la soppressione di quelli in circolazione.

Tutto ciò, ovviamente con la complicità delle giunte regionali interessate.

Ecco cosa accade in Calabria, a seguito di una denuncia delle organizzazioni sindacali e di quelle dei pendolari:

«Dopo la delibera della Giunta regionale dell’8 aprile scorso con la quale, tra l’altro, si tagliano risorse per il trasporto ferroviario regionale per i treni ‘a bassa frequenza’, già contestata dalle organizzazioni sindacali, Trenitalia si prepara a produrre soppressioni invece di treni su cui c’è una forte domanda in Calabria»

Ed ancora:

«I treni che scompariranno dal primo luglio – prosegue la nota – sono: il 3740 con partenza alle 5 da Reggio fino a Crotone, il 3751 con partenza da Catanzaro Lido alle 18,05 fino a Reggio, il 3752 da Reggio ore 16,05 fino a Catanzaro Lido, il 12712 da Reggio ore 7,05 a Roccella, il 12713 da Roccella ore 9,50 a Reggio, il 3696 da Cosenza alle 9,50 a Sapri, il 3697 da Sapri alle 5,30 a Cosenza. Oltre a questi verranno eliminate quattro corse sulla Tropea, saranno di fatto eliminati i treni sulla Catanzaro-Lamezia e quelli da Villa San Giovanni a Rosarno. È del tutto evidente che viene ulteriormente smantellato il trasporto pubblico ferroviario regionale con la colpevole responsabilità della Giunta regionale che taglia le risorse e Trenitalia che, a sua volta, elimina il servizio ferroviario calabrese a piu’ alta frequenza con colpi drammatici per i pendolari, i cittadini ed i lavoratori».

Insomma,se volete venire al Sud al mare, sulla costa tirrenica, tra le code della Salerno Reggio Calabria e i TrenitaGli, armatevi di canotti e ciambelle e provate ad arrivare a nuoto.

Val sempre la pena di ricordare, incidentalmente ma non troppo, che secondo l’ultimo aggiornamento dei Conti pubblici territoriali, le Ferrovie nel 2010 avevano destinato al Mezzogiorno appena il 22,1% degli investimenti e cioè la metà dell’obiettivo e meno persino delle tasse pagate dai meridionali. Ma con la crisi quel 22,1% deve essere apparso un lusso e così nel 2011 la quota è scesa al 13,7% e nel 2012 addirittura al 12,6%. Quindi i meridionali contribuiscono alla cassa comune per il 24,5% e ricevono in Ferrovie il 22,1% quando va bene e il 12,6% quando va male. La fonte: http://www.dps.gov.it/opencms/export/sites/dps/it/documentazione/politiche_e_attivita/CPT/BD_CPT/2014/Quote_enti_SPA_2014.pdf


22
Mag 14

TrenitaGlia: Cristo si è fermato a Rimini

Per TrenitaGlia quest’estate Cristo si è fermato a Rimini.

E se noi “terroncelli” c’eravamo illusi di poter sviluppare un pò di turismo balneare, insieme ai souvenir di monnezza tossica e ai fumi, stile aerosol dell’Ilva, e alle campagne mediatiche da capitali della delinquenza, ci dobbiamo accontentare di portare turismo sulle spiagge del Sud con tanta buona volontà. E magari con qualche seduta di iponosi.

Confidando in qualche “diretto” non soppresso, nella salute di ferro dei dipendenti delle ex Ferrovie dello Stato, e fingerci cagnolini per poter assaporare il lusso di viaggiare su qualche Frecciarossa che, come tanti saparanno, in Italia è aperto all’utenza canina ma non ai “terroni” a sud di Salerno.

L’offerta di questa estate delle FS è:

• anche per l’estate 2014 il Frecciarossa Milano-Ancona fermerà a Rimini

• nuove fermate estive a Riccione per 4 Frecciabianca ogni venerdì, sabato e domenica, dal 15 giugno al 7 settembre: si arricchisce il sistema delle Frecce Trenitalia in Romagna

• rimborso del biglietto ferroviario di sola andata per vacanze di una settimana, e di andata e ritorno per due settimane

Si potrebbe obiettare che le associazioni alberghiere meridionali, non abbiano coinvolto Trenitalia in alcuna convenzione e questo in parte può essere pure vero, ma che convenzione potrebbe essere stipulata se in alcune località del Mezzogiorno, le stazioni ormai sono perenni installazioni postmoderne, ricoperte di erbaccia? I treni? Il prodotto di antichi racconti che si tramandano di padre in figlio, di sera, all’ombra della fiamma del focolare.

Marco Esposito, sul Mattino, un mesetto fa scriveva:

Secondo l’ultimo aggiornamento dei Conti pubblici territoriali, le Ferrovie nel 2010 avevano destinato al Mezzogiorno appena il 22,1% degli investimenti e cioè la metà dell’obiettivo e meno persino delle tasse pagate dai meridionali. Ma con la crisi quel 22,1% deve essere apparso un lusso e così nel 2011 la quota è scesa al 13,7% e nel 2012 addirittura al 12,6%. Quindi i meridionali contribuiscono alla cassa comune per il 24,5% e ricevono in Ferrovie il 22,1% quando va bene e il 12,6% quando va male. La fonte dei dati è pubblica, ma non fa titolo nei telegiornali: http://www.dps.gov.it/opencms/export/sites/dps/it/documentazione/politiche_e_attivita/CPT/BD_CPT/2014/Quote_enti_SPA_2014.pdf

Come diceva quel noto imprenditore del Nord? Al Sud si potrebbe fare Sciarmalscecc. Già, portateci i cammelli invece dei Frecciarossa và, che se ci dice bene possiamo pure giocare agli indiani e ai cow boy esotici…


03
Mag 14

A quanto ammontano gli investimenti delle Ferrovie al Sud?

Il sempre puntuale Marco Esposito, giornalista del Mattino, pone un interessante interrogativo : quanto investono le Ferrovie dello Stato al Sud?

Per chi si trova a vivere la realtà delle linee ferrate dal Garigliano scivolando verso Reggio, fino alla Sicilia, esse sono oggetto ormai solo di viaggi lisergici e visioni ultraterrene, la risposta è abbastanza chiara. Ma proviamo a quantificarla.

Scrive Esposito:

L’obiettivo medio per le aziende pubbliche italiane è di investire per legge (tra incentivi e infrastrutture) il 45% nel Mezzogiorno. Il dato è elevato perché serve, nelle intenzioni, a riequilibrare il divario Nord-Sud ed è quindi superiore sia alla superficie del Mezzogiorno (che è il 40,8%) sia alla popolazione (pari al 34,3%), sia alle tasse pagate dai meridionali (che sono il 24,5% e cioè in linea con la ricchezza prodotta). Ma tale obiettivo è rispettato? Dall’Anas e dall’Enel sì. Meno dall’Eni e dalle Poste. Molto meno da aziende ex Iri come Alitalia, Finmeccanica, Fintecna e Rai. Per niente dalle Fs.

Secondo l’ultimo aggiornamento dei Conti pubblici territoriali, le Ferrovie nel 2010 avevano destinato al Mezzogiorno appena il 22,1% degli investimenti e cioè la metà dell’obiettivo e meno persino delle tasse pagate dai meridionali. Ma con la crisi quel 22,1% deve essere apparso un lusso e così nel 2011 la quota è scesa al 13,7% e nel 2012 addirittura al 12,6%. Quindi i meridionali contribuiscono alla cassa comune per il 24,5% e ricevono in Ferrovie il 22,1% quando va bene e il 12,6% quando va male. La fonte dei dati è pubblica, ma non fa titolo nei telegiornali: http://www.dps.gov.it/opencms/export/sites/dps/it/documentazione/politiche_e_attivita/CPT/BD_CPT/2014/Quote_enti_SPA_2014.pdf

Però, come disse Moretti, l’ex ad di Trenitalia, quello che si lamentava per lo stipendio basso, i cani possono viaggiare sui Frecciarossa. A Sud di Salerno, le persone no.


22
Mar 14

I velocissimi treni del Sud: 39 km orari e passa la paura

Ora che il sig. Moretti, capoccia di Trenitalia, storca il naso perchè vogliono ridurre il suo già esoso stipendio, e minaccia di andarsene, a noi pendolari meridionali, francamente, procura intensi sussulti di speranza e gioia.

Anzi siamo disposti a fare una colletta per spedirlo con uno dei nostri trenini diesel verso Bellinzona dove sappia applicare le sue maestose e sottovalutate competenze.

Se all’estero un amministratore delegato avesse portato come risultato il fatto che in una parte consistente del proprio paese, un’azienda di trasporto su rotaia che agisce in regime di monopolio, e che amministra, viaggi alla fantasmagorica media di TRENTANOVE CHILOMETRI ORARI, probabilmente lo avrebbero mandato a fare uno stage col trenino a forma di bruco del luna park.

La ricerca è stata condotta da Marco Esposito per il Mattino:

Muoversi all’interno dell’Italia meridionale è ostico tra Napoli e Bari, tra Reggio Calabria e Taranto e persino tra Campobasso e Napoli, dove oggi il treno diretto viaggia a 47 chilometri orari o tra Potenza e Bari dove ci si muove, considerando i cambi, a 39 chilometri orari.
Si dirà il Mezzogiorno è geograficamente complesso e che Bari e Catanzaro non sono esattamente sulla stessa direttrice, per cui i 337 chilometri percorsi in 6 ore e 45 minuti vanno spezzettati in più tratte e si perde tempo con le coincidenze. Ma la realtà è che il Sud è distante da se stesso da qualunque città si parta e qualunque sia la destinazione, purché interna al Mezzogiorno.

Si prenda il caso di Potenza e Bari: sono i due capoluoghi di Regione più vicini, appena 129 chilometri. Ebbene, chi volesse partire in treno da Bari lunedì mattina troverà come soluzione più rapida un viaggio di 3 ore e 17 minuti, cioè viaggerà a 39 chilometri orari. Nella direzione opposta va anche peggio: si parte da Potenza e si arriva a Bari dopo almeno 3 ore e 33 minuti

Sarà anche per questo che Cristo è tornato a fermarsi ad Eboli, dopo essersi informato sugli attuali vertici delle Ferrovie. Ah già, però i cani, come disse il sior Moretti, possono viaggiare sui Frecciarossa. Almeno abbiamo la consapevolezza di uno status inferiore a quello degli animali.


28
Gen 14

Fimucino-Venezia in treno, si può. E Fiumicino-Pompei?

Sull’edizione odierna deIl Mattino,si pone accento ad una tematica irrisolta ed apparentemente irrisolvibile: la doppia “gestione”, da parte di Trenitalia, altrimenti detta Trenitaglia, delle linee nazionali. Investimetni e collegamenti dal Nord versoil resto d’Italia e del mondo, il nulla assoluto nell’altra meta della penisola.

Secondo Marco Esposito,  treni ad alta velocità sono il nuovo standard. Restar fuori dalla rete, in Europa, significa vivere una rinnovata marginalità. In Spagna il primo treno veloce portava da Madrid a Siviglia, nel cuore del Sud iberico. E oggi sono in esercizio 2.500 chilometri, realizzati con i Fondi Ue che in Italia si lasciano disperdere in mille rivoli. Nel Sud Italia è stato realizzato appena un decimo degli investimenti nazionali e la Tav tra Napoli e Bari non aprirà prima del 2028. Trenitalia continua a investire in una sola direzione e a dicembre attiverà linee dirette Fiumicino-Venezia, per cui sarà più comodo raggiungere da Fiumicino la città lagunare che Pompei nonostante quest’ultima sia 300 chilometri più vicina.

Questa incredibile e paradossale politica ha accresciuto l’isolamento del sud. La soluzione? Secondo Esposito, l’alta velocità è possibile da subito rafforzando i collegamenti aeroportuali. Il governo può e deve definire “oneri di servizio pubblico” i collegamenti aerei nell’area Abruzzo-Molise-Puglia-Calabria-Sicilia analogamente a quanto accade oggi per la sola Sardegna

Insomma la retorica del “lì potrebbero campare di turismo” ha veramente rotto le scatole perchè si esaurisce in velleità banali da bar dello sport, se non si dota il Mezzogiorno di infrastrutture in grado di muovere persone e merci.


30
Ott 13

Treni..taglia: ovvero come umiliare i passeggeri a sud di Eboli

La grolla d’oro di Padania, quest’oggi, va a Mauro Moretti, amministratore delegato di Trenitalia. Con la seguente motivazione: per l’alacre lavoro di secessione rotabile di fatto, tra il Nord e il Sud del Paese.

«Dopo il taglio dei treni, della qualità del materiale rotabile da e per il Sud, Trenitalia taglia anche i servizi a bordo».

A denunciarlo per primo, in una nota congiunta, i sindacati di categoria Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uil-Uil, Orsa e Ugl, i quali segnalano che «dal prossimo primo novembre la ristorazione e la vendita dei prodotti alimentari a bordo dei vagoni non sarà più prevista sui treni InterCity».

Insomma una sperequazione di fatto, posta in essere dalla società del sior Moretti, soprattutto se un povero Cristo si trova a viaggiare a Sud di Eboli.

I sindacati proseguono «la maggiore offerta di InterCity riguarda il Sud ed in particolar modo la direttrice Adriatica» e che quindi «è un altro passo nel discriminare i cittadini/clienti del Sud Italia nel renderli viaggiatori di serie B a tutti gli effetti, obbligandoli, come qualche decennio fa, ad affrontare i viaggi verso il nord con tutto l’occorrente necessario.

Allora che dire, Dio benedica l’acquafrescaio che su ogni diretto a Sud del Garigliano ti offre “acqua coca panini, chi beve…”


08
Ago 13

Emigrante, torni a casa? Caccia e sord!

Riprendiamo il comunicato stampa del Codacons, così nessuno zelante lettore, contrariato dai contenuti, potrà dire che la fonte è poco oggettiva o di parte, almeno geograficamente.

“Chi decide di spostarsi ad agosto in treno diretto nelle regioni del sud Italia, dovrà mettere in conto una stangata sulla spesa relativa ai biglietti ferroviari”. Lo denuncia il Codacons, che ha deciso di rivolgersi all’Antitrust dopo aver confrontato le tariffe ferroviarie di Trenitalia e di Ntv in vigore oggi con quelle applicate per gli stessi collegamenti nel mese di settembre, e aver scoperto che “una singola tratta arriva a costare più del triplo a seconda del periodo in cui si decide di viaggiare”.

Ad esempio, “per quanto riguarda Trenitalia, se si parte il 12 di agosto da Roma diretti a Lamezia Terme, si spenderà per un Intercity tra i 48,50 e i 66 euro, mentre per un Frecciabianca mediamente tra 63 euro e 91 euro. Se però si sposta la data di partenza di un mese, al 12 settembre, la spesa cala sensibilmente: 19 euro per un intercity e 19 o 29 euro per un Frecciabianca. Stesso discorso per la tratta Roma-Salerno: su un Intercity si spende tra i 19 e i 28 euro ad agosto, 39 euro su un Frecciarossa; a settembre bastano 9 euro per un intercity e 19 euro per un Frecciarossa. Non va meglio sul Frecciargento Roma-Lecce, dove il 12 di agosto si spendono 66 euro contro i 49 euro del 12 settembre, o sull’Intercity Roma-Messina, per il quale occorre spendere 57,5 euro ad agosto e solo 28,80 euro a settembre”, rileva il Codacons. Simile la situazione sui treni Ntv: “per il collegamento Roma-Salerno le tariffe partono da 32 euro ad agosto, per scendere a 18 euro a settembre”.

“In considerazione delle partenze degli italiani verso le località del sud Italia – secondo il presidende del Codacons Carlo Rienzi – Trenitalia e Ntv avrebbero dovuto aumentare i posti a sedere a tariffa ridotta. Chi decide di spostarsi oggi in treno è soggetto a costi elevatissimi e a spendere in alcuni casi più del triplo rispetto ad altri periodi dell’anno. Per tale motivo abbiamo investito della questione l’Antitrust, affinché verifichi se vi siano distorsioni a danno degli utenti”

Rincara la dose il giornalista e scrittore Pino Aprile che su Facebook dichiara:

ho fatto un biglietto ferroviario tramite il call center di trenitalia(del nord). ho appreso che il costo della telefonata è superiore a un euro al minuto. ma davvero? credo che i siti porno costino meno.

 

Per non parlare ovviamente delle condizioni delle vetture, dei ritardi che vengono accumulati, della soppressione dei treni, il tutto coperto dalla rassicurante vocina “alibi” che ripete il consueto refrain: “annuncio ritardo, per furto di rame”.

Già, questii solerti ladri di rame, a lavoro h 24 che ormai hanno costruito una centrale elettrica, col solo rame rubato, secondo la vocina meccanica, tra Villa Literno e Napoli Centrale (tra l’altro non ho mai capito perchè, i frecciarossa riescano a passare anche quando il rame è stato rubato, ed i regionali invece si fermino..bah..misteri della tecnologia trenitalia).

Insomma caro emigrante, ti sei sudato le ferie e torni a casa? Caro turista, hai avuto il sangue freddo ed il coraggio di scegliere il Sud come meta delle tue vacanze? Prima di ogni cosa, “cacc e sord” (e tanti,pure)!!

 

 


23
Feb 13

La Puglia “tagliata” da Trenitalia

Creato il 12 novembre 2012 da Ilazzaro

Da Tommy Tedone News 24:

“Bisogna che tutto cambi, perche’ tutto resti uguale. Tra pochi giorni Trenitalia annuncera’ il nuovo orario invernale e, a due anni e due governi dall’apertura della nostra vertenza per ripristinare i collegamenti a lunga percorrenza sulla linea adriatica, si rischia che cambino solo gli orari di partenza dei treni”. L’assessore regionale alle infrastrutture e mobilita’ Guglielmo Minervini rilancia i temi connessi al trasporto ferroviario.

“Nonostante gli sforzi di Fabrizio Barca, unico ministro che ha ascoltato le nostre ragioni, e i due dossier consegnati che evidenziavano lo sbilanciamento dell’offerta ferroviaria in Italia – spiega Minervini – dal ministero dello sviluppo economico non sono arrivate le risposte che ci attendevamo per la riprogrammazione dei servizi”.Secondo la bozza che sta girando in questi giorni, la Puglia sara’ collegata con Roma sempre da 3 coppie di treni Freccia Argento, ma non si arrivera’ nella capitale prima delle 11.30 e non si potra’ rientrare dopo le 18. Sulla linea adriatica sarebbero confermate 9 coppie di treni con la conferma del collegamento Lecce-Venezia, attivato in estate, e con il prolungamento di un Lecce-Torino, anche notturno. E ancora proprio sui notturni si registrerebbero le maggiori criticita’.

“Mancherebbero i treni notturni giornalieri con Roma e il Taranto – Milano. E’ assolutamente inaccettabile non riscattare Taranto dall’isolamento- rileva l’assessore – il capoluogo jonico, da mesi al centro delle cronache nazionali, merita segnali concreti da parte del Governo anche sul diritto alla mobilita’ dei tarantini. Tutto questo mentre sulla dorsale tirrenica Trenitalia aspetta di far correre il super treno Etr1000 che a 400km/h coprira’ i 580 Km tra Roma e Milano in sole due ore e venti e con partenze ogni 15 minuti, mentre per i poco piu’ di 600 km tra Bari e Bologna saranno ancora necessarie almeno cinque ore e trenta minuti”.